Bidibibodibiboo. Una favola per oggi, sul tempo e sul lavoro

Dopo il debutto a La Spezia e le repliche a Teatro Contatto a Udine, Bidibibodibiboo di Francesco Alberici arriva tra qualche giorno (dal 20 febbraio al 3 marzo) al Piccolo di Milano, sala Grassi.

Salvatore Aronica, Francesco Alberici - ph Francesco Capitani
Salvatore Aronica, Francesco Alberici – ph Francesco Capitani

Tutta un’altra musica

La prima cosa a cui Pietro dovrebbe pensare quando si sveglia è il suo lavoro, il suo incubo, la sua devastazione. E invece dice: “La prima cosa a cui penso al mattino è soltanto la musica”. 

Pietro lavora in una di quelle multinazionali nelle quali a tutti piacerebbe lavorare. Quelle che nel momento iniziale del reclutamento promettono: “rispettiamo il coraggio e l’originalità di pensiero, difendiamo idee, confrontiamo angolazioni di pensiero”. E prospettano poi “un percorso professionale basato sul senso di comunità”. Insomma, avete capito quali. Quelle in cui vorreste lavorare anche voi.

Credetemi, non è così

Da quando Pietro è stato ha assunto a tempo indeterminato, ha scoperto che le cose non stanno così. Appunto. Da 74 chili che pesava, Piero ha superato gli 80, e adesso è sugli 86. La psoriasi che all’inizio aveva colpito le gambe, ora gli rovina la faccia. La sua posizione in azienda precipita ogni giorno di più. Una via crucis.

Alla macchinetta del caffè, la sua capa, in maniera informale, amichevolissima, gli rimprovera performance sotto media e lo incoraggia. Ma gli ventila pure il licenziamento. Magari non usa proprio questa parola, dice opzioni alternative e sfidanti, dice exit strategy. Che, in quelle aziende, vuol dire la stessa cosa.

Pietro comunque dice: “Quando mi sveglio, la prima cosa a cui penso è ancora e soltanto la musica”. 

Bidibibodibiboo - Francesco Alberici- ph Francesco Capitani
Francesco Alberici, Daniele Turconi – ph Francesco Capitani

Pietro e Daniele

La storia di Pietro ce la racconta suo fratello, Daniele. Che invece lavora in teatro: attore, autore, regista. Professione creativa, che dà soddisfazioni. Daniele ha chiesto a Piero se può presentare al suo pubblico quella storia. Ci ha costruito sopra un copione, ci ha vinto un premio di drammaturgia, ora sta per andare in scena con lo spettacolo. Lavorare con l’arte è mestiere che tutti vorremmo fare. Creativo.

Ma è davvero così? È la domanda che ci rivolgeremo, noi spettatori, a fine spettacolo. Davvero esiste un divario, uno scarto radicale tra chi ha scelto la strada della creatività (del teatro, della musica, e del precariato perenne, va aggiunto) e chi ha scelto la sicurezza del posto fisso, la routine della scrivania (e la logica massacrante della competitività, dentro l’azienda, tra colleghi, e fuori dell’azienda, tra competitors).

E Pietro dice: “Quando mi sveglio, la prima cosa a cui penso è ancora e soltanto la musica”. 

Scrittura contemporanea

Credo sia questo lo snodo (almeno uno degli snodi) attorno ai quali Francesco Alberici ha costruito Bidibibodibiboo. Testo, finalista 2021 al Premio Riccione di drammaturgia, che viene ora portato in scena, con soluzioni di rottura, rispetto al ron ron, che ammorba molta scrittura contemporanea.

Bidibibodibiboo è un spettacolo fuori ordinanza. Quei 100 minuti di durata non si sentono affatto, anche grazie a colpi di scena, sbalordimenti di drammaturgia e di allestimento, che mettono in gioco tutta la compagnia che produce lo spettacolo: i liguri Gli Scarti. Con i loro attori, i figuranti di questa favola al nero, con note di autofiction.

C’è Maria Ariis, tormentata madre, modernamente all’antica (e anche quello delle aspettative famigliari è uno snodo importante). C’è Daniele Turconi, che fa il compulsivo fratello di Pietro (e anche il benessere mentale è un tema). E ci sono ancora, in ruoli che sarebbe un peccato svelare: Salvatore Aronica, Andrea Narsi e altri.

Maria Ariis- ph Francesco Capitani
Maria Ariis- ph Francesco Capitani

Tutti ben calibrati – mi sembra – su quello stile non interpretativo, diretto, interlocutivo verso il pubblico, al quale nei cinque anni di lavoro con la compagnia Deflorian/Tagliarini, Alberici si è attrezzato. Pure con bei risultati personali (il premio Ubu 2021 come migliore attore under 35, in particolare per Diario di un dolore e Chi ha ucciso mio padre), conquistati nell’area del teatro italiano più vitale.

Un teatro nel quale anche Daniele, l’artista (cioè il personaggio nel quale si proietta Alberici) è comunque un tassello, la funzione di un sistema aziendale. Che magari non produce componenti informatici, ma orienta e segrega i talenti creativi, la passione per le arti, nel labirinto di quelle procedure che, regolano, ad esempio, lo spettacolo dal vivo.

Tanto le regole antiche e non scritte (ancora dell’Ottocento capicomicale), tanto l’algoritmo (nato dieci anni fa tra le pieghe di un criticato decreto legislativo, che ha messo nero su bianco criteri di performance quantificati con minuzia).

Bidibibodibiboo - La compagnia - ph Francesco Capitani
ph Francesco Capitani

Life Work Balance

Insomma, non è soltanto questione di posto fisso vs precariato, o di soldi sicuri vs libertà creativa. Né solo di nuovi asset nel mondo del lavoro, quelli che ottimizzano il life work balance, e che oltre la forza-lavoro di marxiana memoria, mettono a profitto anche talenti, passioni, aspirazioni di chi lavora soddisfatto.

È questione, anche e soprattutto, di tempo. Quel tempo che a tutti sembra sfuggire di mano. Nonostante sia stata proprio la componentistica digitale e il magico mondo delle applicazioni, a comprimerlo, a dilatarlo, a accelerarlo, a renderlo oggi un iper-tempo.

Per questo Bidibibodibiboo fa il paio con l’altro titolo importante di questa stagione, Il capitale, di Kepler-452 (leggi qui). Anche là, di lavoro e di tempo si parla, pur dal punto di vista di una fabbrica, diciamo poco creativa, che per decenni ha prodotto semiassi automobilistici.

Sarebbero da vedere assieme, uno dopo l’altro, questi due spettacoli. E proprio a Udine, nel cartellone di Teatro Contatto, ciò è successo.

Bidibibodibiboo. Una favola di oggi, sul tempo e sul lavoro

Aggiungo due cose

Il discorso sul tempo, sulla tirannia del tempo, dà il titolo a un bel libro, da cui prende le mosse anche Bididibodidiboo, un saggio scritto dalla sociologa Judy Wajcman. Leggerlo, è il mio suggerimento. Anzi se proprio volete, acquistatevi in pochi secondi l’e-book e leggetelo sull’e-reader: guadagnerete tempo. ; -)

Judy Wajcman - La tirannia del tempo

La seconda riguarda il titolo, Bidibibodibiboo. Forse niente a che fare con il magico mondo che, cantando, la Fata presenta a Cenerentola nel celebre cartone di Disney. Molto a che fare invece con l’opera omonima dell’iper-scultore Maurizio Cattelan.

Nella quale, imbalsamato, scorgiamo uno scoiattolo suicida, un attimo dopo che si è sparato il colpo di pistola: gli occhi ancora aperti, la testa riversa sul tavolo di formica gialla, un lavabo alle sue spalle, il boiler dell’acqua calda. Tutti oggetti che lo spettacolo di Alberici riporta in scena.

Maurizio Cattelan – Bidibibodibiboodiboo

Magari è proprio nella somiglianza tra il fatato mondo cenerentolesco, con le sue promesse di felicità, e il magico life-work balance, con tutte le altre favole che ci racconta l’industria globale, che sta il punto. O almeno uno dei punti: la ignota costellazione del futuro verso cui Bidibibodibiboodiboo ci spinge a guardare.

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BIDIBIBODIBIBOO
regia e drammaturgia Francesco Alberici
testo creato nell’ambito dell’École des Maîtres 2020/21
con Francesco Alberici, Maria Ariis, Salvatore Aronica, Andrea Narsi, Daniele Turconi
e con Federico Maso per la replica di Udine
aiuto regia Ermelinda Nasuto
scene Alessandro Ratti
luci Daniele Passeri

produzione SCARTI Centro di Produzione Teatrale d’Innovazione. In coproduzione con Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia, Ente Autonomo Teatro Stabile di Bolzano. 

Nikola Tesla, elettricità, luci, ombre. E in più Elon Musk, che vorrebbe vestirne gli abiti

Figura enorme nella storia del Novecento, Nikola Tesla è stato uno scienziato, ma anche un personaggio opaco. Di cui si è detto molto, e forse non tutto. 

Ksenija Martinović e Federico Bellini gli hanno costruito attorno uno spettacolo. Va in scena domani, venerdì 15 e sabato 16 dicembre 2023 nella stagione di Teatro Contatto a Udine.

Tesla - Ksenija Martinović- Css Udine - La contrada Trieste - ph Alice Durigatto
Tesla – Ksenija Martinović – ph Alice Durigatto

Scienziato. Ma anche un po’ mago. Inventore bizzarro, futurista, solitario. Gli aggettivi non non mancano se si parla di Nikola Tesla. E non solo per i contributi che ha dato all’avanzamento di scienza e tecnologia.

Idealista, utopista. Eppure relegato sempre in un cono d’ombra. Compulsivo, misantropo, celibe a oltranza. Al tempo stesso visionario, intuitivo, seduttivo.

Soprattutto avanti. Tanto avanti che non si spiegherebbe altrimenti il fatto che l’automobile del futuro, quella che si guiderà da sola, oggi porti il suo nome. Tesla lo scienziato ieri. Tesla il marchio oggi. Frontiera avveniristica e capitalismo finanziario. Spoiler: da tempo Elon Musk ci sta mettendo sopra le zampe. 

Tesla, mito opaco

Nell’universo dei processi tecnologici, ma non solo, Nikola Tesla (1856-1943) è una stella enorme, per quanto opaca. Mancò di un soffio il Premio Nobel, ma un’unità di misura magnetica porta oggi il suo nome. Collaborò con Thomas Alva Edison, però contro di lui combatté la “guerra delle correnti“: alternata e vittoriosa la sua, continua ma indispensabile quella di Edison.

Registrò quasi 300 brevetti (qualcuno sussurra 700), sui quali si appoggiano oggi, un secolo dopo, la luce al neon, il radar, le applicazioni wireless, le microonde, la fisica del plasma.

Testa a Mittelfest 2023 - Ph Luca A. d'Agostino
Tesla in replica a Mittelfest 2023 – ph Luca A. d’Agostino

Nikola Tesla, personaggio di cui si è detto il dicibile. Forse anche di più. Scienziato di genio. O magico illusionista. Generoso filantropo. Anche baro sconfitto. Non è difficile pensare a lui come oggi si pensa ad Elon Musk, che da Tesla ritiene di aver ereditato lo sguardo visionario. E dice di avere i capitali – lui, oggi l’uomo più ricco del mondo – per rendere concreto, oggi, ciò che lo scienziato ieri non ebbe i mezzi per realizzare. Anche se pochi ci credono.

A Udine, da domani sera

A gettare più luce sulle due figure, grandi e controverse, è ora uno spettacolo teatrale. Il titolo è appunto Tesla. Lo firmano assieme Ksenija Martinović (che lo ha ideato e lo interpreta) e Federico Bellini (che si è concentrato della drammaturgia). Co-prodotto da CSS di Udine e da Teatro La Contrada di Trieste, Tesla è frutto di un lavoro di residenze artistiche, durato quasi un anno, a cui ha partecipato anche Artisti.Associati di Gorizia, e ha avuto un suo primo battesimo a Mittelfest 2023.

Lo si può rivedere da domani a Udine, nella stagione di Teatro Contatto.

Tesla - Ksenija Martinović- Css Udine - La contrada Trieste - ph Alice Durigatto
Tesla – Ksenija Martinović – ph Alice Durigatto

Dalla Serbia agli USA

Ce ne parla Martinović, attrice nata a Belgrado, perfettamente bilingue, che sulla propria speciale biografia aveva già avuto modo di costruire Diario di una casalinga serba e poi Mileva, docu-ritratto teatrale della prima moglie di Albert Einstein. Scienziata anche lei, si chiamava Mileva Marić.

Tocca ora a Tesla, altra decisiva figura che sembra incrociare la sua vita. Anche perché Serbia e Croazia si contendono ancora i natali di Tesla, nato in un villaggio croato, figlio di una famiglia serba, in anni in cui quelle terre erano parte dell’Impero austroungarico. Naturalizzato statunitense, Tesla divenne nel 1891 cittadino di quel continente delle promesse. Che lo avrebbe però fatto morire, solo e senza un soldo, a 86 anni, in una stanza d’albergo a New York, prima che venissero riconosciti a lui importanti brevetti, già attribuiti a Guglielmo Marconi.

Nikola Tesla
Nikola Tesla

Due ragazzine al Museo Tesla, a Belgrado

Avevo davvero la necessità di raccontare Tesla” spiega Martinović. “Ivana Abramovic, che vi ha collaborato come consulente scientifica, è specialista in fisica nucleare, docente al Mit di Boston, ma è stata anche la mia migliore amica d’infanzia. Sua madre, Marija (cognata della più nota performer, Marina Abramović) ha diretto per lungo tempo il Museo Nikola Tesla a Belgrado”.

Il Museo Tesla, oggi, a Belgrado

E continua: “Le storie che Ivana mi raccontava, le visite che facevamo al museo, l’impressione che suscitava in noi la stanza più in fondo, quella dedicata alla Wardenclyffe Tower, l’ultimo utopistico e fallimentare progetto di Tesla. Tutto ciò ha alimentato in me il bisogno di esplorare questa incredibile biografia. Tanto più che il busto di Tesla, oggi esposto a Long Island, è opera di uno scultore che era mio zio“.

Tesla - Ksenija Martinović - Css Udine - La contrada Trieste - ph Alice Durigatto
Tesla – Ksenija Martinović – ph Alice Durigatto

Lavorare sugli archivi

Se il dato biografico ha il suo ruolo, c’è anche uno spessore di documenti originali, in parte inediti, che Martinović e Bellini hanno messo assieme per dare un taglio non scontato al lavoro. Oltre ai tanti volumi consultati, molte informazioni provengono da ricerche effettuate nell’archivio del New York Times. Ma anche – per dirne una curiosa – dalla biblioteca della Comunità serbo-ortodossa di Trieste.

Di Nikola Tesla, in altre parole, non si è ancora detto tutto. E lo spettacolo contribuisce anche a scoprire un sacco di cose nuove su di lui. E su Elon Musk, di conseguenza.

[articolo pubblicato in origine sul quotidiano IL PICCOLO di Trieste, 29 luglio 2023]

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TESLA
creazione scenica di Ksenija Martinović e Federico Bellini
testo di Ksenija Martinović e Federico Bellini
performer Ksenija Martinović
sound design Antonio Della Marina
consulente scientifica Ivana Abramović
coreografia terzo quadro Matilde Ceron
video Sonia Veronelli
produzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG e La Contrada Teatro stabile di Trieste

Fabrizio Sinisi e Fabrizio Arcuri. Scrivere il teatro. Al presente

Black star è un nuovo testo di Fabrizio Sinisi, che Fabrizio Arcuri porta in scena. L’analisi cruda, senza speranza, di come si costruisce e si esercita la violenza a matrice razzista. Anche laddove non regna il razzismo. Oggi e non solo oggi.

Black Star debutta il 23 novembre a Udine, nella stagione di Teatro Contatto 42. Lo presenteranno, subito dopo, il Teatro Astra a Torino (dal 30 novembre) e il Fabbricone a Prato (dal 7 dicembre) co-produttori dello spettacolo assieme a CSS di Udine.

Edward e Nancy Kienholz – Five Car Stud

Al presente

Un teatro al presente non può essere un teatro che descrive, oggi, l’annientamento di Gaza, o l’invasione dell’Ucraina, o che fa l’elenco delle donne uccise dai maschi.

Il teatro non sopporta la realtà immediata, il documento, l’esplosione della notizia. Il teatro, anche quello più realistico, quello più politico, fa estrazione della realtà, la processa, la cristallizza. Non la riproduce. Ne crea un’altra, non meno vera, forse più credibile. Perché ne mostra lo scheletro, nudo, disturbante.

Fabrizio Sinisi con le armi del drammaturgo, e Fabrizio Arcuri con quelle della regia, hanno scritto assieme Black star: l’indagine sui modi in cui si costruisce e esercita la violenza a matrice razzista.

Black Star Css Udine Teatro Contatto locandina

Arte e linciaggio

Ciò che aveva anche fatto, alla fine degli anni Sessanta, Edward Kienholz, l’artista statunitense di Five Car Stud. Con manichini in gesso, a grandezza naturale, aveva riprodotto il linciaggio e l’evirazione di un giovane afroamericano da parte di cinque bianchi, i volti coperti da oscene maschere di Halloween, alla luce dei fari delle loro cinque automobili.

La creazione – angosciante, repellente, trash art, per chi all’arte chiede solo salvazione e bellezza – è stata una delle diverse fonti a cui drammaturgo e regista si sono ispirati nel comporre Black Star.

Che non parla dell’America e delle mai assopite derive razziste, né di black lives matter, ma di come il fluido impetuoso della violenza stia, oggi ancora e soprattutto, nel linguaggio. Ne sa qualcosa la generazione che si nutre solo di social.

Edward e Nancy Kienholz - Five Car stud
Edward e Nancy Kienholz – Five Car stud

Dice Fabrizio Sinisi: “Proprio perché costituisce il centro del testo, la violenza non è mai rappresentata, ma solo detta, recitata, raccontata. Come nella tragedia classica – di cui questo testo prova a essere un estremo ripensamento contemporaneo – in Black Star c’è la convinzione che la violenza può essere affrontata solo quando la si mette al centro del linguaggio”.

Corpo erotico, capro espiatorio

Black Star sono quattro episodi: ciascuno con un diverso protagonista e una (apparentemente) diversa vicenda. Nel primo, una donna di mezza età, colta, affluente, s’innamora di un immigrato clandestino. Nel secondo, un cruento episodio di cronaca. Nel terzo, una crisi matrimoniale. Nel quarto, un raid a sfondo razzista nella periferia di una grande città.

Un solo elemento accomuna questi quattro quadri: la presenza di un giovane immigrato afrodiscendente di nome Grock, che attraversa le vicende in modo ambiguo, sfuggente, assumendo via via su di sé i più diversi significati: corpo erotico, avversario politico, vittima sociale, capro espiatorio.

Aggiunge Fabrizio Arcuri: “Sono le circostanze in cui nasciamo e cresciamo che ci rendono più o meno fortunati. Noi, oggi, qui, siamo cittadini fortunati di uno stato ricco bianco e di questa parte del mondo. Questo non è il risultato delle nostre capacità o delle nostre scelte, ma della fortuna”.

Fabrizio Arcuri e Fabrizio Sinisi - ph Alice Durigatto
Fabrizio Arcuri e Fabrizio Sinisi – ph Alice Durigatto

Black star. Dentro al fuoco dell’odio

La ricostruzione del razzismo, che oggi il nostro sguardo europeo si ingegna a relegare ai tempi del colonialismo, si alimenta invece con le parole, anche quelle più quotidiane. E a nulla serve distinguere tra buonismo e cattivismo. L’inclusività è una foglia di fico che il fuoco dell’odio incenerisce presto.

A differenza di The old oak, il film recente di Ken Loach , che inquadra il problema sul piano sociologico, e si chiude con una nota di solidale ottimismo, Black Star ne fa una questione di persuasione linguistica. Alla quale è ben più difficile opporre le pratiche dei buoni comportamenti.

Anche Alessandro Berti, nelle tre parti del suo polittico Bugie bianche, aveva affrontato il problema del colore delle pelli e del loro subdolo immaginario, partendo proprio dalle pratiche del corpo.

In due, lontani dal realismo

Ha sempre cercato scritture contemporanee, Fabrizio Arcuri. Dalla fondazione dell’Accademia degli Artefatti (siamo negli anni ’90). Attraversando la stagione più fortunata della nuova drammaturgia britannica (Martin Crimp e Tim Crouch, ma anche Sarah Kane, Mark Ravenhill, Dennis Kelly). Modellando long-format di scena (dai Materiali per una tragedia tedesca di Tarantino agli affreschi del Ritratto di una capitale e Ritratto di una nazione per il Teatro di Roma). Fino a questa stretta di mano forte con Fabrizio Sinisi.

Gli ho chiesto di parlarmi di questa collaborazione. Sentite qua.

Fabizio Arcuri

Partito dai drammaturghi poeti (Testori e Pasolini), Sinisi ha rivestito il ruolo di dramaturg nelle creazioni di Sandro Lombardi e Federico Tiezzi, e in parallelo ha sviluppato un proprio percorso poetico, che ha poi influenzato il suo scrivere per il teatro.

Dice di sé: “Ciò che più mi interessa, nel lavoro drammaturgico, è la possibilità di trasfigurare il reale perché ne emerga il suo carattere più vero”. E ancora: “Il naturalismo m’interessa poco. Credo in un teatro che non sia un commento all’esistente”,

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BLACK STAR
testo Fabrizio Sinisi
regia e luci Fabrizio Arcuri
interpreti Gabriele Benedetti, Martin Chishimba, Michele Guidi, Aglaia Mora, Maria Roveran
scene e costumi Luigina Tusini
musiche composte ed eseguite dal vivo da Giulio Ragno Favero

una co-produzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG, Teatro Metastasio di Prato, TPE – Teatro Piemonte Europa

Ecole des Maîtres 2023. Shakespeare e quel sogno nel buio, al parco

Sotto la quercia del Duca, ci vediamo là“. Così Shakespeare, nel Sogno di una notte di mezza estate, dà appuntamento agli attori che in quel luogo, a un miglio dalla città, si preparano per allestire la loro recita. Di notte.

E così anche noi, quando il buio cala, ci incamminiamo verso la quercia del Duca. Che magari è un ippocastano, un tasso, un cedro himalaiano, poco importa.

Intorno, nell’oscurità, si estende il vasto parco di Villa Manin a Passariano, storica dimora veneta in provincia di Udine. E gli attori sono già là. Con le loro lampade.

Ecole des Maitres 2023 - Sogno di una notte di mezza estate - 1
Sogno di una notte di mezza estate – ph Alice BL Durigatto

Un maestro e la sua scuola

Bella intuizione, questa di Marcial Di Fonzo Bo, attore e regista argentino, ma soprattutto maître chiamato quest’anno a dirigere la 31esima edizione dell’Ecole des Maîtres, la scuola del teatro dei maestri.

Assieme ai 16 giovani attori impegnati in questo progetto internazionale di formazione, il regista ha pensato che una commedia notturna e fatata, com’è il Sogno, potesse trovare posto solo in boschi, parchi, giardini. Luoghi esatti, dove la sfera del naturale e quella soprannaturale – se ci credi – ogni notte si sfiorano.

Ecole des Maitres 2023 - Sogno di una notte di mezza estate - 1

E così al Parc Balzac di Angers (Francia), al Jardim de Sereia di Coimbra (Portogallo), al Parco Trotter di Milano, e qualche sera fa nel fitto degli alberi e delle siepi di Villa Manin, circondati dalla campagna, Di Fonzo Bo e i suoi attori hanno saputo raccogliere e restituire a noi spettatori seduti sull’erba, tutti gli amori, i disamori, i sortilegi, i misteri, anche gli odori che Shakespeare aveva sparso nella sua commedia nuziale. 

Con l’intreccio di tre diverse storie, il drammaturgo inglese aveva aperto il varco dal quale filtrano le fate, gli elfi, i folletti, e le figure della mitologia nordica cominciano a confondersi con i personaggi della scena classica. Oberon e Titania, Ippolita e Teseo, i quattro innamorati sballottati qua e là, e quei pasticcioni degli artigiani che si credono grandi attori.

Un carosello di ombre cinesi

Creano un incanto arcano, i parchi di notte. Anche qui, alle spalle della settecentesca dimora dove soggiornò addirittura Napoleone. Anche adesso, nel buio, ora che la grande luna di carta fa a gara con la luna vera.

Ecole des Maitres 2023 - Sogno di una notte di mezza estate - 1

E minuscole, nella lunga prospettiva del prato, le ombre degli attori si rincorrono tra l’erba, spariscono dietro le sagome degli alberi, ricompaiono. Mentre lo stagno riflette la loro voce: il corteggiamento, i dinieghi, le risate e i rimproveri.

Niente paura se mancano i macchinari del teatro, i riflettori, le poltrone. Ci sono pile e telefonini per illuminare la strada, cuscini sui quali accomodarsi, tutti i piccoli rumori della natura in modalità notturna.

E il gioco dei sortilegi, come lo aveva pensato Shakespeare, diventa un carosello di ombre cinesi che si proiettano su un muro

Ecole des Maitres 2023 - Sogno di una notte di mezza estate - 1

Dopo che negli anni scorsi, altri nomi di spicco del panorama teatrale mondiale – da Claudio Tolcachir a Tiago Rodrigues, da Christiane Jatahy a Angélica Liddell – hanno lavorato con altrettanti gruppi di attori, tra i 24 e i 35 anni, provenienti dai quattro Paesi (Belgio, Francia, Italia e Portogallo), ecco stavolta aggiungersi alle loro sessioni l’inventiva latina di Marcial Di Fonzo Bo, che congiunta all’agile schema organizzativo dell’Ecole des Maîtres, li porta a cimentarsi con quel profilo di attore europeo che il critico teatrale Franco Quadri aveva immaginato più di trent’anni fa, nel dare avvio a questo progetto di pedagogia teatrale avanzata.

La notte poi si riprende gli spazi

Si è fatto tardi. La recita degli artigiani è terminata, si sono ricomposti le storie e i contrasti , quattro matrimoni sembrano imminenti e la notte si riprende gli spazi.

Intanto gli attori, i collaboratori dell’Ecole, la parte più giovane del pubblico, ancora in vena di rave, o di sabba, continua a ballare alla luce delle pile. E dai telefonini si alza il sound dei Bronski Beat. Run away, turn away, run away…

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ECOLE DES MAÎTRES 2023
corso internazionale itinerante di perfezionamento teatrale
31esima edizione: 28 agosto – 7 ottobre 2023

maestro Ecole des Maîtres 2023
Marcial Di Fonzo Bo
assistente 
Marianne Ségol-Samoy

allievi
Giuseppe Benvegna, Emma Bolcato, Michele De Paola, Elena Natucci (Italia); Fanny Blondeau, Simon Espalieu, Jules Puibaraud, Souâd Toughraï (Belgio); Hélène Bressiant, Julien Crampon, Alexis Gilot, Adil Mekki (Francia); Pedro Baptista, Mariana Magalhães, Carolina Lopes, Rui Maria Pêgo (Portogallo)

gli allievi dell'Ecole 2023

partner di progetto e direzione artistica
CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa (Italia), CREPA – Centre de Recherche et d’Expérimentation en Pédagogie Artistique (CFWB/Belgio), Teatro Nacional D. Maria II, TAGV – Teatro Académico de Gil Vicente (Portogallo), Le Quai Centre Dramatique National Angers Pays de la Loire, Comédie, Centre dramatique national de Reims (Francia)

con il sostegno di
MiC Ministero della Cultura – Direzione Generale Spettacolo, Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia – Direzione centrale cultura, sport e solidarietà, Fondazione Friuli (Italia)
con la partecipazione di
ERPAC – Ente Regionale Patrimonio Culturale Friuli Venezia Giulia (Italia), Théâtre de Liège – Centre européen de création théâtrale et chorégraphique, Centre des Arts scéniques, Fédération Wallonie Bruxelles – Service général de la Création artistique, Wallonie-Bruxelles International, La Loterie Nationale (CFWB/Belgio), Ministère de la Culture et de la Communication (Francia), Universidade de Coimbra (Portogallo)

Pasolini mission impossible. 1) Comizi d’amore

Comizi d’amore è il titolo di un laboratorio e di una produzione di teatro partecipato, da poco presentata a Udine nel cartellone di Teatro Contatto, all’interno del progetto 100 x 100 Pasolini. Si intitolava allo stesso modo – Comizi d’amore – anche il film-reportage che Pier Paolo Pasolini realizzò all’inizio degli anni Sessanta.

Comizi d’amore laboratorio viene ripreso in questi giorni anche ai Cantieri Teatrali Koreja, a Lecce.

Comizi d'amore  1 -  CSS Udine ph Alice BL Durigatto
ph Alice BL Durigatto

Italia 1963 

Con una cinepresa alle spalle e il microfono in mano, Pier Paolo Pasolini interroga uomini e donne in costume da bagno su una spiaggia italiana battuta dal sole. “Signora, lei cosa pensa del divorzio?”. A una coppia chiede: “Pensate che il matrimonio risolva i problemi sessuali?”. 

Davanti a una fabbrica, si rivolge poi a un gruppo di operai, tutti maschi. “Volevo sapere la vostra opinione sulla legge Merlin”. La legge Merlin aveva fatto chiudere, cinque anni prima, le case di tolleranza. ”Per me è una gran boiata” risponde uno di loro. “Perché?”. “Perché girano molte malattie di Venere, e i brutti hanno diritto anche loro di trovare le donne”.

Il gruppo di ragazzini, ai quali ha appena chiesto se sanno come sono nati, gli dà risposte ovvie – “la cicogna” – ma a volte strabilianti. ”Lo zio, mi ha portato lo zio!”. Oppure “La lavatrice”. Lui, lo sbarbatello più svelto, voleva dire levatrice, ma la piena alfabetizzazione, allora nel nostro Paese, è di là da venire.

Pier Paolo Pasolini - Comizi d'amore (1964)
Comizi d’amore (1964)

Cinema inchiesta

Comizi d’amore è il titolo del film-reportage che Pasolini realizza in un’Italia anni Sessanta, prossima al traguardo del benessere. E che però, a sentire le risposte, le battute, i ragionamenti raccolti dalla gente per strada e nei quartieri, risulta incredibilmente arretrata sui temi della sessualità, della condizione femminile, della prostituzione. I tabù di una nazione. La pellicola è un luminoso esempio di giornalismo d’inchiesta. Per questo rimane tra i 100 film italiani che, in ogni caso, si dovrebbero salvare.

Comizi d'amore  2 -  CSS Udine ph Alice BL Durigatto
ph Alice BL Durigatto

Teatro partecipato

Ha lo stesso titolo, Comizi d’amore, anche l’esperienza che la regista Rita Maffei ha voluto quest’anno proporre a un gruppo di uomini e di donne, persone di diverse età e provenienza, che da parecchio tempo lavorano con lei in progetti di laboratorio e teatro partecipato. Formula che in Italia si è sviluppata negli scorsi vent’anni, ed è ormai accreditata tra i modi di produzione delle imprese creative.

Grazie al gruppo dei suoi non-attori, non-interpreti, non-personaggi, anche questi Comizi d’amore, prodotti da Css – Udine, si propongono d’indagare temi che hanno a che fare con la sessualità. E oggi, in particolare, con le questioni e la percezione di genere. La vituperata cultura del gender.

Teatro e cinema documentario sono però fattispecie diverse. Se il secondo può ambire a una visione panoramica della società, dei suoi comportamenti, delle percezioni collettive, inevitabilmente il primo riporta a esperienze singole, storie, racconti che sembrano possedere tanta più forza quanto più si innestano nella verità di coloro che le raccontano. Come succede spesso nel teatro partecipato, la coralità è un effetto, più che un principio. 

Comizi d'amore  3 -  CSS Udine ph Alice BL Durigatto
Ph Alice BL Durigatto

Specialisti del sé

Così, rispetto al lavoro da cui riprende il titolo, questi teatrali Comizi d’amore – l’amore dei nostri Anni Venti – imboccano la strada di una rievocazione affettuosa, moderatamente nostalgica, delle esperienze che ciascuno dei partecipanti ha vissuto in prima persona

Di quella che, ad esempio, è stata “la prima volta”. Oppure di quale sia stata l’educazione al sesso e al sentimento ricevuta in casa. Di cosa sia la gelosia. Quali ansietà susciti, in famiglia, una transizione di genere.

Esperti della propria vita, si potrebbe dire di questi performer, adottando l’etichetta usata da Rimini Protokoll, il gruppo tedesco che più ha praticato il modello partecipativo.

Specialisti del sé, e perciò convincenti, schietti, ironici o drammatici, giovani o più avanti nelle esperienze, posati o esuberanti, a seconda dei casi. Qualcuno metropolitano, qualcuno più rurale. Siamo in Friuli, del resto, e la campagna è lì, a due passi. 

Comizi d'amore  4 -  CSS Udine ph Alice BL Durigatto
ph Alice BL Durigatto

A lezione d’amore

Noi spettatori, appena la serata comincia, siamo invitati a sedere in minuscoli banchi di scuola, e più che a un comizio, più che al discorso pubblico, partecipiamo alla loro lezione d’amore. Ripercorriamo l’educazione sentimentale di almeno tre generazioni. Sentiamo il battito dei loro affetti, in sintonia con la musica. La cura di Franco Battiato è il pezzo naturalmente più giusto. Ma alla fine a vincere è The power of Love dei Frankie goes to Hollywood.

E visto che siamo a scuola, capiterà anche a noi spettatori di essere invitati a un compito in classe. Sul foglio che ci viene dato insieme alla penna c’è scritto “Io amo…”. Sta a noi aggiungere che cosa. 

“Il cosmo”. “I miei figli”. “Aver cura della bellezza”. “I gatti”.” Le parole che ho sentito questa sera”. “Amo l’amore”. “Mia mamma”.

Per pudore, non vi dico che cosa ho scritto io.

Comizi d'amore  5 -  CSS Udine ph Alice BL Durigatto
ph Alice BL Durigatto

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COMIZI D’AMORE
un progetto di Teatro Partecipato
ideato e curato da Rita Maffei

con i partecipanti al progetto di Teatro Partecipato: Pepa Balaguer, Mauro Cantarutti, Umiliana Caposassi, Emanuela Colombino, Martino Mattia Cumini, Elisabetta Englaro, Laura Ercoli, Marco Gennaro, Marzia Gentili, Giuliana Grippari, Stella Martin, Donatella Mazzone, Fedra Modesto, Elisa Modonutti, Emanuela Moro, Paola Moro, Ludwig Pellegrinon, Rita Peresani, Marco Petris, Arianna Romano, Nadia Scarpini, Patrizia Volpe

scena e cura immagini Luigina Tusini
produzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG

Effetto domino a Nordest. Due donne al timone del CSS

Al cambio di direzione all’Ente Regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia, segue a ruota il rinnovo della presidenza del CSS di Udine- teatro stabile di innovazione. Presidente è stata eletta Rita Maffei, vice presidente sarà Fabrizia Maggi.

Fabrizia Maggi e Rita Maffei nel Cda del Css di Udine

Tandem di donne al timone dell’impresa che da più di 40 anni, in questa Regione è sinonimo di innovazione in campo culturale e di spettacolo dal vivo. In questa immagine la notizia apparsa oggi sul quotidiano Messaggero Veneto di Udine.

Ad entrambe, buon lavoro e gli auguri di QuanteScene!

Breaking news. Alberto Bevilacqua è il nuovo direttore ERT FVG

Il Circuito regionale teatrale del Friuli Venezia Giulia ha un nuovo direttore. Il Consiglio di Amministrazione di ERT FVG ha indicato Alberto Bevilacqua come successore di Renato Manzoni, che dal 2004 ha diretto l’Ente . Al neo-direttore Bevilacqua vanno gli auguri di QuanteScene!

Alberto Bevilacqua - ERT FVG
Alberto Bevilacqua

È ufficiale

L’annuncio ha tardato un po’ a diventare pubblico. Incrementando così l’attesa. Ma alla fine, la notizia è stata ufficializzata. Sessantadue anni, esperto nella gestione e nella direzione di imprese culturali, dal mese di novembre 2022 Alberto Bevilacqua è il nuovo direttore ERT FVG. 

Il CdA lo ha scelto entro una rosa di otto nomi, ristretta poi a tre, che si sono candidati al bando pubblico dello scorso giugno. 

Bevilacqua succede a Renato Manzoni che negli scorsi 18 anni, in particolare nel passato biennio di difficoltà e restrizioni sanitarie, ha retto l’Ente. E ne passa adesso le redini, dopo averlo consolidato istituzionalmente, portando da 15 a 28 le sale del Circuito e festeggiando nel 2019 anche i cinquant’anni dalla fondazione.

Alberto Bevilacqua

Da CSS a ERT FVG

Fondatore nel 1984, e fino a questo momento presidente del CSS teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia – Alberto Bevilacqua vanta una conoscenza del sistema teatrale italiano e internazionale che ne fanno una delle figure più note del settore. Ha attivato, assieme al suo team, tutte le iniziative che hanno visto il CSS udinese imporsi tra i centri di produzione più attivi in Italia, vicepresidente Agis Tre Venezie e figura chiave nei percorsi che hanno permesso al FVG di diventare regione leader nel campo dell’innovazione nello spettacolo dal vivo

Nel territorio il suo impegno si è sviluppato a 360 gradi (dal Mittelfest di Cividale alle Residenze artistiche di Villa Manin, dal Teatro Pasolini di Cervignano alle attività regionali di inclusione sociale). A incrementare le sue competenze sono stati anche incarichi nazionali, per ItaliaFestival per esempio, e progetti internazionali, primo fra tanti il percorso di alta specializzazione per attori, oramai trentennale, Ecole des Maîtres.

Ecole des Maitres - logo

Prosa, musica, danza

Sarà adesso chiamato ad assolvere le principali missioni di cui è investito l’ERT FVG. Curare e gestire, in sintonia le amministrazioni e le comunità locali, una trentina stagioni di prosa, musica e danza che nei Comuni del Fvg fanno capo al circuito. Sviluppare progetti rivolti alla diffusione della cultura teatrale nelle scuole. Sovraintendere all’edilizia teatrale nell’ambito della manutenzione e della ristrutturazione delle sale aderenti all’Ente.

[questo articolo è stato pubblicato sul quotidiano di Trieste IL PICCOLO, in data 1 novembre 2022]

le 28 stagioni teatrali di ERT FVG
le 28 stagioni teatrali 2022-23 di ERT FVG

Al neo-direttore Bevilacqua, QuanteScene! fa i migliori auguri di buon lavoro.

Claudio Tolcachir, teatro come vocazione

Fra i registi della sua generazione, quella dei quarantenni, è il più riconoscibile, il più sensibile, il più seduttivo. Uno dei più mondiali. Claudio Tolcachir, argentino di Buenos Aires, teatrista.

Con questa parola in America latina si indica chi in teatro sa fare tutto: l’attore, l’autore, il regista, il tecnico, qualsiasi cosa sia necessaria. Un bravo teatrista a volte diventa poi anche un bravo maestro di teatro. Nel suo Paese e altrove. È il caso di Tolcachir.

Claudio Tolcachir (ph Alice BL Durigatto / Phocus Agency)
Claudio Tolcachir (ph Alice BL Durigatto / Phocus Agency)

La Scuola dei Maestri, 30esima edizione

Con tale qualifica, maestro, il regista argentino conduce la 30esima edizione dell’Ecole des Maîtres, il corso di perfezionamento internazionale per attori da poco iniziato a Villa Manin a Passariano (UD). L’antica e monumentale villa veneta, la sua foresteria, il parco, sono la sede principale che il promotore CSS di Udine ha riservato alla sessione italiana del progetto.

Nelle prossime settimane l’Ecole si svilupperà in altri tre Paesi – Belgio (Liegi), Portogallo (Lisbona e Coimbra), Francia (Caen e Reims) – per essere poi nuovamente in Italia al Piccolo Teatro di Milano, dal 17 al 21 settembre.

Ieri 5 settembre, lui e i suoi giovani attori – 16, provenienti da 4 diversi Paesi – hanno presentato in pubblico, negli spazi di Villa Manin, la prima fase del lavoro. 

Claudio Tolcachir tra i 16 attori dell Ecole des Maîtres 2022
Ecole des Maîtres 2002 (ph Alisa Franzil)

Conoscersi per caso a Buenos Aires

Come in certi locali da ballo della Buenos Aires di un tempo, e di quella contemporanea, dove ogni sera sconosciuti si incontrano, si scelgono, si piacciono, ballano assieme e forse di più. Così prende avvio La creazione accidentale. 

È il titolo che Tolcachir ha dato al suo progetto. Un tema che riporta in campo teatrale, in forma quasi pedagogica, le stesse modalità con cui persone di tutte le classi sociali, la sera, o il sabato, la domenica pomeriggio, si ritrovano sulle piste da ballo.

Tango e milonga sono strumenti di fluidità sociale. Gli sguardi, i cenni, un sopracciglio alzato, un cabeceo, sono un universo di codici nascosti, regole e segnali che vanno ben oltre la danza.

La creazione accidentale  - Ecole des Maitres 2022 (ph Alice ML Durigatto / Phocus Agency)
La creazione accidentale (ph Alice BL Durigatto / Phocus Agency)

Così i vecchi motivi di Adolfo Carabelli e Francisco Canaro, meno noti forse dell’onnipresente Carlos Gardel, accompagnano i sedici sconosciuti che in questa sala – che sia da ballo o di teatro – provano a conoscersi, a studiarsi, a piacersi, a rifiutarsi. 

Come tutti gli attori, amano farsi vedere, amano piacere, amano amarsi. E in questo piccolo universo, misurano se stessi, la propria storia, la forza di seduzione, le incertezze e le incapacità.

La creazione accidentale (Ph  Alice BL Durigatto / Phocus Agency) Claudio Tolcachir - Ecole des Maîtres 2022
La creazione accidentale (Ph Alice BL Durigatto / Phocus Agency)

Desideri e ossessioni

Con loro ho condiviso anche le mie domande, i miei desideri, le mie ossessioni” ha spiegato Tolcachir alla fine di questa prima uscita pubblica. Nella quale era facile riconoscere il tema dell’accidentalità. Dell’amore e del caso, avrebbe detto un altro maestro.

Ma quello che accade là, in scena è tutto loro: il loro immaginario, i loro pensieri, le loro ossessioni. Io li ho solo aiutati a tirarle fuori, a metterle a fuoco. Li ho spinti ad essere essi stessi creatori, liberi dall’imperativo dell’efficacia, fiduciosi in sé. E questo si sta rivelando meraviglioso e curativo anche per me. Oggi, nel teatro, tutto ciò è un lusso“. 

La creazione accidentale (Ph  Alice BL Durigatto / Phocus Agency)
La creazione accidentale (Ph Alice BL Durigatto / Phocus Agency)

Gli chiedo: “Si può sostenere che il teatro, in particolare quello sudamericano, in Argentina o in Cile, dove si vivono condizioni economiche e politiche difficili, se non autoritarie come in Brasile, resta proprio per questo un laboratorio sociale?”

Accidentale, imperfetto, pieno di umanità

Per noi latinoamericani il teatro è una necessità – mi dice – è un luogo dove incontrarsi, per capire e approfondire la propria identità. A volte è uno spazio di assemblea, a volte di resistenza. Tutto ciò che nasce per necessità ha sempre in sé una vibrazione che commuove”.

Sulla commozione, sull’empatia, Tolcachir lavora molto. Creazioni come Emilia, o El viento en un violin, anche il più recente Edificio 3 (produzione, lo scorso anno, del Piccolo di Milano) hanno girato il mondo e fatto di lui il rappresentante di una poetica della sensibilità.

Tutto ciò che mi colpisce – mi spiega ancora – si trasforma in teatro. Non saprei dire esattamente da dove mi nasca questo stimolo. Ma ciò che mi serve di più è avere a disposizione uno spazio di libertà e di rischio, come è questo, il lavoro che sto facendo con i giovani attori dell’Ecole”.

E ancora:

Tutto ciò che è accidentale, imperfetto, pieno di umanità, rimane spesso fuori dal lavoro d’attore. Ma è proprio questo materiale, assolutamente personale, quello che mi interessa”.

“Al di là della fiducia personale (una cosa che a me manca) la mia preoccupazione è trovare qualcosa che superi l’idea di teatro soltanto come professione. Non riesco proprio a smettere di pensare al teatro come vocazione“.

Claudio Tolcachir - Ecole des Maitres 2022

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ECOLE DES MAÎTRES 2022
corso internazionale itinerante di perfezionamento teatrale
XXX edizione: 26 agosto – 1 ottobre 2022 

La creazione accidentale
maître Claudio Tolcachir
assistenti Hugo Samek, Nicoletta Oscuro
allievi Viola Carinci, Daniele Cavone Felicioni, Christian di Filippo, Lucia Marinsalta (Italia); Lénaïc Brulé, Sarah Espour, Paul Mosseray, Laura Ughetto (Belgio); Julien Desmarquest, Isabel Aimé Gonzáles Sola, Ana Maria Haddad Zavadinack, Ophélie Trichard (Francia); Ana Baptista, Filipa Carloto Matta, Eduardo Molina, Lúcia Pires (Portogallo)

partner di progetto e direzione artistica 
CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa (Italia) 
CREPA – Centre de Recherche et d’Expérimentation en Pédagogie Artistique (CFWB/Belgio) 
Teatro Nacional D. Maria II, TAGV – Teatro Académico de Gil Vicente (Portogallo) 
Comédie de Caen – Centre Dramatique National de Normandie, 
Comédie, Centre dramatique national de Reims (Francia)
con il sostegno di 
MiC – Direzione Generale Spettacolo, Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia – Direzione centrale cultura, sport e solidarietà, Fondazione Friuli (Italia) 

Tiago Rodrigues, Ginevra, la Croce Rossa. Teatro e soccorso umanitario

Sì, lo farò, nella misura del possibile. Lo diciamo a volte per mettere le mani avanti. Nella misura dell’impossibile, dice invece il regista Tiago Rodrigues. E lo fa, parlando di soccorsi umanitari. Il debutto italiano dello spettacolo, domani 18 febbraio a Teatro Contatto a Udine.

Dans la mesure de l'impossible - Tiago Rodrigues (ph. Magali Dougados)
Dans la mesure de l’impossible (ph. Magali Dougados)

Nella misura del possibile. Lo diciamo quando siamo decisi a fare qualcosa, ma già mettiamo le mani avanti, perché conosciamo anche i limiti del nostro fare: le complicazioni, gli impedimenti, gli ostacoli.

Con Dans la mesure de l’impossible, titolo della nuova creazione teatrale, Tiago Rodrigues ci vuole invece dire che gli ostacoli ci possono abbattere, e che i limiti vanno superati. Se c’è la necessità di farlo. Nei momenti di crisi, bisogna farlo. Nella misura dell’impossibile.

Quarantacinque anni, nato a Lisbona, attore, autore, regista, Rodrigues è un uomo di teatro. Ma è anche uno che conosce il mondo, i mondi. Qualche mese fa è stato nominato direttore artistico del Festival di Avignone il più rinomato tra i festival di teatro al mondo. Lo sarà ufficialmente dal 1 settembre 2022, con un mandato di 4 anni. Su QuanteScene! ho parlato molte volte di lui.

Da un po’ Rodrigues ha preso alloggio a Ginevra – dicono le note che presentano Dans la mesure de l’impossible – e ha intervistato coloro che lavorano nelle due più importanti associazioni umanitarie, quelle che mettono in campo decine di migliaia di persone in tutto il mondo: la Croce Rossa e Medici Senza Frontiere. Ha raccolto le loro parole, in francese e in inglese. Poi si è messo a scrivere nella sua lingua, il portoghese.

 

Dans la mesure de l'impossible - Tiago Rodrigues (ph. Magali Dougados)
Dans la mesure de l’impossible (ph. Magali Dougados)

 

La realtà delle emergenze

Dans la mesutre de l’impossibile è quindi uno spettacolo che affronta il tema delicato e spinoso degli aiuti umanitari nelle zone di crisi. È il tentativo di capire il lavoro dei professionisti e dei volontari sanitari. Affonda nella realtà delle emergenze, la documenta, la sottopone agli occhi, all’attenzione, all’emotività degli spettatori. 

Ho voluto occuparmi dei problemi degli uomini e delle donne che vanno e tornano da zone d’intervento critiche, pericolose” spiega Rodrigues. “Quali sono le ragioni che li hanno spinti a fare di questo principio una professione? E cosa succede quando tornano indietro, nelle nostre comode zone di pace?

Nato da una proposta della Comédie de Génève / Ginevra, realizzato grazie a un cordata internazionale di teatri, subito dopo le repliche nella città della Croce Rossa, Dans la mesure de l’impossible arriverà a Udine, prima tappa italiana, il 18 e il 19 febbraio 2022, nel cartellone del CSS – teatro stabile di innovazione – che di quella cordata fa parte.

CSS Udine - Tiago Rodrigues

Quattro domande a Tiago Rodrigues

In vista del debutto, abbiamo posto al regista alcune domande.

Sono questi due anni di epidemia che l’hanno spinta a occuparsi di situazioni di emergenza, zone di crisi, aiuti umanitari?

L’idea che sta dietro a Dans la mesure de l’impossible è precedente all’epidemia. Mi era capitato di parlare con persone che lavoravano nel settore degli aiuti umanitari e sono rimasto profondamente colpito dalla loro esperienza. Penso che lavorare tra pericoli, conflitti, sofferenze e catastrofi abbia permesso loro di acquisire uno speciale punto di vista sul mondo. E abbia anche avuto un impatto molto personale sulle loro vite”.

Certo la pandemia ha cambiato il modo in cui la sua ricerca si è sviluppata.

Era previsto che viaggiassi attraverso alcune regioni del mondo e li osservassi mentre sono all’opera. Molti di questi itinerari sono stati cancellati. Tuttavia, invece di annullare o differire il progetto, ho sentito che farlo ora era ancora più importante. Se queste persone sono costrette a lavorare in situazioni difficili, mi sono detto, perché non dovrei farlo anch’io? Così ho deciso di partire dalle interviste e dagli incontri che ho fatto e sono soddisfatto, perché questo permette davvero di guardare il mondo attraverso i loro occhi”.

Si può perciò parlare Documentary Theatre, teatro documentario?

Non è teatro documentario, lo potremo definire invece teatro documentato. Non c’è mai stata l’intenzione di scrivere un saggio o un reportage sul fenomeno. Ciò che facciamo non riguarda gli aiuti umanitari nel loro complesso, come se fossero una foresta. Ci occupiamo solo di trenta alberi, trenta storie di soccorso, ciascuna basata sul racconto di un operatore“. 

Dans la mesure de l'impossible - Tiago Rodrigues (ph. Magali Dougados)
Dans la mesure de l’impossible (ph. Magali Dougados)

 Che metodo avete seguito lei, drammaturgo e regista, e i cinque performer che sono in scena?

Siamo partiti da eventi e interviste reali, ma ci siamo poi mossi verso una dimensione più teatrale. All’approccio giornalistico abbiamo aggiunto la scena, gli strumenti narrativi, manipolando il linguaggio, cambiando l’ordine degli eventi, organizzando le emozioni. Interpretando la realtà con la sensibilità del teatro. È un lavoro, questo, in cui ci sono attori che raccontano storie che sono state raccontate loro da coloro che le hanno vissute. A volte le parole sono esattamente quelle dette. Altre volte se ne distaccano, liberamente. E non è facile per lo spettatore, distinguere“.

Agli spettatori dunque che cosa chiedete? Cosa vi aspettate da loro?

La sola cosa che, sempre, mi aspetto dagli spettatori è che riconoscano che il mio lavoro è importante per qualcuno. È chiaro: ci tengo a emozionare il pubblico, cerco di condividere con loro cose che hanno importanza per me, propongo un diversa maniera di osservare parte delle nostre vite, provo a fare delle domande. Non è detto che funzioni per tutti. Ma va bene così, nella misura in cui si capisce che questo lavoro è importante almeno per qualcuno. Ci sono un sacco di esperienze artistiche che non mi toccano profondamente, e tuttavia posso riconoscere che, a qualche persona hanno cambiato la vita“.

[una versione corta di questo articolo è stata pubblicata sul quotidiano IL PICCOLO di Trieste il 16/2/2022]

 Il trailer dello spettacolo: https://www.theatre-contemporain.net/video/tmpurl_fi1BKUFS

Per altre informazioni e prenotazioni, vai al sito di CSS – Udine.

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DANS LA MESURE DE L’IMPOSSIBLE

testo e regia Tiago Rodrigues
traduzione Thomas Resendes
interpreti Adrien Barazzone, Beatriz Brás, Baptiste Coustenoble, Natacha Koutchoumov, Gabriel Ferrandini (musicista dal vivo)
scene Laurent Junod
composizione musicale Gabriel Ferrandini, suono Pedro Costa
costumi Magda Bizarro
assistente alla regia Lisa Como

una produzione Comédie de Genève 
in coproduzione con Odéon – Théâtre de l’Europe – Paris, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Teatro Nacional D. Maria II – Lisbonne, Équinoxe – Scène nationale de Châteauroux, CSS Teatro stabile di innovazione del FVG – Udine, Festival d’Automne à Paris, Théâtre national de Bretagne – Rennes, Maillon Théâtre de Strasbourg – Scène européenne, CDN Orléans – Val de loire, La Coursive Scène nationale La Rochelle
con l’aiuto di CICR – Comité international de la Croix-Rouge

spettacolo in francese, inglese e portoghese, sottotitolato in italiano

18 e 19 febbraio 2022, Teatro Palamostre, Udine
25, 26, 27 maggio 2022, Piccolo Teatro, Milano

 

Chi ha paura del futuro? I 40 anni di Teatro Contatto: quelli che verranno

Teatro Contatto 2022, il cartellone del CSS di Udine, teatro stabile d’innovazione del Friuli Venezia Giulia, tocca quest’anno quota 40. Si potrebbero rievocare i quattro decenni trascorsi. Meglio immaginare quelli futuri.

Teatro Contatto 2022

Controcorrente. In tempi complicati come questi non è facile muoversi in direzione contraria. Ma è necessario farlo. Per non restare in balia dei flussi negativi.

Nel 1982 a Udine, città di provincia e di caserme, un manipolo di ventenni raggruppato sotto un’inedita etichetta – CSS – ideava una stagione di spettacoli e la chiamava Teatro Contatto.

Oggi, nel 2022, quarant’anni dopo, il CSS di Udine è teatro stabile di innovazione e centro di produzione, tra i primi i Italia per volume di attività e capacità di internazionalizzazione.

In queste settimane l’impatto della pandemia sulle attività di spettacolo dal vivo torna ad essere allarmante. Teatri, sale, programmatori si tengono sul vago, in attesa di capire quali disposizioni regoleranno la loro vita quando metà della popolazione italiana e europea risulterà contagiata.

Controcorrente, in questa fase di incertezze e pensieri negativi, Teatro Contatto consolida e lancia il suo nuovo progetto annuale: quello a quota 40.

Chi ha paura del futuro? 

È ciò che si domandano i progettisti di Teatro Contatto. Ma si potrebbe anche scrivere: Chi ha paura del futuro! Per intendere che il futuro è comunque un’incognita, ma non per questo ci deve fermare.

Ecco quindi schierate sulla distanza dei prossimi sei mesi, le produzioni e le ospitalità che Teatro Contatto 2022 mette in campo. Sicuro che chi si arrende all’incertezza, si arrende tout court.

Gli internazionali

Il più interessante, il più internazionalizzato, è il progetto che vede Teatro Contatto tra i produttori del nuovo spettacolo di Tiago Rodrigues. Il titolo sarà:  Dans la mesure de l’impossible.

Il regista portoghese, stimato nel mondo, Premo Europa per il Teatro 2018, Premio Pessoa 2019, e dal prossimo autunno anche direttore del Festival d’Avignone, ha un rapporto consolidato con Udine. Nel 2019 Rodrigues era stato maestro all’Ecole des Maitres, il corso di alta professionalizzazione per attori. Là è nato il rapporto che, dopo alcuni spettacoli, porta adesso i progettisti CSS a co-produrre il suo nuovo titolo assieme a Comédie de Genève, Piccolo Teatro di Milano, Odéon di Parigi, Teatro di Strasburgo. Il 18 e il 19 febbraio prossimi, Dans la mesure de l’impossible sarà al Teatro Palamostre.

Tiago Rodrigues - Teatro Contatto 2022
Tiago Rodrigues

Dopo aver deciso di occuparsi dei numerosi teatri di guerra presenti nel pianeta, Rodrigues ha voluto conoscere da vicino il mondo della Ginevra internazionale, il direttore della Croce Rossa, i professionisti che lavorano con lui, medici, infermieri, operatori sociosanitari, mediatori culturali. Ha quindi provato a guardare il mondo attraverso i loro occhi e le loro responsabilità. Ispirato dalle loro testimonianze, ne racconta adesso le storie. Cosa spinge un essere umano a scegliere di rischiare la propria vita per aiutare gli altri?

Produzione internazionale è anche quella sviluppata con Agrupación Señor Serrano. Dopo aver debuttato al Festival International des Arts Bordeaux Métropole e lo scorso luglio alla Biennale di Venezia, la compagnia di Barcellona premiata con il Leone d’argento, presenterà anche a Udine The Mountain.
Lo spettacolo “pone il tema delle fake news al centro del suo stupefacente universo multimediale dove convergono la prima spedizione sull’Everest, Orson Welles, un sito web di fake news, un drone che scruta il pubblico, molta neve, schermi mobili e Vladimir Putin“.

Agrupación Señor Serrano - The Mountain
Agrupación Señor Serrano – The Mountain

Gli italiani

Produzione italiana, realizzata insieme a Marche Teatro sarà il nuovo lavoro scritto da Liv Ferracchiati. Elaborato durante le sessioni dell’Ecole des Maitres 2021 (che era impostata sulla scrittura e necessariamente si è svolta in remoto) il nuovo progetto drammaturgico d’autore si intitolerà Uno spettacolo di fantascienza e troverà spazio in un verosimile 2050, o da quelle parti.
Ispirato all’ultimo progetto, mai realizzato, di Cechov, questa pièce ambientata su una nave diretta al Polo Nord, riprende l’idea di quel viaggio e lo immagina collegato al tentativo dei suoi tre personaggi di scongiurare una catastrofe climatica“.

Nuova produzione CSS sarà anche A+A Storia di una prima volta, scritta e diretta dal regista Giuliano Scarpinato e realizzata con il sostegno dell’Istituto Italiano di Cultura di Parigi.
Con grazia, poesia e adeguata ironia lo spettacolo racconta il viaggio di due adolescenti come tanti, alla scoperta dell’intimità nella quale i due protagonisti dovranno destreggiarsi, tra falsi miti, paure ed ansie, per giungere insieme a qualcosa di unico, speciale ed irripetibile“.

Gli ospiti e gli incontri

Il centenario della nascita di Pier Paolo Pasolini offrirà a Teatro Contatto l’occasione per ospitare un lavoro di Ascanio Celestini intitolato Pasolini Museo.
Qual è il pezzo forte di questo Museo? – si domanda il performer romano – Quale oggetto dobbiamo cercare? Quale oggetto dovremmo impegnarci a acquisire da una collezione privata o pubblica, recuperarlo da qualche magazzino, discarica, biblioteca o ufficio degli oggetti smarriti?”

Emma Dante - Pupo di zucchero
Emma Dante – Pupo di zucchero

Saranno presenti nella prima parte del cartellone 2022 anche Carrozzeria Orfeo (con Miracoli metropolitani), Emma Dante (con Pupo di zucchero e le dieci sculture create ad hoc da Cesare Inzerillo) e  Il bacio della vedova di Israel Horovitz, “ipnotico viaggio dentro i rimbalzi psicologici della violenza sulle donne, orchestrato dalla regia di Teresa Ludovico“.

Alle produzioni e agli spettacoli ospiti si intrecceranno gli incontri Il futuro accade che sul palcoscenico del Palamostre udinese inviteranno a conversare, tra gli altri, Alberto Negri (giornalista del Sole 24), Chiara Valerio (scrittrice e editor della casa editrice Marsilio), Francesca Cavallo (scrittrice e coautrice della serie bestseller Storie della Buonanotte per Bambine Ribelli) e Massimo Polidoro (psicologo, giornalista, esperto nel campo delle fake news delle pseudoscienze).