Premio Rete Critica 2022. Il momento magico.

Le 23.59 di questa sera sono il termine ultimo per votare. Con le loro preferenze, le testate che aderiscono a Rete Critica decidono oggi quali saranno gli artisti, le compagnie, i progetti che tra qualche mese, al Teatro Bellini a Napoli, concorreranno, da finalisti, all’assegnazione del Premio Rete Critica 2022.

I selezionati Premio Rete Critica 2022

Undicesima edizione

Di Rete Critica ho già parlato altre volte su QuanteScene! Anche perché QuanteScene! fa parte di Rete Critica. Che è un gruppo informale (parecchio informale) di persone che scrivono online, sulle quelle testate e quei blog che negli ultimi 20 hanno trasformato il modo di pensare il teatro. Il digitale modifica il pensiero. Il pensare modifica lo scrivere. La scrittura sul teatro modifica il teatro. A cascata.

Da più di dieci dieci anni, Rete Critica incarna questa trasformazione, e prova a raccontarla, attraverso la scrittura, e non solo. Anche con il suo Premio, che ogni anno, alla fine dell’autunno, ridisegna il panorama annuale del teatro più interessante, e indica, nel corso di una discussione collettiva, anch’essa parecchio informale, il nome di un artista, di una compagnia, di un progetto che, per quell’anno, sembra o sembrano, rappresentare una tensione al nuovo, ricercata e espressa nel territorio del teatro italiano.

Un territorio mobile

O fluttuante se preferite. Fatto di formazioni in crescita, compagnie che hanno investito su se stesse e ce l’hanno fatta, artisti solitari che ci provano, esordienti e generosi tentativi di esserci, magari qualche affondamento. Un mondo comunque da osservare e da valorizzare.

Con un lavoro attento, spesso molto accurato, le testate di Rete Critica si sono date da fare in questi mesi. Dopo incontri (quello avvenuto a luglio al Mittelfest di Cividale, per esempio), dopo discussioni (su Whatsapp, ma anche dal vivo), dopo segnalazioni, proposte e ripensamenti, insieme, sono arrivate a disegnare il panorama teatrale di quest’anno. Parziale, ovviamente, come parziale è ogni sguardo. Particolare, perché ogni scelta, in ogni testa, è il frutto di una diversa enciclopedia. Interessante, perché il nuovo potrà anche essere fragile, ma non è mai banale.

Insomma, abbiamo fatto un bel lavoro di esplorazione, e ora ci rimbocchiamo le maniche per mostrarvelo.

anticipazioni dal Premio Rete Critica 2022

Motivi e scelte

In questa tabella trovate le scelte fatte da ogni testata e le motivazioni che hanno portato a quelle preferenze. Tutti gli artisti e i gruppi che hanno ottenuto due preferenze sono passati alla seconda fase, quella della selezione.

I selezionati, i preferiti – chiamiamoli così – cioè quelli con almeno due segnalazioni, sono i seguenti (in ordine alfabetico).

Seconda fase
Premio Rete Critica 2022

Carrozzerie N.O.T

Chille de Balanza

Collettivo MINE

Collettivo Onar

Compagnia Fettarappa/Guerrieri

Controcanto Collettivo

Dance Well – movement research for Parkinson

Malmadur

Nessuno Resti Fuori Festival

Spettatoreprofessionista

Teatro 19

Teatro dei Borgia

Tovaglia a Quadri

A questo punto, tra questi tredici, bisogna andare a scegliere i tre che arriveranno alla finale del 5 e 6 novembre, a Napoli. 

Ecco perché oggi, adesso, le poche ore che ci separano dalle 23.59, sono il momento magico. Quello in cui si forma la rosa – voi la chiamate short list? – dei finalisti. 

Li incontreremo, tutti e tre, al Teatro Bellini, che quest’anno ospita il Premio. E discutendo, nella seconda serata, decideremo chi sarà il vincitore 2022.

Il tempo stringe

Il momento è magico proprio per questo: il tempo stringe, la short list pure, e l’appuntamento finale si avvicina. Se coinvolge magari anche voi, o vi appassiona, o semplicemente vi interessa, sappiate che QuanteScene! starà sul pezzo – piace tanto questa espressione ai giornalisti – e vi racconterà sviluppi e esiti del Premio Rete Critica 2022.

Appuntamento ai prossimi post.

Con la coda dell’occhio. Se Spregelburd mi avesse accompagnato a Mittelfest 

Con il concerto dei La Rappresentante di Lista, affiancati dell’Orchestra Arcangelo Corelli di Ravenna, si conclude oggi, domenica 31 luglio, l’edizione di Mittelfest 2022. Titolo e tema conduttore erano gli Imprevisti.

Mittelfest 2022  - Imprevisti
(ph Focus Agency)

Uno dei più interessanti teatristi della scena internazionale – l’argentino Rafael Spregelburd – mi aveva un giorno illustrato un suo personale punto di vista sulla realtà. Ma anche sul teatro. Lui la chiamava la teoria della coda dell’occhio.

Sosteneva Spregelburd (autore, attore, regista, teatrale e televisivo) che la vista è senza dubbio alcuno il nostro senso più importante. Fin qua nulla di nuovo.

Ma per lui, interessante non era solo quella porzione di realtà che l’occhio mette a fuoco, quel 8% del campo visivo su cui si concentra la nostra attenzione. Importante, anzi importantissimo diceva, è ciò che c’è intorno. La circostante realtà, quella che noi vediamo con la coda dell’occhio.

Volendo usare un’espressione un po’ più scientifica: la visione periferica. Il contesto più ampio dentro al quale si colloca la figura su cui ci concentriamo. Un campo largo che il nostro occhio percepisce in maniera indistinta. 

Non occorre aggiungere altro. Sappiamo bene che cosa vuol dire “aver visto con la coda dell’occhio”.

Ciò che ci tocca

Non so se fosse proprio un’idea di Spregelburd, o l’avesse tratta da qualche testo scientifico (sono una sua passione, quei testi). Io, per esempio, l’avevo incontrata in una pagina di Alan Bennett (lo scrittore inglese) che la attribuiva al suo connazionale E. M. Forster (altro gigante della letteratura, quello di Camera con vista): “Solo quel che vedi con la coda dell’occhio ti tocca nel profondo“.

Che ha a che fare con Mittelfest 2022, il festival che oggi si conclude a Cividale del Friuli? Non saprei dirlo in maniera preciso. Come ciò che si vede con la coda dell’occhio, la mia non è una sensazione distinta, messa precisamente a fuoco.

Ho seguito la manifestazione in tutti i giorni precedenti, e alla fine posso dire che, oltre aver guardato con attenzione i principali spettacoli in cartellone, oltre ad averne apprezzati alcuni di più e altri di meno, a colpirmi in maniera più profonda, a toccarmi con un impatto davvero forte, è stato ciò che rispetto al progetto principale del festival (che ruota attorno a spettacoli di musica, di teatro e di danza) pareva all’inizio più laterale, accessorio. Periferico appunto. 

Il privilegio del singolo

Si trattava dii appuntamenti che sarebbe difficile inserire nelle consuete classificazioni dello spettacolo dal vivo.

Mittelfest 2022  - Imprevisti -  Déjà Walk
(ph Luca A. d’Agostino Focus Agency)

Poteva essere un passeggiata urbana per singolo passeggiatore, guidato in cuffia (Déjà Walk, era un sovrapporsi di voci di cittadini che mi raccontavano la storia della città mentre la attraversavo). Potevano essere le Consultazioni poetiche (che prevedevano un momento di scambio individuale tra alcune performer e i loro “pazienti”, ai quali veniva alla fine consegnata una “prescrizione” artistica, poesia o canzone).

Potevano anche essere le onde e le perturbazioni sonore di Ops! (che in lingue diverse mi hanno accompagnato, sbucando dagli altoparlanti distribuiti in alcuni angoli del centro storico). Esperienze che si pongono tutte di lato, rispetto a teatro, danza, musica. Fuori fuoco. Creazioni che privilegiano il rapporto con il singolo. 

La mia nascita, la mia morte

A toccarmi nel profondo, davvero in profondo, è stata infine la proposta di Mats Staub, progettista svizzero, intitolata Death and Birth in my Life. Senza un intento spettacolare, in un ambiente raccolto del Museo Archeologico Nazionale di Cividale, Staub proponeva la visione e l’ascolto delle conversazioni (registrate) di coppie di persone che parlano del loro particolare, individualissimo, rapporto con la nascita e con la morte.

Due temi che letteratura, teatro, cinema hanno esplorato da sempre. Ma che con la viva esperienza di coloro che ne parlavano, lì davanti a me, seduto, come se fossi tra loro, arrivano a scatenare emozioni e commozioni fortissime. Le mie e quelle di chi era accanto a me. Perché potenti, potentissimi sono quei due momenti della vita, nascita e morte, parti, gestazioni, assenze, funerali, su cui non sempre ci capita di riflettere (perché di entrambi, in modo diverso, abbiamo timore e paura).

Mittelfest 2022  - Imprevisti - Death and Birth in my Life - Mats Staub
(ph Focus Agency)

Inizialmente, Death and Birth in my Life, mi era sembrato un appuntamento laterale del festival, un’esperienza accessoria, rispetto ai titoli a cui tenevo maggiormente. Stava nella mia coda dell’occhio. È stato invece l’evento che più mi ha investito, di questo Mittelfest 2022.

E mi è tornata in mente proprio quella frase di Bennett. O di Forster. “Solo quel che vedi con la coda dell’occhio ti tocca nel profondo“. Sono sicuro che anche Spregelburd, teorico della percezione periferica, sarebbe d’accordo con me e con loro.

[qui la locandina completa di Death and Birth in my Life (Mats Staub) a Mittelfest 2022]

[qui la locandina completa di Déjà Walk (aquasumARTE Visual and Perfotming Art) a Mittelfest 2022]

Da MittelYoung a In-Box. Sul binario della next generation

Sto su un treno. Ho lasciato Cividale del Friuli, dove qualche giorno fa si è conclusa MittelYoung, l’iniziativa di maggio grazie alla quale, dallo scorso anno, Mittelfest punta il suo sguardo su creatori e performer under 30 provenienti dai Paesi dell’Europa centrale, e non solo.

Il treno su cui viaggio adesso ha per destinazione Siena, dove mi aspetta un’altra manifestazione, In-Box, che mette al centro un simile raggruppamento di artisti.

MittelYoung 2022 a Cividale del Friuli - ph Luca A. d'Agostino
MittelYoung 2022 a Cividale del Friuli – ph Luca A. d’Agostino

In partenza da Cividale

In programma a MittelYoung (che precede il Mittelfest vero e proprio, previsto tra il 22 e il 31 luglio), c’erano spettacoli, e in certi casi esperimenti, di teatro, musica e danza, come si addice a un’idea di festival multidisciplinare. Ma anche lavori creativamente fondati, pensati, realizzati a cavallo dei linguaggi e dei confini. Da artisti anche giovanissimi, alcuni poco più che ventenni , ibridi, fluidi, e sorprendenti nelle idee.

Me ne sono rimasti negli occhi alcuni, in cui la sorpresa, l’incrocio che non ti aspetti, o anche il semplice fatto di averti aperto finestre su un panorama nuovo, ti danno la sensazione di essere uno scopritore di talenti.

Guarda che bel futuro che si prospetta a questo – mi sono detto assistendo a Nymphs dell’olandese Niek Wagenaar, appena laureato al Dipartimento di danza urbana del’Università delle arti di Amsterdam (eh sì, nei Paesi bassi ci sono queste specialità , queste possibilità). Ha già strumenti tecnici solidi e idee per scompigliare, assieme ai suoi compagni d’avventura, il panorama della coreografia europea con ventate forti e rinfrescanti. Più incredibile ancora è che questo biondo e magnetico leader, gender fluid e non binario, di anni ne ha solo 22.

Niek Wagenaar - Nimphs - ph Luca A. d'Agostino - MittelYoung 2022
Niek Wagenaar – Nimphs – ph Luca A. d’Agostino

Quel Butoh giapponese, cresciuto a Praga

E quanto stupore, poi, nel farsi catturare gli occhi da una proposta di clownerie butoh. Con questa etichetta i boemi Musasi Entertainment Company inquadrano il loro spettacolo intitolato: Since my house burned down I now own a better view of the rising moon.

È una citazione dal poeta giapponese del ‘700 Mizuta Masahide, ed è anche un incitamento ottimistico a superare gli ostacoli: se la casa è bruciata (come aveva da tempo previsto la giovane Greta Thunberg) possiamo provare a vedere la cosa anche dal lato positivo, e amaramente goderci più comodi lo spettacolo della luna crescente.

Adam Páník, Tereza Havlová, Matěj Šumbera, Veronika Traburová, i quattro membri del gruppo da poco fondato presso il Dipartimento di Teatro Alternativo e di Marionette dell’Accademia delle Arti di Praga, hanno messo su una storia che pare appena uscita dalla novellistica contadina del Sol Levante.

Un samurai, un demone malvagio, due danzatori butoh, due geishe, zoccoli, maschere e canne da pesca, per un racconto di sfida e di vendetta. Ma anche di grande divertimento, ingegnosamente in bilico tra sguardo ironico e ammirazione deferente per la cultura tradizionale e popolare giapponese.

Musasi Entertainment Company - ph Luca A. d'Agostino - MittelYoung 2022
Musasi Entertainment Company – ph Luca A. d’Agostino

Giovani curatori

Il bello è che ad averli individuati, scelti, e alla fine presentati a Cividale è una generazione altrettanto giovane di curatori, tutti under 30, che a MittelYoung stanno apprendendo la difficile arte della programmazione di cultura e di spettacolo. Perché anche saper selezionare è un’arte.

Sono loro ad aver scelto anche le riflessioni ciniche e affettuose che Luca Oldani e Jacopo Bottani mettono giù come appunti sul rischio del morire in Assenza Sparsa. Oppure il rosso di uno spettacolo che con naturalezza si sintonizza sul tema tutto femminile delle mestruazioni, Marea del Trio Tsaba. O ancora il concerto selvaggio e multiforme del Kollektiv Cuma (Finlandia, Lituania, Stati Uniti) sulla permeabilità, oggi, delle norme sociali. E molte altre convincenti proposte ancora (vedi qui le schede delle altre proposte)

Luca Oldani - Assenza Sparsa - ph Luca A. d'Agostino- MittelYoung 2022
Luca Oldani – Assenza Sparsa – ph Luca A. d’Agostino

Destinazione Siena

Mentre scrivo il treno già sta arrivando a destinazione. Tra pochi minuti sarò a Siena, dove anno per anno ho imparato a riconoscere l’importanza di In-Box (qui e qui il resoconto delle scorse edizioni).

In-Box è una “rete di sostegno al teatro emergente italiano” e con questo appuntamento a maggio, offre opportunità distributive alle giovani formazioni, grazie alla rete di un’ottantina di sale distribuite in tutta la penisola e a programmatori con cuore e occhi attenti ai fermenti.

Che si ritrovano qui Siena a discutere, a scegliere, a garantire l’esistenza di un teatro che per tante ragioni sta ai margini del mercato. Marginalità che non sempre è uno svantaggio. Ve ne parlerò in uno dei prossimi post. Promesso.

Imprevisti a nordest. Il programma di Mittelfest 2022

Dal 22 al 31 luglio, a Cividale del Friuli nel nordest d’Italia, Mittelfest rinnova lo sguardo verso ciò che gli artisti – autori, performer, musicisti, in particolare quelli dell’Europa centrale – stanno creando sull’orizzonte più rischioso dello spettacolo dal vivo. Il tema che li accomuna infatti è : Imprevisti.

Imprevisti. Mittelest 2022

Imprevisti possono essere gli eventi. Una pianista ucraina, ad esempio, che sceglie di suonare, sul palco, assieme a un violinista russo (Natacha Kudritskaya e Aylen Pritchin: accadrà domenica 31 luglio). Oppure, un po’ più lontani dallo scenario conflittuale, La rappresentante di lista che si esibisce fianco a fianco all’Orchestra sinfonica Arcangelo Corelli (stesso giorno). 

Imprevisti possono essere i titoli. I voli taciturni di Dino Zoff. Sì, proprio il portiere della nazionale, che quest’anno festeggia l’ottantesimo. Oppure Justice for Peter’s stupidities. Dove lui è il Nobel 2019 Peter Handke e il problema è il suo discutibile negazionismo, ancora dai tempi della Serbia di Milosevic. 

L’imprevedibile – lo avevo già anticipato qualche post fa – è il tema dell’edizione 2022 di Mittelfest, il festival che da più di 30 anni ha sede a Cividale del Friuli, e che oggi ha presentato in modo ufficiale il calendario degli spettacoli in programma tra il 22 e il 31 luglio.

Marc Oosteroff ph. Alex Brenner - Mittelfest 2022- Imprevisti
Marc Oosterhoff – ph Alex Brenner

Imprevisti, tra possibilità e rischi

Giacomo Pedini, direttore artistico, ha detto che: “Imprevisto è ciò che eccede la percezione collettiva”, soprattutto oggi, quando tutti aneliamo a un collettivo recupero di normalità. “L’imprevisto ha invece a che fare con il modo in cui ci rapportiamo con i rischi, ma anche con tutte le possibilità che un rischio comporta”. 

Un modo per dire che l’azzardo culturale, l’imprevisto che apre uno sguardo nuovo, sono motori che fanno andare avanti il mondo. Anche il mondo apparentemente meno problematico, in cui oggetti di attenzione sono il teatro, la musica, la danza. I tre linguaggi di cui Mittelfest si occupa. Quest’anno accompagnati anche da una buona dose di circo.

Imprevedibili, e in buona parte poco conosciuti, sono allora gli autori, i perfomer, i musicisti che Pedini è andato a scovare in quindici diversi Paesi europei. Per restituire a Mittelfest – ha aggiunto Roberto Corciulo, presidente dell’associazione che organizza la manifestazione – “un ruolo ideale di ponte”.

Ideale, ma anche materiale, visto che il Ponte del Diavolo è una delle maggiori attrazioni della città posta al margine nordest dell’Italia. Corciulo si è anche soffermato sulle nuove sfide che il festival affronterà, da adesso al 2025, quando insieme, Friuli Venezia Giulia e Slovenia, ma nello specifico le città gemelle di Gorizia e Nova Gorica diventeranno Capitale europea della Cultura 2025. Più ponte di così.

Mats Staub - Death and Birth in my Life - Mittelfest 2022- Imprevisti
Mats Staub – Death and Birth in my Life

Il programma

Il programma competo di Mittelfest 2022 si può consultare sul sito ufficiale. In questo breve post segnalo solo quelli che – secondo una personale idea di spettacolo dal vivo – sono i titoli che consiglierei a chi mi chiedesse : che cosa potrei vedere di bello quest’anno a Cividale?

Indicherei prima di tutto i quattro eventi di cui ho parlato all’inizio. Il concerto di Natacha Kudritskaya e Aylen Pritchin. La serata finale con La rappresentante di lista e l’Orchestra sinfonica Corelli. Lo spettacolo che ripercorre assieme la parabola di Dino Zoff e dell’Italia del dopoguerra. Il tema del limite e della libertà di pensiero dell’artista attraverso la specchio di Peter Handke. Tutte plausibili dimostazioni di imprevedibilità.

La rappresentante di lista - phGabiele-Giussani
La rappresentante di lista – ph Gabiele Giussani

Ma anche Death and Bird in my Life di Mats Staub, spettacolo installazione dell’interessante regista elvetico. Oppure La singolarità di Schwarzschild, dove pagine tratte dal libro più noto di Benjamin Labatut, Quando abbiamo smesso di capire il mondo, si sciolgono nelle note del violoncello di Marco Michele Rossi e nei voli d’acrobata di Eva Luna Betelli.

E ancora Take care of yourself, altro azzardo, in cui Marc Oosterhoff mette a dura prova se stesso, mentre alterna millimetrici lanci del coltello e bicchierini di whisky, alzando ogni volta l’asticella del rischio. Sarete d’accordo anche voi che l’imprevisto, in questo caso, è facilmente prevedibile.

In realtà sono proprio le curiosità che ciascuno di noi mette in campo, a indicare gli itinerari da seguire dentro un cartellone come questo. Che comprende 28 progetti artistici.

Più quei nove che già dal prossimo 12 maggio (e fino al 15) verranno messi a concorso nel format pensato per artisti under 30, ideato lo scorso anno, e intitolato MittelYoung.

Ma su questo particolare episodio tornerò in un prossimo post. Restate all’erta.

Mittelfest 2022. In un festival, l’arte di prevedere gli imprevisti

Sono eventi fortuiti, inaspettati, contrattempi e sorprese, accidenti. È ciò che capita all’improvviso, senza segni né avvertimenti. Sono gli imprevisti.

Imprevisti sarà anche il titolo della edizione 2022 di Mittelfest, il festival che in Friuli Venezia Giulia, a Nordest d’Italia, raccoglie l’antica eredità mitteleuropea e le dà un senso, valori e aspettative contemporanei, grazie allo spettacolo dal vivo. Teatro, musica, danza, eventi.

Il logo Mittelfest

Da pochi minuti, in una conferenza stampa video, diffusa su Facebook, è stata annunciata l’edizione numero 31, in programma a Cividale del Friuli dal 22 al 31 luglio 2022. Definito anche il tema che la caratterizzerà: Imprevisti.

Imprevisti

“Non solo ciò che accade all’improvviso. Anche ciò che si manifesta ai nostri occhi, ciò che si stava preparando intorno a noi, ma ancora non lo sapevamo. Ecco che cosa sono gli imprevisti” ha detto Giacomo Pedini, direttore artistico del festival dallo scorso anno, quando il tema-guida era Eredi.

“La capacità di farsi sorprendere dagli imprevisti, nel bene e nel male, è la sfida su cui gli artisti e le artiste che saranno a Cividale per Mittelfest 2022, molto sapranno dire”. In altre parole: farsi trovare preparati è impossibile. Bisogna allora sviluppare l’arte di lasciarsi sorprendere.

Mittelfest 2022 - conferenza stampa
La conferenza stampa del 18 novembre 2021

Slovenia e Austria in primo piano

Introdotto da Roberto Corciulo, presidente del Festival – che ha oramai superato il traguardo dei tre decenni portando all’attenzione internazionale la multiculturalità storica e attuale di Cividale del Friuli – ha anche preso la parola anche Fabrizio Oreti, assessore alla cultura del comune di Gorizia.

Oreti ha rimarcato la collaborazione delle due città e dei loro team, in vista della scadenza del 2025, quando Gorizia (Italia) e la contigua Nova-Gorica (Slovenia) saranno insieme Capitale Europea della Cultura (vedi il post di QuanteScene! sulle iniziative già in atto per favorire una nuova logica transfrontaliera).

L’intervento di Holger Blek, direttore del Carinthischer Sommer Festival, ha quindi aperto un ulteriore varco, sull’altra frontiera del Friuli Venezia Giulia, quella austriaca.

La manifestazione musicale e culturale che si svolge ogni estate sul lago di Ossiach (Carinzia) intreccerà il proprio cartellone con quello di Mittelfest 2022. I due programmi troveranno un decisivo punto di contatto nell’attività di MittelYoung, contest dedicato alla creatività dal vivo della generazione under 30. Il progetto (i cui esiti sono previsti tra il 12 e il 15 maggio 2022 ) si sta sviluppando per dare visibilità al lavoro di giovani autori e performer, ma anche curator e selezionatori, ugualmente under 30. Una open call verrà diffusa internazionalmente a partire dal 15 dicembre.

Notizie e aggiornamenti sul sito ufficiale di Mittelfest.

Se quarantadue centimetri vi sembrano pochi. Gap of 42.

Si conclude domani, 5 settembre, a Cividale del Friuli, la 30esima edizione di Mittelfest. Un cartellone nel quale – anche grazie ai tedeschi Rimini Protokoll, agli olandesi Strijbos e van Rijkwijk e ai loro progetti pensati apposta per il festival – si poteva leggere il balzo che lo spettacolo dal vivo sta compiendo in questi anni verso formati ibridi: #audiowalks, #musicscape, #soundspecificsound, #locativeaudio… O come si diceva un tempo Land Art.

Provate a leggere e a guardare il post procedente, dedicato a Remote, di Rimini Protokoll.

Eppure, nella fusione imprevedibile di linguaggi che caratterizza un festival – questo festival – anche il corpo, elemento di base e essenza, secondo alcuni, di ogni performance, può trovare il suo spazio eletto, la sua celebrazione.

Senza sussidi tecnologici, senza indagini drammaturgiche. Il corpo, da solo, immediato, con la sua presenza, la sua forza, la sua differenza. 

Provate adesso a leggere ciò che vi racconto di Gap of 42.

Cividale del Friuli, MITTELFEST 2021 - EREDI - GAP OF 42 - CHRIS & IRIS  Foto © 2021 Alice BL Durigatto / Phocus Agency
tutte le immagini @Alice BL Durigatto / Phocus Agency

Lui e lei

Lui è alto. Lei è bassina. Lui si chiama Chris, lei Iris. Lei ha gli occhi chiari, lui scuri. Coppia come tante altre, se non per un particolare, che li rende assolutamente speciali.

Lui è altro 42 centimetri più di lei. Lei pesa 42 chili meno di lui. In questa differenza è il senso del loro spettacolo: Gap of 42. Lo scarto su cui hanno costruito la loro identità di artisti e ginnasti.

Cividale del Friuli, MITTELFEST 2021 - EREDI - GAP OF 42 - CHRIS & IRIS  Foto © 2021 Alice BL Durigatto / Phocus Agency

Giocano prima sulle misure. Lui si accovaccia. Lei si alza sulle punte. Poi lui seduto sullo sgabello. Lei orgogliosamente in piedi. O viceversa. La sfida è mantenere gli occhi, lo sguardo, la relazione alla stessa altezza.

Adesso è il momento delle presentazioni. Lo scarto diventa visibile, clamoroso. Lei uno scoiattolo. Lui è una sequoia. Lui è lento, statico, arborescente. Lei mobilissima, gli gira attorno, lo studia, lo esplora.

Cresce il rapporto. Lui accetta quell’innamoramento strano. Lei osa di più. Si arrampica su di lui, lo scala, lo risale, gli si siede in testa.

Senza parole, solo con un po’ di musiche, il loro spettacolo può raccontare molte storie. Bastano quelle presenze fisiche, la loro forza, la loro fiducia, a far crescere le narrazioni. Lavorano mano nella mano.

Sotto uno chapiteau

Il loro linguaggio, certo, è quello del circo. Tant’è che qui a Cividale, si esibiscono sotto uno chapiteau (e ci sono i sacchetti di pop corn per gli spettatori).

Del circo ci sono tutti i fondamentali: l’acrobazia, i numeri un po’ clowneschi, le luci puntate sul centro della pista, l’umorismo e il momento di suspence, per il salto mortale, a quattro metri di altezza.

Cividale del Friuli, MITTELFEST 2021 - EREDI - GAP OF 42 - CHRIS & IRIS  Foto © 2021 Alice BL Durigatto / Phocus Agency

Ma gli spettatori, seduti sulle immancabili panche di legno, corrono molto più in là con l’immaginazione. Il filo del rischio già mette i brividi… e se lei scivolasse, se lui sbagliasse la presa, se un attimo di distrazione si trasformasse in rovinosa caduta? 

Però si potrebbero immaginare Chris e Ines anche al di fuori di questa situazione. Nella vita ordinaria, nel tran tran quotidiano, dove 42 centimetri di differenza diventano motivo di preoccupazione. Oppure di divertimento. Sempre mano a mano.

Cividale del Friuli, MITTELFEST 2021 - EREDI - GAP OF 42 - CHRIS & IRIS  Foto © 2021 Alice BL Durigatto / Phocus Agency

Un gap of 42 centimetri

E adesso voi? Provate a pensarci pure voi. Quanti centimetri e quanti chili vi separano dal/la vostro/a partner? Siete già riusciti a colmare la distanza? Non solo quella distanza. Pensateci, dai.

Cividale del Friuli, MITTELFEST 2021 - EREDI - GAP OF 42 - CHRIS & IRIS  Foto © 2021 Alice BL Durigatto / Phocus Agency

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GAP OF 42
di e con Iris Pelz e Christopher Schlunk
Occhio esterno Stefan Schönfelt
Musica Schroeder (con Jan Fitschen, Felix Borel e Bella Nugent)
Coaching teatro di figura Anne-Kathrin Klatt
Dance coaching Laura Börtlein
Luce / Tecnica Marvin Wöllner
Produzione Duo mano a mano Chris e Iris per Mittelfest 2021
Fondi e partner Fonds Darstellende Künste con i fondi del Commissario Federale per la Cultura e i Media, Hessische Kulturstiftung, Kulturzentrum Tollhaus Karlsruhe, Bürgerstiftung Tübingen, Dipartimento della Cultura della Città di Tubinga

Rimini Protokoll, in cuffia a Mittelfest. Appuntamento al cimitero

C’è tempo fino a domenica 5 settembre per partecipare a Remote Cividale del Friuli: un format che il gruppo teatrale tedesco Rimini Protokoll (uno dei suoi fondatori, in particolare, Stefan Kaegi) ha realizzato in molte città del mondo, e proposto adesso anche a Mittelfest, quassù ai confini d’Italia. Ho partecipato. Potreste farlo anche voi. Vi dico perché.

Rimini Protokoll - Remote Cividale del Friuli
Tutte le immagini di questo post sono di Luca A. d’Agostino / Phocus Agency

L’appuntamento è al cimitero, un po’ fuori mano. Hai deciso di partecipare a Remote Cividale del Friuli dei Rimini Protokoll, e qui sei stato convocato, alle 17.30 di un sabato pomeriggio.

Non è per un malinteso senso del macabro che ti hanno convocato proprio qui. Ma perché i cimiteri – che probabilmente frequenti poco – sono i soli luoghi dove si può avviare una riflessione non banale su ciò che separa i vivi (che ti stanno attorno) dai morti (che invece stanno là sepolti dalla terra). E riflessioni così, probabilmente, non ne fai molto spesso. 

Siete già in dieci, convocati qua, e altri via via si aggiungono. All’ora fissata, siete una trentina. Vi hanno dotati di cuffie per l’ascolto individuale e vi stanno dando delle istruzioni. Da remoto. È per questo che Remote Cividale del Friuli si chiama così.

“Lei è in attesa di Remote Cividale del Friuli. Si metta comodo. Può sedersi sui gradini, o sul marciapiede, lungo la ringhiera. Cerchi un posto all’ombra. Ma non vada lontano. Se il volume è troppo alto o troppo basso, lo sistemi nel suo ricevitore. E per cortesia, indossi la mascherina non appena si avvicina agli altri. Remote Cividale del Friuli inizierà tra pochi minuti. Riceverà un segnale. Si prenda il suo tempo. Si rilassi”. 

Rimini Protokoll - Remote Cividale del Friuli

Possiamo cominciare 

Scarpe comode, ti avevano detto, e così hai fatto. Una bottiglietta d’acqua. E un abbigliamento leggero. Attento che potrebbe piovere. Bene, sei a posto. Una volta pronto , in cuffia, sentirai una voce femminile che si presenta.

“Il mio nome è Fabiana. È un piacere conoscerLa. Posso darle del tu?
Immagini un viso mentre mi ascolti? Come sono i miei occhi? Come sono le mie labbra? La mia voce ti sembra strana? Suona un po’ artificiale, vero? Le mie parole sono composte da sillabe. E queste sillabe creano la mia identità. Ecco perché a volte suono strana. Credi che io abbia una strana identità? In futuro sarà sempre più difficile distinguere tra umani e umanoidi. Distinguere tra ciò che è ancora vivo e ciò che è già morto. Ma questa distinzione sarà ancora necessaria in futuro? Proverò ad aiutarti a trascendere queste distinzioni. Ti fiderai di me?”.

Seguendo le indicazioni di Fabiana, ti muoverai dentro al cimitero, sosterai davanti alle tombe, percorrerai i viali. Fabiana ti inviterà a camminare, a stare fermo, a guardare, a pensare. Ai vivi e ai morti. Questo, il navigatore che hai in macchina non lo sa fare. Eppure, proprio come lui, Fabiana non ha un corpo. Ha solo la voce. Perciò entrambi amano molto lavorare con gli umani.

Sarà un piccolo rito, questo che fate al cimitero. Potrai riflettere sul tuo corpo, che un giorno sarà qui, sotto la terra, o in qualche altro posto simile. Potrai pensare alla sua decomposizione. Non solo della carne, ma anche del ricordo che gli altri avranno di te. Perché anche i ricordi si decompongono. Proprio come i corpi.

Rimini Protokoll - Remote Cividale del Friuli

A questo punto Fabiana ti inviterà a uscire dal cimitero, a prendere la via della città. Ma non quella abituale. Non sempre la via più corta è la migliore. A volte ti avvicini di più all’obiettivo se prendi una deviazione. Così comincerai a camminare insieme agli altri. Trenta camminatori. Un gruppo. Una comunità. Un’orda, secondo il lessico di Fabiana.

A dire il vero, in mezzo a quella piccola società, sarai solo. Solo con quella voce, che ti si infila nelle cuffie. Fabiana vi guiderà per strade a te sconosciute, per viottoli al margine della città, tra filari di viti, campi di ulivi, terreni falciati. E vi farà riflettere per esempio sul fatto che ciò che ti sembra natura, è invece paesaggio agricolo, artificialmente modellato. Che ogni frutto di quegli alberi diventerà oggetto di consumo. Prodotto per un mercato. Natura uguale denaro. Sempre più spesso.

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Non ha esperienza del mondo, ma lo comprende grazie a te

Mentre cammini, oppure mentre sei fermo al passaggio a livello, la voce ti svelerà la propria natura. Digitale, sintetica, un algoritmo che non ha esperienza del mondo, ma lo comprende grazie alle tue azioni. E alle tue reazioni. È un umanoide. Fabiana fa parte di quelle cose che tu chiami intelligenza artificiale.

A volte ti sembrerà ironica, spiritosa. A volte ti infastidiranno i suoi comandi. Svolta a destra. Segui il marciapiede. Adesso a sinistra. Attraversa la strada. Attento alle macchine. Cammina un po’ più veloce. 

“In che modo gli altri influenzano la tua velocità? e in che modo tu influisci sulla velocità degli altri? Puoi farli andare più veloci? Prova a sorpassare la persona che hai davanti. Dai, prova! Quelli in cima al gruppo rimarranno sempre lì? Chi sta rimanendo indietro di proposito? Proverò ad essere un buon pastore. Ma alcuni saranno sempre troppo pigri per me. Cerca almeno di non restare troppo indietro”. 

Rimini Protokoll - Remote Cividale del Friuli

Fabiana, quando fai così, mi stai proprio antipatica. Eppure la seguirai, la asseconderai. Proprio come faranno i tuoi compagni di avventura, i trenta camminatori. Fabiana vi guiderà verso non-luoghi, i templi della periferia. Poi vi avvicinerete al centro, e anche là, altri luoghi, altre strade, altri edifici: un paesaggio urbano da esplorare assieme, da conoscere, da mettere in cima alle tue riflessioni. Per un momento. Per poi concentrarsi sulla prossima tappa.

Rimini Protokoll - Remote Cividale del Friuli

Da remoto

Non voglio svelarti altro. Come la maggior parte delle creazioni di Rimini Protokoll (vedi qui il loro sito), Remote Cividale del Friuli non è uno spettacolo. È un’esperienza 

Come 100% City, come in Home visit Europe, anche le diverse declinazioni geografiche di Remote si collocano in un filone di creazioni teatrali, che conta sempre più esempi nel mondo. Un teatro che prescinde da personaggi, interpreti, vicende. E forse anche dagli spettatori. Perché in Remote tu sei un camminatore. Come in Home Visit Europe sei un giocatore. Come in 100% City, un soggetto percentuale in un giocoso esperimento di statistica. 

Remote è un esercizio sull’esperienza sul camminare, sul quotidiano urbano, sul vivere la città, che osservata in questo modo, assume significati diversi. O addirittura li assume per la prima volta. Perché camminiamo in un certo modo? Perché scegliamo sempre certi percorsi? Ci avevi mai pensato? Hai avuto bisogno di qualcuno che ti ci faccia pensare da remoto.

Rimini Protokoll - Remote Cividale del Friuli

“Per andare avanti devi costantemente lasciare delle cose indietro. Per andare avanti, devi dimenticare, e dimenticare, e dimenticare…. Io non dimentico mai. Fermati un attimo e goditi il silenzio. Adesso girati e cammina. Guarda come camminano. In modo strano vero? Come se qualcuno li stesse controllando da remoto. Non ne hanno idea. Ti senti preso in giro essendo controllato da remoto da una strana voce? O invece ti piace, se qualcuno ti dice cosa fare, e non devi prendere decisioni?”. 

Alla fine, dopo 100 minuti di Remote Cividale del Friuli scoprirai di essere un po’ cambiato – come sono cambiato io – almeno nel modo di vedere certe cose, magari piccole, ma è il modo di pensarle che conta. E questo, per il teatro, benché da remoto, è un bel traguardo.

Rimini Protokoll - Remote Cividale del Friuli

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Per approfondire un po’, vedi qui sotto l’intervista a Stefan Kaegi realizzata da Renzo Francabandera per Remote Milano.

Oppure vedi qui, attraverso gli occhi di questo blog, un altro spettacolo di Rimini Protokoll.

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REMOTE CIVIDALE DEL FRIULI
di Rimini Protokoll (Stefan Kaegi / Jörg Karrenbauer)
Idea, testo e regia Stefan Kaegi
Ricerca, testo e regia di Cividale del Friuli Jörg Karrenbauer
Sound design Nikolas Neecke
Sound design di Cividale del Friuli Peter Breitenbach, Karolin Killig
Drammaturgia Aljoscha Begrich
Direzione di produzione Monica Ferrari

“Remote X” è una produzione di Rimini Apparat
In coproduzione con HAU Hebbel am Ufer Berlin, Maria Matos Teatro Municipal e Goethe-Institute Portugal, Festival Theaterformen Hannover/Braunschweig, Festival d’Avignon, Zürcher Theater Spektakel, Kaserne Basel
Con il sostegno di Capital Cultural Fund Berlin, Swiss Arts Council Pro Helvetia e Fachausschuss Tanz und Theater Kanton Basel-Stadt.
Una coproduzione Rimini Protokoll / House on Fire con il sostegno del Programma Culturale dell’Unione Europea

Tutte le foto © Luca A. d’Agostino / Phocus Agency

Lino Guanciale. Europeana. Un secolo nel frullatore

Questa mattina, 28 agosto, nel cartellone di Mittelfest a Cividale del Friuli, Lino Guanciale e io parliamo di serialità televisiva e di teatro, di sex symbol, di This is us e di La porta rossa, di attori versatili e spettatori addormentati. E soprattutto di Europeana.

Lino Guanciale

Prendete la storia europea del XX secolo. Mettetela nel frullatore. Pigiate l’interruttore per pochi istanti. Ne verrà fuori Europeana, il libro che lo scrittore praghese Patrik Ourednik ha pubblicato nel 2001, appena terminato il secolo. 

E sono brandelli di vite, scampoli di notizie, frammenti di giornale, tragedie capitali, vicende minuscole. Tutti assieme. Da buttare giù, in una lunga sorsata.

Appena frullati, ve li versa nel bicchiere Lino Guanciale. Che non è soltanto l’attore italiano che vanta il più alto tasso di serialità televisiva. Ma è uno che spesso, anzi molto spesso, distilla teatro. Lui, sul palcoscenico, davanti al suo pubblico. A volte, con un musicista.

Europeana è anche il titolo dello spettacolo che Guanciale presenterà questa sera, sabato 28 agosto, a Cividale del Friuli, nel cartellone di Mittelfest, la manifestazione che da trent’anni raccoglie gli stimoli di teatro, danza, musica dai Paesi del Centro-Europa. Non solo quelli, naturalmente.

Patrick Ourednik - Europeana

L’intervista

Lino, com’è che a un attore viene in mente in portare in scena un libro che non sceglie se far cominciare il ventesimo secolo con la scoperta collettiva dell’inconscio (“L’interpretazione dei sogni” di Freud, 1898) o con l’inizio della produzione industriale di carta igienica (1901, in Svizzera).

“Ho letto e riletto più volte il libro di Ourednik, ci ho lavorato sopra parecchio, è un’opera che mi ha fatto scoprire l’altra faccia dell’Europa, il doppiofondo della storia, così come ci è stata raccontata. Per me, quand’ero ragazzino, l’Europa dell’Est erano certi potenti atleti, sempre vittoriosi alle Olimpiadi. Oggi, da adulto, la vedo diversamente, e il libro Ourednick, uno che ha vissuto la Primavera di Praga, me lo conferma. Perché riesce a demistificare tutti i luoghi comuni, filo-occidentali o filo-sovietici, con i quali da una o dall’altra parte della Cortina di Ferro, siamo cresciuti”.

Sarà un reading con musiche, quello di stasera a Mittelfest.

“Una formula mista. Una formula che amo moltissimo. Alcune pagine le leggerò, per mettere in evidenza la raffinata letterarietà del libro: un corpo a corpo con la carta, anche perché provo un vero piacere nel lavorare con i fogli in scena. Altre pagine le gestirò a memoria, impegnato in un altro corpo a corpo, quello con la musica”.

A teatro, Lino Guanciale lavora spesso con i musicisti, i compositori, gli ingegneri del suono. Meglio se dal vivo. In questo caso il fisarmonicista Marko Hatlak, uno che suona il suo strumento come fossero sessanta strumenti diversi.

“L’esperienza mi ha insegnato che la musica dal vivo è uno dei mezzi più potenti per mettersi in relazione con il pubblico. Certo non la devi trattare come un tappeto sonoro. Devi farne un impulso per arrivare più a fondo possibile nelle parole che porti sulla scena. Grazie alla musica, anche gli attori, oltre che il pubblico, possono sprofondare nelle parole. Per me è una specie di invasamento”.

Lino Guanciale set camerino
Guanciale sul set

I fan, le fan

Ma – tanto per capire – il pubblico viene per vedere Guanciale, o per sentire ciò che Guanciale dice?

“Magari viene per me. Ma poi si appassiona a ciò che interpreto o leggo”. 

Nei fan e nelle fan, quelle che seguono il loro beniamino ovunque, c’è anche un surplus di innamoramento.

“Credo sia un di problema tutti quegli attori e attrici a cui è capitato di avere un largo seguito. Il lavoro nel cinema e in televisione accelera il rapporto di fidelizzazione, che magari ricade poi sul teatro, se uno lo fa. Ed è una specie di doping. Ma io non considero la popolarità come un fine. Per me è un mezzo per portare più gente a teatro, per farlo diventare più popolare. Non nel senso di commerciale, ma nel senso nobile che a questa parola dava Jean Vilar, l’artista francese che aveva ideato il Festival di Avignone”. 

Una tra le etichette più comuni che i media appiccicano a Lino Guanciale è quella di sex symbol.

“Mammamia, mi ha fatto sempre paura essere identificato come sex symbol. A volte mi ha anche divertito, perché so che questa ‘qualifica’ non mi riguarda da un punto di vista personale: riguarda solo l’immagine dei personaggi che ho interpretato. E al cinema e in tv il lavoro d’interpretazione passa sempre attraverso manipolazioni e rimodulazioni, a cominciare dal montaggio. Nel prodotto finito, quello sullo schermo, non ci sono più io. Su un palcoscenico invece ci sono sempre e soltanto io, assieme a chi mi lavora accanto. Per questo il teatro è la vera casa degli attori”.

Lino Guanciale

This is us

Molti lettori vogliono invece sapere cosa riserverà loro la prossima serie televisiva.

“Se vogliamo parlare di “This is us”, posso dire che le riprese sono terminate e che siamo in fase di post produzione. Immagino che la potranno vedere con l’anno nuovo”.

Cinque stagioni, 88 episodi e passa, come nell’originale statunitense?

“Dodici episodi distribuiti in sei serate, uno dei format abituali della serialità televisiva del nostro Paese. Spero tanto che il pubblico apprezzi il bel lavoro di traduzione che lo sceneggiatore Sandro Petraglia e la sua équipe hanno fatto trasferendo quello che orami viene considerato un classico, nella realtà italiana, dagli anni ’70 in poi”.

Chiedo all’esperto: ma questa abbuffata di serie, questo restare per ore e ore incollati sugli schermi, sciroppando episodio dopo episodio, è un fenomeno temporaneo, un effetto delle restrizioni dell’epidemia, o è destinato a proseguire?

“Durerà, perché sprofondarsi in un’altra realtà è una cosa di cui le persone hanno bisogno”.

Inevitabile a questo punto parlare di “La porta rossa“, terza stagione.

“Cominceremo a girare a Trieste, il 30 agosto. Mi sa che in questa ultima stagione resterò orfano di Ursus. È stato un altro dei miei corpo a corpo, quello. Arrampicarmi sulla gru più iconica del porto di Trieste era un cosa che mi entusiasmava moltissimo”.

Guanciale arrampicato sulla gru Ursus in una scena della serie televisiva “La porta rossa”

[l’intervista a Lino Guanciale è stata pubblicata nell’edizione di sabato 28 agosto 2021 sul quotidiano IL PICCOLO di Trieste].

Essere John Malkovich. Ma non per scherzo

Quattro chiacchiere con l’attore americano, in questi giorni in Italia con Report on the Blind. Presente nei cartelloni di Emilia Romagna Festival, Festival di Lubiana e Mittelfest, il recital lo vede sfogliare le pagine allucinate di Sopra eroi e tombe, romanzo anni ’60 dell’argentino Ernesto Sabato. Mentre un pianoforte lo accompagna.

Lui parlava, parlava. Di ideologie, religioni, libri. E intanto io mi domandavo: quante volte avrò visto Morte di un commesso viaggiatore? Almeno una ventina. Edizioni italiane, americane, francesi, perfino una iraniana, incastonata dentro a un bel film sulla Teheran contemporanea, che si intitola Il cliente.

Lui provava a raccontare il modo in cui vede noi italiani, e come noi italiani gli abbiamo cambiato il carattere: cinico ieri, oggi più accomodante. E intanto io mi dicevo: Willy Loman, protagonista di quel dramma di Arthur Miller, può avere diversi volti. Ma il volto di Biff, il figlio che si ribella al sogno americano, per me è uno e soltanto uno. Il suo. Il volto di John Malkovich.

Un’edizione indimenticabile, quella con Dustin Hoffman diventata anche un film con la regia di Schlöndorff. Insofferente e disilluso, Malkovich era Biff, il figlio, ragazzino devastato dal suo fare a pugni con il sogno americano. L’attore aveva allora poco più di trent’anni.

Morte di un commesso viaggiatore. Regia di Volker Schlöndorff

Oggi ne ha più del doppio, ma se lo guardo bene in volto ritrovo quello sguardo elusivo, ostile ai sorrisi, penetrante, così diverso dalle patinate guance che popolano Hollywood. La diversità di Malkovich, ieri e oggi, è ancora un suo tratto distintivo.

“Era sul set di Il tè nel deserto che Bertolucci continuava ripetermi di non capire come io non capissi che tutto è politico” dice. “E io mi meravigliavo che lui non capisse che tutto invece è personale”.

Il tè nel deserto. Regia di Bernardo Bertolucci

Non è un campione anti-establishment il John Malkovich di adesso. Delle star americane ha tutto sommato le abitudini. La casa in Toscana (perché la moglie è italiana). La linea di abbigliamento maschile (rilassata e artigianale, si chiama Technobohemian). Un concept store in una delle capitali italiane del tessile (l’Opificio JM a Prato). L’interesse per qualcos’altro che non sia solo il recitare (per lui è il disegno: ha fatto persine delle mostre). Dimenticavo gli spot per Nespresso con l’amico George Clooney.

Eppure non sembra svanita, se lo guardi e se lo senti rispondere alle tue domande, quell’estraneità, quella superiorità climatica al mondo dello showbiz mediatico, quello strabismo intellettuale che ne avevano fatto un seduttore infallibile in Le relazioni pericolose, e diventava leggenda nel Tè nel deserto. I suoi registi lo hanno scelto proprio per questo. Da Altman (una particina, non accreditata, in Un Matrimonio) ad Antonioni, da Woody Allen a Manoel de Oliveira, da Spielberg a Zemeckis.

Proprio nel film co-firmato Antonioni – Wenders (Al di là delle nuvole) aveva costruito il suo rapporto con Mastroianni. ” Per Marcello – ricorda – nutrivo una grande ammirazione. Nonostante i settant’anni era per tutti un divo, eppure lo trovavo così semplice, immediato, senza i vizi di questo mestiere. All’epoca avevo un temperamento abbastanza cinico, e devo dire che è stato anche grazie a lui, che sono cambiato. Grazie a lui ho capito quanto sia importante fare un mestiere che ti piace “.

E nonostante un titolo come Essere John Malkovich (il film di Spike Jonze del 1999), titolo che avrebbe fatto uscire di testa parecchi suoi colleghi, oggi a 63 anni Malkovich è più che mai se stesso. E parla e veste dimesso.

 

“La politica? Ideologia e religioni le sono parenti. Insieme hanno provocato danni incalcolabili, eppure sembra che la gente non se ne accorga. Io non voto dal 1972 e non entro in nessuna chiesa. Non lo faccio per posa, ma per convinzione. Le pagine di Ernesto Sabato mi hanno ulteriormente convinto”.

Oltre a essere l’autore di Sopra eroi e tombe (romanzo di cui il Rapporto sui Ciechi è il terzo capitolo), Sabato è l’attivista politico argentino che aveva fondato la Commissione per le ricerche sui desaparecidos ed è stato il promotore e il primo firmatario del rapporto finale Nunca más (1984). Ma già delle pagine del ’61, quelle che Malkovich leggerà accompagnato dal pianoforte della russa Anastasya Terenkova che suonerà il sovietico Schnittke, il racconto allucinato e visionario della presa di potere dei ciechi, è l’affresco di un mondo dove le regimi e dittature si alleano con ideologia e religione.

“In quel romanzo credo di aver trovato la risposta da dare a chi si interroga sull’esistenza di Dio. Anzi, tre risposte. La prima: Dio non esiste. La seconda: Dio esiste, ma è un bastardo. E infine la terza, la più probabile: Dio esiste, ma ogni tanto si addormenta, e noi, l’umanità, altro non siamo se non i suoi incubi”.