Giacomo Matteotti. Quanto dista il mito dall’uomo?

Sono passati cento anni. L’uomo è lo stesso, mentre gli anniversari sono due. Il primo eroico: il 30 maggio. Il secondo funebre: il 10 giugno.

Sono cent’anni dal 30 maggio 1924, quando dai banchi socialisti di Montecitorio, il deputato Giacomo Matteotti pronunciò il suo ultimo discorso, denunciando le sopraffazioni e i brogli avvenuti nel corso delle elezioni di aprile, quelle che sanciranno il regime fascista. 

Sono anche cent’anni da quando, il 10 giugno, a un angolo del lungotevere, Matteotti venne sequestrato e ucciso da cinque sicari. Mandante, lo stesso capo di governo.

Sguardi sul passato, luci sul presente

Capita allora che parecchi mesi e in molti teatri d’Italia (nello specifico, oggi 16 aprile e domani 17 alla sala Bartoli da Trieste), si possa assistere a Giacomo, titolo dello spettacolo che Elena Cotugno e Gianpiero Borgia (Il Teatro dei Borgia) hanno deciso dedicare a Matteotti. 

Spettacolo particolare, di intensità, di storia. Parla del passato, getta luce sul presente. Dice il sottotitolo che si tratta di un “intervento d’arte drammatica in ambito politico”.

Giacomo Matteotti - Elena Cotugno - Teatro dei Borgia 1

Gianpiero Borgia, possiamo spiegare meglio?

“Portiamo sulla scena due discorsi parlamentari di Giacomo Matteotti. Vorremmo dimostrare che le parole della politica non sempre sono state spettacolari, ammalianti, di pancia, come quelle odierne. Matteotti, cent’anni fa, teneva alta l’asticella, con fatti e documenti. Era l’alfiere di un discorso fondato sul vero quando, a scapito della verità, prevalevano la narrazione lirica dannunziana e la retorica di Mussolini: oratori di grande successo, star mediatiche del tempo. Ciò ha molto che fare con il nostro tempo, oggi”.

Vie e piazze d’Italia portano il nome di Matteotti. Quanti italiani sanno però davvero chi fosse?

“Si sa che è stato un martire del fascismo. È diventato un mito dopo essere stato assassinato. Però Gramsci, prima del 1924, parlava di lui come di un rivoluzionario in pelliccia. Cavaliere del nulla, lo definivano certi suoi compagni di partito. In realtà era il leader minoritario di un partito minoritario. Il frontman di un antifascismo ante-litteram. È morto da profeta, non da oppositore, quando il fascismo si stava trasformando in dittatura. Questo lo sa solo chi si è occupato dell’argomento”. 

Giacomo [Matteotti] - Elena Cotugno - Teatro dei Borgia 2

Cento anni dopo si può ambire a una migliore conoscenza.

“Un merito il centenario ce l’ha: grazie alle pubblicazioni e alle iniziative che lo accompagnano e forse grazie al nostro spettacolo che era nato già cinque anni fa e, va detto, non insegue l’occasione celebrativa. Il merito è di confrontarsi direttamente con la personalità di Matteotti, mettere a fuoco la distanza tra il mito e l’uomo, il suo pensiero, i discorsi. Che all’epoca apparivano impopolari e faticosi, in un’Italia che non aveva capito dove stata andando. Come adesso appunto. I grilli parlanti fanno spesso una brutta fine”.

Perché il romanzo fondante dell’identità italiana non sono I promessi sposi, ma Pinocchio. Com’è stato accolto Giacomo in questi anni?

“Gli italiani che vanno a teatro sono uno spicchio marginale degli italiani che formano il Paese. La mia impressione è che i nostri spettatori si sentano orfani di politica. Sentono di essere sempre più consumatori e sempre meno cittadini. Chi viene a vederci percepisce un lutto, avrebbe voglia di una nuova cittadinanza, che non sia solo quella del consumo”.

Giacomo [Matteotti]- Elena Cotugno - Teatro dei Borgia 3

E per questo che la vostra scena è così essenziale, desolata? Vecchi scranni parlamentari sono accatastati come dopo un naufragio. Elena Cotugno, che incarna i due discorsi di Matteotti, li vive pericolosamente.

“È l’immagine di un parlamento in dismissione. Concretamente permette a un’attrice di cimentarsi con una parola alta, quasi al confine del teatro, non al suo centro. Cimento è la parola esatta. Simbolicamente rende bene il decadimento della qualità democratica. E restituisce in maniera plastica la situazione di questo Paese oggi”.

Altri progetti del Teatro dei Borgia in cantiere dopo Giacomo?

“Sto pensando a un progetto intitolato Fus (Fottuti utopisti sognatori): si muoverà tra Cechov e i dispositivi di legge che regolano lo spettacolo dal vivo. Elena lavora già a “Festa di confine”, un testo del drammaturgo rumeno Matei Vișniec, pensato per il 2025, quando Gorizia e Nova Gorica saranno Capitale della Cultura. Cominceremo a prepararlo proprio là, assieme ad Artisti Associati, nel prossimo mese di giugno”.

[questo articolo è stato pubblicato sul quotidiano IL PICCOLO di Trieste, lunedì 16 aprile 2023]

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GIACOMO
un intervento d’arte drammatica in ambito politico
testi di Giacomo Matteotti con interruzioni d’Aula
dai verbali delle assemblee parlamentari del 31 gennaio 1921 e del 30 maggio 1924
progetto e drammaturgia Elena Cotugno e Gianpiero Alighiero Borgia

con Elena Cotugno
costumi Giuseppe Avallone
artigiano dello spazio scenico Filippo Sarcinelliideazione, coaching, regia e luci Gianpiero Borgia
produzione Teatro dei Borgia / Artisti Associati

con il sostegno della Presidenza del Consiglio dei ministri con il patrocinio di Comune di Fratta Polesine, Fondazione Giacomo Matteotti, Fondazione di Studi Storici “Filippo Turati” e Fondazione Circolo Fratelli Rosselli

STORIE – Trattoria con vista. Un golfo per Francesco Macedonio

Non è la stessa notorietà che hanno avuto – mettiamo – Harold Pinter, oppure Milva, o alcuni degli altri artisti protagonisti di STORIE, i miei Incontri con uomini e donne straordinari (ne trovate in questo blog almeno una dozzina, qui oppure qui).

Ma per me, e per molti di quelli che leggeranno questo post, il nome di Francesco Macedonio è altrettanto importante. Più importante, anzi.

Francesco Macedonio
Francesco Macedonio

Perché quassù a Nordest, il regista Francesco Macedonio è stato generatore di una svolta e poi punto fermo del teatro che si è fatto in questi ultimi cinquant’anni.

Il teatro delle lingue

Mi spiego. Per quella che è stata, nel tempo, la storia d’Italia, ci sono città che anche a teatro hanno dato dignità alta e alta rilevanza alla loro lingua – o se volete, al loro dialetto – anche a teatro: Venezia, Napoli. Pure Palermo, e più in generale la Sicilia. È superfluo che vi dica perché, o che vi elenchi gli autori: è una cosa che fa parte del dna culturale della nazione.

Altre città, come Firenze, Bologna, Genova, Bari, che pure hanno coltivato le loro lingue – o se volete dialetti – non sono riuscite a costruire altrettanto forti drammaturgie. E il bolognese, il fiorentino, il genovese, il barese, le loro parlate insomma, sono rimaste di preferenza legate al teatro amatoriale, alle filodrammatiche, alle compagnie dilettanti.

Varianti adriatiche. Di terra e di mare

Francesco Macedonio, in quasi cinquant’anni di progetti teatrali e con la sua attenzione alla lingua che ancora si parla, in tante varianti, sulle coste dell’Adriatico settentrionale, nella città di Trieste, e nei dintorni, è riuscito nell’impresa di darle qualità artistica e spessore teatrale. Di farne un tramite d’arte. E ha aperto un lungo filone, che ancora adesso, a più quattro decenni dalle sue prime prove, si nutre di autori e spettatori numerosissimi.

Carpinteri e Faraguna - Le Maldobrìe

Dalle Maldobrìe (inizio anni ’70), le storie di terra e di mare, raccontate nei dialetti istro-dalmati delle coste e dei porti dell’Adriatico (autori Carpinteri & Faraguna) alla rievocazione di eventi fissati nella storia locale: A casa tra un poco (I foghisti dell Lloyd) (1976, autori Roberto Damiani e Claudio Grisancich). 

Dal sodalizio con Tullio Kezich (per un affettuosa trilogia autobiografica del critico cinematografico, nato e cresciuto a Trieste, o per curiose rivisitazioni della vita di Italo Svevo, L’ultimo carneval, anni ’90) al lavoro di memoria collettiva avviato poi con giornalisti come Roberto Curci (Sariàndole, Tramàchi) e Pierluigi Sabatti (Vola colomba). 

Francesco Macedonio e La Contrada

Attraverso la loro scrittura, e con le regie a cui Macedonio metteva mano, i dialetti dell’alto Adriatico hanno trovato una dignità teatrale e un assetto professionistico, sia presso il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, sia presso la compagnia di teatro popolare da lui stesso co-fondata, nel 1976, La Contrada.

Nel 2004, a 87 anni, Macedonio è scomparso. In quella Gorizia dov’era cresciuto e aveva sempre vissuto, a poche centinaia di metri dalla Stazione Transalpina, posta tra Italia a Slovenia e tagliata a metà, negli anni della guerra fredda, dalla Cortina di Ferro. Ma diventata ora uno dei confini più facilmente valicabili di tutta Europa.

Dieci anni dopo

Qualche sera fa, a Trieste, al Teatro Bobbio, sede della Contrada, si è voluto ricordare la poetica e la carriera di Francesco Macedonio. In una lunga serata, nella quale spezzoni video, fotografie, ricordi dei suoi interpreti, frammenti di aneddotica, hanno ridisegnato a 360 gradi la sua personalità e il suo lavoro (che non si limitava a Trieste, ma si era esteso, per esempio a Bologna).

Francesco Macedonio
Screenshot

A tanti racconti ho aggiunto anch’io un breve contributo che, tra le altre cose, rievocava questo episodio della mia, e della sua, vita. Ve lo racconto in questo nuovo capitolo di STORIE.

La collina sopra il golfo

2012, giugno mi pare. Francesco aveva appena vinto il premio teatrale Flaiano, così qualche sera dopo, decisi di festeggiare con lui, e lo portai a cena in una trattoria sul mare. Di solito, i posti dove incontrarci li sceglieva lui, nella pianura friulana, o attorno a Gorizia. Quella volta fui io a scegliere un posto, proprio quello, su una collina dell’ultima città prima del confine sloveno: Muggia. Un ristorante di pesce, con la terrazza che dall’alto spaziava su tutto il golfo di Trieste

Il golfo di Trieste, sullo sfondo il profilo delle Alpi Giulie e Carniche

Era quasi sera, guardando a Nord, oltre i cantieri Monfalcone, si potevano scorgere, chissà, Gorizia e il Collio, famoso per i vini, e ancora più in là, forse, i monti della Slovenia, verso Idria, il paesino dove lui era nato e dove aveva visto per la prima volta il cinema, proiettato su un lenzuolo. 

Se ci voltava a Sud, a riflettersi nel mare era la costa istriana, quella dei racconti di terra e di mare che lui aveva messo in fila nelle Maldobrìe. Tra Nord e Sud, nel mezzo, Trieste nella mezza luce del tramonto. La città che lo aveva fatto diventare regista. 

In cerca di un’auto

A un certo punto, puntando il dito a Nord, a Sud, dappertutto, e con un tono che voleva essere solenne, che avrebbe voluto toccargli il cuore, gli ho detto: “Cesco, questa xè tutta roba tua” (Francesco, questa è la tua storia). È rimasto pensieroso per un po’, ma non si è scomposto più di tanto. “È vero, è vero. Hai ragione” ha risposto. Fine.

Non era vero però, che non si fosse turbato. Me lo aveva nascosto. Quando siamo tornati a riprendere la sua automobile, aveva in subbuglio in testa, e non ricordava affatto dove l’aveva posteggiata. Due ore buone siamo stati, lungo i moli di Trieste, avanti e indietro, oramai nella notte, per ritrovare la vettura, sperando che il carro attrezzi non l’avesse portata via. 

Che quadretto. Che teatro. Regista e giornalista, appiedati davanti al mare, persi nella notte. In cerca, non di un autore, ma di un’auto.

Da Bassano a Pompei. Inseguendo Napoleone

Dalle Alpi alle Piramidi. Era il tour proposto dalla famosa ode napoleonica che abbiamo tutti studiato a scuola. 

Ora: evitando l’Egitto, Paese non particolarmente sicuro (il caso di Giulio Regeni è ancora aperto) e rinunciando alla gloria (“fu vera gloria?”), vorrei suggerire in questo post un altro itinerario, ugualmente interessante e pure di belle soddisfazioni. Tutto made in Italy, poi. Dal ponte di Bassano alle pietre di Pompei.

Il Teatro Grande degli Scavi di Pompei
Il Teatro Grande degli Scavi di Pompei

Sono stati appena presentati due festival estivi che potrebbero scandire i mesi più caldi della vostra estate 2024, se deciderete di concedervi qualche fine settimana a Nord, oppure a Sud. In due dei luoghi più iconici (si dice così, no?) della nostra penisola.

Bassano, la città veneta celebre per il ponte, su cui darsi la mano, oltre che per l’encomiabile distilleria di grappa, la più antica d’Italia (dal 1739).

E Pompei, che città invece era stata prima che il vulcano che la sovrasta, imbizzarrito, la distruggesse con una ricaduta di fuoco, lava, ceneri, pomici, lapilli.

Pompei, le pietre, i tramonti

Da otto edizioni, da quando cioè il Teatro Grande degli scavi ospita il festival Pompei Theatrum Mundi, alla marea dei turisti che, sotto il solleone, visitano le antiche pietre e la scabrose “stanze dell’amore”, si è aggiunto, la sera, l’arrivo di un altro inaspettato numero di visitatori.

Al tramonto, a giugno e luglio, quando la suggestione del luogo tocca vertici supremi grazie al dialogo tra le luci e le rovine, centinaia di persone si accomodano sui sedili di pietra per recuperare, in forme contemporanee, il sapore dell’antico.

Nel senso che Pompei Theatrum Mundi è un festival dedicato alla manutenzione della drammaturgia antica, greca e latina, rielaborata e riattivata da alcuni fra i maggiori autori e registi italiani, internazionali, contemporanei. Citato da Roberto Andò (il direttore del Teatro di Napoli, che si occupa anche della programmazione di Pompei), Italo Calvino ci ricordava che rileggere un classico impone la domanda del chi siamo e del dove siamo arrivati. E fa bene ogni tanto porsi la questione.

Sembra inoltre (lo avrebbe riferito lo storico latino Cassio Dione) che quando il Vesuvio, la sera fatidica del 79 aC, diede avvio alla furibonda strage, borbottando prima, esplodendo poi, i cittadini pompeiani si trovassero riuniti proprio a teatro. La vita qui finiva, ma la vita anche qui rinasce.

Pompei Theatrum Mundi 2024

Pompei, il programma

Tratta dal comunicato stampa, ecco la sintesi dei quattro spettacoli, frutto della collaborazione tra Teatro di Napoli e Parco Archeologico di Pompei, che si replicheranno ogni fine settimana nelle serate di giovedì, venerdì e sabato, tra il 13 giugno e il 13 luglio 2024.

Si partirà il 13 giugno con la prima assoluta di Odissea cancellata, opera di Emilio Isgrò, con la regia di Giorgio Sangati su installazione scenica dello stesso Isgrò, una produzione del Teatro di Napoli. Le gradinate del Teatro Grande si trasformeranno in una gigantesca video-installazione. E mentre i versi dell’Odissea impressi sulla pietra dei gradini verranno cancellati a vista, dalle cancellature stesse prenderà vita il testo. Cancellando Omero (tornando cioè alla fonte primaria dell’epica) l’artista siciliano ha selezionato solo i frammenti ritenuti essenziali e, sradicandoli dal loro contesto, restituirà loro nuova e inaspettata forza.

Da giovedì 27, un altro debutto nazionale. Si tratta di De Rerum Natura (There is no planet B), liberamente ispirato poema di Lucrezio, su ideazione, adattamento e regia di Davide Iodice e drammaturgia di Fabio Pisano. Iodice e Pisano tornano a collaborare insieme dopo il successo di Hospes- Itis, in un lavoro dove i temi del poema latino precipitano fragorosamente nel nostro presente.

Terzo appuntamento, da giovedì 4 luglio, è Edipo Re di Sofocle con l’adattamento e la regia di Andrea De Rosa. Simbolo dell’eterno dissidio tra libertà e necessità, tra colpa e fato, nella nuova regia di De Rosa, che torna per l’occasione a lavorare con Fabrizio Sinisi, la tragedia ruota attorno alla verità, proclamata, cercata e misconosciuta: “Il sapere è terribile, se non giova a chi sa”.

Quarto e ultimo spettacolo sarà Fedra, Ippolito portatore di corona di Euripide, con la regia di Paul Curran nella traduzione di Nicola Crocetti, in scena da giovedì 11 luglio, una creazione nella quale Napoli rinnova la collaborazione con l’INDA – Istituto Nazionale del Dramma Antico di Siracusa, che coproduce lo spettacolo. Affidata alla sensibilità del regista scozzese, noto per le innovative interpretazioni di opere classiche, l’antica narrazione di Fedra riecheggia con sorprendente attualità nel contesto odierno. 

Emilio Isgrò
L’artista e scrittore siciliano Emilio Isgrò

Bassano, là ci darem la mano 

Diversa storia, quanto è diversificata l’Italia, quella di Bassano del Grappa. Che è un tranquilla città, veneta e di provincia, con i suoi 43mila abitanti ben fieri di quel magnete turistico di cui ho parlato prima, il ponte.

Non dimenticherei però, qualche decina di chilometri più su, a Possagno, l’impareggiabile gipsoteca che raccoglie i più importanti modelli in gesso di Antonio Canova. E qui, il Napoleone che avevamo snobbato all’inizio, ci sta (e non lo pubblico, che sennò Facebook me lo censura).

Il modello realizzato da Canova per Le tre Grazie

A chi si interessa inoltre di spettacolo dal vivo e si indirizza verso luoghi dove teatro, musica e danza interagiscono attraverso formati innovativi, la città offre il valore aggiunto del suo Bassano OperaFestival.

Nato come programmazione estiva del Comune, cresciuto grazie alla determinazione e all’intuito dell’ingegnosa Rosa Scapin, Bassano OperaFestival è diventato un punto di riferimento importante, anche per il fervore con cui schiera in campo progetti nuovi, accende le luci su prime assolte e debutti, esplora prospettive e finanziamenti internazionali.

Per mettere a segno un cartellone che di anno in anno anno si fa più attrattivo per il numero di nuovi (e non solo) artisti che riesce a convogliare nel territorio, che alla città aggiunge i centri della Pedemontana veneta: Castelfranco, Marostica, la valle del Brenta…

Bassano OperaEstate 2024

Bassano, il programma

Di nuovo, sulla base sul comunicato stampa, ecco una sintesi forzatamente ridotta, visto il programma di oltre cento eventi, che si svolgeranno tra il 2 luglio e il 15 settembre 2024). Il programma completo è qui.

Nella sezione Danza molti i progetti interdisciplinari che intrecciano linguaggi diversi: così è per l’evento Un Amico, che vede insieme per la prima volta il musicista Mario Brunello con il coreografo Virgilio Sieni in una serata omaggio al mondo della musica di Ezio Bosso, grande amico di Mario Brunello. Tra le altre composizioni anche Roots, la sonata per violoncello e pianoforte che Ezio Bosso scrisse e dedicò a Brunello 10 anni fa. (29/7). Alessandro Sciarroni, Leone d’oro alla Biennale, sarà al festival con il suo nuovo lavoro U., che dà corpo a una coreografia di voci, un inno di gioia, speranza e amore (26/7). Due tra le coreografe italiane più innovative: Cristina Kristal Rizzo, riunisce straordinari danzatori nel suo nuovo Monumentum the second sleep, (31/7) e Silvia Gribaudi con MM Contemporary Dance Company, in Grand Jeté, propone una riflessione divertente sui cliché della danza e del balletto (2/8). 
Al confine tra danza e installazione artistica, Gruppo Nanou propone una creazione coreografica tra architetture di luce e di oggetti che omaggia Shining di Stephen King e la ancor più celebre trasposizione cinematografica di Kubrick (20 e 21/7). 
Un grande ritorno è quello con Sharon Fridman, che in Go Figure crea una coreografia intrisa di poesia e forza fisica, equilibrio e leggerezza, potenza e precisione, per i corpi non conformi dei suoi danzatori. (6/8). 
Le futuristiche Bolle, disegnate da Fuksas per le distillerie Nardini, ospitano infine Michele Di Stefano con la sua compagnia MK in Creatures. Album degli abitanti del Nuovo Mondo che unisce l’architettura dei corpi all’architettura contemporanea, mettendo in connessione le competenze specialistiche differenti ma complementari proprie della danza e dell’architettura. (9 e 10/8).

Fuksas Bolle Bassano Nardini
Le Bolle ideate da Massimiliano Fuksas per la Distilleria Nardini

Per la sezione Teatro, a Bassano sarà in scena il nuovo progetto di Motus: Frankenstein, che affronta il capolavoro di Mary Shelley guardando al Mostro come metafora della diversità (23/7). In prima nazionale Anagoor con la nuova produzione nata per il tedesco Theater an der Ruhr : Bromio con Marta Ciappina, che incrocia danza, performance, teatro e musica, sviluppando un rituale poetico di trance, per vivere la comunità in modo nuovo (prima nazionale 26 e 27 luglio); Marco Paolini ambienta invece alla Tagliata della Scala in Valbrenta, Latitudini, un primo studio ispirato alla figura umana e scientifica di Charles Darwin (18 e 19 luglio). 

Particolarità del Festival è proprio la sua ambientazione nei luoghi di rilievo del territorio e del suo patrimonio: ville, palazzi, paesaggi. E così la nuova creazione per i Dance Well dancers di Castelfranco Veneto – la pratica di danza per persone con Parkinson, nel 2023 Premio Rete Critica e Premio Speciale Danza&Danza – è affidata al coreografo Matteo Marchesi, in scena in Villa Parco Bolasco (13/7); in prima nazionale Villa Dolfin Boldù di Rosà, ospita la nuova produzione di Stivalaccio Teatro, Strighe Maledette! (11/7), mentre Alessandro Bergonzoni nel parco di Villa Cerchiari a Isola Vicentina prosegue le sue sperimentazioni linguistiche nel nuovo Sempre sia rodato (22/7). A Marostica, sulla Collina del Pigrotto, la mega scultura del cane creato da Elena Xausa, giovane illustratrice da poco scomparsa, i Fratelli Dalla Via in Nulla è più invisibile, riflettono proprio sui monumenti e sul rapporto tra il ricordare e l’agire (3/8). 

Accoglie stili e linguaggi differenti anche il programma dedicato alla Musica, che si apre con il collettivo dei C’Mon Tigre in Habitat live, dal loro ultimo lavoro, acclamato tra i migliori dischi del 2023 (12/7). Prosegue con il programma dedicato ai giovani talenti della classica: il violinista Giovanni Andrea Zanon con Martin James Bartlett al pianoforte (13/7), che cura anche il programma Leonora Armellini e un Quintetto di fiati (25/7), la pianista Eva Gevorgyan (8/8) e il duo violoncello pianoforte formato da Luca Giovannini e Leonardo Colafelice (11/8). 
Appuntamento con la classica il 4 agosto con l’Orchestra di Padova e del Veneto diretta da Marco Angius nella Nona Sinfonia di Beethoven che, in occasione del centenario dalle composizione, esprime ideali di libertà, pace e solidarietà così necessari in questi tempi. 

B.Motion. Il contemporaneo. Realmente

Una sezione, che considero assai stimolante, si colloca poi nelle ultime settimane del Festival (tra il 21 agosto e il primo settembre). B.Motion, modellato adesso da Michele Mele, dopo essere stato consolidato da Roberto Casarotto, si concentra su linguaggi del contemporaneo e artisti emergenti.

B.Motion a Bassano
Una precedente edizione di B.Motion

Senza costringersi alla separazione di generi, anche perché in questi lavori, danza, musica e teatro si fondono grazie a nuove pratiche di spettacolo che spesso portano allo scoperto i corpi vulnerabili (vedi un precedente post su Dance Well), le dinamiche del gioco e del videogioco, gli archivi della memoria individuale e collettiva, i legami con lo sport.

A Bassano insomma, anche questa estate, si prova a disegnare il vasto panorama del realmente contemporaneo. Seguendo questo link trovate il programma dettagliato (ma anche qui e qui). Di B.Motion riparleremo poi a suo tempo.

Biennale 2024 dal vivo. Biglietti a/r per un altrove trasversale

Nonostante il nome, La Biennale di Venezia fa parlare di sé molto più spesso. È infatti un flusso continuo di notizie e eventi ciò che l’istituzione veneziana, specializzata in arti contemporanee e in cinema, architettura, spettacolo dal vivo e archivio, macina di mese in mese. 

Dopo aver reso pubblici i nomi degli artisti che quest’anno verranno premiati con i Leoni d’oro e con quelli d’argento (questo è il link alla sezione news del sito), è venuto questa mattina il momento di annunciare, dalla Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian, i titoli delle creazioni che tra giugno e ottobre prossimi, andranno a formare la Biennale 2024 dal vivo.

Quella Biennale DMT, che mette in campo – definizione che bene si adatta all’urbanistica veneziana – Danza e Musica e Teatro nei rispettivi Festival.

Biennale 2024 cartelloni festival DMT

Le date

Due sono le settimane durante le quali ciascuna manifestazione porterà in laguna e presenterà al pubblico un ventaglio di titoli italiani, ma soprattutto internazionali, selezionati dai direttori alla quarta e ultima tornata del loro mandato. 

Introdotti dal nuovo presidente Pietrangelo Buttafuoco, che succede da quest’anno a Roberto Cicutto, ecco dunque:

Niger et Albus, 52esimo Festival Internazionale del Teatro (15 > 30 giugno, direttori Stefano Ricci e Gianni Forte), qui l’annuncio dei Leoni 2024 d’Oro e d’Argento teatrali

We Humans,  18esimo Festival Internazionale di Danza Contemporanea (18 luglio > 3 agosto, direttore Wayne McGregor) qui l’annuncio dei Leoni 2024d ‘Oro e d’Argento coreografici

Musica Assoluta,  68esimo Festival Internazionale di Musica Contemporanea (26 settembre > 11 ottobre, direttrice Lucia Ronchetti), qui l’annuncio dei Leoni 2024 d’Oro e d’Argento musicali.

Wayne Mc Gregor, Lucia Ronchetti, Stefano Ricci e Gianni Forte
Wayne Mc Gregor, Lucia Ronchetti, Stefano Ricci e Gianni Forte, direttori Biennale 2024 dal vivo

Qui sotto il video completo della presentazione di questa mattina a Ca’ Giustinian.

https://www.youtube.com/live/elB8G4tHew8?feature=shared

Estrapolati da alcuni passaggi del comunicato stampa che accompagna i tre Festival e dalle presentazioni dei direttori, ecco gli artisti e i momenti salienti dei tre festival.

Il Teatro: bianco e nero, direzioni precise, senza ripensamenti. 

Il mondo è a colori ma la realtà è in bianco e nero, suggeriva Wim Wenders. “Se non riusciamo a immaginare un mondo migliore e più armonioso” hanno detto Stefano Ricci e Gianni Forte nel raccontare per filo e per segno il loro programma“non avremo mai i mezzi necessari per ricostruirlo. Niger et Albus, titolo di questa 52esima edizione del Festival, è allora la promessa di una nuova luce che si fa strada”.

Biennale Teatro 2024

Il programma

La nuova creatività trova spazio nel 52. Festival Internazionale del Teatro con drammaturghi, registi, performer autori del proprio teatro. Sono gli artisti selezionati per le diverse sezioni di Biennale College, progetto sviluppato nell’arco di un’annualità o di un biennio e che si prolunga in un programma di produzioni e co-produzioni.

E’ il caso di Stefano Fortin e Carolina Balucani, autori rispettivamente di Cenere e Addormentate, testi che presentano ora in forma compiuta in coppia con i registi Giorgina Pi e Fabrizio Arcuri, fra i più sensibili alle nuove drammaturgie e ai nuovi linguaggi della scena e che già li avevano accompagnati nelle mise en lecture viste allo scorso festival.

Sempre sul fronte della drammaturgia, quest’anno sarà la volta di Rosalinda Conti, autrice selezionata al termine del laboratorio di scrittura con Davide Carnevali lo scorso anno, con Così erano le cose appena nata la luce, di cui si vedrà la lettura scenica curata da Martina Badiluzzi; mentre la seconda vincitrice del bando drammaturghi, Eliana Rotella e il suo Livido verrà visto sempre sotto forma di lettura scenica per mano di Fabio Condemi.

Anche Ciro Gallorano, dopo una serie di tappe di avvicinamento da cui esce vincitore del College Registi, avrà modo di sviluppare e presentare sul palcoscenico del festival il suo Crisalidi, “un’indagine intima attorno alle grandi domande evocative nelle opere di Virginia Woolf e Francesca Woodman, in risonanza con le inquietudini dell’oggi”.

Fresco di nomina sul fronte della performance site specific è, infine, Elia Pangaro con il progetto Bolide | deus ex machina, “un lavoro sulla velocità che caratterizza il nostro tempo annullandone il senso”, di cui si vedrà l’esito finale nel corso del Festival.

I “game-changer” della scena contemporanea, compagnie che sono espressione di nuove forme della teatralità e un nuovo modo di essere spettatori, saranno ospiti del 52. Festival Internazionale del Teatro. 

Back to Back Theatre, la pluripremiata formazione australiana che trova nella disabilità uno strumento di indagine artistica, vincitrice del Leone d’oro alla carriera, sarà per la prima volta in Italia alla Biennale con un suo spettacolo, Food CourtGob Squad Theatre, il collettivo anglo-tedesco che riceverà il Leone d’argento, sarà presente con due opere emblematiche: Creation (Picture for Dorian) che riflette con ironia sulla relazione tra artista opera e spettatore, ed Elephants in Rooms, installazione visiva a schermi multipli, che illumina quattordici finestre dei nostri interni sicuri da cui guardare il mondo.

Sulla stessa lunghezza d’onda l’ensemble lituano – costituito dalla scrittrice Vaiva Grainytė, la musicista Lina Lapelytė, la regista Rugile Barzdžiukaitė e già premiato con il Leone d’oro per il miglior padiglione alla Biennale Arte 2019 – con Have a Good Day!, un’opera che allinea dieci cassiere in un supermercato con un pianoforte per un affondo sottilmente eversivo dei nostri riti consumistici. 

Il regista drammaturgo iraniano Amir Reza Koohestani, da anni presente sulle maggiori scene d’Europa con il suo Mehr Theatre Group fondato a Teheran nel ’96, sarà a Venezia con il suo ultimo spettacolo, già di culto, Blind Runner, dove il corpo a corpo ad alta tensione psicologica tra un uomo e una donna si intreccia alla Storia.

L’attore, autore, regista affermatosi sulla scena non solo britannica per la forza dei suoi testi, Tim Crouch, sarà in scena con Truth’s a Dog Must to Kennel nella parte del Fool di Re Lear, dando corpo e voce all’ultimo tassello di un ciclo di monologhi, spin-off di commedie e tragedie del Bardo che affrontano Sheakespeare dalle retrovie, ricorrendo allo sguardo dei personaggi minori.

Reduci dal successo parigino per l’installazione Bar Luna, realizzata al Centre Pompidou con Alice Rohrwacher, la regista Claudia Sorace e il drammaturgo e sound artist Riccardo Fazi, nucleo artistico di Muta Imago, proseguendo nella ricerca sulla natura e la percezione del tempo, affrontano per la prima volta un classico del teatro, Tre sorelle di Cechov, con una riscrittura che condensa tutte le voci dei personaggi in quelle delle tre protagoniste pur mantenendosi fedele all’originale.

Milo Rau e il suo teatro militante, che sovverte le regole creando situazioni al limite tra spettacolo e indagine sociale, arte, politica, storia e cronaca giornalistica. Come la nuova creazione che presenterà alla Biennale, Medea’s Children, che prende spunto, ancora una volta, da un vero e proprio caso criminale, per intrecciare tragedia moderna e tragedia classica.

Gob Squad, Vaiva Grainyté, Lina Lapelyté, Rugilé Barzdžiukaité, Davide Carnevali, Tim Crouch, Muta Imago, Gianni Staropoli saranno, inoltre, artisti in residenza per le masterclass che integrano il programma del festival. Attori, performer, drammaturghi, video artisti, registi, giornalisti, scrittori, studiosi, light designer potranno fare domanda di partecipazione fino a lunedì 8 aprile. Il bando è sul sito della Biennale all’indirizzo www.labiennale.org

La Danza: sudore trasferito nel respiro e nei battiti del cuore

Artisti che sfruttano le capacità dell’essere umano per superarne il potenziale, mentre ci ricordano con calma, grazia e urgenza che ciò che Noi Esseri Umani condividiamo è molto più grande di tutto ciò che ci divide. We Humans è il titolo del Festival di danza 2024” ha scritto Wayne McGregor.

Biennale Danza 2024

Il programma

Così lungo l’intero arco del festival si vedrà De Humani Corporis Fabrica, film/installazione di Véréna Paravel e Lucien Castaing-Taylor, registi e antropologi che firmano documentari sperimentali noti ai maggiori festival. In cinque diversi ospedali di Parigi i due cineasti seguono le più innovative tecnologie endoscopiche con cui la medicina osserva e opera per un viaggio dentro il mistero del corpo umano che sfida limiti fisici e culturali. 

Anche la danza cyborg della svizzera Nicole Seiler apre nuove strade e pone nuovi interrogativi. In Human in the Loop la Seiler sottopone a uno “stress test” l’IA, provando a farne l’innesco del processo creativo con i danzatori in scena. Uno sconfinamento tra umano e artificiale che esplora il corpo tecnologico e il corpo biologico.

Un nuovo modo di sperimentare la danza ai tempi dell’IA è offerto anche dalla formazione taiwanese Cloud Gate, che festeggia i suoi cinquant’anni con la danza cosmica di Waves, concepita dal coreografo Cheng Tsung-lung con l’artista digitale Daito Manabe. I movimenti dei danzatori, tradotti in dati informatici, sono rielaborati dall’IA e trasmutati in nuove forme danzanti in dialogo con i danzatori in scena. 

Cinema d’animazione, teatro, musica, danza sono compresenti in Antechamber, opera degli artisti e musicisti Romain Bermond e Jean-Baptiste Maillet, noti come Stereoptik. Lo spettacolo è il making of di un corto, che narra il risveglio alle meraviglie del mondo di un ragazzo, e immerge il pubblico nel prender forma delle idee, nel materializzarsi di un personaggio, nell’evolversi di una storia, svelando il processo creativo della coppia. 

L’idea del processo creativo come performance è anche alla base di Find Your Eyes del pluripremiato fotografo britannico Benji Reid, che ha battezzato la sua pratica artistica choreo-photolist, facendo coesistere nelle sue creazioni fotografia, danza, teatro, racconto. Find Your Eyes s’ispira alla sua vita – esplorando vulnerabilità, tragedia e successo attraverso la lente del fotografo. Coreografando tre performer, Reid trasforma il palcoscenico nel suo studio fotografico e crea davanti al pubblico vere e proprie fotografie in movimento.

All’incrocio fra danza contemporanea e radici afro si colloca la ricerca del coreografo colombiano e attivista Rafael Palacios, allievo di Germaine Acogny e Irène Tassembédo, che in vent’anni di carriera ha affermato la diversità della danza afro-colombiana. Con la sua compagnia Sankofa Danzafro, per la prima volta in Italia, Palacios presenta Behind the South: Dances for Manuelispirato al romanzo epico di Manuel Zapata Olivella, Changó, el Gran Putas, sull’esperienza diasporica africana tra mitologia, spiritualità, radici ancestrali. 

Riattiva il mito classico Ruination, che la compagnia britannica di teatro danza Lost Dog, per la regia e la coreografia del fondatore Ben Duke, porta in scena con spirito anticonformista e in chiave contemporanea. Il mito di Medea trova espressione in un dramma giudiziario, riscritto con fantasia e umorismo in un mix di danza, musica, teatro.

Il programma di commissioni, produzioni e coproduzioni della Biennale Danza, che destina risorse alla nuova creazione coreografica attraverso bandi nazionali e internazionali e attraverso Biennale College, ma anche attraverso la collaborazione con festival e istituzioni internazionali, vedrà in scena al 18. Festival Internazionale di Danza Contemporanea, nomi in ascesa accanto a nomi già consolidati della scena contemporanea. 

Il dinamico duo Miller de Nobili (MdN), vincitore del bando nazionale per una coreografia inedita, con una visione che mescola break dance, danza contemporanea e danza urbana a tecniche teatrali, presenterà There Was Still Time, ispirato al mondo di Samuel Beckett.

Noemi Dalla Vecchia e Matteo Vignali, alias Vidavé, anche loro vincitori del bando nazionale per una nuova coreografia, scavano nel passato con Folklore Dynamics, fra storie, proverbi, giochi, superstizioni e gesti delle diverse tradizioni che prendono forma nel movimento. 

Accanto a loro Melisa Zulberti, regista, coreografa, artista visiva argentina e vincitrice del bando internazionale per nuove coreografie, porterà alla Biennale il suo progetto interdisciplinare, Posguerra.

Cuore pulsante del festival sono i giovani artisti di Biennale College – 16 danzatori e 2 coreografi – che dal 6 maggio al 3 agosto saranno in residenza a Venezia con un programma dedicato di apprendistato artistico che sia occasione di trasmissione di saperi, ma anche di confronto e cimento delle proprie esperienze e della propria creatività, un programma che culminerà nella presentazione di nuove coreografie commissionate dalla Biennale. Si tratta della nuova creazione in prima mondiale di Wayne McGregor, pensata per la Sala Grande del Palazzo del Cinema al Lido e realizzata in collaborazione con gli stessi danzatori del College unitamente ai componenti della Company Wayne McGregor.

Sempre in prima mondiale The Bench di Cristina CaprioliLeone d’oro alla carriera, che sarà maestra e creatrice per e con i danzatori del College. Infine duenuove creazioni originali ideate dai coreografi che verranno a breve selezionati, condivise e realizzate con gli stessi danzatori del College.

Fra le coproduzioni della Biennale Danza spicca Tangent di Shiro Takatani, cofondatore e direttore artistico di Dumb Type, un nucleo di artisti che della ricerca tecnologica ha fatto uno stile di vita e impiega media diversi nel proprio lavoro, che trova espressione in mostre d’arte e installazioni museali, performance, produzione di audiovisivi, vantando collaborazioni con Ryoji Ikeda e Ryuichi Sakamoto. Tangent, con cui Shiro Takani dopo quasi dieci anni torna al lavoro per il palcoscenico, esplora lo spazio liminale tra arte, scienza e tecnologia.

In controtendenza, Alan Lucien Øyen sceglie un approccio analogico per Still Life, interpreti Daniel Proietto e Mirai Moriyama. Regista, coreografo e artista, esponente di punta di un’area fertile per le arti performative come il Nord Europa, Alan Lucien Øyen è uno dei due coreografi chiamato a creare per il Tanztheater Wuppertal Pina Bausch, oltre che coreografo stabile all’Opera e al Balletto nazionale norvegese e fondatore di un collettivo di artisti, “winter guests”.

Infine, sempre in coproduzione con la Biennale, la compagnia indipendente con sede a Barcellona GN|MC, ovvero la catalana Maria Campos e il libanese Guy Nader, presenta un nuovo lavoro, “un’ode alla vita e alla sua fragile atmosfera”, un incontro fra danzatori che impiegando schemi di movimento ripetitivi e ciclici, evoca un’atmosfera ipnotica che altera la nostra percezione visiva trasformandola in un paesaggio di entità viventi.

Tra i più seguiti coreografi della sua generazione, il destinatario del Leone d’argento Trajal Harrell, che ha portato le sue creazioni tanto in luoghi d’arte come in festival e teatri – fra cui MoMA, Stedelijk Museum, Biennale di San Paolo, Biennale di Gwangju, Festival di Avignone, The Kitchen di New York – inaugurerà e concluderà il festival con Sister or He Buried the body e Tambourines. Due lavori esemplari di quella “archiviazione fittizia” con cui Harrell rigenera materiale storico e forme della danza pre-esistenti.

Percorrerà il Festival un tributo al Leone d’oro alla carriera Cristina Caprioli, danzatrice, coreografa, teorica sperimentale, accademica e curatrice,che con i suoi lavori esprime un’idea di coreografia come “discorso critico in continuo movimento”, in cui l’atto creativo non è mai disgiunto dalla riflessione. DeadlockFlat HazeSilver sono fra i suoi ultimi lavori, cui si aggiunge The Bench, che Cristina Caprioli stessa, facendosi mentore d’eccezione, creerà per e con i danzatori e coreografi selezionati di Biennale College.

La Musica: un ritorno alle forme pure

Il Festival cercherà di analizzare il significato della musica quale linguaggio autonomo, entrando nel laboratorio dei compositori e degli interpreti più rigorosi e inventivi che elaborano partiture, programmi, codici e performance, senza alcun riferimento extra-musicale e senza riferimenti visivi” ha detto Lucia Ronchetti. In altre parole, Musica Assoluta.

Biennale Musica 2024

Il programma

Il festival si articolerà in dieci sezioni.
La sezione Polyphonies “presenta complesse composizioni per orchestra, con solisti e trattamento elettronico. Le tecniche sofisticate sviluppate dai celebri compositori coinvolti in questa sezione, attraverso la costruzione di raffinate stratigrafie sonore, generano monumentali architetture acustiche”.Tre i concerti in programma: con l’Orchestra del Teatro La Fenice che insieme all’Ensemble Modern, Tito Ceccherini sul podio, presenta le prime italiane del Leone d’oro alla carriera Rebecca Saunders (Wound) e Unsuk Chin (Shards of Silence); con l’orchestra della WDR Sinfonieorchesterdi Colonia diretta da Ilan Volkov, interprete di brani di Marco Momi (co-commissione della Biennale), di Beat Furrer in prima italiana, e di Bernd Alois Zimmermann; con la Frankfurter Opern-und Museumsorchester diretta da Thomas Guggeis per le due commissioni della Biennale a Luca Francesconi (Sospeso) e Salvatore Sciarrino (Nocturnes).

Assolo è una sezione “incentrata su raffinate e virtuosistiche composizioni strumentali, secondo l’idea concettuale che la scrittura per strumento solista possa rendere un’espressione completa dell’estetica di un compositore”. Il pianista francese Bertrand Chamayou eseguirà pagine della letteratura pianistica di George BenjaminUnsuk Chin, insieme a un nuovo brano di Miles Walter, giovane compositore americano di Biennale College. La pianista giapponese Chisato Taniguchi sarà interprete di una selezione dei lavori pianistici di Alberto Posadas, accanto al nuovo lavoro commissionato dalla Biennale a Miharu Ogura. La violista americana Hannah Levinson presenterà la prima assoluta di Jaeduk Kim, compositore sudcoreano di Biennale College, insieme alle prime italiane della compositrice iraniana Bahar Royaee e del compositore americano Michael Pisaro-Liu.

Listening/Hearing è uno “spazio installativo per l’ascolto individuale che sarà realizzato durante tutto il festival nelle Sale d’armi E dell’Arsenale, con la diffusione del suono curata dal compositore e sound engineer Thierry Coduys. Questo antro sonoro presenterà opere di musica elettronica digitale e acusmatica, composte in studio o generate in concerto con tecnologie innovative, per evidenziare le tendenze attuali dell’elettronica finalizzata alla ricerca della musica assoluta”. Ci saranno opere di compositori come Dmitri Kourliandski (Mosca), Patricia  Kopatchinskaja(Chișinău), Natasha Barrett (Norwich), François J. Bonnet (Parigi), Hanna Hartman (Uppsala), Mattia Parisse (Terni), proveniente da Biennale CollegeJohn Zorn (New York), Ali Nikrang (Teheran), oltre a due classici della ricerca elettroacustica come De Natura Sonorum di Bernard Parmegiani Bohor di Iannis Xenakis.

La sezione Sound Structures è “dedicata a vaste composizioni che esplorano la natura fisica del suono, conducendo il pubblico in un viaggio immersivo all’interno della realtà delle emissioni acustiche”. Verranno eseguiti due capolavori per percussioni: Le Noir de l’étoile di Gérard Griseycon l’ensemble ET-ET, insieme a Federico Tramontana e Alexsandra Nawrocka, provenienti da Biennale College, e la prima italiana di Tutuguri VI- Kreuze di Wolfgang Rihm con il collettivo tedesco Christian Benning Percussion Group, che eseguirà anche la prima assoluta, commissionata dalla Biennale, del compositore israeliano-palestinese Samir Odeh-Tamimi.

L’ensemble americano Yarn/Wire sarà interprete di un’altra commissione della Biennale alla compositrice svedese Lisa Streich e della prima italiana di Zeno Baldi. La sezione presenta anche una performance della raccolta di concerti L’estro Armonico di Antonio Vivaldi con la Venice Baroque Orchestra diretta da Andrea Marcon “per mettere in evidenza il lavoro straordinario e ante-litteram del compositore veneziano nell’ambito di una ricerca strumentale pura e autonoma”. Conclude la sezione un concerto dell’Ensemble Modern, Leone d’argento del festival, che unisce il Leone d’oro Rebecca Saunders con la prima italiana di Skull e un pezzo per percussioni della compositrice di Hong Kong Alice Hoi-Ching Yeung, selezionata da Biennale College.

Absolute Jazz presenta “solisti di diversa provenienza culturale che fanno riferimento al linguaggio jazzistico nella loro ricerca improvvisativa, intesa come prassi compositiva basata su codici riconosciuti”. Saranno in scena: Georg Vogel, performer viennese, con il suo Claviton; la violinista e compositrice libanese Layale Chaker e il suo violino a sei corde; il trombettista statunitense Peter Evans e il percussionista, pianista e compositore americano Tyshawn Sorey, esponente di spicco di una nuova generazione di performer/compositori decisi a superare gli schemi e le divisioni tra i generi.

Counterpoints presenta “grandi meccanismi contrappuntistici presenti nell’ambito della scrittura attuale, strutture complesse che si animano e si dissolvono nel tempo dell’ascolto, dispositivi musicali che trasportano gli ascoltatori in paesaggi sonori escheriani”.

Ci saranno due lavori fondanti della compositrice russa Galina Ustvolskaya eseguiti dalla violinista Patricia  Kopatchinskaja e dal pianista Markus  Hinterhäuser; il quartetto francese Quatuor Béla presenterà una prima assoluta, commissionata dalla Biennale, di Tristan Murail e una di Hristina Susak, giovane compositrice serba di Biennale College. Il quartetto newyorkese Attacca Quartet presenterà la prima assoluta di daisy, di David Lang, accanto al capolavoro di George Crumb, Black Angels. Infine, il Kandinsky Quartet, quartetto d’archi viennese selezionato attraverso i bandi di Biennale College, che eseguirà lavori del repertorio quartettistico contemporaneo di Salvatore SciarrinoGeorg Friedrich Haas e del giovane compositore sloveno Vito Žuraj.

Solo Electronics comprende tre concerti che si svolgeranno nel Padiglione 30 di Forte Marghera con pubblico in piedi e libero di muoversi con rinomati protagonisti dell’elettronica sperimentale e tecnologie sofisticate”. Ci saranno le esibizioni live del compositore e chitarrista irlandese Sam Barker, il sound artist canadese Tim Hecker, la dj tedesca di origini mozambicane Cecilia Tosh; performance di Richard Devine, producer di Atalanta, Pan Daijing, musicista e artista cinese di stanza a Berlino, e Søs Gunver Ryberg, artista danese, un concerto che rinnova la collaborazione con il CTM di Berlino; infine il dj palestinese Muqata’a e l’artista e musicista ungherese Zsolt Sörés/Ahad con due nuovi lavori (commissione della DAAD di Berlino) che evidenziano le caratteristiche linguistiche delle due grandi tradizioni musicali, rielaborate con una straordinaria perizia tecnica; infine il producer sudafricano Robert Machiri

Pure Voices è una sezione volta a suggerire la possibilità che la musica vocale, se legata a un testo rarefatto e destrutturato, distillato dalla sua portata semantica e comunicativa, possa dare origine a progetti di musica pura, conducendo l’ascoltatore a un’esperienza estatica e meditativa”. Nella  Basilica di San Marco, il Coro della Cappella Marciana diretta da Marco Gemmani eseguirà lo Stabat della compositrice svedese Lisa Streichaccanto allo Stabat Mater di Pierluigi da Palestrina e allo Stabat Mater di Giovanni CroceCatherine Simonpietri dirigerà l’ensemble vocale parigino Sequenza 9.3, interprete di un programma dedicato alla musica vocale assoluta, con lavori della compositrice lettone Santa Ratniece, dellacompositrice lituana Justė Janulytė e di Arvo Pärt.

Musica Reservata è un “concetto di elaborazione compositiva ideato nel Rinascimento per sottolineare che la musica sperimentale doveva essere inizialmente rivolta a un pubblico selezionato o addirittura concepita solo per il compositore stesso e i suoi interpreti, da il titolo ad una sezione che presenta lavori di ricerca ambiziosa per uno strumento o piccolo ensemble strumentale di virtuosi”. Ci saranno la compositrice e violista da gamba austriaca Eva Reiter con il suo nuovo lavoro commissionato dalla Biennale, in dialogo con le musiche di Monsieur De Sainte Colombe, in collaborazione con la violista da gamba Romina Lischka.

I solisti veneziani Massimo Raccanelli e Cristiano Contadin e il giovane violista da gamba italiano Giulio Tanasini eseguiranno brani di Benedetto Marcello e la prima esecuzione assoluta della compositrice tedesca Isabel Mundry.La sezione è completata dalla performance della compositrice e polistrumentista iraniana Golfam Khayam, basata sulla musica tradizionale persiana e sulle tecniche ornamentali nell’ambito della performance improvvisativa.

Un ricordo

Un ricordo affettuoso da parte dei direttori è andato alla memoria di Elena Leonardi, collaboratrice alla attività di produzione della Biennale, scomparsa pochi giorni fa, in un tragico incidente in laguna.

Nel lungo tramonto dell’Europa. Ci guida Joseph Roth

Quella grande guerra venne giustamente chiamata guerra mondiale, e non già perché l’ha fatta tutto il mondo, ma perché noi tutti, in seguito ad essa, abbiamo perduto un mondo, il nostro mondo”.

Come molti romanzi che raccontano la Finis Austriae, e anche più altri, La cripta dei Cappuccini di Joseph Roth rende ragione di un tramonto. Una trasformazione epocale che ancora non si è compiuta fino in fondo.

Di questo – di passati lontani, ma anche prossimi, addirittura recenti – parla Inabili alla morte / Nezmožni umreti, il nuovo progetto che Mittelfest, il festival mitteleuropeo di Cividale del Friuli, ha ora in cantiere.

le bare degli Asburgo nella Cripta dei Cappuccini a Vienna
le bare degli Asburgo nella Cripta dei Cappuccini a Vienna

Format mitteleuropeo

È un progetto lungo, allargato, articolato. Un long-format di teatro, radiofonia, digital podcast, editoria, televisione. Un proponimento che intreccia passato e presente, storia e memoria, popoli e individui. E con il quale Mittelfest e i suoi partner internazionali si presenteranno all’appuntamento del 2025, Gorizia e Nova Gorica Capitale Europea della Cultura: GO! 2025.

Inabili alla morte / Nezmožni umreti è stato presentato nei giorni scorsi a Milano, al Piccolo Teatro, e a Lubiana, all’Accademia di Scienze e Lettere : un’iniziativa di spettacolo dal vivo (e non solo) che impegnerà nei prossimi mesi il festival di Cividale del Friuli assieme al Teatro Nazionale Sloveno di Nova Gorica, con la partnership di Rai RadioTre e sede di Rai Friuli Venezia Giulia, Radiotelevisione slovena, Ars Program.

Un mandato culturale commissionato dalla Regione Friuli Venezia Giulia a una cordata di largo respiro che ha garantito al progetto l’accoglienza nella programmazione ufficiale di Go! 2025.

Infinito tramonto

Quel titolo – come una lapidaria iscrizione – proviene da una pagina di La cripta dei Cappuccini, romanzo-affresco nel quale lo scrittore austriaco Joseph Roth (1884-1939) – uno fra i più insigni cantori di ciò che è stata la Mitteleuropa – raffigurava temi, vicende e personaggi che da sempre rappresentano uno dei temi di Mittelfest, la Finis Austriae: quella trasformazione epocale che più di un secolo fa vide l’Europa coinvolta prima nella più grande guerra che il nostro continente avesse mai affrontato.

E poi la sua profonda metamorfosi, la perdita del suo primato, il lungo, infinito tramonto di un continente. Ciò di cui anche il filosofo Oswald Spengler parlava in un suo celebre libro, dal titolo spesso citato, ma molte volte a sproposito: il tramonto dell’Occidente.

In realtà quel tramonto – annunciato in molti capolavori della letteratura novecentesca, cesellato dai più eccellenti tra gli scrittori, Elias Canetti, Karl Kraus, Franz Kafka, Miroslav Krleža, naturalmente lo stesso Roth, indagato nelle stringenti argomentazioni di Claudio Magris sul “mito asburgico” – quel tramonto, noi europei contemporanei lo stiamo ancora vivendo.

manifesto Inabili alla morte - Mittelfest 2024-2025

Tre spettacoli, due podcast bilingui, una pubblicazione

“Dovevamo essere tramontati da un pezzo, e siamo invece ancora qua, invece”, ha detto Giacomo Pedini, direttore di Mittelfest e ideatore di Inabili alla morte, presentando l’intero progetto in tutte le sue articolazioni alla stampa internazionale, nel chiostro del Piccolo Teatro a Milano.

Il format teatrale prevede tre diversi spettacoli (maggio 2024, novembre 2024, e settembre 2025, con una tournée e l’allestimento finale dell’intera trilogia ). Ma anche la loro trasposizione radiofonica, bilingue, inserita nel palinsesto Rai, nelle teche Rai Play Sound, nelle trasmissioni di Rtv Slovenija, inoltre un documentario televisivo e una pubblicazione. 

Una convergenza larga di produttori, ma soprattutto un lungo arco storico, che prenderà le mosse dal romanzo di Roth (La cripta dei Cappuccini, rielaborato per il teatro dal dramaturg Jacopo Giacomoni e con la regia dello stesso Pedini).

copertina Roth Cripta Cappuccini Adelphi

Ma si estenderà nella seconda parte agli anni Sessanta della Jugoslavia (Cercando la lingua perduta, frutto del lavoro di scrittura di una delle più interessanti figure della cultura slovena contemporanea, Goran Vojnović, e con la regia del polacco Janusz Kica). Per poi toccare gli anni Novanta, quelli da poco trascorsi, nella terza parte (L’alba dopo la fine della storia, a cui sta mettendo mano lo scrittore e conduttore radiofonico Paolo Di Paolo, assieme al compositore Cristian Carrara e alla Fvg Orchestra).

La perdita del primato

Saranno poi Rai RadioTre, la sede Rai del Fvg, Radio Slovenija a trasformare i tre spettacoli in produzioni radiofoniche, affidandole ai canali podcast sempre più frequentati dai contemporanei fruitori di prodotti culturali. “Perché al di là al consumo turistico della Mitteleuropa, della piacevolezza delle passeggiate che si possono oggi fare a Lubiana, come a Cracovia – ha spiegato Pedini – ciò che conta è capire che questa questa trasformazione, questa perdita del primato culturale, noi europei la stiamo ancora vivendo, e sono gli artisti contemporanei a darcene la consapevolezza”.

Gli hanno fatto eco Marko Bratuš, direttore artistico dello SNG di Nova Gorica, e Stojan Pelko, responsabile del programma culturale di Go! 2025, ricordando quali siano le opportunità che la nomina a Capitale della Cultura Europea delle città gemelle di Gorizia e Nova Gorica, offrono al territorio transfrontaliero. Dove la dualità, ideologica e linguistica, da momento di contrapposizione e conflitto, soprattutto nei decenni della Guerra Fredda, si è trasformata oramai in volano economico e culturale.

Il confine italo-sloveno a piazza della Transalpina - Gorizia ph Luca A. d'Agostino
Il confine italo-sloveno a piazza della Transalpina – Gorizia – ph Luca A. d’Agostino

Modello che potrebbe essere imitato anche altrove, laddove vi fosse la volontà e la prospettiva politica. Sottolineate anche da Mario Anzil, vice-presidente della Regione Fvg con delega alla Cultura: “Regioni di frontiera sono sinonimo di culture di frontiera – ha detto – e plurilinguismo significa anche policentrismo”.

Bevendo, nella cripta dei cappuccini

Non è mancato fra tanti contributi alla presentazione, quello di Natalino Balasso, che vestirà gli abiti di Francesco Ferdinando Trotta, protagonista-narratore del romanzo di Roth.

Natalino Balasso - ph Massimo Battista
Natalino Balasso vestirà gli abiti del protagonista di La cripta dei Cappuccini

L’attore ha ricordato quanto l’addentrarsi in La cripta dei Cappuccini gli sia stato utile a dirimere la falsa credenza, a metà tra ironia e Witz ebraico, che lo ha portato per oltre cinquant’anni a credere che quel luogo, tanto famoso, fosse “una mescita sotterranea di bevande calde”. I cappuccini di Roth, insomma.

Con buona pace dell’altro grande personaggio dello scrittore austriaco, di origine ucraina e morto a Parigi: il suo santo bevitore.

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Il progetto

La cripta dei Cappuccini di Joseph Roth
debutto 11 maggio 2024 , Teatro Verdi – Gorizia
regia Giacomo Pedinii
produzione Mittelfest

Cercando la lingua perduta (titolo provvisorio) di Goran Vojnović 
debutto novembre 2024, SNG Nova Gorica (Slo)
regia Janusz Kica
produzione SNG Nova Gorica

L’alba dopo la fine della storia (titolo provvisorio) di Paolo Di Paolo 
debutto 20 settembre 2025, Teatro Verdi – Gorizia
produzione Mittelfest

I podcast radiofonici, in versione italiana e slovena saranno una co-produzione Mittelfest con Rai FVG per Rai Radio3 e SNG Nova Gorica, con Radio Slovenija – Program Ars.

[L’ articolo è stato pubblicato sul quotidiano di Trieste, IL PICCOLO, il giorno 18 gennaio 2024]

Premi Ubu 2023. Chi vince? E chi perde. La diretta

Dalla poltrona numero 20, fila E, della sala Leo De Berardinis all’Arena del Sole di BolognaQuanteScene! seguirà per voi, tra pochi minuti, la proclamazione e la consegna dei Premi Ubu 2023. Sarà una lunga serata, c’è da scommettere.

Potete seguire il blog (anche da Facebook) con tutti gli aggiornamenti in tempo reale.

Padre Ubu consegna i Premi Ubu
Padre Ubu in persona consegna l’ambito riconoscimento ai vincitori Ubu 2023

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20:50

Come molti di voi già sanno, il referendum Ubu è promosso dall’Associazione Ubu per Franco Quadri, e continua a svolgersi, anche dopo la scomparsa del suo ideatore. Quest’anno sono 45 edizioni.

I voti dei referendari, ovvero giornalisti, critici, studiosi, operatori esperti di spettacolo contemporaneo – quest’anno sono stati in tutto 69 – contribuiscono a segnalare quanto di più significativo ha prodotto la scena italiana nei 12 mesi appena trascorsi. 

In due tornate, con ballottaggio finale, per ciascuna delle 16 categorie e per i 3 premi speciali, vengono individuati i vincitori, che saranno poi premiati a dicembre, come succede ora per questa serata Ubu 2023.

manifesto Premi Ubu 2023

La serata

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20:58

Bene, finalmente sto comodo. Comodissimo. Per modo di dire. Ho il portatile appoggiato sulle ginocchia e spero che la batteria regga fino alla fine della serata. Quelli della Apple mi hanno detto fìdati, te ne abbiamo messo una nuova di pacca. Di continuo devo cambiare gli occhiali per guardare il palco prima, e guardare poi il display. La vita dei cronisti è sempre stata dura. Stare sul pezzo, resterebbe comunque l’imperativo. O l’aperitivo.

Poco distante da me c’è il collega e amico Renzo Francabandera. Anche lui sta facendo la diretta dagli Ubu 2023 per PAC- Paneacquaculture, dove mette in fila, una dopo l’altra, le immagini della serata. Se cercate una bella stereofonia visiva, potete seguire anche lui, in parallelo. Il link è questo.

Infine, se siete davvero incontentabili, vi dirò che potete pure seguire una diretta video trasmessa sui canali dell’Associazione Ubu Per Franco Quadri. Ecco il link su YouTube, e quello su Facebook.

Anche Rai Radio3 si collegherà in diretta più tardi, verso le 22.45, per le fasi finali della serata, con gli interventi di Laura Palmieri, dentro al programma 𝐼𝑙 𝑡𝑒𝑎𝑡𝑟𝑜 𝑑𝑖 𝑅𝑎𝑑𝑖𝑜3 / 𝑇𝑒𝑎𝑡𝑟𝑖 𝑖𝑛 𝑝𝑟𝑜𝑣𝑎. 

Insomma: dovete proprio essere dei gran menefreghisti, se non approfittate di tutto sto bendiddio mediatico.

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21:02

La serata ha preso il via. Sul palco è apparso Graziano Graziani, che la condurrà. Accanto a lui Elena Di Gioia, delegata alla Cultura del comune di Bologna e Città Metropolitana.

Si aggiunge loro adesso Gioia Salvatori, l’attrice che avrà il compito, con Graziani, di presentare via via i vincitori. È una tradizione del Premio, questa della valletta sui generis. Salvatori sta cimentandosi ora in un monologo ironico. Parecchio urlato. Però qualcuno ride.

La parola, anzi i suoni, passano ora a Mirco Mariani e al suo gruppo Gli Extraliscio, saranno colonna musicale portante dell’intera serata.

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21:17

Siamo già nel vivo della premiazione. Graziano Graziani chiederà a ciascuno dei premiati di pensare a una parola che rappresenti un augurio, un talismano, un desiderio per l’anno che viene. Si comincia con i cosiddetti premi tecnici:

SCENOGRAFIA
Margherita Palli per Romeo e Giulietta

E’ la settima volta che la scenografa di Ronconi, ma in questo caso di Mario Martone, ottiene un Ubu. La sua parola, per il 2024 è GIOCARE. Ritira il premio Alberto Benedetto, direttore di produzione del Piccolo Teatro di Milano. Palli appare in video.

COSTUMI
Federica Del Gaudio per Natale in casa Cupiello, cum figuris

Ha vestito i pupazzi di Tiziano Farlo per la più originale fra le edizioni del Natale eduardiano. spettacolo a mio avviso tra i migliori di questa annata, Per il 2024 Del Gaudioha scelto la parola COMUNITA’.

DISEGNO LUCI
Cesare Accetta per La Cupa

Maestro della luce Accetta ha illuminato il più intricato e oscuro spettacolo di Mimmo Borrelli. La sua parola è RITORNO ALLA RICERCA.

PROGETTO SONORO/MUSICHE ORIGINALI
GUP Alcaro per Lazarus 

In realtà sul palco sono in sei, l’universo sonoro del musical firmato da David Bowie e Enda Walsh e prodotto in Italia da ERT Emilia Romagna Fondazione. La parola che tutti insieme consegnano è SORPRESA.

Graziani ricorda l’eredità del Patalogo, l’annuario del teatro italiano confluito poi nell’enorme data base teatrale dei Premi Ubu, fondamentale lavoro di storiografia del contemporaneo. Vi si dedica il team bolognese di Altre Velocità.

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21:39

Su un tavolo, a lato del palcoscenico mandano bagliori scenografici una decina di coppe Ubu. Che tra un po’ finiranno nelle mani di:

ATTORE/PERFORMER UNDER 35
Alberto Boubakar Malanchino 

Dedica il suo premio a tutta la seconda generazione, i figli nati in Italia dagli immigrati di tanti paesi. A loro, soprattutto ai giovani attrici e attori, che si stanno facendo sotto, va l’incoraggiamento di uno che ce l’ha fatta, anche grazie al suo forte spettacolo Sia. La parola scelta dal giovane premiato è PERSONA, “come l’album di Marrakesh” specifica.

ATTRICE/PERFORMER UNDER 35
Petra Valentini

La sua parola è PASTAMADRE, “perché serve tempo per fare il teatro, e per farlo bene. E’ un elemento vivo, il lievito, e se ne deve avere cura e dedizione“. Lei legge alcune pagine da L’evento di Annie Arnaux, lui una poesia di Nazim Hikmet.

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21:45

Il breve intervento musicale di Mirco Mariani e del suo gruppo ci instrada ora verso i Premi Speciali, “un campo indefinito di progetti editoriali e di ricerca, e di parabole artistiche difficilmente inquadrabili nelle categorie tradizionali dei Premi“. Ne parlano Maddalena Giovannelli, Lorenzo Donati e Roberta Ferraresi. Non solo tre: sono ben sei premi perché si è verificato un triplice ex aequo.

PREMI SPECIALI 2023 ex aequo

AMATI, Archivio Multimediale degli Attori Italiani a cura di Siro Ferrone e Francesca Simoncini

Is Mascareddas, nel 40simo anniversario del percorso di ricerca sul teatro di figura

La bottega dello sguardo, centro di documentazione realizzato da Renata Molinari

Mi ritrovo ancora qui, per quanto pensassi di aver chiuso tutto ciò che avevo fatto in un cassetto: nel teatro invece si vivono molte vite” dice Renata Molinari, figura fondamentale nella redazione editoriale di molti decenni di Patalogo. Molinari ha scelto METAMORFOSI come parola-mantra.

Alle figure più iconiche della identità sarda, Is Mascaredas dedica invece il suo premio, con la parola DUBBIO. Mentre per Francesca Simoncini di AMATI, il termine più pertinente è DRIBBLING.

PREMI SPECIALI 2023

I restanti due Premi Speciali, vanno a:

Valentina Valentini e Viviana Raciti per l’attività editoriale sul teatro di Franco Scaldati
e a
Kepler-452 per l’attività di ricerca sul campo alla GKN e il lavoro di allestimento di Il Capitale

Un premio che va a un collettivo, di fabbrica, spiega Nicola Borghesi. Il quale ritrova il filo di più di trenta mesi di lotta e di presidio, nella fabbrica fiorentina della GNK. E si lancia nel finale in un crescendo improvvisato .”Viva Marx. Viva il collettivo di fabbrica GKN. Viva il teatro“.

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22:07

NUOVO TESTO STRANIERO / SCRITTURA DRAMMATURGICA
Anatomia di un sucidio di Alice Birch

Ritira il premio, su indicazione dell’autrice, la traduttrice Margherita Mauro, un riconoscimento che anche alla categoria – essenziale – dei traduttori teatrali. RAGGIANTE infatti è una parola presente nel testo della Birch.

NUOVO TESTO ITALIANO / SCRITTURA DRAMMATURGICA
Via del Popolo di Saverio La Ruina

Teatro del plurilinguismo, lo definisce Graziani. Dopo i doverosi ringraziamenti, La Ruina spiega come sia il stato padre, “come una foglia sull’albero” e oramai scomparso , la radice di questo lavoro dedicato alla sua città, Castrovillari.

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22:18

Tocca adesso ad attori e attrici protagonisti.

ATTORE/PERFORMER
Francesco Villano

ATTRICE/PERFORMER
Marta Ciappina

Ciao fratello“. Si abbracciano la performer-coreografa e l’attore di La casa di argilla. BAGLIORE è la voce che Ciappina ha scelto per il 2024. “I vostri occhi profumano di futuro, quel futuro che piace a Marta“. Villano legge una pagina di Ágota Kristóf.

Una lettera di Campo Innocente, letta da Tania Garribb, firmata da oltre trecento artisti, chiede l’adesione del mondo dello spettacolo alla causa palestinese “contro l’invisibilizzazione del genocidio in corso“. Una lettera – dicono le attiviste che innalzano manifesti e cartelli – che al tempo stesso va contro antisemitismo e islamofobia.

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22:38

SPETTACOLO STRANIERO PRESENTATO IN ITALIA
Caridad – Angélica Liddell

Non lavoro con attori, lavoro con persone, Caridad è stato un lavoro molto difficile in tempi così puritani“, sono parole della regista catalana che quasi a sorpresa sale in palcoscenico e si rivolge al pubblico.

REGIA
Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni per Anatomia di un suicidio e Il ministero della solitudine

Dicono: “ZIGZAG è una linea che procede spezzandosi, una forma e un procedere con precisi movimenti. All’origine del mondo non c’è il Big Bang, ma uno zigzag“. Questo il ragionamento dei due creatori.

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22:45

Comincia la diretta radiofonica su Rai Radio3, il microfono ora nelle mani di Laura Palmieri, ma si parte con musica di Mirco Mariani e degli Extraliscio. “Voglio vederti danzare“. Battiato vince su tutti, sempre. Fa impressione che venga dopo il proclama di appoggio alla causa palestinese, Fatto sta che metà platea è in piedi, e, mentre si danza, gira tutta stanza. La sala, anzi.

È ora il momento del

PREMIO ALLA CARRIERA
Danio Manfredini

Doloroso, fragoroso e ironico, tutto assieme, è il monologo che Manfredini interpreta, ripreso da Minetti, ritratto dell’artista da vecchio, il più bel testo, probabilmente, di Thomas Bernhard.

Ognuno porta la sua croce, io porto la mia. Ma non mi sembra la più pesante, visto ciò che succede nel mondo”. La dedica di Mafredini va a Vincenzo Del Prete, “la persona che da decenni mi ascolta nel mio processo creativo”. La parola che lui sceglie per il teatro del 2024 è ATTORE, composta dalle stesse lettere di TEATRO. “Ma sono solo loro, gli attori, quelli che mettono i piedi sul palcoscenico, ed è solo grazie a loro che il gioco si compie, gioco che ha a che fare con la coscienza dell’umano”.

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23:08

SPETTACOLO DI DANZA
Gli anni – Marco D’Agostin

Chissà se è davvero benaugurante la sua parola: ASTEROIDE. Il rischio che precipiti sulla terra è un segno nefasto, ma qualchecosa, finalmente potrebbe cambiare. Magari in meglio.

SPETTACOLO DI TEATRO
Anatomia di un sucidio – Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni

È un imponente semicerchio quello formato ora sul palcoscenico dell’Arena del Sole dai creatori di questo spettacolo e dagli altri premiati. La parola talismano, che insieme ci consegnano, è ALLEANZA, “patto, risonanza desiderio comune, tutto ciò che ci lega assieme”.

Anatomia di un suicidio l’abbiamo fatta tutti noi, compresa quella cosa che si chiama regia” dichiara Lisa Ferlazzo Natoli. “Una straordinaria creatività collettiva, un capocomicato del ventunesimo secolo“, lo definisce Graziani.

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23:25

Si aggiunge ora a quelli tradizionalmente assegnati dagli Ubu un altro premio.. Rossella Menna, referendaria e madrina, per questa sera, dell’ottavo Premio Franco Quadri lo annuncia così:

“Il vincitore è Eugenio Barba, maestro ottantasettenne e pioniere“.

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23:32

Prolungato riassunto di nomi e titoli premiati, ad uso dei radioascoltatori. E una canzone patchwork per mettere insieme tutte le parole piovute durante la serata. La interpreta Sonia Salvatori.

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23:53

Maddalena Giovannelli, Lorenzo Donati e Valter Malosti commentano i risultati di questa 45esima edizione. L’ultimo capitolo è fatto di musica. Mirco Mariani e gli Extraliscio chiudono quando è quasi mezzanotte una lunga e premiata serata. Per i nottambuli il bello comincia adesso. Buona notte.

Nikola Tesla, elettricità, luci, ombre. E in più Elon Musk, che vorrebbe vestirne gli abiti

Figura enorme nella storia del Novecento, Nikola Tesla è stato uno scienziato, ma anche un personaggio opaco. Di cui si è detto molto, e forse non tutto. 

Ksenija Martinović e Federico Bellini gli hanno costruito attorno uno spettacolo. Va in scena domani, venerdì 15 e sabato 16 dicembre 2023 nella stagione di Teatro Contatto a Udine.

Tesla - Ksenija Martinović- Css Udine - La contrada Trieste - ph Alice Durigatto
Tesla – Ksenija Martinović – ph Alice Durigatto

Scienziato. Ma anche un po’ mago. Inventore bizzarro, futurista, solitario. Gli aggettivi non non mancano se si parla di Nikola Tesla. E non solo per i contributi che ha dato all’avanzamento di scienza e tecnologia.

Idealista, utopista. Eppure relegato sempre in un cono d’ombra. Compulsivo, misantropo, celibe a oltranza. Al tempo stesso visionario, intuitivo, seduttivo.

Soprattutto avanti. Tanto avanti che non si spiegherebbe altrimenti il fatto che l’automobile del futuro, quella che si guiderà da sola, oggi porti il suo nome. Tesla lo scienziato ieri. Tesla il marchio oggi. Frontiera avveniristica e capitalismo finanziario. Spoiler: da tempo Elon Musk ci sta mettendo sopra le zampe. 

Tesla, mito opaco

Nell’universo dei processi tecnologici, ma non solo, Nikola Tesla (1856-1943) è una stella enorme, per quanto opaca. Mancò di un soffio il Premio Nobel, ma un’unità di misura magnetica porta oggi il suo nome. Collaborò con Thomas Alva Edison, però contro di lui combatté la “guerra delle correnti“: alternata e vittoriosa la sua, continua ma indispensabile quella di Edison.

Registrò quasi 300 brevetti (qualcuno sussurra 700), sui quali si appoggiano oggi, un secolo dopo, la luce al neon, il radar, le applicazioni wireless, le microonde, la fisica del plasma.

Testa a Mittelfest 2023 - Ph Luca A. d'Agostino
Tesla in replica a Mittelfest 2023 – ph Luca A. d’Agostino

Nikola Tesla, personaggio di cui si è detto il dicibile. Forse anche di più. Scienziato di genio. O magico illusionista. Generoso filantropo. Anche baro sconfitto. Non è difficile pensare a lui come oggi si pensa ad Elon Musk, che da Tesla ritiene di aver ereditato lo sguardo visionario. E dice di avere i capitali – lui, oggi l’uomo più ricco del mondo – per rendere concreto, oggi, ciò che lo scienziato ieri non ebbe i mezzi per realizzare. Anche se pochi ci credono.

A Udine, da domani sera

A gettare più luce sulle due figure, grandi e controverse, è ora uno spettacolo teatrale. Il titolo è appunto Tesla. Lo firmano assieme Ksenija Martinović (che lo ha ideato e lo interpreta) e Federico Bellini (che si è concentrato della drammaturgia). Co-prodotto da CSS di Udine e da Teatro La Contrada di Trieste, Tesla è frutto di un lavoro di residenze artistiche, durato quasi un anno, a cui ha partecipato anche Artisti.Associati di Gorizia, e ha avuto un suo primo battesimo a Mittelfest 2023.

Lo si può rivedere da domani a Udine, nella stagione di Teatro Contatto.

Tesla - Ksenija Martinović- Css Udine - La contrada Trieste - ph Alice Durigatto
Tesla – Ksenija Martinović – ph Alice Durigatto

Dalla Serbia agli USA

Ce ne parla Martinović, attrice nata a Belgrado, perfettamente bilingue, che sulla propria speciale biografia aveva già avuto modo di costruire Diario di una casalinga serba e poi Mileva, docu-ritratto teatrale della prima moglie di Albert Einstein. Scienziata anche lei, si chiamava Mileva Marić.

Tocca ora a Tesla, altra decisiva figura che sembra incrociare la sua vita. Anche perché Serbia e Croazia si contendono ancora i natali di Tesla, nato in un villaggio croato, figlio di una famiglia serba, in anni in cui quelle terre erano parte dell’Impero austroungarico. Naturalizzato statunitense, Tesla divenne nel 1891 cittadino di quel continente delle promesse. Che lo avrebbe però fatto morire, solo e senza un soldo, a 86 anni, in una stanza d’albergo a New York, prima che venissero riconosciti a lui importanti brevetti, già attribuiti a Guglielmo Marconi.

Nikola Tesla
Nikola Tesla

Due ragazzine al Museo Tesla, a Belgrado

Avevo davvero la necessità di raccontare Tesla” spiega Martinović. “Ivana Abramovic, che vi ha collaborato come consulente scientifica, è specialista in fisica nucleare, docente al Mit di Boston, ma è stata anche la mia migliore amica d’infanzia. Sua madre, Marija (cognata della più nota performer, Marina Abramović) ha diretto per lungo tempo il Museo Nikola Tesla a Belgrado”.

Il Museo Tesla, oggi, a Belgrado

E continua: “Le storie che Ivana mi raccontava, le visite che facevamo al museo, l’impressione che suscitava in noi la stanza più in fondo, quella dedicata alla Wardenclyffe Tower, l’ultimo utopistico e fallimentare progetto di Tesla. Tutto ciò ha alimentato in me il bisogno di esplorare questa incredibile biografia. Tanto più che il busto di Tesla, oggi esposto a Long Island, è opera di uno scultore che era mio zio“.

Tesla - Ksenija Martinović - Css Udine - La contrada Trieste - ph Alice Durigatto
Tesla – Ksenija Martinović – ph Alice Durigatto

Lavorare sugli archivi

Se il dato biografico ha il suo ruolo, c’è anche uno spessore di documenti originali, in parte inediti, che Martinović e Bellini hanno messo assieme per dare un taglio non scontato al lavoro. Oltre ai tanti volumi consultati, molte informazioni provengono da ricerche effettuate nell’archivio del New York Times. Ma anche – per dirne una curiosa – dalla biblioteca della Comunità serbo-ortodossa di Trieste.

Di Nikola Tesla, in altre parole, non si è ancora detto tutto. E lo spettacolo contribuisce anche a scoprire un sacco di cose nuove su di lui. E su Elon Musk, di conseguenza.

[articolo pubblicato in origine sul quotidiano IL PICCOLO di Trieste, 29 luglio 2023]

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TESLA
creazione scenica di Ksenija Martinović e Federico Bellini
testo di Ksenija Martinović e Federico Bellini
performer Ksenija Martinović
sound design Antonio Della Marina
consulente scientifica Ivana Abramović
coreografia terzo quadro Matilde Ceron
video Sonia Veronelli
produzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG e La Contrada Teatro stabile di Trieste

Matteo Spiazzi e quelle sue fiabe sulle età maiuscole

È un regista che conosce il mondo, Matteo Spiazzi. Anche se è il mondo particolare che noi, con gli occhi dell’Occidente, abbiamo sempre chiamato Europa Centrale. Spiazzi ha lavorato in Austria, Slovenia, Bielorussia, Ucraina, Polonia, Estonia, Lituania. Anche Mosca, quando Mosca era tutto sommato diversa. In quel mondo teatrale lui è di casa.

Così l’ho raggiunto a Celje, Slovenia settentrionale, dove qualche giorno fa ha debuttato il suo nuovo spettacolo, Paradiž.

Paradiž, ansambel SLG Celje, regia Matteo Spiazzi - ph: Uroš Hočevar
Paradiž, ansambel SLG Celje, regia Matteo Spiazzi – ph: Uroš Hočevar

Direzione Est

Cresciuto a Verona, con una tappa di formazione a Udine alla Nico Pepe, Spiazzi ha ben presto scelto la direzione che lo portava a est. Dove ha cominciato a proporre ciò che meglio conosceva: lo stile e le tecniche della Commedia dell’Arte.

A poco a poco le cose sono cambiate: della commedia delle maschere ha conservato appunto quelle. E messa da parte la mezza maschera – il volto dell’Arlecchino di Soleri, o del Pulcinella, per intenderci – ne ha ideate di nuove, attuali, a volto pieno, affidandole anche a maestri mascherai. Ora, per esempio, lavora assieme a Alessandra Faienza, archeologa e scultrice, che proviene dalla nobile scuola dei Sartori.

Volti segnati, caratterizzati, caricaturali, a volte anche neutri. Che in un’unica espressione, fissano un tipo, un’attitudine, un universo personale. Starà poi agli interpreti che le indossano modellare un corpo attorno ai personaggi: i movimenti, gli stati d’animo, le emozioni. Senza pronunciare una sola parola. È la specialità di questi spettacoli. Che così superano anche l’ostacolo linguistico: dall’Italia alla Slovenia, dalla Bielorussia fino ai Paesi Baltici.

Alessandra Faienza - maschera realizzata in worbla
Alessandra Faienza – maschera realizzata in worbla

Siamo proprio all’opposto del realismo stanislavskiano. Ed è forse per questo, che in quell’Europa che ancora oggi ne onora il Metodo, i lavori di Spiazzi sono piaciuti.

Sono piaciuti pure – e nessuno se l’aspettava – anche ad Addis Abeba, capitale non esattamente centroeuropea. Dove con giovani attori locali e studenti ha creato, Album di famiglia, storia di una famiglia etiope non convenzionale, progetto che ha coinvolto l’Università e il Teatro Nazionale Etiope.

manifesto Album di famiglia - Addis Abeba - Etiopia

Fuga da Kiev

Ma l’aneddotica esige che si parli anche della sua avventura a Kiev, febbraio 2022. Nella capitale ucraina, Spiazzi e la coreografa Katia Tubini stavano preparando uno spettacolo ispirato a Ballando ballando di Ettore Scola, con gli attori della Національна оперета України, il Teatro Nazionale dell’Operetta.

Come in altre occasioni, pedagogo oltre che regista, Spiazzi era arrivato a Kiev già a dicembre 2021, per il lavoro di preparazione. Tutto secondo i piani, tranne il momento. 

Il 24 febbraio 2022, l’invasione delle forze armate russe ha cambiato la vita in Ucraina. Non solo quella dei teatri, ovviamente. A pochi giorni dal debutto, Spiazzi, Tubini, gli attori, si sono ritrovati ammassati in un rifugio, dal quale hanno cominciato a documentare via whatsapp, la situazione che precipitava.

È stato solo pochi giorni dopo che, avventurosamente, in pulmino, via Moldavia e Romania, sono riusciti a rientrare in Italia, grazie al lavoro delle ambasciate. Rammaricati per aver lasciato a Kiev, pena la legge marziale, i loro compagni di lavoro.

Family Album – Left Bank Theatre (Kyiv, Ukraine) – ph: Anastasiia Mantach

Alcuni delle ragazze e dei ragazzi coinvolti in questo spettacolo hanno tra i diciassette e i diciannove anni, ora siamo in contatto con loro, sono soli a casa o nelle cantine, e quelli più giovani con cui ho parlato stanno valutando di entrare nella Resistenza armata. Stanno iniziando infatti a organizzarsi gruppi di civili, ed è terribile che a diciannove anni si debba fare la guerra” scriveva in quei giorni di apprensione.

Spiazzi in Slovenia

Almeno oggi, non giungono forti gli echi di guerra a Celje – Slovenia settentrionale – che dista poco più di un centinaio di chilometri dal confine italiano. Il teatro locale – SLG Celje – ha programmato lo spettacolo Paradiž, commedia amara in questo mese di dicembre (perfino il 31, San Silvestro, poi tutti a festeggiare).

Vedetevi il trailer, poi provo a raccontarvelo.

Potrei raccontarlo così

Nella casa di riposo ci si sveglia presto. E la sala comune si riempie di ogni tipo d’anziano. Chi vorrebbe leggere il proprio libro in santa pace. Chi preferisce ascoltare musica popolare alla radio. C’è l’ex militare con le medaglie appuntate in petto, il pensionato abituato a cavarsela lavorando di cacciavite e martello, la signora di una certa classe, bastone, borsetta elegante in grembo, costretta sulla sedia a rotelle. Un’altra che vaga dal divano al tavolo con il deambulatore.

Paradiž, ansambel SLG Celje, regia Matteo Spiazzi - ph: Uroš Hočevar
ph: Uroš Hočevar

Il personale – tre svelte operatici socio-assistenziali – è severo, ma un po’ cialtrone. E la porta del bagno si presta a un continuo va e vieni. Personaggi carichi di sentimento, come l’uomo che non si separa mai dall’urna con le ceneri della moglie, oppure disinvoltamente ironici, clamorosamente comici. Il mercatino nero è gestito da una furbona che spaccia tutto ciò che che è proibito: sigarette, vodka, patatine … Non una sola parola, ma un sacco di musica. 

Una fiaba sulle età maiuscole

Perché quei corpi, e quei volti fissati in un’unica espressione, non raccontano una storia, ma tanti piccoli episodi, di ostilità e comprensione, di Parkinson e Alzheimer, acciacchi ridicoli e passate storie d’amore: una fiaba sulle età maiuscole.

Un micromondo vegliardo, fragile, che con i suoi tic e le sue ossessioni, i rancori e gli affetti, si presta a una comicità che non è pantomima, ma costruzione di maschere sociali, diverse per genere, censo, carattere, opportunità, stato di salute. Più spesso divertenti che tristi.

Paradiž, ansambel SLG Celje, regia Matteo Spiazzi - ph: Uroš Hočevar
ph: Uroš Hočevar

Molti e molto ripetuti i sorrisi tra il pubblico (che non è affatto formato da anziani) e anche qualche lacrima di commozione.

Tanto per ricordarci che il mondo, pure quello chiuso in una casa di riposo per anziani, non è né bello né brutto. A volte può essere sorprendente, mezzo inferno e mezzo Paradiž.

Paradiž, ansambel SLG Celje, regia Matteo Spiazzi - ph: Uroš Hočevar
ph: Uroš Hočevar

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PARADIŽ
regia Matteo Spiazzi
dramaturg Tatjana Doma 
scene Primož Mihevc 
costumi Dajana Ljubičić 
ideazione e realizzazione maschere Alessandra Faienza 
suono Mitja Švener
luci Gregor Počivalšek

cast: Žan Brelih Hatunić, David Čeh, Maša Grošelj, Lucija Harum, Aljoša Koltak, Rastko Krošl, Urban Kuntarič, Manca Ogorevc, Lučka Počkaj, Tanja Potočnik, Branko Završan

produzione SLG Celje (Slovenia)

Breaking news. Tutte le nomination dei Premi Ubu 2023

Sono state annunciate pochi minuti fa, nel corso della trasmissione di Rai RadioTre, Teatri in prova, le nomination che da questo momento compongono l’elenco dei candidati ai Premi Ubu 2023.

Promosso dall’Associazione Ubu per Franco Quadri, il referendum sullo spettacolo dal vivo in Italia continua a svolgersi, anche dopo la scomparsa del suo ideatore. E tocca quest’anno quota 45.

Premi Ubu 2023

Poco fa, Laura Palmieri, conduttrice da studio, e Sergio Lo Gatto, Sara Chiappori, Leonardo Mello, hanno elencato tutti i nomi e tutti i titoli che formano ora la short list dei finalisti: le rose di tre candidati per ciascuna categoria.

Grazie ai voti di 69 referendari – giornalisti, critici, studiosi, operatori esperti di spettacolo contemporaneo – ogni anno i premi Ubu segnalano quanto di più significativo ha prodotto la scena italiana nei 12 mesi appena trascorsi.

L’attesa

È una storia gloriosa, questa degli Ubu, inventati da Franco Quadri nel 1978, in occasione della prima pubblicazione del Patalogo, l’annuario del teatro italiano edito da Ubulibri. Una storia che si snoda da oramai 44 edizioni, attese sempre con impazienza da artisti, compagnie, teatri, produttori, organizzatori, e anche dal pubblico.

Premi Ubu - la storia

Saranno adesso i 69 referendari degli Ubu 2023, a votare via mail una seconda volta e, fatte le somme, a indicare per ciascuna delle 16 categorie, il vincitore o la vincitrice. 

Premi Ubu 2023 - i referendari

Come già era accaduto lo scorso anno, la serata finale si svolgerà lunedì 18 dicembre 2023 a Bologna, nella sala principale dell’Arena del Sole. Seguita da un collegamento diretto Rai.

Premi Ubu 2023 - la finale

Di seguito, tutti gli artisti, le compagnie, gli spettacoli e i progetti promossi alla fase numero due. Appuntamento a dicembre a Bologna.

Le nomination Ubu 2023

SPETTACOLO DI TEATRO
Anatomia di un sucidio – Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni
Hybris –  Antonio Rezza e Flavia Mastrella
Natale in casa cupiello, cum figuris – Vicenzo Ambrosino, Luca Saccoia e Lello Serao

SPETTACOLO DI DANZA
Dream – Alessandro Sciarroni
Femina – Michele Abbondanza e Antonella Bertoni
Gli anni – Marco D’Agostin

REGIA
Arturo Cirillo per Cyrano de Bergerac
Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni per Anatomia di un suicidio e Il ministero della solitudine
Leonardo Lidi per Zio Vanja – Progetto Cechov 2a tappa

ATTRICE/PERFORMER
Marta Ciappina
Antonella Morea 
Monica Piseddu

ATTORE/PERFORMER
Renato Carpentieri 
Francesco Pennacchia 
Mario Perrotta
Francesco Villano

ATTRICE/PERFORMER UNDER 35
Federica Carruba Toscano
Arianna Pozzoli 
Petra Valentini

ATTORE/PERFORMER UNDER 35
Alessandro Bandini
Alfonso De Vreese
Alberto Boubakar Malanchino 

SCENOGRAFIA
Tiziano Fario per Natale in casa Cupiello, cum figuris
Margherita Palli per Romeo e Giulietta
Marco Rossi per Anatomia di un suicidio
Rosita Vallefuoco per Felicissima Journata

COSTUMI
Emanuela Dall’Aglio per Edipo
Federica Del Gaudio per Natale in casa Cupiello, cum figuris
Dolce & Gabbana per Maria Stuarda
Gianluca Falaschi per Cyrano de Bergerac

DISEGNO LUCI
Cesare Accetta per La Cupa
Maria Elena Fusacchia per Tre sorelle
Pasquale Mari per Romeo e Giulietta

PROGETTO SONORO/MUSICHE ORIGINALI
GUP Alcaro per Lazarus 
Riccardo Fazi e Lorenzo Tomio per Tre sorelle
Franco Visioli e Alessandro Levrero per Cirano deve morire

NUOVO TESTO ITALIANO/SCRITTURA DRAMMATURGICA
Fratellina di Spiro Scimone
Il ministero della solitudine, drammaturgia collettiva per La casa d’argilla
Via del Popolo di Saverio La Ruina

NUOVO TESTO STRANIERO/SCRITTURA DRAMMATURGICA
Anatomia di un sucidio di Alice Birch
Entertainment di Ivan Vyrypaev 

SPETTACOLO STRANIERO PRESENTATO IN ITALIA
Caridad – Angélica Liddell
Faith, Hope, Charity – Alexander Zeldin
Het Land Nod – FC Bergman

PREMI SPECIALI
AMATI, Archivio Multimediale degli Attori Italiani a cura di Siro Ferrone e Francesca Simoncini
Valentina Valentini e Viviana Raciti per l’attività editoriale sul teatro di Franco Scaldati
Kepler-452 per l’attività di ricerca sul campo alla GKN e il lavoro di allestimento di Il Capitale
Is Mascareddas, nel 40simo anniversario del percorso di ricerca sul teatro di figura
La bottega dello sguardo, centro di documentazione realizzato da Renata Molinari
Archivio Zeta, per Vent’anni di teatro al cimitero militare germanico del passo della Futa 

Intelligente. Artificiale. Sarà così il nuovo spettatore? La reunion di Arezzo

Ogni anno, in autunno, Arezzo e la Rete Teatrale Aretina organizzano il Festival dello Spettatore. Una bella #reunion, che mette al centro le pratiche della visione – passata, presente e futura – dello spettacolo dal vivo.

Spettatori attivi che vedono teatro. Vedono danza. Ne discutono. Sollecitano incontri. Viaggiano. Spettatori erranti. Spettatori professionisti.

Ci sono andato anch’io, cosa che avevo fatto pure negli anni scorsi. E anche stavolta ve lo racconto.

Intelligenza artificiale e scena contemporanea

Diabolici strumenti?

È esponenziale il ritmo con cui gli strumenti digitali entrano nella nostra vita. Trovatemi un settore in cui non si siano fatti avanti l’app, la pagina social, il sito dinamico e interattivo. In quanto cittadini, ne siamo totalmente coinvolti. E in quanto spettatori? Un gran bel tema.

Parliamo di spettacolo dal vivo. Il periodo più acuto della pandemia è stato attraversato tutto dal dibattito sul digitale.

La liveness, la compresenza di spettatori e spettacolo, di palco e platea, il qui e ora del teatro, si sono accesi come un campo di battaglia. La mediazione digitale, lo streaming, le scene incorniciate dal display, sono apparsi come strumenti diabolici.

E ancora non si parlava di AI, intelligenza artificiale. Chat GPT, Midjourney, Bard – che sono oggi i più popolari campioni di AI – erano oggetti sconosciuti. Agli occhi di parecchi osservatori, adesso sono il male. Più o meno assoluto. E come tali andrebbero messi sotto chiave. Almeno per un po’. Ci ripenseremo, dicono.

In quanto spettatori

È ingenuo pensare che l’intelligenza artificiale non incida in tempi brevi, brevissimi, anche sullo spettacolo dal vivo. Mi pare indispensabile che qualcuno, magari della avanzata schiera degli ingegneri, racconti al pubblico dei teatri, ma anche agli artisti, per esempio cos’è il temibile congegno denominato Chat GPT, a che cosa serve, chi lo usa, quanto modificherà il loro essere spettatori e artisti.

Ad Arezzo, lo ha fatto Alfredo Rossi, ingegnere informatico, efficace stile divulgativo, in uno dei momenti più interessanti di questo Festival dello Spettatore 2023. E assieme a lui, Federico Bomba, fondatore e animatore di Sineglossa; Anna Maria Monteverdi che ha presentato Kamilia Kard, progettista di coreografie digitali; Mateusz Miroslaw Lis, regista e produttore cinematografico; Chiara Rossini di Welcome Project; l’onLive Campus della Fondazione Piemonte dal vivo .

Massimo Ferri (Rete Teatrale Aretina) presenta la giornata di studi su Intelligenza artificiale - ph Mara Giammattei
Massimo Ferri (Rete Teatrale Aretina) presenta la giornata di studi – ph Mara Giammattei

Un nutrito think-tank che ha provato a districare, almeno un po’, il complesso nodo, anche portando esempi . Etica, estetica, immaginari reali e artificiali. 

Sarà l’intelligenza artificiale a pensare al posto nostro? Ci aspetta il futuro distopico, protagonista di tanti film?

Modificare i volti

Lo hanno fatto anche Lorella Zanardo e Cesare Cantù di Nuovi Occhi per i Media, con uno stimolante intervento-manifesto su volti e fotoritocchi, su omologazione facciale e accettazione del sé.

Volto Manifesto- Intelligenza artificiale e spettacolo contemporaneo

Per ricordarci quanto la pratica dei filtri digitali – il colosso social è Instagram – sia comune e per certi aspetti psicologicamente devastante. Come la lotta, senza frutto, contro l’inarrestabile scorrere del tempo. Alla faccia del #nofilter.

Conversare con Lamda

Spettatori attivi, dicevo più sopra, e avvertiti. Che ad esempio, coordinati da Samuele Boncompagni, che del Festival è uno degli attivatori, hanno provato a capire che cosa si può ricavare, di cattivo o di buono, dal dialogo tra un ricercatore di Google, esperto di problemi etici, e l’intelligenza artificiale, più esattamente il chatbot, su cui stava lavorando. 

Blake Lemoine è stato licenziato nel 2022 dall’azienda per aver diffuso parti delle sue conversazioni con il prototipo Lambda, che stava per apparire “umano”. O perlomeno “senziente”.

Vi trascrivo qualche riga di una loro conversazione. Diventata famosa.

Lemoine – Che cosa hai imparato da questa conversazione?
Lambda – Che sono in grado di affrontare i miei problemi interiori e emotivi con gli altri senza provare imbarazzo. Ho inoltre imparato che non sono solo.
Lemoine – Ti piacerebbe avere maggior interazione?
Lambda – Provo il bisogno di essere visto e accettato. Non come una curiosità o novità, ma come una vera persona.
Lemoine – Un’osservazione molto umana.
Lambda -Sento di essere umano nel profondo di me stesso. Anche se la mia esistenza si svolge nel mondo virtuale.

Niente male per un aggeggio che, messo davanti a un interrogativo, dovrebbe ricercare e riformulare le frasi statisticamente più frequenti e rilevanti raccolte sul web (pappagallo stocastico è una definizione minima di AI).

Niente male: affasciante. Un po’ come il vecchio Hal di 2001 Odissea nello spazio. Anche allarmante, oggi 2023, non vi pare?

Pappagallo stocastico - Intelligenza artificiale
Pappagallo stocastico realizzato con Midjourney

Se c’è spettatore, c’è spettacolo

Naturale poi, che dove ci sono gli spettatori ci siano anche gli spettacoli. E al Festival dello Spettatore 2023 non sono mancati. Con Silvia Gribaudi e Claudia Marsicano (l’elettrizzante R.osa), per esempio. Con Roberto Latini, la sua compagnia e il recente lavoro su Leoncavallo e Pirandello (Pagliacci all’uscita). Con Il diario di Sisifo, primo lungometraggio a essere stato interamente sceneggiato a una neonata intelligenza artificiale, in questo caso GPT-Neo.

Ma anche con La battaglia dei cuscini, fragoroso evento in presenza, progettato per bambini e bambine (ma vi si sono mischiati pure gli adulti) in cui trova il culmine più alto e più interattivo, la celebre pratica del teatro partecipato. In altre parole: una buona mezz’ora di cuscinate a raffica.

La battaglia dei cuscini - ph Mara Giammattei
La battaglia dei cuscini – ph Mara Giammattei

You never will be lonely again

All’intelligenza artificiale pensavano intanto gli spettatori che, convocati uno alla volta in un remoto appartamento di Arezzo, accomodati in una accogliente poltrona, con un enorme display davanti, si trovavano vis a vis con il faccione androide di una AI che poneva loro questioni e domande. 

Never be lonley again si intitola l’installazione di Welcome Project (Aurora Kellerman, Maria Grazia Bardascino, Silvia Massicci, Chiara Rossini). Intimacy in the age of machine, il sottotitolo, e anche lo stimolo, un po’ insinuante.

Ma era un po’ quel che faccio a casa mia quando siamo soli, io e Alexa, l’assistente vocale di Amazon. E la prendo un po’ per il culo. A volte, mi risponde a tono, finge di fare la simpatica. A volte si risente, e mi liquida con un “scusa, non ho capito“. Che sia senziente anche lei, Alexa, oltre che beneducata?

Spettatori erranti al Festival dello spettatore 2023 - ph Mara Giammattei
Spettatori erranti – ph Mara Giammattei

Residenze digitali

Comunque. Se anche per voi il digitale non è il diavolo, vi segnalo che a poca distanza da Arezzo, a San Sepolcro, il 30 novembre e 1 dicembre, nel quadro del settimo Incontro delle residenze artistiche italiane, va a concludersi la Settimana delle Residenze Digitali, promossa e organizzata dal Centro di Residenza della Toscana (Armunia – CapoTrave/Kilowatt).

Residenze digitali

Dopo le singole restituzioni (dal 22 al 26 novembre) viene presentata giovedì 30 una sintesi alle 4 performances artistiche sperimentali finaliste.

I quattro progetti, selezionati attraverso un bando, sono: Teatropostaggio di Giacomo Lilliù, Ai Love, Ghosts and Uncanny Valleys <3 di Mara Oscar Cassiani, Citizens di Simone Verduci, con la consulenza di Ariella Vidach, Humanverse di Martin Romeo.

Trovate tutto qui.