Del teatro, a David Foster Wallace, gliene importava un fico. Però…

Del teatro, a David Foster Wallace, gliene importava un fico. Ai teatranti invece, Foster Wallace ha sempre fatto gola. Brevi interviste con uomini schifosi potrebbe dimostrare ancora un volta questo teorema. Il debutto è previsto a Napoli, Teatro San Ferdinando, il primo febbraio. Regia dell’argentino Daniel Veronese. Interpreti Lino Musella e Paolo Mazzarelli. Qualcosa da vedere, insomma.

Brevi interviste con uomini schifosi  Foster Wallace

La distanza tra la scrittura di David Foster Wallace e il teatro è tanta. Ma chi crea e chi produce per la scena – parlo di quella italiana in particolare – ha provato ad accorciarla. 

Nel decennio che ha fatto seguito al suicidio dello scrittore americano (settembre 2008), un’attrazione imprevedibile ha spinto uomini e donne di teatro a riprendere in mano una decina dei suoi volumi, diventati nel frattempo oggetti di culto, da Infinite Jest a The Pale King

Li hanno riletti con specifica curiosità e con attenzione, per scoprire se la macchina narrativa DFW poteva avventurarsi, oltre che sulle comode autostrade della distribuzione libraria, anche su percorsi più accidentati. Quelli della scena cioè, nella molteplicità delle sue tante forme e nelle sue infinite variazioni. Anche perché la vita secondo Foster Wallace sembra fatta di molte più virgole che punti fermi.

Così a incrementare il fenomeno DFW (che in questi anni due anni di pandemia ha subito qualche rallentamento) ecco ora il rilancio di Brevi interviste con uomini schifosi. Un libro del 1999, pubblicato in Italia l’anno dopo, con l’introduzione di Fernanda Pivano. Nientedimeno.

copertina Brevi interviste con uomini schifosi

Il Mercadante – teatro nazionale di Napoli – lo produce adesso assieme a Marche Teatro, al TPE piemontese e altri partner, e ne affida la regia a Daniel Veronese, regista argentino. Che è uno dei punti forti, assieme e Foster Wallace e al duo Musella-Mazzarelli, di questa avventura transoceanica.

Lasciare un segno

Interessante, per l’Italia, il ritorno di Daniel Veronese. Argentino, ma con base anche a Madrid, regista di un teatro di oggetti, poi autore, poi direttore di festival internazionali, poi di nuovo regista ma di attori, Veronese era conosciuto da noi come fondatore del Periférico de Objetos, poi come autore di titoli che lasciavano il segno, mentre polemicamente picconavano la drammaturgia borghese. Spiando una donna che si uccide (da Zio Vanja di Cechov), I figli si sono addormentati (da Il gabbiano), Tutti i grandi governi hanno scansato il teatro intimo (da Hedda Gabler di Ibsen). O ancora, Modi per rivolgersi alle madri dei minatori, mentre sperano che i loro figli risalgano in superficie.

Così sembrerebbe appartenergli e confondersi con la sua drammaturgia, anche questo titolo, Brevi interviste con uomini schifosi (se non che l’autore è effettivamente DFW). Opera in cui la fluvialità della scrittura cresce in 26 brevi racconti e nello spettacolo si condensa in otto interviste appunto con uomini schifosi (hideous è il termine americano), che fronteggiano sempre una donna. Un rapporto tra il maschile e il femminile che “mette in luce tutte le fragilità, le gelosie, il desiderio di possesso, la violenza, il cinismo insiti nei rapporti affettivi. Il risultato è comico e disturbante allo stesso tempo”.

Foster Wallace - Interviste - Musella - Veronese - Mazzarelli
In prova con il regista Daniel Veronese

Foster Wallace, meravigliosamente scomodo

“Foster Wallace è un autore meravigliosamente scomodo per il lettore – spiega Veronese – sembra sempre che voglia giocare a gatto e topo con lui. In questo caso esplora otto personaggi maschili, che prima ritrae con un volto innocente, quasi una caricatura, e poi denuncia, con le armi dell’ironia e del sarcasmo, per le loro riprovevoli azioni di sottomissione, di prevaricazione maschile sulle donne“.

“Ero a Madrid, sei o sette anni fa – continua Veronese – e ricordo che fin dalla vetrina quel titolo mi aveva sedotto. Comprai il libro e tornai in Argentina. Lo lessi e lo rilessi, sembrava che questi materiali fossero là ad aspettarmi. Fu proprio il lavoro di riscrittura a chiarirmi le idee. Per dare un senso attuale a quei monologhi di Foster Wallace, a quell’alternarsi di maschile e di femminile, per rendere psicologicamente plausibile quel potenziale violento maschile, che non è certo tramontato, ci volevano proprio due uomini. L’accoglienza che lo spettacolo ebbe in Argentina e poi in Cile ne è la dimostrazione. Alcune donne mi spiegarono di aver ritrovato in quelle figure maschili il proprio stile di comportamento. Il patriarcato non è solo un problema maschile“.

Foster Wallace - Interviste - Musella - Veronese - Mazzarelli

Ogni volta è diverso

“E tuttavia, ciò che rende vivo il teatro è che ogni diverso luogo, ogni diversa combinazione di attori, e di registi, creano un prodotto nuovo. È ciò che giorno per giorno verifico con i miei due attuali compagni di strada – Lino Musella e Paolo Mazzarelli – con i quali stiamo dando una nuova forma e una nuova vita al mio progetto di allora“.

“Perché in queste storie – confermano i due, Musella e Mazzarelli – investiamo il nostro personale vissuto. Il teatro, diceva Amleto, è specchio della natura. Tanto più ci avviciniamo ai volti di questi uomini, tanto più scopriamo, nel riflesso di quello specchio, le dolorose consonanze con una natura umana che ci appartiene in quanto maschi. Comportamenti dai quali avremmo il dovere di emanciparci. Ma andare così a fondo, diciamolo, fa male”.

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BREVI INTERVISTE CON UOMINI SCHIFOSI
di David Foster Wallace
traduzione Aldo Miguel Grompone e Gaia Silvestrini
regia e drammaturgia Daniel Veronese
con Paolo Mazzarelli e Lino Musella 

produzione, Teatro di Napoli-Teatro Nazionale, Marche Teatro, Tpe Teatro Piemonte Europa, FOG Triennale Milano Performing Arts, Carnezzeria srls
con il sostegno del Teatro di Roma-Teatro Nazionale, e in collaborazione con Timbre 4 Buenos Aires

Dopo il debutto del 1 > 6 febbraio, al Teatro San Ferdinando di Napoli, lo spettacolo sarà in scena a:
Roma, Teatro India 8 > 13 febbraio 2022
Torino, Teatro Astra 15 > 20 febbraio 2022
Milano, Triennale Teatro dell’Arte 22 > 24 febbraio 2022
Ancona, Teatro Sperimentale 4 > 5 marzo 2022

Chi ha paura del futuro? I 40 anni di Teatro Contatto: quelli che verranno

Teatro Contatto 2022, il cartellone del CSS di Udine, teatro stabile d’innovazione del Friuli Venezia Giulia, tocca quest’anno quota 40. Si potrebbero rievocare i quattro decenni trascorsi. Meglio immaginare quelli futuri.

Teatro Contatto 2022

Controcorrente. In tempi complicati come questi non è facile muoversi in direzione contraria. Ma è necessario farlo. Per non restare in balia dei flussi negativi.

Nel 1982 a Udine, città di provincia e di caserme, un manipolo di ventenni raggruppato sotto un’inedita etichetta – CSS – ideava una stagione di spettacoli e la chiamava Teatro Contatto.

Oggi, nel 2022, quarant’anni dopo, il CSS di Udine è teatro stabile di innovazione e centro di produzione, tra i primi i Italia per volume di attività e capacità di internazionalizzazione.

In queste settimane l’impatto della pandemia sulle attività di spettacolo dal vivo torna ad essere allarmante. Teatri, sale, programmatori si tengono sul vago, in attesa di capire quali disposizioni regoleranno la loro vita quando metà della popolazione italiana e europea risulterà contagiata.

Controcorrente, in questa fase di incertezze e pensieri negativi, Teatro Contatto consolida e lancia il suo nuovo progetto annuale: quello a quota 40.

Chi ha paura del futuro? 

È ciò che si domandano i progettisti di Teatro Contatto. Ma si potrebbe anche scrivere: Chi ha paura del futuro! Per intendere che il futuro è comunque un’incognita, ma non per questo ci deve fermare.

Ecco quindi schierate sulla distanza dei prossimi sei mesi, le produzioni e le ospitalità che Teatro Contatto 2022 mette in campo. Sicuro che chi si arrende all’incertezza, si arrende tout court.

Gli internazionali

Il più interessante, il più internazionalizzato, è il progetto che vede Teatro Contatto tra i produttori del nuovo spettacolo di Tiago Rodrigues. Il titolo sarà:  Dans la mesure de l’impossible.

Il regista portoghese, stimato nel mondo, Premo Europa per il Teatro 2018, Premio Pessoa 2019, e dal prossimo autunno anche direttore del Festival d’Avignone, ha un rapporto consolidato con Udine. Nel 2019 Rodrigues era stato maestro all’Ecole des Maitres, il corso di alta professionalizzazione per attori. Là è nato il rapporto che, dopo alcuni spettacoli, porta adesso i progettisti CSS a co-produrre il suo nuovo titolo assieme a Comédie de Genève, Piccolo Teatro di Milano, Odéon di Parigi, Teatro di Strasburgo. Il 18 e il 19 febbraio prossimi, Dans la mesure de l’impossible sarà al Teatro Palamostre.

Tiago Rodrigues - Teatro Contatto 2022
Tiago Rodrigues

Dopo aver deciso di occuparsi dei numerosi teatri di guerra presenti nel pianeta, Rodrigues ha voluto conoscere da vicino il mondo della Ginevra internazionale, il direttore della Croce Rossa, i professionisti che lavorano con lui, medici, infermieri, operatori sociosanitari, mediatori culturali. Ha quindi provato a guardare il mondo attraverso i loro occhi e le loro responsabilità. Ispirato dalle loro testimonianze, ne racconta adesso le storie. Cosa spinge un essere umano a scegliere di rischiare la propria vita per aiutare gli altri?

Produzione internazionale è anche quella sviluppata con Agrupación Señor Serrano. Dopo aver debuttato al Festival International des Arts Bordeaux Métropole e lo scorso luglio alla Biennale di Venezia, la compagnia di Barcellona premiata con il Leone d’argento, presenterà anche a Udine The Mountain.
Lo spettacolo “pone il tema delle fake news al centro del suo stupefacente universo multimediale dove convergono la prima spedizione sull’Everest, Orson Welles, un sito web di fake news, un drone che scruta il pubblico, molta neve, schermi mobili e Vladimir Putin“.

Agrupación Señor Serrano - The Mountain
Agrupación Señor Serrano – The Mountain

Gli italiani

Produzione italiana, realizzata insieme a Marche Teatro sarà il nuovo lavoro scritto da Liv Ferracchiati. Elaborato durante le sessioni dell’Ecole des Maitres 2021 (che era impostata sulla scrittura e necessariamente si è svolta in remoto) il nuovo progetto drammaturgico d’autore si intitolerà Uno spettacolo di fantascienza e troverà spazio in un verosimile 2050, o da quelle parti.
Ispirato all’ultimo progetto, mai realizzato, di Cechov, questa pièce ambientata su una nave diretta al Polo Nord, riprende l’idea di quel viaggio e lo immagina collegato al tentativo dei suoi tre personaggi di scongiurare una catastrofe climatica“.

Nuova produzione CSS sarà anche A+A Storia di una prima volta, scritta e diretta dal regista Giuliano Scarpinato e realizzata con il sostegno dell’Istituto Italiano di Cultura di Parigi.
Con grazia, poesia e adeguata ironia lo spettacolo racconta il viaggio di due adolescenti come tanti, alla scoperta dell’intimità nella quale i due protagonisti dovranno destreggiarsi, tra falsi miti, paure ed ansie, per giungere insieme a qualcosa di unico, speciale ed irripetibile“.

Gli ospiti e gli incontri

Il centenario della nascita di Pier Paolo Pasolini offrirà a Teatro Contatto l’occasione per ospitare un lavoro di Ascanio Celestini intitolato Pasolini Museo.
Qual è il pezzo forte di questo Museo? – si domanda il performer romano – Quale oggetto dobbiamo cercare? Quale oggetto dovremmo impegnarci a acquisire da una collezione privata o pubblica, recuperarlo da qualche magazzino, discarica, biblioteca o ufficio degli oggetti smarriti?”

Emma Dante - Pupo di zucchero
Emma Dante – Pupo di zucchero

Saranno presenti nella prima parte del cartellone 2022 anche Carrozzeria Orfeo (con Miracoli metropolitani), Emma Dante (con Pupo di zucchero e le dieci sculture create ad hoc da Cesare Inzerillo) e  Il bacio della vedova di Israel Horovitz, “ipnotico viaggio dentro i rimbalzi psicologici della violenza sulle donne, orchestrato dalla regia di Teresa Ludovico“.

Alle produzioni e agli spettacoli ospiti si intrecceranno gli incontri Il futuro accade che sul palcoscenico del Palamostre udinese inviteranno a conversare, tra gli altri, Alberto Negri (giornalista del Sole 24), Chiara Valerio (scrittrice e editor della casa editrice Marsilio), Francesca Cavallo (scrittrice e coautrice della serie bestseller Storie della Buonanotte per Bambine Ribelli) e Massimo Polidoro (psicologo, giornalista, esperto nel campo delle fake news delle pseudoscienze).

Sono impaziente di vedere Virginia Woolf. Voglio scoprire chi ne ha paura

Debutta domani a Spoleto il testo di Edward Albee, esploso sui palcoscenici di Broadway esattamente 60 anni fa e consacrato alla storia del cinema quattro anni dopo dalla coppia Liz Taylor – Richard Burton. Chi ha paura di Virginia Woolf? in una nuova edizione italiana, diretta da Antonio Latella, tradotta da Monica Capuani, prodotta dal Teatro Stabile dell’Umbria.

Sonia Bergamasco in Chi ha paura di Virginia Woolf?
Sonia Bergamasco in Chi ha paura di Virginia Woolf? regia Latella (ph. Brunella Giolivo)

Io sono impaziente di vedere Virginia Woolf. O perlomeno chi ne ha paura. 

È una pietra miliare del teatro anglo-americano, quella commedia. È una combinazione esatta di psicologia di coppia e scrittura teatrale. Sono le scene fotografate dagli angoli bui di un matrimonio borghese e al tempo stesso i dialoghi di una drammaturgia luminosa. Un equilibrio di realismo e invenzione, trivialità, raffinatezze, raramente raggiunto da altri autori di teatro americani. Direi solo Mamet e Shepard, per fermarsi al secolo precedente.

Un storia notturna di sesso e alcol: non solo

Martha e George, coppia matura, invita Nick e Honey, coppia più giovane, per il drink della mezzanotte. Bevono. Tanto. Tirano avanti fino al mattino. Tirano fuori tutto. Vanno oltre.

George Segal, richard Burton, Liz Taylor nel film Who's abradi of Virginia Woolf? di Mike Nichols (1966)
il film di Mike Nichols del 1966

Nel teatro americano della seconda metà del ‘900 l’alcol scorre sempre a fiumi. Ma qui l’impianto alcolico è molto di più di un congegno narrativo, è un detonatore. Il carburante teatrale che assicura il booster [ il termine è entrato nell’uso, no? 🙂 ] al talento di attori e attrici di ogni successiva epoca e paese.

Guardatevi intanto il trailer originale del film:

Leggetevi anche, se vi fa piacere, 14 particolari curiosi che ne aumentano la leggenda.

Bestie di razza

Ecco perché Chi ha paura di Virginia Woolf resta da allora una commedia con la quale attori e attrici si cimentano. Dopo le 664 repliche del primo allestimento a teatro (New York, Broadway, Billy Rose Theatre) , dopo Taylor e Burton cinematografici e Katlheen Turner più Bill Irwin quattro decenni più tardi in palcoscenico, in Italia ci si sono provate bestie teatrali di razza. Sarah Ferrati e Enrico Maria Salerno (a fare Nick c’era Umberto Orsini). Anna Proclemer e Gabriele Ferzetti. Mariangela Melato e Gabriele Lavia. E non sono stati i soli. Finora, Chi ha paura di Virginia Woolf? è stato un testo per attrici e attori. Eccellenti. Quasi mai per registi.

Perciò: sono davvero curioso ora di vedere come lo prenderà in mano e cosa saprà farne Antonio Latella. Che tra i registi della sua generazione resta il più imprevedibile e il più sorprendente. Quello che meglio sa smarcarsi dalle banalità della tradizione e del già visto.

Chi ha paura di Virginia Woolf? - regia Latella
lo spettacolo diretto da Antonio Latella (ph. Brunella Giolivo)

Chi ha potuto assistere al suo Hamlet, Premio Ubu lo scorso anno, già lo sa. Come chi lo ha apprezzato nel fluviale Via col vento (che si intitolava Francamente me ne infischio), o nel Pinocchio sconsigliato ai minori di anni 14, o ancora dell’anti-eduardiano Natale in casa Cupiello. Non c’è titolo che gli metta soggezione e che lui non provi a restituire svestito dalle abitudini e dal già detto.

Per fare tutto questo – spiega Latella nelle sue note di regia – “ho voluto circondarmi di un cast non ovvio, non scontato, un cast che possa spiazzare e aggiungere potenza a quella che spesso viene sintetizzata come una notturna storia di sesso ed alcool. Un cast che avesse già nei corpi degli attori un tradimento all’immaginario”.

Liz Taylor in Who's afraid of Virginia Woolf?
Liz Taylor nel film

Niente stereotipi

Così gli interpreti che Latella ha scelto non rispecchiano precisamente il profilo che Albee aveva scolpito nel 1962 per i suoi personaggi. Per esempio: la Martha divoratrice ma anche un po’ ciabattona che era Taylor nel prototipo del 1964, adesso è Sonia Bergamasco. Attrice di una compostezza e di una bellezza che ne sono l’opposto.

E accanto a lei non sembra affatto stereotipo Vinicio Marchioni che interpreterà George. Nei ruoli della coppia giovane e malassortita ci saranno Ludovico Fededegni e Paola Giannini. 

Marchioni e Bergamasco in Chi ha paura di Virginia Woolf?
Vinicio Marchioni e Sonia Bergamasco (ph. Brunella Giolivo)

Latella ci tiene a disperdere qualsiasi interpretazione consolidata. A cominciare da quella che vede nel titolo, Who’s afraid of Virginia Woolf? (derivato dal Who’s afraid of the Bad Big Wolf dei tre porcellini disneyani), una trovata, un gioco di parole. Che lo stesso Albee raccontava di aver scoperto una sera, per caso, sullo specchio nel bagno di un bar del Greenwich Village. E di aver scelto come titolo, strizzando un po’ l’occhio alle paure: dei protagonisti, ma anche sue. Fino a ricavarne però una fortuna (500.000 dollari per i diritti del film, più una percentuale sugli incassi). 

In quella paura del lupo Latella sembra invece vederci anche altro. “Ogni volta che entra la morte, bisogna inventare, mentire, ricostruire. La morte la puoi vincere solo con l’invenzione” aveva scritto Virginia Woolf.

“Albee prende spunto da questa frase – scrive Latella – e porta questa coppia, ormai morente, a inventare per ricrearsi, per restare in vita, a scegliere di inventare un figlio mai esistito: è spiazzante che lo faccia proprio lui che fu un figlio adottato. Bisogna scegliere di spiazzare la morte, di vincere la depressione, la paura, forse anche di anticiparla”.

Ora potete guardarvi il trailer che il Teatro Stabile dell’Umbria, produttore dello spettacolo, ha preparato.

Chi ha paura di rinchiudersi in casa?

Staremo perciò a vedere. Anzi, a vedere starete tutti quanti, dal momento che lo spettacolo, vuoi per il titolo, vuoi per i nomi in locandina, è uno di quelli che – pandemia permettendo – potrebbe girare tutta l’Italia nel 2022 e oltre. Poco male se non saranno proprio 664 repliche. 

Ogni serata, di questi tempi, è un respiro per il mondo dello spettacolo dal vivo. E se non ci dovremo chiudere di nuovo in casa, da qui alla fine di marzo, Chi ha paura di Virginia Woolf? sarà a Torino, Reggio Emilia, Rimini, Napoli, Perugia, Bologna, Arezzo, Pavia, Genova, Milano, Lugano. 

Chi ha paura di Virginia Wolf? domanda Latella. “Se qualcuno c’è, alzi la mano” aggiunge. Provate a metterlo in agenda.

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CHI HA PAURA DI VIRGINIA WOOLF? 

traduzione Monica Capuani
regia Antonio Latella
con Sonia Bergamasco, Vinicio Marchioni, Ludovico Fededegni, Paola Giannini
dramaturg Linda Dalisi
scene Annelisa Zaccheria
costumi Graziella Pepe
musiche e suono Franco Visioli
luci Simone De Angelis
produzione Teatro Stabile dell’Umbria 
con il contributo speciale della Fondazione Brunello e Federica Cucinelli

debutto: Teatro Nuovo, Spoleto (Pg), 9 gennaio 2022

Mettiti all’opera. Pochi giorni ancora per creare una “operina per Rosella”

Ne stanno arrivando, piano piano, sempre di più. Via via che si avvicina la scadenza, gli amici di Rosella si mettono d’impegno. Per lei, ognuno crea un’operina.

Operina per Rosella by Cesare Piccotti
la prima operina per Rosella pubblicata nel gruppo – by Cesare Piccotti

OPERINE IN ROSE_LLA è il gruppo Facebook che abbiamo attivato per ricordare a tutti coloro che le hanno voluto bene, che il 19 dicembre Rosella avrebbe compiuto… beh, un numero tondo. 🙂

Tante idee per chi ci ha regalato idee

Ci è sembrato un buon pensiero, semplice, senza fronzoli, pensato nello spirito che Rosella aveva sempre trasfuso nel suo lavoro. E quanto lavoro!

L’idea è semplice. Ognuno può creare un’operina, preferibilmente una foto, un disegno, una composizione originale – ma la scelta è strettamente personale – e pubblicarla con un post sul gruppo.

Operina per Rosella by Massimo Gardone
un’altra fra le prime operine postate nel gruppo

Domenica 19 dicembre 2021, alla Stazione Rogers, a Trieste, ma anche in streaming su Facebook, scorreremo tutti assieme la galleria delle operine, e le trasformeremo quindi in un libro. Cartaceo sì, perché il digitale non ha mica fatto fuori la carta. Certi miei amici assai avanti dicono che la carta è resiliente, antifragile. Del resto, pure Rosella lo era.

Poche e semplici, le indicazioni che abbiamo dato. Le trascrivo qui sotto.

“Il 19 dicembre, giorno in cui Rosella avrebbe festeggiato il suo compleanno, noi la festeggeremo con la presentazione di tutte le “operine” che i suoi amici le vorranno dedicare per l’occasione. Ricordando così il suo spirito d’iniziativa, le sue aperture creative, la dedizione alle arti e agli altri, la gentilezza, l’umanità“.

Operina per Rosella by Maila Zarattini

Contribuire è semplice

– crea un “operina per Rosella” (pensa a una cosa che le sarebbe piaciuto ricevere)

– “gentilezza” e “però non tanti gattini, eh!” sono le sole regole che suggeriamo 

– fanne una foto e pubblicala sul gruppo Facebook “Operine in rose_lla” (lei amava Fb), il link è questo: https://www.facebook.com/groups/431674095199299

– ricorda che tutte le operine pubblicate entro le 18.00 del 18 dicembre saranno visibili nel gruppo (dopo una verifica tecnica)

– partecipa, domenica 19 dicembre 2021, alle ore 11.00, in Stazione Rogers a Trieste, e in diretta streaming su Fb, all’evento in cui visioneremo tutti assieme la galleria delle operine. E brinderemo: perché a Rosella piacevano le feste.

– se vuoi entrare nel gruppo, e non sai come fare, manda a me (o a qualsiasi altro amministratore del gruppo) una mail attraverso Fb e ti faccio avere il link.

Tutto chiaro? Penso di sì. E mi raccomando, sii gentile, perché la gentilezza fa bene.

Operina per Rosella by Alessandra Muran

Rosella

Rosella Pisciotta (1941 – 2017) è stata l’anima e il motore femminile di tante iniziative che hanno trasformato Trieste dagli anni Sessanta in poi.

Gentile e sorridente, schiva e determinata, irresistibilmente pop, ha acceso nella città le luci internazionali di una cultura d’avanguardia.

Operina per Rosella by Ori Varesano

Breaking news. La volata finale del Premio Rete Critica 2021

Due giornate di visioni e di lavoro comune. Fino alla volata conclusiva, di pochi minuti fa. Padova e Il Teatro Stabile del Veneto hanno ospitato venerdì 3 e sabato 4 dicembre la finale del Premio Rete Critica 2021

Rete Critica 2021 - Gli incontri

Un percorso avviato nei primi mesi dell’anno, con le candidature e le selezioni degli artisti e dei gruppi che, anche nel periodo più difficile della pandemia 2020-2021, hanno continuato a pensare e a produrre teatro. Gente di spettacolo con il gene della resilienza. Antifragili, si dice oggi. Gente che progetta il futuro del teatro.

I quattro progetti finalisti

Nella sessione conclusiva, ospitata al Teatro Verdi a Padova, e di nuovo in presenza dopo un anno di SDAD (Scarso il Divertimento A Distanza), erano quattro i progetti finalisti:

Il Labirinto, spettacolo post-teatrale in realtà virtuale ideato e realizzato dal Teatro dell’Argine. Quattordici storie di adolescenza, inserite in un game interattivo pensato come spin off del progetto di cittadinanza attiva Politico Poetico;

Gli altri, indagine sui nuovissini mostri, scritta da Nicola Borghesi e Riccardo Tabilio per Kepler-452. Il tentativo di capire i meccanismi con cui, sulle piattaforme social e anche nella vita reale, si costruiscono le figure degli hater e le reazioni d’odio;

I promessi sposi, rivisitazione che i toscani Kanterstrasse hanno allestito in stile graphic novel del romanzo che ha modellato la coscienza letteraria di molte generazioni, e che può essere riattivato attraverso nuove sintonie generazionali;

– Residenze digitali, un progetto realizzato dal Centro per le Residenze della Toscana con l’intento di stimolare gli artisti delle performig arts all’esplorazione dello spazio digitale, una diversa declinazione insomma della loro ricera autoriale.

Ciascun progetto si è poi ampliato, nel corso delle due giornate, grazie a conversazioni e incontri sviluppati dopo le presentazioni.

L’esito

Alla fine di questo lavoro di visibilità aperto al pubblico, nel pomeriggio di sabato, davanti a un tavolo di panno rosso, si è riunita la giuria di Rete Critica 2021, il gruppo di giornalisti e youtuber che raccoglie i rappresentanti delle maggiori testate teatrali attive nel web.

Rete Critica 2021 - La giuria
(grazie alla signora delle pulizie che ha scattato questa bella foto)

Il vincitore di Rete Critica 2021

La discussione – direi parecchio animata – ha portato infine a maggioranza alla scelta conclusiva.

Il Premio Rete Critica 2021 va a :

Il Labirinto, spettacolo post-teatrale in realtà virtuale ideato e realizzato dal Teatro dell’Argine.

con la seguente motivazione:
Per la capacità di creare una rete organizzativa e un percorso complesso e ad ampio raggio, in comunicazione e collaborazione con le istituzioni pubbliche, che fa del teatro (e delle sue possibi trasformazioni digitali) uno strumento politico e sociale in grado di intervenire nel tessuto cittadino; con uno specifico evidente in uno dei più fragili momenti della vita, l’adolescenza“.

Vanno anche a tutti gli altri finalisti la stima e i complimenti di noi giurati, e di Rete Critica 2021 in tutte le sue componenti.

Qui sotto il video-doc di Politico Poetico, progetto del Teatro dell’Argine :

Sono arrivato a 100K. E non me ne sono nemmeno accorto.

Lasci passare un giorno e il destino ti scappa di mano. 

Ieri il mio blog di faccende teatrali, QuanteScene!, ha traguardato i 100K, le centomila visite.

Un buon risultato – direi – da quando è nato, quattro anni fa su questo sito (prima era uno dei blog del gruppo Repubblica, poi ho preferito gestirmelo da solo). Sono circa 200 da allora gli articoli pubblicati.

QuanteScene! grafico 100K

Però ieri ero distratto, e non me ne sono accorto. Rimedio subito con questo post festeggiante. Grazie a tutti i lettori per i 100k, e al prossimo traguardo.

Se vi interessasse poi sapere quali sono stati gli articoli più letti, vi dico che hanno raggiunto il maggior numero di visualizzazioni Dimitris Papaioannou (tanto con Ink tanto con Transverse Orientation), Ascanio Celestini (con le sue Barzellette), la Ferriera di Servola, Marco Cavallo, ma anche tutte le mie Storie con Milva nel suo camerino, Kazuo Ohno, Harold Pinter, il signor Ikea e la sauna

… inoltre c’è il mio manuale tascabile di teatro italiano contemporaneo. E questo ve lo raccomando proprio.

Premi Ubu 2021. Le nomination in diretta

Nel corso di Piazza Verdi, la trasmissione del sabato di Rai Radio3, sono state annunciate in diretta le nomination ai Premi Ubu 2021.

le statuette dei Premi Ubu
le “statuette” dei Premi Ubu

C’è un fremito, sempre, nell’apprendere quali saranno gli spettacoli, i testi, gli interpreti, gli artisti degli spettacoli dal vivo che, visti in Italia, concorreranno alla finale dei Premi Ubu.

Lo stesso fremito, questo pomeriggio, è nelle voci di Oliviero Ponte di Pino, Lorenzo Donati, Maddalena Giovannelli, “annunciatori” delle nomination agli Ubu 2021, edizione biennale, che considera tutte le produzioni che hanno debuttato in Italia tra settembre 2019 e agosto 2021.

Le condivido con voi, man mano che su Rai Radio3, loro tre ce le snocciolano.

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I titoli, gli artisti, le artiste in lizza per gli Ubu 2021

Migliore spettacolo internazionale presentato in Italia
Ink – Dimitris Papaioannou
Orestes in Mosul – Milo Rau
The mountain – Agrupacion señor Serrano
Ultraficciòn n.1 – El Conde de Torrefiel  

Miglior nuovo testo straniero
Chi ha ucciso mio padre – Edouard Loius
L’amore del cuore – Caryl Churchill
Tiresias – Kae Tempest

Miglior testo italiano o drammaturgia
Il filo di mezzogiorno – Ippolita Di Majo (secondo Goliarda Sapienza)
La Gloria – Fabrizio Sinisi
La tragedia è finita, Platonov – Liv Ferracchiati (da Checov)
Sylvie e Bruno – Chiara Lagani (da Lewis Carrol)
Spezzato è il cuore della bellezza – Mariano Dammacco

Colonna sonora
Collettivo Angelo Mai – Tiresias 
Giovanni Lo Cascio – Furore

Disegno luci
Luca Brinchi e Erika Z. Galli – Klub Taiga
Pasquale Mari  – Misery
Cristian Zucaro – Misericordia 

Migliori costumi
Emanuela Dell’Aglio  – Naturae
Ettore Lombardi  – Dialogo terzo
Gianluca Sbicca – Misery

Miglior performer under 35 
Francesco Alberici
Alessandro Bay Rossi 
Simone Zambelli

Migliore performer under 35 
Marina Occhionero 
Federica Rosellini
Petra Valentini

Migliore scenografia
Nicolas Bovay – La casa di Bernalda Alba e Le sedie
Alessandro Serra – Il giardino dei ciliegi
Giuseppe Stellato – La valle dell’Eden
Paola Villani – Earthbound

Miglior attore
Michelangelo Dalisi – Hamlet
Michele di Mauro – Le sedie
Gabriele Portoghese – Tiresias

Migliore attrice
Anna Della Rosa – Cleopatràs e Sorelle
Manuela Lo Sicco – Misericordia
Francesca Sarteanesi – Sergio

Miglior regia
Valerio Binasco- Le sedie
Fabio Condemi – La filosofia nel boudoir
Emma Dante – Misericordia
Antonio Latella – Hamlet

Curatela o organizzazione
Elena Di gioia – Epica Festival
Lucia Franchi e Luca Ricci- Kilowatt Festival
Maurizio Sguotti e Tommaso Bianco – Terreni Creativi Festival
Velia Papa – In teatro Festival

Migliore spettacolo di danza 2021
Best Regards – Marco D’Agostin
Dialogo terzo: In a Landscape – Collettivo Cinetico e Alessandro Sciarroni 
Doppelgänger – Bertoni / Abbondanza

Migliore spettacolo 2021
Hamlet (Shakespeare, regia Antonio Latella)
Antigone (Sofocle, regia Massimiliano Civica)
Misericordia (Emma Dante)
Piazza degli Eroi (Thomas Bernhard, regia Roberto Andò)

La finale dei Premi Ubu 2021 si svolgerà lunedì 13 dicembre a Riccione, al Cocoricò , la storica discoteca romagnola cara a Franco Quadri, fondatore del Patalogo e dei Premi collegati a quell’annuario.

Mittelfest 2022. In un festival, l’arte di prevedere gli imprevisti

Sono eventi fortuiti, inaspettati, contrattempi e sorprese, accidenti. È ciò che capita all’improvviso, senza segni né avvertimenti. Sono gli imprevisti.

Imprevisti sarà anche il titolo della edizione 2022 di Mittelfest, il festival che in Friuli Venezia Giulia, a Nordest d’Italia, raccoglie l’antica eredità mitteleuropea e le dà un senso, valori e aspettative contemporanei, grazie allo spettacolo dal vivo. Teatro, musica, danza, eventi.

Il logo Mittelfest

Da pochi minuti, in una conferenza stampa video, diffusa su Facebook, è stata annunciata l’edizione numero 31, in programma a Cividale del Friuli dal 22 al 31 luglio 2022. Definito anche il tema che la caratterizzerà: Imprevisti.

Imprevisti

“Non solo ciò che accade all’improvviso. Anche ciò che si manifesta ai nostri occhi, ciò che si stava preparando intorno a noi, ma ancora non lo sapevamo. Ecco che cosa sono gli imprevisti” ha detto Giacomo Pedini, direttore artistico del festival dallo scorso anno, quando il tema-guida era Eredi.

“La capacità di farsi sorprendere dagli imprevisti, nel bene e nel male, è la sfida su cui gli artisti e le artiste che saranno a Cividale per Mittelfest 2022, molto sapranno dire”. In altre parole: farsi trovare preparati è impossibile. Bisogna allora sviluppare l’arte di lasciarsi sorprendere.

Mittelfest 2022 - conferenza stampa
La conferenza stampa del 18 novembre 2021

Slovenia e Austria in primo piano

Introdotto da Roberto Corciulo, presidente del Festival – che ha oramai superato il traguardo dei tre decenni portando all’attenzione internazionale la multiculturalità storica e attuale di Cividale del Friuli – ha anche preso la parola anche Fabrizio Oreti, assessore alla cultura del comune di Gorizia.

Oreti ha rimarcato la collaborazione delle due città e dei loro team, in vista della scadenza del 2025, quando Gorizia (Italia) e la contigua Nova-Gorica (Slovenia) saranno insieme Capitale Europea della Cultura (vedi il post di QuanteScene! sulle iniziative già in atto per favorire una nuova logica transfrontaliera).

L’intervento di Holger Blek, direttore del Carinthischer Sommer Festival, ha quindi aperto un ulteriore varco, sull’altra frontiera del Friuli Venezia Giulia, quella austriaca.

La manifestazione musicale e culturale che si svolge ogni estate sul lago di Ossiach (Carinzia) intreccerà il proprio cartellone con quello di Mittelfest 2022. I due programmi troveranno un decisivo punto di contatto nell’attività di MittelYoung, contest dedicato alla creatività dal vivo della generazione under 30. Il progetto (i cui esiti sono previsti tra il 12 e il 15 maggio 2022 ) si sta sviluppando per dare visibilità al lavoro di giovani autori e performer, ma anche curator e selezionatori, ugualmente under 30. Una open call verrà diffusa internazionalmente a partire dal 15 dicembre.

Notizie e aggiornamenti sul sito ufficiale di Mittelfest.

Così vi raccontiamo il nostro Strehler. Da ogni punto di vista

Ne hanno parlato quotidiani come Repubblica, Corriere, il manifesto, riviste di settore come Artribune e Hystrio, ma anche siti generalisti e agenzie di stampa. Volevate che non ne parlassimo noi, che ci siamo dentro?

Essere  Giorgio Strehler, il docufilm - 3D Produzioni - Simona Risi

Sabato 13 novembre, alle ore 21.15, Sky Arte e Now Tv trasmettono il docufilm Essere Giorgio Strehler, ritratto dell’artista e dell’uomo che più ha caratterizzato, in Italia, la regia teatrale della seconda metà del Novecento.

Dopo le proiezioni di Roma (alla Festa del Cinema) e di Milano (alla sala Anteo per il Piccolo Teatro), la più recente realizzazione di 3D Produzioni di Didi Gnocchi si potrà vedere anche sulle piattaforme video di Sky Arte e Now Tv. 

Il docufilm

Essere Giorgio Strehler è un’opera che racconta la sfaccettata personalità del regista che a Trieste era nato, proprio cent’anni fa, il 14 agosto del 1921. E che alla fine di una carriera che ha dato lustro e visibilità mondiale a Milano e al teatro italiano, a Trieste è tornato. Perché qui riposano le sue ceneri, dopo la morte avvenuta improvvisamente nel 1997.

Il centenario Strehler ha alimentato iniziative nei diversi teatri d’Italia che hanno ospitato per cinquant’anni le sue produzioni al Piccolo: dall’inesauribile Arlecchino servitore di due padroni ad altri importati titoli di Carlo Goldoni, da Shakespeare a Brecht a Pirandello, fino all’ultimo incompiuto Così fa tutte di Mozart.

Il manifesto - Essere  Giorgio Strehler, il docufilm - 3D Produzioni - Simona Risi

Essere Giorgio Strehler, il film diretto da Simona Risi e scritto da Matteo Moneta e Gabriele Raimondi, rappresenta adesso la sintesi delle cose che si sono dette, e si stanno dicendo oggi su lui.

Infatti è proprio lui, fluviale e esuberate, pensieroso e sincero, a raccontare se stesso in decine di interviste, in discorsi ufficiali, momenti privati e brevi clip rubati alle prove. Un ritratto in prima persona, come uomo prima, quindi come artista.

Ma a una manciata di attori e collaboratori che a lungo lo hanno accompagnato nelle sue regie, a scenografi e costumisti, e anche a biografi e studiosi è stato chiesto di raccontare Strehler dal loro punto di vista. Di come egli abbia incrociato le loro vite, spesso trasformandole. Com’è successo a Andrea Jonasson, attrice a Monaco, a Salisburgo, a Vienna, e poi diventata sua moglie.

Nostro Strehler singolare

Così sabato sera, ciascuno di noi – Cristina Battocletti, Paolo Bosisio, Roberto Canziani, Stefano de Luca, Carlo Fontana, Ezio Frigerio, Andrea Jonasson, Giulia Lazzarini, Lluís Pasqual, Ottavia Piccolo, Franca Squarciapino – ne illuminerà un tratto, un particolare, un dettaglio: il nostro singolare Strehler.

Il mio consiglio: segnatevi l’appuntamento (Sky Arte e Now Tv, sabato 13/11, ore 21.15) e prendervi un’ora, per vederlo con calma.

Se non ci riuscite proprio, sappiate che ne faremo una proiezione speciale anche a Trieste, il 25 novembre. Altre informazioni tra qualche giorno.

Sempre a prosato di Strehler, potete intanto leggere questi due post, pubblicati su QuanteScene!: uno sul libro di Cristina Battocletti e uno sulla casa dove è nato.

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ESSERE GIORGIO STREHLER
regia Simona Risi
sceneggiatura Matteo MonetaGabriele Raimondi
fotografia Lorenzo Giromini
montaggio Gabriele RaimondiLaura Fezzardini
suono Damian Dininno 
con Giorgio Strehler
e Cristina Battocletti, Paolo Bosisio, Roberto Canziani, Stefano de Luca, Carlo Fontana, Ezio Frigerio, Andrea Jonasson, Giulia Lazzarini, Lluís Pasqual, Ottavia Piccolo, Franca Squarciapino
produzione Didi Gocchi per 3DProduzioni