Festival Italia. Gli ultimi fuochi, il fresco, la piccola estate

Chissà se, quando leggerete questo post, il Grande Caldo sarà già passato. Certo sarà passato il momento della Grande Fuga: quei pochi giorni via dalle città e dagli impegni, che ci ritagliamo ogni anno per dare soddisfazione alla voglia di vacanza che preme dentro. Bene o male, sarà quindi finita anche la Grande Estate

Adesso, finalmente, viene il bello. 

Festival Italia

La piccola estate

Gli ultimi giorni di agosto. Quasi tutto settembre. Le settimane in cui tutto sembra rientrare nell’abitudine, ma non rientra ancora. Il tempo ibrido, che fino a un certo punto ci impegna, ma ci lascia ancora un senso residuo di libertà. Io lo chiamo, la piccola estate.

Per chi si interessa di teatro e di spettacolo dal vivo, la piccola estate è uno dei periodi migliori. Un fine settimana, meglio se lungo, e ci prendiamo un treno, l’auto, la moto, e ci fermiamo una o due notti altrove. Nell’Italia dei festival, per esempio, che in questo periodo spuntano come i famosi, proverbiali funghi. Fresche specialità della piccola estate.

Scrivo questo post veloce, e ve lo lascio come una nota. Se avete voglia e curiosità di vedere cose che non siano le solite cose, trovatevi un festival. Teatro, danza, musica, letteratura, cinema, arte. Meglio se in sintonia con i vostri interessi. Avete bambini? Vi piace la montagna? Vi distinguete per impegno civile e multiculturale? O in voi alita lo spirito della eco-sostenibilità? Di festival, ne trovate per ogni indole. Nei dintorni di casa vostra, o un po’ più lontano. Tanto per respirare un’aria diversa, per ricalibrare lo sguardo.

Festival: consigli, segnalazioni, soffiate

In un post dello scorso giugno avevo già raccomandato il portale Trovafestival.it. Un comodo utensile web, che mette in fila la maggior parte dei festival italiani, li localizza su una mappa, vi ricorda il periodo in cui si svolgono, vi indirizza al loro sito o alla pagina Facebook. Ve lo segnalo di nuovo. Metteteci dentro le mani. Approfittate dei tanti filtri.

Trovafestival.it

Più sotto, invece, vi segnalo quella manciata di festival che – a mio modo di vedere, secondo il mio gusto, e in ragione delle geografie, che per ciascuno di noi sono diverse – potreste anche voi mettere nel carnet della vostra piccola estate.

Cominciamo dal Veneto. Finiamo in Sicilia

Per esempio: appena cominciata, a Bassano del Grappa, la sezione BMotion di Opera Estate, con lo sguardo attento sulla più recente scena italiana (fino al 2 settembre), cui si aggiunge quest’anno uno specifico focus dedicato alla drammaturgia tedesca.

BMotion Opera Esate Bassano 2023

Anche a Grado, “l’isola del sole” che regala il mare alla provincia di Gorizia, è in corso e durerà fino a ottobre Alpe Adria Puppet Festival. Come dice il titolo, la manifestazione privilegia il teatro di figura, quello di animazione e degli oggetti. Lo fa da oltre 30 anni e significativamente promuove spettacoli per famiglia.

Prende intanto il via proprio oggi, da Lecco, cioè dal più famoso dei rami dei laghi lombardi, il festival che, con perfetto tempismo, si intitola L’ultima luna d’estate e porta i suoi spettatori nelle ville e nei parchi più belli della Brianza.

Fossi poi in voi, che siete appassionati di danza contemporanea, non perderei un solo minuto e raggiungerei in volo Cagliari, dove dal 30 agosto al 2 settembre si tiene la settima sessione della New Italian Dance Platform NID. Occasione unica per capire che cosa succede nell’attuale giovane coreografia italiana e per scoprirne, in anticipo, i nuovi talenti.

Nid Platform 2023

Tra i festival con una lunga e nobile storia c’è Fabbrica Europa. Dall’8 settembre e per tutto il mese, in diversi spazi a Firenze, ma non più nella iconica Stazione Leopolda, un calendario assai fitto distende un sacco di eventi. Si parte con Domani, i profetici venti minuti di Romeo Castellucci di cui vi ho già parlato

Storia nobile e avventurosa è anche quella di Oriente Occidente ,43 edizioni e tante trasformazioni per il festival che negli anni ’90, aveva portato in Trentino, a Rovereto, i nomi più in vista della coreografia internazionale. “Le emergenze sociali e climatiche saranno al centro del programma 2023” anticipa quest’anno il direttore artistico Lanfranco Cis, che lo ha collocato tra il 2 e il 10 ottobre. Marcus Morau e La Veronal lo inaugurano.

È invece solo alla seconda edizione, ma esibisce già numeri di forte richiamo Hystrio Festival (dal 13 al 18 settembre). Milano e le sale del Teatro dell’Elfo, sono la cassa di risonanza migliore per una manifestazione che mette al centro il teatro italiano under 35, e lo sostiene anche attraverso audizioni, mise en lecture, selezione di testi, premiazioni.

Hystrio Festival

Migranti e accoglienza sono un tema ineludibile, sensibile, sempre più discusso. Se ne occupa appunto il Festival delle Migrazioni, che a Torino, tra il 20 e il 24 settembre, prova quest’anno a far riflettere su stereotipi e paure.

Da Nord a Sud

Dal Piemonte alla Puglia non c’è che un salto, si fa per dire. E in Salento di occasioni insolite ne trovate tante.

Una che attirato la mia attenzione è Klohi Fest, sottotitolo L’arte dell’ascolto, ambientata nel Parco archeologico e naturale di Santa Maria di Agnano, nei pressi di Ostuni. Tre serate, dal 31 agosto al 1 settembre, in cui poeti e musicisti si alterneranno in spettacoli di poesia performativa, spoken music e chissà che altro. Oltre ai famosi poetry slam, la cosa che mi intriga è che ci si può sistemare in tenda, perché il Klohi Camp è li a pochi passi, tra il mare e i pini d’Aleppo.

Ancora più a Sud, per chi non li avesse mai visitati, i Cantieri della Zisa, sono una delle cose da vedere a Palermo. Da oramai cinque anni, i Cantieri sono lo spazio dove trova posto Mercurio Festival. Il programma non è stato ancora ufficializzato, ma se andate sul sito, un’idea sugli artisti che saranno presenti quest’anno già ve la fate. Si parte il 20 settembre.

Mercurio Festival 2023

E se davvero Palermo è una vostra destinazione, non trascurerei La macchina dei sogni che tra il 21 al 24 settembre, sotto lo sguardo severo di Mimmo Cuticchio, fa sfilare i cuntisti della narrazione orale, il teatro dei pupi, il teatro da strada e anche il teatro senza distinzioni di genere. Sono già quaranta edizioni, un record, e per giunta quest’anno il suo Teatrino di via Bara all’Olivella compie 50 anni di attività. Davvero volete non vederlo?

Non immaginavo di mettere insieme un atlante. In fondo, questo che avete letto è solo un elenco di suggerimenti. Dieci freccette sulla mappa, dieci soffiate, direi.

Ma con il caldo che mi assale anche stasera, mentre finisco di scrivere questo pezzo, una soffiata, dieci soffiate, sono assai meglio di una bibita con ghiaccio. Sarete d’accordo.

Lascia l’ultima polka per me. Alessandro Sciarroni e la manutenzione della danza.

Save the last dance for me da domani a B Motion. A Bassano il punto sul contemporaneo, fuori dai soliti schemi.

Sostiene Sciarroni che “le danze sopravvivono solo se c’è qualcuno che le conosce”. La polka chinata, specialità emiliana, anzi proprio bolognese, la conoscono pochi. E ancora di meno la ballano. Magari perché è un ballo per soli uomini. Non per uomini soli, però. Si balla in due e ci vuole pure un fisico speciale.

“Alla fine del 2018 ho incontrato il maestro Giancarlo Stagni, titolare di una scuola di ballo a Castel San Pietro – racconta Alessandro Sciarroni, che si incammina ancora una volta sui percorsi più laterali, i meno battuti della danza. “Da lui ho appreso che erano ormai solo due le coppie di ballerini che sapevano ancora ballare questa particolare danza acrobatica maschile. Salvaguardarla, secondo me, significa evitare che venga cancellata dalla memoria delle persone”.

(ph. Claudia Borgia)

Appunto perché una danza esiste fino a quando qualcuno ancora la sa ballare, e fino quando c’è ancora qualcuno che è lì, testimone, e la guarda.

Dentro un percorso che Sciarroni coltiva da parecchi anni, è nato così Save the last dance for me, che non è solo un vecchio hit degli anni Sessanta (in Italia la fecero conoscere i Rokes). Ma è anche l’idea poetica che prenderà corpo domani sera a Bassano, nel programma di B Motion.

Dopo essere stata verificata a Venezia e a Santarcangelo, la più recente proposta di Sciarroni – un workshop per salvaguardare la polka chinata – apre domani 21 agosto la sezione dedicata al contemporaneo di OperaEstate39 a Bassano del Grappa. Nella 5giorni di danza non ci sarà solo Sciarroni naturalmente. Gribaudi, Foscarini, Bertozzi, Ninarello, sono altri nomi italiani importanti che, insieme a un folto gruppone internazionale (leggetevi il programma completo), garantiscono un’attrattiva forte al festival.

Inoltre, la visibilità di Sciarroni (che a giugno ha conquistato un Leone d’oro alla Biennale di Venezia) e il tipo di proposta (che vive in un più ampio fenomeno di attenzione, recupero e manutenzione della coreografia contemporanea e non solo, vedi il progetto RIC.CI) suscitano una curiosità speciale. E meritano certo un viaggio alla volta Bassano.

Dentro la storia di un ballo maschile

Forse perché è un ballo per soli uomini – in cerca di donne, si dice – e sicuramente per le qualità acrobatiche necessarie, la polka chinata suscita uno spunto particolare di attenzione. Vale la pena seguirlo.

(ph. Claudia Borgia)

C’è polka e polka, infatti. Le danze nate nel Centroeuropa (valzer, mazurke e polke, soprattutto) sono da oltre un secolo elementi saldi del repertorio popolare, che oramai le raccoglie sotto l’ombrello del ballo liscio (detto così perché, tradizionalmente, si va via lisci, facendo scivolare, ovvero strusciare i piedi).

L’orchestra Casadei ha elevato il liscio romagnolo a genere di massa, ma esiste anche un liscio tipicamente emiliano, bolognese per essere esatti, che conobbe nel secondo dopoguerra, con le donne ancora a casa, e i maschi in balera, un momento di fulgore.

Il sito dedicato al liscio emiliano (o più esattamente filuzziano) lo spiega bene:

“Alla fine della guerra, la città era uscita pesantemente martoriata dai bombardamenti, ma la fatica nel ricostruire tutto non schiacciava la voglia di divertirsi dopo estenuanti ore di lavoro. Nonostante la miseria e i tempi difficili, ovunque capitasse, in città ci si metteva a ballare accompagnati da un semplice organino e da una chitarra.

Mancavano però le donne, che ancora non potevano permettersi di lasciare le case a causa sia della complicata gestione familiare, sia di una mancante emancipazione femminile giunta solo successivamente.

Gli uomini, trovandosi da soli in balera, erano costretti a ballare tra di loro, e la maggiore potenza fisica permise di creare delle variazioni ai balli in voga. Nella polka inventarono la possibilità di ballarla chinata, cioè portandosi in tale posizione durante le fasi di sviluppo del ballo, mantenendo comunque inalterate le figure tipiche di coppia tra uomo e donna.

A Bologna, la polka fu oggetto di sfide giudicate oggi impossibili, si ballava sotto i portici del centro con una determinazione tale che era quasi inutile un grosso accompagnamento orchestrale: l’importante era che ci fosse almeno un organino o in alternativa una fisarmonica per permettere lo sviluppo delle spettacolari tenzoni a tempo di polka!

E sicuramente un ballo difficile da eseguire, in virtù del fatto che la pavimentazione non è sempre delle migliori, e che lo sforzo è notevole”.

Danze urbane, danze sportive

Lo sforzo e la tecnica, aggiungerei io. Visto che l’aggettivo chinato niente ha a che fare con il vermouth – tanto per dire – ma si riferisce alle particolari pose che, a ginocchia piegate, i danzatori assumono nel momento più spettacolare del ballo, il cosiddetto frullone. Provate un po’ a farlo, e poi ditemi.

Sciarroni ha riscoperto e reso accessibili agli occhi del pubblico le tecniche dei lanciatori di birilli (Untitled) e quelle degli Schuhplatten tirolesi (Folk’s), per fare solo due esempi di ciò che va sotto il nome di danza sportiva. Il suo, mi sembra perciò il nome più adatto: per salvare sì dall’estinzione la polka di Bologna, ma anche per aiutare la coreografia italiana a uscire da una chiusura al nuovo, e da una progressiva estinzione quindi, che – secondo me – la incarta su se stessa da due decenni almeno. Se non di più.

Una bella intervista a proposito si trova su PAC – Paneacquaculture. Leggetevela, mi raccomando. E guardatevi infine questo video.