Marta Ciappina, Marco D’Agostin. Lascia l’ultimo ballo per me

A Passariano (Udine), nella foresteria di Villa Manin, ultima dimora dei dogi della Serenissima, ha preso il via un progetto congiunto di Residenze per artisti.

Centro di residenza delle arti performative del Friuli Venezia Giulia è la nuova denominazione, che mette assieme e coordina le esperienze realizzate finora nella Regione FVG da Artefici (residenze di Artisti Associati – Gorizia), Dialoghi (residenze di CSS – Udine), Vettori (residenze di La Contrada – Trieste).

Marta Ciappina - ph Mario Bobbio
Marta Ciappina a Villa Manin – ph Mario Bobbio

Ad aprire, a gennaio 2026, la serie degli artisti che in questo luogo troveranno ospitalità, spazi, tempi di ideazione e lavoro, ci oggi sono Marta Ciappina e Marco D’Agostin, stelle di prima grandezza nel firmamento della danza italiana.

E questa sera, noi, due decine di osservatori, curiosi, attenti, siamo arrivati, qui, presso il parco della villa, nelle ali più silenziose, dove trovano spazio le sale prove, a spiare il momento in cui nasce un progetto d’arte, testimoni quasi invisibili di un’aurora.

Rivolto a noi, che siamo seduti in una delle sale, in attesa di capire come un’ipotesi – un’idea ancora indistinta – diventerà spettacolo – uno spettacolo d’addio – d’Agostin spiega il percorso che lui e Ciappina intendono intraprendere.

Dire addio tante volte

“L’unico modo per dire veramente addio – dice il coreografo e danzatore – è dire addio tante volte. È uno dei pochi elementi certi che Marta ed io abbiamo in mano e nella testa, oggi, al nostro primo giorno di prove di uno spettacolo nuovo. Comincia tutto adesso, e voi siete qui, a spiarci quasi, noi facciamo finta che non ci siete, e con le nostre parole e i movimenti diamo avvio a qualcosa possiamo soltanto immaginare e che potrebbe completamente cambiare da qua a novembre 2026, quando il progetto, lo spettacolo, giungeranno al debutto”.

“Ciò che ci rassicura è l’ipotesi di un piano sequenza: la nostra idea è immaginare e seguire una danzatrice al suo ultimo giorno di prove. L’ultimo spettacolo, prima del congedo. L’unico modo per dire veramente addio – ce lo siamo ripetuti – è dire addio tante volte. Marta infatti sostiene che lei continuerà a danzare soltanto finché ci sarà qualcuno che scriverà danza per lei”.

Centro di Residenza delle Arti Performative FVG

Catalogo

“Così, per cominciare, abbiamo chiesto a quattro artisti, di cui abbiamo stima e che nella nostra professione non abbiamo mai ancora incontrato, di scrivere per lei. Sono Silvia Gribaudi, Francesca Pennini, Emio Greco e il collettivo Sotterraneo. L’ipotesi è che incontrino Marta per creare, in 14 giorni ciascuno, una danza per lei, un piccolo formato di durata eccentrica, attorno al tema del congedo”.

“Dopo aver raccolto queste quattro sequenze, a settembre, Marta ed io cominceremo a costruire lo spettacolo vero e proprio. Metterà assieme le quattro sequenze, alle quali si aggiungeranno, forse, altre, che altri artisti potrebbero aver scritto per lei. Dalle iniziali quattro, forse diventeranno otto, o sedici, per una performance che potrebbe durare ore. Molti potrebbero aiutarla a non dire addio. Perciò lo spettacolo si chiamerà Catalogo”.

Marco D'Agostin - ph Loris Salussolia
Marco D’Agostin – ph Loris Salussolia

“Basta. Vi ho detto queste cose non tanto per manipolarvi emotivamente, ma perché possiate comprendere meglio ciò che sentirete e vedrete oggi. A Marta, poco fa, ho ricordato quel soleggiato pomeriggio di novembre in cui su whatsapp abbiamo parlato di questa idea. Poco fa le ho dato anche un foglio con le istruzioni per il primo esercizio, che tanto io tanto voi, vedremo questa sera per la prima volta“.

“Noi ora cominciamo. Siate discreti, faremo finta che non ci siate. Anche se so che la vostra vicinanza ci condizionerà, almeno un po’. Ma per avere un inizio perfetto bisogna iniziare molte volte”.

Iniziare molte volte

D’Agostin ha concluso la premessa. A questo punto, il silenzio si fa più teso. Solo pochi secondi, poi una porta si apre ed entra Ciappina. Comincia il viaggio.

Villa Manin Passariano - ph Simone Di Luca
Villa Manin a Passariano – ph Simone Di Luca

QuanteScene! seguirà, in qualche post successivo, da qui a novembre, l’evolversi di questa nuova creazione. Un altro asteroide, quasi, nel firmamento della danza italiana.

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CATALOGO
debutto novembre 2026
un’idea originale di Marta Ciappina, Marco D’Agostin, Damien Modolo
con le creazioni di Emio Greco and Pieter C. Sholten, Silvia Gribaudi, Francesca Pennini / Collettivo Cinetico, Sotterraneo
con Marta Ciappina
drammaturgia Marco D’Agostin
suono Luca Scapellato
produzione VAN
co-produzione di Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa; ERT Emilia Romagna Teatro; Romaeuropa Festival; CDCN Pôle Sud
con il supporto di Centro di Residenza delle Arti Performative del Friuli Venezia Giulia / La Contrada Teatro stabile di Trieste; AMAT e Civitanova Danza per RAM_Residenze Artistiche Marchigiane and other partners to be defined

Innamorati sulle montagne russe dell’amore


Si insultano. Si strapazzano. Se ne dicono di tutti colori. E danno anche di matto. Poi, nel giro di pochi secondi, carezzine, bacetti, lingua in bocca. Che ci volete fare! Sono innamorati. Con le conseguenze del caso.

Gl’innamorati di Carlo Goldoni, con la regia di Roberto Valerio, è in scena in questi giorni (fino a domenica 18 gennaio) al teatro Bobbio di Trieste per La Contrada, che ne è anche co-produttore.


Gl'innamorati - Leone Tarchiani, Valentina Carli - -ph Filippo Venturi
Gli Innamorati di Carlo Goldoni – Valentina Carli e Leone Tarchiani- ph Filippo Venturi

Il Veneziano eccellente

Non si sbaglia mai con Goldoni. L’eccellentissimo Veneziano sapeva trasformare comuni storie quotidiane in formidabili macchine di divertimento e analisi caratteriale. Che ancora sfidano il tempo.

Incomprensioni tra genitori e figli, battibecchi tra suocere e nuore, maldicenze di piazza, traslochi complicati, malinconici addii, ossessioni, confessioni, smanie, spilorcerie, manie di grandezza… E i giochi dell’amore, ovviamente.

Nelle mani del commediografo si trasformano tutti nell’atlante dei comportamenti civili (qualche volta anche un po’ incivili) che caratterizzano la società veneta di metà ‘700. Comportamenti che, grazie alla maestria dell’autore, dicono molto anche a noi, cittadini europei 300 anni più giovani.

Diversamente da titoli di forte richiamo, Locandiera, Rusteghi, Bottega del caffè… in cui all’ispezione dei caratteri si affianca la critica sociale (socioeconomica, scriveremmo oggi), Gl’innamorati, scritto più o meno negli stessi anni, presenta al pubblico un quadro famigliare in cui le dispute – ora i bollori dell’innamorato Fulgenzio, ora la lingua tagliente della innamorata Eugenia – diventano l’inesauribile tira e molla su cui si regge la commedia.

Gl'innamorati - Leone Tarchiani, Valentina Carli
Valentina Carli e Leone Tarchiani

Arte contemporanea

Il bello di questo allestimento, diretto da Roberto Valerio, è che la lingua di Goldoni, le sue battute, le espressioni fiorite e i colorati insulti, viene mantenuta intatta, in bocca agli attori.

Mentre tutto contemporaneo è l’intorno in cui Eugenia e Fulgenzio giocano la loro partita sentimentale.

Un frigorifero di modernariato, un box di cristallo insonorizzato, qua e là opere d’arte che scherzosamente citano l’attuale Craking Art (quegli statuari animali di plastica riciclata, dipinti in sgargianti colori), oppure una bianca, immacolata tela (Sinfonia di bianchi, il titolo) che è un’arguta evocazione di un altrettanto arguto testo di Jasmine Reza, intitolato appunto Art.

Tanto quanto l’apparizione del padrone di casa, lo zio Fabrizio, collezionista e gallerista scriteriato, che veste lo stile clamoroso e la capigliatura del compianto Philippe Daverio. Un cameo con i fiocchi, dentro la scenografia di Lino Fiorato.

Gl'innamorati - Claudio Casadio - ph Filippo Venturi
Al centro, Claudio Casadio

Su questo doppio registro (ci metto anche i costumi e le musiche) si impernia la regia di Roberto Valerio. Il quale, per alcuni istanti, si prende pure la libertà di qualche gag di attualizzazione ridanciana. “Ma non eravamo a dieta?” rimprovererà il robusto servitore alla ben disposta fantesca, complice in ghiottonerie, e butterà giù per il gargarozzo mortadelle e spaghettoni. Ridendo. Anche il pubblico ride, di gusto, a bocca piena.

Parlaccioni e innamorati

A questa originale, ma non indelicata, soluzione di regia si accorda la compagnia degli interpreti. Cominciando dal Fabrizio parlaccione di Claudio Casadio che declina l’icona Daverio dentro la galleria di caricature maschili, tante altre volte disegnate da Goldoni, dalla Bottega dell’antiquario a quella del Caffè.

Certo, è alla freschezza dei due giovani innamorati che si deve poi il nerbo geloso e affettuoso di questi 90 minuti. Spigliata e di battuta pronta lei (l’Eugenia di Valentina Carli). D’animo mite ma con il cuore in fiamme lui (il Fulgenzio di Leone Tarchiani).

Gl'innamorati - regia Roberto Valerio - La compagnia - ph Filippo Venturi
La compagnia

Novanta minuti in cui il pubblico, affettuosamente legato a Goldoni, rinnoverà l’abitudine ai suoi personaggi e alle sue battute. Quello più smaliziato invece, approfitterà del piacere di tante belle trovate.

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GLI INNAMORATI DI CARLO GOLDONI
adattamento e regia Roberto Valerio
con Claudio Casadio, Loredana Giordano, Valentina Carli, Leone Tarchiani, Maria Lauriа, Lorenzo Carpinelli, Damiano Spitaleri, Alberto Gandolfo
scene e costumi Guido Fiorato
musiche Paolo Coletta
coproduzione La Contrada – Trieste, Accademia Perduta, Romagna Teatri, La Pirandelliana