L’onda lunga dei festival. Da Hystrio a Vie passando per la provincia

Di festival mi occupavo ai tempi del Patalogo. Me li aveva affibbiati Franco Quadri, che con Ubulibri pubblicava quell’annuario teatrale: il più importante strumento dell’editoria teatrale italiana, summa di tutto ciò che passava stagione dopo stagione sulle scene del nostro Paese, e non solo.

Come uno scolaretto, per ogni festival di teatro, nazionale o internazionale, compilavo ogni anno una scheda. Le informazioni e i titoli di maggior rilievo in quell’edizione, qualche fotografia, uno strillo di stampa. Li studiavo ad uno ad uno. Internet non esisteva ancora: era tutto lavoro fatto a mano, e a distanza.

Le Etiopiche -  Mattia Cason
Le Etiopiche, di Mattia Cason, uno degli spettacoli che ha debuttato a Hystrio Festival

Una parola, parecchi sensi

La distanza, in questo momento, è  quella che separa i festival di oggi da quelli di cui mi occupavo allora, anni ’80 e ’90.

Il termine è sempre lo stesso –  festival – ma del tutto cambiata è la loro funzione nel sistema teatrale. Certamente anche il loro senso.

Come si siano evoluti e trasformati è ben raccontato nei libri che Mimma Gallina ha pubblicato per FrancoAngeli (a cominciare dal pionieristico Organizzare teatro a livello internazionale). Dal ruolo storico di vetrine eccellenti (aspetto che dal dopoguerra in poi si conserva soprattutto in ambito centroeuropeo, in particolare nell’area di lingua tedesca), oggi i festival si impegnano direttamente nell’ideare, realizzare e portare a debutto gli spettacoli. Cosa che ne fa, in particolare in Italia, un fattore importante nel processo produttivo.   

Proprio a queste trasformazioni pensavo tornando da Milano, dopo quattro giorni a Hystrio Festival, festival neonato, quest’anno alla prima edizione. Un long weekend che mi ha ricuorato sulle sorti del teatro italiano più giovane.

Alle stesse trasformazioni mi riprometto di pensare tra qualche giorno. Quando in treno tornerò da Bologna dopo gli appuntamenti di Vie Festival, che di edizioni ne conta invece una trentina (è cominciato nel 1994 e si chiamava Le vie dei festival) ed è un punto di riferimento stabile dell’autunno teatrale italiano.

Simili ma diversi

Sono festival entrambi. Vie ha sempre avuto uno sguardo rivolto al panorama internazionale e ai grandi maestri. Hystrio Festival è ai primi vagiti, ma mostra un possibile forte respiro italiano e generazionale (nello specifico, guarda all’under 35).

Vie si squaderna per una decina di giorni in diverse località emiliane: si concentra a Bologna e Modena, ma approda anche in teatri più piccoli, a Cesena, a Vignola. Il supporto finanziario e organizzativo è quello  di uno tra i maggiori teatri nazionali, ERT Emilia Romagna Fondazione.

Vie Festival 2022

Il programma di Vie.

Hystrio Festival è un invece indipendente, slegato da realtà produttive, compatto, concentrato. Si è manifestato in un solo weekend, una ventina di eventi tutti ospitati nelle tre sale del milanese Teatro Elfo Puccini, alle quali va aggiunto l’affollato bistrot del pianoterra, cuore battente di incontri, saluti, chiacchiere, discussioni, idee. Relazioni umane che, oltre gli spettacoli, restano un elemento essenziale in ogni festival.

Il programma di Hystrio Festival.

Con la sua programmazione (affidata a una selector di grande esperienza internazionale, Barbara Regondi), Vie compete con gli altri festival italiani che nel corso del tempo hanno maturato questa missione ( la sezione DMT dal vivo della Biennale di Venezia, RomaEuropa, Contemporanea a Prato, Mittelfest…).

Ideato come espansione del Premio Hystrio, costruito pezzo per pezzo, collettivamente, dallo staff redazionale della rivista, la manifestazione milanese punta invece alla valorizzazione di una giovane generazione italiana che scrive il teatro (molti testi inediti sono stati verificati scenicamente grazie all’apporto dell’associazione Situazione Drammatica) e con le proprie forze lo realizza.

Lo staff di Hystrio Festival 2022
Lo staff di Hystrio Festival 2022

Plasticità

Modelli molto diversi quindi, che evidenziano la plasticità  di un’etichetta stabilmente inserita tra i punti cardine dei finanziamenti allo spettacolo dal vivo (ma ci sono voluti decenni), sia in ambito nazionale (FUS) sia locale (bandi regionali).

Anche se ministero e assessorati regionali non sempre si sono dimostrati capaci di una lettura puntuale di questa evoluzione. Lo dimostrano i casi recenti e penalizzati di manifestazioni come Terreni Creativi a Albenga, in Liguria, e Primavera dei teatri a Castrovillari, in Calabria. Casi per i quali la collocazione geografica (sono entrambi espressioni di una provincia culturale lontana dagli snodi forti di Lombardia e Emilia) rappresenta certo un punto di forza, ma al tempo stesso un tallone di debolezza finanziaria. Che solo una caparbia resistenza dei loro organizzatori, e alcuni sacrifici gravi, sono riusciti in qualche modo a rimediare.

Primavera dei teatri 2022

Il programma di Primavera dei Teatri a Catanzaro e Castrovillari

Sopravvivenza

Si può quindi essere quindi metropolitani oppure localizzati, tematizzati, panoramici, lauti o stringati. Ma decisiva resta la funzione che ogni festival svolge in alternativa alle programmazioni, sempre più standard, sempre più omologate, della stabilità teatrale e dei circuiti regionali. Incapaci, o più probabilmente impossibilitati dal rapporto con i propri pubblici, a stare dietro alla evoluzione del settore.

Terreni Creativi 2022

Il programma di Terreni Creativi ad Albenga

Evoluzione che, tuttavia, è la sola possibilità di sopravvivenza dentro la crescita generazionale dei nuovi italiani, che il teatro riesce a intercettare con grande difficoltà, con enormi sforzi. Un pubblico di ventenni e di trentenni: millennials che a teatro ci vanno a fatica, indifferenti o addirittura a disagio di fronte a un linguaggio per la gran parte novecentesco e obsoleto.

Di Hystrio Festival, potete leggere qui diversi resoconti: da KLP Teatro a PAC PaneAcquaCulture, da Gagarin Magazine a 2duerighe. Di Vie, che comincia il 7 ottobre, tornerò a parlare su QuanteScene! tra qualche settimane. A presto.

Premio Rete Critica 2022. Il momento magico.

Le 23.59 di questa sera sono il termine ultimo per votare. Con le loro preferenze, le testate che aderiscono a Rete Critica decidono oggi quali saranno gli artisti, le compagnie, i progetti che tra qualche mese, al Teatro Bellini a Napoli, concorreranno, da finalisti, all’assegnazione del Premio Rete Critica 2022.

I selezionati Premio Rete Critica 2022

Undicesima edizione

Di Rete Critica ho già parlato altre volte su QuanteScene! Anche perché QuanteScene! fa parte di Rete Critica. Che è un gruppo informale (parecchio informale) di persone che scrivono online, sulle quelle testate e quei blog che negli ultimi 20 hanno trasformato il modo di pensare il teatro. Il digitale modifica il pensiero. Il pensare modifica lo scrivere. La scrittura sul teatro modifica il teatro. A cascata.

Da più di dieci dieci anni, Rete Critica incarna questa trasformazione, e prova a raccontarla, attraverso la scrittura, e non solo. Anche con il suo Premio, che ogni anno, alla fine dell’autunno, ridisegna il panorama annuale del teatro più interessante, e indica, nel corso di una discussione collettiva, anch’essa parecchio informale, il nome di un artista, di una compagnia, di un progetto che, per quell’anno, sembra o sembrano, rappresentare una tensione al nuovo, ricercata e espressa nel territorio del teatro italiano.

Un territorio mobile

O fluttuante se preferite. Fatto di formazioni in crescita, compagnie che hanno investito su se stesse e ce l’hanno fatta, artisti solitari che ci provano, esordienti e generosi tentativi di esserci, magari qualche affondamento. Un mondo comunque da osservare e da valorizzare.

Con un lavoro attento, spesso molto accurato, le testate di Rete Critica si sono date da fare in questi mesi. Dopo incontri (quello avvenuto a luglio al Mittelfest di Cividale, per esempio), dopo discussioni (su Whatsapp, ma anche dal vivo), dopo segnalazioni, proposte e ripensamenti, insieme, sono arrivate a disegnare il panorama teatrale di quest’anno. Parziale, ovviamente, come parziale è ogni sguardo. Particolare, perché ogni scelta, in ogni testa, è il frutto di una diversa enciclopedia. Interessante, perché il nuovo potrà anche essere fragile, ma non è mai banale.

Insomma, abbiamo fatto un bel lavoro di esplorazione, e ora ci rimbocchiamo le maniche per mostrarvelo.

anticipazioni dal Premio Rete Critica 2022

Motivi e scelte

In questa tabella trovate le scelte fatte da ogni testata e le motivazioni che hanno portato a quelle preferenze. Tutti gli artisti e i gruppi che hanno ottenuto due preferenze sono passati alla seconda fase, quella della selezione.

I selezionati, i preferiti – chiamiamoli così – cioè quelli con almeno due segnalazioni, sono i seguenti (in ordine alfabetico).

Seconda fase
Premio Rete Critica 2022

Carrozzerie N.O.T

Chille de Balanza

Collettivo MINE

Collettivo Onar

Compagnia Fettarappa/Guerrieri

Controcanto Collettivo

Dance Well – movement research for Parkinson

Malmadur

Nessuno Resti Fuori Festival

Spettatoreprofessionista

Teatro 19

Teatro dei Borgia

Tovaglia a Quadri

A questo punto, tra questi tredici, bisogna andare a scegliere i tre che arriveranno alla finale del 5 e 6 novembre, a Napoli. 

Ecco perché oggi, adesso, le poche ore che ci separano dalle 23.59, sono il momento magico. Quello in cui si forma la rosa – voi la chiamate short list? – dei finalisti. 

Li incontreremo, tutti e tre, al Teatro Bellini, che quest’anno ospita il Premio. E discutendo, nella seconda serata, decideremo chi sarà il vincitore 2022.

Il tempo stringe

Il momento è magico proprio per questo: il tempo stringe, la short list pure, e l’appuntamento finale si avvicina. Se coinvolge magari anche voi, o vi appassiona, o semplicemente vi interessa, sappiate che QuanteScene! starà sul pezzo – piace tanto questa espressione ai giornalisti – e vi racconterà sviluppi e esiti del Premio Rete Critica 2022.

Appuntamento ai prossimi post.

Centoventimila: e non accorgersene

Vabbè, mi ero preso una settimana di vacanza e non me ne sono accorto.

Oggi però, con lo sguardo perso sul mare di fronte a me, più che sul display, scopro che in questi 5 anni di glorioso servizio, QuanteScene! è riuscito a totalizzare la bella sommetta di 120.000 visite al blog. Traguardo raggiunto l’altro ieri.

centoventimila

Centoventimila. Come sempre non so se sia un risultato straordinario, oppure nella media: ignoro quanta visibilità raggiungano gli altri blog di teatro. Direi però che QuanteScene! un bel tot di lettori li macina.

In sostanza, ne sono soddisfatto: fiero che ogni giorno una quarantina di persone circa approdi a QuanteScene! per leggersi qualche notizia su ciò che capita nei teatri.

Report QuanteScene del 10/9/2022

Tra gli articoli più letti restano sempre quello su ‘quel che resta di Marco Cavallo e di Giuliano Scabia’ (qui), quello sulla Ferriera dI Trieste (qui), i due sulla Kleine Berlin e Tarvovskij (qui e qui) . E poi Sciarroni, l’Ikea, Lucia Calamaro

… e naturalmente il piccolo manuale divulgativo su vent’anni di teatro in italia. Lo dovrei aggiornare però.

La durata media di ciascuna sessione, su centoventimila visite, supera poi i 3 minuti. Il che vuol dire che i miei lettori, non solo mi guardano, ma mi leggono proprio. 

Grazie, quindi. Grazie e tutti insieme al prossimo traguardo.

Claudio Tolcachir, teatro come vocazione

Fra i registi della sua generazione, quella dei quarantenni, è il più riconoscibile, il più sensibile, il più seduttivo. Uno dei più mondiali. Claudio Tolcachir, argentino di Buenos Aires, teatrista.

Con questa parola in America latina si indica chi in teatro sa fare tutto: l’attore, l’autore, il regista, il tecnico, qualsiasi cosa sia necessaria. Un bravo teatrista a volte diventa poi anche un bravo maestro di teatro. Nel suo Paese e altrove. È il caso di Tolcachir.

Claudio Tolcachir (ph Alice BL Durigatto / Phocus Agency)
Claudio Tolcachir (ph Alice BL Durigatto / Phocus Agency)

La Scuola dei Maestri, 30esima edizione

Con tale qualifica, maestro, il regista argentino conduce la 30esima edizione dell’Ecole des Maîtres, il corso di perfezionamento internazionale per attori da poco iniziato a Villa Manin a Passariano (UD). L’antica e monumentale villa veneta, la sua foresteria, il parco, sono la sede principale che il promotore CSS di Udine ha riservato alla sessione italiana del progetto.

Nelle prossime settimane l’Ecole si svilupperà in altri tre Paesi – Belgio (Liegi), Portogallo (Lisbona e Coimbra), Francia (Caen e Reims) – per essere poi nuovamente in Italia al Piccolo Teatro di Milano, dal 17 al 21 settembre.

Ieri 5 settembre, lui e i suoi giovani attori – 16, provenienti da 4 diversi Paesi – hanno presentato in pubblico, negli spazi di Villa Manin, la prima fase del lavoro. 

Claudio Tolcachir tra i 16 attori dell Ecole des Maîtres 2022
Ecole des Maîtres 2002 (ph Alisa Franzil)

Conoscersi per caso a Buenos Aires

Come in certi locali da ballo della Buenos Aires di un tempo, e di quella contemporanea, dove ogni sera sconosciuti si incontrano, si scelgono, si piacciono, ballano assieme e forse di più. Così prende avvio La creazione accidentale. 

È il titolo che Tolcachir ha dato al suo progetto. Un tema che riporta in campo teatrale, in forma quasi pedagogica, le stesse modalità con cui persone di tutte le classi sociali, la sera, o il sabato, la domenica pomeriggio, si ritrovano sulle piste da ballo.

Tango e milonga sono strumenti di fluidità sociale. Gli sguardi, i cenni, un sopracciglio alzato, un cabeceo, sono un universo di codici nascosti, regole e segnali che vanno ben oltre la danza.

La creazione accidentale  - Ecole des Maitres 2022 (ph Alice ML Durigatto / Phocus Agency)
La creazione accidentale (ph Alice BL Durigatto / Phocus Agency)

Così i vecchi motivi di Adolfo Carabelli e Francisco Canaro, meno noti forse dell’onnipresente Carlos Gardel, accompagnano i sedici sconosciuti che in questa sala – che sia da ballo o di teatro – provano a conoscersi, a studiarsi, a piacersi, a rifiutarsi. 

Come tutti gli attori, amano farsi vedere, amano piacere, amano amarsi. E in questo piccolo universo, misurano se stessi, la propria storia, la forza di seduzione, le incertezze e le incapacità.

La creazione accidentale (Ph  Alice BL Durigatto / Phocus Agency) Claudio Tolcachir - Ecole des Maîtres 2022
La creazione accidentale (Ph Alice BL Durigatto / Phocus Agency)

Desideri e ossessioni

Con loro ho condiviso anche le mie domande, i miei desideri, le mie ossessioni” ha spiegato Tolcachir alla fine di questa prima uscita pubblica. Nella quale era facile riconoscere il tema dell’accidentalità. Dell’amore e del caso, avrebbe detto un altro maestro.

Ma quello che accade là, in scena è tutto loro: il loro immaginario, i loro pensieri, le loro ossessioni. Io li ho solo aiutati a tirarle fuori, a metterle a fuoco. Li ho spinti ad essere essi stessi creatori, liberi dall’imperativo dell’efficacia, fiduciosi in sé. E questo si sta rivelando meraviglioso e curativo anche per me. Oggi, nel teatro, tutto ciò è un lusso“. 

La creazione accidentale (Ph  Alice BL Durigatto / Phocus Agency)
La creazione accidentale (Ph Alice BL Durigatto / Phocus Agency)

Gli chiedo: “Si può sostenere che il teatro, in particolare quello sudamericano, in Argentina o in Cile, dove si vivono condizioni economiche e politiche difficili, se non autoritarie come in Brasile, resta proprio per questo un laboratorio sociale?”

Accidentale, imperfetto, pieno di umanità

Per noi latinoamericani il teatro è una necessità – mi dice – è un luogo dove incontrarsi, per capire e approfondire la propria identità. A volte è uno spazio di assemblea, a volte di resistenza. Tutto ciò che nasce per necessità ha sempre in sé una vibrazione che commuove”.

Sulla commozione, sull’empatia, Tolcachir lavora molto. Creazioni come Emilia, o El viento en un violin, anche il più recente Edificio 3 (produzione, lo scorso anno, del Piccolo di Milano) hanno girato il mondo e fatto di lui il rappresentante di una poetica della sensibilità.

Tutto ciò che mi colpisce – mi spiega ancora – si trasforma in teatro. Non saprei dire esattamente da dove mi nasca questo stimolo. Ma ciò che mi serve di più è avere a disposizione uno spazio di libertà e di rischio, come è questo, il lavoro che sto facendo con i giovani attori dell’Ecole”.

E ancora:

Tutto ciò che è accidentale, imperfetto, pieno di umanità, rimane spesso fuori dal lavoro d’attore. Ma è proprio questo materiale, assolutamente personale, quello che mi interessa”.

“Al di là della fiducia personale (una cosa che a me manca) la mia preoccupazione è trovare qualcosa che superi l’idea di teatro soltanto come professione. Non riesco proprio a smettere di pensare al teatro come vocazione“.

Claudio Tolcachir - Ecole des Maitres 2022

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ECOLE DES MAÎTRES 2022
corso internazionale itinerante di perfezionamento teatrale
XXX edizione: 26 agosto – 1 ottobre 2022 

La creazione accidentale
maître Claudio Tolcachir
assistenti Hugo Samek, Nicoletta Oscuro
allievi Viola Carinci, Daniele Cavone Felicioni, Christian di Filippo, Lucia Marinsalta (Italia); Lénaïc Brulé, Sarah Espour, Paul Mosseray, Laura Ughetto (Belgio); Julien Desmarquest, Isabel Aimé Gonzáles Sola, Ana Maria Haddad Zavadinack, Ophélie Trichard (Francia); Ana Baptista, Filipa Carloto Matta, Eduardo Molina, Lúcia Pires (Portogallo)

partner di progetto e direzione artistica 
CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa (Italia) 
CREPA – Centre de Recherche et d’Expérimentation en Pédagogie Artistique (CFWB/Belgio) 
Teatro Nacional D. Maria II, TAGV – Teatro Académico de Gil Vicente (Portogallo) 
Comédie de Caen – Centre Dramatique National de Normandie, 
Comédie, Centre dramatique national de Reims (Francia)
con il sostegno di 
MiC – Direzione Generale Spettacolo, Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia – Direzione centrale cultura, sport e solidarietà, Fondazione Friuli (Italia) 

Da San Ginesio ad Anghiari, l’Italia dei borghi del teatro

Agosto è stato un’inferno. Ma un po’ tutta questa estate. A dispetto di siccità, incendi, spiagge intasate, grandinate, qualche angolo di paradiso però c’è ancora. In quei borghi di cui l’Italia – quella collinare – giustamente si vanta.

Nel pieno della canicola, per esempio, ne ho visitati due. Freschi, ombreggiati, votati pure agli spettacoli. A trovarli mi hanno dato una mano un libro e il sito TrovaFestival ideati da Giulia Alonzo e Oliviero Ponte di Pino, proprio per aiutare noi, e voi, vagabondi del teatro.

Un santo, un borgo

Se non lo sapevate già, lo saprete ora: San Genesio è il protettore degli attori e della loro professione. Aggiungo che San Ginesio (con la i) è un borgo sulle colline marchigiane. E ha quel santo come patrono (era stato un mimo, prima di convertirsi). Il suo martirio , al tempo l’imperatore Diocleziano, non era bastato, e nel 2016 il piccolo paese è stato martoriato pure dal terremoto.

Ma si sta riprendendo, con un virtuoso progetto di ricostruzione del quale fa parte la ristrutturazione del teatro. Siamo poco distanti da Recanati, e la sala è intitolata a Giacomo Leopardi. Ma il rilancio di San Ginesio, con un complesso lavoro di valorizzazione e sostenibilità turistica che lo trasformerà nel “borgo degli attori”, prevede pure un festival: il Ginesio Fest, appunto. 

San Genesio, protettore degli attori

Ginesio Fest

Nei due precedenti anni di incubazione, il festival si è dato infatti un compito ambizioso: qualificarsi come punto di riferimento italiano “sull’arte dell’attore”.

I presupposti ci sono: dall’intuizione originaria di Remo Girone (in veste di garante ideale), alla nuova direzione di Leonardo Lidi (che firma il progetto artistico). Quest’anno il cartellone ha messo a regime prove d’attore alte (come quella di Lino Musella), una terna di premi (a Paolo Pierobon, Petra Valentini, Lino Guanciale) e qualche bella riscoperta: Woody Neri alle prese con un tutto-shakespeare, quasi da camera, più esattamente da chiostro. Perché in occasione del GinesioFest tutti gli spazi si riconvertono. 

Leonardo Lidi (a dx) e Giuliano Ciabocco, sindaco di San Ginesio

Su una terrazza, affacciata sui monti Sibillini, Remo Girone (con Christian La Rosa e con i giovani attori della scuola dello Stabile di Torino) hanno letto La crociata dei bambini di Marcel Schwob. 

In una chiesa trasformata in luogo di esposizione per i tesori salvati dal terremoto, Michele Di Mauro e Franco Visioli si sono cimentati con la scrittura di Vitaliano Trevisan, nel Concerto per Vitaliano, che recupera dal 2009 un suo libricino pubblicato di Einaudi (Due monologhi). 

La grana della voce di Di Mauro, le ardite invenzioni sonore di Visioli, riconfermano l’idea di un Trevisan biografo feroce di un’ordinaria vita di provincia italiana, analista dei vuoti del quotidiano. Proprio quei vuoti che lo hanno condotto, lo scorso gennaio, a chiudere i conti. Non solo con la scrittura, anche con la vita.

Michele Di Mauro in Concerto per Vitaliano

Nelle stanze  di palazzo Ragoni

Invece io, a San Ginesio, mi sono trovato bene. Accolto come un re nel palazzo di belle stanze e di attenzioni cortesi da Pepe Ragoni, che a dispetto del nome maschile è una gentile e colta signora. A cui, la cittadina deve molto, anche perché è lei ad animare e mantenere vivo il lascito intellettuale di Alberico Gentili, la maggior personalità di questo luogo, il giurista che a Oxford nel 1500, scrisse il primo trattato di diritto internazionale. Quella giurisprudenza che ancora oggi regola i rapporti tra le nazioni. 

Tavole imbandite ad Anghiari

Non era poi tanto distante, il Ginesio Fest, dall’altro appuntamento segnato nella mia agenda dei borghi: Tovaglia a quadri ad Anghiari.

Se avete mai letto questo blog, sapete che ogni anno, ad agosto, in provincia di Arezzo, all’aperto, attorno a lunghe tavolate imbandite, questa manifestazione convoca decine e decine di spettatori-commensali. Sulle tovaglie bianche e rosse, tra una portata e l’altra (sono quattro), assistono ad altrettante scene, interpretate da un gruppo di anghiaresi che raccontano, anche cantando, un episodio contemporaneo, o a volte anche remoto, della storia della città. 

Tovaglia a quadri 2022

Quest’anno si è trattato invece di prefigurare qualcosa. Gli autori, Andrea Merendelli e Paolo Pennacchini, hanno optato per una proposta “didattica” che scavalcasse il passato prossimo e illuminasse un avvenire. 

Già a primavera i cittadini di Anghiari avevano trovato le strade tappezzate da manifesti che annunciavano l’imminente apertura di un Liceo Contadino. Curiosità, propositi di iscrizione, quesiti rivolti al Provveditorato agli Studi. Una campagna di comunicazione ben orchestrata e ben riuscita. I manifesti, in realtà, anticipavano solamente il titolo della edizione 2022 di Tovaglia a Quadri. 

Tovaglia a quadri 2022

Liceo Contadino

È il titolo, ma anche l’idea, di un ritorno al futuro nella dimensione agricola che da sempre caratterizza cittadine e paesi della Alta Val Tiberina, rinomati anche per la produzione di foglie di tabacco da sigaro. In questo avveniristico Liceo Contadino si potrebbe studiare ciò che fino a un secolo fa era trasmesso solo per via orale. 

L’agricoltura, quella odierna, prevede tutto. Ma non l’imprevedibile. E dopo solo sette repliche, lo spettacolo ha dovuto fronteggiare lo stratempo di questo agosto imbizzarrito. Rovesci di pioggia, ventate di tempesta, grandine grossa hanno messo a terra le pregiate coltivazioni. E anche qualche muro del Castello di Sorci, che dallo scorso anno ospitava la manifestazione. Così questa storia critica dello sfruttamento intensivo del territorio è stata sospesa. 

Tovaglia a quadri - Castello di Sorci - Anghiari

Accompagnata però dalla decisione di riproporla a dicembre, con un tetto sopra la testa. Il Teatro dei Ricomposti, cuore del borgo aretino dove si svolse la storica battaglia che, si dice, ispirò Leonardo, risarcirà con altrettanti piatti di bringoli al sugo finto (in altre parti li chiamano pici) coloro che non hanno ancora potuto assistere allo spettacolo-degustazione. 

E non si sono potuti convincere che tovaglie a quadri e narrazione teatrale, possono funzionare come piatto unico nella valorizzazione delle culture contadine.

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GINESIO FEST
direzione artistica Leonardo Lidi
direttrice generale Isabella Parrucci
presidente giuria Premio nazionale San Ginesio, Remo Girone
San Ginesio (MC)

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TOVAGLIA A QUADRI
storie scritte da Andrea Merendelli e Paolo Pennacchini
con gli abitanti di Anghiari
regia di Andrea Merendelli
Anghiari (AR), Castello di Sorci  

A Miramare la sfinge rivela i segreti di Massimiliano d’Asburgo

Da giovedì 18 agosto e fino al 28, al tramonto, alle 19.30, il Castello e il Parco di Miramare a Trieste ospiteranno lo spettacolo itinerante che Paola Bonesi ha intitolato I segreti dei giardini dell’Arciduca. Un reportage sulla vita di Massimiliano d’Asburgo raccontato attraverso il meraviglioso botanico che lui stesso aveva creato su quel bastione di scogli che ancora oggi fa da portale d’ingresso a Trieste.

La sfinge e il Castello di Miramare a Trieste
La sfinge a Miramare

“Era una persona di grandi talenti, un uomo di scienza e di avventura, intellettuale raffinato, studioso di botanica, curioso, appassionato di architettura ed esperto di mare” mi racconta Paola Bonesi. Lei che la vita di Massimiliano d’Asburgo l’ha studiata in lungo e in largo: biografie, carteggi, diari, disegni e fotografie. “Era uno che aveva bisogno di vedere lontano”. 

Allora io penso alla sfinge immobile, sul molo nel porticciolo di Miramare, che guarda lontano, il mare, l’orizzonte. Muta. Anche lei – la Sfinge di granito rosa – sarà uno dei personaggi che affollano questo progetto, nato da un’ idea di Andreina Contessa (direttrice del Museo del Castello e del Parco), sviluppato e realizzato da Bonesi (ne che è autrice e regista) e che vedrà coinvolti, nei diversi percorsi e nei diversi ruoli, gli attori della Compagnia del Teatro Stabile del Friuli venezia Giulia.

Che cosa nasconde un giardino?

I segreti dell’Arciduca, non sono in realtà segreti. “Tutti i parchi, tutti i giardini, svelano il carattere di chi li ha creati e di chi li cura”. Paola Bonesi ne è così sicura da aver voluto applicare il principio anche al più più bello tra i parchi del Nordest italiano. Questo di Miramare.

Castello e Parco di Miramare Trieste
Il Castello e il Parco

Una passione, coltivata da più di vent’anni, e incrementata dai libri letti e studiati sulla vita e i progetti di Massimiliano d’Asburgo. Che dal 1855 fino al 1867, l’anno della morte, dedicò buona parte delle sue giornate all’edificazione del Castello e del suo “giardino di meraviglie“. Un parco di 22 ettari che raccoglie essenze e piante da tutti i continenti. Un patrimonio botanico che lui stesso si era ingegnato a raccogliere e sviluppare assieme al suo giardiniere d’elezione, Anton Jelinek.

[A tal proposito, potreste leggere gli articoli che Pier Paolo Dorsi e Zeno Saracino hanno scritto su questo sconosciuto ma fondamentale maître di alberi, cespugli e piante].

Miramare, i luoghi, la storia

Lo spettacolo-passeggiata porterà il pubblico in alcuni dei luoghi più suggestivi del Parco – la balconata a mare, i dintorni del Castelletto, i giardini attorno al laghetto – attraversando i quali gli attori comporranno il ritratto di un Massimiliano diverso dall’iconografia ufficiale. Quello che i libri di storia ricordano per la fucilazione a Querétaro, per mano dei repubblicani messicani.

La fucilazione di Massimiliano (1863), secondo Edouard Manet (1868)
La fucilazione di Massimiliano (1867), secondo Edouard Manet (1868)

Dalle finestre del Castello di Miramare, per molti decenni, uno spettacolo di Luci e Suoni aveva ripercorso l’avventura e la tragica fine dell’erede d’Asburgo e imperatore in Messico. 

I tempi però sono cambiati e una nuova consapevolezza porta oggi valorizzare il rapporto tra quell’uomo e quel parco: la sua creatura. O come sostiene Bonesi, “il suo testamento estetico e spirituale”.

Massimiliano intimo

“Su Massimiliano ho letto tanto: le biografie, i carteggi, i diari di coloro che gli stavano accanto e assieme a lui, giorno per giorno, si occupavano di trasformare in realtà quel sogno naturalistico. Jelinek, il fidato giardiniere boemo, oppure José Luis Blasio, segretario e autore di una biografia intitolata Massimiliano intimo” racconta Bonesi.

Anton Jelinek, giardiniere a Miramare
Il giardiniere Anton Jelinek e la moglie in una foto d’epoca

Intimo sì, perché più del rapporto con la consorte Carlotta del Belgio, complesso e non ancora del tutto esplorato, a svelare il carattere avventuroso di Massimiliano (molto diverso da quello del fratello, l’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe) ci sono le lettere che dai suoi tanti viaggi (Massimiliano era ammiraglio) l’arciduca spediva, con l’intento di far rivivere sul promontorio adriatico la varietà delle avventure emotive e botaniche da lui esperite nel mondo. E racchiuse nei semi e nelle piante che “importava” dalle Americhe o dai Paesi asiatici.

Alberi e fantasmi a Miramare

“Con la luce del sole al tramonto potrebbe manifestarsi l’invisibile – anticipa Bonesi – grazie ai fantasmi di quei personaggi, che appariranno nei luoghi dove erano abituati a intrattenersi: l’arciduchessa Sofia, il medico di corte von Basch, la dama di compagnia di Carlotta, …”.

A Miramare gli spettatori potranno incontrarli nei pressi della balconata prospiciente al mare, dove tutte le linee prospettiche volgono all’infinto. Oppure nell’aranceto, accanto al Castelletto, dove Carlotta impazzita di dolore fece crescere una pianta d’edera, simbolo di fedeltà eterna. O ancora là dove il giardino formale, all’italiana, e quello romantico, all’inglese, si fondono per merito dell’abilità di Jelinek, diligentissimo capo-giardiniere di corte. 

“Nella rispondenza delle essenze arboree e degli stati d’animo – conclude Bonesi, grata anche al Museo Storico del Castello e del Parco, che collabora all’iniziativa – si cela il segreto che, assieme al pubblico, andremo ogni sera a a scoprire”.

[parzialmente pubblicato sul quotidiano di Trieste, IL PICCOLO, il 17 agosto 2022]

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I SEGRETI DEI GIARDINI DELL’ARCIDUCA 

da un’idea di Andreina Contessa
scritto e diretto da Paola Bonesi
con Emanuele Fortunati, Ester Galazzi, Andrea Germani, Iacopo Morra, Maria Grazia Plos
e Francesca Boldrin, Alessandro Colombo, Serena Costalunga, Giacomo Faroldi, Radu Murarasu
produzione il Rossetti – Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia
in collaborazione con il Museo Storico e il Parco del Castello di Miramare

Ferdinando Massimiliano d'Asburgo-Lorena; Vienna, 6 luglio 1832 – Santiago de Querétaro, 19 giugno 1867
Ferdinando Massimiliano d’Asburgo-Lorena; Vienna, 6 luglio 1832 – Santiago de Querétaro, 19 giugno 1867

Il caso Handke: la luce, le ombre, la stupidità

The Handke Project è uno degli spettacoli in programma nelle giornate iniziali di Mittelfest (sabato 23 luglio ore 20.45). Il festival di Cividale del Friuli, giunto alla 31esima edizione, si è inaugurato oggi. Temi privilegiati della manifestazione (in programma fino al 31 luglio) sono teatro, musica, danza, figura, circo contemporanei, con artisti, compagnie e produzioni provenienti in particolare dal Centro-Europa e aree balcaniche.

The Handke Project - Jeton Neziraj - Mittelfest 2022

The Handke Project: il titolo potrebbe far pensare a un omaggio allo scrittore austriaco che nel quest’anno compirà 80 anni. I suoi romanzi, le sue poesie, il suo teatro, i suoi saggi. La sua letteratura, insomma.

Non è così. The Handke Project è un pamphlet teatrale – diretto, provocatorio, senza sconti – che di Peter Handke mette in luce il lato più discutibile e più negativo. Il negazionismo. Appunto.

Che cosa nega Handke? Che cosa sostiene?

Vi capitasse di digitare nome e cognome dello scrittore su Google, scoprireste che, nelle ricerche, la parola “negazionismo” è una molto spesso associata ad Handke. Che cosa nega Handke e che cosa sostiene?

Lo spiega, in maniera ruvidamente provocatoria proprio questo spettacolo, scritto dal drammaturgo kosovaro Jeton Neziraj, interpretato da un cast internazionale e coprodotto da una cordata altrettanto internazionale di teatri, tra cui gli italiani Teatro della Pergola e Mittelfest.

The Handke Project ha debuttato a Pristina (Kosovo) nel mese di giugno, poi è stato replicato a Skopje (Macedonia) e a Belgrado (Serbia). Ora tocca a Mittelfest.

I fatti, per chi conosce la storia recente dei Balcani, sono abbastanza noti. Appena l’Accademia di Svezia ha comunicato nel 2019 di aver scelto proprio Handke come assegnatario del Premio per la Letteratura, da larga parte del mondo, soprattutto dai Balcani, si sono levate numerose voci di dissenso, se non durissime contestazioni.

The Handke Project - Mittelfest 2022
Arben Bajraktara in The Handke Project

Questo scrittore – si sono chiesti in molti – che ha pubblicamente dichiarato la propria stima a Slobodan Milosevic, che ha pronunciato un apologetico elogio al suo funerale, che pone dubbi sulle migliaia di morti del genocidio di Srebrenica, e in un famoso “racconto per l’inverno” chiede “giustizia per la Serbia”, può questo scrittore essere insignito del Premio Nobel?

Fiancheggiare l’orrore?

La comunità mondiale degli scrittori si è schierata subito. Uno per tutti, Salam Rushdie: “Handke è uno che ha fiancheggiato l’orrore“. “Rifiutiamo l’idea che un autore che ha ripetutamente messo in dubbio la realtà di crimini di guerra ben documentati meriti di poter essere celebrato per il suo ingegno letterario” ha poi scritto Jennifer Egan, presidentessa del Pen Club America, da sempre paladino della libertà d’espressione.

Peter Handke - Nobel 2022
Peter Handke il giorno della consegna del Nobel 2019

Handke ha fatto spallucce: “Io parlo solo da scrittore. Le mie non sono posizioni politiche, non sono un giornalista”. Caso chiuso, per lui. E anche per tutti gli handkisti che sostengono l’impermeabilità dell’arte e della letteratura a questioni di etica, di politica, e probabilmente anche di buon senso.

Il caso Handke pone dunque quesiti importanti: negazionismo vs libertà d’espressione, arte vs diritti umani. 

Allo spettacolo scritto da Neziraj ha dato una mano, in qualità di dramaturg, anche Biljana Srblianovic, la scrittrice e giornalista di Belgrado che, con i suoi diari di guerra, era stata osservatrice e corrispondente per Repubblica dalla capitale serba durante i mesi più duri della crisi balcanica, evocata poi in teatro in una molto rappresentata Trilogia.

“Giustizia per le stupidaggini”

Anche grazie a lei The Handke Project evita le pesantezze e la severità del dibattito estetico e morale, e in un’atmosfera pop, con un montaggio svelto e continui colpi di testa e di coda provoca attori e pubblico, chiede loro di prendere posizione. Il sottotitolo, sagacemente, insinua “giustizia per le stupidaggini di Peter“.

The Handke Project - Mittelfest 2022

“E’ un tipo di teatro abbastanza distante da quello che si vede qui in Italia – mi racconta Klaus Martini, attore italo-albanese, formato alla Accademia Nico Pepe di Udine e parte nel team che ha realizzato The Handke Project.

“Il riferimento è piuttosto alle scritture teatrali diffuse in Europa, in Germania, a Berlino – continua l’interprete di diversi personaggi dello spettacolo – nelle quali si interviene a gamba tesa su temi e questioni contemporanee. A quel tipo di drammaturgia guardano oggi i giovani artisti del Kosovo, pesantemente segnato alla fine degli anni ’90 dall’aggressione e dalla pulizia etnica del governo serbo nei confronti della maggioranza di lingua albanese”

“Qualche giorno fa – continua Martini – abbiamo presentato questo spettacolo a Belgrado, capitale serba dove Handke viene considerato un eroe nazionale e l’autonomia del Kosovo resta tuttora un problema. E abbiamo sentito sulla nostra pelle la freddezza, se non l’ostilità, del pubblico e della critica. Evidentemente, vent’anni non sono bastati a sciogliere i nodi che hanno causato la più importante crisi bellica della fine del ‘900″.

[Pubblicato sul quotidiano IL PICCOLO di Trieste, venerdì 22 luglio 2022]

Il programma completo di Mittelfest 2022 sul sito del Festival.

Nel 1994, sempre a Mittelfest, Giorgio Pressburger aveva allestito, in piazza, L’ora in cui non sapevamo niente l’uno dell’altro di Peter Handke.

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THE HANDKE PROJECT
Or, justice for Peter’s stupidities

di Jeton Neziraj
regia Blerta Neziraj
dramaturg Biljana Srbljanovic
con Arben Bajraktaraj (FR), Adrian Morina (RKS), Ejla Bavćić (BiH). Klaus Martini (IT), Verona Koxha (RKS), Anja Drljevic (MNE)

collaboratrice artistica Alida Bremer
scenografia Marija Kalabic
composizioni Gabriele Marangoni
coreografia Gjergj Prevazi
costumi Blagoj Micevski
disegno luci Yann Perregaux
suono Leonardo Rubboli, Tempo Reale
co-produzione Qendra Multimedia, Teatro della Pergola – Firenze, Mittelfest2022
in associazione con Theater Dortmund, National Theater of Sarajevo, International Theater Festival MESS – Scene MESS
partner e sostenitori Allianz Kulturstiftung for Europe, The Sigrid Rausing Trust, Rockfeller Brothers Fund, Reconnection 2.0, European Union Kosovo, Heartefact, Ministria e Kulturës, Rinisë dhe Sportit Kosov, Ministartsvo Kulture i Sporta Kantona Sarajevo, Kontrapunkt, Teatri Oda. 

STORIE – Il Living Theatre e quel nudo che travolse Trieste

Una storia d’altri tempi, di tanto in tanto fa bene. Al corpo e allo spirito. Alla politica dei corpi, soprattutto.

Con questo tuffo nel passato – pubblicato qualche settimana fa sul quotidiano Il Piccolo – vi riporto al 1965, in quel luogo strano che ai tempi della Guerra Fredda era Trieste

Living Theatre

un’azione del Living Theatre

Arriva il Living Theatre

Non era arrivato ancora il Sessantotto. E ci sarebbero voluti anni perché Hair, lo scandaloso musical dell’Era dell’Acquario, giungesse in Italia. Eppure in un luogo estraneo al grande circuito degli spettacoli e poco propenso al peccatoTrieste – il nudo andò in scena. Non senza conseguenze.

È 1965, aprile. Il quotidiano locale, Il Piccolo, annuncia l’arrivo in città del Living Theatre. Scrive il giornale: “è un complesso di giovani attori che esprime le propensioni, le forme di rottura, le categorie per così dire estetiche del teatro beat“. In realtà è la punta di diamante del New Theatre, l’avanguardia teatrale americana, attiva anche sul piano politico. Quelli del Living sono antimilitaristi, anarchici, pacifisti, anticonsumisti, vegetariani, femministi. A cominciare dai due fondatori del gruppo, Judith Malina e Julian Beck.

Creazioni collettive, coinvolgimenti

Lo spettacolo che sta per andare in scena si intitola Mysteries and smaller pieces. Sono tante brevi scene ricomposte in una creazione collettiva, che prevede anche il coinvolgimento del pubblico.

L’Auditorium di via Tor Bandena, pronto ad accoglierlo, è un teatro un po’ particolare. Una sola parete e una porticina lo separano dalla questura. Non il luogo ideale, insomma, per le avanguardie artistiche che in quei formidabili anni ’60 cominciano a catturare le ribellioni di una generazione nuova. Quella però è l’unica sala che il Teatro Stabile Città di Trieste, promotore dell’evento, abbia a disposizione. 

Il Living Theatre è già celebre per le sue scelte radicali. Non c’è città in cui un loro spettacolo non susciti entusiasmo o riprovazione. Nei teatri il pubblico si azzuffa, a volte la polizia interviene a sedare gli animi.

Living Theatre

Parla Judith Malina

“Non rammento le centinaia e centinaia di repliche che io e Julian abbiamo fatto con Mysteries and smaller pieces – ricordava Judith Malina, scomparsa sette anni fa – ma la tappa di Trieste resta per me indimenticabile“.

Living Theatre – Judith Malina e Julian Beck

Succede insomma che lo spettacolo prende una piega allarmante, a dispetto dei tutori dell’ordine, convocati apposta. Riporta ancora Il Piccolo: “con tutti quei giovanotti di pelle bianca e di pelle scura che si rotolavano sul tavolaccio e tra le sedie della platea, gemendo e spasimando come buoi squartati, e con una parte degli spettatori che manifestavano più o meno cordialmente la loro insofferenza, le cose sembravano volgere al peggio”.

Living Theatre - Paradise now

Interviene il commissario di polizia, intima di sospendere la rappresentazione, poi si rimangia l’ordine, e lascia che le “piccole scene” vadano avanti. In nome dell’arte. 

Se non che “un attore della compagnia, afferrato dal raptus della mimesi realistica, in una scena figurata del resto molto bella, ha avuto l’imprudenza di dimenticarsi nello spogliatoio la tradizionale foglia di fico“. Insomma, nudo. Anche se per pochi secondi, e insieme a un’attrice.

Living Theatre

Atti osceni

Il verbale di Polizia è eloquente: “visto che si sono verificati gravi inconvenienti con vivaci contrasti tra gli spettatori, accertato e contestato il reato di cui all’art.527 del C.P. per atti osceni, commesso da uno degli attori, si decreta la sospensione dello spettacolo e si vieta ogni futura rappresentazione“. E tutti via in questura, attori e spettatori.

Il caso del Living Theatre a Trieste mobilita le cronache nazionali. Ma soprattuto fa precipitare la già pericolante struttura del Teatro Stabile Città di Trieste. “L’uomo svestito sul palcoscenico ha messo a nudo la crisi del teatro“: questo il tenore dei titoli. Interrogazioni. Dimissioni. Scioglimento del consiglio di amministrazione. Una vera debacle per l’istituzione guidata da Sergio D’Osmo, che si voleva aprire a un teatro un po’ meno convenzionale e conservatore

Living e Stabile triestino vengono alla fine assolti dalle imputazioni. Anche per la testimonianza di un pompiere in servizio sul palcoscenico, scarsamente illuminato: “nero lu, nera ela, mi no go visto niente”.

Il caso Living è chiuso. Alla storia si affaccia un soggetto nuovo di zecca, il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.

[pubblicato su IL PICCOLO, quotidiano di Trieste, il 14 maggio 2022]

Una breve storia del Living Theatre.

Su QuanteScene! trovi anche altre STORIE. Per esempio Harold Pinter, Kazuo Ohno, Eimuntas Nekrošius, Milva… tutti raccontati dal vivo

Cartoline da Siena. In-Box 2022, il turismo e i pronostici di stagione

Famosa per il Palio che si corre a luglio e agosto, la città toscana parla anche al mondo del teatro. A maggio, gli spettacoli di In-Box 2022 lo hanno già movimentato. Seguono considerazioni.

In-Box dal vivo 2022

A Siena, a In-Box dal vivo, ci torno sempre volentieri. È un bel punto di osservazione su ciò che si sta muovendo nel teatro italiano. Piccole produzioni, compagnie indipendenti, ricerca di strade nuove.

Tra il Teatro dei Rozzi (in pieno centro) e quello dei Rinnovati (che addirittura si apre su piazza del Campo) in soli tre giorni si pronosticano quali saranno i titoli che potranno rimbalzare nelle piccole e medie sale italiane nella stagione prossima.

Alla tre giorni di Siena sono arrivato dopo altrettante giornate di MittelYoung a Cividale del Friuli (vedi qui il post). Le due manifestazioni – quasi anomali festival posizionati a maggio – anticipano la Grande Estate Italiana del Teatro che comincia adesso, in giugno. E per oltre tre mesi mobiliterà nord e sud della penisola, città e paesi, monti, colline e località di mare.

Turismo e festival sono un binomio consolidato e non c’è sorpresa nel constatare che le manifestazioni dal vivo, soprattutto quelle più strutturate, sono un richiamo forte. Magneti e volani che movimentano la grande filiera turistica, la più importante fonte di Pil italiano. Leggete la “guida nomade agli eventi culturali” firmata da Giulia Alonzo e Oliviero Ponte di Pino (In giro per festival, edito da Altraeconomia) e capirete perché.

Ristorazione, alloggi, comparto espositivo e museale, shopping e industria del souvenir, ne beneficiano enormemente. Nel mio piccolo, per esempio, un vassoio di ricciarelli alla mandorla, e qualche bell’esemplare di panforte e di panpepato, trovano ogni volta che vado a Siena, la strada di casa mia.

Ricciarelli di Siena
Ricciarelli di Siena

Vince chi porta a casa più repliche

Ma restiamo su In-Box 2022 e sulla sua formula particolare. Coordinata da Straligut Teatro, ben supportata da Comune di Siena, Fondazione Toscana Spettacolo e altri partner istituzionali, la manifestazione è l’esito annuale del lavoro condiviso da una ottantina di teatri sparsi in tutta la penisola. In altre parole, una “rete di sostegno del teatro emergente italiano” che da parecchi anni sceglie la città toscana per le giornate finali.

Una selezione tra le proposte pervenute nei mesi precedenti (quest’anno sono state 150), individua sei titoli finalisti, presentati poi dal vivo nella tre giorni di maggio.

Ognuno degli ottanta teatri sceglie a questo punto quello più adatto alla propria sala e acquista a cachet una replica. Vince chi porta a casa più repliche. Al concorso principale si affianca in parallelo In-Box verde che si rivolge a spettacoli per l’infanzia e l’adolescenza.

Questa splendida non belligeranza - In-Box 2002
Simona Oppedisano e Giordano Domenico Agrusta in Questa splendida non belligeranza – spettacolo vincitore

Precisa nelle intenzioni, che considerano fattori di pubblico e di mercato e sostengono gli artisti riconoscendo loro dignità economica e lavoro, In-Box dal vivo risente ovviamente della qualità delle proposte che candidano alla selezione. Una volatilità qualitativa che ogni anno incide sulla scelta dei finalisti e sul tono della manifestazione.

In-Box e questo 2022

Un giudizio sintetico: assai meno bene, questo 2022, rispetto ai risultati degli anni passati. Meno proposte che stimolino, meno artisti da scoprire, meno teatro emergente – per dirla con le stesse parole di In-Box.

Una medietà, anche ideativa, che dimostra quanto due anni di fermo sanitario abbiano influito, oltre che sulla distribuzione, anche sulla creatività delle compagnie indipendenti.

Rimini - Gruppo RNM - In-Box 2022
Rimini – Gruppo RNM

Tanto è vero che un allestimento solo si è portato via la maggior parte delle repliche in palio. A conquistare una trentina di palcoscenici è stato un bell’esemplare di scrittura: Questa splendida non belligeranza

Marco Ceccotti, regista e autore, la traduce in scena ricostruendo con i suoi attori l’ordinaria banalità di un tinello domestico, divano e tavolo da pranzo. Il testo è una parodia di tutte quelle drammaturgie imperniate su famiglie disfunzionali e mostruose, e si risolve in commedia arguta, surreale quel tanto che basta, sorniona, papabile.

Questa splendida non belligeranza ha staccato di molte lunghezze i concorrenti. Forse perché un teatro di soli contenuti, come quello degli altri titoli in gara, è l’esatto opposto di quel Nuovo che proprio da In-Box dovrebbe emergere.

Ineccepibile, ma tutto d’anniversario, è L’ultima estate (KNK Teatro) che a trent’anni di distanza esatti, fotografava gli ultimi giorni palermitani di Falcone e Borsellino. Giornalistica, ma superficiale, era l’indagine dei milanesi Guinea Pigs Teatro sulle Nuove Povertà, trattate alla pari in uno show televisivo di fascia domenicale. E la scelta musicaleggiante, utile semmai alla promozione turistica, non ha certo aiutato Rimini del Gruppo RNM di Bologna.

L'ultima estate - KNK teatro - In-Box 2022
Simone Luglio e Giovanni Santangelo in L’ultima estate – KNK teatro

Percepire, accogliere

Nemmeno il nome di spicco, quello di Jon Fosse, autore di Inverno (allestito da PianoInBilico con la regia Michele Di Mauro), è riuscito a convincere la rete dei compratori. A parere dei quali, le atmosfere gelide, nordiche, cimiteriali del drammaturgo norvegese, poco si addicono al pubblico di una piccola sala di provincia. Che il più delle volte ambisce all’intrattenimento.

Ma è anche grazie a queste constatazioni che i momenti di messa a punto tornano utili. Momenti come quello di In-Box dal vivo, il suo lavoro sui contrasti e sulle tensioni – ricerca e mercato, artisti e pubblico, qualità e intrattenimento – riescono a registrare movimenti, sommovimenti, percorsi, indirizzi. Che la programmazione mainstream, ufficiale, garantita Fus, metropolitana, non è quasi mai in grado di percepire. E tanto meno di accogliere.

Pasquale di Filippo e Silvia Giulia Mendola in Inverno di Jon Fosse

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IN-BOX 2002 dal vivo
un progetto di sostegno del teatro emergente italiano
di Straligut Teatro
con il sostegno di Comune di Siena, Regione Toscana, Ministero della Cultura, Fondazione Toscana Spettacolo, Università di Siena, UniCoopFirenze
Siena 19-21 maggio 2022

Ritorno a Kleine Berlin. Nella zona di tenebra, con Andrej Tarkovskij

Hanno fatto bene a riallestirlo. A tornare, quattro anni dopo, nelle gallerie e nei cunicoli che si aprono sotto la città. A riattraversare il confine oscuro che Andrej Tarkovskij aveva varcato seguendo il suo stalker

La zona, liberamente tratto da Stalker di Andrej Tarkovskij - Approdi Futuri 2022

Per tre giorni ancora, da giovedì 26 a sabato 28 maggio, a Trieste, si può assistere a La zona, lo spettacolo interpretato da Lorenzo Acquaviva, Giovanni Boni, Lorenzo Zuffi e liberamente tratto dal film più noto del regista sovietico: Stalker (1979).

Su QuanteScene! ne avevo parlato nel 2018, quando insieme ai tre attori e a uno sparuto gruppo di spettatori ero entrato anch’io nelle gallerie della Piccola Berlino, il dedalo che si apre sotto la collina di Scorcola.

Un’inquietante successione di tunnel, pozzi, condotti, scavati durante la seconda guerra mondiale. E utilizzati come rifugio antiaereo dai tedeschi che avevano occupato Trieste.

Kleine Berlin Trieste - La zona, liberamente tratto da Stalker di Andrej Tarkovskij - Approdi Futuri 2022

A me, e agli spettatori che erano entrati in quegli ambienti sotterranei, tra stalattiti e pozze d’acqua, condotti quasi per mano nella zona off-limits, proibita, aliena immaginata da Tarkovskij, quell’esperienza è rimasta impressa nella memoria.

Ma chi non fosse riuscito a viverla allora, lo può fare adesso che La zona viene ripresa nel programma del festival Approdi Futuri. In una nuova edizione, potenziata.

Qui potete leggere il post di allora. Ne vale la pena.

Qui il programma di Approdi Futuri, il festival che si estenderà fino a settembre 2022. Assieme a tutte le indicazioni necessarie per assistere a La Zona.

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LA ZONA 
liberamente tratto da Stalker (1979) di Andrej Tarkovskij
con Lorenzo Acquaviva, Giovanni Boni, Lorenzo Zuffi
regia teatrale Giovanni Boni e Lorenzo Acquaviva
regia video Diego Cenetiempo
produzione Festival Approdi con la collaborazione de La Cappella Underground

“Si consiglia la disponibilità di uno smartphone e un abbigliamento adeguato: la temperatura all’interno delle gallerie è di 17° costanti. Sono previste al massimo 40 persone a ogni rappresentazione”.