Da Prizren a Skopje, un teatro che legge e rilegge storia e storie. Nel centro dei Balcani

L’inizio di novembre ha visto svilupparsi tra Kosovo e Macedonia del Nord uno showcase teatrale, organizzato da Qendra Multimedia, con la direzione artistica di Jeton Neziraj.

Il reportage di QuanteScene! da quei teatri, tra quelle storie.

Un cancello che si chiude 

Mette sempre angoscia il rumore del cancello del carcere che si chiude alle tue spalle. Anche se, in questo carcere, tu non sei detenuto, né sei una guardia. Sei uno spettatore.

Di teatro in carcere si parla spesso nelle cronache di spettacolo. In Italia da molto tempo: Volterra, Rebibbia, la Gorgona…

Ma per noi spettatori oggi qui, dentro la prigione municipale di Prizren, nel nord del Kosovo, non è la stessa cosa. Non è un laboratorio di risocializzazione e integrazione carceraria, questo a cui assistiamo. Nemmeno un esempio di creatività riabilitativa.

È un documento, un frammento di archivio vivente, una storia vissuta e conclusa con un omicidio. E ancora una volta il cancello sbatte.

Do it or die - Carcere di Prizren
Do it or die – Carcere di Prizren

Bersaglio e vittima

Hukshin Hoti era un docente di scienze politiche e relazioni internazionali all’università di Prishtina. Il suo attivismo politico, i suoi manifesti, la mobilitazione per l’indipendenza e l’autodeterminazione del Kosovo e, di conseguenza, l’accusa di aver attentato all’integrità costituzionale della Serbia, ne hanno fatto un bersaglio e una vittima. Trasferito di carcere in carcere per un decennio, veniva finalmente scarcerato nel maggio 1999, i giorni più concitati di quel conflitto balcanico. Uscito da quel cancello, di lui non si è avuta più notizia. Freddato.

Non molto diversa, la storia di Rexhep Luci, l’architetto che aveva l’incarico di disegnare l’impianto urbanistico della capitale del Kosovo, Prishtina. Le forze congiunte di politica e di corruzione, l’aver intralciato gli interessi finanziari di costruttori e speculatori, lo hanno eliminato, fisicamente, in quegli stessi mesi. Per strada, coltello alla mano.

Prishtina, the premeditated killing of a dream - Qendra Multimedia
Prishtina, the premeditated killing of a dream

Le vediamo ricostruite, queste storie, nella prigione e nei teatri dove il Theatre Showcase Kosovo-North Macedonia, porta noi spettatori internazionali. Do it or die, o lo fai o muori, e The premeditated killing of a dream, un sogno assassinato con premeditazione, sono i due titoli. 

Quasi un memo per ricordare a noi, distratti e di provenienza per lo più occidentale, quanto quelle vicende pesino ancora, 25 anni dopo, sulla storia civile di quel territorio, sul suo teatro. E come l’aspetto documentario, memorialistico, sia proprio al centro di questo teatro.

Massacri e riconciliazione

Anche quando l’orizzonte si apre oltre i confini nazionali. Under the shade of a tree I sat and swept è un allestimento che ci riporta al processo di riconciliazione civile che il governo del Sudafrica aveva avviato negli anni ’90 per mettere fine all’infinita faida di carnefici e vittime di apartheid e odio razziale, grazie l’impulso pacifista di Nelson Mandela e Desmond Tutu. 

Under the shade... - Qendra Multimedia - ph Majlinda Hoxha.
Under the shade… – regia Blerta Neziraj – Qendra Multimedia – ph Majlinda Hoxha

Da quel processo riconciliativo partiva uno fra più apprezzati titoli di William Kentridge, Ubu and The Truth Commission per il sudafricano The Market Theatre. Ugualmente, era il centro dello spettacolo di Jacques Decuvellerie che inquadrava invece il genocidio del 1994 fra le diverse etnie nel Ruanda.

Trovano spazio, si intersecano, si riflettono l’un l’altra qui, nel teatro di Prizren, quelle storie del continente africano con l’identico tentativo di trovare una riconciliazione alle atrocità, che in nome di patti di sangue e d’onore – il kanun della tradizione albanese – erano state perpetrate nei territori meridionali dei Balcani.

Una riparazione emotiva, forse un perdono, dopo le faide, dopo gli eccidi.

Under the shade… - regia Blerta Neziraj - Qendra Multimedia - ph Majlinda Hoxha
Under the shade… – regia Blerta Neziraj – Qendra Multimedia – ph Majlinda Hoxha

La produzione congiunta di Qendra Multimedia (la compagnia di Prishtina) e di The Market Theatre (quella di Johannesburg), sostenuta da una cordata internazionale di altre istituzioni, ci racconta molto su questi processi di elaborazione del lutto di una popolazione. Decenni ci vogliono per trasformare in memoria condivisa conflitti così atroci. E non sempre ci si riesce.

manifesto

Qendra, che significa centro

Drammaturgo di gran parte di queste storie è Jeton Neziraj, scrittore, che con la moglie Blerta, regista, è l’anima e il fondatore di Qendra Multimedia, il centro di attivismo culturale che da otto edizioni cura lo Showcase. E che con sempre maggior frequenza va affermandosi a livello europeo, con produzioni che – ben lontane dai rifacimento dei classici, che ingolfano i nostri cartelloni – portano l’attenzione sull’immediato passato e sul presente che ne discende. 

In alcuni casi anche sul futuro, com’è stato il caso di Negotiating the Peace, altro testo di Neziraj, che con la forza dei paradossi si conforma alle strategie intricate che mettono a rischio le soluzioni di pace. Soprattutto nei due più mediatizzati “teatri” di guerra odierni: Europa Orientale e Medio Oriente (vedi qui un’intervista al suo passaggio al Mittelfest di Cividale).

Nei giorni dello showcase, un laboratorio di drammaturgia condotto da Mark Ravenhill è servito pure a districare il sempre spinoso problema identitario. Fin dal provocatorio titolo Many identities? Kill some of them!

Mark Ravenhill con i partecipanti al laboratorio
Mark Ravenhill con i partecipanti al laboratorio

Drammaturgie di famiglia

Non è poi detto che tutto il teatro di area sud-balcanica, viva di afflato politico. Lo showcase ha offerto anche altre prospettive, rilanciate da compagnie di attori che sanno lavorare pure sul fronte di una drammaturgia della psiche. 

Prima che il nostro torpedone internazionale si trasferisse a Skopje, per la sezione macedone del programma, ecco realizzato a Prishtina, con convincente immedesimazione, uno dei lavori di Florian Zeller: quello che si intitola Il figlio e che, con Il Padre e La Madre, rappresenta il frequentato trittico teatrale (poi anche cinematografico) di questo autore francese, Oscar 2020 per la sceneggiatura.

The son - Florian Zeller - Anamour ICO
The son – Floran Zeller – Anamour ICO

Un altro colpo di pistola

Bravi gli attori a ricostruire quelle dinamiche che la famiglia – covo di amore e di tensione, di nascite e di depressioni – riesce a fare dolorosamente esplodere. 

Con un altro colpo di pistola, peraltro. Perché a teatro come nella realtà, a volte è un proiettile ciò che mette fine a una storia. E di un finale, qualsiasi esso sia, tutti abbiamo bisogno. Nella finzione, e nel reale.

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KOSOVO – NORTH MACEDONIA THEATRE SHOWCASE
una iniziativa Qendra Production – Prishtina
direttore artistico Jeton Neziraj
curatela Aurela Kadriu
co-curatela per North Macedonia Biljana Tanurovska

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