Quei dieci dell’Amalgama. Tra le alchimie di Macondo

Ve li voglio presentare. Si chiamano L’Amalgama. Sono dieci e fanno teatro. Sei anni fa hanno formato un collettivo. E da allora girano. Ma tanto. Con un bel progetto, che si intitola Lost in Macondo. Domani, domenica 30 ottobre, saranno a Genova, a conclusione di una settimana che li ha visti lavorare con la gente del quartiere di San Fruttuoso. Se siete da quelle parti, andate a vederli (o guardatevi almeno il loro sito).

Collettivo L'Amalgama - Lost in Macondo (ph. Cristina Modonutti)
Lost in Macondo (ph. Cristina Modonutti)

A fisarmonica

Li avevo persi di vista, da quando sono usciti tutti e dieci, vittoriosi, dal diploma finale alla “Nico Pepe” di Udine, accademia di teatro. Li ho ritrovati alcuni anni più tardi, sempre in dieci. Crescere e formarsi assieme vuol dire molto. Ma lo spirito di coesione che è alla base di L’Amalgama è davvero inconsueto.

Non che siano sempre là, uno appiccicato all’altra. Ognuno sviluppa progetti personali. Chi come attrice, o attore, o performer. Chi come regista. Oppure progettista, ideatore di iniziative, creatrice di testi…

Ma quando Macondo chiama, tornano di nuovo assieme, compatti, forti del proprio progetto collettivo. Che inevitabilmente raccoglie attorno a sé altre forze: collaboratori, stabili o occasionali, supporter, istituzioni e associazionismo, follower e amici.

È un lavoro che funziona a fisarmonica. Momenti di forte concentrazione collettiva, alternati a spazi di lavoro personale. Mi piace. Così come mi piace lo stile che mettono nel loro fare teatro.

Collettivo L'Amalgama - Lost in Macondo - (ph. Mara Giammattei)
Lost in Macondo (ph. Mara Giammattei)

Va detto che per un bel po’ di tempo, in accademia, hanno lavorato con Giuliano Scabia. E quell’incontro ha sicuramente modellato la loro idea di spettacolo dal vivo. Un teatro che attraversa la vita quotidiana. Si insinua nelle case, invade gli spazi aperti, i parchi, i cortili. Acchiappa gli spettatori e li trascina con sé in piazza. Racconta storie, strappa risate, prepara sorprese e diverte. Ecco perché mi piace.

Perdersi a Macondo

C’è un romanzo che buona parte di noi ha letto, molti hanno amato, e tutti conoscono anche solo per il titolo. Cent’anni solitudine di Gabriel García Márquez. Dal realismo magico dell’autore sudamericano, da quella saga famigliare, dall’epica che in quel paesino leggendario avvolge l’albero genealogico della famiglia Buendía, Lost in Macondo prende solo spunto.

E con piglio contemporaneo e coraggio performativo, prendendosi gioco delle mitologie letterarie, abbraccia certe piccole comunità, che possono essere isolati paesi di montagna, cittadine di pianura ricche di storia, o rioni di città, come sta succedendo adesso a Genova. È la formula, sempre più praticata, delle Residenze Teatrali.

Collettivo L'Amalgama - Lost in Macondo - (ph. Mara Giammattei)
Lost in Macondo (ph. Mara Giammattei)

In dieci, all’unisono, dicono: “L’Amalgama vuole recuperare la componente magica presente nelle storie dei Comuni italiani per mostrare quanto di meraviglioso si nasconde nel reale. Ci faremo influenzare dai fatti reali e miracolosi che ci racconteranno gli abitanti, da ciò che vedremo in paese, da leggende, dal romanzo stesso e dalle nostre esperienze personali per costruire così i vari capitoli. Vorremmo riscrivere la storia di questi paesi come fossero nuove Macondo: luoghi rappresentativi di un immaginario collettivo, in cui tanti Comuni italiani possano riconoscersi“.

Per una settimana, i dieci di Macondo vivono dunque assieme a una comunità urbana, ne raccolgono l’identità e le storie, intervistano e filmano chi ha piacere di parlare con loro, lavorano con chi si mette in sintonia: magari una minuscola banda locale, o un coro di non professionisti. Scoprono ciò che di irrazionale, leggendario, alchemico, si nasconde nella memoria della gente. Ricordi, episodi, figure.

Collettivo L'Amalgama - Lost in Macondo  (ph. Cristina Modonutti)
Le comunità urbane partecipano a Lost in Macondo (ph. Cristina Modonutti)

Tutti assieme, costruiscono ciò che alla fine della settimana sarà lo spettacolo, il finale momento, il botto. In una economia di scambio (come nelle antiche formule di Eugenio Barba e dell’Odin) con coloro che li hanno accolti.

Sulle tracce di Aureliano Buendía, dal Fvg alla Liguria

È successo già parecchie volte nella regione dove hanno piantato la loro sede, il Friuli Venezia Giulia. Sono stati a Porpetto, a Marano Lagunare, a Prato Carnico, a Mossa, a Arta Terme. A Turriaco e a Muggia, centri più popolosi. Adesso la sfida è una città ancora più grande. Teatralmente più esigente. Genova. 

Hanno scelto (e sono stati scelti) dal quartiere di San Fruttuoso, sulla riva destra del torrente Bisagno. E l’episodio che portano per le strade e in piazza si intitola I gringos e le banane del progresso.

Non resta che andarli a vedere, domani.

locandina Lost in Macondo

Ecco il comunicato stampa:


Genova. Domenica 30 ottobre dalle ore 15:30 nel quartiere San Fruttuoso (da via G. De Paoli, traversa di via Paolo Giacometti, a Villa Imperiale) andrà in scena lo spettacolo itinerante che concluderà la residenza artistica e teatrale in Bassa Val Bisagno “Lost in Macondo”, ideata e realizzata dal collettivo L’Amalgama. La pièce è liberamente ispirata al romanzo “Cent’anni di solitudine” di Gabriel García Márquez.

L’obiettivo del progetto è recuperare la componente magica presente nelle storie dei diversi Comuni italiani e rappresentare le tradizioni dei singoli luoghi che caratterizzano l’Italia. La regia è firmata da Andrea Collavino, la drammaturgia da Valentina Diana, i tecnici luci e suono sono Théo Longuemare e Alberto de Felice, i costumi sono curati da Lucia de Monte e Corinne Giunti. Lo spettacolo sarà interpretato da Caterina Bernardi, Angelica Bifano, Jacopo Bottani, Federica Di Cesare, Massimiliano Di Corato, Gilberto Innocenti, Clara Roberta Mori, Davide Pachera, Stefano Pettenella e Miriam Russo.

L’evento fa parte del progetto “QuartierArte – Percorsi spettacolari in Bassa Val Bisagno”, ideato e realizzato dal Teatro Garage e dall’associazione La Chascona con lo scopo di valorizzare il territorio, la storia e la cittadinanza del luogo attraverso attività artistiche e didattico formative. Il progetto è finanziato dal Ministero della Cultura – Direzione Generale Spettacolo in accordo con il Comune e a sostegno di attività di spettacolo dal vivo nelle aree periferiche della città.

In caso di forte pioggia lo spettacolo sarà rappresentato a Villa Piantelli, in corso De Stefanis 8.

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LOST IN MACONDO 

un progetto del Collettivo L’Amalgama
regia, ideazione e coordinamento artistico Andrea Collavino
drammaturgia Valentina Diana
tecnici luci e suono Théo Longuemare – Alberto de Felice
costumi Lucia de Monte – Corinne Giunti
video Stefano Giacomuzzi
progetto fotografico Mara Giammattei
con le attrici e gli attori del Collettivo L’Amalgama: Caterina Bernardi, Angelica Bifano, Jacopo Bottani, Federica Di Cesare, Massimiliano Di Corato, Gilberto Innocenti, Clara Roberta Mori, Davide Pachera, Stefano Pettenella e Miriam Russo
produzione Collettivo L’Amalgama
co-produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia

il Collettivo L'Amalgama

Made in Nico Pepe. Da Udine al resto della penisola, l’invasione degli ultrapepi

Fino a un decennio fa erano pochi esemplari. La prima generazione. Poi si sono moltiplicati. Ora li trovi ovunque. Festival. Rassegne. Stagioni. Non conti quasi più le loro produzioni. Cresciuti e diplomati dalla “Nico Pepe” – l’accademia teatrale che ha sede a Udine – gli ultrapepi sono qualcosa come un fenomeno.

Accademia Nico Pepe Udine – allievi in prova

Nico Pepe, chi è? chi era?

Sospetto che siano pochi oramai quelli che sanno chi era Nico Pepe. Se date un’occhiata a Google o Wikipedia, potrete scoprire che il suo nome è al centro di una costellazione nella quale trovano posto tanto l’Arlecchino di Strehler quanto Riso amaro di De Santis. Tanto Fritz Lang quanto lo Stabile di Torino. Nico Pepe – nato nel 1907, scomparso nel 1987 – aveva vissuto fino in fondo la stagione grande del teatro e del cinema del ‘900.

Ma a chi fa, e a chi vede teatro oggi, il nome di Nico Pepe dice invece altro.

Racconta di attori che si sono formati nell’Accademia teatrale di Udine (la città dove Nico Pepe era nato) e che oggi porta il suo nome. Racconta di compagnie che sono andate a formare la generazione recente del teatro italiano: Carrozzeria Orfeo, Vico Quarto Mazzini, Kepler 452, per fare nomi fra i più riconoscibili, ma aggiungerci subito dopo La Ballata dei Lenna, Scena Nuda, il più solistico Alex Cendron, il più internazionale Matteo Spiazzi. Per arrivare alle formazioni più recenti, che si fanno strada a forza di progetti e date da costruire giorno per giorno: L’Amalgama, ArtiFragili, Fuga geografica, per esempio. Fino ai nuovi battezzati dal diploma triennale, che già si organizzano per un’onorevole entrata nel mercato. Della professione teatrale, intendo.

Carrozzeria Orfeo - Miracoli metropolitani - ph Laila Pozzo
Carrozzeria Orfeo – Miracoli metropolitani – ph Laila Pozzo

La generazione recente

Davvero non so se c’è qualcosa che accumuna il cinismo sornione con cui Carrozzeria Orfeo intesse le sue storie di instabilità umana (da Thanks for vaselina al recente Miracoli metropolitani) e la fuga nell’inesplorato assurdo di Daniil Charms, che ha fatto la fortuna di L’Amalgama (Saduros è un titolo, ma è anche un anagramma).

E non so se l’assai responsabile lavoro d’interprete che Alex Cendron porta avanti da anni (e si esprime adesso in Aquile randagie), sia lo stesso che Manuel Macadamia ha esercitato nella ricerca liquida da cui è nato il progetto multipiattaforma Lux. O lo stesso che Massimiliano di Corato mette nel teatro di narrazione di La nave dolce. Per non dire della particolare strada su cui si sono messi Nicola Borghesi, Paola Aiello, Lodo Guenzi.

epler 452 - Capitalismo magico - Nicola Borghesi e Lodo Guenzi
Kepler 452 – Capitalismo magico – Nicola Borghesi e Lodo Guenzi

So invece che che il sigillo d’autenticità “Nico Pepe” è presente in tutti i loro curricola. E sempre più spesso lo vedo apparire anche nelle manifestazioni che segnalano nuove vocazioni di scena (come l’annuale Premio della rivista Hystrio). Lo ritrovo nei titoli che appaiono nei cartelloni dei festival che fanno scouting teatrale (In-Box, a Siena è uno di questi, ma anche Primavera dei Teatri a Castrovillari lo fa). E ciò mi riporta ad altri dei giovani nomi che ho visto crescere nella Nico Pepe. 

Non è quindi un caso o una fortunata evenienza, se l’accademia di Udine sempre più spesso riesce a certificare talenti come faceva, fino allo scorso decennio, una didattica del teatro che aveva i suoi punti di riferimento solo a Roma e a Milano.

Lontano dalle metropoli, forse si studia meglio: più concentrazione, meno stimoli distraenti, e un punto di vista che non è solo quello concorrenziale. Chiunque voglia fare l’attore o l’attrice sa bene che l’offerta supera di molte misure la domanda. La diffusione, l’invasione direi, dei “Nico Pepe” ha insomma le caratteristiche del fenomeno. 

L'Amalgama - Saduros - Caterina Bernardi e Gilberto Innocenti
L’Amalgama – Saduros – Caterina Bernardi e Gilberto Innocenti

Un festival per la “Nico Pepe”

Per sottolinearne la portata, proprio in questi giorni l’Accademia udinese chiama a raccolta molti dei suoi ex allievi, e per loro, e con loro, mette assieme un festival. Indispensabile anche come momento di incontro per tutti coloro che, dopo il diploma, hanno intrapreso percorsi nomadi. Come ai tempi della Commedia dell’arte.

Fino al 26 luglio il SAFest (Summer Academy Festival) mette in cartellone a Udine i risultati che questi giovani artisti hanno conseguito in due anni di lavoro teatrale, segnati dalle strette della pandemia, ma anche dagli sforzi fatti per uscirne. È un cartellone pieno di appuntamenti (li trovate elencati qui) e schiera molti nomi di compagnie in progressiva crescita. Come Sclapaduris (Attenti al loop), Collettivo Museco (Peregrinationes), Atlante (Do ut des), o la compagnia Raimondi-Iagulli (Opera Popz).

Sclapaduris  - Attenti al loop, anatomia di una fiaba
Sclapaduris – Attenti al loop, anatomia di una fiaba

Serata particolare poi, quella di domenica 25, quando, con tutti loro e sotto la guida di Julie Stanzak, prenderà avvio una Nelken Line, infinta sequenza in ricordo di un’invenzione indimenticabile di Pina Bausch. Una serpentina di gesti che si snoderà per il centro della città: l’invasione degli ultrapepi, praticamente.