Ivor Martinić, autore croato. Felicità teatrale per famiglie infelici

Ha debuttato a Rijeka/Fiume nella monumentale sala del Teatro Nazionale Croato “Ivan Zaic”, Mio figlio cammina solo un po’ lentamente di Ivor Martinić.

Tre lingue, tre produttori, nove attori e la regia “argentina” di Marcela Serli.

Ivor Martinic - Mio figlio cammina solo un po' più lentamente
Il cast – ph Željko Jerrneić 

Birthday blues, lo chiamano gli anglosassoni. Non è un genere musicale. Ma è quella sensazione di disagio, di depressione e scoraggiamento, che si prova a volte [spesso, #diciamocelo] nel momento in cui si dovrebbe invece festeggiare il proprio compleanno.

Anniversari

A teatro, ma anche al cinema e nella musica, il compleanno è un topic ricorrente. Sempre drammatico. The birthday party di Harold Pinter. Il film Festen di Lars von Trier. La canzone di Guccini. Questi e molti altri titoli raccontano quanto di spaventoso possa nascondersi in quegli anniversari.

Mio figlio cammina solo un po’ lentamente, creazione 2011 dello scrittore croato Ivor Martinić, prende avvio dai preparativi per una festa di compleanno. Temibile. Perché nessuno o quasi ci tiene a festeggiarlo. Ma tutti sentono il dovere di farlo.

Infelicità

Anche le famiglie infelici sono un topic teatrale ricorrente. “Tutte le famiglie felici si somigliano. Ma tra quelle infelici, ciascuna è infelice a modo suo” sentenziava Tolstoj. Non credetegli.

Andando a memoria, non mi sembra di avere mai visto, in scena, una famiglia felice. Anzi: più infelici sono, più teatro fanno. A cominciare da quelle tremendissime di Oreste e di Edipo. Fanno massa, le infelicità.

Capita ancha a voi, no?

Pure Mio figlio cammina solo un po’ lentamente, si occupa di una famiglia infelice. Non più di tanto. Qualcuno potrebbe etichettarla: disgregata, traballante. Ancora peggio: disfunzionale. Non credetegli.

Una nonna che non sta bene con la testa. Una mamma apprensiva. Un marito disattento. Un figlio che ha problemi di salute. Un flirt tra cognati. Normale amministrazione. Capita anche a voi, no? [non tutto nello stesso momento, spero]. Ma vi definireste una famiglia disfunzionale?

Giuseppe Nicodemo - Ivor Martinić- Mio Figlio... - ph Željko Jerrneić 
Giuseppe Nicodemo – ph Željko Jerrneić 

Nel suo testo Ivor Martinić combina i due topic: infelicità e compleanno. Che non sarebbe una novità. Ma lo fa con un suo gusto per la lingua, per le battute, per una palette di toni e sentimenti che va dal malinconico al grottesco. Si può ridere delle disgrazie altrui, certo, facendo però finta che non siano anche le nostre.

Una regia “argentina”

Mentre assistevo al debutto dello spettacolo, qualche sera fa, allestito dalla compagnia del Dramma Italiano nel bel teatro storico-ottocentesco di Rijeka / Fiume, pensavo: ha qualcosa di argentino questo testo.

E mi ricordavo di certe famiglie latinoamericane raccontate da Claudio Tolcachir (Le omissioni della famiglia Coleman, Emilia) o Rafael Spregelburd (Lucido, Il panico). O ancora da Roberto Cossa e Gabriel Calderón.

Il conto torna: infatti colei che ha proposto il testo alla compagnia fiumana (e anche al CSS di Udine e al Teatri Stabil Furlan) è una regista di ineccepibile origine argentina: Marcela Serli, che è nata a Tucumán.

Quando a scrivere sono gli argentini, c’è sempre di mezzo uno psicanalista. La dissestata famiglia di Martinić deve invece sbrigarsela da sola. Con le complicazioni del caso. Divertenti a volte, pensose altre volte.

Perché il festeggiato, 25 anni, si trova purtroppo costretto su una sedia a rotelle. Perché la nonna manifesta sintomi evidenti di declino cognitivo. Perché tra sorelle il rancore supera l’amore, e i mariti pensano ad altro. Perché in fin dei conti nessuno vuole vedere la propria infelicità e – come spiega con una metafora il titolo – “cammina solo un po’ lentamente”.

Sosteneva Beckett

“Niente è più buffo dell’infelicità” scrive Samuel Beckett in Finale di partita. Consapevole del proprio compito, la compagnia degli attori, sintomaticamente affiatata, ci dà dentro parecchio per rendere sopportabile, se non comica, tutta questa infelicità.

I palloncini colorati scoppiano. Sulla sedia a rotelle si balla. I costumi sono un’esplosione di fiori. E una telecamera ingigantisce i primi piani, le espressioni dei volti, e sottolinea le battute.

Ivor Martinić- Mio Figlio... - ph Željko Jerrneić 
ph Željko Jerrneić 

Di più: la linearità del testo croato, viene allegramente demolita mettendo in ballo l’italiano (nella traduzione di Elisa Copetti) assieme al dialetto di Fiume e alla lingua friulana. Un mix che ben si adatta al triangolo fiumano-udinese che produce lo spettacolo e lo porterà prossimamente in tournée.

Copertina - Edizioni del Teatri Stabil Furlan
Il testo in edizione bilingue croato-friulano

Tavolozza Martinić

Mi dicono che Martinić (classe 1984, nato a Spalato, ora vive a Barcellona) sia uno dei croati più tradotti, in tutto il mondo, soprattutto in Sudamerica. Giustamente.

E che laggiù, di questo testo, siano stati realizzati allestimenti diversi, che virano dal melodrammatico al tragicomico. Lo capisco bene, perché l’attenzione che lo scrittore mette nell’uso della lingua dà spazio a una colorata tavolozza interpretativa dei legami famigliari. Così come succedeva nel precedente Questo è il titolo della storia di Ante (2009). E e come succede anche nel più recente Peccato… marciranno le piante (2019).

Dimensione alla quale io però opporrei la domanda provocatoria spesso avanzata da Spregelburd. “Ma siamo davvero sicuri che una famiglia sia il modo migliore di organizzare corpi nello spazio?” Andate a vedere Mio figlio cammina solo un po’ lentamente. Pensateci. E ne riparliamo.

Ivor Martinić- Mio Figlio... - ph Željko Jerrneić 
ph Željko Jerrneić 

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MIO FIGLIO CAMMINA SOLO UN PO’ LENTAMENTE
di Ivor Martinić
traduzione italiana Elisa Copetti
regia e concept scenico Marcela Serli
musiche Enza De Rose
con Rita Maffei, Massimo Somaglino, Elena Brumini, Serena Ferraiuolo, Annamaria Ghirardelli, Stefano Iagulli, Giuseppe Nicodemo, Mirko Soldano, Leonora Surian Popov
una co-produzione HNK Dramma Italiano di Fiume, CSS Teatro Stabile di Innovazione del Friuli Venezia Giulia, Teatri Stabil Furlan
lo spettacolo è anche parte nella stagione 2026/2027 di Teatro Contatto, a Udine

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