Visavì Gorizia. Sul confine invisibile, per costruire il 2025

Si conclude oggi a Gorizia e Nova Gorica – tra Italia e Slovenia – la seconda edizione di Visavì, il festival di danza contemporanea che ha dato il via ai progetti transfrontalieri destinati a culminare quando le due città, insieme, tra quattro anni, saranno Capitale Europea della Cultura 2025.

Festival di danza Visavì 2021 - Gorizia - Nova Gorica

Quattro anni sembrano molti. Ma il tempo corre veloce. E già c’è chi si rimbocca le maniche guardando verso il traguardo del 2025. Quando la città divisa di Gorizia-Nova Gorica, sarà nuovamente unita come Capitale Europea della Cultura.

Nella roadmap culturale che porterà a quella data, lo spettacolo dal vivo avrà un ruolo importante. Una prima tappa è già Visavì, festival di danza contemporanea nato lo scorso anno da un’intuizione carica di futuro di Artisti.Associati e del suo direttore Walter Mramor.

Quest’anno, da giovedì 28 ottobre e fino a oggi, un pullman ha fatto la spola tra il Teatro Verdi di Gorizia e lo Slovensko Narodno Gledališče, il teatro nazionale sloveno di Nova Gorica.

Un traghetto su gomma, che portava dall’una all’altra parte di un confine oggi quasi invisibile, quel pubblico internazionale venuto qui per anteprime, debutti, progetti di coreografia – 14 eventi in tutto – che dimostrano quanto Visavì, nato idealmente come spin-off della piattaforma di danza NID 2017 (vedi qui), stia crescendo.

E sia pronto a manifestare il suo potenziale pieno, tra quattro anni, quando saranno eventi culturali e spettacoli a rinsaldare una delle frontiere più tormentate dello scorso secolo.

Il valico di frontiera di Gorizia Casa Rossa in una cartolina del 1953

Breve riassunto di storia locale

1918. Gorizia e la sua provincia, fino a allora territorio dell’Impero austroungarico, entrano a far parte del Regno d’Italia. La Nizza dell’Impero – così la definiva nell’800 Carl von Czoernig, promotore turistico ante litteram – diventa territorio italiano di frontiera.

1947. Gli esiti della seconda guerra mondiale tracciano un confine tra Italia e Jugoslavia che incide la città come un bisturi, la separa dalla sua provincia, spezza in due perfino un piccolo cimitero, affidando metà delle anime alla sovranità di Roma e metà a quella di Belgrado. Comincia il gelo della guerra fredda.

2004. L’ingresso della Slovenia nell’Unione Europea ripristina il legame tra il centro storico della città italiana e i suoi sobborghi, cresciuti intanto oltreconfine. La piazza della stazione ferroviaria Transalpina, liberata da muri e reti, finalmente attraversabile da Est a Ovest, da Ovest a Est, diventa il simbolo di una Europa permeabile per i suoi cittadini.

2025. Individuate come Capitale della Cultura tra molte agguerrite concorrenti, Gorizia e Nova Gorica, saranno di fatto una città unificata. 

Go! 2025
La piastra che ricorda il posizionamento della frontiera Italia – Jugoslavia

Antichi valichi, nuove reti

Certo, tra 2020 e 2021 ci si è messa talvolta la pandemia, a innalzare tra Stato e Stato nuovi posti di blocco, nuove reti. Ma nei giorni scorsi, quelli di Visavì, il pullman degli artisti e del pubblico transitava spedito, oltre gli antichi valichi di frontiera. Ed erano in pochi a intuire quando si era effettivamente dall’altra parte. Perché nel 2025, nel nome di questa comune cultura non ci sarà un’altra parte.

I sindaci di Gorizia e Nova Gorica protestano
Il sindaco di Gorizia e quello di Nova Gorica, manifestano la loro contrarietà alla rete che durante il lockdown impediva l’attraversamento di Piazza della Transalpina – Trg Evrope

E anche perché gli artisti – coreografi e danzatori, in questo caso – sono naturalmente borderless. Una creazione come quella del coreografo Roberto Castello – che a Visavì ha presentato in anteprima Inferno – sarà tra pochi giorni a Roma nel calendario del festival RomaEuropa, e immediatamente dopo al Centre Dramatique de Montpellier in Francia, per proseguire poi nelle città dei tanti co-produttori: dalla Loira a Genova alla Toscana al Piemonte.

Inferno – coreografia Roberto Castello (ph. Giovanni Chiarot)

Ma che razza d’Inferno?

Non quello di Dante, certamente. Che per noia, dopo l’abbuffata 2021, Roberto Castello mette in un angolo, preferendogli semmai un’idea di Commedia. Questa sì con inizio lugubre e finale gioioso. Anzi brillante, spiritoso, come può essere una comedy oggi, tra proiezioni di spassosa grafica 3d e party tra amici, dove si balla, si scherza, si fanno le ore piccole.

Tutti un po’ bevuti, tutti un po’ eccitati. Carichi di quella energia che il pulse musicale creato Marco Zanotti e Andrea Taravelli con il Fender Rhodes (tranquilli, è un piano elettrico) di Paolo Pee Wee, trasmette instancabile a chi si muove in palcoscenico, e anche a chi sta seduto in platea, scalpitando.

Visavì 2021- Inferno- Roberto Castello
Inferno – coreografia Roberto Castello (ph. Giovanni Chiarot)

È chiaro che il vecchio concetto di coreografia, così come quello di bello stile, qui si perdono. Ma è lo spirito dei tempi che sempre più si sposta sul post-coreografico e lascia spazio a dinamiche nuove di movimento, meno estetizzanti, più vive, più pulsanti.

Mi è piaciuto molto, insomma, il lavoro di Roberto Castello, il quale, negli anni ’80, certo più giovane dell’attuale sessantina, è stato tra i padri fondatori della nuova danza italiana, con Sosta Palmizi. Mi ha messo in sintonia con il palcoscenico.

Ipnotico

Così come mi ha ipnotizzato la ricerca che un gruppo giovane oggi, il collettivo M.I. N.E., ha preparato per il varo della compagnia e intitolato appunto Esercizi per un manifesto poetico. Ostinata e sequenziale, frutto di una serie di Residenze e rigorosa come un allenamento sulle possibilità del corpo, l’architettura degli Esercizi poggia su un’azione sola, spavalda, saltellante, che si ripete all’infinto per strizzare l’occhio alla danza di durata. Fenomeno che, ancora una volta, rappresenta il superamento del coreografare del ‘900, tante volte concentrato sullo sviluppo di una drammaturgia dei gesti.

Qui sono invece le dieci gambe del collettivo a lavorare di sincrono, sullo stesso pattern, variandolo. Come nella musica minimalista. O come sui campi di calcio.

Visavì 2021 -Esercizi per un manifesto poetico - Collettivo M.I.N.E.
Esercizi per un manifesto poetico – Collettivo M.I.N.E. (ph. Giovanni Chiarot)

Danzare l’arte

A prefigurare il futuro, che sarà fatto di ibridazioni, c’è anche l’interesse e la cura che da parecchi anni Marta Bevilacqua, con la sua compagnia di danza Arearea, rivolge all’arte.

L’arte figurativa di quadri e statue, che abituate alla quiete di un museo si trovano improvvisamente accanto una, due, tre danzatrici. Le quali, con quel ritratto, quel paesaggio, quel busto, avviano un dialogo e lo assorbono nel movimento.

Visavì Meets Art - Anna Savanelli
Visavì Meets Art – Anna Savanelli (ph. Giovanni Chiarot)

Oggetto dell’attenzione della coreografa questa volta era Palazzo Attemps-Petzenstein, pinacoteca goriziana ricca di suggestioni per Bevilacqua, che assieme a Valentina Saggin e Anna Savanelli, ha fatto da guida danzante a visitatori- spettatori. 

Visavì Meets Art - Marta Bevilacqua
Visavì Meets Art – Marta Bevilacqua (ph. Giovanni Chiarot)

Visavì, quattrordici eventi, dicevo

Impossibile ripercorrerli tutti. Anche perché l’atteso Soul Chain dell’israeliana Sharon Eyal è stato bloccato su qualche frontiera dai tamponi positivi Covid. Anche perché i formati brevi (ne sono stati presentati alcuni, tra cui un chiaroscurale Tripofobia di Pablo Girolami e Giacomo Todeschi), devono per definizione crescere ancora. O semplicemente perché altri interessanti titoli mica sono riuscito ad acchiapparli.

Ma mi capiterà facilmente di incrociarli, visto che nel sistema dello spettacolo dal vivo in Italia il peso specifico della danza cresce esponenzialmente. E nelle programmazioni di festival, stagioni, rassegne, cartelloni sempre più spesso… entra in ballo.


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INFERNO
coreografia, regia, progetto video Roberto Castello
danza Martina Auddino, Erica Bravini, Jacopo Buccino, Riccardo De Simone, Alessandra Moretti, Giselda Ranieri, Ilenia Romano
musica Marco Zanotti in collaborazione con Andrea Taravelli
fender rhodes Paolo Pee Wee Durante
luci Leonardo Badalassi
costumi Desirée Costanzo
una coproduzione ALDES, CCN de Nantes nel quadro di ‘accueil-studio’, sostenuto da Ministère de la Culture / DRAC des pays de la Loire, Romaeuropa Festival, Théâtre des 13 vents CDN, Centre Dramatique National Montpellier, Palcoscenico Danza – Fondazione TPE

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ESERCIZI PER UN MANIFESTO POETICO
con Francesco Saverio Cavaliere, Fabio Novembrini, Siro Guglielmi, Roberta Racis, Silvia Sisto
musica Samuele Cestola 
una produzione Fondazione Fabbrica Europa per le Arti Contemporanee
Progetto selezionato per ARTEFICI 2019 Residenze Creative FVG/Artisti Associati Gorizia; vincitore di DNAppunti Coreografici 2019 sostenuto da Centro Nazionale di produzione Firenze – Compagnia Virgilio Sieni, Operaestate Festival/CSC Centro per la scena contemporanea del Comune di Bassano del Grappa, L’arboreto – Teatro Dimora | La Corte Ospitale Centro di Residenza Emilia Romagna, Fondazione Romaeuropa, Gender Bender Festival di Bologna e Triennale Milano Teatro; selezionato per NID platform 2021

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VISAVI’ MEETS ART
con Marta Bevilacqua, Valentina Saggin, Anna Savanelli
produzione Compagnia Arearea 
con il sostegno di MiC, Regione FVG
in collaborazione con ERPAC FVG

Daphne Money, sul set delle video chat erotiche

L’hanno chiamato Sinapsi ed è il momento conclusivo di Artefici, progetto triennale di residenze artistiche ideato da Artisti Associati.
Decreti permettendo, giovedì 22 ottobre, Sinapsi raccoglierà il filo e il racconto degli otto progetti di spettacolo dal vivo che sono stati in residenza a Gorizia, Gradisca, Cormons: i tre teatri del Friuli Venezia Giulia coinvolti in Artefici.

Daphne/Money/Female/Body - Artefici  - Artisti Associati - Gorizia

Daphne Money

L’erotismo scatena sempre reazioni forti. È successo anche a me, qualche mese fa, di interessarmi in maniera molto forte a Daphne, che è un richiamo mitologico, un nome evocativo, ma è anche un progetto teatrale. Che con l’erotismo ha a che fare.

Daphne si è presentata un giorno, alla fine di luglio, in Sala Bergamas, un piccolo spazio nella cittadina di Gradisca, in provincia di Gorizia. Ma idealmente Daphne aveva come orizzonte l’intero pianeta, visto che il suo progetto si apre al tema erotico e viaggia sui canali della rete. Meglio: di quella parte di rete, opaca, non sempre sicura, ma sicuramente torbida, che ha che fare con il sesso virtuale, a pagamento.

Se vi va di seguirmi per un po’ in questo labirinto, assieme a Daphne e Samuele, continuate a leggere.

Daphne/Money/Female/Body - Artefici  - Artisti Associati - Gorizia

Sinapsi, fibre teatrali che si incontrano

Per prima cosa, voglio spiegarvi in che cosa consiste Sinapsi.

Sono 8 le compagnie teatrali che si incontreranno giovedì mattina (ore 11.00, decreti permettendo) al Kinemax di Gorizia per un bilancio sulla sessione 2020 del progetto triennale che Artisti Associati, impresa di produzione teatrale con sede a Gorizia, ha voluto intitolare Artefici e chiudere con questo incontro finale, che si chiama appunto Sinapsi, come le giunzioni dei neuroni.

Sinapsi permetterà di fare il punto su otto diversi momenti di lavoro, che tra gennaio e ottobre 2020, hanno visto risiedere per una decina di giorni, in tre teatri del Friuli Venezia Giulia, compagnie di danza e di teatro. Forse anche di qualcos’altro, che non riusciamo ancora a definire, ma che fa parte di una trasformazione verso cui ci indirizza la forte accelerazione degli scorsi mesi.

Gli artisti delle otto compagnie, che porteranno esempi in video di ciò che hanno elaborato nei giorni di residenza sono :

Dante Antonelli (ATTO DI PASSIONE)
Marco D’Agostin (BEST REGARDS)
Christian Gallucci (DICONO CHE FARA’ CALDO)
Filippo Michelangelo Ceredi (EVE #2)
Giovanni Leonarduzzi (PROFUMO D’ACACIA)
Gaia Magni e Clara Mori (VIETATO PIANGERE)
Carmelo Alù (WOYZECK!)

L’ottava compagnia è quella formata da Daphne Morelli e Samuele Chiovoloni, che a Gradisca hanno cominciato a dar corpo – e la parola qui è proprio esatta – al proprio progetto Daphne/ Money/ Female/Body .

Ascoltateli mentre ne parlano.

“Daphne/Money/Female/Body è una riflessione sul processo di identificazione di una ragazza (eterosessuale) con il suo potere di sedurre e guadagnare crediti col proprio corpo. Riflette sulla questione della inibizione e della disinibizione. Il corpo, in questo senso, è il campo di battaglia per misurarsi con il mondo. Ma Daphne/Money/Female/Body vuole proporre anche uno spunto su come le nuove generazioni interagiscono con internet per costruire mondi alternativi e ipotesi di vita o di narrazioni altrimenti impossibili”.

Daphne/Money/Female/Body - Artefici  - Artisti Associati - Gorizia

Curiosità e repulsione

Quando si parla di video chat erotiche, le reazioni possono essere la presa di distanza, l’avversione, a volte la repulsione. Nonostante i cambiamenti di questi ultimi 50 anni e a dispetto di enormi trasformazioni del costume e della morale, l’Italia resta un paese legato ai propri tabu.

Reazioni di questo tipo coesistono però con inevitabili impulsi di curiosità, attrazione, morbosità, che tutti noi percepiamo e che nella civiltà occidentale abbiamo percepito sempre, legati a sessualità e eros.

Daphne e Samuele hanno deciso di esplorare questo quadrante di temi. Per farlo adesso, nel tempo delle reti, altra strada non c’era se non sperimentarne le tante declinazioni in Internet. Che con la propria forza di assorbimento, ha in breve tempo cannibalizzato il sesso.

Daphne/Money/Female/Body - Artefici  - Artisti Associati - Gorizia

Linee di frontiera

L’erotismo oggi si colloca su una sorta di linea di frontiera. Si estende certo dalla parte dell’Internet in chiaro, accessibile a tutti gli utenti, perfino ai minori. Ma tocca anche un territorio in larga parte inesplorato, che per molti è un continente selvaggio: dark Internet, l’internet ancora oscuro. Qui regna un’economia delle monete e dei desideri che non è facile a mettere a fuoco. Qui il corpo non è carne, e tuttavia esiste. Qui i consumatori sono allo stesso tempo i produttori di contenuti. Erotici e non solo.

Questo mi interessava e mi attraeva in Daphne Money Female Body, il progetto di Samuele e Daphne, che ho seguito fin dall’inizio, dal momento aurorale, da quando Daphe ha cominciato il proprio percorso dentro le video chat erotiche.

Samuele e Daphne sono entrati dentro il progetto Artefici con alcune idee, delle proposte, e da quelle sono partiti, portandole su un palcoscenico.

Poi, assieme, hanno provato a restituire al pubblico il loro viaggio. E hanno utilizzato il teatro, i telefonini, le cam, i video, i canali di connessione, le app, le chat. Un’altra linea di frontiera, la loro, tra osservazione disincantata del fenomeno e coinvolgimento personale.

Daphne/Money/Female/Body - Artefici  - Artisti Associati - Gorizia

Queste che state vedendo sono alcune immagini (scattate da Giovanni Chiarot) di una tappa del loro lavoro, quella conclusa a Gradisca lo scorso agosto. Nei due mesi successivi sono poi andati avanti. Giovedì 22 ottobre, nell’incontro di Sinapsi, avremo modo parlarne di nuovo assieme. Io ho parecchie cose da domandare.

Le conseguenze del nome

Una rivista autorevole come Wired, che ha fatto un’analisi dei metacontenuti di Google, rileva che più del 20 per cento delle ricerche da mobile riguardano contenuti pornografici. Le ricerche fatte da associazioni di indirizzo politicamente conservatore sono ovviamente più allarmistiche. Erotismo e pornografia, sono i due corni della sessualità rappresentata?

Anche mettendo da parte i dati sociologici, e osservando solo la locandina di Daphne Money, balza all’occhio il fatto che la l’interprete vera e la protagonista fittizia abbiano lo stesso nome. Che Daphne Morelli e Daphne Money, condividano molte cose. Che parte dell’identità dell’una si sia riversata nell’altra. Sì, ma quale?

Daphne/Money/Female/Body - Artefici  - Artisti Associati - Gorizia

In linea etimologica, Daphne è l’alloro, il lauro, la pianta dei poeti e della poesia, quella della vittoria, quella in nome della quale ci si laurea. Ma è anche il nome mitologico della ninfa che per sfuggire alla brame erotiche di Apollo, si trasforma in pianta, eternamente casta.

Il mito di Daphne e Apollo è stato spesso interpretato come un’opposizione dinamica tra la castità e il desiderio sessuale. E tu, che all’anagrafe sei Daphne, tu ti sei fatta un’idea delle conseguenze del tuo nome?

Giovedì, assieme a Daphne e Samuele, proveremo a capirlo.

video Daphne Money

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DAPHNE/MONEY/FEMALE/BODY
di Samuele Chiovoloni e Daphne Morelli
produzione Ass. Cult. Argo e Micro Teatro Terra Marique
compagnia in residenza Artefici 2020

(le immagini sono di Giovanni Chiarot/Puntozero)

Per saperne di più

Ho parlato di Artefici e delle residenze di Artisti Associati anche in alcuni post precedenti:

Unwrapping Silvia Gribaudi. La grazia e il corpo libero, nel dicembre 2018

Per te perderò la testa, Giuditta, nel novembre 2019.

Oggi Facebook mi ha bacchettato. Domani chissà.

È successo oggi. A Facebook non è piaciuta per niente la foto di Silvia Gribaudi che salta tutta nuda. Facebook mi ha spiegato che l’immagine non rispetta gli standard della community in materia di nudo e atti sessuali.

Io porto rispetto per chi mi rimprovera di non rispettare gli standard. Tanto che ho cambiato la foto. Al posto delle due tette della Gribaudi, ho messo le sei tette del Canova. Tre Grazie, sei tette. Di marmo e di Antonio Canova, campione del Neoclassicismo. Mica scherzi.

Antonio Canova, Le tre Grazie (copia in gesso conservata a Possagno)

Non so se ho fatto proprio la mossa giusta. Dite che Facebook si risente anche per Canova?

Il resto, se dio Facebook vuole, rimane tutto uguale. 🙂 E lo trascrivo qui di seguito.

– – – – – – – – – – – –

Silvia è la profetessa italiana del corpo libero. Non quello della ginnastica, che è molto legato anzi, alla forza e alla muscolatura. Ma il corpo davvero libero, quello che si è affrancato dagli obblighi e dai doveri a cui le culture lo costringono.

Perché oggi, più che in altre epoche, più che in altre società, il corpo è prigioniero.

Il corpo, mito d’oggi

Prigioniero di un’idea o – secondo pagine mai tramontate di Roland Barthes – di un mito d’oggi che lo vorrebbe sempre tonico e dinamico, armonioso, proporzionato, e magro. Insomma bello, toccato dalla grazia.

Antonio Canova, Le tre Grazie (questo è originale, all’Ermitage di San Pietroburgo)

All’opposto di quelli mitici, i corpi veri non sempre sono giovani, tonici, proporzionati, scattanti, flessibili. Quasi mai asciutti. È la loro verità, ma anche la loro bellezza. Il Vero e il Bello vanno assieme da millenni.

La storia personale di Slivia Gribaudi racconta questa sua scoperta. A dieci anni era la tipica bambina che sognava di fare la ballerina classica. A vent’anni coronava il suo sogno, lavorando con il linguaggio della danza d’école per il Teatro Regio di Torino (la sua città d’origine) e la Fenice di Venezia, e con il contemporaneo per numerose altre compagnie.

Ma il corpo ha le sue vie, e bisogna assecondarne le trasformazioni. Quando, a trent’anni, anche il corpo di Silvia ha cominciato a modificarsi, allontanandosi sempre più dal mito della ballerina, sono cominciati i guai. Però – come insegna il buddismo – debolezze e limiti possono essere trasformati in punti di forza. Così il suo corpo mitico ha lasciato il posto a un corpo politico.

What age are you acting? / Le età relative

Ho capito che, per restare performer, dovevo far lavorare le parti grasse” dice. “Rido sempre quando penso a queste parti del corpo che, quando cammini hanno una loro danza, a prescindere dal tuo controllo“. In altre parole, un’estetica curvy, arrotondata, morbida.

Da quella decisione, maturata nel tempo, sono nati progetti e spettacoli che hanno scavalcato l’anonimato e l’omologazione del corpo classico, per andare a costruire la personalità coreografica di Silvia Gribaudi. Una personalità speciale.

A corpo libero è una sua creazione del 2009. Di qualche anno fa è la coreografia di R.osa – Dieci esercizi per nuovi virtuosismi con Claudia Marsicano (Premio Ubu 2017). Accanto a ciò, laboratori con persone over 60, confluiti poi nei progetti pluriennali What age are you acting? / Le età relative e Oggi è il mio giorno e numerosi corsi e esperienze seminariali condotti in Italia e all’estero.

I temi della danza partecipata e della danza di comunità, diffuse, sottratte ai recinti del professionismo, sono sempre più sentiti in ambito coreografico (alcuni nomi soltanto: Virgilio Sieni, Jérôme Bel, Sharon Fridman, Marco Chenevier). Il che non significa che queste declinazioni non incrocino la Bellezza.

Tre uomini, il Canova, la grazia

È il pensiero che Silvia Gribaudi sta coltivando oggi e che – con il coinvolgimento di altri tre perfomer professionisti – guarda a giugno 2019. Il momento in cui al Festival Armunia, a Castiglioncello, debutterà ufficialmente Graces: un lavoro che dalla bellezza neoclassica di Antonio Canova prende le mosse. Per indagare come l’idea del Bello, oltre che culturalmente relativa, sia un principio vitale e salubre in eterno. Splendore, gioia, prosperità, questo spandono le Tre Grazie, tre punti cardinali fissati tra il 1812 e il 1817 da Canova nel marmo, che Gribaudi libera dagli stereotipi di tempo e di genere, e svela con il balsamo dell’ironia.

residenza per Graces – Gradisca d’Isonzo, dicembre 2018

Tre uomini (Siro Guglielmi, Matteo Marchesi, Andrea Rampazzo) e la stessa Gribaudi stanno lavorando fin dal dicembre 2017 a questa creazione, prodotta da Zebra e vincitrice del progetto CollaborAction XL 2018/19. Un lavoro di ricerca, paziente, che ha li ha visti e li vedrà proseguire a tappe in numerose residenze: al Danstationeen Danscentrum Skånes Dansteater di Malmö in Svezia, ad Armunia a Castiglioncello, alla Fondazione Piemonte dal Vivo, a L’Arboreto di Mondaino, e nelle scorse settimana ad Artefici, progetto residenziale attivato da a.ArtistiAssociati di Gorizia.

È qui – più esattamente nel teatro di una cittadina piccola e accogliente, Gradisca d’Isonzo – che ho intercettato il loro lavoro. Che in questa fase, ancora preparatoria, mette assieme procedimenti di alto virtuosismo, intrecciati al graffio di una dissacrazione piena di grazia.

residenza per Graces

Come fermare, per un momento almeno, la sfuggente idea di Bello? Come modellarne un simulacro odierno, visto che quell’idea è stata sempre resa fluida da pulsazioni di moda e oscillazioni del gusto? Come interrogare la Cultura, le culture, per scoprire sotto il velo che le tre divinità sorreggono, il ruolo della Natura? Ma sopratutto, come far spazio nella nostra vita, oggi, alla Bellezza e alla Grazia?

A chi li considera concetti astratti, sorpassati oggi, bisognerebbe sussurrare all’orecchio che sono indispensabili. E salutari, prima di tutto.

Unwrapping Silvia Gribaudi. La grazia e il corpo libero

Se non lo faccio adesso, davvero finisce che la promessa non la mantengo più. Avevo scritto, qualche mese fa, che sarei tornato a parlare del lavoro di Silvia Gribaudi. Lo faccio ora, alla fine dell’anno, scartando l’ultima grazia che il 2018 concede, prima del botto.

Silvia è la profetessa italiana del corpo libero. Non quello della ginnastica, che è molto legato anzi, alla forza e alla muscolatura. Ma il corpo davvero libero, quello che si è affrancato dagli obblighi e dai doveri a cui le culture lo costringono.

Perché oggi, più che in altre epoche, più che in altre società, il corpo è prigioniero.

Il corpo, un mito d’oggi

Prigioniero di un’idea o – secondo pagine mai tramontate di Roland Barthes – di un mito d’oggi che lo vorrebbe sempre tonico e dinamico, armonioso, proporzionato, e magro. Insomma bello, toccato dalla grazia.

Antonio Canova, Le tre Grazie (copia in gesso conservata a Possagno)

All’opposto di quelli mitici, i corpi veri non sempre sono giovani, tonici, proporzionati, scattanti, flessibili. Quasi mai asciutti. Ma è questa la loro bellezza. Il Vero e il Bello vanno assieme da millenni.

La storia personale di Slivia Gribaudi racconta proprio questa sua scoperta. A dieci anni era la tipica bambina che sognava di fare la ballerina classica. A vent’anni coronava il suo sogno, lavorando con il linguaggio d’école per il Teatro Regio di Torino (la sua città d’origine) e la Fenice di Venezia, e con il contemporaneo per numerose altre compagnie.

Ma il corpo ha le sue vie, e bisogna assecondarne le trasformazioni. Quando, a trent’anni, anche il corpo di Silvia ha cominciato a modificarsi, allontanandosi sempre di più dal mito della ballerina, sono cominciati i guai. Però – come insegna il buddismo – debolezze e limiti possono essere trasformati in punti di forza. Così il suo corpo mitico ha lasciato il posto a un corpo politico.

What age are you acting? / Le età relative

Ho capito che, per restare performer, dovevo far lavorare le parti grasse” dice. “Rido sempre quando penso a queste parti del corpo che, quando cammini hanno una loro danza, a prescindere dal tuo controllo“. In altre parole, un’estetica curvy.

Da quella decisione, maturata nel tempo, sono nati progetti e spettacoli che hanno scavalcato l’anonimato e l’omologazione del corpo classico, per andare a costruire la personalità coreografica di Silvia Gribaudi.

A corpo libero, del 2009, appunto. E soprattutto la coreografia di R.osa – Dieci esercizi per nuovi virtuosismi con Claudia Marsicano (Premio Ubu 2017). Accanto a laboratori con persone over 60, confluiti poi nei progetti pluriennali What age are you acting? / Le età relative e Oggi è il mio giorno e numerosi corsi e esperienze seminariali condotti in Italia e all’estero.

I temi della danza partecipata e della danza di comunità, diffuse, sottratte ai recinti del professionismo, sono sempre più sentiti in ambito coreografico (alcuni nomi soltanto: Virgilio Sieni, Jérôme Bel, Sharon Fridman, Marco Chenevier). Il che non significa che queste declinazioni coreografiche non incrocino la Bellezza.

Tre uomini, il Canova, la grazia

È il pensiero che Silvia Gribaudi sta coltivando oggi e che – con il coinvolgimento di tre danzatori professionisti – guarda a giugno 2019. Il momento in cui a Castiglioncello debutterà ufficialmente Graces: un lavoro che dalla bellezza neoclassica di Antonio Canova prende le mosse. Per indagare come l’idea del Bello, oltre che culturalmente relativa, sia un principio vitale e salubre. Splendore, gioia, prosperità, questo spandono le Tre Grazie, tre punti cardinali fissati tra il 1812 e il 1817 da Canova nel marmo, che Gribaudi libera dagli stereotipi di tempo e di genere, e svela con il balsamo dell’ironia.

residenza per Graces – Gradisca d’Isonzo, dicembre 2018

Tre uomini (Siro Guglielmi, Matteo Marchesi, Andrea Rampazzo) e la stessa Gribaudi stanno lavorando fin dal dicembre 2017 a questa creazione, prodotta da Zebra e vincitrice del progetto CollaborAction XL 2018/19. Un lavoro di ricerca, paziente, che ha li ha visti e li vedrà lavorare a tappe in numerose residenze: al Danstationeen Danscentrum Skånes Dansteater di Malmö in Svezia, ad Armunia a Castiglioncello, alla Fondazione Piemonte dal Vivo, a L’Arboreto di Mondaino, e nelle scorse settimana ad Artefici, progetto residenziale attivato da a.ArtistiAssociati di Gorizia.

È qui – più esattamente nel teatro di una cittadina piccola e accogliente, Gradisca d’Isonzo – che ho intercettato il loro lavoro. Che in questa fase, ancora preparatoria, mette assieme procedimenti di alto virtuosismo, intrecciati al graffio di una dissacrazione piena di grazia.

Come fermare, per un momento almeno, la sfuggente idea di Bello? Come modellarne il simulacro contemporaneo, eternamente fluidificato da pulsazioni di moda e oscillazioni del gusto? Come interrogare la cultura, le culture, per scoprire sotto il velo che le tre divinità sorreggono, il ruolo della natura? Ma sopratutto come far spazio nella nostra vita, oggi, alla Bellezza e alla Grazia?

A chi li considera concetti astratti, sorpassati oggi, bisognerebbe sussurrare all’orecchio che sono indispensabili. E salutari, prima di tutto.