STORIE – Tom Stoppard, Harold Pinter, e un incontro di schiena

E così, alcune sera fa, siamo finiti a parlare di personaggi minori. Ci saranno magari stati altri argomenti, più decisivi, da mettere in discussione. Ma quella sera là, niente da fare: personaggi minori e basta. Ovvero, soprattutto a teatro, personaggi che non sempre stanno sotto il riflettore, ma sono indispensabili, con il loro intervento, a fare andar avanti la storia.

Tra i personaggi minori – sostenevo io – i più interessanti, i maggiori, per me restano sempre Rosencrantz e Guildenstern, i compagni di studi di Amleto, i suoi traditori.

Tom Stoppard (Ansa)
Tom Stoppard (Ansa)

Personaggi minori

Dalla questa minorità – argomentavo – li aveva liberati nel 1966, al festival di Edimburgo, il commediografo inglese Tom Stoppard, che aveva dedicato loro addirittura un titolo: Rosencrantz e Guildenstern are dead. Cioè sono morti: una “tragicommedia dell’assurdo”, poi anche un film ( molto premiato, Leone d’oro a Venezia nel 1990). Una promozione di grado che li aveva, una volta tanto, resi protagonisti.

Appunto parlando di Stoppard, mi era tornato in mente un episodio curioso. Una storiellina che può figurare bene tra le mie STORIE: gli incontri con uomini (e donne) straordinari che un po’ per caparbietà, un po’ per caso, hanno attraversato la mia vita. E che di tanto intanto rievoco su QuanteScene!

Ve lo racconto, quel divertente episodio.

Memorial Day

Giugno 2009. Eravamo tutti commossi alla fine della cerimonia: un memorial day che, a Londra, il National Theatre aveva dedicato a Harold Pinter, scomparso sei mesi prima (24 dicembre 2008).

Nella sala Olivier del principale teatro della capitale si era ritrovata la maggior parte degli attori che, nei decenni, avevano interpretato i suoi lavori: la crema più crema del teatro inglese.

Da Jeremy Irons (che indossava incredibili scarpe rosse) a Colin Firth, a Jude Law. Da Penelope Wilton a Eileen Atkins, solo per dire i nomi di quelli noti anche da noi.

Ciascuno aveva letto, e rivissuto in poche battute, il personaggio interpretato in un momento magico della propria carriera. Dal barbone molesto di Il guardiano (David Bravely) alle due scombinate prostitute di The Black & White (Atkins and Sheila Hancock).

Tom Stoppard con Vaclav Havel e Harold Pinter
Tom Stoppard con Vaclav Havel e Harold Pinter

Molti anche gli amici, i registi, gli scrittori che avevano accompagnato la sua carriera. E guarda caso, anche i suoi due biografi italiani (cioè Gianfranco Capitta ed io), arrivati frettolosamente a Londra con un volo low-cost, per non mancare alla celebration. E per abbracciare Antonia Fraser, la seconda moglie di Harold, storica di grande rilievo, a cui ci legava, esattamente come a lui, un affetto particolare.

Roberto Canziaini - Gianfranco Capitta - Harold Pinter

Standing reception

Non sono sobri né frugali, gli inglesi, nelle celebrazioni. Figuriamoci per un Premio Nobel. Alla fine della serata, che aveva toccato tutti i cuori, ci aspettava infatti un’abbondante standing reception. Ciò che in Italia si chiama buffet in piedi.

Non ho più memoria delle pietanze fatte circolare da impeccabili waiter, i camerieri messi a disposizione dal teatro. Ma certo ricordo l’affollamento e il vorticoso alternarsi dei piatti in mano. E dei bicchieri.

Sbadatamente, mi capitò di scontrarmi di schiena con un signore che stava riempiendo il proprio piatto, tenendo pericolosamente un bicchiere con l’altra mano. Anzi: non era la schiena, lo scontro avveniva più in basso.

Una botta di culo

Chissà di chi era la colpa. Ma l’incontro, così come era avvenuto, risultava un po’ sconveniente. Tanto che, rosso come un peperone rosso, mi affrettai a chiedere scusa a quel signore. “Sorry, I’m really sorry”. Lui si voltò senza battere ciglio. E il signore si rivelò per quel che era: un gran signore, Tom Stoppard.

L’imbarazzo prevalse sul rossore. “Good evening, mr Stoppard”. Pausa pinteriana. “Aren’t you mr Stoppard?” aggiunsi, potevo anche essermi sbagliato. “I’m Tom Stoppard”, la laconica risposta. Che altro potevo dire?

In una frazione di secondo sfogliai tutto il mio repertorio di espressioni brillanti in inglese. Ne cavai fuori una che peggio non si poteva. “Pity I didn’t meet Rosencrantz and Guildenstern too, at the celebration”. Peccato che non ci siano anche quei due qui alla cerimonia. “Oh, they’re dead, really”. Che in quel momento suonava non so se macabra non so se divertente. Ma sciolse il ghiaccio, dopo quel colpo di culo. Letterale.

Stoppard - Rosencrantz e Guildenstern are dead

Ecco: due sole battute. Ma nello stile arguto e frizzante, che potreste apprezzare leggendo qualcuna delle sue commedie. Peccato che anche lui non ci sia più.

Sei mesi fa pure Stoppard, che aveva sceneggiato film come Shakespeare in Love (Oscar e Golden Globe nel 1999), ci ha lasciati.

Tom Stoppard
Tom Stoppard

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