A Fiume / Rijeka, nel 2026 si compiono gli avventurosi 80 anni della compagnia teatrale di lingua italiana che è parte integrante del sistema del Teatro Nazionale Croato.

Un anno prima
A metterci sull’avviso basta una data. È il gennaio 1946. Fiume – città e porto adriatico – era italiana e da poco è diventata jugoslava. In quel mese, tra le molte e cruciali trasformazioni post-belliche, viene fondata la Compagnia del Dramma Italiano. Un teatro pubblico, di lingua italiana, in uno stato estero, di impianto socialista.
Passerà un anno perché Milano, maggio 1947, venga fondato un altro teatro con la stessa vocazione di teatro pubblico, il primo in Italia: il Piccolo. Un anno.
A volte, i documenti, le loro date, portano in superficie aspetti rivelatori. Accompagnano i moti espliciti della storia e svelano quelli meno visibili.
In quei mesi, da Fiume e dalle città dell’Istria e della Dalmazia, si moltiplica l’esodo degli italiani. Lasciano le loro case in 300.000. Ma sono migliaia anche quelli che rimangono là. Continuano a parlare e a sentirsi italiani, in una terra che però non è più la loro. Quel teatro è un’àncora.
Nel 2006, per i 60 anni della compagnia di Fiume, Edoardo Erba scrive un testo che si intitola appunto Dramma Italiano. È chiaro il doppio significato.
Geopolitiche
Adesso, nel 2026, la Compagnia festeggia gli 80 anni. Il contesto intorno è radicalmente cambiato. Agli esordi il Dramma Italiano di Fiume era molto più di una compagnia teatrale.
Era uno strumento di affermazione identitaria, baluardo della lingua italiana e soggetto con un peso geopolitico concreto. Significava infatti che il sistema jugoslavo era capace di garantire spazi reali alle minoranze nazionali, e che l’Italia era comunque riconosciuta dal di là della cortina ideologica. Non un dettaglio: era un segnale politico potente.
“Oggi il Dramma Italiano è parte integrante del sistema del Teatro Nazionale Croato di Fiume “Ivan pl. Zajc“(HNK) e lavora in sinergia con il Dramma Croato, con il Balletto e con l’Opera, contribuendo a una progettualità comune e una crescita reciproca” spiega Dubravka Vrgoč, che dallo scorso anno e fino al 2028, è intendantica, ovvero sovrintendente, dell’importante polo teatrale.
“Nei prossimi anni, il Dramma Italiano collaborerà in modo ancora più intenso con artisti e partner produttori italiani, in particolare con i Teatri Nazionali” aggiunge. “È un potenziale straordinario: asse strategico del nostro programma dedicato all’apertura internazionale”.

Dramma Italiano : memoria e futuro
“Il progetto consiste nel tenere insieme memorie diverse e futuri diversi” le fa eco Mirko Soldano, attore del Dramma, alla direzione artistica lo scorso anno, in attesa che si definisca a breve un nuovo organigramma.
“Tra il nostro pubblico, c’è chi ha vissuto la Jugoslavia e il bilinguismo diffuso, chi ha attraversato le guerre degli anni ’90 e chi, ancora più giovane, è nato in una Croazia europea, tra Schengen e identità molto più fluide. Questo palcoscenico è diventato un laboratorio: non più simbolo di resistenza linguistica difensiva, ma motore di immaginazione interculturale”.
Soldano viene da Parma, e ha radici siciliane, si è diplomato nel 2002 al Piccolo di Milano, nell’epico primo corso della Scuola di recitazione, rifondata da Ronconi. Del 2004 è il suo ingresso, come attore, al Dramma Italiano, ruolo che non ha abbandonato.
“Per me è anche un gesto politico – dice – iscriversi in una storia lunga e complessa, parlare a una comunità, alla sua memoria, alle ferite. Ma misurarsi anche con un pubblico che è simultaneamente italiano, croato, europeo”.

“Non serve dichiararlo esplicitamente in scena con cartelli o manifesti: lo respiri nell’aria, lo percepisci nelle reazioni del pubblico, lo vedi negli occhi degli attori, che hanno tutti un’identità di confine”.
Reciproche risorse
Questi aspetti particolari, la loro natura ibrida, diventano allora risorsa reciproca: per la Compagnia, ma anche per la struttura che la ospita, ovvero un teatro nazionale croato plasmato sul modello tedesco classico, con 4 dipartimenti completamente autonomi che devono coesistere e coordinarsi.
“Il nostro budget è autonomo da quello dell’HNK – spiega Soldano – il bilancio si alimenta da linee di finanziamento dedicate e separate, provenienti da fonti multiple: il Consiglio per le Minoranze Nazionali a Zagabria, ma soprattutto contributi italiani ed europei”.

“Allo stesso tempo, va riconosciuto, onestamente, che possiamo contare in modo stabile su un’intera struttura tecnica professionale e attrezzata – luci, suono, video, scenografia, sartoria, macchinisti, elettricisti – in capo all’HNK. È un lusso raro, che molti teatri in Europa non hanno, e non avranno mai”.
Per la Generazione Z
Bisogna adesso spiegare qual è il ruolo svolto dalla Compagnia oggi. Ora che nella Generazione Z, praticamente trilingue, l’italiano è diventata una scelta consapevole, non un’eredità.
Ragazzi croati e sloveni che studiano italiano all’università, studenti Erasmus cosmopoliti, turisti culturali che scoprono Fiume come destinazione, spettatori italiani che attraversano il confine da Trieste, o da più lontano. Ma anche abbonati croati del HNK: magari non capiscono una parola, ma acquistano il biglietto perché conoscono il regista o gli attori.
“Siamo italiani fuori dai confini amministrativi dell’Italia, non per questo meno italiani” prosegue Soldano. “Co-produciamo con Emilia Romagna Teatro, con lo Stabile del Veneto, quello di Genova, il LAC di Lugano”.

“Abbiamo coprodotto e portiamo La moglie saggia diretto da Giorgio Sangati al Goldoni di Venezia e Castelli di rabbia di Baricco-Malosti a Bologna e Modena, inseriti nei cartelloni principali. Illusioni di Vyrypaev ha debuttato a Mittelfest. Non stiamo esportando folklore turistico o curiosità antropologica di margine”.
“Lavoro da fare, ce n’è ancora parecchio. “Ne siamo consapevoli, lo stiamo affrontando. Siamo entrati nel consorzio nazionale delle Residenze artistiche con un progetto specificamente inter-generazionale. Siamo partner di rete attivi con festival territoriali come Festil e Futuro Passato. Visibilità quindi, ma anche responsabilità di curatela”.
“E aspettiamo con curiosità e eccitazione artisti italiani di spicco che hanno manifestato la curiosità e l’intenzione concreta di venire a conoscerci come registi ospiti. Parlo di Alessandro Serra, di La casa d’argilla con Natoli e Ferroni, di Carmelo Rifici, Antonio Latella… Non semplici nomi buttati là per far colpo: sono relazioni che stiamo tessendo con pazienza”.
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[questa intervista è stata pubblicata sul numero 1/2026 della rivista quadrimestrale Hystrio]

Mi commuove questo articolo cosi profondo nel mettere in relazione Italia e Croazia da un punto di vista storico e culturale
Passato glorioso per un momento dell’ Italia ancora riconosciuto dalla Croazia.
Ho avuto l ‘ onore di assistere a qualche rappresentazione teatrale in un teatro degno di nota con artisti veramente preparati. Grazie
Grazie per il commento. R.C.