Baricco secondo Malosti: la ferrovia, la musica, il palazzo di cristallo

Dentro a un progetto internazionale, realizzato dalla compagnia del Dramma Italiano di Rijeka/Fiume insieme a ERT Emilia Romagna Teatro, Valter Malosti ha scelto di portare in scena Castelli di rabbia, il romanzo d’esordio di Alessandro Baricco.

Beatrice Vecchione - Castelli di rabbia
Beatrice Vecchione – Castelli di rabbia

Poi, la vita risponde

Ci sono frasi che, nella mente dei lettori, tornano come mantra. Alessandro Baricco è maestro nel seminarle dentro la terra dei suoi romanzi. O in certe cose scritte per il teatro.

Chi ha letto, oppure ha visto Novecento, si porterà dentro per sempre il contagio di quella intuizione geniale: “Quando non sai che cos’è, allora è jazz”.

Ma risalendo più indietro, tre anni prima, al tempo del romanzo d’esordio di Baricco, ecco che ne rispunta un’altra, di frase. Un pensiero attorno al quale la mente del lettore può scavare per un tempo infinito.

In una pagina di Castelli di rabbia, suo primo romanzo, del 1991, Baricco scriveva: “Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde”. Sentenza che, inevitabilmente, uno si porta dietro.

Castelli in Croazia

L’attendevo, l’aspettavo impaziente, quella frase. Eccola che risuona, al centro della riscrittura teatrale che il regista Valter Malosti, torinese come Baricco, quasi coetaneo di Baricco, ha fatto del romanzo: Castelli di rabbia, versione per palcoscenico.

Castelli di rabbia - Baricco

Spettacolo che poteva, idealmente, debuttare a Torino. E che invece, per una di quelle imprevedibili circostanze, a cui la vita risponde magari anni dopo, ha debuttato a Fiume: la città che oggi si chiama Rjieka, e che sta in Croazia.

Ma che della lingua, della letteratura, del teatro italiano non ha smesso di sentire il bisogno. Dal momento che una minoranza cospicua, italofona e di cultura italiana, ancora ci vive.

Dramma italiano

Così, con il fiuto di chi governa un teatro croato, e di quel bisogno italiano tiene conto, Dubravka Vrgoć, intendantica al Teatro Nazionale Croato di Rijeka/Fiume ha aderito alla proposta di Malosti. Portare in scena in lingua italiana, Castelli di rabbia e farlo nel posto giusto.

HRVATSKO NARODNO KAZALISTE - Teatro nazionale croato -  Rijeka / Fiume
Teatro nazionale croato di Rijeka / Fiume

Allestirlo cioè dentro quella particolare enclave linguistica che è la compagnia del Dramma Italiano di Fiume. Tanto più a ridosso della Settimana della lingua italiana, appena conclusa in quella città.

Aiuta, tra l’altro, ricordare che l’atto di fondazione a Fiume/Rijeka del Dramma Italiano (1946), teatro pubblico e transnazionale, anticipa di un anno la fondazione del Piccolo di Milano (1947). L’avreste immaginato?

La proposta di allestimento di Castelli di rabbia arrivava però da ERT Emilia Romagna Teatro, di cui Malosti è stato alla direzione fino a qualche mese fa. Progetto inquadrato in una tendenza a cui il teatro italiano si è votato da parecchio tempo: un rapporto sempre più stretto con la letteratura.

Non sarà necessario ripercorrere qui le pietre miliari di questa tendenza, che ha portato sui palcoscenici italiani, poemi, romanzi, racconti, da Ludovico Ariosto a Carlo Emilio Gadda, da Franz Kafka a Ágota Kristóf, scrittori che con il teatro poco, o male, avevano a che fare. Ma che dentro la speciale sintassi di quelle messeinscena, hanno acquistato ulteriori benemerenze.

Baricco teatrale

Novecento di Baricco nasceva come racconto “da leggere ad alta voce”. Erano stati Eugenio Allegri e Gabriele Vacis ad elevarlo a titolo teatrale di successo (e poi film di Salvatores).

Castelli di rabbia era nato come romanzo: titolo d’esordio più esattamente. Una storia, anzi più storie intrecciate, complicate, di aspirazioni e fallimenti, di magnifiche sorti avveniristiche e delusioni, di rabbie appunto. Dentro a una geografia immaginaria, al centro della quale c’è la città, immaginaria anche lei, di Quinnipak.

In quella città, un uomo vorrebbe impiantare la ferrovia dei suoi sogni (e infatti c’è già la locomotiva e ha un nome, Elizabeth). Proprio là, un altro uomo, un musicista, vorrebbe far suonare un organo fatto di voci umane, l’umanofono. E un altro uomo ancora immagina di costruire un palazzo di cristallo, il Crystal Palace, meraviglia architettonica di vetro e metallo.

 Beatrice Vecchione , Dario Battaglia Castelli di rabbia
Beatrice Vecchione e Dario Battaglia

L’ardimento è maschile, ma temperanza e accortezza sono femminili, almeno in questo romanzo. Così ci sono donne belle e capaci, qui, a temperare quei sogni di gloria e quelle capitolazioni.

… che si intreccia e che si slaccia

Risoluto nel prendere in mano un filo narrativo che continuamente si intreccia e si slaccia, nei Castelli di rabbia teatrali, Valer Malosti guida gli attori attraverso una serie di monologhi e di corali. Quando, potente, non è il canto ad avere il sopravvento e a dispiegarsi nelle musiche composte da Bruno de Franceschi.

Quella musicale è, del resto, una delle divinità che hanno illuminato e ancora illuminano la sfaccettata carriera di Baricco

Dare carne e voce alle pagine diventa allora compito soprattutto di Beatrice Vecchione e Dario Battaglia (nello snodarsi della vicenda ferroviaria), di Mirko Soldano e Leonora Surian Popov (e della sua bella voce, là dove è il senso della musica a condurre la storia).

 Castelli di rabbia - Baricco - il cast
Castelli di rabbia – il cast

Direi che ci sono riusciti, nel solco stretto che apre la sintassi di un Baricco d’esordio, il quale vuol dimostrare bravura e originale padronanza della lingua.

Come quando scrive: “La sera, come tutte le sere, venne la sera. Non c’è niente da fare: quella è una cosa che non guarda in faccia a nessuno. Succede e basta. Non importa che razza di giorno arriva a spegnere. Magari era stato un giorno eccezionale, ma non cambia nulla. Arriva e lo spegne. Amen”.

Mirko Soldano, Leonora Surian Popov

Di questi interpreti era dunque il compito più difficile: tenere avvinto lo spettatore lavorando su pagine che sono state scritte per il lettore.

Aurora Cimino, Serena Ferraiuolo, Noemi Grasso - Castelli di rabbia - Baricco
Aurora Cimino, Serena Ferraiuolo, Noemi Grasso

Oltre i confini di un piccolo mondo

Li ha aiutati anche l’universo di cameriere pettegole, inventori sfortunati, funzionari pedanti, con cui la regia disegna Quinnipak. Quel piccolo mondo antico alla fine scoprirà che, oltre ai propri confini, esiste un altro mondo. Esistono altri continenti, esiste un oceano, di cui Baricco parlerà due anni dopo, in un altro e più fortunato romanzo. Oceano mare (1993), appunto.

 Castelli di rabbia - Baricco
in primo piano, Giuseppe Nicodemo

Lo si legge però già qui in Castelli di rabbia, seminato senza che appaia. Quasi che l’autore, esordiente ancora, senza darlo a vedere, parlasse proprio di sé: “C’è sempre un piano preciso, dietro a tutto […] ognuno ha davanti le sue rotaie, che le veda o no”.

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CASTELLI DI RABBIA
dal romanzo di Alessandro Baricco
adattamento teatrale e regia di Valter Malosti
con Beatrice Vecchione, Dario Battaglia, Andrea De Luca, Noemi Grasso, Federico Palumeri, Jacopo Squizzato
e con gli attori dell’ensemble italiano del Teatro Nazionale Croato Ivan Zajc di Rijeka: Aurora Cimino, Serena Ferraiuolo, Giuseppe Nicodemo, Mirko Soldano, Leonora Surian Popov, Andrea Tich
musiche originali e cori Bruno De Franceschi
luci Umberto Camponeschi
scene Ljerka Hribar
costumi Manuela Paladin Šabanović
progetto sonoro Gup Alcaro
co-produzione Hrvatsko Narodno Kazalište Ivana Pl. Zajca – Croatian National Theatre Ivan Zajc Rijeka (Croazia) – Dramma Italiano e Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale

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