Harold e Maude. La New Age degli anni ’70 diventa teatro

Ci sono film che alla prima uscita sembrano filmetti. Poi, inesorabilmente, diventano titoli di culto. È il caso di Harold e Maude, apparso nel 1971 e felicemente impresso nella memoria di tutti coloro che in questi 50 anni lo hanno visto. Magari per caso, ma ne sono rimasti colpiti.
Trasformarlo in uno spettacolo teatrale è un’impresa. Ma ci si può provare.

Ariella Reggio e Davide Rossi in Harold e Maude – La Contrada
Ariella Reggio e Davide Rossi in Harold e Maude – La Contrada (ph. Mario Bobbio)

Prova infatti a farlo Diana Höbel, attrice e in questo caso regista, che ha proposto l’idea al Teatro La Contrada di Trieste. Höbel sapeva di avere il materiale adatto.
Un’attrice di grande simpatia e versatilità, con l’età giusta, Ariella Reggio. E un giovane attore, Davide Rossi, disincantato quel che basta, per interpretare la parte di un ragazzino che, dopo aver a lungo flirtato con la morte, comincia a amare la vita.

Partiamo dal titolo. Harold ha 18 anni, coltiva uno spiccato humor nero, funerario e macabro. Simula suicidi e frequenta volentieri i cimiteri. Maude di anni ne ha invece 80, anzi quasi ottanta, ma della vita riesce a apprezzare tutto. Proprio tutto, compresa la morte, che non le fa affatto paura.

In occasione di un funerale qualsiasi scatta la scintilla. Si annuseranno, si conosceranno, si appassioneranno, si innamoreranno. Lui le farà una proposta di matrimonio.

Per sintonizzarvi sulla vicenda, intanto, ecco un trailer del film.

Un film del 1971

A srotolare indietro cinquant’anni di pellicola, fa impressione pensare quanto quel film anticipasse i tempi.

Se a due anni dal ’68, il pensiero New Age cominciava a diffondersi, Maude ne è il vivace emblema. Si nutre di filosofie orientali, è attenta all’ambiente, mangia e beve biologico. A ottant’anni se ne frega del body-shaming e pensa che la terza età non sia un castigo.

Anche Harold, con quell’arietta scostante e certe punte di autismo, è un precursore. Uno che silenziosamente si ribella al conformismo, all’ipocrisia, alla pressione sociale che lo circondano. Senza prendere la via delle droghe psichedeliche o dell’India. Per protesta Harold si rifugia invece in sé e nelle proprie ossessioni mortifere. Prelude quasi all’hikikomori odierno.

Un’altra breve sequenza:

Che tutto ciò si manifesti in un film, decisamente divertente, del 1971, con la colonna sonora incisivissima di Cat Stevens, lascia oggi un piacevole senso di nostalgia.

O di rimpianto per una cinematografia più spigliata e libera di quella “correttamente inclusiva” che passa oggi, soprattutto attraverso il digitale. 

Del resto il regista del film, Hal Ashby, fan dei Rolling Stones, convintamente vegetariano e hippy, capello lungo e spinello eterno, aveva cercato di catturare nel film il proprio desiderio di futuro. Sconfessato subito dal nixonismo e dal reaganismo degli USA che verranno.

Oggi, nel tempo di Greta e del bio

Non stupisce che oggi, ai tempi di Greta e del bio, lo stile allora eccentrico e ambientalista di Maude, sia una pratica diffusa.

La incarna in modi davvero credibili Ariella Reggio, icona teatrale del nord-est italiano, esperienze di scena e di set con Giorgio Strehler e con Woody Allen, a proprio agio tanto negli spot pubblicitari tanto nella cinematografia dei nuovi autori, spiritosa e disinvolta sui social. Una che del mondo vuole conoscere tutto.

Così com’è credibile Davide Rossi: lui e il suo funebre abituccio nero, sembrano tagliati apposta per il taciturno e scostante carattere di Harold. Che la relazione affettiva con Maude, incoraggerà verso un diverso abbraccio alla vita.

Harold e Maude  - locandina

Il realismo leggero di un film come Harold e Maude si presta con qualche difficoltà ai limiti della scena. E si immagina quante soluzioni siano state escogitate nel lavoro di regia da Diana Höbel, in quelli dello scenografo (Andrea Stanisci) e del musicista (Claudio Rastelli) per assicurare ai due personaggi l’affetto del pubblico.
Che tuttavia si manifesta, aiutato pure dalle figure di contorno (la madre di Harold, lo psicologo, il prete, il poliziotto… le istituzioni insomma) inevitabilmente spinte verso la macchietta.

Ma il gusto per una vita da vivere senza rinchiudersi nelle gabbie del conformismo, la scomparsa della barriera delle età, il senso liberatorio e libertario della vicenda, alla fine restano intatte.

Il poliziotto: Signora, la patente, prego.
Maude: Non ce l’ho, io non credo nelle patenti.

Certo ci sarebbe piaciuto veder arrivare in palcoscenico Maude-Reggio alla guida di una potente Moto Guzzi V7 (come succedeva nel film, o almeno di una scoppiettante Gilera). Vroomm vroomm
Ma sappiamo quali sono i limiti del teatro. Del resto, nemmeno Aida si fa più con gli elefanti. E forse non si è mai fatta.

Davide Rossi e Ariella Reggio in Harold e Maude – La Contrada (ph. Mario Bobbio)

– – – – – – – – – – – – – – –
HAROLD E MAUDE
di Colin Higgins
adattamento e regia Diana Höbel
con Ariella Reggio, Davide Rossi, Marzia Postogna, Maurizio Zacchigna, Valentino Pagliei, Enza De Rose e Omar Giorgio Makhloufi
musiche Claudio Rastelli
scene e costumi Andrea Stanisci
disegno luci Bruno Guastini
produzione La Contrada – Teatro Stabile di Trieste

dal 10 al 20 febbraio 2022, al Teatro Bobbio di Trieste, poi in tournée