Per sei giorni, a Milano, le tre sale del Teatro Elfo Puccini hanno accolto Hystrio Festival 2026, spin off dal vivo della rivista diretta da Claudia Cannella.
Con i suoi dieci spettacoli, i cinque testi presentati in lettura nel format Situazione Drammatica, il premio Alla Vocazione, quello Alla Scrittura, altri sei Premi focalizzati sulla contemporaneità e gli incontri, Hystrio Festival è una ricognizione sulla generazione under 35.

Milano vicina all’Europa
Certo Milano è un gran laboratorio. E il suo motore è l’innovazione. Lo vede più facilmente non chi a Milano ci vive, ma chi ogni tanto l’attraversa. Come me. E ne coglie i cambiamenti, il nuovo.
Mi ci sono trovato dentro, questa Milano. Non per l’esagerata Fashion Week, che mi interessa poco, forse solo per la comunicazione che mette in campo. Sono arrivato là per per Hystrio Festival 2026, che nel suo ambito, quello dello spettacolo dal vivo, e con le debite proporzioni, mobilita parecchia gente. Più addetti ai lavori che spettatori – a dire il vero – come potevano testimoniare le tre sale del Teatro Elfo Puccini, dove Hystrio Festival è di casa, platee onorate quasi ogni sera dai tuttoesaurito.
Ma proprio nell’incontro di creatori, artisti, esecutori, programmatori, responsabili di festival e di teatri, professionisti della comunicazione, si sviluppano le relazioni, i progetti, le idee finalmente, che portano all’innovazione, alla trasformazione, al futuro.
Magari me l’avete sentito già dire, ma in un Paese come il nostro, tenacemente legato al passato soprattutto in campo artistico, respirare il vento del nuovo, è fondamentale.

Penso sia per questo che cinque anni fa, in forma di spin off della rivista Hystrio e dei suoi due Premi, è nato Hystrio Festival. Vocazionalmente portato a esplorare il teatro under 35.
Esequie
Badate: non è apologia della gioventù (che l’under 35 è giovane sì, ma fino a un certo punto). Non è nemmeno una mia fissa sul nuovo. È l’indispensabile plasma del ricambio, che se non circola, prepara le esequie.
Lo dico – in forma di paradosso – proprio dopo aver visto Hamlet in Purple, lo spettacolo a mio parere più interessante di questa quinta edizione del Festival.
È pur vero che la base della vicenda risale a cinque secoli fa (anzi, ancora a prima) e al talento di Shakespeare. Ma il suo esito performativo si colloca precisamente nel nostro tempo dello spettacolo. Che è un tempo funebre. Di esequie appunto.
Non solo perché il creatore e performer Valentino Mannias, disteso sulla bara della povera Ofelia, canta – come è stato scritto – “un requiem contemporaneo al teatro”.

Anche perché l’avvicendarsi dei suoi registi e dei linguaggi, è un impasto che fa piazza pulita di tutto lo Shakespeare commerciale e scenicamente risaputo che siamo abituati a vedere qui in Italia, a parte qualche eccezione.
Viola lutto
E invece, sentir risuonare la glass harmonica di Luca Spanu (l’organo musicale dove a vibrare sono bicchieri appena appena accarezzati dalle dita), assistere alla performance della decina di voci che Mannias consegna ai personaggi, vedere azzerato il naturalismo e la psicologia grazie a marionette e burattini, e trovarsi calati nel color viola luttuoso che esaspera il suggerimento del titolo, tutto ciò intercetta una pratica che – se non può basarsi su una drammaturgia efficacemente contemporanea (ne parlopiù sotto) – prova a organizzare un modello nuovo nella restituzione dei classici.
Che per definizione – ci insegnava Jan Kott – sono nostri contemporanei.
Potrei aggiungere – per chi di visioni ne ha già in tasca tante – che Carmelo (Bene) e Leo (De Berardinis) con loro principi danesi erano ben presenti nelle declinazioni ironiche della voce di Mannias, che si moltiplica in tante voci. Che ingegnosa e manigolda era la confezione degli endecasillabi in cui è stato riscritto l’originale. E che le figure create dai puppet maker Is Mascareddas restituivano una componente regionale – l’essenza sarda – che fin dal rilancio della sardità propiziato da Alessandro Serra in Macbettu, comincia a lasciare segni.
Potere e ginnastica
Absolutely present era anche un altro spettacolo, Mine-Haha, rielaborazione che il regista Marco Corsucci ha fatto del più bel racconto (sottolineo, è un racconto) di Frank Wedekind, riletto come presa di posizione attuale sulle politiche del corpo. Con una fenomenica Matilde Bernardi, in veste di adolescente da educare. Sottotitolo è infatti: L’educazione fisica delle fanciulle.

Elementari sequenze ginniche, che fanno al tempo stesso coreografia e drammaturgia, ci lasciano intuire che, a suo modo, nel 1903, lo scandaloso autore di Risveglio di primavera, aveva già polemicamente chiaro quanto i protocolli educativi (educazione fisica, non intellettuale, di coercizione e controllo) della donna fosse indispensabile al mantenimento del potere patriarcale nell’Occidente europeo. Che rivoluzioni e guerre avrebbero presto trasformato.
Un’opera insomma che sarebbe utile rendere oggi obbligatoria, come i Promessi Sposi ieri. Uno spettacolo, ancora una volta, in sintonia con i temi del contemporaneo.

Scrivere per chi interpreta e per il pubblico
E così finalmente arrivo alla questione più delicata. Quella che Hystrio Festival 2026 e i suoi due premi vocazionali under 35 ( uno alla vocazione attorale, l’altro alla scrittura drammaturgica) mi hanno chiarito più che negli anni scorsi.
Come mai alla base di questi due spettacoli, per me i più interessanti e sicuramente quelli che avranno un futuro, ci sono Shakespeare e Wedekind? Cinque secoli fa. Un secolo fa.
Attraverso due giurie di esperti, il Premio Alla vocazione e il Premio Scritture di Scena selezionano futuri professionisti del teatri e assicurano loro un piccolo bonus di visibilità.
Ciò che da tempo riscontro, e quest’anno mi risulta palese, è come la qualità degli attori e degli attrici che via via emerge dal Premio ai giovani interpreti sia proporzionalmente inversa alla qualità percepita dalla lettura di decine e decine di “nuovi” testi di drammaturgia italiana.
Tanto sono bravi loro, gli interpreti, quanto ininfluente, statica, ripetitiva, senza forza, è la scrittura che a loro si chiede di portare in scena.

E intendo: sempre le stesse malconce famiglie, in questi “nuovi” testi, sempre quel volo basso dei dialoghi, sempre gli stessi riferimenti a un presente breve (slang, frasi fatte, canzoni, citazioni, atteggiamenti) che presto saranno dimenticati e rendono fatalmente caduca ogni storia. E sempre, o quasi sempre, il personale vissuto di chi scrive.
Nei casi migliori, sembrano script pensati per la serialità cinematografica e televisiva, colgono l’attimo e – se catturano l’attenzione, o addirittura una produzione – è una cosa momentanea. Periranno presto.
In sintonia
Credetemi: sono giurato in numerose giurie di drammaturgia, e quest’anno ho letto quasi duecento testi in toto e altri trecento per le prime venti pagine – ve lo giuro, bastano. Una ripetitività desolante. L’inconsapevolezza di ciò che il teatro richiederebbe oggi. Assente ogni sintonia con la contemporanea drammaturgia internazionale: anglosassone, latino-americana, francese, tedesca, russa…
Latitante infine la spinta a un teatro europeo che il laboratorio Milano, a cominciare dal Piccolo, passando per tante altre innovative sale milanesi, sta in questi anni provando a promuovere.
Milano è l’unica città veramente europea dello Stivale, e i suoi palcoscenici illuminano, oltre ad essere illuminati.

È in gioco qui la ristrutturazione del pubblico: una generazione nuova di spettatori, senza la quale non ci sarà un nuovo teatro.
Magari ne parliamo nei prossimi post. Quanto a questo, sono già andato troppo lungo.
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HYSTRIO FESTIVAL 2026
diretto da Claudia Cannella
organizzato dalla rivista trimestrale Hystrio
15-20 settembre 2026

PREMI HYSTRIO FESTIVAL 2026
Premio Hystrio all’Interpretazione: Vinicio Marchioni
Premio Hystrio alla Regia: Fabiana Iacozzilli
Premio Hystrio alla Drammaturgia: Federico Bellini
Premio Hystrio-Corpo a Corpo: Marta Ciappina
Premio Hystrio-Altre Muse: Factory Compagnia Transadriatica
Premio Hystrio Scritture di Scena: Marco Trotta con il testo Un bambino
Premio Hystrio alla Vocazione: Lorena Nacchia e Edoardo Sabato La borsa di studio Ugo Ronfani è andata a Dino Galiano
Premio Hystro Mariangela Melato: Marta Malvestiti e Andrea Ibba Monni
HAMLET IN PURPLE
da W. Shakespeare
traduzione, regia, drammaturgia Valentino Mannias
musiche originali e sound design Luca Spanu
collaborazione teatro di figura Is Mascareddas
con Valentino Mannias e Luca Spanu
produzione Valentino Mannias, Bluemotion
MINE-HAHA
ovvero Dell’educazione fisica delle fanciulle
dal romanzo di Frank Wedekind
un progetto di Marco Corsucci e Matilde Bernardi
ideazione e regia di Marco Corsucci
con Matilde Bernardi
spazio e luci di Flavio Pezzotti
suono di Federico Mezzana
produzione TPE – Teatro Piemonte Europa


















