Morganti + Tolcachir. Perdersi nella foresta. Perdersi di nuovo. Perdersi meglio

Una cabina telefonica. Di quelle di una volta. Di quando c’erano ancora mamma e papà. Di quando ci raccontavano le favole. E noi ci credevamo e ci perdevamo nel bosco. Anzi nelle foreste.

“So dove sono, mi sono già persa qui”. È il sottotitolo di The Forest, creazione coreografica e teatrale che ha visto lavorare assieme Cristiana Morganti, danzatrice, e Claudio Tolcachir, regista. L’ho vista due sere fa all’Arena del Sole, a Bologna.

Cristiana Morganti - The Forest - ph Alfredo Toriello
Cristiana Morganti – The Forest – ph Alfredo Toriello

Io ero curioso. Curiosa era pure l’occasione. Scoprire cosa potevano mettere assieme, Tolcachir, regista di Buenos Aires, tante volte apprezzato per come sa raccontare i nodi ambigui che avvinghiano le famiglie, e lei Morganti, la danzatrice che avevo visto tante altre volte fluttuare negli spettacoli di Pina Bausch.

In quei suoi abiti leggeri, aerei, vivaci. In un’eco visiva, ma soprattutto affettiva, che Cristiana Morganti si porta dietro, fin da quando la signora del Tanztheater ci ha lasciati (sono oramai più di quindici anni). E che ritrovo qui, in The Forest.

Dove non c’è il tocco sornione e erotico che Bausch metteva negli Stück, le proprie creazioni. Ma c’è il timbro solido e famigliare di un artista argentino, emerso da un mondo teatrale così diverso dal mondo europeo.

Claudio Tolcachir - Cristiana Morganti - ph Alfredo Toriello
Claudio Tolcachir – Cristiana Morganti

Una danza hablada

Eppure, anche questo The Forest, a suo modo, ha il respiro di un Tanztheater. O se vogliamo tradurre, di una danza hablada (e cioè parlata) in cui la narrazione prende il sopravvento.

E di che narra The Forest? Della famiglia, per forza. In modi che seguono sentieri autobiografici e vogliono elaborare un lutto, doppio, quello dei propri genitori.

Il lutto per mamma (“sembravi uscita da un film, camminavi a mento alto e mi salutavi da lontano con quel gesto rilassato che fanno le dive sul tappeto rosso”).

Il lutto per papà (“ti piaceva insegnarmi delle cose: mi hai insegnato a fare i nodi marinari e tutti i nomi dei venti, a nuotare tenendo gli occhi aperti sott’acqua”).

Cristiana Morganti - The Forest - ph Alfredo Toriello
Cristiana Morganti – The Forest – ph Alfredo Toriello

Sorprendente a volte, beffarda sempre

Lutti vissuti con lo sguardo lieve e spudorato che l’America meridionale e i Sud del mondo ci hanno insegnato ad accettare, in quanto parte della vita: naturale, sorprendente a volte, beffarda sempre.

Come quell’apertura di racconto, in cui si ricorda che il tempio crematorio, dove papà e mamma si sono trasformati in pulviscolo, dista poco o forse niente, dall’inceneritore dell’immondizia.

Come quell’urna cineraria, simbolico resto di una vita, topic di tanta letteratura, che poco sta a trasformarsi in feticcio burocratico, per le labirintiche leggi che ne limitano la sostanza. Nelle esilaranti situazioni che solo un argentino è capace mettere in scena.

The Forest - ph Alfredo Toriello
ph Alfredo Toriello

Ritornerai

Di Bausch ci sono pure le canzoni: quel mettere su i dischi che a Pina piaceva tanto (da Judy Garland a Cecilia Bartoli, dal Lied di Emily Wittbrodt al Ritornerai di Bruno Lauzi).

Dell’Argentina, quel giocare con il teatro e le sue finzioni (che non starò qui svelare) e i suoi miti inossidabili: lo spettro del papà di Amleto, le risposte di Cordelia ingrata, il talento mancato di Nina del Gabbiano…

Un proprio doppio

Di entrambi, la favola di questa foresta, in cui perdersi, ritrovarsi e incontrare magari un proprio doppio: una giovane danzatrice (Lisa Lippi Pagliai, scoperta in un fortunato provino) a cui entrambi affidano la chiave segreta del ricordo.

Cristiana Morganti e Lisa Lippi Pagliai -  ph Alfredo Toriello
Cristiana Morganti e Lisa Lippi Pagliai – ph Alfredo Toriello

Per Morganti, forse, quel tempo in cui la sua foresta di capelli riccioluti e le forme procaci non incontravano i favori delle accademie (ma poi, di Pina sì).

Per Tolcachir, forse, il pudore di non essere quelli che veramente vorremmo essere (come faceva dire ai personaggi di Tercer cuerpo, in versione italiana Edificio 3).

Perché The Forest, quella della letteratura, del teatro, della pittura, e anche della danza, la foresta è pur sempre un luogo magico e pericoloso, situato al confine tra natura e cultura, oscuro, ma anche incantato. Ideale per perdersi, ritrovarsi, perdersi di nuovo, perdersi meglio.

The Forest - ph Alfredo Toriello
ph Alfredo Toriello

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THE FOREST
So dove sono, mi sono già persa qui
di Cristiana Morganti e Claudio Tolcachir
con Cristiana Morganti e Lisa Lippi Pagliai
regia Claudio Tolcachir
coreografie Cristiana Morganti
scena Cosimo Ferrigolo
costumi Nika Campisiproduzione Carnezzeria con Theatre de La Ville, Teatri di Pistoia Centro di Produzione Teatrale, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, Teatro Nazionale di Genova, Teatro Biondo di Palermo, in collaborazione con Timbre4 Madrid

(visto all’Arena del Sole, Bologna)

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