Prodotta dal Teatro “Giuseppe Verdi” di Trieste, Fedeli d’amore è una nuova composizione musicale di Giorgio Battistelli. In prima esecuzione per Go!2025, è stata allestita negli spazi dell’aeroporto “Amedeo duca d’Aosta” a Gorizia. Con la regia di Simone Derai per Anagoor.

In aeroporto. Ai margini della città
Stasera il dio della meteorologia ci è propizio. Le porte metalliche dell’hangar si sono aperte scorrendo rumorose sulle guide. Da fuori, tra poche nubi, ci abbaglia un sole al tramonto. Appaiono il verde intenso della pista e il velivolo, un Piper monoelica sta che per prendere il volo.
In cabina, qualcuno decolla dall’aeroporto di Gorizia. Non quello grande, recente, col nome dannunziano, “dei legionari”. Parte invece da questo fazzoletto verde ai margini della città: ciò che resta di un campo di volo militare che ha accompagnato la storia di questi territori. E che dista oggi solo poche centinaia di metri dal confine ex-jugoslavo. Ciò che un tempo era “il confine orientale”.
Carlo e Enrico
Colui che parte si potrebbe chiamare Enrico Mreule, protagonista del breve romanzo di Claudio Magris, Un altro mare (Garzanti, 1991). Studente provetto nei primi anni del ‘900 all’imperial-regio ginnasio di Gorizia e poi solitario fuggitivo. Mreule prese il largo nel 1909, in vista delle pampas argentine e della Patagonia.

Oppure, potrebbe chiamarsi Carlo Michelstaedter, anche lui studente di quel ginnasio, malinconico pessimista aspirante filosofo, amico fedele di Mreule. Questa partenza sarebbe però metafora del suo vero addio a Gorizia e al mondo: un colpo di rivoltella rivolto a se stesso, a ventitré anni, nel 1910.
Si intitola Fedeli d’amore questa opera nuova, composta da uno dei nomi eccellenti della musica contemporanea italiana, Giorgio Battistelli. La composizione, in prima esecuzione, entra a pieno diritto, nel cartellone di Go!2025, programma di eventi che accompagna Gorizia e la gemella slovena Nova Gorica nel ruolo congiunto di Capitale della Cultura europea 2025.
Gorizia maledetta
Michelstaedter, goriziano, suicida giovanissimo, è uno dei campioni di quella cultura mitteueropea che alimentava la città, austroungarica prima dello scoppio della Grande Guerra, e prima che diventasse maledetta, nel 1916, con la perdita di centomila uomini (51mila italiani, 48mila austroungarici) solo per la sua conquista.

Da Michelstaedter prendono le mosse molti degli eventi di Go!2025. Ma questo debutto operistico, che trova spazio in un vecchio hangar è certo quello più emblematico. In particolare, per l’allestimento, aeroportuale, site-specific, che la compagnia Anagoor e la regia di Simone Derai hanno voluto riservare alla partitura di Battistelli.
Partitura che si apre con rimbombi di guerra, mentre noi spettatori, l’orchestra e il coro (del Teatro Verdi di Trieste) siamo insieme chiusi nell’hangar. Bombardamenti, granate, scoppi. Una striscia di gesso bianco attraversa la scena, a cavallo del pubblico. Qualcuno vi ha seminato ossa umane. La prima guerra? La seconda? Quelle odierne? Le guerre sono un archetipo del genere umano.

Il pane e una pistola per Michelstaedter
Nell’ambiente chiuso, una cartellonistica luminosa, violenta, gialla, definisce la mappa dei luoghi storici del primo conflitto – Piave, Isonzo, Caporetto… – e riporta, in sloveno e in italiano, il testo del libretto scritto da Arnaldo Colasanti.
Ascoltiamo, cantati, i dialoghi tra i due amici studenti: Mreule, il baritono Federico Longhi, e Michelstaedter, il tenore Bryan Lopez Gonzales. A loro si associano cupi i presagi del coro.

Due giovani donne e una anziana si muovono intanto lungo la striscia di gesso e condividono con noi spettatori una pagnotta di pane. Una di loro ci presenta una pistola. Quella che il fedele Enrico, prima di partire, aveva affidato al fedele Carlo. Quella con cui quest’ultimo si toglierà la vita.

I segni si intrecciano, la storia è drammaturgia. Avevamo visto, prima, i due amici attraversare in bicicletta i viali di una Gorizia ancora austroungarica. Adesso, portate via a forza, le tre donne impersonano la madre e le due sorelle di Michelstaedter, annichilite nelle deportazioni naziste degli anni ’40. Solo una, Paula, si salverà.
Impossibile non pensare alle guerre di oggi.

Skyline d’Europa
Ma intanto le porte dell’hangar si sono aperte, oramai i colli, contesi un tempo a forza di armi e di cadaveri, disegnano pacificati una skyline d’Europa, nel cielo arancio del tramonto. Adesso che il piccolo aereo ha preso il volo, restano solo i bagliori rossi delle torce di segnalazione aeroportuale.

Il loro fumo via via si disperde, recuperando nella musica, non nella storia, la fedeltà di quei due amici, Enrico e Carlo, che il secolo breve e un colpo di pistola avevano separato. E che si ritrovano di nuovo insieme qui, personaggi, nelle dimensioni simboliche del teatro, della musica, della letteratura.
Scrive Claudio Magris in una delle ultime pagine di Un altro mare, la 93: “per questo i libri sono così facili, tutti, mentre le cose e gli uomini sono difficili”.
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FEDELI D’AMORE
scene liriche per soli, coro e orchestra
musica di Giorgio Battistelli
(nuova commissione della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi – Trieste)
libretto di Arnaldo Colasanti, tratto da opere di Carlo Michelstaedter e Claudio Magris
interpreti Bryan Lopez Gonzales (tenore, Carlo) e Federico Longhi (baritono, Enrico)
mise en espace Anagoor
regia Simone Derai
assistenza e cura del progetto Luca Altavilla e Marco Menegoni
orchestra e coro della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi – Trieste
direttore Enrico Calesso
produzione Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi – Trieste


Ho dato voce senza parlare a una Madre.
Emozione pura.
Da questa esperienza, sono uscita più ricca dentro, sia come madre che come donna e attrice.
Grazie.
Purtroppo la locandina del Teatro Verdi non accreditava l’intero cast. Se mi trascrive i nomi aggiungo volentieri.