Nel volume intitolato L’opera da tre soldi di Brecht. Riflessioni, note di regia, allestimenti, (Il Saggiatore, 368 pp.) la germanista Flavia Foradini ripercorre l’evento che ha lasciato un segno tenace nella storia del teatro italiano.

Uomini straordinari
Non capitano più, oggi, gli incontri tra uomini straordinari. O magari non ce ne accorgiamo. Ma settant’anni fa, sì, eccome. E se ne accorgevano tutti. Nel febbraio del 1956, in una Milano livida e ghiacciata, sotto un manto di neve, al Piccolo Teatro di via Rovello, Giorgio Strehler il Regista mette in scena l’Opera da tre soldi.
E Bertolt Brecht l’Autore scende dal treno partito da Berlino Est per essere presente a quel debutto. Un incontro che lascerà un segno tenace nella storia del teatro italiano.
Attraverso un volume informato, scrupoloso, documentatissimo, Flavia Foradini, germanista e giornalista, racconta quell’incontro epocale. Ciò che lo precedette. Ciò che ne seguì. L’opera da tre soldi di Brecht. Riflessioni, note di regia, allestimenti è un viaggio archivistico-documentario attorno a quel testo e alla sua avventura italiana. Che non durerà solo le 70 repliche del cartellone milanese 1955/1956, ma, di rimbalzo, troverà nuovamente spazio nella teatrografia del regista triestino al timone dell’istituzione milanese.

Una capsula del tempo
“Un complesso ordito di materiali” scrive Claudio Longhi, attuale direttore del Piccolo Teatro, nella premessa al libro. E subito pone in rilevo la varietà, la vastità (e la rarità pure) della antologia curata da Foradini . “Un po’ personalissimo trattato di registica, un po’ conte philosophique, un po’ eccentrica avventura letteraria: tutte angolazioni da cui è possibile scorgere in filigrana l’evoluzione del paesaggio teatrale italiano”.
Volendo, anche una “capsula del tempo” che restituisce un momento irrecuperabile, se non solo in libri e fotografie, della temperatura culturale di quell’anno fatidico.
Un 1956 di “epiche tensioni fra vecchi grumi di bacchettoneria andreottiana e fermenti nuovissimi: libri da Feltrinelli, articoli di Camilla Cederna, trionfi della Callas con Visconti, travestiti proletari di Legnano, canzoni della mala a Porta Romana…” scrive Alberto Arbasino su Repubblica a cinquant’anni esatti da quella data.
E prosegue: ” tutto un culto dei dischetti di Lotte Lenya, recuperati nei mercatini e danzati fra abat-jour di perline in soffitte e mansarde di futuri grandi sarte per dive, sognando quei luoghi arcani magicamente evocati da Brecht e Weill”.

“Con il fare di chi chiede scusa per disturbo”
Venerdì 10 febbraio 1956 è il giorno della prima. Ed è anche il compleanno, il 58esimo di Brecht (morirà sei mesi dopo). Ricorda Nina Vinchi, segretaria generale del Piccolo, che quando l’Autore entra in sala non lo riconosce quasi nessuno. “Stretto nella sua giacca grigia, abbottonata alla russa, capelli radi e corti, si muove con il fare di chi chiede scusa per disturbo”.
Lo spettacolo, che tra gli altri vede in scena Tino Carraro, Mario Carotenuto, Milly, dura fino alle due di notte. “Un successo enorme, travolgente”, registra Paolo Grassi, che con Strehler aveva fondato il Piccolo nove anni prima.

“Al termine – annota Foradini – Brecht viene condotto sul palcoscenico e senza rivolgersi al pubblico vi rimane solo il tempo necessario per accennare un abbraccio al regista e fare un inchino agli attori schierati. Poi si ritira e scrive un messaggio a Strehler: «Vorrei poterle affidare in Europa tutte le mie commedie, una dopo l’altra. Grazie»”.
La portata della presenza italiana di Brecht alla prima milanese dell’Opera da tre soldi, il clamore e le polemiche, gli applausi e le grida di “Basta, bolscevichi!”, sono stati oggetto anche di altri studi. Quello di Alberto Benedetto (2016) che dalle due righe indirizzate a Strehler fa partire una minuziosa indagine sul “protettorato “ che il Piccolo intenderà esercitare in Italia, per decenni, sulle rappresentazioni brechtiane.
Esiste anche un’inaspettata graphic novel (2018) nella quale, a fumetti, Davide Barzi, Claudio Riva e Alessandro Ambrosoni ridisegnano quel febbraio milanese

Costellazione
Attorno all’evento il volume di Foradini appronta adesso una vera e propria costellazione, che dà conto di articoli di giornale, recensioni , lettere pubbliche, lettere personali, dichiarazioni, convegni, riflessioni e note di regia del Regista. Compresi molti materiali inediti, immagini e bozzetti.
Non finisce qui, perché a quelle memorabili repliche, che consacrano in Italia il drammaturgo marxista e il suo teatro epico, il volume aggiunge capitoli sulle altre tre edizioni dell’Opera firmate Strehler (quelle del 1958, del 1973 con Domenico Modugno e Milva, del 1986 a Parigi). Cui si potrà aggiungere, per scrupolo di precisione, l’allestimento del 2016, con la regia di Damiano Michieletto.

[questo articolo è stato pubblicato sul quotidiano di Trieste IL PICCOLO, mercoledì 30 giugno 2026]
