Si insultano. Si strapazzano. Se ne dicono di tutti colori. E danno anche di matto. Poi, nel giro di pochi secondi, carezzine, bacetti, lingua in bocca. Che ci volete fare! Sono innamorati. Con le conseguenze del caso.
Gl’innamorati di Carlo Goldoni, con la regia di Roberto Valerio, è in scena in questi giorni (fino a domenica 18 gennaio) al teatro Bobbio di Trieste per La Contrada, che ne è anche co-produttore.

Il Veneziano eccellente
Non si sbaglia mai con Goldoni. L’eccellentissimo Veneziano sapeva trasformare comuni storie quotidiane in formidabili macchine di divertimento e analisi caratteriale. Che ancora sfidano il tempo.
Incomprensioni tra genitori e figli, battibecchi tra suocere e nuore, maldicenze di piazza, traslochi complicati, malinconici addii, ossessioni, confessioni, smanie, spilorcerie, manie di grandezza… E i giochi dell’amore, ovviamente.
Nelle mani del commediografo si trasformano tutti nell’atlante dei comportamenti civili (qualche volta anche un po’ incivili) che caratterizzano la società veneta di metà ‘700. Comportamenti che, grazie alla maestria dell’autore, dicono molto anche a noi, cittadini europei 300 anni più giovani.
Diversamente da titoli di forte richiamo, Locandiera, Rusteghi, Bottega del caffè… in cui all’ispezione dei caratteri si affianca la critica sociale (socioeconomica, scriveremmo oggi), Gl’innamorati, scritto più o meno negli stessi anni, presenta al pubblico un quadro famigliare in cui le dispute – ora i bollori dell’innamorato Fulgenzio, ora la lingua tagliente della innamorata Eugenia – diventano l’inesauribile tira e molla su cui si regge la commedia.

Arte contemporanea
Il bello di questo allestimento, diretto da Roberto Valerio, è che la lingua di Goldoni, le sue battute, le espressioni fiorite e i colorati insulti, viene mantenuta intatta, in bocca agli attori.
Mentre tutto contemporaneo è l’intorno in cui Eugenia e Fulgenzio giocano la loro partita sentimentale.
Un frigorifero di modernariato, un box di cristallo insonorizzato, qua e là opere d’arte che scherzosamente citano l’attuale Craking Art (quegli statuari animali di plastica riciclata, dipinti in sgargianti colori), oppure una bianca, immacolata tela (Sinfonia di bianchi, il titolo) che è un’arguta evocazione di un altrettanto arguto testo di Jasmine Reza, intitolato appunto Art.
Tanto quanto l’apparizione del padrone di casa, lo zio Fabrizio, collezionista e gallerista scriteriato, che veste lo stile clamoroso e la capigliatura del compianto Philippe Daverio. Un cameo con i fiocchi, dentro la scenografia di Lino Fiorato.

Su questo doppio registro (ci metto anche i costumi e le musiche) si impernia la regia di Roberto Valerio. Il quale, per alcuni istanti, si prende pure la libertà di qualche gag di attualizzazione ridanciana. “Ma non eravamo a dieta?” rimprovererà il robusto servitore alla ben disposta fantesca, complice in ghiottonerie, e butterà giù per il gargarozzo mortadelle e spaghettoni. Ridendo. Anche il pubblico ride, di gusto, a bocca piena.
Parlaccioni e innamorati
A questa originale, ma non indelicata, soluzione di regia si accorda la compagnia degli interpreti. Cominciando dal Fabrizio parlaccione di Claudio Casadio che declina l’icona Daverio dentro la galleria di caricature maschili, tante altre volte disegnate da Goldoni, dalla Bottega dell’antiquario a quella del Caffè.
Certo, è alla freschezza dei due giovani innamorati che si deve poi il nerbo geloso e affettuoso di questi 90 minuti. Spigliata e di battuta pronta lei (l’Eugenia di Valentina Carli). D’animo mite ma con il cuore in fiamme lui (il Fulgenzio di Leone Tarchiani).

Novanta minuti in cui il pubblico, affettuosamente legato a Goldoni, rinnoverà l’abitudine ai suoi personaggi e alle sue battute. Quello più smaliziato invece, approfitterà del piacere di tante belle trovate.
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GLI INNAMORATI DI CARLO GOLDONI
adattamento e regia Roberto Valerio
con Claudio Casadio, Loredana Giordano, Valentina Carli, Leone Tarchiani, Maria Lauriа, Lorenzo Carpinelli, Damiano Spitaleri, Alberto Gandolfo
scene e costumi Guido Fiorato
musiche Paolo Coletta
coproduzione La Contrada – Trieste, Accademia Perduta, Romagna Teatri, La Pirandelliana
