STORIE – Il Living Theatre e quel nudo che travolse Trieste

Una storia d’altri tempi, di tanto in tanto fa bene. Al corpo e allo spirito. Alla politica dei corpi, soprattutto.

Con questo tuffo nel passato – pubblicato qualche settimana fa sul quotidiano Il Piccolo – vi riporto al 1965, in quel luogo strano che ai tempi della Guerra Fredda era Trieste

Living Theatre

un’azione del Living Theatre

Arriva il Living Theatre

Non era arrivato ancora il Sessantotto. E ci sarebbero voluti anni perché Hair, lo scandaloso musical dell’Era dell’Acquario, giungesse in Italia. Eppure in un luogo estraneo al grande circuito degli spettacoli e poco propenso al peccatoTrieste – il nudo andò in scena. Non senza conseguenze.

È 1965, aprile. Il quotidiano locale, Il Piccolo, annuncia l’arrivo in città del Living Theatre. Scrive il giornale: “è un complesso di giovani attori che esprime le propensioni, le forme di rottura, le categorie per così dire estetiche del teatro beat“. In realtà è la punta di diamante del New Theatre, l’avanguardia teatrale americana, attiva anche sul piano politico. Quelli del Living sono antimilitaristi, anarchici, pacifisti, anticonsumisti, vegetariani, femministi. A cominciare dai due fondatori del gruppo, Judith Malina e Julian Beck.

Creazioni collettive, coinvolgimenti

Lo spettacolo che sta per andare in scena si intitola Mysteries and smaller pieces. Sono tante brevi scene ricomposte in una creazione collettiva, che prevede anche il coinvolgimento del pubblico.

L’Auditorium di via Tor Bandena, pronto ad accoglierlo, è un teatro un po’ particolare. Una sola parete e una porticina lo separano dalla questura. Non il luogo ideale, insomma, per le avanguardie artistiche che in quei formidabili anni ’60 cominciano a catturare le ribellioni di una generazione nuova. Quella però è l’unica sala che il Teatro Stabile Città di Trieste, promotore dell’evento, abbia a disposizione. 

Il Living Theatre è già celebre per le sue scelte radicali. Non c’è città in cui un loro spettacolo non susciti entusiasmo o riprovazione. Nei teatri il pubblico si azzuffa, a volte la polizia interviene a sedare gli animi.

Living Theatre

Parla Judith Malina

“Non rammento le centinaia e centinaia di repliche che io e Julian abbiamo fatto con Mysteries and smaller pieces – ricordava Judith Malina, scomparsa sette anni fa – ma la tappa di Trieste resta per me indimenticabile“.

Living Theatre – Judith Malina e Julian Beck

Succede insomma che lo spettacolo prende una piega allarmante, a dispetto dei tutori dell’ordine, convocati apposta. Riporta ancora Il Piccolo: “con tutti quei giovanotti di pelle bianca e di pelle scura che si rotolavano sul tavolaccio e tra le sedie della platea, gemendo e spasimando come buoi squartati, e con una parte degli spettatori che manifestavano più o meno cordialmente la loro insofferenza, le cose sembravano volgere al peggio”.

Living Theatre - Paradise now

Interviene il commissario di polizia, intima di sospendere la rappresentazione, poi si rimangia l’ordine, e lascia che le “piccole scene” vadano avanti. In nome dell’arte. 

Se non che “un attore della compagnia, afferrato dal raptus della mimesi realistica, in una scena figurata del resto molto bella, ha avuto l’imprudenza di dimenticarsi nello spogliatoio la tradizionale foglia di fico“. Insomma, nudo. Anche se per pochi secondi, e insieme a un’attrice.

Living Theatre

Atti osceni

Il verbale di Polizia è eloquente: “visto che si sono verificati gravi inconvenienti con vivaci contrasti tra gli spettatori, accertato e contestato il reato di cui all’art.527 del C.P. per atti osceni, commesso da uno degli attori, si decreta la sospensione dello spettacolo e si vieta ogni futura rappresentazione“. E tutti via in questura, attori e spettatori.

Il caso del Living Theatre a Trieste mobilita le cronache nazionali. Ma soprattuto fa precipitare la già pericolante struttura del Teatro Stabile Città di Trieste. “L’uomo svestito sul palcoscenico ha messo a nudo la crisi del teatro“: questo il tenore dei titoli. Interrogazioni. Dimissioni. Scioglimento del consiglio di amministrazione. Una vera debacle per l’istituzione guidata da Sergio D’Osmo, che si voleva aprire a un teatro un po’ meno convenzionale e conservatore

Living e Stabile triestino vengono alla fine assolti dalle imputazioni. Anche per la testimonianza di un pompiere in servizio sul palcoscenico, scarsamente illuminato: “nero lu, nera ela, mi no go visto niente”.

Il caso Living è chiuso. Alla storia si affaccia un soggetto nuovo di zecca, il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.

[pubblicato su IL PICCOLO, quotidiano di Trieste, il 14 maggio 2022]

Una breve storia del Living Theatre.

Su QuanteScene! trovi anche altre STORIE. Per esempio Harold Pinter, Kazuo Ohno, Eimuntas Nekrošius, Milva… tutti raccontati dal vivo

Cartoline da Siena. In-Box 2022, il turismo e i pronostici di stagione

Famosa per il Palio che si corre a luglio e agosto, la città toscana parla anche al mondo del teatro. A maggio, gli spettacoli di In-Box 2022 lo hanno già movimentato. Seguono considerazioni.

In-Box dal vivo 2022

A Siena, a In-Box dal vivo, ci torno sempre volentieri. È un bel punto di osservazione su ciò che si sta muovendo nel teatro italiano. Piccole produzioni, compagnie indipendenti, ricerca di strade nuove.

Tra il Teatro dei Rozzi (in pieno centro) e quello dei Rinnovati (che addirittura si apre su piazza del Campo) in soli tre giorni si pronosticano quali saranno i titoli che potranno rimbalzare nelle piccole e medie sale italiane nella stagione prossima.

Alla tre giorni di Siena sono arrivato dopo altrettante giornate di MittelYoung a Cividale del Friuli (vedi qui il post). Le due manifestazioni – quasi anomali festival posizionati a maggio – anticipano la Grande Estate Italiana del Teatro che comincia adesso, in giugno. E per oltre tre mesi mobiliterà nord e sud della penisola, città e paesi, monti, colline e località di mare.

Turismo e festival sono un binomio consolidato e non c’è sorpresa nel constatare che le manifestazioni dal vivo, soprattutto quelle più strutturate, sono un richiamo forte. Magneti e volani che movimentano la grande filiera turistica, la più importante fonte di Pil italiano. Leggete la “guida nomade agli eventi culturali” firmata da Giulia Alonzo e Oliviero Ponte di Pino (In giro per festival, edito da Altraeconomia) e capirete perché.

Ristorazione, alloggi, comparto espositivo e museale, shopping e industria del souvenir, ne beneficiano enormemente. Nel mio piccolo, per esempio, un vassoio di ricciarelli alla mandorla, e qualche bell’esemplare di panforte e di panpepato, trovano ogni volta che vado a Siena, la strada di casa mia.

Ricciarelli di Siena
Ricciarelli di Siena

Vince chi porta a casa più repliche

Ma restiamo su In-Box 2022 e sulla sua formula particolare. Coordinata da Straligut Teatro, ben supportata da Comune di Siena, Fondazione Toscana Spettacolo e altri partner istituzionali, la manifestazione è l’esito annuale del lavoro condiviso da una ottantina di teatri sparsi in tutta la penisola. In altre parole, una “rete di sostegno del teatro emergente italiano” che da parecchi anni sceglie la città toscana per le giornate finali.

Una selezione tra le proposte pervenute nei mesi precedenti (quest’anno sono state 150), individua sei titoli finalisti, presentati poi dal vivo nella tre giorni di maggio.

Ognuno degli ottanta teatri sceglie a questo punto quello più adatto alla propria sala e acquista a cachet una replica. Vince chi porta a casa più repliche. Al concorso principale si affianca in parallelo In-Box verde che si rivolge a spettacoli per l’infanzia e l’adolescenza.

Questa splendida non belligeranza - In-Box 2002
Simona Oppedisano e Giordano Domenico Agrusta in Questa splendida non belligeranza – spettacolo vincitore

Precisa nelle intenzioni, che considerano fattori di pubblico e di mercato e sostengono gli artisti riconoscendo loro dignità economica e lavoro, In-Box dal vivo risente ovviamente della qualità delle proposte che candidano alla selezione. Una volatilità qualitativa che ogni anno incide sulla scelta dei finalisti e sul tono della manifestazione.

In-Box e questo 2022

Un giudizio sintetico: assai meno bene, questo 2022, rispetto ai risultati degli anni passati. Meno proposte che stimolino, meno artisti da scoprire, meno teatro emergente – per dirla con le stesse parole di In-Box.

Una medietà, anche ideativa, che dimostra quanto due anni di fermo sanitario abbiano influito, oltre che sulla distribuzione, anche sulla creatività delle compagnie indipendenti.

Rimini - Gruppo RNM - In-Box 2022
Rimini – Gruppo RNM

Tanto è vero che un allestimento solo si è portato via la maggior parte delle repliche in palio. A conquistare una trentina di palcoscenici è stato un bell’esemplare di scrittura: Questa splendida non belligeranza

Marco Ceccotti, regista e autore, la traduce in scena ricostruendo con i suoi attori l’ordinaria banalità di un tinello domestico, divano e tavolo da pranzo. Il testo è una parodia di tutte quelle drammaturgie imperniate su famiglie disfunzionali e mostruose, e si risolve in commedia arguta, surreale quel tanto che basta, sorniona, papabile.

Questa splendida non belligeranza ha staccato di molte lunghezze i concorrenti. Forse perché un teatro di soli contenuti, come quello degli altri titoli in gara, è l’esatto opposto di quel Nuovo che proprio da In-Box dovrebbe emergere.

Ineccepibile, ma tutto d’anniversario, è L’ultima estate (KNK Teatro) che a trent’anni di distanza esatti, fotografava gli ultimi giorni palermitani di Falcone e Borsellino. Giornalistica, ma superficiale, era l’indagine dei milanesi Guinea Pigs Teatro sulle Nuove Povertà, trattate alla pari in uno show televisivo di fascia domenicale. E la scelta musicaleggiante, utile semmai alla promozione turistica, non ha certo aiutato Rimini del Gruppo RNM di Bologna.

L'ultima estate - KNK teatro - In-Box 2022
Simone Luglio e Giovanni Santangelo in L’ultima estate – KNK teatro

Percepire, accogliere

Nemmeno il nome di spicco, quello di Jon Fosse, autore di Inverno (allestito da PianoInBilico con la regia Michele Di Mauro), è riuscito a convincere la rete dei compratori. A parere dei quali, le atmosfere gelide, nordiche, cimiteriali del drammaturgo norvegese, poco si addicono al pubblico di una piccola sala di provincia. Che il più delle volte ambisce all’intrattenimento.

Ma è anche grazie a queste constatazioni che i momenti di messa a punto tornano utili. Momenti come quello di In-Box dal vivo, il suo lavoro sui contrasti e sulle tensioni – ricerca e mercato, artisti e pubblico, qualità e intrattenimento – riescono a registrare movimenti, sommovimenti, percorsi, indirizzi. Che la programmazione mainstream, ufficiale, garantita Fus, metropolitana, non è quasi mai in grado di percepire. E tanto meno di accogliere.

Pasquale di Filippo e Silvia Giulia Mendola in Inverno di Jon Fosse

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IN-BOX 2002 dal vivo
un progetto di sostegno del teatro emergente italiano
di Straligut Teatro
con il sostegno di Comune di Siena, Regione Toscana, Ministero della Cultura, Fondazione Toscana Spettacolo, Università di Siena, UniCoopFirenze
Siena 19-21 maggio 2022

Ritorno a Kleine Berlin. Nella zona di tenebra, con Andrej Tarkovskij

Hanno fatto bene a riallestirlo. A tornare, quattro anni dopo, nelle gallerie e nei cunicoli che si aprono sotto la città. A riattraversare il confine oscuro che Andrej Tarkovskij aveva varcato seguendo il suo stalker

La zona, liberamente tratto da Stalker di Andrej Tarkovskij - Approdi Futuri 2022

Per tre giorni ancora, da giovedì 26 a sabato 28 maggio, a Trieste, si può assistere a La zona, lo spettacolo interpretato da Lorenzo Acquaviva, Giovanni Boni, Lorenzo Zuffi e liberamente tratto dal film più noto del regista sovietico: Stalker (1979).

Su QuanteScene! ne avevo parlato nel 2018, quando insieme ai tre attori e a uno sparuto gruppo di spettatori ero entrato anch’io nelle gallerie della Piccola Berlino, il dedalo che si apre sotto la collina di Scorcola.

Un’inquietante successione di tunnel, pozzi, condotti, scavati durante la seconda guerra mondiale. E utilizzati come rifugio antiaereo dai tedeschi che avevano occupato Trieste.

Kleine Berlin Trieste - La zona, liberamente tratto da Stalker di Andrej Tarkovskij - Approdi Futuri 2022

A me, e agli spettatori che erano entrati in quegli ambienti sotterranei, tra stalattiti e pozze d’acqua, condotti quasi per mano nella zona off-limits, proibita, aliena immaginata da Tarkovskij, quell’esperienza è rimasta impressa nella memoria.

Ma chi non fosse riuscito a viverla allora, lo può fare adesso che La zona viene ripresa nel programma del festival Approdi Futuri. In una nuova edizione, potenziata.

Qui potete leggere il post di allora. Ne vale la pena.

Qui il programma di Approdi Futuri, il festival che si estenderà fino a settembre 2022. Assieme a tutte le indicazioni necessarie per assistere a La Zona.

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LA ZONA 
liberamente tratto da Stalker (1979) di Andrej Tarkovskij
con Lorenzo Acquaviva, Giovanni Boni, Lorenzo Zuffi
regia teatrale Giovanni Boni e Lorenzo Acquaviva
regia video Diego Cenetiempo
produzione Festival Approdi con la collaborazione de La Cappella Underground

“Si consiglia la disponibilità di uno smartphone e un abbigliamento adeguato: la temperatura all’interno delle gallerie è di 17° costanti. Sono previste al massimo 40 persone a ogni rappresentazione”.

Da MittelYoung a In-Box. Sul binario della next generation

Sto su un treno. Ho lasciato Cividale del Friuli, dove qualche giorno fa si è conclusa MittelYoung, l’iniziativa di maggio grazie alla quale, dallo scorso anno, Mittelfest punta il suo sguardo su creatori e performer under 30 provenienti dai Paesi dell’Europa centrale, e non solo.

Il treno su cui viaggio adesso ha per destinazione Siena, dove mi aspetta un’altra manifestazione, In-Box, che mette al centro un simile raggruppamento di artisti.

MittelYoung 2022 a Cividale del Friuli - ph Luca A. d'Agostino
MittelYoung 2022 a Cividale del Friuli – ph Luca A. d’Agostino

In partenza da Cividale

In programma a MittelYoung (che precede il Mittelfest vero e proprio, previsto tra il 22 e il 31 luglio), c’erano spettacoli, e in certi casi esperimenti, di teatro, musica e danza, come si addice a un’idea di festival multidisciplinare. Ma anche lavori creativamente fondati, pensati, realizzati a cavallo dei linguaggi e dei confini. Da artisti anche giovanissimi, alcuni poco più che ventenni , ibridi, fluidi, e sorprendenti nelle idee.

Me ne sono rimasti negli occhi alcuni, in cui la sorpresa, l’incrocio che non ti aspetti, o anche il semplice fatto di averti aperto finestre su un panorama nuovo, ti danno la sensazione di essere uno scopritore di talenti.

Guarda che bel futuro che si prospetta a questo – mi sono detto assistendo a Nymphs dell’olandese Niek Wagenaar, appena laureato al Dipartimento di danza urbana del’Università delle arti di Amsterdam (eh sì, nei Paesi bassi ci sono queste specialità , queste possibilità). Ha già strumenti tecnici solidi e idee per scompigliare, assieme ai suoi compagni d’avventura, il panorama della coreografia europea con ventate forti e rinfrescanti. Più incredibile ancora è che questo biondo e magnetico leader, gender fluid e non binario, di anni ne ha solo 22.

Niek Wagenaar - Nimphs - ph Luca A. d'Agostino - MittelYoung 2022
Niek Wagenaar – Nimphs – ph Luca A. d’Agostino

Quel Butoh giapponese, cresciuto a Praga

E quanto stupore, poi, nel farsi catturare gli occhi da una proposta di clownerie butoh. Con questa etichetta i boemi Musasi Entertainment Company inquadrano il loro spettacolo intitolato: Since my house burned down I now own a better view of the rising moon.

È una citazione dal poeta giapponese del ‘700 Mizuta Masahide, ed è anche un incitamento ottimistico a superare gli ostacoli: se la casa è bruciata (come aveva da tempo previsto la giovane Greta Thunberg) possiamo provare a vedere la cosa anche dal lato positivo, e amaramente goderci più comodi lo spettacolo della luna crescente.

Adam Páník, Tereza Havlová, Matěj Šumbera, Veronika Traburová, i quattro membri del gruppo da poco fondato presso il Dipartimento di Teatro Alternativo e di Marionette dell’Accademia delle Arti di Praga, hanno messo su una storia che pare appena uscita dalla novellistica contadina del Sol Levante.

Un samurai, un demone malvagio, due danzatori butoh, due geishe, zoccoli, maschere e canne da pesca, per un racconto di sfida e di vendetta. Ma anche di grande divertimento, ingegnosamente in bilico tra sguardo ironico e ammirazione deferente per la cultura tradizionale e popolare giapponese.

Musasi Entertainment Company - ph Luca A. d'Agostino - MittelYoung 2022
Musasi Entertainment Company – ph Luca A. d’Agostino

Giovani curatori

Il bello è che ad averli individuati, scelti, e alla fine presentati a Cividale è una generazione altrettanto giovane di curatori, tutti under 30, che a MittelYoung stanno apprendendo la difficile arte della programmazione di cultura e di spettacolo. Perché anche saper selezionare è un’arte.

Sono loro ad aver scelto anche le riflessioni ciniche e affettuose che Luca Oldani e Jacopo Bottani mettono giù come appunti sul rischio del morire in Assenza Sparsa. Oppure il rosso di uno spettacolo che con naturalezza si sintonizza sul tema tutto femminile delle mestruazioni, Marea del Trio Tsaba. O ancora il concerto selvaggio e multiforme del Kollektiv Cuma (Finlandia, Lituania, Stati Uniti) sulla permeabilità, oggi, delle norme sociali. E molte altre convincenti proposte ancora (vedi qui le schede delle altre proposte)

Luca Oldani - Assenza Sparsa - ph Luca A. d'Agostino- MittelYoung 2022
Luca Oldani – Assenza Sparsa – ph Luca A. d’Agostino

Destinazione Siena

Mentre scrivo il treno già sta arrivando a destinazione. Tra pochi minuti sarò a Siena, dove anno per anno ho imparato a riconoscere l’importanza di In-Box (qui e qui il resoconto delle scorse edizioni).

In-Box è una “rete di sostegno al teatro emergente italiano” e con questo appuntamento a maggio, offre opportunità distributive alle giovani formazioni, grazie alla rete di un’ottantina di sale distribuite in tutta la penisola e a programmatori con cuore e occhi attenti ai fermenti.

Che si ritrovano qui Siena a discutere, a scegliere, a garantire l’esistenza di un teatro che per tante ragioni sta ai margini del mercato. Marginalità che non sempre è uno svantaggio. Ve ne parlerò in uno dei prossimi post. Promesso.

Cento candele che suonano per il compleanno di Satie 

Due o tre forse li avrò mancati, ma i compleanni di Erik Satie, da trent’anni a questa parte, li ho festeggiati quasi tutti. E ogni volta in maniera diversa. Lo farò anche nel 2022.

manifesto SatieRose 2022

Erik Satie era nato a Parigi nel 1866. La data da segnare sul calendario è il 17 maggio. Uno scopo soltanto hanno infatti calendari e compleanni: farci far festa ogni anno. Del resto, qui a Trieste non abbiamo mai rinunciato alla festa per Satie, l’eccentrico compositore e pianista francese che a cavallo tra ‘800 e ‘900 metteva in fila, disordinatamente, stravaganti idee musicali, e non solo. 

Accompagnato da celebrazioni bizzarre, inventate fin dal 1992 da Rosella Pisciotta e Cesare Piccotti, SatieRose è oramai un appuntamento d’obbligo per i cultori del musicista e si ripete anche nel 2022 al Teatro Miela.

Erik Satie da trent’anni, anche a dispetto della pandemia

Eleonora Cedaro, appassionata esploratrice di arti, ha infatti raccolto il testimone lasciatole dai “satie-maniaci” di tre decenni, e tra le opere del maestro delle Gymnopédies trova sempre sollecitazioni nuove. 

Come quest’anno: ispirata dalla penultima composizione di Satie, ha ideato un micro-festival che culminerà nella serata di martedì 17 (ore 21.00) con il concerto del compositore e musicista statunitense Alvin Curran. “È il punto di arrivo di tutto l’incerto, l’accidentale, il mai definitivo, che è nello spirito di questo festival” spiega Cedaro. “Concerto e manifestazione si intitolano perciò Penultimi pensieri. Perché non arriveremo mai scoprire l’ultimo”.

“Tutto ciò che riguarda Erik Satie mi interessa” – aveva detto Curran, messo al corrente delle celebrazioni triestine. “Satie ha un’influenza fondamentale sul mio modo di comporre. Tenetemi informato”. 

Alvin Curran
Alvin Curran

Attorno all’esibizione dell’85enne maestro dell’elettronica contemporanea, compagno di strada di John Cage, David Tudor, Philip Glass, si dispone perciò la tre-giorni che prenderà il via già domenica 15 (ore 21.00) con Il sogno di 100 candele e l’apparizione al Teatro Miela di una sorprendente macchina di luce e di suono.

Fabio Bonelli 100 candele per Erik Satie

La macchina dei suoni e delle luci

“Accendere una candelina di compleanno è un segno festoso – prosegue Cedaro – ma accenderne 100, e in tempi bui come questi, ci ricordava anche Hannah Arendt, ha un valore speciale”.

La macchina dei suoni e delle luci, ideata da Fabio Bonelli, è semplice, ma anche complessa. Un carillon gigante di scintillanti metalli e caldo legno. Un turbine calmo di girandole, cetre, fili, tasselli, mossi da cento piccole candele, che danno calore e luce. Il marchingegno li trasforma poi in delicate note musicali, cui si sovrappongono la chitarra e il vibrafono dello stesso Bonelli e di Paolo Novellino.

Fabio Bonelli 100 candele per Erik Satie
Fabio Bonelli e la sua macchina sonora

Le tre giornate prevedono anche il Satie-Laboratorio condotto da Giovanni Mancuso (fondatore del Laboratorio Novamusica), residenza alla quale prenderanno parte 14 musicisti under 35, italiani e stranieri. Dal loro lavoro collettivo di composizione, improvvisazione e musica d’insieme, scaturirà Entr’acte – Penultimi giochi, la performance che nella giornata di martedì 17 (ore 19.30) anticiperà il concerto di Curran.

E non basta. Durante tutti i tre giorni, ad accogliere il pubblico negli spazi del Miela ci sarà l’installazione sonora Penultimopensierometro (a cura di Spazioersetti). Un congegno sonoro (musica, testi, idee, e chissà quant’altro) realizzato con i messaggi vocali che in questi giorni stanno arrivano da tutto il mondo. 

Scopri di più su SatieRose, sul sito della manifestazione.

[questo articolo è stato pubblicato sul quotidiano IL PICCOLO DI TRIESTE, domenica 15 maggio 2022]

La senti la tua voce? Il programma di Santarcangelo Festival 2022

Can you feel your own voice è il titolo di Santarcangelo Festival 2022 in programma dall’8 al 17 luglio. Il nuovo direttore artistico, Tomasz Kireńczuk, attivista, critico teatrale, curatore polacco, lo condurrà nel triennio 2022-2024 e dice: “Immaginate questa 52esima edizione come un’esperienza generosa, empatica e intima“.

Teresa Vittucci e Colin Self - Doom
Teresa Vittucci e Colin Self – Doom

Santarcangelo è come la Mecca. Una volta almeno devi esserci stato. Meglio se in due, tre, quattro occasioni. Oppure, come è capitato a qualcuno, quasi sempre.

Fossero gli anni del teatro in piazza (i leggendari Settanta). Fossero quelli del teatro dei gruppi (gli Ottanta). Fosse la direzione di Leo De Berardins, o quella dei Motus, o ancora quelle internazionali: il francese Olivier Bouin, la bielorussa Eva Neklyaeva. 

Santarcangelo Festival 1971
il manifesto della prima edizione – 1971

Non si è spettatori attenti, se non si è passati a Santarcangelo. E non si è percepita la mission innovativa del festival, sempre però in rapporto con il tradizionalismo della tavola romagnola: dalle tagliatelle alle piadine. Per non parlare del sangiovese.

Perché un festival non è solo un festival: è un ambiente, è un’esperienza multisensoriale.

Santarcangelo Festival
una recente edizione di Santarcangelo Festival

Certo sono stati complessi i due anni di pandemia, con i Motus Enrico Casagrande e Daniela Nicolò a governare la macchina degli inviti agli artisti e degli stop dovuti alle restrizioni sanitarie.

Ora, al timone per il triennio nel quale siamo entrati c’è un attivista, drammaturgo e critico teatrale polacco, Tomasz Kireńczuk, fondatore a Cracovia del Teatr Nowy e co-creatore di Dialog – Wrocław International Theatre Festival, tra i più importanti festival di quel Paese.

Santarcangelo Festival 22

Il programma

Qui di seguito, sulla base del comunicato stampa, riporto il programma che Kireńczuk ha stilato per Santarcangelo Festival 2022 (tra l’8 e il 17 luglio).

“Numerose saranno le presenze internazionali che faranno il loro debutto assoluto in Italia: la coreografa portoghese Mónica Calle, la regista e performer franco-belga Léa Drouet, la performer mozambicana Márilu Mapengo Namóda, il danzatore, performer e coreografo brasiliano Calixto Neto che riprende una coreografia di Luiz de Abreu, l* interprete e coreograf* brasilian* Catol Texeira, il trio composto dall’artista tedesca Lucy Wilke, Paweł Duduś Kim Twiddle, e la regista polacca Anna Karasińska. 

Mónica Calle

Quest’ultima presenterà all’interno dell’ex-cementificio BUZZI-UNICEM un progetto site-specific, così come il regista, filmmaker e giornalista Mats Staub in otto diversi appartamenti privati di Santarcangelo, e gli svizzeri Igor Cardellini e Tomas Gonzalez al centro commerciale Le Befane di Rimini.

Nello spazio pubblico di Piazza Ganganelli, attorno alla tavola rotonda di 12 metri di diametro realizzata appositamente per questa edizione del festival, si esibiranno il performer polacco Paweł Sakowicz e i collettivi svizzero-italiani Dreams Come True, Hichmoul Pilon Production, collectif anthropie e Siamo ovunque.

Mats Staub – Death and Birth in my Life

Saranno prime italiane anche gli spettacoli della performer sudafricana Ntando Cele, della performer e coreografa svizzera Teresa Vittucci, di Marina Otero, tra le artiste più importanti della nuova generazione di theatre maker sudamericani (alla sua prima europea), del giovane performer bielorusso Igor Shugaleev e della scrittrice, performer e regista polacca Maria Magdalena Kozłowska. 

Completano il programma internazionale, la performer, regista e ricercatrice brasiliana Gabriela Carneiro da Cunha e il coreografo polacco-britannico Alex Baczyński-Jenkins.

Gli italiani (anzi, le italiane)

Tra gli artisti italiani Annamaria Ajmone, la coreografa di stanza a Berlino Rita MazzaCristina Kristal Rizzo – tra le più rinomate dancemaker della scena contemporanea italiana, Stefania TansiniMotus e CollettivO CineticO.

Giovanfrancesco Giannini – Cloud – ph. Piero Tauro

Questa edizione vedrà anche i debutti di due giovani performer: Giovanfrancesco Giannini e Camilla Montesi, individuata attraverso la call di KRAKK per un periodo di residenza artistica a Santarcangelo.

Anche quest’anno in programma al Festival gli esiti dei laboratori Let’s Revolution! / Teatro Patalò e della non-scuola del Teatro delle Albe, frutto di quattro mesi di lavoro con i ragazzi e le ragazze delle scuole medie e superiori di Santarcangelo.

… e una Bright Room

Santarcangelo Festival 2022 si è confermato negli ultimi anni come spazio di speranza e resistenza per un gran numero di giovani artisti con identità ed estetica queer. Con l’intenzione di continuare a supportare questa comunità, per la prossima edizione del Festival, Kunstencentrum Voouit (Belgio), Kampnagel Hamburg (Germania), Fierce Festival (UK), Imbricated Real (Svizzera) lavoreranno insieme per la creazione di Bright Room, un ambiente atto a ospitare workshop, talk, wellness session, feste e incontri aperti a tutti i partecipanti del Festival. All’interno di questo habitat Santarcangelo Festival 2022 presenterà intanto il lavoro di Industria Indipendente.

(vedi il post di QuanteScene! dedicato al loro Klub Taiga)

Industria Indipendente – Klub Taiga

Il Festival prosegue inoltre nella realizzazione di una proposta di clubbing sperimentale, in linea con la tradizione romagnola che proprio nei club ha visto nascere alleanze sociali e nuovi movimenti politici e culturali. Santarcangelo Festival amplierà l’offerta musicale organizzando concerti all’aperto a cura di Chris Angiolini, di artisti tra cui Joan Thiele (Italia), WOW (Italia), SIKSA (Polonia), POCHE cltv (Italia). Non mancheranno i live-set che animeranno le notti del Festival”.

(dal comunicato stampa del 3/5/22)

(questo è il link al sito ufficiale di Santarcangelo Festival 2022)

Imprevisti a nordest. Il programma di Mittelfest 2022

Dal 22 al 31 luglio, a Cividale del Friuli nel nordest d’Italia, Mittelfest rinnova lo sguardo verso ciò che gli artisti – autori, performer, musicisti, in particolare quelli dell’Europa centrale – stanno creando sull’orizzonte più rischioso dello spettacolo dal vivo. Il tema che li accomuna infatti è : Imprevisti.

Imprevisti. Mittelest 2022

Imprevisti possono essere gli eventi. Una pianista ucraina, ad esempio, che sceglie di suonare, sul palco, assieme a un violinista russo (Natacha Kudritskaya e Aylen Pritchin: accadrà domenica 31 luglio). Oppure, un po’ più lontani dallo scenario conflittuale, La rappresentante di lista che si esibisce fianco a fianco all’Orchestra sinfonica Arcangelo Corelli (stesso giorno). 

Imprevisti possono essere i titoli. I voli taciturni di Dino Zoff. Sì, proprio il portiere della nazionale, che quest’anno festeggia l’ottantesimo. Oppure Justice for Peter’s stupidities. Dove lui è il Nobel 2019 Peter Handke e il problema è il suo discutibile negazionismo, ancora dai tempi della Serbia di Milosevic. 

L’imprevedibile – lo avevo già anticipato qualche post fa – è il tema dell’edizione 2022 di Mittelfest, il festival che da più di 30 anni ha sede a Cividale del Friuli, e che oggi ha presentato in modo ufficiale il calendario degli spettacoli in programma tra il 22 e il 31 luglio.

Marc Oosteroff ph. Alex Brenner - Mittelfest 2022- Imprevisti
Marc Oosterhoff – ph Alex Brenner

Imprevisti, tra possibilità e rischi

Giacomo Pedini, direttore artistico, ha detto che: “Imprevisto è ciò che eccede la percezione collettiva”, soprattutto oggi, quando tutti aneliamo a un collettivo recupero di normalità. “L’imprevisto ha invece a che fare con il modo in cui ci rapportiamo con i rischi, ma anche con tutte le possibilità che un rischio comporta”. 

Un modo per dire che l’azzardo culturale, l’imprevisto che apre uno sguardo nuovo, sono motori che fanno andare avanti il mondo. Anche il mondo apparentemente meno problematico, in cui oggetti di attenzione sono il teatro, la musica, la danza. I tre linguaggi di cui Mittelfest si occupa. Quest’anno accompagnati anche da una buona dose di circo.

Imprevedibili, e in buona parte poco conosciuti, sono allora gli autori, i perfomer, i musicisti che Pedini è andato a scovare in quindici diversi Paesi europei. Per restituire a Mittelfest – ha aggiunto Roberto Corciulo, presidente dell’associazione che organizza la manifestazione – “un ruolo ideale di ponte”.

Ideale, ma anche materiale, visto che il Ponte del Diavolo è una delle maggiori attrazioni della città posta al margine nordest dell’Italia. Corciulo si è anche soffermato sulle nuove sfide che il festival affronterà, da adesso al 2025, quando insieme, Friuli Venezia Giulia e Slovenia, ma nello specifico le città gemelle di Gorizia e Nova Gorica diventeranno Capitale europea della Cultura 2025. Più ponte di così.

Mats Staub - Death and Birth in my Life - Mittelfest 2022- Imprevisti
Mats Staub – Death and Birth in my Life

Il programma

Il programma competo di Mittelfest 2022 si può consultare sul sito ufficiale. In questo breve post segnalo solo quelli che – secondo una personale idea di spettacolo dal vivo – sono i titoli che consiglierei a chi mi chiedesse : che cosa potrei vedere di bello quest’anno a Cividale?

Indicherei prima di tutto i quattro eventi di cui ho parlato all’inizio. Il concerto di Natacha Kudritskaya e Aylen Pritchin. La serata finale con La rappresentante di lista e l’Orchestra sinfonica Corelli. Lo spettacolo che ripercorre assieme la parabola di Dino Zoff e dell’Italia del dopoguerra. Il tema del limite e della libertà di pensiero dell’artista attraverso la specchio di Peter Handke. Tutte plausibili dimostazioni di imprevedibilità.

La rappresentante di lista - phGabiele-Giussani
La rappresentante di lista – ph Gabiele Giussani

Ma anche Death and Bird in my Life di Mats Staub, spettacolo installazione dell’interessante regista elvetico. Oppure La singolarità di Schwarzschild, dove pagine tratte dal libro più noto di Benjamin Labatut, Quando abbiamo smesso di capire il mondo, si sciolgono nelle note del violoncello di Marco Michele Rossi e nei voli d’acrobata di Eva Luna Betelli.

E ancora Take care of yourself, altro azzardo, in cui Marc Oosterhoff mette a dura prova se stesso, mentre alterna millimetrici lanci del coltello e bicchierini di whisky, alzando ogni volta l’asticella del rischio. Sarete d’accordo anche voi che l’imprevisto, in questo caso, è facilmente prevedibile.

In realtà sono proprio le curiosità che ciascuno di noi mette in campo, a indicare gli itinerari da seguire dentro un cartellone come questo. Che comprende 28 progetti artistici.

Più quei nove che già dal prossimo 12 maggio (e fino al 15) verranno messi a concorso nel format pensato per artisti under 30, ideato lo scorso anno, e intitolato MittelYoung.

Ma su questo particolare episodio tornerò in un prossimo post. Restate all’erta.

Biennale dal vivo. Tre mesi, tre festival, seicento leoni

Si distenderà comodamente sopra i tre mesi dell’estate, l’edizione 2022 della Biennale delle Arti dal vivo. Nei suoi luoghi di spettacolo, Venezia alternerà dal 24 giugno al 25 settembre il Festival Internazionale di Teatro (giugno), quello di Danza (luglio) e quello di Musica (settembre).

Il programma delle tre manifestazioni è stato presentato oggi, dal presidente Roberto Cicutto e dai direttori delle sezioni: ricci/forte, Wayne McGregor, Lucia Ronchetti.

Katharina Fritsch,  Rattenkönig (59a Biennale Arte, 23 aprile > 27 novembre 2022)
Katharina Fritsch, Rattenkönig (59a Biennale Arte, 23 aprile > 27 novembre 2022)

Figlio più giovane della storica Esposizione Internazionale d’Arte (che tradizionalmente occupa l’Arsenale e i padiglioni dei Giardini) e della Mostra internazionale d’Arte Cinematografica (con le sue sale al Lido), il settore Arti dal Vivo della Biennale si riprende i propri spazi, i propri tempi, la propria programmazione. Dopo due anni di incertezze e restrizioni pandemiche. 

Già lo scorso gennaio erano stati comunicati i nomi degli artisti a cui, nel corso delle tre manifestazioni, verranno assegnati i Leoni alla carriera. Leoni d’oro e Leoni d’argento.

Oggi, dalla location istituzionale di Palazzo Giustinian in streaming, e questa volta anche in presenza, presidente e direttori hanno scandagliato e presentato gli oltre 170 appuntamenti del programma 2002. A tanto ammontano gli spettacoli che – volendo restare sui numeri – vedranno ospiti a Venezia 600 artisti provenienti da tutte le parti del mondo.

In questo video, la presentazione ufficiale dalla Sala delle Colonne a Ca’ Giustinian:

Il Teatro 

Dopo il blu dello scorso anno è rosso, anzi il tedesco Rot, il titolo scelto ora per la sezione teatro.

Rot ha un suono duro, è un graffio, una lacerazione che racconta uno sforzo, è il rumore dei denti nello sforzo. E’ il rosso che acceca, la metamorfosi della passione, furia che avvampa, iconoclastia; è il sangue che irradia i nostri cuori o il marchio della violenza dei crimini perpetrati… ma è anche il linguaggio del perdono e delle emozioni; è il colore ancestrale dell’Eros“. Lo hanno spiegato, con metaforica volatilità, i direttori Stefano Ricci e Gianni Forte, al secondo anno del loro mandato.

Triptych - Peeping Tom (ph Virginia Rota)- Biennale dal vivo 2022
Triptych – Peeping Tom (ph Virginia Rota)

Il programma (dal 24 giugno al 3 luglio)

Ricci/forte hanno annunciato che saranno in scena: Christiane Jatahy (premiata anche con il Leone d’oro 2022) con l’odissea dei migranti di The Lingering Now; Samira Elagoz (Leone d’argento) e il suo personale migrare del corpo in Seek BromanceBig Art Group di Caden Manson e Jemma Nelson che in Broke House incrociano Cechov con l’Occupy Movement; Yana Ross e la mascolinità tossica di Brevi interviste con uomini schifosi di D. F. Wallace; il duo Natacha Belova e Tita Icobelli e la loro specialissima arte dei burattini che in Loco fa interagire corpo artificiale e corpo organico; Milo Rau, a Venezia con uno spettacolo – La reprise, che scardina la nostra percezione sul mondo della violenza – e un ciclo di film (The New Gospel, The Congo Tribunal, Orestes in Mosul: the Making of, Familie).

Ma ci saranno pure il mondo onirico di Peeping Tom con Triptychla coppia Daria Deflorian e Antonio Tagliarini con Sovrimpressioni che tocca tangenzialmente il film di Fellini Ginger e FredOlmo Missaglia, vincitore del bando Biennale College Registi, che in Una foresta metaforica e reale inscrive le vite di tre millennial; Antoine Neufmars Aine E. Nakamura, vincitori del bando performance site specific, in scena rispettivamente con Odorama e Under an Unnamed Flower; inoltre, la mise en lecture di En Abyme di Tolja Djokovic e Veronica di Giacomo Garaffoni, testi vincitori del bando per autori di Biennale College”.

La Danza

I lavori e gli artisti di questo secondo anno non sono catalogabili – ha detto il direttore di sezione, Wayne McGregorsfuggono alla singola definizione, in quanto trascendono il genere e il mezzo espressivo con cui lavorano. Il loro essere senza confini apre nuove strade al fare arte e offre al pubblico sfide inedite in materia di percezione e interpretazione”. Per questo il titolo scelto quest’anno è Boundary-Less.

Rocío Molina (ph Simone Fratini) - Biennale del vivo 2022
Rocío Molina (ph Simone Fratini)

Il programma (dal 22 al 31 luglio)

Concorrono a infatti a formare “ecosistemi artistici” le diverse discipline di cui si avvale Saburo Teshigawara (Leone d’oro) re-immaginando un’opera seminale come Petrouchka. Mentre la mercuriale danzatrice di flamenco contemporaneo Rocío Molina (Leone d’argento) mette in scena una battaglia fra il suo corpo vulcanico e cinque musicisti dal vivo. A guidare invece in un viaggio attraverso il corpo, a partire dalla gola, è Diego Tortelli (vincitore del bando per una nuova coreografia italiana) con il suo Fo:NO, un esperimento sonoro e viscerale che vede in scena un beatboxer e tre danzatori.

Riunisce sullo stesso palco sette coreografi di prima grandezza, sette diversi mondi artistici per i sette peccati capitali laGauthier Dance Company di Eric Gauthier – con Aszure Barton, Sidi Larbi Cherkaoui, Sharon Eyal, Marco Goecke, Marcos Morau, Hofesh Shechter e Sasha Waltz

Sono confini e barriere reali quelle infrante da Marrugeku, compagnia interculturale di artisti indigeni e non, unica nel suo genere in Australia, sotto la guida della coreografa Dalisa Pigram e la regista Rachel SwainStraight Talk è un grido di libertà per l’abolizione di tutte le forme di violenza, oppressione, confinamento. 

Con potere sciamanico Rudi Cole Júlia Robert di Humanhood fondono nel linguaggio del corpo fisica moderna e misticismo orientale offrendo in Infinite uno spettacolo che è anche meditazione. A.I.M di Kyle Abraham, voce potente di una visione politica della danza che programmaticamente si impegna a nutrire della storia e della cultura Black, sarà a Venezia con Requiem: Fire in the Air of the Earth; mentre la danza espansa di Trajal Harrell, che metabolizza Vogue dance, postmodern, butoh, ricerca e cultura pop, arriva alla Biennale con Maggie the Cat, dal testo di Tennessee Williams, per interrogarsi su potere, gender, intolleranza, inclusione. 

Si spingono infine oltre i limiti dello spazio reale rendendo visibile l’invisibile Tobias Gremmler con l’installazione scenica digitale di Collisions e Blanca Li con la danza in V/R di Le bal de Paris, dove reale e virtuale si confondono.

La Musica

Tutti artisti invitati per il Festival di Musica – sono parole di Lucia Ronchetti, direttrice di sezione – ci restituiscono in forme mutuate dalla creazione musicale pop e dalla ricerca compositiva non-accademica, la denuncia di spoliazioni, di soprusi, di negazione dei diritti, di mancato riconoscimento e rispetto dell’identità sessuale, che sono tuttora sotto i nostri occhi. Il festival di settembre tratteggia una larga prospettiva del teatro musicale contemporaneo e del ruolo delle nuove tecnologie, della multimedialità, con programmazione di realtà virtuale e realtà aumentata applicata al suono, secondo forme e generi nuovi, codificati dai compositori coinvolti nel festival”.

Ars Ludi (ph Leonardo Puccini) Biennale dal vivo 2022
Ars Ludi (ph Leonardo Puccini)

Il programma (dal 14 al 25 settembre)

Intitolata Out of Stage, la Biennale Musica 2022 presenterà nuovi lavori di teatro musicale sperimentale commissionati a Simon Steen-AndersenHelena TulveMichel van der AaPaolo Buonvino e Annelies Van Parys, oltre a prime italiane di nuovi progetti di Alexander SchubertRino Murakami e Ondřej Adámek co-prodotti con altre istituzioni europee. Di Giorgio Battistelli, Leone d’oro alla carriera del 2022, sarà realizzata una nuova produzione di Jules Verne eseguita dai performer di Ars Ludi, Leone d’argento 2022, nella serata inaugurale del festival al Teatro la Fenice. Battistelli, autore di questa fantasia da camera in forma di spettacolo sarà impegnato anche nella inedita veste di regista.

Il programma del festival prevede inoltre alcuni classici del “teatro strumentale” di Mauricio Kagel, Georges Aperghis e lavori di compositori riconosciuti in questo ambito come Carola Bauckholt e François Sarhan.

Ci saranno le voci del compositore curdo-iraniano Mehdi Jalali, della statunitense di origine africana Yvette Janine Jackson, di Klein, performer nigeriana attiva a Londra, del compositore e producer americano di origini taiwanesi X. Lee, del compositore di musica elettronica fiorentino Daniele Carcassi e del gruppo di compositori nativi americani messo in luce dal progetto collettivo dello Shenandoah Conservatory.

Biennale College

Il programma di Biennale College – progetto della Biennale di Venezia dedicato alla formazione dei giovani – si interseca ai tre festival con un ciclo di masterclass destinato ad attori, performer, danzatori, drammaturghi, cantanti, video artisti, registi, giornalisti, scrittori, studiosi. 

Big Art Group - Broke House (ph Ves Pitts) - Biennale dal vivo 2022
Big Art Group – Broke House (ph Ves Pitts)

Per informazioni sui programmi e sulle candidature di Biennale College, si può aprire la pagina relativa a formazione artistica e stage.

Tutti i programmi

È invece la pagina ufficiale della Biennale di Venezia, quella da raggiungere per avere il quadro completo della programmazione dei tre festival, oltre che delle altre sezioni.

Tiago Rodrigues, Ginevra, la Croce Rossa. Teatro e soccorso umanitario

Sì, lo farò, nella misura del possibile. Lo diciamo a volte per mettere le mani avanti. Nella misura dell’impossibile, dice invece il regista Tiago Rodrigues. E lo fa, parlando di soccorsi umanitari. Il debutto italiano dello spettacolo, domani 18 febbraio a Teatro Contatto a Udine.

Dans la mesure de l'impossible - Tiago Rodrigues (ph. Magali Dougados)
Dans la mesure de l’impossible (ph. Magali Dougados)

Nella misura del possibile. Lo diciamo quando siamo decisi a fare qualcosa, ma già mettiamo le mani avanti, perché conosciamo anche i limiti del nostro fare: le complicazioni, gli impedimenti, gli ostacoli.

Con Dans la mesure de l’impossible, titolo della nuova creazione teatrale, Tiago Rodrigues ci vuole invece dire che gli ostacoli ci possono abbattere, e che i limiti vanno superati. Se c’è la necessità di farlo. Nei momenti di crisi, bisogna farlo. Nella misura dell’impossibile.

Quarantacinque anni, nato a Lisbona, attore, autore, regista, Rodrigues è un uomo di teatro. Ma è anche uno che conosce il mondo, i mondi. Qualche mese fa è stato nominato direttore artistico del Festival di Avignone il più rinomato tra i festival di teatro al mondo. Lo sarà ufficialmente dal 1 settembre 2022, con un mandato di 4 anni. Su QuanteScene! ho parlato molte volte di lui.

Da un po’ Rodrigues ha preso alloggio a Ginevra – dicono le note che presentano Dans la mesure de l’impossible – e ha intervistato coloro che lavorano nelle due più importanti associazioni umanitarie, quelle che mettono in campo decine di migliaia di persone in tutto il mondo: la Croce Rossa e Medici Senza Frontiere. Ha raccolto le loro parole, in francese e in inglese. Poi si è messo a scrivere nella sua lingua, il portoghese.

 

Dans la mesure de l'impossible - Tiago Rodrigues (ph. Magali Dougados)
Dans la mesure de l’impossible (ph. Magali Dougados)

 

La realtà delle emergenze

Dans la mesutre de l’impossibile è quindi uno spettacolo che affronta il tema delicato e spinoso degli aiuti umanitari nelle zone di crisi. È il tentativo di capire il lavoro dei professionisti e dei volontari sanitari. Affonda nella realtà delle emergenze, la documenta, la sottopone agli occhi, all’attenzione, all’emotività degli spettatori. 

Ho voluto occuparmi dei problemi degli uomini e delle donne che vanno e tornano da zone d’intervento critiche, pericolose” spiega Rodrigues. “Quali sono le ragioni che li hanno spinti a fare di questo principio una professione? E cosa succede quando tornano indietro, nelle nostre comode zone di pace?

Nato da una proposta della Comédie de Génève / Ginevra, realizzato grazie a un cordata internazionale di teatri, subito dopo le repliche nella città della Croce Rossa, Dans la mesure de l’impossible arriverà a Udine, prima tappa italiana, il 18 e il 19 febbraio 2022, nel cartellone del CSS – teatro stabile di innovazione – che di quella cordata fa parte.

CSS Udine - Tiago Rodrigues

Quattro domande a Tiago Rodrigues

In vista del debutto, abbiamo posto al regista alcune domande.

Sono questi due anni di epidemia che l’hanno spinta a occuparsi di situazioni di emergenza, zone di crisi, aiuti umanitari?

L’idea che sta dietro a Dans la mesure de l’impossible è precedente all’epidemia. Mi era capitato di parlare con persone che lavoravano nel settore degli aiuti umanitari e sono rimasto profondamente colpito dalla loro esperienza. Penso che lavorare tra pericoli, conflitti, sofferenze e catastrofi abbia permesso loro di acquisire uno speciale punto di vista sul mondo. E abbia anche avuto un impatto molto personale sulle loro vite”.

Certo la pandemia ha cambiato il modo in cui la sua ricerca si è sviluppata.

Era previsto che viaggiassi attraverso alcune regioni del mondo e li osservassi mentre sono all’opera. Molti di questi itinerari sono stati cancellati. Tuttavia, invece di annullare o differire il progetto, ho sentito che farlo ora era ancora più importante. Se queste persone sono costrette a lavorare in situazioni difficili, mi sono detto, perché non dovrei farlo anch’io? Così ho deciso di partire dalle interviste e dagli incontri che ho fatto e sono soddisfatto, perché questo permette davvero di guardare il mondo attraverso i loro occhi”.

Si può perciò parlare Documentary Theatre, teatro documentario?

Non è teatro documentario, lo potremo definire invece teatro documentato. Non c’è mai stata l’intenzione di scrivere un saggio o un reportage sul fenomeno. Ciò che facciamo non riguarda gli aiuti umanitari nel loro complesso, come se fossero una foresta. Ci occupiamo solo di trenta alberi, trenta storie di soccorso, ciascuna basata sul racconto di un operatore“. 

Dans la mesure de l'impossible - Tiago Rodrigues (ph. Magali Dougados)
Dans la mesure de l’impossible (ph. Magali Dougados)

 Che metodo avete seguito lei, drammaturgo e regista, e i cinque performer che sono in scena?

Siamo partiti da eventi e interviste reali, ma ci siamo poi mossi verso una dimensione più teatrale. All’approccio giornalistico abbiamo aggiunto la scena, gli strumenti narrativi, manipolando il linguaggio, cambiando l’ordine degli eventi, organizzando le emozioni. Interpretando la realtà con la sensibilità del teatro. È un lavoro, questo, in cui ci sono attori che raccontano storie che sono state raccontate loro da coloro che le hanno vissute. A volte le parole sono esattamente quelle dette. Altre volte se ne distaccano, liberamente. E non è facile per lo spettatore, distinguere“.

Agli spettatori dunque che cosa chiedete? Cosa vi aspettate da loro?

La sola cosa che, sempre, mi aspetto dagli spettatori è che riconoscano che il mio lavoro è importante per qualcuno. È chiaro: ci tengo a emozionare il pubblico, cerco di condividere con loro cose che hanno importanza per me, propongo un diversa maniera di osservare parte delle nostre vite, provo a fare delle domande. Non è detto che funzioni per tutti. Ma va bene così, nella misura in cui si capisce che questo lavoro è importante almeno per qualcuno. Ci sono un sacco di esperienze artistiche che non mi toccano profondamente, e tuttavia posso riconoscere che, a qualche persona hanno cambiato la vita“.

[una versione corta di questo articolo è stata pubblicata sul quotidiano IL PICCOLO di Trieste il 16/2/2022]

 Il trailer dello spettacolo: https://www.theatre-contemporain.net/video/tmpurl_fi1BKUFS

Per altre informazioni e prenotazioni, vai al sito di CSS – Udine.

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DANS LA MESURE DE L’IMPOSSIBLE

testo e regia Tiago Rodrigues
traduzione Thomas Resendes
interpreti Adrien Barazzone, Beatriz Brás, Baptiste Coustenoble, Natacha Koutchoumov, Gabriel Ferrandini (musicista dal vivo)
scene Laurent Junod
composizione musicale Gabriel Ferrandini, suono Pedro Costa
costumi Magda Bizarro
assistente alla regia Lisa Como

una produzione Comédie de Genève 
in coproduzione con Odéon – Théâtre de l’Europe – Paris, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Teatro Nacional D. Maria II – Lisbonne, Équinoxe – Scène nationale de Châteauroux, CSS Teatro stabile di innovazione del FVG – Udine, Festival d’Automne à Paris, Théâtre national de Bretagne – Rennes, Maillon Théâtre de Strasbourg – Scène européenne, CDN Orléans – Val de loire, La Coursive Scène nationale La Rochelle
con l’aiuto di CICR – Comité international de la Croix-Rouge

spettacolo in francese, inglese e portoghese, sottotitolato in italiano

18 e 19 febbraio 2022, Teatro Palamostre, Udine
25, 26, 27 maggio 2022, Piccolo Teatro, Milano

 

Del teatro, a David Foster Wallace, gliene importava un fico. Però…

Del teatro, a David Foster Wallace, gliene importava un fico. Ai teatranti invece, Foster Wallace ha sempre fatto gola. Brevi interviste con uomini schifosi potrebbe dimostrare ancora un volta questo teorema. Il debutto è previsto a Napoli, Teatro San Ferdinando, il primo febbraio. Regia dell’argentino Daniel Veronese. Interpreti Lino Musella e Paolo Mazzarelli. Qualcosa da vedere, insomma.

Brevi interviste con uomini schifosi  Foster Wallace

La distanza tra la scrittura di David Foster Wallace e il teatro è tanta. Ma chi crea e chi produce per la scena – parlo di quella italiana in particolare – ha provato ad accorciarla. 

Nel decennio che ha fatto seguito al suicidio dello scrittore americano (settembre 2008), un’attrazione imprevedibile ha spinto uomini e donne di teatro a riprendere in mano una decina dei suoi volumi, diventati nel frattempo oggetti di culto, da Infinite Jest a The Pale King

Li hanno riletti con specifica curiosità e con attenzione, per scoprire se la macchina narrativa DFW poteva avventurarsi, oltre che sulle comode autostrade della distribuzione libraria, anche su percorsi più accidentati. Quelli della scena cioè, nella molteplicità delle sue tante forme e nelle sue infinite variazioni. Anche perché la vita secondo Foster Wallace sembra fatta di molte più virgole che punti fermi.

Così a incrementare il fenomeno DFW (che in questi anni due anni di pandemia ha subito qualche rallentamento) ecco ora il rilancio di Brevi interviste con uomini schifosi. Un libro del 1999, pubblicato in Italia l’anno dopo, con l’introduzione di Fernanda Pivano. Nientedimeno.

copertina Brevi interviste con uomini schifosi

Il Mercadante – teatro nazionale di Napoli – lo produce adesso assieme a Marche Teatro, al TPE piemontese e altri partner, e ne affida la regia a Daniel Veronese, regista argentino. Che è uno dei punti forti, assieme e Foster Wallace e al duo Musella-Mazzarelli, di questa avventura transoceanica.

Lasciare un segno

Interessante, per l’Italia, il ritorno di Daniel Veronese. Argentino, ma con base anche a Madrid, regista di un teatro di oggetti, poi autore, poi direttore di festival internazionali, poi di nuovo regista ma di attori, Veronese era conosciuto da noi come fondatore del Periférico de Objetos, poi come autore di titoli che lasciavano il segno, mentre polemicamente picconavano la drammaturgia borghese. Spiando una donna che si uccide (da Zio Vanja di Cechov), I figli si sono addormentati (da Il gabbiano), Tutti i grandi governi hanno scansato il teatro intimo (da Hedda Gabler di Ibsen). O ancora, Modi per rivolgersi alle madri dei minatori, mentre sperano che i loro figli risalgano in superficie.

Così sembrerebbe appartenergli e confondersi con la sua drammaturgia, anche questo titolo, Brevi interviste con uomini schifosi (se non che l’autore è effettivamente DFW). Opera in cui la fluvialità della scrittura cresce in 26 brevi racconti e nello spettacolo si condensa in otto interviste appunto con uomini schifosi (hideous è il termine americano), che fronteggiano sempre una donna. Un rapporto tra il maschile e il femminile che “mette in luce tutte le fragilità, le gelosie, il desiderio di possesso, la violenza, il cinismo insiti nei rapporti affettivi. Il risultato è comico e disturbante allo stesso tempo”.

Foster Wallace - Interviste - Musella - Veronese - Mazzarelli
In prova con il regista Daniel Veronese

Foster Wallace, meravigliosamente scomodo

“Foster Wallace è un autore meravigliosamente scomodo per il lettore – spiega Veronese – sembra sempre che voglia giocare a gatto e topo con lui. In questo caso esplora otto personaggi maschili, che prima ritrae con un volto innocente, quasi una caricatura, e poi denuncia, con le armi dell’ironia e del sarcasmo, per le loro riprovevoli azioni di sottomissione, di prevaricazione maschile sulle donne“.

“Ero a Madrid, sei o sette anni fa – continua Veronese – e ricordo che fin dalla vetrina quel titolo mi aveva sedotto. Comprai il libro e tornai in Argentina. Lo lessi e lo rilessi, sembrava che questi materiali fossero là ad aspettarmi. Fu proprio il lavoro di riscrittura a chiarirmi le idee. Per dare un senso attuale a quei monologhi di Foster Wallace, a quell’alternarsi di maschile e di femminile, per rendere psicologicamente plausibile quel potenziale violento maschile, che non è certo tramontato, ci volevano proprio due uomini. L’accoglienza che lo spettacolo ebbe in Argentina e poi in Cile ne è la dimostrazione. Alcune donne mi spiegarono di aver ritrovato in quelle figure maschili il proprio stile di comportamento. Il patriarcato non è solo un problema maschile“.

Foster Wallace - Interviste - Musella - Veronese - Mazzarelli

Ogni volta è diverso

“E tuttavia, ciò che rende vivo il teatro è che ogni diverso luogo, ogni diversa combinazione di attori, e di registi, creano un prodotto nuovo. È ciò che giorno per giorno verifico con i miei due attuali compagni di strada – Lino Musella e Paolo Mazzarelli – con i quali stiamo dando una nuova forma e una nuova vita al mio progetto di allora“.

“Perché in queste storie – confermano i due, Musella e Mazzarelli – investiamo il nostro personale vissuto. Il teatro, diceva Amleto, è specchio della natura. Tanto più ci avviciniamo ai volti di questi uomini, tanto più scopriamo, nel riflesso di quello specchio, le dolorose consonanze con una natura umana che ci appartiene in quanto maschi. Comportamenti dai quali avremmo il dovere di emanciparci. Ma andare così a fondo, diciamolo, fa male”.

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BREVI INTERVISTE CON UOMINI SCHIFOSI
di David Foster Wallace
traduzione Aldo Miguel Grompone e Gaia Silvestrini
regia e drammaturgia Daniel Veronese
con Paolo Mazzarelli e Lino Musella 

produzione, Teatro di Napoli-Teatro Nazionale, Marche Teatro, Tpe Teatro Piemonte Europa, FOG Triennale Milano Performing Arts, Carnezzeria srls
con il sostegno del Teatro di Roma-Teatro Nazionale, e in collaborazione con Timbre 4 Buenos Aires

Dopo il debutto del 1 > 6 febbraio, al Teatro San Ferdinando di Napoli, lo spettacolo sarà in scena a:
Roma, Teatro India 8 > 13 febbraio 2022
Torino, Teatro Astra 15 > 20 febbraio 2022
Milano, Triennale Teatro dell’Arte 22 > 24 febbraio 2022
Ancona, Teatro Sperimentale 4 > 5 marzo 2022