Si è conclusa, qualche giorno fa a Bassano del Grappa, B.Motion 2025, sezione finale del progetto festivaliero Operaestate Veneto. Metto qui in fila alcune mie impressioni, raccolte nel secondo weekend della manifestazione.

Mitosi
Curiosi, seduti in circolo, al pomeriggio in un prato, studiamo la Cosa. Un ammasso accartocciato, colore dell’oro, immobile. Il tempo passa e ci accorgiamo dopo un po’ che la Cosa vive. Millimetrici movimenti, una piega che cambia verso, un diverso riflesso della luce.
Con lentezza la vita si sviluppa tra quelle lamine dorate. Adesso è una creatura aliena. Si gonfia, si espande, prendono forma le articolazioni. A un certo punto si erge, potente, poi si sdoppia.

Mitosi, dice la biologia. Succede quando una cellula si divide: due organismi figli, identici all’organismo madre. Niente sesso: la meraviglia della vita che si moltiplica da sé. Due nuove creature. Davanti ai nostri occhi.
Il richiamo delle frontiere
Da qualche anno Bassano del Grappa è una delle mie tappe di fine estate. B.motion – la sezione conclusiva di Operaestate – mi attrae ogni volta con il richiamo del limite, della frontiera. Che è il luogo dove le cose mutano.
Dicono quelli di Kepler-452 che il futuro dell’Europa, la sua verità, si può leggere solo studiando i suoi confini, terrestri o marini.
Ripenso a questa frase, mentre mi sforzo di capire dove collocare Troisième nature, titolo che Florencia Demestri e Samuel Lefeuvre, belgi, hanno dato alla loro creazione. Anch’essa sta su una frontiera: non quella geopolitica di Kepler, ma di linguaggi.
C’è arte cinetica, installazione, performance, forse anche danza, in questa vita che cresce, si allarga, prende forma umana. Intersecando orizzonti biologici, panorami acustici, spazi insoliti. E sento il profumo dell’erba appena tagliata.
B.Motion 2025, lessico performativo
Ai bordi, su queste linee di frontiera, lavorano Michele Mele e Rosa Scapin, direttori programmatori del lessico performativo – danza teatro, musica, circo e cinema – che Operaestate sta dispiegando quassù da ben 45 anni.
Tra l’immaginario degli alpini (sì quelli con la piuma, che attraversano il famoso ponte e bevono grappa sotto il monte Grappa) e il contemporaneo concetto di rete. Geografica, certo: le ville venete e i piccoli centri urbani. Ma anche di persone, di artisti, operatori, pubblico, abilità (si pensi a Dance Well, la pratica artistica europea, legata ai disturbi del movimento, di cui Bassano è storico capofila).

Ripenso anche a Dance Well, mentre le mani argentate di Fanny Broyaux, coreografa belga, si muovono e provano a capire – magari a carpire – il segreto motore della spasmofilia, l’eccitazione motoria incontrollata. Che lei oppone al movimento accurato di mani esercitate sugli archetti del violoncello (To be schieve or a romantic attempt) .
Oppure quando i performer fragili di Bunker Elevator, mettono in testa una parrucchetta fucsia (Flamingo è il titolo) e si divertono un sacco a raccontarsi in pubblico, liberati dallo stigma della disabilità.

Quella frontiera mi ribalza nuovamente addosso, ora che Jacopo Giacomoni, drammaturgo e sassofonista, prova a raccontare attraverso un dispositivo di ripetizioni e cancellazioni, come suo padre, affetto da Alzheimer, abbia via via smarrito i ricordi e l’identità (È solo un lungo tramonto, menzione speciale al Premio Riccione 2023).
Alle sue spalle un plotter srotola il lungo nastro con le trascrizioni delle loro conversazioni, di volta in volta più minuscole, minimali. E nelle orecchie, svisata al sax dal vivo, torna la canzone più amata da quel genitore che si perde nel suo lungo tramonto: Vecchio Frac di Modugno.

Altri formati
Intendiamoci: la santa alterità della malattia è soltanto un filo che io, educato sui libri di Oliver Sacks, raccolgo. Il cartellone di B.Motion 2025 sviluppa anche molti altri formati.
C’è la spoken word performance di Renato Greco (aka kNN) con i giochi di luce che il musicale Pungilingua innesta a ruvide sorprese sonore. O la slow motion di oggetti ed effetti che sgusciano da sotto gli abiti del quintetto Production XX (Gush is Great).

C’è l’incursione biografica nell’intimo mondo artistico e nelle sculture di Alberto Giacometti, surrealista pentito, raccontato da Emilio Vacca (Gli anni vuoti), tra gli stucchi e gli specchi di Palazzo Sturm.
E c’è infine quel pattinare sulla superficie, tipico di Sotterrano, architetti dell’epidermico Dj-Show finale, nel quale tra quiz e danze collettive si celebrano i vent’anni del gruppo.

Only good vibes
Dovessi però indicare, tra molti, un titolo che mi ha trasmesso energia, direi senz’altro Good vibes only (al secondo capitolo: The great effort) di Francesca Santamaria.
Il fatto è che mi sento molto coinvolto dallo scrolling infinito, patologia che affigge molti (me compreso), una volta preso in mano il cellulare.
Avete presente il gesto compulsivo che, dopo qualche secondo, spinge a scrollare in maniera automatica i reel di Instagram, le story di TikTok. Proiettili di dopamina, accompagnati dall’illimitato juke-box di canzoni che le app social mettono a disposizione.
Santamaria lo rigenera sul palcoscenico: una parossistica maratona, scandita, ritmata, dopaminizzata da greatest hits coreografiche e musicali.

Quando sale la frenesia
Pur cresciuta nel classico, Santamaria ci invita a un coreografare ironico (anhe nei precedenti titoli: Come sopravvivere in caso di danni permanenti) che qui diventa vertiginosa prova di energia cinetica edemotiva. Nella sua playlist astuta parte strizzando l’occhio a Jorge Donn del Bolero, a Isadora Duncan che danza i Momenti musicali di Schubert, alla Nelken line di Bausch.
Ma poi, vertiginosamente, il ritmo aumenta, la frenesia sale. E comincia a danzare forsennata su Mahmood e Lady Gaga, su Louis Armstrong e ll folk shanty dei marinai.
E poi, più veloce ancora: uno scroll impazzito. Unstoppable, e Bloody Mary, e Abracadabra, e il recentissimo ringhio di Dame un grrr. Fino a stramazzare esausta. Come raccomandano, e impongono, le danze di durata. Ma con tante good vibes in corpo.
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ALCUNI SPETTACOLI DI B.MOTION 2025
TROISIÈME NATURE
concept, choreography and interpretation Florencia Demestri, Samuel Lefeuvre
lighting design Nicolas Olivier
music Raphaëlle Latini
dramaturgy Arnaud Timmermans
production LOG asbl
co-production Charleroi Danse, Les Brigittines, MARS – Mons Arts de la Scène, La Place de la Danse – CDC Toulouse Occitanie
FLAMINGO
invenzione e regia Matteo Maffesanti
con Jessica Pasetto, Mirko Tomezzoli, Teresa Noronha Feio
paesaggio sonoro Davide Pachera
produzione Associazione Culturale Zebra / Elevator Bunker
co-produzione Operaestate Festival Veneto
È SOLO UN LUNGO TRAMONTO
testo, regia e performer Jacopo Giacomoni
sound design Alessandro Gambato
video e visual Furio Ganz
scenografia Arianna Sortino
co-produzione Teatro Stabile di Bolzano
PUNGILINGUA
musica Renato Grieco
set design Lorenzo Lunghi
disegno luci Vitaly Weber
GUSH IS GREAT
concept, coreografia e performance Julie Botet, Simon Le Borgne/Eva Galmel, Max Gomard, Philomène Jander, Zoé Lakhnati, Ulysse Zangs
costumi Thomas Santos
Production Xx – Selezione Aerowaves 2025
GLI ANNI VUOTI
testo e cura della lettura scenica Emilio Vacca
con Valerio Pietrovita ed Emilio Vacca
voce registrata Arianna D’Angiò
produzione Operaestate, Interno5
co-produzione NutArt
GOOD VIBES ONLY (the great effort)
concept e performance Francesca Santamaria
collaborazione drammaturgica Pietro Angelini
drammaturgia sonora e live set Ramingo
produzione Codeduomo ETS / Perypezye Urbane ETS
in co-produzione con Romaeuropa Festival
