Puglia Showcase 2026. Nel nodo dell’identità regionale

Fasano, Puglia. Quarantamila abitanti, cinquanta chilometri da Bari, il doppio da Lecce. Siamo nel cuore della Regione, quei luoghi dove il trullo fa compagnia all’olivo.

Dopo l’esito dello scorso anno – lusinghiero senz’altro (vedi il reportage del 2025) – Puglia Showcase 2026 ha rilanciato a Fasano il suo progetto regionalista di spettacolo dal vivo.

E lo rivendica. È la capacità di un territorio – dice Paolo Ponzio, presidente di Puglia Culture – “di generare visioni, dialogo, cooperazione”.

Puglia Showcase 2026 - Masseria Pettolecchia
Il Villaggio Puglia a Fasano

Regionalismi

Penso a tutto ciò che, nella mia testa, la parola regionalismo può scatenare. Non il significato storico, nemmeno giuridico: piuttosto quello culturale.

Le lingue, gli idiomi, le parlate regionali. Gli scrittori, i musicisti, gli artisti del territorio. Soprattutto una certa idea nostalgica di identità locale, protezionista, conservativa. Sentimentale e populista spesso. Di chi si aggrappa a tradizioni che vengono spazzate via dall’omologazione del life style globale che avanza.

Poi però, nel mezzo di Lu baciu santu – creazione di danza del coreografo Diego Tortelli per la compagnia ResExtensa di Elisa Barucchieri – sento Leuca, un pezzo di Justin Adams e Mario Durante. Il primo è cresciuto in Egitto, pur essendo inglese, l’altro è il leader del Canzoniere Grecanico Salentino.

Mi attrae la frizione tra danza contemporanea, un po’ di maniera, e una musica in cui il tamburello e la sua pizzica richiamano la tradizione, e una chitarra suona come quella dei Led Zeppelin di una vita fa. Nello stesso tempo la voce canta il mare di una delle città più a oriente d’Italia, Santa Maria di Leuca.

Non tutto torna. Ripenso al regionalismo. Ci ragiono.

Lu baciu santu - compagnia ResExtensa
Lu baciu santu – compagnia ResExtensa

Dodici titoli pugliesi

In quattro giorni, all’inizio di luglio, Puglia Showcase 2026 si ingegnerà nel presentare dodici spettacoli di teatro e danza. Dodici titoli che per produzione, provenienza degli artisti, temi e modalità espressive, a questa Regione fanno capo.

Creazioni che, dalle quattro giornate a Fasano, trarranno probabilmente visibilità nazionale, pure internazionale. E in virtù del formato di expo-vetrina moltiplicheranno le aspettative di vendita e distribuzione. Non solo la loro, si spera, ma dell’intero sistema territoriale dello spettacolo dal vivo, la filiera.

Sono infatti duecento, probabilmente di più, gli osservatori nazionali e internazionali, i buyer, i programmatori, convenuti nei due teatri di Fasano, il Kennedy e il Sociale, e nella Biblioteca di comunità ‘Ignazio Ciaia’ . Per vedere, incontrare, capire la Puglia dal vivo. E rifletterla magari in altre parti del pianeta.

Racconto personale

Poi sento la storia di Mamadou Diakite, giovane uomo ivoriano, che ha attraversato l’Africa settentrionale da Abidjan fino alla costa mediterranea: i pullman scassati, i posti di blocco, i soldi nascosti, le estorsioni, il rischio di morte. Non per sfuggire a un conflitto, o a una miseria disperata, ma per rivendicare il diritto ad avere, anche lui, un’occasione migliore, altrove.

Mamadou Diakite - Racconto personale
Mamadou Diakite – Racconto personale

Per uno dei labirinti del caso, si è ritrovato a fare teatro con La Bottega degli Apocrifi, a Manfredonia, provincia di Foggia. E a mettere nelle parole e nel corpo di Racconto personale la sua avventura: un monologo schietto, di verità narrativa.

Mamadou viene dalla Costa d’Avorio. Penso ancora una volta al regionalismo.

A man bassa

Più tardi infine, nella masseria di Pettolecchia che accoglie ogni sera, artisti, operatori teatrali, osservatori, giornalisti, studenti, e diventa così il momento più conviviale di Puglia Showcase 2026, sento incrociarsi lingue diverse.

Vanno dal finlandese al francese, dallo spagnolo del Sudamerica a chissà quale idioma dell’estremo oriente. E tutti, tutti, si mettono ordinatamente in fila per orecchiette, riso patate e cozze, e le bombette appena grigliate, e i nodini e la burrata, il pasticciotto con la crema, e certi vini rosati che non si dimenticano. L’arcobaleno intero delle cucina pugliese.

Sul piano dell’enogastronomia – è lampante – il regionalismo vince a man bassa. È il Guinness delle eccellenze e l’Italia ne è il campione.

Ripenso a ciò che ho visto e sentito in una sola giornata, la prima di Puglia Showcase 2026, e faccio ammenda di quella iniziale impressione. Complice il cibo, mi lascio trasportare anch’io nel flusso regionalista, che congiunge la disseccate pianure del Foggiano al Salento estremo, turistico, allettante.

Puglia Showcase 2026 - Masseria Pettolecchia
Villaggio Puglia a Fasano

La selezione di Puglia Showcase 2026

Un “dispositivo di visione territoriale” lo definisce Giulia Delli Santi, al timone del programma assieme a Gemma Di Tullio. Una foto panoramica, come quella possibile sui nostri smarphone, in cui è inserita la selezione dei titoli, curata da una commissione ad hoc. I quali hanno provato a dirimere il nodo regionalista in una rappresentanza larga.

Tra i registi c’è la Licia Lanera, barese, che in James, titolo recente, riversa la propria sfacciataggine, sul pubblico e sulla compagnia dei suoi attori, intenti a un allestimento ancora da fare – in realtà, l’incompiutezza è una finzione – nel quale l’idea della creazione collettiva si sfalda.

Nei dialoghi tra madri e figlie – ce ne sono parecchi e si moltiplicano come tra specchi – emerge un tema ambizioso qual è l’immortalità. O più semplicemente un desiderio di discendenza, che la simmetrica finzione delle adozioni a distanza (James è l’ipotetico bambino, frutto di elargizioni) fa fatica a soddisfare.

James - regia Licia Lanera
James – regia Licia Lanera

C’è Koreja, cantiere teatrale leccese, che per la regia di Salvatore Tramacere racconta Domenico Modugno prima di volare. Ovvero la travisata identità del cantante, nato effettivamente a Polignano a mare (Bari), che diventerà poi siciliano nella percezione orecchiata dal popolo della canzone. Lo spettacolo lo restituisce alle origini, agli anni della formazione, e alle fresche interpretazioni canore di Emanuela Pisicchio e Angelo De Matteis (che ha anche scritto il testo).

A orientare titoli e storie non è soltanto la geografia territoriale. La versione che Tonio De Nitto e Fabio Tinella di Factory Compagnia Transadriatica danno dell’Amleto shakespeariano lascia emozionati nel profondo, per l’adesione che i corpi fragili di alcuni degli interpreti danno a quei personaggi, così tante volte raccontati.

Ma in questo caso inaspettatamente veri, nella scrittura storta di Fabrizio Tana e nella sua presenza magnetica , amletica, “non conforme”.

(H)Amleto - regia Tonio De Nitto e Fabio Tinella
(H)Amleto – regia Tonio De Nitto e Fabio Tinella

Nella scia shakespeariana si muove anche Giulietta e Romeo di La Luna nel letto e Teatri di Bari, con una schiera di giovani interpreti, tredici in scena, che non aggiunge comunque granché a quanto della tragedia delle due famiglie veronesi già non si sappia. O non si sia stato, nel bene e nel male, rimaneggiato.

La cooperativa di Taranto, Crest, trova intanto nel corpo atletico di Andrea Simonetti lo strumento di una narrazione che dalle vittorie del pugilato finisce nei campi di sterminio nazista. Sono la vita e la morte del boxeur tedesco di origine zingara Johan Trollman (1907-1944). La regia di Gaetano Colella (già attore in La ferocia dei corregionali Lagioia-Paolocà-Altamura) la rischiara con l’asciuttezza di una sola lampadina.

Resto colpito molto da Oliviero, nuovo titolo del Teatro dei Borgia, formazione di coppia (Gianpiero Borgia, Elena Cotugno) che ha radici a Barletta, ma con la trilogia La città dei miti ha attraversato paesaggi diversi. Diverso ancora è il paesaggio che Oliviero racconta, partendo dal una storia vera di disagio comportamentale.

Gianpiero Borgia e Riccardo Palmieri - Oliviero
Gianpiero Borgia e Riccardo Palmieri – Oliviero

Dal rapporto tra chi accompagna e chi è accompagnato, dai dubbi sulla cosa giusta e dal rischio del burnout che le situazioni di margine comportano. In un rapporto inusuale con il pubblico, lo stesso Borgia come Oliviero e Riccardo Palmieri nei panni dell’operatore sociosanitario, trovano la chiave che scioglie la drammaticità, senza perdere di vista l’umano.

Potrei aggiungere anche una LidoOdissea da spiaggia, della compagnia Berardi-Casolari, o l’accostamento incongruo tra la musica di Arvo Pärt e quella di David Bowie, che giustifica il dittico coreografico di Equilibrio Dinamico.

Non cambierebbe però il senso di questo mio riflettere sul regionalismo che, dall’inizio della quattrogiorni, si è fatto via via più complesso, problematico. Continuamente in bilico tra offerta turistica, seduzione gastronomica, e capacità di costruire rapporti, in forma di impatto culturale.

Buona pratica

Un modello, una pratica, per dirla alla fine e in breve, che mi sembra si possa estendere anche ad altre regioni, quelle che non godono della visibilità offerta dalla nostra geografia nazionale, che ancora privilegia Nord e concentrazioni metropolitane: l’asse Milano, Bologna, Roma, Napoli.

L’antica, e sempre contemporanea, questione meridionale (di cui QuanteScene! ha altre volte parlato) non molla la presa. Ma l’incontro che al quarto giorno ha suggellato Puglia Showcase 2026 – Visioni dal Sud, un summit di rappresentati istituzionali da tutto il Mezzogiorno – lascia una finestra aperta sulla convergenza futura. Una comune strategia meridionale.

Buona pratica, di cui questo blog potrebbe magari parlare al prossimo Showcase, luglio 2027.

Puglia Showcase 2026 - Masseria Pettolecchia
Villaggio Puglia a Pettolecchia – Fasano

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