Se quarantadue centimetri vi sembrano pochi. Gap of 42.

Si conclude domani, 5 settembre, a Cividale del Friuli, la 30esima edizione di Mittelfest. Un cartellone nel quale – anche grazie ai tedeschi Rimini Protokoll, agli olandesi Strijbos e van Rijkwijk e ai loro progetti pensati apposta per il festival – si poteva leggere il balzo che lo spettacolo dal vivo sta compiendo in questi anni verso formati ibridi: #audiowalks, #musicscape, #soundspecificsound, #locativeaudio… O come si diceva un tempo Land Art.

Provate a leggere e a guardare il post procedente, dedicato a Remote, di Rimini Protokoll.

Eppure, nella fusione imprevedibile di linguaggi che caratterizza un festival – questo festival – anche il corpo, elemento di base e essenza, secondo alcuni, di ogni performance, può trovare il suo spazio eletto, la sua celebrazione.

Senza sussidi tecnologici, senza indagini drammaturgiche. Il corpo, da solo, immediato, con la sua presenza, la sua forza, la sua differenza. 

Provate adesso a leggere ciò che vi racconto di Gap of 42.

Cividale del Friuli, MITTELFEST 2021 - EREDI - GAP OF 42 - CHRIS & IRIS  Foto © 2021 Alice BL Durigatto / Phocus Agency
tutte le immagini @Alice BL Durigatto / Phocus Agency

Lui e lei

Lui è alto. Lei è bassina. Lui si chiama Chris, lei Iris. Lei ha gli occhi chiari, lui scuri. Coppia come tante altre, se non per un particolare, che li rende assolutamente speciali.

Lui è altro 42 centimetri più di lei. Lei pesa 42 chili meno di lui. In questa differenza è il senso del loro spettacolo: Gap of 42. Lo scarto su cui hanno costruito la loro identità di artisti e ginnasti.

Cividale del Friuli, MITTELFEST 2021 - EREDI - GAP OF 42 - CHRIS & IRIS  Foto © 2021 Alice BL Durigatto / Phocus Agency

Giocano prima sulle misure. Lui si accovaccia. Lei si alza sulle punte. Poi lui seduto sullo sgabello. Lei orgogliosamente in piedi. O viceversa. La sfida è mantenere gli occhi, lo sguardo, la relazione alla stessa altezza.

Adesso è il momento delle presentazioni. Lo scarto diventa visibile, clamoroso. Lei uno scoiattolo. Lui è una sequoia. Lui è lento, statico, arborescente. Lei mobilissima, gli gira attorno, lo studia, lo esplora.

Cresce il rapporto. Lui accetta quell’innamoramento strano. Lei osa di più. Si arrampica su di lui, lo scala, lo risale, gli si siede in testa.

Senza parole, solo con un po’ di musiche, il loro spettacolo può raccontare molte storie. Bastano quelle presenze fisiche, la loro forza, la loro fiducia, a far crescere le narrazioni. Lavorano mano nella mano.

Sotto uno chapiteau

Il loro linguaggio, certo, è quello del circo. Tant’è che qui a Cividale, si esibiscono sotto uno chapiteau (e ci sono i sacchetti di pop corn per gli spettatori).

Del circo ci sono tutti i fondamentali: l’acrobazia, i numeri un po’ clowneschi, le luci puntate sul centro della pista, l’umorismo e il momento di suspence, per il salto mortale, a quattro metri di altezza.

Cividale del Friuli, MITTELFEST 2021 - EREDI - GAP OF 42 - CHRIS & IRIS  Foto © 2021 Alice BL Durigatto / Phocus Agency

Ma gli spettatori, seduti sulle immancabili panche di legno, corrono molto più in là con l’immaginazione. Il filo del rischio già mette i brividi… e se lei scivolasse, se lui sbagliasse la presa, se un attimo di distrazione si trasformasse in rovinosa caduta? 

Però si potrebbero immaginare Chris e Ines anche al di fuori di questa situazione. Nella vita ordinaria, nel tran tran quotidiano, dove 42 centimetri di differenza diventano motivo di preoccupazione. Oppure di divertimento. Sempre mano a mano.

Cividale del Friuli, MITTELFEST 2021 - EREDI - GAP OF 42 - CHRIS & IRIS  Foto © 2021 Alice BL Durigatto / Phocus Agency

Un gap of 42 centimetri

E adesso voi? Provate a pensarci pure voi. Quanti centimetri e quanti chili vi separano dal/la vostro/a partner? Siete già riusciti a colmare la distanza? Non solo quella distanza. Pensateci, dai.

Cividale del Friuli, MITTELFEST 2021 - EREDI - GAP OF 42 - CHRIS & IRIS  Foto © 2021 Alice BL Durigatto / Phocus Agency

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GAP OF 42
di e con Iris Pelz e Christopher Schlunk
Occhio esterno Stefan Schönfelt
Musica Schroeder (con Jan Fitschen, Felix Borel e Bella Nugent)
Coaching teatro di figura Anne-Kathrin Klatt
Dance coaching Laura Börtlein
Luce / Tecnica Marvin Wöllner
Produzione Duo mano a mano Chris e Iris per Mittelfest 2021
Fondi e partner Fonds Darstellende Künste con i fondi del Commissario Federale per la Cultura e i Media, Hessische Kulturstiftung, Kulturzentrum Tollhaus Karlsruhe, Bürgerstiftung Tübingen, Dipartimento della Cultura della Città di Tubinga

Una festa per Moira Orfei, la Callas del circo (e non solo)

Domani, 10 febbraio, si celebra Moira Orfei. “Non serviva che ti dicessero che era una diva: entrava in scena e lo capivi al volo”.

Gli italiani si voltano
(ph. Mario De Biase)


Il titolo è Gli italiani si voltano. E gli italiani si voltavano veramente al passaggio di quel sedere maestoso, avvolto nell’abito bianco. 

Scattata a Milano, davanti alla Galleria, la foto divenne subito famosa e fu poi esposta anche al Guggenheim Museum e al Moma di New York. L’anno era il 1954. Il fotografo era Mario De Biasi. Ma l’abito bianco, e anche il sedere, erano di Moira Orfei. “Non serviva che ti dicessero che era una diva: entrava in scena e lo capivi al volo”.

Nonostante sia scomparsa 3 anni fa, il volto di Moira Orfei rimane ancora saldo nell’immaginario nazionale. E nel ricordo di milioni di spettatori. 

Dallo scorso gennaio e fino al 3 marzo, San Donà di Piave (VE), città dove aveva fissato la residenza e dov’è adesso sepolta, ricorda Moira Orfei la Regina con una mostra.

Ma è domenica 10 febbraio che la serie di iniziative (organizzate dall’associazione Circo e Dintorni e sostenute da Comune di San Donà e dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali) culmina in una serata-tributo, pensata per restituire tutto il suo smalto a un’artista che ha segnato non solo la storia del circo, ma quella dello spettacolo popolare. Italiano e internazionale.

La domatrice

“Domatrice di animali in pista, domatrice di pubblico sullo schermo, domatrice di uomini nella vita privata” così recitava la formula per lei coniata. La serata-tributo giocherà sulle molteplici sfaccettature di un personaggio che aveva un volto solo, ma replicato milioni di volte sui manifesti. Verranno ripercorse le traiettorie della sua vita: il circo, il cinema, la famiglia, la musica, la televisione. E soprattutto la sua natura di icona.

Moira “on ice”

Per raccontarla, ci vorrebbe Umberto Eco

“Per raccontare Moira ci vorrebbe uno come Umberto Eco, che aveva così ben descritto la fenomenologia pop di Mike Bongiorno” dice Alessandro Serena, ideatore della serata e della mostra assieme ad Aurelio Rota. “Quel ruolo popolare di diva non deve però offuscare le capacità imprenditoriali di Moira: il fiuto che aveva sviluppato assieme al marito Walter Nones, mio zio”.

Alessandro Serena è il nipote di Moira e di Nones (oltre che docente a Milano di Storia dello spettacolo circense e di strada). “Riuscivano a interpretare le trasformazioni che stavano avvenendo nello spettacolo dal vivo ed erano, per certi versi, capaci di anticipare la storia. Sempre a livelli di qualità altissima'”. Non solo l’intuito del Circo su Ghiaccio, ma anche le tournée del Circo di Mosca e del Circo Cinese, molto prima che cadessero muri e cortine di ferro.

Nella mostra, Serena ha raccolto foto celebri e scatti rari, che ritraggono sua zia nel suo ruolo di star, ma anche nell’aspetto privato, oltre ai manifesti degli spettacoli e dei film a cui ha preso parte: quasi 50, con Totò, Mastroianni, Manfredi, Gassman, e diretta anche da registi di calibro, Pietro Germi per esempio in Signore e signori. A impreziosire l’esposizione ci sono costumi di scena e accessori appartenuti al suo variopinto, indimenticabile guardaroba.

Moira Orfei e Walter Chiari nel film Gli italiani e le donne, 1962

Miranda Orfei – diventata poi Moira, su suggerimento del produttore Dino De Laurentiis – era nata a Codroipo nel 1931, durante una sosta del circo fondato da suo padre Riccardo, conosciuto col nome di Clown Bigolon.

“San Donà di Piave è invece la città veneta che ha ospitato i quartieri invernali del suo circo, il luogo in cui risiedeva quando non era in tournée” spiega Serena“Non è un caso che nasca qui un tributo che evidenzia come il ricordo di Moira è ancora vivo e sentito. La mostra, in particolare, restituisce l’immagine di una icona pop senza tempo, una Callas del Circo”.

La serata di domenica 10 al Teatro Metropolitano Astra di San Donà prevede la partecipazione di artisti e musica dal vivo, video e filmati inediti, che di Moira degli elefanti permetteranno di conoscere i segreti attraverso documenti rari e aneddoti sulla vita della famiglia Orfei.

Verrà anche consegnato il Premio Moira, riconoscimento destinato a figure dello spettacolo dal vivo che si sono contraddistinte per la qualità e per la comunanza coi valori degli Orfei. Quest’anno a ricevere il Premio sarà Brigitta Boccoli, artista trasversale che ha diviso la propria carriera tra cinema, teatro, televisione e che dopo aver conosciuto e sposato Stefano Orfei Nones (figlio di Moira e Walter Nones) condivide oggi con lui il lavoro nel circo.

Il futuro del circo

Ampio spazio avrà inoltre chi continua oggi a lavorare in quel solco. Nelle giornate successive Moira Orfei la Regina ospiterà performer internazionali, come gli ucraini Derku, esponenti di un teatro fisico (il 24 febbraio) e gli acrobatici kenyoti The Black Blues Brother (il 3 marzo), che testimonieranno il carattere “mondiale” degli Orfei.

Oppure i giovani allievi dei corsi di Karakasa – Laboratorio delle Meraviglie: il futuro del circo. “Al quale mia zia Moira – conclude Serena – guardava sempre con fiducia e ottimismo”.

[parzialmente tratto dal mio articolo pubblicato sul quotidiano di Trieste, IL PICCOLO, 12 gennaio 2019]