Hystrio Festival 2026, lab di teatro italiano under 35, in una Milano d’Europa

Per sei giorni, a Milano, le tre sale del Teatro Elfo Puccini hanno accolto Hystrio Festival 2026, spin off dal vivo della rivista diretta da Claudia Cannella.

Con i suoi dieci spettacoli, i cinque testi presentati in lettura nel format Situazione Drammatica, il premio Alla Vocazione, quello Alla Scrittura, altri sei Premi focalizzati sulla contemporaneità e gli incontri, Hystrio Festival è una ricognizione sulla generazione under 35.

Hystrio Festival 2026 - Hamlet in Purple - Valentino Mannias - ph Anna Faragona
Hamlet in Purple – Valentino Mannias – ph Anna Faragona

Milano vicina all’Europa

Certo Milano è un gran laboratorio. E il suo motore è l’innovazione. Lo vede più facilmente non chi a Milano ci vive, ma chi ogni tanto l’attraversa. Come me. E ne coglie i cambiamenti, il nuovo.

Mi ci sono trovato dentro, questa Milano. Non per l’esagerata Fashion Week, che mi interessa poco, forse solo per la comunicazione che mette in campo. Sono arrivato là per per Hystrio Festival 2026, che nel suo ambito, quello dello spettacolo dal vivo, e con le debite proporzioni, mobilita parecchia gente. Più addetti ai lavori che spettatori – a dire il vero – come potevano testimoniare le tre sale del Teatro Elfo Puccini, dove Hystrio Festival è di casa, platee onorate quasi ogni sera dai tuttoesaurito.

Ma proprio nell’incontro di creatori, artisti, esecutori, programmatori, responsabili di festival e di teatri, professionisti della comunicazione, si sviluppano le relazioni, i progetti, le idee finalmente, che portano all’innovazione, alla trasformazione, al futuro.

Magari me l’avete sentito già dire, ma in un Paese come il nostro, tenacemente legato al passato soprattutto in campo artistico, respirare il vento del nuovo, è fondamentale.

Hystrio Festival 2026 - logo

Penso sia per questo che cinque anni fa, in forma di spin off della rivista Hystrio e dei suoi due Premi, è nato Hystrio Festival. Vocazionalmente portato a esplorare il teatro under 35.

Esequie

Badate: non è apologia della gioventù (che l’under 35 è giovane sì, ma fino a un certo punto). Non è nemmeno una mia fissa sul nuovo. È l’indispensabile plasma del ricambio, che se non circola, prepara le esequie.

Lo dico – in forma di paradosso – proprio dopo aver visto Hamlet in Purple, lo spettacolo a mio parere più interessante di questa quinta edizione del Festival.

È pur vero che la base della vicenda risale a cinque secoli fa (anzi, ancora a prima) e al talento di Shakespeare. Ma il suo esito performativo si colloca precisamente nel nostro tempo dello spettacolo. Che è un tempo funebre. Di esequie appunto.

Non solo perché il creatore e performer Valentino Mannias, disteso sulla bara della povera Ofelia, canta – come è stato scritto – “un requiem contemporaneo al teatro”.

Hystrio Festival  2026 - Hamlet in Purple - Valentino Mannias - ph Simone Mura
Hamlet in Purple – Valentino Mannias – ph Simone Mura

Anche perché l’avvicendarsi dei suoi registi e dei linguaggi, è un impasto che fa piazza pulita di tutto lo Shakespeare commerciale e scenicamente risaputo che siamo abituati a vedere qui in Italia, a parte qualche eccezione.

Viola lutto

E invece, sentir risuonare la glass harmonica di Luca Spanu (l’organo musicale dove a vibrare sono bicchieri appena appena accarezzati dalle dita), assistere alla performance della decina di voci che Mannias consegna ai personaggi, vedere azzerato il naturalismo e la psicologia grazie a marionette e burattini, e trovarsi calati nel color viola luttuoso che esaspera il suggerimento del titolo, tutto ciò intercetta una pratica che – se non può basarsi su una drammaturgia efficacemente contemporanea (ne parlopiù sotto) – prova a organizzare un modello nuovo nella restituzione dei classici.

Che per definizione – ci insegnava Jan Kott – sono nostri contemporanei.

Potrei aggiungere – per chi di visioni ne ha già in tasca tante – che Carmelo (Bene) e Leo (De Berardinis) con loro principi danesi erano ben presenti nelle declinazioni ironiche della voce di Mannias, che si moltiplica in tante voci. Che ingegnosa e manigolda era la confezione degli endecasillabi in cui è stato riscritto l’originale. E che le figure create dai puppet maker Is Mascareddas restituivano una componente regionale – l’essenza sarda – che fin dal rilancio della sardità propiziato da Alessandro Serra in Macbettu, comincia a lasciare segni.

Potere e ginnastica

Absolutely present era anche un altro spettacolo, Mine-Haha, rielaborazione che il regista Marco Corsucci ha fatto del più bel racconto (sottolineo, è un racconto) di Frank Wedekind, riletto come presa di posizione attuale sulle politiche del corpo. Con una fenomenica Matilde Bernardi, in veste di adolescente da educare. Sottotitolo è infatti: L’educazione fisica delle fanciulle.

MineHaha - Frank Wedekind - Matilde Bernardi - ph Andrea Macchia
Mine- Haha – Matilde Bernardi – ph AndreaMacchia

Elementari sequenze ginniche, che fanno al tempo stesso coreografia e drammaturgia, ci lasciano intuire che, a suo modo, nel 1903, lo scandaloso autore di Risveglio di primavera, aveva già polemicamente chiaro quanto i protocolli educativi (educazione fisica, non intellettuale, di coercizione e controllo) della donna fosse indispensabile al mantenimento del potere patriarcale nell’Occidente europeo. Che rivoluzioni e guerre avrebbero presto trasformato.

Un’opera insomma che sarebbe utile rendere oggi obbligatoria, come i Promessi Sposi ieri. Uno spettacolo, ancora una volta, in sintonia con i temi del contemporaneo.

MineHaha - Frank Wedekind - Matilde Bernardi - ph Andrea Macchia
Mine-Haha – Matilde Bernardi – ph Andrea Macchia

Scrivere per chi interpreta e per il pubblico

E così finalmente arrivo alla questione più delicata. Quella che Hystrio Festival 2026 e i suoi due premi vocazionali under 35 ( uno alla vocazione attorale, l’altro alla scrittura drammaturgica) mi hanno chiarito più che negli anni scorsi.

Come mai alla base di questi due spettacoli, per me i più interessanti e sicuramente quelli che avranno un futuro, ci sono Shakespeare e Wedekind? Cinque secoli fa. Un secolo fa.

Attraverso due giurie di esperti, il Premio Alla vocazione e il Premio Scritture di Scena selezionano futuri professionisti del teatri e assicurano loro un piccolo bonus di visibilità.

Ciò che da tempo riscontro, e quest’anno mi risulta palese, è come la qualità degli attori e degli attrici che via via emerge dal Premio ai giovani interpreti sia proporzionalmente inversa alla qualità percepita dalla lettura di decine e decine di “nuovi” testi di drammaturgia italiana.

Tanto sono bravi loro, gli interpreti, quanto ininfluente, statica, ripetitiva, senza forza, è la scrittura che a loro si chiede di portare in scena.

Francesca Astrei in Io sono verticale ph Paolo Minnielli
Francesca Astrei in Io sono verticale – ph Paolo Minnielli

E intendo: sempre le stesse malconce famiglie, in questi “nuovi” testi, sempre quel volo basso dei dialoghi, sempre gli stessi riferimenti a un presente breve (slang, frasi fatte, canzoni, citazioni, atteggiamenti) che presto saranno dimenticati e rendono fatalmente caduca ogni storia. E sempre, o quasi sempre, il personale vissuto di chi scrive.

Nei casi migliori, sembrano script pensati per la serialità cinematografica e televisiva, colgono l’attimo e – se catturano l’attenzione, o addirittura una produzione – è una cosa momentanea. Periranno presto.

In sintonia

Credetemi: sono giurato in numerose giurie di drammaturgia, e quest’anno ho letto quasi duecento testi in toto e altri trecento per le prime venti pagine – ve lo giuro, bastano. Una ripetitività desolante. L’inconsapevolezza di ciò che il teatro richiederebbe oggi. Assente ogni sintonia con la contemporanea drammaturgia internazionale: anglosassone, latino-americana, francese, tedesca, russa…

Latitante infine la spinta a un teatro europeo che il laboratorio Milano, a cominciare dal Piccolo, passando per tante altre innovative sale milanesi, sta in questi anni provando a promuovere.

Milano è l’unica città veramente europea dello Stivale, e i suoi palcoscenici illuminano, oltre ad essere illuminati.

Pietro Cerchiello in Tecniche di lavoro di gruppo - ph Luca A. d'Agostino
Pietro Cerchiello in Tecniche di lavoro di gruppo – ph Luca A. d’Agostino

È in gioco qui la ristrutturazione del pubblico: una generazione nuova di spettatori, senza la quale non ci sarà un nuovo teatro.

Magari ne parliamo nei prossimi post. Quanto a questo, sono già andato troppo lungo.

– – – – – – – – – – – – – – – – – – – – –
HYSTRIO FESTIVAL 2026
diretto da Claudia Cannella
organizzato dalla rivista trimestrale Hystrio
15-20 settembre 2026

Lo staff di Hystrio
Lo staff di Hystrio

PREMI HYSTRIO FESTIVAL 2026
Premio Hystrio all’Interpretazione: Vinicio Marchioni
Premio Hystrio alla Regia: Fabiana Iacozzilli
Premio Hystrio alla Drammaturgia: Federico Bellini
Premio Hystrio-Corpo a Corpo: Marta Ciappina
Premio Hystrio-Altre Muse: Factory Compagnia Transadriatica
Premio Hystrio Scritture di Scena: Marco Trotta con il testo Un bambino
Premio Hystrio alla Vocazione: Lorena Nacchia e Edoardo Sabato La borsa di studio Ugo Ronfani è andata a Dino Galiano
Premio Hystro Mariangela Melato: Marta Malvestiti e Andrea Ibba Monni

HAMLET IN PURPLE
da W. Shakespeare
traduzione, regia, drammaturgia Valentino Mannias
musiche originali e sound design Luca Spanu
collaborazione teatro di figura Is Mascareddas
con Valentino Mannias e Luca Spanu
produzione Valentino Mannias, Bluemotion

MINE-HAHA
ovvero Dell’educazione fisica delle fanciulle
dal romanzo di Frank Wedekind
un progetto di Marco Corsucci e Matilde Bernardi
ideazione e regia di Marco Corsucci
con Matilde Bernardi
spazio e luci di Flavio Pezzotti
suono di Federico Mezzana
produzione TPE – Teatro Piemonte Europa

I Turcs tal Friùl. Bestemmia e preghiera nel giovane Pasolini

Scritto da Pier Paolo Pasolini, a 22 anni, nel 1944, I Turcs tal Friùl rinasce in un nuovo allestimento teatrale con la regia di Alessandro Serra. Un progetto di Cinemazero – Pordenone, prodotto da CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia.

I Turcs tal Friùl (2026) – ph Alessandro Serra

Il passato, il presente

“Il modo in cui insegniamo e promuoviamo la cultura italiana è necrofilo. Invece di portare i viventi in un altrettanto vivente passato, ci sforziamo di portare i morti nel presente, mortificandolo”.

Una volta tanto, comincio con una citazione. È tratta da un saggio di Alessandro Giammei, studioso italiano di italianistica.

Uno dei dispositivi tipici della mortificazione del presente sono gli anniversari. E gli anniversari non fanno bene alle arti. Neanche a quella teatrale. Penso di averlo detto, scritto, dimostrato, in molte occasioni.

Lo ripeto anche questa volta, quando una delle tante ricorrenze scandite dal calendario, ci riporta agli eventi del maggio 1976, terremoto in Friuli.

Già officiata a maggio 2026, la ricorrenza continua a trovare eco in un progetto che ora, a settembre, coniuga i 50 anni da quell’evento sismico e Pier Paolo Pasolini.

Rielaborazione grafica di una foto originale di Deborah Beer. Archivi Cinemazero
Rielaborazione grafica di una foto originale di Deborah Beer. Archivi Cinemazero

Il detonatore

Il nuovo scatto celebrativo non è tanto nel terremoto, né in Pasolini, già ossequiato in occasione del centenario della nascita (1922). Adotta invece come detonatore l’allestimento di un suo testo teatrale, intitolato I Turcs tal Friùl, scritto in lingua friulana nel maggio del 1944 e rappresentato per la prima volta nel 1976, a Venezia, chiesa di San Lorenzo, sei mesi dopo la disastrosa scossa del 6 maggio.

Non era stato uno spettacolo d’eccezione: aveva caratteristiche amatoriali, lo nobilitavano in qualche modo le musiche di scena composte da Luigi Nono. La scenografia, molto essenziale, era stata approntata dallo scultore Luciano Ceschia. Sullo sfondo apparivano le fotografie rurali di Italo Zannier.

Forte però era il suo valore simbolico. Il ritrovamento di un testo fino ad allora sconosciuto di Pasolini, e il tema (che rievocava il pericolo della distruzione nel 1499, a opera dei “turchi”, del paese di Casarsa, nido materno dello scrittore) potevano concentrare l’attenzione nazionale sulla forza della ricostruzione post-terremoto che da alcuni mesi, “da soli, a mani nude” i friulani avevano già avviato.

Locandina per la rappresentazione del 1976 a Venezia
Locandina per la rappresentazione del 1976 a Venezia

Turchi mitologici

Da quel momento una estesa mitologia ha accompagnato i Turcs tal Friùl, per le tante intersezioni che attorno a quel lavoro si potevano e si volevano costruire.

Afflato civile (i turchi del 1499 erano i fascisti e l’esercito tedesco che nel 1944 terrorizzavano il Friuli). Valore profetico (proprio come uno dei personaggi, anche il fratello di Pasolini, Guido, verrà ucciso nel febbraio 1945, nella resa dei conti tra partigiani cattolici e partigiani comunisti). Rimando classico (l’architettura ricalca vagamente le forme della tragedia, Eschilo in particolare). Impatto linguistico (la lingua adottata dall’autore è una particolare variante, quella di Casarsa, del friulano).

Manoscritto dei Turcs  (1944)
Manoscritto dei Turcs (1944)

Bene si sa, inoltre, quanto Pasolini, pur nato a Bologna e pur ucciso alla periferia di Roma, sia considerato cittadino e padre poetico della identità friulana, della sua lingua, delle sue radici. E pertanto ossequiata icona di questa Regione.

Cinquant’anni dopo

Allo scadere del 50esimo anno da quella prima rappresentazione, un progetto raccoglie ora il supporto di lunga filiera culturale e economica (vedi più in basso i crediti produttivi) e spinge dunque al recupero scenico dei Turcs tal Friùl e alla pubblicazione di un volume memoriale, ricco di approfondimenti, in cui tutti i fili sembrano rinsaldarsi.

Ma gli anniversari – dicevo- non fanno bene alla spinta creativa. Mi associo di nuovo a Giammei, citato prima: “Qual è il destino di un popolo che fonda la propria mitologia identitaria nel sangue, nella genealogia, nella ricorrenza di un’apocalisse zombie dei propri presunti antenati?”.

Nel passato decennio, Alessandro Serra, regista, ha lavorato sulla potenza scenica delle lingue minoritarie: la lingua sarda nel folgorante Macbettu post-shakespeariano, la lingua grecanica nel meno riuscito Tragùdia, incentrato sul mito di Edipo.

Serra è parso perciò il riattivatore ideale per questi Turcs, che già nella stagione 1995-96 erano apparsi, in un cortile di campagna, nel significativo allestimento di Elio De Capitani con le musiche di Giovanna Marini. Un’occasione che aveva rilanciato la crescita del teatro in Friuli, effettivamente avvenuto, con la nascita di una nuova “meglio gioventù” teatrale.

I Turcs tal Friùl - 1995 -  ph Luca A. D'Agostino
I Turcs tal Friùl – edizione 1995 – ph Luca A. D’Agostino

Omologazioni

Ad Alessandro Serra, anche per la sua attenzione filologica ai testi, il compito quindi di riannodare i tanti fili che si intrecciano nei Turcs. Del resto, con il loro autore, il regista condivide pure una certa anti-modernità e la predilezione per le radici e l’arcaico.

Infatti, a una presunta l’omologazione della contemporanea lingua del teatro, in molte interviste, Serra afferma di voler opporre la musica delle lingue minoritarie e dei dialetti dimenticati, la loro purezza nel risuonare aurorali, arcaici.

Postura che sembra identica all’avversione che Pasolini nutriva per la “lingua tecnologica” e consumistica che andava diffondendosi nell’Italia anni Sessanta: la stessa ricerca di un’eden linguistico che PPP aveva trovato nella parlata dei ragazzi di Casarsa di cui era insegnante, e dai quali aveva appreso a parlare in friulano (con la madre Susanna, maestra elementare, parlava in italiano).

Ruvidezza contadina

Ne discende, in linea retta, l’impostazione di questa nuova edizione dei Turcs. Rigorosa ma arcaicizzante, prevalentemente vocale, musicale, operistica, a scapito della stessa comprensione del testo, anche per la maggior parte dei friulani d’oggi (cui soccorrono, per fortuna, i sopratititoli, in italiano e, chissà perché, in inglese).

I Turcs tal Friùl – 2026 – ph Alessandro Serra

Un risultato poco empatico, scarno di azione, una sacra rappresentazione in forma di oratorio, che non si dovrebbe nemmeno chiamare laico, visto che la chiave del testo è il rapporto dei personaggi con la religiosità e la fede.

Osservanza cristiana vs ribellione, preghiera vs bestemmia, sono infatti i due poli attorno ai quali i paesani casarsesi del 1499, nella lingua del 1944, giocano la partita della propria esistenza.

Però immobili, in controluce possente, davanti a un uniforme muro/sfondo di ruvidezza contadina (il fondo oro della pittura pre-rinascimentale italiana, già evocato da Pasolini per Teorema).

I Turcs tal Friùl - 2026 - ph Alessandro Serra
I Turcs tal Friùl – 2026 – ph Alessandro Serra

Ogni tanto, nella compattezza del muro, il profilo di un portone colonico si dischiuderà, e come nel teatro greco verrà alla fine esposto il cadavere, in forma di scultorea Pietà cristiana.

Temporali e primule

Naturalmente Pasolini resta un’icona controversa, tanto più per il sostrato cattolico dei friulani, che volentieri dimenticano il realismo “romano” dei romanzi, la disinvoltura e la crudezza delle regie cinematografiche, la vis civile e polemica dell’intellettuale, il piacere dello scandalo.

Qui in Friuli si è sempre preferito valorizzare lo stendardo della sua poesia, quella che canta la terra dei temporali, delle primule, della rugiada. A questo idillio post-pascoliano, al respiro lirico di una comunità-coro, i Turcs di Serra si accordano.

Bello però sarebbe stato far tralucere nei settanta minuti dello spettacolo anche qualcosa delle tante sfaccettature che Stefano Casi, attivo studioso del Pasolini teatrale, e Walter Siti, curatore dell’opera omnia per i Meridiani di Mondadori, hanno seminato da tempo in tanti volumi e in tanti convegni pasoliniani.

copertina del Meridiano a cura di Walter Siti e Silvia De Laude
copertina del Meridiano a cura di Walter Siti e Silvia De Laude

La simbiosi di lingua e corpi, più che di voci, il peso psicologico dell’omosessualità, la sublimazione dell’eros, il narcisismo, le ossessioni, la contraddizione dell’intellettuale borghese al tempo stesso candido marxista… E chissà quante alte cose, che un artista di ammirevole intelligenza e sottile vista teatrale (Serra) e un musicista raffinato (Bruno de Franceschi) avrebbero potuto lasciarci intuire.

Zombie

Il progetto sui Turcs aggiunge invece un tassello ulteriore al processo di mitificazione. Ho scritto mitificazione, non mistificazione, e Giammei scriverebbe zombificazione.

Ovvero, la venerazione di cui PPP – santo, martire, profeta – è oggetto in questo Nordest, dal giorno in cui, nel novembre 1975, è stato martoriato e ucciso. Là, in quello spiazzo, senza primule senza rugiade, della desolata periferia di Roma. L’ anno prima del terremoto del Friuli.

il corpo massacrato di Pasolini - Idroscalo di Ostia 1975
il corpo massacrato di Pasolini – Idroscalo di Ostia, novembre 1975

– – – – – – – – – – – – – –

I TURCS TAL FRIÙL
di Pier Paolo Pasolini
drammaturgia, regia, scene, suoni, luci e costumi Alessandro Serra
interpreti: Valerio Ameli, Aurora Cimino, Erika Cordisco, Salvo Drago, Diamara Ferrero, Noemi Grasso, Alessandro Maione, Chiara Michelini, Felice Montervino, Francesca Pica, Valerio Pietrovita, Mirko Soldano, Aida Talliente
e voci e canti Bruno de Franceschi
assistente ai canti Noemi Grasso
movimenti di scena Chiara Michelini
collaborazione ai costumi Francesca Novati
produzione CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia,
con Teatri Stabil Furlan, Teatro Nuovo Giovanni da Udine e con Teatropersona
con il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, di Confindustria Udine e di Banca 360 FVG
con il patrocinio dell’Università degli Studi di Udine
in collaborazione con Centro Studi Pasolini di Casarsa della Delizia, ERT Ente Regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia, i Comuni di Casarsa della Delizia e Gemona del Friuli, Associazione Icaro Volontariato Giustizia ODV
si ringrazia per la collaborazione il Teatro Nazionale Croato Ivan Zajc di Fiume – HNK Ivana pl.Zajca u Rijeci
la produzione è parte del progetto di Cinemazero I Turcs tal Friùl 1976-2026: 50 anni dopo il terremoto, a cura di Luca Giuliani e Roberto Calabretto

NID 2026, cogliendo ciliegie nella Torino post-industriale


Cinque giorni in Piemonte, a settembre, per NID 2026 – Nuova Piattaforma Italiana di Danza. Il reportage.

NID 2026 - Sognare - coreografia Damiano Scavo- ph AMacchia
Sognare – coreografia Damiano Scavo – ph AMacchia

Una cosa soprattutto mi incuriosiva, mentre scorrevo in anticipo il programma di NID 2026. Che questa decima edizione della New Italian Dance Platform, toccasse per la prima volta una città grande, metropoli quasi, con tutta la forza del suo indotto geografico.

Caratteristica che, riannodando il filo del tempo, le ospitalità precedenti, tutte città di medie dimensioni – da Civitanova Marche, a Vicenza, da Cagliari a Reggio Emilia e Gorizia – certo non potevano vantare. Né sfidare Torino.

Complessità

Ragionavo dunque: complessità urbana vs complessità creativa, quella della coreografia italiana odierna. Perché dentro la danza, assai più che nel teatro, il contesto, i luoghi, gli spazi, in cui uno spettacolo incontra il pubblico sono elementi fondanti, oggi più di ieri, della visione. E di conseguenza, della percezione.

Torino, con la sua storia novecentesca, con i riassetti dettati dalle dismissioni industriali. Con la rinascita architettonica per le Olimpiadi invernali (2006, vent’anni fa) e con la finanziarizzazione dell’ultimo decennio, Pnrr compreso. Torino ripensata sul modello parigino delle Città in 15 Minuti. Tempistica smart, che assai farebbe bene alla danza. Scherzo, eh! Ma mica tanto.

NID 2026 - Torino - Mole

Torino vicina all’Europa

Eccoli, i luoghi. Le Fonderie Limone nella vicina Moncalieri, annex post-industriale che il Teatro Stabile ha aggiunto alle due sale in centro, Carignano e Gobetti. La Lavanderia a Vapore di Collegno, recuperata allo storico manicomio dello Smemorato, e gestita dal circuito Piemonte da Vivo.

La strabiliante riabilitazione delle OGR – Officine Grandi Riparazioni, ripensate come snodo di innovazione e piene ogni giorno di sorprese. E poi i vent’anni dalla rinascita del centenario Cinema Teatro Savoia, oggi Astra, ma sempre con quei suoi twist déco. E gli spazi funzionali della CasaTeatro Ragazzi e Giovani, una volta impianto di trasformazione elettrica, là dalle parti di corso Unione Sovietica (quando si dice la Storia!)

Impennate, sberleffi, rigore

Gia nelle venue del programma di NID 2026, dunque, una complessità e una storia ammirevoli, da coniugare con l’altrettanto complessa, mobile, imprevedibile trasformazione della coreografia crafted in Italy. Così difficile da catturare in una definizione sola.

Tra le impennate di corpo e di pensiero di Francesca Pennini/Collettivo Cinetico, e la lunga carriera, sempre impastata di drammaturgia, di Balletto Civile. Tra il rigore introverso e orientale di Alessandra Cristiani e lo sberleffo di Davide Tagliavini, devoto alle Wuthering Heights di Kate Bush, o i Chopin notturni e estetizzanti di Piano Forte, la coreografia firmata da Roberto Tedesco.

NID 2026 - Francesca Pennini - Abracadabra
NID 2026 – Francesca Pennini – Abracadabra

E poi lavori che già si sono fatti valere: Cani lunari di Francesco Marilungo, Epiphania di Abbondanza/Bertoni, lo scrolling infinito di Francesca Santamaria (Good Vibes Only).

La carta del programma nasceva pure integrata al supporto digitale di app dedicate, di QR code di libera circolazione sui mezzi pubblici, dell’intelligenza artificiale per le traduzioni, di un millimetrico coordinamento orario di panel, workshop e spettacoli, che avrebbe permesso a tutti di vedere tutto. Sulla carta, appunto.

Resistenza urbana

Ma il più delle volte le alte ambizioni si scontrano con la realtà urbana – la sua resistenza, anzi – che imbriglia la forza delle idee. Così le distanze, da un capo all’altro della città, quasi un’ora di viaggio in metro, non-air-condition a 36 gradi esterni – figurarsi se percepiti – possono pure rallentare l’auspicato flusso.

E il bisogno di mettere assieme, nella selezione del programma artistico, innovazione e solidità raggiunta, fughe in avanti e ripristino del passato, ha frenato l’impulso al nuovo. E ha portato NID 2026 a presentarsi come dispositivo di sistema, osservatorio, forse panopticum nazionale, ecumenico. Però senz’altro utile alla visibilità mondiale. 83 contro i 47 dell’anno scorso i buyers internazionali, su un totale di 520 operatori (+ 45%). per non parlare di pubblico, giornalisti, curiosi.

NID 2026 - Collegno - Lavanderia a vapore
NID 2026 – Collegno – Lavanderia a vapore

Cherry picking

Insomma, tutto e anche (un po’) il suo contrario, in un programma dentro al quale l’attesa del nuovo è probabilmente un problema soltanto mio. Mentre ancora una volta mi si spiega che il New di NID, più che combinarsi in New Dance, si sposa in New Platform. Che è un punto di vista diverso. Molto.

E spinge me, in questi cinque giorni a Torino, a praticare il cherry picking. Quello di chi va per campi alla ricerca di ciliegie, e ne coglie solo poche, belle e appetibili, rinunciando a godere di tutta l’abbondanza, tralasciando la frutta un po’ ammaccata, o acerba, o troppo matura.

L’appetito vien guardando

Appetibile quindi il gioco di mani che Manifestus di Jacopo Jenna mette giù, dentro i cromatismi rossi, blu, gialli, che incendiano un salone delle Officine Grandi Riparazioni, là dove un tempo si aggiustavano le sbuffanti locomotive, e ora si illumina con i geroglifici di tre instancabili performer di corpo e mani: Simone De Giovanni, Petra Audrey Mangoua Youaleu, Phex.

Simone De Giovanni, Petra Audrey Mangoua Youaleu, Phex in Manifestus - Jacopo Jenna
Simone De Giovanni, Petra Audrey Mangoua Youaleu, Phex in Manifestus

Appetibile l’ironica riflessione sul professionismo della danza che Francesca Foscarini e Andrea Costanzo Martini, vestiti da cavallo compresi i capelli a coda, lanciano tra il pubblico nel loro ridente corto Pas de cheval.

Meritevole di applauso, tra le quattro proposte in progress (una quindicina di minuti che potrebbero crescere), Damiano Scavo, soprattutto per il guardaroba visionario di Sognare – Fase Ram.

NID 2026 -Pas de Cheval - Foscarini Martini - ph AMacchia
Pas de cheval – Foscarini Martini – ph AMacchia

Respiri

Encomiabile infine l’iniziativa di Salvo Lombardo: un lavoro di durata, tre ore fruibili a piacimento dallo spettatore. Il suo Atlante dei respiri ricevuti accoglie l’indipendente viaggiatore di danza in due dei grandi ambienti della Lavanderia di Collegno e gli permette di incontrare, ancora meglio, di sfiorare il fermento d’improvvisazione di una ventina di belle firme dell’orizzonte italiano, senza distinzione di età e di stile.

Nel respiro comune di un pomeriggio intenso, posso quindi essere felice e commosso per aver camminato assieme – li voglio citare tutti – a Adriana Borriello, Andrea Dionisi, Anna Basti, Antonio Tagliarini, Aristide Rontini, Chiara Ameglio, Christopher Serebour, Daniele Ninarello, Doriana Crema, Edoardo Mozzanega, Fabritia D’Intino, Fabio Pronesti, Francesca Foscarini, Giulia Cannas, Irene Russolillo, Lucia Cammalleri, Lucrezia Gabrieli, Luna Cenere, Nicola Galli, Ornella D’Agostino, Teri Jeanette Weikel, Valerie Tameu.

NID 2026 - Cosmorama - Nicola Galli - ph AMacchia
Cosmorama – Nicola Galli e Rafael Candela – ph AMacchia

Nel verde

Se si parla di ciliege, il contesto naturale – va da sé – risulta ancora più affine. Il verde fresco Parco del Valentino è il luogo nel quale Nicola Galli e Rafael Candela, rabdomanti vestiti di bianco con dorati bastoni in mano, collocano il loro Cosmorama.

Senonché la maestosità degli alberi, i bei salici e le fronde enormi dei tigli, tendono a miniaturizzare il corpo dei danzatori, dispersi tra le siepi e il relax pomeridiano dei frequentatori. C’è chi rimpiange allora di non avere con sé un binocolino, come ai tempi dei tempi.

La cosa si ripete lungo il canale della Venaria Reale per l’appuntamento conclusivo di NID 2026. Ma qui l’autorevolezza sabauda del posto (così amato da Peter Greenaway), la luce del tramonto, le mille lucine del parco avvolto ormai dall’oscurità, segnano l’evento con un portato magic che riconcilia qualunque cosa.

Anche il già visto, anche la noia, anche l’apprensione di sapere che la prossima NID 2027 avrà come contenitore il caos capitale di Roma. E farla danzare non sarà facile.

NID 2026  Venaria Reale - il secondo Paradosso di Zenone - ph AMacchia
Venaria Reale – Il secondo paradosso di Zenone – ph AMacchia

NID 2026

vedi qui il programma completo

commissione artistica 2026 : Raimondo Arcolai, Selina Bassini, Paolo Dalla Sega, Isabella Di Cola, Massimo Ongaro, Carmela Piccione, Gianmaria Piovano

L’Assemblea ADEP – che ha designato Piemonte dal Vivo Circuito Regionale dello Spettacolo quale capofila della 10a edizione della NID PLATFORM – è composta dai seguenti soggetti: Soc. coop. A. Artisti Associati; Ass. A.M.A.T. – Associazione Marchigiana Attività Teatrali; Ass. A.T.C.L. – Associazione Teatrale fra i Comuni del Lazio – Circuito Multidisciplinare del Lazio; Soc. coop. Anghiari Dance Hub; Fondazione Armunia – Castello Pasquini; Ass. Arteven – Circuito Multidisciplinare del Veneto; ATER Fondazione; APS Cantieri Danza; Ass. CDTM – Circuito Campano della Danza; Soc. coop. Ce.D.A.C. Sardegna; Ente pubblico economico Centro Servizi Culturali S. Chiara; Ass. cult. Circuito CLAPS – C.L.A.P. Spettacolodalvivo; Ass. Culturale L’arboreto Aps; Ass. CRO.ME – Cronaca e Memoria dello Spettacolo; Soc. coop. Daniele Cipriani Entertainment; Ass. Danzeventi; Associazione Enti Locali per le attività Culturali e di Spettacolo; Fondazione Fabbrica Europa per le arti contemporanee ETS; Fondazione I Teatri di Reggio Emilia – Festival Aperto/RED; Ass. cult. ETS Centro Studi L’Aquila Danza – Teatro dei 99 – Festival dei Cento Passi; Fondazione CROSS ETS; Fondazione Haydn di Bolzano e Trento; Fondazione Luzzati – Teatro della Tosse; Fondazione Piemonte dal Vivo – Circuito Regionale dello Spettacolo; Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza; Fondazione Toscana Spettacolo; ASD La Sfera Danza; Soc. coop. a r.l. MAYA Inc; Impresa sociale Milano Oltre; Ass. cult. Mosaicodanza; Ass. Movimento Danza; Ass. Music & Movie ETS; Impresa sociale Oriente Occidente ETS; Consorzio regionale Puglia Culture; Ass. cult. Raidfestivals ETS, S.r.l. ;Roberto Giovanardi Entertainment; Ass. Teatro Pubblico Campano; Fondazione Torinodanza Festival – Fondazione del Teatro Stabile di Torino, Soc. coop. soc. 23/C Art ONLUS.