FESTIVAL 2026. BMotion, un palcoscenico di scritture e luci nel bosco

Si avvia alla conclusione di domani, domenica 30 agosto, l’edizione 2026 di BMotion a Bassano del Grappa. Ero lassù nei primi giorni di questa settimana, e vi racconto un po’ quanto è rimasto nella mia memoria di spettatore.

BMotion 2026 - Deep are the Woods - Eric Arnal-Burtschy
Deep are the Woods – Eric Arnal-Burtschy

Al limitar del bosco

Con una voce che rassicura, “la guida” ci invita a penetrare nel buio. Tra noi – siamo una ventina – qualcuno è già in ansia. Convincente, lei però ci esorta: stendetevi a terra, rilassatevi, supini, zitti, come se vi voleste prendere una pausa dal rumore della vita. Attorno a noi, adesso, solo il buio del bosco.

A dire il vero, non siamo in un bosco. Siamo sul palcoscenico del Teatro Remondini, a Bassano, dietro al sipario chiuso: spazio protetto, sicuro, che ci riceve. Non ci sono nemmeno gli alberi. Ciò che in quel buio traspare sono soltanto raggi di luce, come quelli che potrebbe indirizzarci la luna, tra i rami e le fronde.

Non c’è nemmeno luna, però: solo sorgenti luminose artificiali e algoritmi digitali. Si muovono, quei dardi di luce, indolenti, ci sfiorano, ci accarezzano, mentre noi, rasoterra, proviamo a intercettarli con le dita o la mano. Ma è impossibile – si sa – afferrare la luce.

Deep are the Woods è il titolo della creazione dell’artista belga Eric Arnal-Burtschy. È il più sontuoso, il più curioso, tra gli appuntamenti della prima settimana di BMotion, sezione che il fiuto selettivo di Michele Mele tesse da qualche anno dentro il programma di OperaEstate Festival.

Dunque, la profondità del bosco. Titolo che lo stesso Mele qualifica fuori formato. Nessun testo, nessuna musica, nessun performer. Non c’è nemmeno il suo ideatore. Solo la luce, un centinaio di dardi stellari che ci avvolgono e si schiantano sulle pareti nere del palcoscenico, intensificati da una nebbiolina che intanto si è diffusa. E se non ci invita al sonno, ci porta sulle strade della meditazione.

Mindfulness collettiva

“Abbandonatevi alla vostra avventura” ci aveva raccomandato la guida. E così fa – suppongo – ciascuno di noi, cullato dall’evento, che tra gli slogan recenti delle performing arts si potrebbe etichettare partecipativo, esperienziale. Immersivo, mi suggeriscono. Ma quella parola io la riserverei agli spettacoli in piscina. O nella vasca da bagno.

I raggi si muovono muti, lineari, rallentati. Qualcuno tra noi si mette a sedere, qualcuno si alza in piedi, o cautamente cammina, per osservare l’altro spettacolo: quello dei suoi compagni d’avventura punteggiati di luce.

Dura quaranta minuti l’esperienza. Ma non sembrano affatto tali, perché ognuno di noi, intanto, sì è avventurato in un viaggio personale. Una mindfulness collettiva che ci fa gruppo e al tempo stesso eremiti.

Ad esempio, io mi sono infilato in un trip da boomer, che ha mi resuscitato l’eco di Battiato, il desiderio di superare le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce per non farmi invecchiare…

In realtà…

In realtà, a BMotion ci ero andato con altri propositi. Quelli di tastare il polso allo stato presente della drammaturgia in Italia. Il cartellone della prima settimana metteva insieme molti processi e propositi diversi, in fasi diverse di elaborazione e di distribuzione.

Drammaturgia, dico. E uso il termine in un senso ampio, molto ampio, intendendo le strutture che stanno alla base di un prodotto creativo, le fonti di ispirazione, l’organizzazione dei materiali, l’architettura e il ritmo della composizione, ecc. ecc. Ma non vi vorrei tediare con lo spiegone.

Racconti e romanzi

I titoli che BMotion ha messo in cartellone rispondono infatti a questa varietà di indirizzi. Dalla sicurezza oramai raggiunta da Ivan e i cani, che la bravura e l’ispirata performance sonora di Federica Rosellini, trae da un racconto, struggente, coinvolgente, di Hattie Naylor (ne parlavo da Castrovillari nel 2025).

Ivan e i cani - Federica Rosellini - ph Angelo Maggio
Ivan e i cani – Federica Rosellini – ph Angelo Maggio

Fino al tentativo, ancora in fase iniziale, di Caterina Carpio che in veste di regista si propone dare voce a A bird’s nest, romanzo 1954 di Shirley Jackson. Nel nido funziona anche grazie a una compagnia di interpreti in sintonia e coesi.

Coesi: è la parola giusta, per una narrazione che si occupa della dissociazione mentale di una giovane donna. Il gruppo comprende Francesca Porrini, Cecilia Fabris, Giulia Heathfield Di Renzi, e Marco Cavalcoli nel ruolo invasivo dell’ipnotista strizzacervelli.

Demoni…

Con passione e abnegazione Domenico Ingenito si appropria invece del suo romanzo d’elezione, I demoni di Dostoevskij, adattandolo a personali corde. Anche se la parola adattamento non gli va affatto a genio. La schifa anzi.

A evitare infatti il remake del romanzone (tipo quello monumentale di Peter Stein, 11 ore e mezza) la felice indole partenopea di Ingenito ne porta allo scoperto solo rari momenti: i dialoghi tra Varvara Petrovna, madre, e Pëtr Verchovenskij, spregiudicato maestro politico del protagonista Stavrogin, e la memoria che ne hanno i suoi amori, Lisa, lo stesso Pëtr.

Frammenti interpretati, che di Ingenito fanno l’erede degno di Enzo Moscato (devo averlo già scritto, credo). Per quanto la bombetta nera in testa evochi in me il De Berardinis magistrale che parodiava Totò, prence napoletano di Danimarca. Focus di scena (per adesso siamo ancora in fase leggio) quella bombetta fa il paio con la veletta che copre il volto di Michele Eburnea, quando disinvoltamente incarna l’aristocratica dispotica Varvara.

… e orologi

Legato in modi più tradizionali a certi modelli di scrittura per la scena, Tacet di Jacopo Giacomoni si presenta come antologia aneddotica sul silenzio. Più esattamente, sulla richiesta fatidica di “un minuto di silenzio”.

La collezione di inviti a tacere intriga di più alla lettura o, volendo, in formato audio. Questo che Giacomoni chiama un museo di silenzi , lo scorso anno ha infatti vinto il Premio Riccione. Nella odierna realizzazione scenica soffre però la meccanica dell’orologio e delle sue lancette, e soprattutto la mancanza di empatia. Quella che era invece riuscito a trasmettere lo scorso anno, sempre a BMotion, in È solo un lungo tramonto.

Tacet - Jacopo Giacomoni, regia Silvia Costa
Tacet – Jacopo Giacomoni, regia Silvia Costa

Sebastiane, commediante e martire

Un diverso sapore lasciano il sudore e l’ironia che Matthieu Pastore ha messo in Il miracolo di San Sebastiano. Drammaturgo sapiente (Tragédie coréenne era il migliore tra i titoli del Premio Hystrio, Scritture di scena 2024) l’italofrancese Pastore qui si concede più volentieri al burlesque e alle provocazioni di uno spettacolo da cartellone Lgbt+.

Del resto, se è vero che tra i suoi tatuaggi corporei spicca quello di san Sebastiano, facile aspettarsi che a un certo punto il santo martire, icona e patrono gay, diventi anche idolo teatrale, come seppe fare al cinema negli anni ’70 un Derek Jarman esordiente.

BMotion 2026 - Giuseppe Affinito e Matthieu Pastore - il Miracolo di san Sebastiano- ph Giancarlo Ceccon
Giuseppe Affinito e Matthieu Pastore – ph Giancarlo Ceccon

Un Sebastiane da legare dunque al palo, che lo stesso Pastore e Giuseppe Affinito si contendono in scena. Il primo deve però rassegnarsi ai travestimenti da Santa Irene, matrona pia, e da Diocleziano, imperatore crudele, e toccano invece al secondo l’indispensabile perizoma del santo. Procaci strizzatone d’occhio al pubblico, ma anche il mélange ipercolto (1911 – Debussy – D’Annunzio – Fokin – Bakst – Ida Rubinstein) che viene citato musicalmente, fanno il resto.

Sì, e la danza?

Mi fermo qui, anche se alcune occasioni di danza (o di qualcosa che le si affianca, rinnovandola) meriterebbe osservazioni non superficiali. Visto che a BMotion la danza non è mai banale.

Ma della survoltata polifonica performance del libanese Charlie Khalil Prince e del berlinese Joss Turnbull , e del loro lavorare assieme si tornerà a parlare presto. Ci scommetto, ci tornerò sopra anch’io al momento giusto. Ricordatevi il titolo intanto: The Body Symphonic.

Andrebbe ricordata pure la grazia con cui gli svedesi Joanna Holewa Chrona e Yared Tilahun Cederlund ribaltano la storica idea di contact improvisation (Steve Paxton, anni ’70, per intendersi) approntando uno spettacolo fluido e delicato, visivamente e percettivamente, di assoluto non-contatto: Waterkind. Rasenti, sorvolanti, misurati. Bravi insomma.

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BMotion 2026 – i crediti

DEEP ARE THE WOODS
concept e creazione Eric Arnal-Burtschy
produzione BC Pertendo

IVAN E I CANI
dal racconto di Hattie Naylor
traduzione Monica Capuani
performer, sound design e regia Federica Rosellini
scenografia Paola Villani
produzione Cardellino srl

NEL NIDO
dal romanzo The Bird’s Nest di Shirley Jackson
testo e cura della lettura scenica Caterina Carpio
con Francesca Porrini, Marco Cavalcoli, Cecilia Fabris, Giulia Heathfield Di Renzi
composizioni sonore Fortunato Leccese
produzione Operaestate, Bmotion, Lacasadargilla

I DEMONI – UN FRAMMENTO
liberamente estratto da Fëdor Dostoevskij
testo e cura della lettura scenica Domenico Ingenito
con Domenico Ingenito e Michele Eburnea

IL MIRACOLO DI SAN SEBASTIANO
testo Matthieu Pastore
regia Aldo Cassano
con Giuseppe Affinito e Matthieu Pastore
produzione Animanera ETS

THE BODY SYMPHONIC
coreografia e performance Charlie Khalil Prince
musiche dal vivo Charlie Khalil Prince, Joss Turnbull
drammaturgia Erin Hill
produzione Charlie Khalil Prince

WATERKIND
coreografia e performance Joanna Holewa Chrona e Yared Tilahun Cederlund
musica Yared Tilahun Cederlund
vocals Ntsika Fana Ngxang
produzione Land Before Time

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