Santarcangelo 2050. Sarà che il futuro è il presente?

Dicono: “la retorica della ripartenza non fa bene a nessuno. Meglio stare fissi sul posto a lanciare segnali”. E continuano: “perché adesso siamo un po’ nella merda inodore della fantascienza”. Daniela Nicolò e Enrico Casagrande presentano il programma di Santarcangelo 2050 – Futuro Fantastico.

Santacangelo 2050 - Katia Giuliani - Pratiche di contatto amoroso a distanza
Katia Giuliani – Pratiche di contatto amoroso a distanza

Ragazzi, è un giornataccia. Oggi, martedì 30 giugno, di cose da fare ne ho mille. Ci mancava solo che stamattina presentassero una nuova edizione del Festival di Santarcangelo. Beh, l’hanno fatto.

Però si chiama Santarcangelo 2050. C’è tempo, ho pensato. Invece no: Santarcangelo 2050 si svolge nel 2020, da mercoledì 15 a domenica 19 luglio.

Santarcangelo 2050 - Zimmerfrei - Family Affair ph. Anna Antonello
Zimmerfrei – Family Affair ph. Anna Antonello

Sarà che mr Covid ha stravolto pure i calendari, ma è così. Cinquanta sono gli anni che il festival compie. Quindi, siccome non c’è tempo, o meglio, non abbiamo mai tempo per dedicarci un po’ di tempo, prendo il comunicato stampa e ve lo piazzo qui sotto. È lungo, vi avverto. Ma io, della comunicazione, mi fido. Quasi sempre. Così la notizia c’è. E i commenti sono tutti vostri.

Sennò, a che servono i comunicati stampa? Buona lettura.

Santarcangelo 2050 - Alessandro Berti - Black Dick - ph Daniela Neri
Alessandro Berti – Black Dick – ph Daniela Neri

Il comunicato stampa della 50esima edizione del Festival di Santarcargelo.

È stato annunciato oggi, martedì 30 giugno, il programma giornaliero di Futuro Fantastico, atto primo del Festival Santarcangelo 2050. La cinquantesima edizione della più longeva manifestazione italiana dedicata alle arti della scena contemporanea, nata nel 1971 a Santarcangelo di Romagna (RN) e divenuta uno dei più prestigiosi e innovativi appuntamenti europei nell’ambito del teatro e della danza, si terrà da mercoledì 15 a domenica 19 luglio 2020. I biglietti per tutti gli appuntamenti del Festival saranno in vendita da mercoledì 1 luglio sul sito santarcangelofestival.com; la biglietteria di Piazza Ganganelli e l’InfoPoint apriranno lunedì 13 luglio. Inoltre martedì 14 luglio alle ore 21.30 grazie alla collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Rimini, il Festival porterà alla Corte degli Agostiniani un’anteprima dello spettacolo L’Abisso di e con Davide Enia (Premio Ubu 2019 Migliore nuovo testo italiano o scrittura drammaturgica), che affronta l’indicibile tragedia degli sbarchi sulle coste del Mediterraneo, e che andrà in scena poi a Santarcangelo il 15 luglio alle ore 22.00 nel Parco Baden Powell, rinominato per l’occasione NELLO SPAZIO. Per tutta la durata del Festival sarà attiva una raccolta fondi a favore di Mediterranea Saving Humans. L’opening del Festival il 15/07 alle ore 18.00 in Piazza Ganganelli è affidato a Jooklo Duo (Virginia Genta, sassofono e David Vanzan, batteria), che apre Santarcangelo Festival 2050 con un anomalo rituale propiziatorio a cui prenderanno parte 30 persone, fra l’equipe del Festival e volontarie/i.

Nella merda inodore della fantascienza

Un Festival che “prova a guerreggiare contro la distanza. Non quella sociale o di sicurezza, ma quella che affonda direttamente nell’Io, nella solitudine affettiva che la bidimensionalità social ci ha instillato in questi mesi e ancora continua, goccia a goccia…” Così Daniela Nicolò e Enrico Casagrande di Motus parlano di questa edizione far out e pandemica che hanno con coraggio e determinazione ridisegnato durante il lockdown, in concerto con l’organizzazione di Santarcangelo dei Teatri. Proseguendo poi: “spaccati fra il momento cristallizzato e l’illusione di un futuro che porta con sé i germi del presente e del nostro passato coloniale e di sfruttamento… Adesso siamo un po’ nella merda inodore della fantascienza. Ci accontentiamo di romanzi di serie B senza pretendere il Fantastico assoluto”. Ed è infatti dalle suggestioni fantascientifiche di Asimov e dalle impressioni retiniche (citando la ricerca coreografica di Paola Bianchi) di Urania create ad hoc per questa edizione dal disegnatore Franco Brambilla, con il graphic design dello studio eee, che il Festival proverà a immaginare altre modalità future e fantastiche di rapportarsi alla scena, ascoltando e facendo proprie le grida d’allarme lanciate dalle lavoratrici e dai lavoratori dello spettacolo, in agitazione permanente. In questa prospettiva e creando un ponte tra passato e futuro, si colloca merda! l’opera che l’artista visiva MP5 ha donato al Festival in occasione dei suoi 50 anni, ri-attivando la tradizionale locandina “Il saluto agli ospiti”, che veniva creata parallelamente al manifesto ufficiale e commissionata ad artisti visivi. Un’illustrazione che punta al cuore dell’esperienza teatrale, là dove la rappresentazione del pubblico e quella dei performer si mischiano e si confondono.

Cose (mai) viste

In virtù di un serrato dialogo tra teatro e cinema, la 50esima edizione di Santarcangelo 2050 farà del suo stesso accadere un’opera d’arte grazie al progetto Transfert per kamera disegnato da Matteo Marelli e Luca Mosso di Filmmaker festival, realizzato in coproduzione con Riccione Teatro – Riccione TTV Festival, che coinvolge i filmmaker Chiara Caterina, Maria Giovanna Cicciari, Riccardo Giacconi, Enrico Maisto invitati a realizzare, nell’arco di una giornata, un documentario/ritratto di una o uno degli artisti del Festival. Da questi incontri emergeranno 5 opere originali, a testimoniare la natura produttiva del Festival, aperto alla sperimentazione di nuove forme artistiche: una prima versione andrà in onda su Rai 3, in una notte speciale di “Fuori orario. Cose (mai) viste” per poi presentarle a Riccione TTV Festival e Filmmaker festival di Milano. Inoltre i curatori del progetto hanno disegnato una programmazione cinematografica per il grande schermo allestito in Piazza Ganganelli dal titolo Sans Soleil – visioni rare e non identificate, ogni sera dalle ore 21.30 a mezzanotte e oltre, a ingresso gratuito (ma con registrazione e biglietto). Si tratta di un articolato palinsesto che include anche le opere dei 5 giovani filmmaker, presenti per incontrare il pubblico, oltre ad altri film di registe e registi del panorama internazionale; chiuderà le nottate di cinema uno speciale cameo a sorpresa, in 4 puntate, in collaborazione con Fuori orario e Rai Teche.

Ad aprire la programmazione cinematografica mercoledì 15 luglio alle ore 21.30 sarà 50 – SANTARCANGELO FESTIVAL di Michele Mellara, Alessandro Rossi (Mammut Film), una composizione di estratti dal documentario in progress per raccontare i 50 anni di Santarcangelo Festival, specchio fedele delle tendenze dell’arte performativa in Italia. Lo stesso video sarà poi proiettato il 16/07 in loop dalle ore 19.00 alle 22.00 presso Il Torrione (via Costantino Ruggeri, davanti al Teatro Il Lavatoio), spazio in cui dal 17 al 19/07 sarà invece trasmesso Romeo calling Giulietta del giovane collettivo Le Notti, spettacolo teatrale concepito per Zoom in collaborazione con alcuni studenti ISIA di Urbino.

A cavallo tra performance e video (e motocross), anche il progetto in prima assoluta ANUBI III di Zapruder (18/07 ore 20.30 e 23.00, Area Campana), fruibile in formato drive-in, con il pubblico a bordo di un’auto o una moto: la scena è il set di un film in cui agisce un gruppo di giovani motociclisti, le cui moto, microfonate e amplificate come fossero cantanti, produrranno in coro o in assolo un concerto di motori al minimo e al massimo di giri.

Razzismi

Le performing arts contemporanee hanno nel loro DNA la capacità di leggere il presente e di restituirlo al pubblico nella sua complessità e urgenza. Di stringente attualità e capace di stimolare il complesso dibattito sui razzismi emergenti (o mai sopiti) è Black Dick (17 e 18/07, ore 21.30, Piazzetta Galassi) di e con Alessandro Berti, che ripercorre la storia e l’uso strumentale del corpo degli afroamericani da parte della società bianca, dalle colonie ai trionfi nello sport, dallo schiavismo ai linciaggi, dalla musica alla pornografia. Tra conferenza, confessione, stand up comedy, narrazione sarcastica e concerto, Berti decostruisce gli stereotipi con l’aiuto di grandi maestri come bell hooks, Cornel West e James Baldwin. E sul tema del razzismo, chiamando in causa non solo le coscienze ma l’intervento del pubblico, elemento essenziale per lo svolgersi dello spettacolo, la compagnia Fanny & Alexander porta in scena (17 e 18/07, 3 repliche al giorno, Sala Consiliare del Comune) una versione site specific de I sommersi e i salvati, parte del progetto Se questo è Levi (Premio Speciale Ubu 2019) con Andrea Argentieri (Premio Ubu 2019 Miglior attore o performer under 35) nei panni di Primo Levi, di cui assume voce, gestualità, posture, discorsi. Un incontro a tu per tu con lo scrittore e la sua viva testimonianza sui lager. A fare della realtà un’opera d’arte, in video e dal vivo, saranno ZimmerFrei che con il loro Family Affair | Santarcangelo 2050 (16 e 17/07, ore 22.00, NELLOSPAZIO) indagano cosa è accaduto in sette famiglie del territorio nel periodo post-lockdown: un progetto di teatro documentario e partecipativo che si interroga sulla famiglia contemporanea, giunto ora alla sua 17ma tappa in quattro anni.

Se respira en el jardín como en un bosque

Oltre a Family Affair | Santarcangelo, saranno numerosi i progetti partecipativi che coinvolgono gli abitanti del territorio, con modalità e intensità ogni volta diverse, portando al centro della scena la comunità del Festival. Chiama all’azione spettatrici e spettatori El Conde de Torrefiel, che avrebbe dovuto debuttare al Festival con il progetto cinematografico in anteprima mondiale Mirar (posticipato al 2021) e che ha invece creato per l’occasione Se respira en el jardín como en un bosque (dal 15 al 19/07, orari vari, Teatro Il Lavatoio, per una persona alla volta), spettacolo realizzato grazie al sostegno di Acción Cultural Española (AC/E): azione site specific in cui ciascuno sarà sia spettatore che interprete della performance. Il collettivo spagnolo ha inviato delle istruzioni per realizzare a distanza un gioco scenico sostenuto da semplici movimenti, invitando a una riflessione sulla comprensione della realtà, sulla capacità di costruirla e sul piacere di osservarla in silenzio.

Lentezza e ascolto

Anche nel progetto Quattro lezioni sul corpo politico e la cura della distanza, creato ad hoc per Santarcangelo 2050 da Virgilio Sieni, esperienza sulle forme della trasmissione, della partecipazione e della visione, il pubblico può scegliere se prendere parte all’azione o osservarla (15, 16 e 17/07, orari vari, su iscrizione alla lezione o con biglietto per assistervi). Virgilio Sieni guiderà quattro lezioni sulla consapevolezza del corpo, rivolte ai cittadini di ogni età, provenienza e abilità, utilizzando altrettante opere pittoriche, in un processo di trasmissione fondato su lentezza e ascolto. Ascolto e lentezza saranno anche cardini del seminario di movimento ritmico (al suono delle campane) Il trattamento delle onde di Claudia Castellucci / Societas, che ha da poco ricevuto il Leone D’Argento alla Biennale Danza: un insegnamento per una nuova disciplina sportiva per bambine e bambini tra gli 8 e i 12 anni, seguìto da un ballo dato pubblicamente (17/07 in orari vari, Orto dei Frati).

Energie, identità, generi

Dall’incontro e dalla ricerca sulle esperienze e la memoria visiva delle persone è nato ENERGHEIA [unplugged] (15 e 16/07, ore 20.00, NELLOSPAZIO), della coreografa e danzatrice Paola Bianchi, musiche composte ed eseguite dal vivo da Fabrizio Modonese Palumbo, versione site-specific del progetto dedicato all’archivio retinico-mnemonico della comunità in cui la Bianchi ha coinvolto una quarantina di partecipanti. Infine Be Water, My Friends (19/07, ore 20, NELLOSPAZIO) è la presentazione del progetto di Mara Oscar Cassiani, realizzato in una serie di incontri pubblici (in collaborazione con FLUXO): ispirandosi all’immagine del monologo omonimo di Bruce Lee al Pierre Berton Show nel 1971, Mara Oscar Cassiani costruirà un ballo di gruppo, rendendolo un elemento catalizzatore di identità e diversità.

Sulle identità libere da etichette e categorizzazioni, sul superamento degli stereotipi rifletterà in forma di spettacolo, danza, concerto Sorry, But I Feel Slightly Disidentified… (17 e 18/07, ore 20.00, NELLOSPAZIO), assolo-duello interpretato da Cherish Menzo, performer olandese di ascendenza surinamese, ideato e diretto da Benjamin Kahn. In questa pièce, prima parte di una trilogia dedicata ai temi del corpo, Kahn ripercorre i modelli e le rappresentazioni legati al genere, i concetti di esotismo e di erotismo, arrivando a toccare una questione strettamente politica: i confini, reali, sociali ed emozionali.

Identità e genere sono al centro anche di La Mappa del Cuore di Lea Melandri (15 e 16/07, ore 21.30, Piazzetta Galassi) di Ateliersi, con Fiorenza Menni, Andrea Mochi Sismondi e la cantante Francesca Pizzo: un viaggio musicale ed emotivo attraverso la rubrica che negli anni ‘80 Lea Melandri, figura di riferimento del femminismo e del movimento non autoritario, ha tenuto su Ragazza In, settimanale per adolescenti, portando dirompenti stimoli di carattere psicoanalitico, poetico e letterario. Incrocia spettacolo e concerto, raccontando di un corpo in trasformazione Tiresias, creazione di Giorgina Pi, progetto di BLUEMOTION (17/07 ore 23.30 e 18/07 ore 22.00, NELLOSPAZIO), con Gabriele Portoghese, che segue le orme poetiche e sonore di Hold your own / Resta te stessa di Kate Tempest. La poetessa e rapper londinese osserva Tiresia vagare: ragazzino timido, giovane donna che scopre l’amore e la chiaroveggenza, anziano solitario… Tante vite in una vita, tante e tanti noi in continua metamorfosi, per rimanere ciò che scopriamo di essere. In prima nazionale quotidianacom, alias Roberto Scappin e Paola Vannoni, presentano Tabù (dal 15 al 19/07, orari vari) in cui affrontano i divieti difficili da demolire e si confrontano con il proibito e con la sua funzione sociale. Attraverso il meccanismo dialogico, cifra stilistica della loro ricerca, Scappin e Vannoni scandagliano la morale e ribaltano le nostre prospettive. A chiudere questa serie che mette in discussione il binarismo Motus presenta per la prima volta all’aperto MDLSX (19/07, ore 21.30, NELLOSPAZIO), creato con Silvia Calderoni proprio per il Festival nel 2015 e che qui torna come dono. Un inno lisergico e solitario alla libertà di divenire, al gender b(l)ending, all’essere altro dai confini del corpo, dal colore della pelle, dalla nazionalità imposta, dalla territorialità forzata, dall’appartenenza a una Patria.

A colpi di scariche elettriche

Santarcangelo 2050 accoglie poi alcune proposte che, incrociando performance e arti visive, creano esperienze con formati e modelli di relazione inattesi con i performer e con il pubblico. Masque con Luce (15 e 16/07, ore 23.30, NELLOSPAZIO) è una creazione per Tesla Coil e CO2 che mette in comunicazione una danzatrice e due bobine di Tesla, in un duetto a colpi di scariche elettriche. Dal fulmine il corpo trae la propria ispirazione al movimento, che si fa enigmatico, senza inizio né fine. In ControNatura, Giacomo Cossio (16/07, ore 18.30, Sferisterio) crea una folla vegetale pietrificata e monocroma grazie a una speciale pittura ad acqua: più di 100 piante donate da Vivaio Morandi e da Due Riccioli Verdi, oltre che dalla comunità, con il tempo e cura cresceranno e riacquisteranno vita, superando la barriera del colore. Ed ancora la comunità è chiamata a raccogliersi intorno a Fake Uniforms (18/07, ore 19.30 in Piazza Ganganelli e 19/07, ore 19.00, Interno 14, public lecture) di e con Sara Leghissa / Strasse. In questa conferenza pubblica temporanea Leghissa esplora alcune pratiche illegali che consentono di aggirare la legge senza trasgredirla, per agire nello spazio pubblico con forme di complicità e resistenza: il pubblico è invitato a riflettere sul confine fluido di legge e morale, determinato dal contesto, dal periodo storico e dai privilegi di cui si gode. Katia Giuliani con Pratiche di Contatto Amoroso a Distanza (15 e 16/07, orari vari, Interno 14, per una persona alla volta) sperimenterà con il pubblico nuove modalità di relazione e seduzione. Nata in pieno lockdown, grazie a sottili protesi naturali, nella performance l’artista potrà accarezzare, amare o provocare lo spettatore, sempre a un metro di distanza.

… e musica

Spazio poi alla musica dal vivo con BISONTE (dal 15 al 19/07, dalle ore 21.30, Sferisterio, ingresso gratuito con registrazione), mini festival realizzato in collaborazione con Nicolò Fiori, dedicato alle etichette italiane indipendenti. Il titolo, dall’omonima canzone dei Camillas, è un omaggio a Mirko “Zagor” Bertuccioli, scomparso il 14 aprile 2020 a causa del Coronavirus. Sarà Ruben Camillas, fondatore con Mirko della band pesarese, a inaugurare la rassegna il 15/07 presentando, in dialogo con Massimo Roccaforte, La storia della musica del futuro, libro scritto dai “fratelli” Camillas e pubblicato da People Edizioni. A seguire Pierpaolo Capovilla intervallerà con un reading di poesie il concerto di Plutos, progetto di Dany Greggio, Cesare Malfatti (La Crus) e Andrea “Atto” Alessi. Chiude la serata il dj set di Luca Pasteris. Il 16/07 sale sul palco Houdini Righini con Marco Pandolfini (Monday, TIR) e Naddei (Francobeat, Santo Barbaro); a seguire unoauno, entrambi Ribéss Records. Dj set finale con Matteo Pignataro. Venerdì 17/07 è il turno di Sunday Morning e a seguire Solaris, entrambi di Cesena, entrambi Bronson Recordings. Dj set con LuciferRising. Sabato 18/07 spazio ai So Beast di UR Suoni e Moder rapper di Ravenna (etichetta Gloryhole). Dj set di Sugo Fantastico. Infine domenica 19/07 chiude la programmazione musicale Love Tore Us Apart: la cantante e attrice bolognese Angela Baraldi con Giorgio Canali (ex PFM, CCCP e CIS) e Steve Dal Col reinterpretano i Joy Division a 40 anni dalla scomparsa di Ian Curtis. Dj set di Sissetta Sinclair e Anna la Rossa.

Sui festival in tempi pandemici

Infine ogni pomeriggio una serie di incontri pubblici approfondiranno alcune tematiche care al Festival, in modalità mista live/digitale, con relatori e spettatori presenti ed altri collegati online. Tutti gli incontri saranno trasmessi in diretta Facebook dalla pagina Santarcangelofestival. Apre il programma NEL CORSO DEL TEMPO – Festival in tempi pandemici (15/07, ore 15.00, Sala Consiliare), tavola rotonda dedicata alla situazione del teatro in Italia, con un particolare focus sui festival dedicati al contemporaneo, con Roberta Ferraresi, ricercatrice e critica, Roberto Naccari – Santarcangelo Festival, Dino Sommadossi – Drodesera, Luca Ricci – Kilowatt Festival, Francesca Corona – Short Theatre, Edoardo Donatini – Contemporanea. Gli incontri seguenti si tengono all’aperto, presso Il Cortile di Camilla: iI 16/07 COME STIAMO? (dalle ore 16.00), incontro dedicato lavoro artistico, sessismo, vulnerabilità, ecologie politiche, reddito, a cura de Il Campo Innocente; il 17/07 TOGETHER APART (dalle ore 16.00), dialogo con Sodja Lotker, Julian Hetzel, El Conde de Torrefiel e Daniel Blanga Gubbay, coordinato da Chiara Organtini, su come dopo mesi di isolamento e di intimità digitale, possiamo ritrovarci a distanza, ripensare il confine dei corpi; il 18/07 DIGITALE REALE (dalle ore 16.00), confronto su come la creazione artistica possa oggi trovare nuove forme di relazione con i pubblici nello spazio reale e in quello digitale, tra Laura Gemini e Giovanni Boccia Artieri con, da Ginevra, Simon Senn, creatore di Be Arielle F., spettacolo che avrebbe debuttato in prima nazionale a Santarcangelo, e con, da Berlino, Riccardo Benassi, con il book e-launch di Morestalgia (edito da NERO Editions), una collaborazione fra il Festival e Live Arts Week di Bologna; il 19/07 TRANSFERT PER KAMERA – teatro cinema televisione (dalle ore 15.00) in cui interverranno i curatori del progetto omonimo Matteo Marelli e Luca Mosso (Filmmaker festival), Roberto Turigliatto e Fulvio Baglivi (Fuori orario), i registi coinvolti e Enrico Casagrande e Daniela Nicolò (Motus, Direzione Artistica Santarcangelo Festival), Simone Bruscia (Riccione Teatro), Cristina Piccino (Il Manifesto), Luigi De Angelis (Fanny & Alexander), Nadia Ranocchi e David Zamagni (Zapruder), Oliviero Ponte di Pino (Ateatro). L’incontro è realizzato in collaborazione con Filmmaker festival, Rai 3 / Fuori orario, Associazione Culturale Ateatro.

E mi raccomando, le mascherine anche a Santarcagelo 2050

Tutti i numerosi appuntamenti di Santarcangelo 2050, tra teatro, danza, musica, performance, cinema, radio, incontri si terranno in conformità con le vigenti regole per contrastare la diffusione del Covid-19. Gli spettatori dovranno indossare la mascherina fino al raggiungimento del posto assegnato e rispettare la distanza fisica di almeno 1 metro in biglietteria e nei punti informativi oltre che durante l’accesso agli spazi di spettacolo. A facilitare le relazioni e i contatti fra spettatori, artisti ed equipe del Festival contribuiranno gli interventi del gruppo Let’s Revolution! di Teatro Patalò con Servizio di pubblico disordine e della non-scuola del Teatro delle Albe. Anche il collettivo EXTRAGARBO, nato allo IUAV di Venezia, con Incursioni Fragorose accompagnerà il pubblico durante l’accesso agli spettacoli, oltre ai quasi 50 volontarie e volontari del territorio che hanno aderito alla chiamata pubblica e verranno formati nei prossimi giorni.

Per offrire maggiori opportunità di fruizione, grazie alla sinergia con il canale Lepida TV della Regione Emilia-Romagna, alcuni spettacoli saranno trasmessi in differita nelle serate dal 15 al 19 luglio sia sul canale 118 della Regione che in streaming su www.emiliaromagnacreativa.it e lepida.tv. Inoltre per tutta la durata di Santarcangelo 2050 andrà in onda KIN, progetto radiofonico e performativo di Usmaradio / Roberto Paci Dalò (usmaradio.org), che inizierà la settimana precedente al festival con una sessione laboratoriale della Scuola di Radiofonia, per proseguire con 120 ore ininterrotte di trasmissione. Un palinsesto composto da materiali degli artisti presenti, dei cittadini o creati dal gruppo di lavoro, diffuso nello spazio con punti di ascolto, improvvisazioni, elettronica. Parte del programma anche il progetto Visioni #Radiodramma della non-scuola del Teatro delle Albe. Interrotto dall’emergenza covid, il gruppo ha realizzato a distanza un radio racconto tratto da Visioni di Robot di Asimov in 5 episodi – uno per ogni giorno di Festival.

Santarcangelo 2050 Festival è realizzato grazie al Comune di Santarcangelo di Romagna e Comuni di Rimini, Longiano, Poggio Torriana, San Mauro Pascoli e sostenuto da Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, Regione Emilia-Romagna, Camera di Commercio della Romagna, Visit Romagna. Il Festival è partner di BE PART e Create to Connect → Create to Impact, progetti sostenuti dal programma Europa Creativa della Commissione Europea. Un ringraziamento particolare va a Gruppo Hera, Gruppo Maggioli, Anthea Futura e Amir OF, main sponsor del Festival, per la preziosa attenzione e il costante dialogo.

Santarcangelo 2050 -Giacomo Cossio - Contronatura - ph Daniele Mantovani
Giacomo Cossio – Contronatura – ph Daniele Mantovani

Tutte le altre notizie e gli approfondimenti, li trovate direttamente sul sito di Santarcangelo 2050.

Ripartiamo domani, 15 giugno. Per rimediare

Un po’ di emozione la provo anch’io. Che non faccio teatro. Domani, riaprono i teatri. In tutta Italia, in ordine sparso, però riaprono. Anzi, per essere precisi, riaprono tra meno di un’ora. Sarà Ascanio Celestini, al Teatro Sperimentale di Pesaro alle ore 00.01 di lunedì 15 giugno – tra pochi minuti, quindi – a ridare il via, in Italia, allo spettacolo dal vivo. 

Dopo 100 giorni di sale chiuse, di palcoscenici vuoti, di platee deserte. 100 giorni, secondo il mio calcolo almeno.

Ascanio Celestini

Mi ha fatto impressione vedere Alessandro Baricco, nel vuoto del Teatro Carignano a Torino, raccontare il senso del teatro in questi 100 giorni (questo è il link).

Baricco al Carignano

Mi avrebbe fatto piacere, stanotte, essere a Pesaro, con Celestini. Non per rivedere il suo primo spettacolo importante, Radio Clandestina, che ho già visto un bel paio di volte (lo tiene in repertorio da quando lo ha ideato, vent’anni fa, nel 2000). Ma per il valore simbolico di questo lunedì 15 giugno, che celebra la forza e la debolezza del teatro.

Non solo dal vivo

Volevo scrivere del teatro dal vivo. Ma questi 100 giorni mi hanno convinto sempre più che il teatro – nonostante certi talebani – non è solo e soltanto quello dal vivo. È un accadere complesso, oltre che millenario. E il rapporto forte, quello tra performer e spettatore, quello simultaneo, immediato, in presenza, non è che una, una soltanto, delle sue sue possibili definizioni.

Sono stati cento giorni che hanno reso il concetto più chiaro. Ho visto un teatro che non avrei mai potuto vedere. Perché era oramai passato il tempo. Perché mi separava una distanza. Perché non capivo quella lingua. Anche perché certo teatro non mi interessava, però l’ho visto, dal momento che c’era.

Approvo e sostengo le richieste di quanti si sono battuti e si batteranno per far sì che la debolezza, intrinseca, dello spettacolo dal vivo trovi adesso strumenti di sostegno economico e istituzionale. Lo spettacolo dal vivo, come la sanità e l’istruzione – dice chi ha studiato queste cose – è un’economia stagnante. Incapace di correre al ritmo delle altre: economie avanzanti. Però lo spettacolo dal vivo, come la sanità e l’istruzione, è anche anche il Dna di una comunità, di una nazione, di un continente, se non vogliamo usare gli stessi concetti dei sovranisti.

Ripartire tra pochi minuti, alle 00.01 del 15 giugno, vuol dire provare a ridare forza a questo Dna. Che non solo in questi 100 giorni, ma da secoli, si è ammaccato, è mutato. Forse per la concorrenza dei media di massa. Che però non sono i suoi nemici – così la pensano certi talebani – ma le sue propaggini vitali.

Rimediare

Voglio pensare che rimediare – verbo che è sinonimo di riparare, rimettere in sesto, aggiustare – cominci davvero ad assumere, per noi, un senso diverso. Ri-mediare è favorire il passaggio della tradizione da un medium all’altro. Per conservarla, per rinnovarla. In questo senso i nuovi media, quelli del 21esimo secolo, non sono nemici dello spettacolo. Ma come la stampa, secoli fa, acceleratori di umanità.

Avrebbe potuto dire in film di culto degli anni ’50 (L’ultima minaccia), quel sant’uomo di Humphrey Bogart: “Sono i media, bellezza! E tu non puoi farci niente. Niente!”.

Umphrey Bogart

Tinin Mantegazza, che scoprì l’altra faccia della luna.

Un pensiero, proprio oggi, è giusto dedicarlo a Tinin Mantegazza, classe 1931, scomparso poche ore fa.

Fin da questa mattina, oltre che la sua morte, la Rete racconta l’intera sua vita e i suoi miracoli. Soprattutto i suoi pupazzi. A cominciare dal mirabolante Uccello Dodò, che fu una delle ragioni del successo, in tv, di L’albero azzurro.

Tinin Mantegazza - Mostra Baganavallo (2019)
Il manifesto della mostra di Bagnavallo (2019)

Come i gatti, di vite Tinin ne aveva parecchie. Sette, almeno, dice il titolo della mostra che il Museo Civico di Bagnacavallo gli aveva dedicato lo scorso anno. Illustratore, pittore, scenografo, scrittore, regista, Tinin si muoveva agile tra teatro, giornalismo, televisione, nell’animazione culturale e, sopratutto negli anni ’80, nell’organizzazione teatrale.

Con 250 disegni originali, dipinti, pupazzi, fotografie, filmati e documenti, la mostra di Bagnacavallo ripercorreva le tappe della sua vita e definiva i risvolti del suo impegno creativo e anche politico.

Tinin e Velia Mantegazza

Il mio ricordo, personalissimo se volete, va proprio agli anni Ottanta. Quelli, dopo le esperienze dell’animazione teatrale, sono il momento in cui si sviluppa, potente, in tutta Italia il Teatro Ragazzi.

E Tinin Mantegazza, che assieme a Roberto Piaggio, guida il Festival Internazionale del Teatro Ragazzi a Muggia, è colui che mi apre le strade dell’editoria. Mi invita a scrivere per il Catalogo di una edizione del Festival e mi fa così scoprire l’altra faccia del giornalismo. Da allora non ho smesso.

Questo breve post è una maniera leggera – forse spensierata, com’era lui – per ringraziarlo di quella apertura, che ha deciso ciò avrei fatto dopo, per almeno quattro decenni.

Ha scritto da qualche parte Gino Paoli: “Quello che fa differenza tra un artista e un uomo normale è una sorta di curiosità, di stupore e di ironia assolutamente infantile. Con queste doti o questi difetti, questi pregi o queste deficienze, Tinin si guarda intorno e ti fa scoprire l’altra faccia della luna“.

Una breve nota bio

“Dagli anni ’50 Tinin (Agostino) Mantegazza (Varazze, 1931) collabora con le redazioni de La Notte e del Corriere dei Piccoli ed apre anche una piccola galleria d’arte, La Muffola, dove accanto alle mostre di artisti come Luzzati, Pericoli, Rossello, Ceretti e altri si esibiscono giovani attori e cantanti quali Enzo Jannacci, Giorgio Gaber, Paolo Poli, Cochi e Renato e Bruno Lauzi, fino all’esperienza dello storico Cab ’64. Con la moglie Velia Mantegazza inizia a costruire pupazzi e ad animarli in forme originali per spettacoli teatrali e televisivi, fondando anche il Teatro del Buratto, oltre alla collaborazione con Enzo Biagi e alla direzione di importanti eventi e istituzioni culturali come il Festival del Teatro Ragazzi a Muggia (Trieste). Non mancano testimonianze del suo impegno di critica sociale e politica, del suo ruolo di animatore dei primi anni del cabaret milanese, nonché delle sue realizzazioni più note al grande pubblico, come il celebre sig. Toto o il pupazzo Dodò del programma RAI per ragazzi L’Albero Azzurro. Mantegazza è scomparso a Cesenatico, dove viveva, il 31 maggio 2020″.

E leggi anche questo ritratto di un po’ di tempo fa.

A giugno si riapre. Aspettiamo il 15. Non un minuto di più.

Sarà che sono stati tra i primi a chiudere. O che saranno tra gli ultimi a riaprire. Sia quel che sia cinema e teatri scalpitano. E la data fissata dal Dcmp per la riapertura – il 15 giugno – si avvicina.

calendario

Nel frattempo ci si prepara. Navigando a vista. Il famigerato allegato 9 del Decreto, quello che riguarda i luoghi di spettacolo, lascia ancora spazio a incertezze, dubbi, discussioni.

Tanto che molti operatori, direttori di teatro, gestori di sale, stanno adottando una tattica d’attesa. Riapriamo certo, ma più in là. A luglio. A settembre. Insomma: non ci saranno più le mezze stagioni di una volta.

Però c’è anche chi, impaziente e avventuroso, scalpita per la ripartenza. La data è quella? Bene, non un minuto di meno.

A Pesaro, nelle Marche, hanno deciso di partire per primi e lo faranno proprio il 15 giugno, alle ore 00.01, nella notte tra domenica e lunedì. Una tattica diversa. Complimenti: una scelta proattiva.

È il Circuito teatrale marchigiano, AMAT, che annuncia per quel giorno, per quell’ora, l’appuntamento che “segna il tanto desiderato ritorno a teatro in Italia“. A Pesaro, al Teatro Sperimentale, Ascanio Celestini con la sua storica Radio Clandestina darà il via a Tornateatro! Artisti & spettatori di nuovo a casa. Questo spettacolo, peraltro, compie proprio adesso vent’anni.

“Nei giorni successivi – dice il comunicato stampa dell’AMAT, che mi è arrivato qualche minuto fa – Motus (20 e 21 giugno) e The Andre (27) saranno protagonisti degli appuntamenti che avverranno in piena sicurezza, con tutte le precauzioni e i dispositivi necessari, a partire dal distanziamento interpersonale, l’utilizzo obbligatorio di mascherine e in presenza di un numero limitato di spettatori (al Teatro Sperimentale saranno 100 i posti disponibili sui 500 di capienza)”.

TornaTeatro Amat

Buona fortuna dunque al Circuito teatrale marchigiano che, con il Comune di Pesaro e il sostegno di Regione Marche e MiBACT, saranno probabilmente i primi a tagliare il nastro del riavvio.

Buona fortuna anche a tutti coloro che ne seguiranno l’esempio. Dpcm e faq permettendo.

La volta che Peter Handke inventò il post-drammatico

Nella serie di appuntamenti in digitale, avviata dai Teatri stabili del Nordest (Friuli Venezia Giulia, Veneto e Bolzano) otto settimane e mezza fa, questa sera va in rete L’ora in cui non sapevamo niente l’uno dell’altro, scritto da Peter Handke nel 1992, allestito al Mittelfest nel 1994.

Peter Handke - L'ora in cui non sapevamo..., Mittelfest  1994. ph. Cannone&Ulisse
L’ora in cui non sapevamo…, Mittelfest 1994. ph. Cannone&Ulisse

Ma davvero dal 15 giugno – un lunedì – torneremo a trovarci nei cinema e nei teatri? Quel che realmente accadrà, come succederà, è ancora tutto da inventare. Per il momento, perché non godere dei microscopici vantaggi di ritorno che il virus ci ha assicurato?

Uno, ad esempio, è quello che fa brillare di nuovo, sotto i nostri occhi, opere, titoli, spettacoli, che altrimenti sarebbero rimasti a riposare nello smisurato camposanto del teatri: sottopalchi, archivi, depositi, magazzini… 

Questa sera, 17 maggio dalle ore 20.00, sul sito dello Stabile del Friuli Venezia Giulia, e sulla sua pagina Facebook, l’iniziativa restituisce agli spettatori online un gioiello vero. Un esperimento eccellente di scena e di scrittura, che altrimenti avremmo dimenticato.

L’ora in cui non sapevamo niente l’uno dell’altro, testo scritto da Peter Handke nel 1992, venne allestito nel 1994 al Mittelfest di Cividale del Friuli. L’idea di portare in scena le pagine del premio Nobel (2019) austriaco era stata di Giorgio Pressburger e Mimma Gallina. Sperimentatore, vulcanico ideatore di dispositivi teatrali, il regista Pressburger aveva pensato di utilizzare in lungo e in largo piazza Diacono, nel cuore storico di Cividale.

In anticipo sulle trasformazioni che intanto subiva la scrittura teatrale, Il testo di Handke è una lunga, lunghissima didascalia. La descrizione di una fitta serie azioni che dovranno essere eseguite da un centinaio di figure, interpreti, comparse, che in un flusso continuo attraversano uno spazio vuoto.

Peter Handke - L'ora in cui non sapevamo..., Mittelfest 1994. ph. Cannone&Ulisse
L’ora in cui non sapevamo…, Mittelfest 1994. ph. Cannone&Ulisse

Uno spiazzo vuoto, pieno di luce

La scena è uno spiazzo vuoto pieno di luce. Comincia che uno l’attraversa scappando di volata. Poi, dalla direzione opposta, eccome ancora uno, come l’altro” scrive Handke. “ Allo stesso modo, subito dopo, una tutta imbacuccata da donna anziana, che si tira dietro un carrello della spesa. Non è ancora del tutto uscita dal campo visivo, che due, con gli elmetti da pompiere, passano sparati per lo spiazzo, con manichette e estintori in braccio: più per un esercitazione che per un emergenza“.

E cosi via: giardinieri, tifosi di calcio con bandiere, pescatori e canne, una bella vestita da boutique, uno incatenato, un gruppo in fila indiana, avanti, avanti, per una cinquantina di pagine, fino al visionario finale.

Peter Handke. ph Donata Handke
Peter Handke. ph Donata Handke

Handke, Augè, Lehmann. Non sapevano niente l’uno dell’altro

Atto senza parole, si scrisse allora, visto che nessuno di questi personaggi ‘in cammino’ dice nulla. Ma è tutt’altro che senza parole. Sono tante invece. E diventano visioni, istantanee di un’umanità in transito, viandanti, migranti, che finiscono per tracciare un atlante dell’umano. Incrociandosi, sfiorandosi, in uno di quei non-luoghi cosi ben raccontanti anche dall’antropologo Marc Augè.

Rivisto adesso, è anche un gran esempio di teatro post-drammatico, ideato dallo scrittore austriaco ben prima che il concetto venisse alla luce, grazie al volume oggi sempre citato di Hans-Thies Lehmann (in Italia lo ha tradotto Sonia Antinori per CuePress).

Si capisce così perché questo lavoro, un quarto di secolo dopo, oggi, nel tempo di sfioramenti pericolosi e temute migrazioni, continui a mantenere una inaspettata attualità. E sia stato più volte riallestito: al Burgheater di Vienna con la regia di Claus Peymann, alla Schaubühne di Berlino dove lo ha diretto Luc Bondy, nella versione di James MacDonald per il Royal National Theatre di Londra. In Italia ci aveva pensato anche il gruppo Festina Lente, con la regia di Andreina Garella.

L’occasione di stasera è quindi unica. Per rivederne la registrazione, per apprezzare le idee che Pressburger (scomparso nel 2017) seppe infondere in quella scrittura. Con l’aiuto di Pier Paolo Bisleri, scenografo, di un gruppo di attori dello Stabile Fvg e dello Stabile Sloveno di Trieste, e allievi delle accademie teatrali di Bratislava, Budapest, Cracovia, Roma Lubiana, Vienna, Zagabria. Il respiro di tutta la Mitteleuropa.

Prima, alle ore 16.00, negli stessi contenitori andrà in rete anche Il Re di Betajnova di Ivan Cankar, nell’allestimento dello Stabile Sloveno, regia di Tomaž Gorki.

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L’ora in cui non sapevamo niente l’uno dell’altro

di Peter Handke (traduzione Rolando Zorzi)
Regia Giorgio Pressburger
Scene e costumi Pier Paolo Bisleri
Movimenti Marta Ferri
Interpreti: Livio Bogatec, Patrizia Burul, Stojan Colja, Andreina Garella, Giorgio Lanza, Riccardo Maranzana, Alojz Milic, Lucka Pockaj, Monica Samassa, Maurizio Soldà, Torsten Ondrejovic, Erika Sajgál, Gyözö Szabó, Adam Nawojczyk, Olga Przeklasa, Tomaz Gubensek, Janko Petrovec, Giovanni Carta, Marc Menzel, Regina Stötzel, Edvin Liveric-Bassani, Natasa Dorcic, e con Mariano Rigillo voce recitante.
Produzione: Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia e Teatro Stabile Sloveno di Trieste

Satie Pandemie. Il compleanno come maratona. Antivirus.

Puntate gli orologi. Alle 00.01, stanotte, tra sabato e domenica 17 maggio, scatta la maratona. Per festeggiare, come ogni anno, Erik Satie.

Dovete prepararvi. Spiritualmente. Nel più profondo silenzio. Nella più seria immobilità. “Il sera bon de se préparer au préalable, et dans le plus grand silence, par des immobilités sérieuses” raccomanda Erik Satie dopo aver stabilito che la sua breve composizione – 19 gruppi di note – che tanto breve non è, deve essere ripetuta 840 volte.

Una tortura, per chi la sente e per chi la suona. Un tormento. Una vessazione. O un piacere estremo. Vexations venne scritta dal compositore francese nel 1893. Oggi diventa un manifesto della musica antivirus.

Vexations Satie

Ogni 17 maggio, dal 1992, il Teatro Miela a Trieste festeggia la nascita del compositore francese. Lo ha sempre fatto con le più eccentriche, divertenti e spettacolari trovate. Tutte in sintonia con lo spirito iconoclasta dell’autore delle Gymnopédies (vedi il mio post sulla festa del 2019).

Quest’anno ci si è messo di mezzo il Covid-19. Ma la pandemia non scalfito l’inventiva di chi come Eleonora Cedaro, curatrice per il secondo anno consecutivo della festa, si è riboccata le maniche o meglio le mani, trattandosi di pianisti.

Satie Pandémie è il titolo scelto per l’ “edizione covid” del compleanno postumo più pazzo del mondo.

La Satie Mania

“Se non ci diverte, non si fa Satie” sostiene Cesare Piccotti, primo ideatore della Satie Mania assieme a Rosella Pisciotta, scomparsa tre anni fa. Così, per ventinove anni, ogni 17 maggio, i satie-maniaci e il loro folto pubblico hanno officiato, al Teatro Miela, il bizzarro culto. Divertendosi un sacco.

Satie Mania Teatro Miela

Ma cosa fare adesso che sicurezza sanitaria e distanziamento sociale impongono uno stop a tutto lo spettacolo dal vivo? Le Vexations (scritte nel 1893 e ‘scoperte’ solo nel 1963, grazie a John Cage) si sono dimostrate la composizione più adatta allo spirito del compositore. E anche alle vessazioni del virus. 

Vexations è la sequenza pianistica di circa sessanta secondi, che va ripetuta per 840 volte, da uno o più esecutori. In totale 840 minuti, cioè 14 ore, forse anche di più, magari 20, a seconda degli interpreti e della velocità. La composizione più lunga nella storia della musica. La più adatta a Satie nel tempo della Pandémie.

Satie Streaming

L’esecuzione avverrà infatti in una maratona web-streaming che prenderà il via questa notte (tra sabato e domenica 17) alle ore 00.01 e avrà come punto di incontro, riferimento e condivisione il sito www.buoncompleannosatie.it e il canale YouTube del Teatro Miela.

http://www.youtube.com/user/teatromiela/live

Aiutata da Sara Codutti, Anna D’Errico e Veniero Rizzardi, Eleonora Cedaro ha pubblicato su quel sito un manifesto, che chiama a raccolta tutti i satie-maniaci del globo e li invita a giocare con la bizzarra infografica, grazie alla quale prenotare la propria partecipazione pianistica.

Satie Pandemie

Superfluo e indispensabile

“Ci sarebbe piaciuto davvero poter eseguire almeno l’ultima ‘vexation’ dal vivo, nella sala del Teatro Miela – spiega Cedaro – e condividere questo atto pubblico con i cittadini attraverso enormi casse acustiche situate fuori dal teatro. Ma abbiamo capito che anche in questo modo avremmo creato i presupposti per uno dei temuti assembramenti. Così il senso di responsabilità ha prevalso. Ma non ha demolito lo spirito dell’ironia e del divertimento. Anzi, come insegnava John Cage, è proprio in questi momenti che ciò che appare superfluo diventa indispensabile“.

“Sono già più di cento, 124 per l’esattezza – continua – gli esecutori che fino a stamattina hanno aderito alla proposta, così indispensabile oggi, per la ripresa delle attività dal vivo. Un pianeta intero che condivide l’importanza della musica dal vivo e del ritorno nei teatri. Professionisti entusiasti che via via si aggiungono da tutta Europa, da Malta alla Lapponia, passando per Belgio, Olanda, Inghilterra, Francia, Germania e Austria. Ma anche da Berkeley in California fino a New York, Argentina, Giappone, Australia e Nuova Zelanda”.

Tra gli ospiti, tanti nomi illustri e una autentica sorpresa. Che verrà svelata in anticipo, questa sera alle ore 19.30, in collegamento con RadioTre Suite. Tenete pronti gli orologi.

[parzialmente pubblicato nell’edizione 15/5/20 di IL PICCOLO di Trieste]

Gli ospiti previsti a cominciare dalle ore 00.01 di domenica 17 maggio 2020:

Alvin Curran

Stephen Drury

Michelangelo Rinaldi

Ilaria Baldaccini

Debora Petrina

David Kaplan

Monica Chew

Haydée Schvartz

Allen Teyvell

Florence Millet

Yfei Xu

Antoniette Perry

Petra Persolja

Susan Svrcek

Kathleen Supove

Louis Goldstein

Nic Gerpe

Luba Poliak

Steven Vanhauwaert

Danny Holt

Colin Fowler

Sarah Cahill

Gloria Cheng

Sarah Gibson

Alexander Schwarzkopf

Thomas Kotcheff

Daniela Terranova

Vicki Ray

Corey Hamm

Richard Valitutto

Claudia Chan

Aleksander Rojc

Nico Morelli

Laura Carraro

Fabrizio Ottaviucci

Sebastiano De Gennaro

Giulia Vazzoler

Augusta Dall’Arche

Eleonora M. Ravasi

Martin Rizov

Yuna Kobayashi

Miwa Hoyano

Aki Kuroda

Lorenzo Marasso

Wayne Marshall

Antonina Tea Sala

Paola Fasola

Miharu Ogura

Lena Kollmeier

Louise Kollmeier

Sophie Patey

Andrea Corazziari

Luca delle Donne

Arianna Granieri

Svetlina Boyadzhieva

Michiko Saiki

Alex Raineri

Sara Costa

Fabiano Casanova

Cecilia Apostolo

Dimitri Candoni

Giancarlo Simonacci

Valentina Messa

Eleonora Lana

Giovanni Di Domenico

Ricciarda Belgiojoso

Leonardo Zunica

Annalisa Orlando

Enrico Gabrielli

Antonio Bonazzo

Alessandro Zuppardo

Maria Iaiza

Franco Venturini

Andrea Rebaudengo

Francesco Leineri

Alexander Hawkins

Roberto Olzer

Paolo Francese

Fabrizio Puglisi

Vida Rucli

Elena Rucli

Orietta Fossati

Stefania Rucli

Kelsey Walsh

Eleonor Sandresky

Ciro Longobardi

Carmen Anastasio

Stefano Pierini

Gian Luca Sfriso

Francesco Pavan

Maeva Beltran

Lucio Perotti

Giuseppe Jos Olivini

Roberto Esposito

Patrick Grant

Luca Chiandotto

Pak Yan Lau

Nicole Brancato

Rossella Fracaros

Margaret Kim

Adam Marks

Guy Livingston

Emanuele Torquati

Hans w. Koch

Simone Sgarbanti

Alessandra Celletti

Domenico di Leo

Daniele Ceraolo

Alfonso Santimone

Vincenzo Parisi

Maria Ala-Hannula

Marlies Debacker

Geoffrey Burleson

Hiroko Sakurazawa

Sarah Bob

Andrea Lodge

Jed Distler

Meral Guneyman

Daniel Goldstein

Alessandro Commellato

Nicolas Horvath

Bobby Mitchell

Ralph Grierson

Anna D’Errico

A teatro come al mare. Mister Hall e il senso della distanza

Più del dove, stavolta conta il come. Rete, televisioni, giornali ci dicono che sulle spiagge ritorneremo. Ancora non si sa quando. Soprattutto non si sa come. Ma torneremo. Quale mascherina mettere nella borsa: quella subacquea, o quella chirurgica? A quanti metri stenderò il mio asciugamano dal tuo?

Topolini, riviera di Barcola, Trieste
I Topolini: le piattaforme balneari a orecchio di topo, sulla riviera di Barcola, a Trieste

Ritorneremo anche nei teatri. Non sappiamo quando succederà, certo più tardi. La grande incertezza è il come.

Saremo di fronte, in entrambi i casi, a un problema grosso. La distanza. A teatro e anche al mare: come prendere le distanze?

Distanze che separano poltrona da poltrona, attore da attore. Metri da mettere in conto assistendo a spettacoli che, per forza di cose, sono dal vivo e implicano lo stare assieme degli spettatori.

Per il TuttoLibri, il supplemento del mio quotidiano, ho scritto questo articolo dopo aver recuperato dalla libreria uno sbiadito volume. Però illuminante, oggi. Perché di distanze parla, e del loro significato.

Vediamo se siete d’accordo con me.

– – – – – – –

Nella dimensione nascosta cerchiamo la distanza che unisce e che separa

E adesso che arriva l’estate? Andiamo al mare? Ci stendiamo sulla sabbia, sugli scogli, sul lettino? A quanti metri dai vicini? È ancora presto per dirlo. Per organizzarsi invece è il momento giusto.

L’impatto che le regole di distanziamento sociale, appena aggiornate, avranno sulla vita da spiaggia, è ancora tutto da scoprire.

Spiaggia affollata. Distanza interpersonale.

Prendete i Topolini, che qui a Trieste sono il landmark della balneazione locale. Non sarà facile, dall’una all’altra di quelle piattaforme a orecchio di topo, adattarsi a regolamenti e ordinanze che via via scandiranno l’estate. Un metro. No, uno e mezzo. No, meglio due. Misurati da asciugamano ad asciugamano? O da corpo a corpo?

L’estate si annuncia divertente per chi si appresta a giocare a questo domino da mare. Sarà devastante invece per altri. Quelli che con il mare e del mare vivono. Quelli che di balneazione e di ristorazione campano.

Topolini. Barcola. Trieste.

Distanti a Barcola, la riviera più metropolitana d’Europa

Non sarà certo possibile a Trieste, a Bàrcola, sulla riviera più metropolitana di Italia, escogitare certe trovate che altrove hanno trovato già applicazione. I recinti che separano e isolano ciascun ombrellone. O altre inventive e strampalate soluzioni. Potranno mai quei topolini a trasformarsi in isole? Sono e saranno sempre ‘pericolosi’ luoghi di aggregazione.

Trieste. Barcola. Topolini. Cartolina anni '60.

Una cosa è certa. Faremo attenzione alle distanze. Molta attenzione. Saremo millimetrici nel valutare i gradi di separazione. Riscopriremo quella “dimensione nascosta” di cui parlava parecchi decenni fa un antropologo americano, che delle separazioni era il massimo conoscitore. Non le separazioni giuridiche, tra coniugi, ma quelle sociali. A che distanza posso stendere il mio asciugamano dal tuo?

Tempi straordinari inducono a straordinarie letture. Così è capitato che saltasse fuori dalla mia libreria proprio questo sciupato volume degli anni Sessanta. Il titolo, La dimensione nascosta. L’autore, un antropologo statunitense esperto del significato delle distanze: Edward T. Hall.

I centimetri che metto tra a me e te, la sedia che scelgo quando con te mi siedo a tavola, vogliono sempre dire qualcosa, sostiene Hall. Anche se quella cosa, non sapevo né immaginavo di dirla. Un silenzioso messaggiarsi di corpi che si spostano in rapporto ad altri corpi. Il linguaggio degli spazi, che tutti adottiamo senza accorgercene. O meglio: che adottavamo.

Oggi, della distanza che ci separa da un’altra persona ci accorgiamo, eccome. Provate a forzala, avvicinatevi. Ad esempio mentre state in fila. La reazione sarà immediata. Uno scansarsi veloce. Una protesta. Un brusco “stai al tuo posto, almeno un metro per favore”.

Distanza. Prossemica.

Il significato delle distanze è fatto culturale, spiega Hall in quel libro tornato illuminante. Ma situazioni particolari e tempi straordinari modificano questo vocabolario.

Teatro Petruzzelli affollato. Distanza.

Distanze pubbliche e sociali, intime e private

Spiega lo studioso, che esiste la “distanza pubblica”: quella che separa l’oratore dalle prime file di chi seduto ascolta la sua conferenza. Oppure gli attori, che recitano sul palco.

C’è poi una “distanza sociale”, quella che mettiamo tra noi e gli sconosciuti in un negozio o per strada. C’è anche la “distanza privata”, che permette una stretta di mano tra amici e persone che si conoscono.

Infine la “distanza intima”, quella più ridotta: la pelle che sfiora la pelle, le paroline soffiate all’orecchio. Genitori e figli. Oppure chi si ama.

Per indole individuale, ma soprattutto per appartenenza geografica e culturale, ciascuno modula diversamente queste distanze. Ma sono press’a poco le stesse. Ad esempio, la lunghezza di un braccio steso, quello che attorno a noi disegna un’immaginaria sfera: una bolla che ha il raggio di un metro circa. Se questa distanza si accorcia, se qualcuno si avvicina di più, avvertiamo il superamento di una soglia. E quando si tratta di una persona che non ci è familiare, proviamo disagio, un senso di invasione.

Costui o costei mi sta rompendo la bolla, pensiamo tra noi e noi. E ci spostiamo. O incrociamo le braccia. Altolà.

Distanza. Prossemica.

Conta molto dove siamo nati e come siamo stati abituati a muoverci. Nei paesi arabi la bolla è meno ampia che altrove. Sentirsi strusciati in un suk di Tunisi non fa problema. Tra le popolazioni del Nord Europa si allarga parecchio, complici gli ambienti naturali, vasti e disabitati di quei Paesi.

Antropologo curioso, fra i primi a occuparsi di inter-culturalismo, Edward T. Hall ha studiato le più diverse popolazioni. E nella smania di linguistica che impregnava gli anni Sessanta ha provato a stendere il vocabolario di questa dimensione nascosta (The Hidden Dimension, 1966).

Undici anni fa Hall è scomparso. Peccato. Le sue ricerche ci ora tornerebbero utili, e nella stagione estiva, indispensabili.

Torneremo certo sulla riviera di Barcola. Ma ancora non sappiamo come. Che significato avranno i 99 cm che sembrano separare quei due asciugamani stesi a terra? Che cosa vuole dire il signore sportivo, in calzoncini corti, che ha aperto la sua sedia a sdraio a tre metri da me? Non abbiate paura – potrebbe essere il significato – sono una persona a modo: mi comporto come la situazione richiede.

Basterà solo che tutti facciano attenzione a come si tuffano. Gocce, goccioline e spruzzi quest’anno hanno avuto cattiva stampa.

Edward T. Hall. Breve nota biografica

Nato nel Missouri, nel 1914, Edward Twitchell Hall si è affermato come antropologo e come uno fra i primi, se non il fondatore, degli studi inter-culturali. Le sue esperienze presso gli indiani Navajo e Hopi nelle riserve dell’Arizona e il servizio militare in Europa, nel vicino e nel lontano Oriente lo hanno portato ad occuparsi degli usi sociali dello spazio e della comunicazione tra i membri di diverse culture (The Silent Language, Il linguaggio silenzioso, 1959).

Edward T. Hall
Edward T. Hall

Ruolo decisivo ha avuto un suo libro del 1966, La dimensione nascosta, tradotto in Italia da Bompiani, con la prefazione di Umberto Eco. Di Hall è anche il conio della parola “prossèmica” (1960, dall’aggettivo “prossimo” inteso come ‘vicino’) termine con il quale si è cominciato a indicare, negli studi di semiotica, la disciplina che si occupa dell’uso sociale dalle distanze. Da allora questa “antropologia dello spazio” ha aperto la porta a dozzine di nuovi argomenti, alcuni dei quali di stretta attualità. Hall è scomparso nel 2009.

[versione aggiornata dell’articolo apparso su TuttoLibri – ilpiccoloLibri del 3 maggio 2020]

Vedi anche il precedente post su QuanteScene! (22 aprile) a proposito di teatro e assembramenti.

Teatro italiano oggi. Il manuale tascabile

La prima versione di questo testo è stata pubblicata in inglese nel numero 20 di Critical Stages / Scènes Critiques, il journal dell’Associazione Internazionale dei Critici di Teatro (dicembre 2019).

Per forza di cose, il discorso non poteva tenere conto della situazione di crisi in cui si sono ritrovati, dalla fine del mese di febbraio 2020, i teatri italiani.

Il pubblico a cui si rivolgeva questo paper (qui è tradotto) è fatto di lettori prevalentemente stranieri a cui raccontare, in maniera succinta ma non superficiale, l’evoluzione della scena italiana nel decennio appena trascorso.

Un lettore italiano potrà invece apprezzare (o lamentarsi) della sintesi, che prova a disegnare linee dritte in un panorama che è molto più frastagliato e frammentato.

In 20.000 parole, tante ne contiene questo piccolo saggio, non ci poteva stare tutto. E nemmeno tutti.

Una utile appendice di video, in fondo al paper, riassume, rievoca e soprattutto regala a tutti i lettori lo splendore del teatro italiano contemporaneo.

Teatro italiano. Non un sistema, tante trasformazioni

L’Italia è il paese dei 1000 chilometri. Questa è la distanza che separa la sala del teatro municipale nella città bilingue di Bolzano, tra le Alpi coperte di neve, dal teatro greco di Siracusa, in Sicilia, un teatro all’aperto a pochi passi dal mar Mediterraneo, uno dei più belli della Magna Grecia. 

Ma l’Italia è anche il paese delle 1000 lingue. La storia italiana ha fatto sì che ogni regione, ogni singola città perfino, sviluppassero il proprio modo di parlare. Solo la televisione, dagli anni ’50 in poi, è riuscita a rafforzare una lingua italiana comune a tutti, lo standard nazionale. Ma dialetti e lingue locali sopravvivono ovunque e sono vivacemente praticati.

Nessuna sorpresa dunque, se l’Italia può anche contare su 1000 diversi teatri e 1000 diverse maniere di fare teatro. Che sono tutte in continua evoluzione. Ben lontano dall’essere un sistema (come quello francese o quello tedesco), il panorama teatrale italiano è un agglomerato caotico dove eventi storia, varietà linguistiche, luoghi di creazione, piccoli e grandi provvedimenti legislativi, artisti di spicco, scuotono i teatri e i loro pubblici in un caos animato di cui non sempre è facile analizzare la fisionomia e osservare i flussi interni.

L’orizzonte su cui si distribuirà questo paper è breve. Meno di dieci anni. In un periodo così limitato, le forze della trasformazione possono apparire veloci e sorprendenti, ma è probabile che, alla prova del tempo, risultino meno incisive. Questo paper renderà conto di ciò che è avvenuto nelle più recenti stagioni, ma sarà pure necessario fare riferimento a fenomeni di lungo periodo.

Il ruolo delle componenti economiche (finanziamenti), giuridiche (legislazione), sociologiche (caratteristiche dei pubblici) non è trascurabile nelle trasformazioni dei linguaggi delle arti. E si può apprezzare meglio in un arco di tempo più lungo: il solo che tenga anche conto dell’adattamento degli artisti e dei pubblici all’innovazione.

Lehman Trilogy – Stefano Massini, regia Luca Ronconi (2015)

1. Dallo Stato ai Teatri

Se la componente organizzativa e istituzionale non vi interessa, potete direttamente passare al paragrafo successivo.

Ecco perché un punto di partenza dal quale far partire il nostro sguardo non è un evento artistico, ma un provvedimento legislativo. Il decreto firmato il 1 luglio 2014 e pubblicato poi sulla Gazzetta Ufficiale (il journal ufficiale della Repubblica Italiana) ha dato nuova forma ai criteri per le assegnazioni del FUS (il Fondo Unico per lo Spettacolo, la principale fonte economica con cui lo Stato Italiano sostiene teatro, musica, danza, attività circensi e spettacoli viaggianti). 

È stato un atto legislativo, istituzionale, ma anche artisticamente importante. Infatti :

1) esso dà regole che si auspica durature all’attività teatrale, la quale in Italia non aveva mai avuto una legge di sistema, ma solo provvedimenti temporanei, le cosiddette circolari)

2) agisce creando un rapporto nuovo (qualitativo e quantitativo, in virtù di un algoritmo matematico molto discusso, a dire il vero) nel finanziamento comparativo che amministrazione pubblica riserva ai singoli teatri: questo rapporto era fermo dal 1985, l’anno di nascita del FUS, più di 30 anni fa, e si basava sulla discrezionalità artistica di una commissione.

In questo modo il decreto 1/7/2014 ha cominciato a orientare e incidere su nuovi modelli di creazione, produzione e distribuzione. Dal FUS, o da altri paralleli stanziamenti pubblici (quelli delle amministrazioni regionali, in particolare) modellati sui criteri del FUS, dipende infatti tutta l’attività teatrale in Italia, quella che vuole avere carattere professionale: anche quella che si definisce indipendente.

Il decreto 1/7/2014, ha avuto attuazione nel triennio 2015 – 2017 e si sta in questo momento applicando sul triennio 2018-2020. Non è difficile intuire come alcune spinte presenti del decreto (interesse per l’attività e per le opere multidisciplinari; sostegno a compagnie under 35; individuazione dei teatri nazionali e di quelli di rilevante interesse culturale, i TRIC; attenzione verso la formazione del pubblico e dei giovani artisti) siano motivi propulsori di scelte che compagnie e teatri stanno in questo momento facendo.

Solo nel 2020 alla scadenza del secondo triennio si potrà capire se il decreto ha dato maggior carattere sistemico alla fluidità del panorama teatrale italiano.

Ma è ovvio che stesso periodo hanno agito altre forze, di carattere marcatamente artistico e con la energia maturata in un tempo più lungo.

Teatro Italiano Contemporaneo - Il cielo non è un fondale - Deflorian Tagliarini
Daria Deflorian in Il cielo non è un fondale (2016). Ph: Elizabet Carecchio

2. Trasformazioni nella regia

Entriamo finalmente nella sostanza artistica.

La fine del 20esimo secolo è stata contrassegnata, nel teatro italiano dal modello della regia critica. Registi come Giorgio Strehler (1921-1997), Luca Ronconi (1933 – 2015) e Massimo Castri (1943 – 2013) hanno definito un modello di messa in scena tipicamente italiana. Il regista critico non era solamente il garante finale delle diverse componenti che partecipano alla costruzione di uno spettacolo. Questa figura di regista assumeva su di sé anche il ruolo di Dramaturg, di Pedagogo (per gli attori), di Manager (perché lavorava presso i più importanti teatri nazionali e ne orientava le scelte).

Di fatto, il regista critico diventava anche una sorta di co-autore, assieme al drammaturgo che aveva scritto il testo, del lavoro che veniva prodotto. A volte lo scavalcava in visibilità. Così è successo in alcuni tra gli ultimi lavori di Luca Ronconi, prima della morte, La modestia (2011) e Il Panico (2013), nei quali la personalità del regista, catturava l’attenzione molto più di quanto non facesse la scarsa notorietà (in Italia) dell’autore argentino Rafael Spregelburd.

Oggi il modello della regia critica è stato in parte dismesso. Ma il carisma artistico di Ronconi e il suo interesse anche per testi non-drammatici (romanzi, saggi scientifici e economici) hanno lasciato un segno profondo in chi ne ha raccolto l’eredità.

Mario MartoneAntonio Latella sono due registi che operano in questa direzione, sebbene modulata, nel caso di Martone, da molte esperienze parallele nel campo del cinema e dell’allestimento di teatro musicale. Martone ha diretto i teatri stabili pubblici di Roma, di Napoli e di Torino. In quest’ultimo decennio, si è distinto per regie non canoniche, come quella basata sugli scritti filosofici del poeta Giacomo Leopardi (Operette morali, 2014) o per radicali ricreazioni letterarie, come una Carmen (2015, da Merimée, più che da Bizet) iper-popolare, completamente ambientata a Napoli. Il video è in appendice.

Teatro Italiano Contemporaneo - Carmen - Mario Martone
Iaia Forte in Carmen, regia Mario Martone (2015)

Latella dirige dal 2017 la sezione Teatro della Biennale di Venezia e, in questo decennio, ha raccolto parecchi consensi con il suo lavoro di creazione e ricodificazione di cult cinematografici come Gone with the Wind (Francamente me ne infischio, 2011), Die Sehnsucht von Veronika Voss (Ti regalo la mia morte, Veronika, 2015) o di romanzi molto popolari (Pinocchio, 2017). Accanto a Martone e Latella, è opportuno ricordare anche i registi di una generazione immediatamente precedente come Giorgio Barberio Corsetti (alla direzione del Teatro di Roma dal 2019), Federico Tiezzi, Cesare Lievi. E soprattutto i registi della generazione successiva: Valerio Binasco (oggi alla direzione del teatro di Torino), Arturo Cirillo, oltre alla progressiva affermazione di donne registe come Serena Sinigaglia, Cristina Pezzoli, Veronica Cruciani.

Teatro Italiano Contemporaneo - Pinocchio - Antonio Latella
Christian La Rosa in Pinocchio, regia Antonio Latella (2017). Ph. Brunella Giolivo

Ci sono altre figure di rilievo che a cui si riconosce, in Italia, il titolo di regista. Il loro modus operandi è però alquanto diverso da quello definito sopra. Pippo Delbono, Romeo Castellucci (co-fondatore della sua Socìetas Raffaello Sanzio), Emma Dante non sono propensi alla messa in scena di testi già scritti e si concentrano invece sulla creazione scenica di una drammaturgia molto individuale e originale.

Pippo Delbono, che ha affrontato spesso il tema della marginalità sociale, recentemente ha portato in scena il suo rapporto con la fede cattolica (Vangelo, 2015) e nel suo ultimo lavoro (La gioia, 2018, video in appendice) ha promosso la propria malattia depressiva a motivo portante dello spettacolo. Con un’adesione emotiva molto forte da parte degli spettatori. 

Pippo Delbono in La gioia (2018)

Romeo Castellucci propone invece raffinate operazioni di costruzione scenica, quasi il corrispettivo teatrale dell’arte concettuale, intersecate spesso a azioni di scena che turbano lo spettatore (Go down, Moses, 2014, video in appendice).

Emma Dante lavora soprattutto con ensemble di performer da lei accuratamente selezionati. È dal lavoro di improvvisazione di questi gruppi che i suoi spettacoli traggono la loro forza (Le sorelle Macaluso, 2014, Bestie di scena, 2017, video in appendice), esaltata dal clima mediterraneo che nasce dalla sua capacità di leggere la propria terra di origine, la Sicilia, specialmente Palermo.

Con le loro opere, basate su procedimenti di scrittura scenica (e molto meno sulla espressione verbale) Delbono, Dante e Castellucci sono i nomi italiani oggi maggiormente conosciuti in campo internazionale, apprezzati e discussi anche per i loro allestimenti di teatro musicale.

Teatro Italiano Contemporaneo - Le Sorelle Macaluso - Emma Dante
Le sorelle Macaluso, regia Emma Dante (2014)

2.1. Regia: tendenze e figure di spicco

L’accelerazione di questa modalità di lavoro ha fatto sì che fosse sempre meno pronunciata la distinzione tra regista, autore, performer. Esempi di artisti che appaiono condensare in sé queste diverse funzioni sono Roberto Latini e Licia Lanera.

Teatro Italiano Contemporaneo - Darling - ricci/forte
Darling – ricci/forte (2014) Ph. Piero Tauro

Negli ultimi cinque anni si è creata una intensa sintonia fra il pubblico più giovane e le soluzioni pop del duo Stefano Ricci e Gianni Forte (aka ricci/forte) con spettacoli in cui la colonna sonora diventa filo drammaturgico (Darling (ipotesi per un’Orestea), 2014 ). Ma interessante è il lavoro di vera e propria rigenerazione che viene operata su capolavori mondiali, usati come booster per operazioni che sono assolutamente contemporanee. È il lavoro svolto da Massimiliano Civica (su Alcesti, 2014), Alessandro Serra (su Macbeth, 2017), Leonardo Lidi (su Spettri di Ibsen, 2018).

Teatro Italiano Contemporaneo - Macbettu - Alessandro Serra
Macbettu, regia Alessandro Serra (2017). Ph. Alessandro Serra

3. Trasformazioni nel lavoro degli attori

Anche nel 20esimo secolo la tradizione del grand’attore italiano avuto un ruolo primario sui palcoscenici. Ci sono oggi attori anziani che negli anni più recenti hanno consolidato questa tradizione, essendo essi stessi il perno e il principale motivo di richiamo nei loro spettacoli. Umberto OrsiniGlauco Mauri sul versante maschile, Giulia Lazzarini e Anna Maria Guarnieri su quello femminile (le due attrici lavorano quest’anno assieme in Arsenico e vecchi merletti). Tutti hanno superato gli 80 anni. Tuttavia, il loro potere attrattivo è ancora molto forte. 

Gabriele Lavia ha fuso le nevrosi della sua personalità d’attore con una larga cultura di regista e ama soprattutto calarsi nei personaggi della grande crisi dell’individuo tra ‘800 e ‘900 (Strindberg e Pirandello, sono spesso stati i suoi cavalli di battaglia). Tra interpretazione e regia si colloca anche il profilo di Alessandro Gassman (figlio del celebre attore Vittorio). Alta qualità interpretativa è stata ed riconosciuta inoltre a Massimo De Francovich, Isa Danieli, Roberto Herlitzka, Piera degli Esposti, …

Molti sono coloro che hanno saputo dividere la propria attività tra teatro, cinema e televisione: cosi che un medium poteva illuminare anche l’altro: Luca Zingaretti (il popolare Commissario Montalbano delle serie investigative in tv) Alessandro Haber, Ottavia Piccolo, Anna Bonaiuto, Angela Finocchiaro, Giuseppe Battiston, Paolo Pierobon, Fabrizio Gifuni, Pierfrancesco Favino e il più giovane Lino Guanciale. 

Teatro Italiano Contemporaneo - Massimo Popolizio - Un nemico del popolo
Massimo Popolizio in Un nemico del popolo (2019). Ph. Giuseppe Distefano

Altri interpreti hanno preferito invece concentrare la propria carriera quasi esclusivamente sul teatro, raggiungendo risultati qualitativi molto alti. È il caso di Massimo PopolizioMaria Paiato (entrambi recitano quest’anno in Un nemico del popolo, probabilmente il miglior spettacolo della stagione 2019/2020). Determinazione, sapienza, ambiguità sono i tratti che definiscono il lavoro d’attrice di Maddalena Crippa, Sonia BergamascoSilvia Calderoni, in particolare nel suo Mdlsx (prodotto da Motus nel 2015).

Teatro Italiano Contemporaneo - Silvia Calderoni - Mdlsx
Silvia Calderoni in Mdlsx (Middlesex), Motus (2015). Ph: Simone Stanislai

3.1. Il lavoro degli attori: tendenze e figure di spicco 

Per le stesse ragioni indicate nel punto 2.1, molti artisti con spiccate capacità performative scelgono oggi di creare i propri percorsi di scrittura. Uno stile fortemente espressionista, legato alla terra d’origine (la periferia della città di Napoli) e al proprio vitalismo corporeo ha fatto apprezzare Mimmo Borrelli. La Cupa (2018, video in appendice), è un racconto violento, tra canto, mito e bestemmia.

Marta Cuscunà ha basato le proprie creazioni su conflitti di genere e resistenza delle donne, utilizzando in palcoscenico anche tecniche di animatronica (animazione meccanica, e non elettronica, dei pupazzi). Con Sorry, Boys (2016) e Il canto della caduta (2018), Cuscunà ha raggiunto risultati spesso premiati.

Teatro Italiano Contemporaneo - Il canto della caduta - Marta Cuscunà
Il canto della caduta – Marta Cuscunà (2018) Ph. Daniele Borghello

Gli attori italiani sono spesso vittime di un’abitudine all’over-acting. Tra quelli che si sono affermati di recente, una forma di décalage interpretativo riesce ad allontanare ogni sospetto di recitazione enfatica: Daria Deflorian e Antonio Tagliarini privilegiano l’immediatezza del dialogo e della voce, a cui si accompagna la destrutturazione della linearità testuale elaborata attraverso nuovi orizzonti di scrittura. Come in Ce ne andiamo per non darvi altre preoccupazioni (2013) e Il cielo non è fondale (2016). Deflorian e Tagliarini hanno appena vinto il Premio Riccione per l’innovazione drammaturgia (vedi anche il paragrafo 5).

Teatro Italiano Contemporaneo - Deflorian Tagliarini - Ce ne andiamo
Ce ne andiamo per non darvi altre preoccupazioni, Daria Deflorian e Antonio Tagliarini (2013). Photo: Gabriele Zanon

La stessa inclinazione è presente nei testi scritti per se stesso da Oscar De Summa e in Lino Musella. Mentre il linguaggio popolare quotidiano, con i suoi luoghi comuni e la sua volgarità, è diventato la firma dei lavori di Babilonia Teatri (dall’iniziale Made in Italy, 2007, al più recente Calcinculo, 2018, video in appendice).

4. Trasformazioni nei formati di produzione

Nonostante questa larga base di registi, di attori e attrici, il teatro occupa uno spazio sempre meno rilevante nel sistema italiano della cultura e dell’intrattenimento. La concorrenza delle opera digitale riprodotta resta infatti imbattibile. Una risposta a questa crisi e alla minor disponibilità economica per la distribuzione di opere è stato il formato monologo, o meglio la performance di un attore o di un’attrice sola.

In Italia il fenomeno si è intrecciato con il crescente interesse per un teatro di impegno civile, analisi della storia recente, spesso in forma di inchiesta giornalistica. Questo tipo di teatro sfrutta principalmente forme non-drammatiche. A partire dagli anni ’90 (con gli artisti che possiamo considerare fondatori: Marco Paolini, Marco Baliani, Laura Curino, tutti ancora in attività) il teatro civile e di inchiesta si è arricchito di altri performer, che oggi sono i cantori problematici della contemporaneità: Ascanio Celestini (Il razzismo è una brutta storia, 2009), Davide Enia (L’abisso, 2018), Giuliana Musso (La fabbrica dei preti, 2012), Mario Perrotta (Nel nome del padre, 2019), oppure coltivano la varietà delle tante lingue che, come si è detto sopra caratterizza l’Italia. Saverio La Ruina, per esempio è portavoce di un teatro del Meridione (La Borto, 2009).

Teatro Italiano Contemporaneo - Marco Paolini
Marco Paolini in Nel tempo degli dei (2018). Ph. Gianluca Moretto

Una risposta antagonista alla diffusione dei formati one-performer è stata la crescita professionale di giovani compagnie. Già negli anni ’70 il teatro italiano aveva vissuto un periodo di grande invenzione collettiva. Di quel periodo restano attivi alcuni gruppi storici: il Teatro dell’Elfo, la compagnia delle Albe di Marco Martinelli e Ermanna Montanari, a cui si sono aggiunti più tardi i Motus, con un teatro ricco di elementi trasgressivi.

Ma rilevante in questa ultima decade è il fenomeno di compagnie giovani, nate da esperienze di formazione comune, di solito nelle accademie e nelle scuole di teatro, a volte anche nei centri sociali e negli spazi occupati da combattivi movimenti politico-culturali. Si chiamano Carrozzeria Orfeo, Vico Quarto Mazzini, Teatro dei Gordi, Archivo Zeta, Kepler 452, Collettivo Controcanto. Su un peculiare orizzonte di interscambio tra cultura classica e contemporaneità, artigianato e tecnologia, lavora la compagnia Anagoor, con uno spiccato amore per il mondo antico, in Virgilio Brucia (2014, video in appendice) e Socrate il sopravvissuto (2016).

Teatro Italiano Contemporaneo - Anagoor - Socrate il sopravvissuto
Socrate il sopravvissuto- Anagoor – Ph. Giulio Favotto

4.1. Formati: le tendenze

Il tentativo di rendere più familiare il teatro a gruppi sociali che ne erano esclusi e, al tempo stesso l’interesse per un più diretto ingaggio del pubblico ha dato spazio a nuovi modelli di creazione e produzione.

Affiancando le ricerche dei tedeschi Rimini Protokoll e dei loro Experten des Alltags, esperti del quotidiano, oppure seguendo il modello del teatro sensoriale del colombiano Enrique Vargas, anche il teatro italiano sta elaborando formule di teatro partecipato.

A disegnare il progetto è sempre un regista o un performer ma, nel gruppo degli esecutori, la componente professionistica lascia sempre maggior spazio a amateurs, o cittadini interessati al contatto diretto una lingua d’arte. Sono loro che, con la propria esperienza diretta, vivificano i temi e l’interesse suscitato nello specifico contesto, come in alcuni progetti di Rita Maffei e di Fabrizio Arcuri.

L'assemblea - Rita Maffei - ph Alice Durigatto/Phocus Agency.
L’assemblea, regia Rita Maffei (2018) Ph. Alice Durigatto/Phocus Agency

Esistono inoltre pratiche progettuali più ampie e variamente frammentate che, ben oltre gli spettacoli, coinvolgono ambiti come quello educativo, sociale, urbanistico, turistico, o anche semplicemente esperienziale, e toccano perciò discipline diverse. Intrinseco nei progetti di Residenza territoriale, essenziale nelle esperienze di teatro per le giovani generazioni (il cosiddetto Teatro Ragazzi), questo è anche il tratto distintivo di molte compagnie, gruppi, istituzioni operanti sui diversi territori, come Teatro dell’Argine (Emilia), Akropolis Teatro (Liguria) , Nest (Campania), Teatro dei Venti (Emilia, con il loro Moby Dick, 2018, video in appendice), Centrale Fies (Trentino), …

5. Trasformazioni nella scrittura

Il tema è molto articolato e non può essere esaurito nelle poche righe a disposizione. La preponderante presenza del digitale ha indebolito l’editoria teatrale (non solo quella fondata sulla carta) e solo tre case editrici italiane sembrano oggi interessate alla pubblicazione di testi teatrali contemporanei. Titivillus (www.titivillus.it), Editoria & Spettacolo (www.editoriaespettacolo.com) e Cue Press (www.cuepress.com, con un prevalente interesse per l’editoria digitale e per gli eBook interattivi).

Le nuove scritture si affidano quindi sopratutto ai premi e ai concorsi, che però hanno poca disponibilità economica e scarsa capacità distributiva. I vincitori di manifestazioni specificamente dedicate alla drammaturgia, come il Premio Hystrio-Scritture di scena e il Premio Riccione, trovano difficoltà nel far arrivare alla produzione le loro opere. 

Per questa ragione, soprattutto nel teatro indipendente, si assiste alla creazione di progetti scenici, studi, trailer, schegge (della durata di alcune decine di minuti) utili a portare il proprio lavoro davanti a giurie di esperti (come il Premio Tuttoteatro.com e il Premio Giovani Realtà del Teatro).

Si è imposta comunque, negli ultimi anni, l’efficacia verbale di Lucia Calamaro (che nello scrivere segue un movimento flottante di pensieri piuttosto che storytelling lineari, da L’origine del mondo, 2012, a La vita ferma, 2016). Un caso speciale è quello del prolifico Stefano Massini. La sua originale e epica riscrittura della saga dei Lehman Brothers è stato un fenomeno internazionale, oltre che l’ultima regia di Luca Ronconi (2015, video in appendice).

Lehman Trilogy, Stefano Massini, regia Luca Ronconi. Piccolo Teatro Milano (2015). Ph: Attilio Marasco

6. Trasformazioni dei contesti di spettacolo. Festival e premi

I nomi che sono finora apparsi in questo paper sono anche comparsi una o più volte negli elenchi dei finalisti dei maggiori premi teatrali Italiani.

Premi Ubu, i premi Hystrio, i premi ANCT (l’associazione dei critici italiani di teatro), le selezioni operate dalle giurie web di Rete Critica, sono oggi una bussola per orientarsi nel teatro italiano. Fino alla scorso decennio, questa ruolo era svolto dai festival. Che continuano sì a svolgere la loro funzione di collettori, ma sono sempre più spesso sottoposti alle determinazioni economiche delle amministrazioni locali (cioè dei loro principali supporter economici) e tendono oggi piuttosto a assolvere funzioni turistiche e di marketing territoriale, come è il caso del celebre Festival dei Due Mondi di Spoleto. 

A manifestazioni di forte richiamo come RomaEuropa (a Roma), Vie (a Modena e dintorni), o al festival di teatro della Biennale di Venezia, è affidato il compito di presentare in Italia creazioni internazionali. Svolgono invece attività di scouting Santarcagelo dei Teatri (in Italia centrale ), Drodesera (al Nord), Primavera dei teatri (al Sud) e altre iniziative più localizzate o tematizzate (Bassano Opera Festival in Veneto, Terreni creativi in Liguria, Contemporanea Prato e Kilowatt in Toscana …).

Questi festival focalizzano spesso un orizzonte multi-disciplinare (come è auspicato dal decreto di cui si è parlato all’inizio di questo paper) e sempre più decisiva si rivela l’incidenza del movimento coreografico e della componente musicale anche a teatro.

Molti creatori, con una formazione di danza, sono ospiti dei cartelloni che tradizionalmente erano riservati al teatro. Alessandro Sciarroni, con Folk-s. Will you still love me tomorrow (2012) e Chroma_don’t be frightened of turning the page (2015), Silvia Gribaudi (Graces, 2019, video in appendice), Chiara Bersani, Francesca Pennini e il suo Collettivo Cinetico, sono i principali esponenti di un fenomeno che si pone oggi come traghetto tra linguaggi che molti considerano ancora separati. E aprono inoltre la danza a sollecitazioni forti, fino a smantellarne il tradizionale impianto coreografico.

Teatro Italiano Contemporaneo - Collettivo Cinetico - Age
Age, Collettivo Cinetico (2014). Ph: Marco Davolio

Appendice video

Lehman Trilogy – Luca Ronconi, Stefano Massini

Carmen – Mario Martone

Go down, Moses – Romeo Castellucci

La gioia – Pippo Delbono

Bestie di scena – Emma Dante

Macbettu – Alessandro Serra

La cupa – Mimmo Borrelli

Mdlsx (middlesex) – Silvia Calderoni

Calcinculo – Babilonia Teatri

Virgilio Brucia – Anagoor

Moby Dick – Teatro dei Venti

Save the last dance for me – Alessandro Sciarroni

Graces – Silvia Gribaudi

E c’è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra

Magari non ve ne siete accorti, perché eravate concentrati sul lavaggio delle mani (almeno 60 secondi). O siete usciti per fare incetta di mascherine e generi di sopravvivenza. Ma il coprifuoco generale è già operante. Anche nelle nostre teste.

E c’è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra”

Peste - spettacolo dal vivo

Il settore dello spettacolo dal vivo ha una sua delicata specificità, non legata alle contingenze economiche né ai tempi che attraversiamo, ma alla sua essenza. L’impatto con i comportamenti e le prescrizioni dell’era dell’epidemia comincia già in questo istante a essere disastroso.

spettacolo dal vivo - C.Re.S.Co.

Mimma Gallina, una che se ne occupa da decenni, la vede ancora più scura. “Le conseguenze sull’economia nel suo complesso, e sulla vita sociale saranno immani”.

Perciò, se ci ha colpito la strizza del contagio, dedichiamoci pure all’hikikomori (qui la spiegazione) nella nostra casetta. Ma un pensierino, intanto, facciamocelo.

E visto che il telelavoro è ancora un miraggio, occupiamo il tempo leggendo questo approfondimento su Ateatro.it

Quando il teatro è più efficace dell’Amuchina

Il teatro fa bene alla salute. Più della curcuma e delle banane raccomandate dai nutrizionisti. Più delle cure detox praticate nei centri benessere. Più dell’attività fisica a cui vi invita settimanalmente il medico. E forse più dell’Amuchina, tanto venduta questa settimana.

Flacone Amuchina

Il teatro fa bene, mantiene in forma, rende longevi. Parola di centenari, o quasi. Manca poco infatti al momento in cui due giganti del palcoscenico italiano festeggeranno un secolo di vita, insieme a molti, molti decenni di attività. 

Gianrico Tedeschi è nato a Milano, il 20 aprile del 1920. Nello stesso anno e nella stessa città, ma il 31 luglio, è nata Franca Valeri. Centenari. Leone e leonessa delle scene. Non solo teatrali, anche cinematografiche e televisive. Attori nel senso pieno e esteso della parola. Attori del secolo.

Sulla via dei cento

Viene spontaneo chiedersi come abbiano fatto. Interessarsi al segreto che permette loro, anche a pochi mesi dal compleanno numero cento, di mantenere la vivacità di pensiero e l’arguzia con cui li ricordiamo destreggiarsi in palcoscenico e sul set. O dentro la mitica cornice dei Caroselli. Lui ha portato fortuna a creme di formaggio e cofanetti di caramelle. Lei resta regina indimenticabile di panettoni e pandori.

Il loro segreto – se segreto è – sta in una vita vissuta sempre attraverso altre vite, quelle dei personaggi. Sta in nell’andirivieni incessante, su e giù per le strade d’Italia, condividendo lo stesso destino dei comici del tempo di Carlo Goldoni: vite nomadi. E ancora, sta nell’abituarsi, sera dopo sera, giorno dopo giorno, a camerini, a palcoscenici, a pubblici sempre diversi, che tengono in allenamento il corpo e la mente. È il teatro che fa vivere bene. Anzi, modella la vita.

Franca Valeri

Semplice, buttato via, moderno

Lo si capisce leggendo la biografia di Gianrico Tedeschi, Semplice, buttato via, moderno (Viella Edizioni, 27 euro), un libro scritto con affetto di figlia da Enrica, la primogenita, che a differenza della sorella Sveva, non ha seguito le orme paterne e invece ha insegnato discipline sociologiche all’Università di Roma. Strada diversa, che le ha suggerito di raccontare il padre attraverso la lunga, intensa intervista che si dipana per oltre 200 pagine di libro. Capitoli che non sono solo un percorso biografico e un viaggio dentro il trasformarsi della scena italiana nel secolo scorso e in questo: dalla fondazione del Piccolo di Milano all’ultimo spettacolo in cui abbiamo visto Tedeschi recitare, Dipartita finale, assieme a Pagliai, Donandoni, e all’autore e regista , Branciaroli.

Semplice, buttato via, moderno - Biografia di Gianrico Tedeschi
La biografia di Gianrico Tedeschi scritta dalla figlia Enrica

Il libro di Enrica Tedeschi è il ritratto di un uomo che dal teatro ha tratto la propria energia morale, il coraggio di dire no, proprio in momenti che decidono una vita. Internato nei lager di Sandbostel e Wietzendorf seppe rifiutare il “pressante” invito, in quanto ufficiale dell’esercito italiano, a aderire alla Repubblica sociale di Mussolini. E scelse le angherie tedesche delle baracche, della fame, del filo spinato, dei compagni di prigionia ammazzati. Opponendo loro la forza della dignità e di un’arte, che era la sola a mantenerlo in vita. Nelle baracche, Gianrico Tedeschi recitava Pirandello per i compagni di sventura.

Toh, quante donne!

Se di lui c’è tutto in quel libro, la carriera e la personalità di Franca Valeri stanno in decine e decine di libri. Attrice, ma anche autrice, sceneggiatrice, “la Franca” si è raccontata nelle tante donne da lei inventate e elette poi campionesse di un’Italia femminile. La signorina snob, Cesira la manicure da uomo, la ‘sora’ Cecioni… Toh, quante donne! (è un suo libro del 1992, pubblicato da Lindau) al quale bisogna aggiungere un altro volume, che fin dal titolo ne disegna l’autoritratto sapiente: Bugiarda no, reticente (da Einaudi).

La medicina del palcoscenico

E se per loro sono cento, di questi anni, anche per altri attori italiani, solo un po’ più giovani, vale la medicina del palcoscenico. Provate a leggere Sold out di Umberto Orsini (è pubblicato da Laterza, 18 euro, 200 pp.). Per l’attore, il libro è stato il modo di rimettere a posto le tessere della propria storia. Ma per ogni attore il titolo, che vuol dire “tutto esaurito”, rappresenta un balsamo. “Il fatto che la gente riempia una sala per venirmi a vedere – scrive Orsini – mi pare sempre miracoloso e quasi esagerato. Sono morto almeno una ventina di volte, in palcoscenico, quasi sempre in modo teatrale: duello, sparatorie, veleno. Nessuna di queste morti assomiglierà alla mia e, soprattutto, la mia non potrò mai rappresentarla, perché si rappresenterà da sola”. Colto, sornione, scaramantico, festeggerà il 2 aprile i suoi 86 anni. E sarà in scena.

Umberto Orsini - Sold out

Come saranno in scena altre due lady del nostro teatro importante. Della stessa età di Orsini, con un altrettanto gloriosa carriera (Strehler e Ronconi come riferimenti), hanno scelto una commedia brillante per sfidare il lato umoristico, come raramente era loro capitato di fare. Giulia Lazzarini e Anna Maria Guarnieri sono già alle prese con Arsenico e vecchi merletti, copione di Kesselring (1941), trasformato in pellicola di culto popolare da Frank Capra e quest’anno portato in scena da Geppy Gleijeses. Due formidabili ‘ziette’ che “aiutano con un dolce (e velenoso) rosolio gli anziani soli a porre fine alla propria solitudine”. Le hanno in cartellone quasi tutti i teatri più importanti della penisola.

Arsenico e vecchi merletti

[parzialmente pubblicato sul quotidiano IL PICCOLO, il 23 febbraio 2020]