Sei intelligente. Sei artificiale. Fammi ridere, dài!


Non mi stupirei se Crash Test – titolo dello spettacolo teatrale di Antonio Cosentino sull’intelligenza artificiale – fosse stato scelto proprio dall’intelligenza artificiale.

L’ho visto al Teatro Magnolfi, a Prato. Provo a raccontarvi ciò che è successo in quella serata.

Andrea Cosentino
Andrea Cosentino

Avete mai chiesto a una Intelligenza Artificiale – o più modestamente, a un’assistente vocale, tipo Alexa – di raccontare una barzelletta? Una di quelle che fanno ridere davvero. Certamente l’avete fatto. E certamente non avete riso affatto.

Per scatenare il riso, le barzellette devono essere un tantino scorrette, maliziose. Se sono sconce è meglio. Devono, almeno di striscio, infrangere un tabù. Altrimenti sono freddure, spiritosaggini. Un concentrato di luoghi comuni, affermazioni di buon senso, qui pro quo innocui.

In definitiva, le barzellette di Alexa – e qui uso un espressione che lei non userebbe mai e poi mai – fanno cacare sempre. La barzelletta non si addice a Alexa.

Dài, facci ridere

Ce la mette tutta, Andrea Cosentino, nella prima parte del suo spettacolo, Trash Test, prodotto dal Metastasio di Prato, a cavare dalla sbiadita personalità di un assistente vocale, qualcosa che faccia un po’ ridere. Niente da fare.

C’è solo lui, l’umano in scena. Anzi, lui e il leggio, sul quale è appoggiata la macchina. Intelligente e artificiale, lei sembra voler conversare amichevolmente.

Dài, le dice lui, datti da fare per far ridere l’egregio pubblico che abbiamo davanti.

La macchina la prende alla larga, temporeggia, scansa gli input appena appena problematici. Figuriamoci quelli divisivi. Anche insultata, risponde sempre amichevole, cordiale.

Un muro di gomma. Perché a far questo sono addestrate, le intelligenze artificiali. A restituire la medietà dei fatti e delle opinioni, il detto e il ripetuto, anche il risaputo. Il prevedibile. Senza eccessi. Senza estro né stravaganze.

Andrea Cosentino - Trash Test - ph Silvia Bavetta
Trash Test – ph Silvia Bavetta

La faccia a punto di domanda

A strappare qualche sorriso, semmai, sono le battute e le smorfie con cui Cosentino punteggia il suo dialogo con la macchina. Solleva gli occhi al cielo. Li strabuzza. Pianta una faccia a punto di domanda. Chiede condiscendenza al pubblico per rimediare alle banalità che quella mette in fila. La costringe persino a parlare nei dialetti d’Abruzzo. La regione dove lui è nato.

Per non farsi mancare nulla, imbastiscono assieme una storia, che del trash del titolo è l’emblema. Un soggetto di azione e sentimento. C’è dentro Annibale con gli elefanti, ma pure Proust e Mara Venier e Brad Pitt riclonato in un topo. E poi gli agenti segreti cinesi, il Caffè Sport Borghetti, etc etc… Trash allo stato puro.

Una città un po’ distopica

Nella seconda parte, lo spettacolo ha un sussulto. Decolla. Adesso è davvero la più recente fra le applicazioni di IA – ovvero ChatGPT 5.2 – che entra a gamba tesa e si esibisce su uno schermo.

Cosentino scrive sulla tastiera la sua richiesta: propone di inventare un’altra storia. La vuole un po’ distopica, ma anche un po’ appassionata, dovrebbe riguardare il rapporto di potere tra uomo e macchine intelligenti, e si dovrebbe ambientare nella città dove ci troviamo. Prato appunto.

Fa anche di più: consulta il pubblico per aggiungere alla richiesta qualche particolare di maggior aderenza al reale, magari una questione spinosa per i cittadini pratesi. Le reazioni sono tiepide. Qualcuno propone “i parcheggi”. Qualcuno preferirebbe “la sicurezza”. Soltanto uno spettatore, decisamente ardito, pone un tema cruciale, per quanto fuori contesto: “le emorroidi”.

Lei, ChatGPT, ingoia tutto e elabora un soggetto narrativo, in cui eroe umano e macchina potente si fronteggiano per il controllo della città. Lo completa perfino con dialoghi e didascalie.

Ecumenica

Ma si capisce subito che il risultato è fiacco, riflette lo stile mediano, ecumenico, dei film di serie b, un plot senza originalità, che occhieggia all’eterno conflitto di uomo e macchina, come nel Kubrick di2001 Odissea nello spazio. E come ambientazione, si rifà al degradato paesaggio urbano di Blade Runner. I luoghi comuni della fantascienza e della distopia. Niente di nuovo insomma.

Non si dimentica, Cosentino, che siamo a teatro. E quindi riformula la richiesta chiedendo a ChatGPT di far comparire pure Eduardo De Filippo. Nel mappazzone conclusivo, entrano quindi presepio e pastorello. Te piace o presepe?

Andrea Cosentino - ph Silvia Bavetta
Andrea Cosentino – ph Silvia Bavetta

Si sorride. Ma il tema è serio

È un gioco, certo. È un esperimento. Molto dipende dal pubblico e alla singola serata. Sorride chi ha scarsa dimestichezza con questo tipo di marchingegni. Stiamo proprio sul basic, commenta deluso un ragazzino che invece, su Gemini, Midjourney e Copilot, smanetta da dio.

Ma il punto non è questo. Trash Test ha come ambizione quella di mettere in gioco un tema serio e etico – la prevalenza odierna della tecnologia digitale, in particolare delle Intelligenze Artificiali – e una domanda, che sempre più spesso viene posta, sul ruolo che esse possano avere nella realizzazione di prodotti creativi.

Tema che risorge a ogni svolta del secolo. Come quando ci si chiedeva se la fotografia, o la musica riprodotta, o i fumetti, potevano essere qualificate opere d’arte. Walter Benjamin ci aveva avvertiti da un pezzo.

Nei prodotti creativi, dice chi si occupa di estetica, l’originalità, o quanto meno lo scarto di un pensiero divergente, dovrebbe essere un requisito. Hai voglia: chiedere agli algoritmi – che ancora non pensano, ma macinano invece velocissimi miliardi di dati statistici – chiedere loro di divergere, in questo momento è prematuro.

Ma chissà. In un futuro mica tanto lontano, ai bastioni di Orione o alle porte di Tannhäuser, si potrebbero sentire e vedere cose che noi umani…

– – – – – – – – – – –
TRASH TEST
di e con Andrea Cosentino
assistente alla regia e alla drammaturgia Andrea Milano
consulenza artistica Margherita Masè
light designer Massimo Galardini
produzione Teatro Metastasio di Prato
in collaborazione con Deka Innate Ability

Una risposta a “Sei intelligente. Sei artificiale. Fammi ridere, dài!”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.