Come ogni anno, per la fine dell’anno, il mio pensiero va a coloro che da lunga data, o magari da poco, accompagnano e facilitano questo mio lavoro di osservazione della scena teatrale italiana e internazionale. Le addette stampa.

Sovraestese
Uso il femminile sovraesteso – chi ha a che fare con la scrittura, ha già intuito il problema – perché nella maggior parte dei casi sono soprattutto le donne a presidiare e mandare avanti gli uffici stampa. Ma se volete chiamarli fastosamente media department, fate pure.
Non che manchino maschi, suppongo anche in percentuali non binarie, ma in maggioranza si tratta di signore. E sanno il fatto loro. In molti casi, tengono testa agli irremovibili capi (uomini perlopiù) che occupano i piani alti, quelli da cui si comanda, nel mondo dello spettacolo.
Un mondo fortemente androcentrico, ancora oggi. L’ho imparata da poco questa parola. E non mi dilungherò, visto che la questione è nota.

Piccolo mondo androcentrico
Il fatto è che, senza gli uffici stampa, meglio senza media department e social media manager, quel piccolo mondo androcentrico che è il teatro, con i suoi numeri risicati, la sue economie piangenti, le elemosine di contributi da enti pubblici, non riuscirebbe a stare sul mercato. Collasserebbe.
Lo avevano spiegato bene gli economisti americani già negli anni ’60. Quando nessuno poteva ancora immaginare la turbopotenza dei social. Ma non vi annoierò con le loro analisi. Ringraziate intanto le ufficie stampa, voi teatranti.
San Silvestro che sconfisse il drago
Dicevo che penso a loro – le ufficie stampa – proprio a San Silvestro. Perché in vista della ricorrenza che festeggia il santo che sconfisse il drago con una sola frase, tappandogli la bocca, si troveranno magari impegnate a mettere insieme l’ultimo comunicato, l’estrema mail, l’ultimissima frase, prima della agognata settimana che, passato Silvestro, grazieaddio si prolungherà fino alla Befana.
Le immagino intente a decifrare e tradurre in frasi decenti, cioè comunicabili, tutta la fantasiosa materia che sono le esternazioni degli artisti. Più difficili da penetrare che non le ricette dei medici.

A loro, indispensabili, va il mio pensiero sansilvestresco.
Cara ufficia stampa…
Cara ufficia stampa, hai tutta la mia comprensione e la stima quando ti trovi tra le mani, per esempio, un malloppone come questo. E lo devi rendere, non dico comprensibile, ma almeno leggibile. Scrive l’artista:
“Lo spettacolo disserra i nodi che tengono insieme le assi di un corpo e della sua idea per esporre la tempesta che lo agita. Considerando ogni corpo, oggetto o spazio fisico contenitore di una data temporalità specifica, una stratificazione geologica del vivente ‘in relazione a’, l’autore tenta di fare emergere, attraverso luoghi performativi, gli attributi e attribuzioni che scaturiscono dalla interrelazione degli elementi considerati: un campo mobile di coesistenza. Per fare ciò il processo vuole utilizzare la voce e il suono come binario privilegiato per una emersione di dinamiche di relazione in cui il corpo si fa membrana di passaggio tra un dentro (voce) e un fuori (campo mobile). Questo corpo-membrana è un timpano con la capacità di vibrare non solo in risposta a un esterno ma anche portando vibrazioni dall’interno all’esterno, diventando una ulteriore superficie di simultaneità”.
E non è mica inventato: è autentico.

Cara, più che cara, ufficia stampa, penso a te, a San Silvestro, al drago, agli artisti, alla comunicazione, all’anno sta per scadere, all’anno che sta arrivando e che tra un anno passerà. Perché anch’io mi sto preparando, pure questa è la novità. Ce l’ha spiegato bene Lucio Dalla.
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Per il copyright del titolo, ringrazio una cara collega, capo o piuttosto capa ufficio stampa.

Grazie Roberto.
Molto bella e, per rarità e merito, preziosa questa tua “lettera” dedicata alla categoria in cui navigo da tanto.
Grazie ancora e a domani per gli auguri all'”anno che verrà”.
👍
Grazie per il commento. 🙂
Caro Roberto grazie per questo tuo pensiero stupendo che ci hai dedicato. Buona fine e buon inizio! Brindiamo all’anno che verrà.
Grazie per il commento.