Mittelfest 2024. Dentro il magico mondo del disordine

Ha tutta l’aria di una trilogia. E di fatto, lo è.  Disordini (titolo dell’edizione di Mittelfest 2024) si aggiunge ai titoli che nei due anni precedenti avevano già dato forma al festival di Cividale del Friuli: Imprevisti (nel 2022) e Inevitabile (nel 2023). 

Tre modi per raccontare in tre parole la complessità del presente. Un presente che, parafrasando un celebre scrittore mitteleuropeo, Italo Svevo, non dev’essere per forza di cose bello, né necessariamente brutto. Perché è la complessità che lo definisce.

Mittelfest 2024 Disordini

Complessità

Disordine quindi. E disordini soprattutto: da affrontare sì sull’ostico versante negativo, con tutto ciò che lo scompiglio e la mancanza d’ordine comportano. Ma anche sul versante positivo, per le tante possibilità generative che il caos frutta e alimenta. 

Così, se nel 2023 a evocare l’inevitabile corso degli eventi, era una fila di tessere del gioco del domino, pronte a rovesciarsi una sull’altra, a disegnare ora i disordini è il mazzo degli shanghai. I famosi bastoncini giapponesi (?) che, lasciati cadere alla rinfusa, mettono alla prova la pazienza, la precisione, la soddisfazione e il piacere ludico dei giocatori. Nel caso del festival di Cividale, degli spettatori.

Shanghai
Shanghai è il tema visivo di Mittelfest 2024 – Disordini


Shanghai mitteleuropei

Un mazzo di shanghai lo ha lasciato cadere sul tavolo, apposta, Giacomo Pedini, direttore e responsabile delle scelte artistiche anche di questa edizione, presentata proprio oggi nella sede della Regione Friuli Venezia Giulia, che del festival è il principale sostenitore e finanziatore.

Mittelfest 2024 è in programma nella città friulana, pochi chilometri dal confine, dal 19 al 28 luglio, anticipato nei tre giorni precedenti (cioè dal 16 luglio) da Mittelyoung, contest di teatro, musica, danza e circo riservato ad artisti internazionali under 30 (erano 250 le candidature pervenute quest’anno, saranno 9 gli spettacoli finalisti in concorso).

Gli shanghai mitteleuropei nel banner 2024

Sul sito, oggi aggiornato, si può consultare il programma completo della manifestazione, che nello spirito della trilogia, e con alcune soluzioni innovative, ripropone la formula adottata nei due anni precedenti. Quella di un festival multidisciplinare in cui i linguaggi del teatro, della danza, della musica e del circo diventano difficilmente separabili.

Perché le nuove generazioni tendono a amalgamare, in un mix felicemente disordinato (càpita, a volte), l’intera varietà degli input che il panorama contemporaneo offre.

Mittelfest 2024 - Mittelyoung - call

Succederà a Mittelfest 2024

Tra gli oltre 40 eventi che Mittelfest 2024 mette in fila in dieci giorni (due weekend compresi), mi va di segnalarne alcuni, di teatro in particolare, che brillano di luce propria e a Cividale avranno il battesimo del debutto.

Per esempio, il lavoro di spazi e di figure che Teatrino Giullare sta elaborando attorno a un racconto, La tana di Franz Kafka, di cui ricorre quest’anno il 100esimo dalla morte.

Oppure Le tue parole, spettacolo-dedica che Giuseppe Battiston e Piero Sidoti, hanno ideato per ricordare assieme il lavoro poetico di Pierluigi Cappello.

O ancora Zlotogrod, città immaginaria e metamorfosi itinerante di un romanzo breve di Joseph Roth (Il peso falso) che Mittelfest affida al drammaturgo Jacopo Giacomoni e ai team attorali di L’Amalgama e del Circo all’Incirca.

Dello scrittore austriaco, Mittelfest ha già raccolto l’eredità, portando al debutto teatrale solo qualche settimana fa, La cripta dei Cappuccini (vedi il post di Quante Scene!) che verrà riproposto durante il festival, in una rielaborazione radiofonica.

Un altro orizzonte

Allargando lo sguardo all’orizzonte internazionale, si segnalano intanto il nuovo titolo del regista Jeton Neziraj (che dal Kosovo porterà a Cividale la propria vis da combattimento in Negotiating Peace, riflessioni sul concetto di pace). O quello del coreografo franco-ungherese Josef Nadj (in un danza-concerto intitolato Full Moon).

Negotiating Peace - regia Jeton Neziraj - Mittelfest 2024
Negotiating Peace – regia Jeton Neziraj – Qendra Multimedia

Ci sono poi il lavoro sul volto e sulle maschere che Matteo Spiazzi (più centroeuropeo di quanto non lasci intendere il suo cognome) ha realizzato per il Teatro Nazionale Sloveno di Celje (Paradiz, vedi qui).

E anche l’enorme zattera che, dopo aver occupato lo spazio centrale di piazza Duomo affonderà (o salverà, chissà) il pubblico da un naufragio raccontato alla rovescia (Fortuna è il titolo della proposta italo-belga di Piergiorgio Milano).

Paradiž, regia Matteo Spiazzi, SLG Celje, Slovenia

Ci aggiungerei, musicalmente parlando, il talento vocale della greca Katarina Papadopoulou (Pelagos). Il disordine allegro degli ottoni dei Džambo Agušev (Brasses for Masses). Il pianismo esplosivo di Alexander Gadjiev.

E ancora: il teatro-musica di Moni Ovadia (Senza confini). Il quintetto di fiati polacco di Sinfonia Varsovia. L’hip-hop carinziano di Kernconfusion, e il concerto finale dell’Orchestra Corelli, orchestrata appunto dall’attrice, cantautrice e regista cinematografica Margherita Vicario.

Abbastanza, non vi pare?

Brasses for Masses - Džambo Agušev

Mittelfest, Mittelyoung, Mittelland

Sono solo esempi, stimolanti per chi, come me, osserva il teatro e anche la musica da un particolare punto di vista. Altri stimoli – anche coreografici, anche di nuovo circo – ciascuno spettatore potrebbe trovarli in ciascuna piega del cartellone. 

Cioè nell’offerta plurale che, nei tre giorni di Mittelyoung, nei dieci di Mittelfest, e nella ancora più estesa durata dei progetti di Mittelland, disegna una parte del progetto complesso, inevitabilmente complesso, con cui la Regione Friuli Venezia Giulia si avvia ad affrontare il 2025.

Anno in cui tutto il confine orientale, e in particolare la città di Gorizia e la gemella slovena Nova Gorica diventeranno, assieme, Capitale Europea della Cultura (GO! 2025).

Sarà un anno ad alta intensità di eventi. Che QuanteScene! si prepara a documentare.

Festival e vacanze intelligenti. Come evitare l’effetto Alberto Sordi

Ogni anno, a metà maggio, prendo il calendario e ci segno su alcune date. Con i pennarelli colorati. Sono le date dei festival teatrali dell’estate. L’Italia ne conta un sacco. A molti io sono affezionato. Da Nord a Sud. Da Bolzano a Siracusa. O viceversa.

Poi, mica me li faccio tutti. Anzi quest’anno, e non sto a raccontarvi perché, parecchi ne salterò. Ma sul calendario spiccano: un colore ciascuno, le sovrapposizioni, le date cerchiate, perché proprio quel giorno, là c’è qualcosa che mi fa gola: un titolo, una compagnia, certi artisti.

Sono le mie vacanze intelligenti. Quasi come quelle di Albertone Sordi e della sora Augusta, sua consorte. Quasi.

Le vacanze intelligenti (1978) - Alberto Sordi e Anna Longhi

Le vacanze intelligenti (1978, Alberto Sordi e Anna Longhi)

La guida nomade

Sempre a maggio, ogni anno, da tre anni, mi passa poi sotto gli occhi il volume che, cento di quei festival, li mette in fila e li racconta. Ne ho parlato in altre occasioni, in altri post (2022 qui, e 2023 qui). E ve lo consiglio anche quest’anno. Per le vostre vacanze intelligenti.

Curato con tutta l’attenzione possibile da Giulia Alonzo e Oliviero Ponte di Pino, il libro si intitola In giro per festival – guida nomade agli eventi culturali, ed è il distillato cartaceo, edito da Altrəconomia, di un lavoro, assai più impegnativo, che i due autori continuano a sviluppare sul sito Trovafestival.it, catalogo di tutte (o quasi) le manifestazioni che in forma di evento di cultura punteggiano la mappa della nostra penisola.

In giro per festival – guida nomade agli eventi culturali - edizione 2024/25

Cartelloni per tutti

Molti di questi festival 2024 hanno annunciato già i loro programmi. Altrettanti devono ancora farlo. E perciò, vi capitasse di trovarvi a Bolzano oppure a Siracusa, state in campana e magari seguite i link che intanto vi metto qui sotto.

Chissà che non troviate anche voi la vostra serata intelligente, come Albertone. Del resto, a parità di prezzo, uno spettacolo dal vivo è un ottimo sostituto della solita pizza. 

Per cominciare dico che proprio oggi, giovedì 23, a Castrovillari (provincia di Cosenza) prende il via Primavera dei teatri, che di tutta la collezione estate-autunno rappresenta l’apripista.

Con la nuova sezione Prima il festival calabrese punta al ricambio generazionale, soprattutto in ambito coreografico: favorisce la conoscenza di artisti nuovi e tiene alto il livello ospitando anche le prime di quelli già affermati. Ad esempio, Chiara Bersani con il nuovo Sottobosco. Da martedì 28, una programmazione più concentrata sul teatro schiera nomi eccellenti come Tindaro Granata, Caroline Baglioni, Davide Iodice, Kepler 452, Marco Sgrosso, Dino Lopardo, il drammaturgo Fabio Pisano con la sua Spezzata, e molti altri, oltre ai padroni di casa, Saverio La Ruina e Dario De Luca.

Il cartellone di Primavera dei Teatri

In-Box dal vivo 2024
In-Box dal vivo 2024

Sempre oggi, a Siena, è anche la volta di In-Box dal vivo. Non è esattamente un festival ma, per com’è articolato e per il numero di osservatori che riesce a attrarre, gli assomiglia molto. Anche in questo caso a mettersi in scena è soprattutto una new generation, che attraverso percorsi di selezione maturati durante l’anno, finalmente presenta e mette in gara – diciamo così – le proprie creazioni. Per informazioni sulla speciale formula di In-Box e sugli spettacoli in programma c’è il sito, curato da Straligut Teatro.

Il cartellone di In-Box

Pergine Festival 2024
Pergine Festival 2024

Una settimana fa è stato ufficializzato il cartellone del festival di Pergine, piccolo e attivo centro turistico e culturale in Valsugana (provincia di Trento). A dirigerlo, dallo scorso anno, sono quelli di Babilonia Teatri e già il titolo 2024 è un forte richiamo: Senti come suona. Il che fa capire che il filo rosso che guida quest’anno Enrico (Castellani) e Valeria (Raimondi) è quello della musica, però ben messa in scena. Tra il 29 giugno e il 13 luglio, nomi e titoli sono tanti. Superfluo trascriverli, sfogliatevi il sito e scegliete il vostro menu.

Il cartellone di Senti come suona – Pergine Festival

Tornando a Sud, una manifestazione che polarizza comunque la mia attenzione, anche perché si tratta di un luogo mitico, se non proprio magico, è Pompei. Di Pompeii Theatrum Mundi ho detto già parecchie cose in un post precedente. Ma ora che i media si concentrano tutti su ciò che accade nei Campi Flegrei e su quel supervulcano appiccicato a Napoli, ripensare al vecchio Vesuvio e alla sua eruzione, mi mette davvero i brividi. L’Odissea cancellata di Emilo Isrò è in programma nel weekend del 13 giugno. Il lavoro di Davide Iodice sul De Rerum Natura di Lucrezio si vede dal 27.

Il cartellone di Pompeii Theatrum Mundi

Pompeii Theatrum Mundi 2024
Pompeii Theatrum Mundi 2024

Romagna felix, si diceva decenni fa. Di tempo ne è passato, ma sappiate che mercoledì 29 maggio, anche Santarcangelo Festival presenterà il suo programma (dal 5 al 14 luglio). Alcune anticipazioni sono già trapelate, ma un po’ tutti siamo impazienti di vedere forma e sostanza di uno dei più storici festival teatrali italiani che come i camaleonti si trasforma ogni anno. Se ho fatto bene i conti siamo all’edizione numero 54, alla direzione fino al 2026 c’è Tomasz Kireńczuk , e il titolo scelto per il 2024 è While we are here

Il sito di Santarcangelo Festival

I festival più longevi

Tra i festival longevi ci sono poi quello di Spoleto, il Mittelfest a Cividale del Friuli, la stagione del Teatro Greco di Siracusa, il Festival shakesperiano a Verona, Oriente Occidente a Rovereto. Adesso me ne dimentico magari qualcuno, ma vedrò poi di rimediare.

Mittelfest 2024
Mittelfest 2024

Il più longevo di tutti, forse, perché le radici profonde risalgono all’Ottocento (1895 è l’anno della prima esposizione) è quello della Biennale di Venezia, in tutte le sue varie articolazioni: dall’arte contemporanea all’architettura, dal cinema alle performing arts.
Anche della Biennale, e di quella dal vivo in particolare, ho detto abbastanza lo scorso mese.

Ma solo il fatto che la fama della manifestazione veneziana abbia catturato il geniale Alberto Sordi (dal quale ha preso il via questo post) rende inevitabile che (in conclusione) vi rivediate una fra le indimenticabili scene di quel film del 1987, l’episodio da lui stesso diretto.

Joseph Roth e l’ultimo giro di giostra

Aneddoto di ascendenza ebraica. “Certo che stai per andare lontano!” dice un amico all’amico che sta per partire. Risponde l’altro: “Lontano da dove?

C’era voluta la perizia di Claudio Magris, maestro di germanistica, e un suo libro intitolato proprio in quel modo, Lontano da dove, perché anche gli italiani scoprissero Joseph Roth.

Lo scrittore austriaco diventava così, per eccellenza, il cantore della Finis Austriae: il dissolvimento dell’impero austro-ungarico. E per conseguenza, della nostalgia che tra rimpianti e contraddizioni investe ancora oggi il dibattito sulle culture di confine.

La Cripta dei  Cappuccini da Joseph Roth - regia Giacomo Pedini - ph Luca A. D'Agostino
La Cripta dei Cappuccini – regia Giacomo Pedini – ph Luca A. D’Agostino

Nella cripta dei Cappuccini

Questa sera al Teatro Verdi di Gorizia va in scena La cripta dei Cappuccini, versione teatrale, dal romanzo (1938) di Joseph Roth.

Lo spettacolo è una nuova produzione di Mittelfest, la manifestazione che 34 anni, ogni estate a Cividale del Friuli, presenta una cospicua selezione delle produzioni teatrali di quell’area che in tempi meno recenti si chiamava Mitteleuropa. Del work in progress della Cripta ho parlato anche in un post di qualche mese fa.

È un debutto, questo dedicato a Joseph Roth, che segna la prima tappa d’avvicinamento a GO2025, il progetto internazionale che tra un anno farà di Gorizia e della gemella slovena Nova Gorica, un’unica Città Europea della Cultura. 

La misura di un’epoca

Dice Giacomo Pedini, ideatore e regista dell’operazione teatrale: “Mettere in scena, per la prima volta Italia, La cripta dei Cappuccini è una sfida appassionante perché la storia, sviluppata nel romanzo e da me adattata insieme al drammaturgo Jacopo Giacomoni, unisce teatralmente due dimensioni. Da un lato, attraversa 25 anni d’Europa, dallo scoppio della prima guerra mondiale fino al 1938: un nodo cruciale del passato del nostro continente e anche dell’assetto del mondo di oggi“.

La Cripta dei  Cappuccini da Joseph Roth - regia Giacomo Pedini - ph Luca A. D'Agostino
ph Luca A. D’Agostino

Dall’altro, ancora più importante, fa sì che il racconto passi attraverso un universo di personaggi che apparentemente non sono protagonisti dei mutamenti, ma che ne sono influenzati e li influenzano con i loro comportamenti, in quella dimensione quotidiana che fa la misura di un’epoca”. 

Lo spettacolo rilancia così teatralmente l’impianto narrativo del romanzo (che è l’ideale proseguimento del precedente La marcia di Radetzki) e ci avvicina alla figura di Joseph Roth che, come il suo coetaneo Karl Kraus (l’autore di Gli ultimi giorni dell’umanità), fu anche giornalista. Roth rimane inoltre noto al pubblico italiano soprattutto per il racconto La leggenda del santo bevitore, da cui Ermanno Olmi trasse nel 1988 un film.

A interpretare il protagonista dello spettacolo, l’impacciato viveur viennese Francesco Ferdinando von Trotta, c’è Natalino Balasso, attore e autore di teatro, cinema, libri e tv.

La Cripta dei  Cappuccini - Natalino Balasso - ph Luca A. D'Agostino
Natalino Balasso – ph Luca A. D’Agostino

È suo lo sguardo con cui Trotta, dilapidatore e gaudente rampollo di buona famiglia, dipinge tutta una galleria di amici, cugini, madri, moglie e fidanzate, avventurieri, millantatori, soldati e nobili decaduti. Che in ogni parola e in ogni gesto incarnano lo sbriciolamento dell’Impero, inghiottito prima nel gorgo della Grande Guerra e poi dalla devastante marcia del nazismo.

Joseph Roth e la giostra della Storia

Attraverso le pagine di Joseph Roth, assistiamo a una dantesca discesa agli inferi e, allo stesso tempo, a un grande melò mancato, dentro il turbinio della Storia – prosegue il regista.

La Cripta dei  Cappuccini da Joseph Roth - regia Giacomo Pedini - ph Luca A. D'Agostino
ph Luca A. D’Agostino

Noi abbiamo voluto condensarlo nell’originale impianto scenico di Alice Vanini, scenografia che grazie a una grande giostra, gioca con il passato e con continui rimandi al presente”.

Dopo il debutto a Gorizia, La cripta dei Cappuccini verrà riproposto in una versione radiofonica, a cura della sede Rai Friuli-Venezia Giulia, e sarà ripreso successivamente, come primo capitolo della trilogia teatrale Inabili alla morte/Nezmožni umreti, che rappresenta il contributo di Mittelfest al programma di GO2025.

La Cripta dei  Cappuccini - Ivana Monti - ph Luca A. D'Agostino
Ivana Monti – ph Luca A. D’Agostino

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LA CRIPTA DEI CAPPUCCINI
di Joseph Roth
traduzione Laura Terreni
adattamento Giacomo Pedini e Jacopo Giacomoni
regia Giacomo Pedini
dramaturg Jacopo Giacomoni
musiche Cristian Carrara
eseguite da FVG Orchestra
scene Alice Vanini
costumi Gianluca Sbicca e Francesca Novati
luci Stefano Laudato
suono Corrado Cristina
con Natalino Balasso 
e con Nicola Bortolotti, Primož Ekart, Francesco Migliaccio, Ivana Monti, Alberto Pirazzini, Camilla Semino Favro, Giovanni Battista Storti, Simone Tangolo, Matilde Vignaproduzione Mittelfest

Nel lungo tramonto dell’Europa, ci fa strada Joseph Roth

Quella grande guerra venne giustamente chiamata guerra mondiale, e non già perché l’ha fatta tutto il mondo, ma perché noi tutti, in seguito ad essa, abbiamo perduto un mondo, il nostro mondo”.

Come molti romanzi che raccontano la Finis Austriae, e anche più altri, La cripta dei Cappuccini di Joseph Roth rende ragione di un tramonto. Una trasformazione epocale che ancora non si è compiuta fino in fondo.

Di questo – di passati lontani, ma anche prossimi, addirittura recenti – parla Inabili alla morte / Nezmožni umreti, il nuovo progetto che Mittelfest, il festival mitteleuropeo di Cividale del Friuli, ha ora in cantiere.

le bare degli Asburgo nella Cripta dei Cappuccini a Vienna
le bare degli Asburgo nella Cripta dei Cappuccini a Vienna

Format mitteleuropeo

È un progetto lungo, allargato, articolato. Un long-format di teatro, radiofonia, digital podcast, editoria, televisione. Un proponimento che intreccia passato e presente, storia e memoria, popoli e individui. E con il quale Mittelfest e i suoi partner internazionali si presenteranno all’appuntamento del 2025, Gorizia e Nova Gorica Capitale Europea della Cultura: GO! 2025.

Inabili alla morte / Nezmožni umreti è stato presentato nei giorni scorsi a Milano, al Piccolo Teatro, e a Lubiana, all’Accademia di Scienze e Lettere : un’iniziativa di spettacolo dal vivo (e non solo) che impegnerà nei prossimi mesi il festival di Cividale del Friuli assieme al Teatro Nazionale Sloveno di Nova Gorica, con la partnership di Rai RadioTre e sede di Rai Friuli Venezia Giulia, Radiotelevisione slovena, Ars Program.

Un mandato culturale commissionato dalla Regione Friuli Venezia Giulia a una cordata di largo respiro che ha garantito al progetto l’accoglienza nella programmazione ufficiale di Go! 2025.

Infinito tramonto

Quel titolo – come una lapidaria iscrizione – proviene da una pagina di La cripta dei Cappuccini, romanzo-affresco nel quale lo scrittore austriaco Joseph Roth (1884-1939) – uno fra i più insigni cantori di ciò che è stata la Mitteleuropa – raffigurava temi, vicende e personaggi che da sempre rappresentano uno dei temi di Mittelfest, la Finis Austriae: quella trasformazione epocale che più di un secolo fa vide l’Europa coinvolta prima nella più grande guerra che il nostro continente avesse mai affrontato.

E poi la sua profonda metamorfosi, la perdita del suo primato, il lungo, infinito tramonto di un continente. Ciò di cui anche il filosofo Oswald Spengler parlava in un suo celebre libro, dal titolo spesso citato, ma molte volte a sproposito: il tramonto dell’Occidente.

In realtà quel tramonto – annunciato in molti capolavori della letteratura novecentesca, cesellato dai più eccellenti tra gli scrittori, Elias Canetti, Karl Kraus, Franz Kafka, Miroslav Krleža, naturalmente lo stesso Roth, indagato nelle stringenti argomentazioni di Claudio Magris sul “mito asburgico” – quel tramonto, noi europei contemporanei lo stiamo ancora vivendo.

manifesto Inabili alla morte - Mittelfest 2024-2025

Tre spettacoli, due podcast bilingui, una pubblicazione

“Dovevamo essere tramontati da un pezzo, e siamo invece ancora qua, invece”, ha detto Giacomo Pedini, direttore di Mittelfest e ideatore di Inabili alla morte, presentando l’intero progetto in tutte le sue articolazioni alla stampa internazionale, nel chiostro del Piccolo Teatro a Milano.

Il format teatrale prevede tre diversi spettacoli (maggio 2024, novembre 2024, e settembre 2025, con una tournée e l’allestimento finale dell’intera trilogia ). Ma anche la loro trasposizione radiofonica, bilingue, inserita nel palinsesto Rai, nelle teche Rai Play Sound, nelle trasmissioni di Rtv Slovenija, inoltre un documentario televisivo e una pubblicazione. 

Una convergenza larga di produttori, ma soprattutto un lungo arco storico, che prenderà le mosse dal romanzo di Roth (La cripta dei Cappuccini, rielaborato per il teatro dal dramaturg Jacopo Giacomoni e con la regia dello stesso Pedini).

copertina Roth Cripta Cappuccini Adelphi

Ma si estenderà nella seconda parte agli anni Sessanta della Jugoslavia (Cercando la lingua perduta, frutto del lavoro di scrittura di una delle più interessanti figure della cultura slovena contemporanea, Goran Vojnović, e con la regia del polacco Janusz Kica). Per poi toccare gli anni Novanta, quelli da poco trascorsi, nella terza parte (L’alba dopo la fine della storia, a cui sta mettendo mano lo scrittore e conduttore radiofonico Paolo Di Paolo, assieme al compositore Cristian Carrara e alla Fvg Orchestra).

La perdita del primato

Saranno poi Rai RadioTre, la sede Rai del Fvg, Radio Slovenija a trasformare i tre spettacoli in produzioni radiofoniche, affidandole ai canali podcast sempre più frequentati dai contemporanei fruitori di prodotti culturali. “Perché al di là al consumo turistico della Mitteleuropa, della piacevolezza delle passeggiate che si possono oggi fare a Lubiana, come a Cracovia – ha spiegato Pedini – ciò che conta è capire che questa questa trasformazione, questa perdita del primato culturale, noi europei la stiamo ancora vivendo, e sono gli artisti contemporanei a darcene la consapevolezza”.

Gli hanno fatto eco Marko Bratuš, direttore artistico dello SNG di Nova Gorica, e Stojan Pelko, responsabile del programma culturale di Go! 2025, ricordando quali siano le opportunità che la nomina a Capitale della Cultura Europea delle città gemelle di Gorizia e Nova Gorica, offrono al territorio transfrontaliero. Dove la dualità, ideologica e linguistica, da momento di contrapposizione e conflitto, soprattutto nei decenni della Guerra Fredda, si è trasformata oramai in volano economico e culturale.

Il confine italo-sloveno a piazza della Transalpina - Gorizia ph Luca A. d'Agostino
Il confine italo-sloveno a piazza della Transalpina – Gorizia – ph Luca A. d’Agostino

Modello che potrebbe essere imitato anche altrove, laddove vi fosse la volontà e la prospettiva politica. Sottolineate anche da Mario Anzil, vice-presidente della Regione Fvg con delega alla Cultura: “Regioni di frontiera sono sinonimo di culture di frontiera – ha detto – e plurilinguismo significa anche policentrismo”.

Bevendo, nella cripta dei cappuccini

Non è mancato fra tanti contributi alla presentazione, quello di Natalino Balasso, che vestirà gli abiti di Francesco Ferdinando Trotta, protagonista-narratore del romanzo di Roth.

Natalino Balasso - ph Massimo Battista
Natalino Balasso vestirà gli abiti del protagonista di La cripta dei Cappuccini

L’attore ha ricordato quanto l’addentrarsi in La cripta dei Cappuccini gli sia stato utile a dirimere la falsa credenza, a metà tra ironia e Witz ebraico, che lo ha portato per oltre cinquant’anni a credere che quel luogo, tanto famoso, fosse “una mescita sotterranea di bevande calde”. I cappuccini di Roth, insomma.

Con buona pace dell’altro grande personaggio dello scrittore austriaco, di origine ucraina e morto a Parigi: il suo santo bevitore.

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Il progetto

La cripta dei Cappuccini di Joseph Roth
debutto 11 maggio 2024 , Teatro Verdi – Gorizia
regia Giacomo Pedinii
produzione Mittelfest

Cercando la lingua perduta (titolo provvisorio) di Goran Vojnović 
debutto novembre 2024, SNG Nova Gorica (Slo)
regia Janusz Kica
produzione SNG Nova Gorica

L’alba dopo la fine della storia (titolo provvisorio) di Paolo Di Paolo 
debutto 20 settembre 2025, Teatro Verdi – Gorizia
produzione Mittelfest

I podcast radiofonici, in versione italiana e slovena saranno una co-produzione Mittelfest con Rai FVG per Rai Radio3 e SNG Nova Gorica, con Radio Slovenija – Program Ars.

[L’ articolo è stato pubblicato sul quotidiano di Trieste, IL PICCOLO, il giorno 18 gennaio 2024]

Guidando un camion con Erri De Luca. Trent’anni fa e oggi

Basta un momento. Basta che Erri De Luca cominci a raccontare del camion, alla cui guida trasportava aiuti umanitari nella Sarajevo assediata, e subito le parole diventano visioni.

Lo stretto tunnel sotterraneo scavato nei pressi dell’aeroporto. Le strade della città disseminate dai cartelli pazi snjper! (attenti ai cecchini). Gli incontri con Izet Sarajlic, poeta bosniaco. Il frammento del fregio della Biblioteca Nazionale raccolto per strada e poi portato in Italia.

Le sue visioni, i primi piani, i dettagli di allora, che adesso hanno trent’anni.

Erri De Luca - ph Luca A. d'Agostino
Erri De Luca a Mittelfest 2023 fotografato da Luca A. d’Agostino

Le rose di Sarajevo 

Sono passati tre decenni, eppure quelle visioni, quelle storie, non smettono di occupare lo spazio di un piccolo cortile a Cividale del Friuli dove Erri De Luca e Cosimo Damiano Damato hanno incontrato, domenica scorsa, il pubblico di Mittelfest. Per conversare. 

Insieme, la sera precedente, accompagnati dalla Minuscola Orchestra Balcanica di Giovanni Seneca, avevano presentato Le rose di Sarajevo: musica, poesie, lettere, ricordi.

Mittelfest 2023 - Le rose di Sarajevo - - ph Luca A. d'Agostino
Mittelfest 2023 – Le rose di Sarajevo – ph Luca A. d’Agostino

Le rose di Bosnia sono i fiori che crescevano nella città – prima – dice De Luca. Dopo, saranno i segni lasciati sul suolo dall’esplosione di una, cento, mille granate. Sangue e metallo. Un’altra visione, un altro dettaglio.

Oggi, che le medesime rose assassine sbocciano nelle città dell’Ucraina, si potrebbe pensare che quelle di Sarajevo siano oramai consegnate alla storia. La storia maiuscola. Ma chissà. Nella storia di Mittelfest, invece, gli anni della guerra nei Balcani sono ben presenti.

Proprio nel 1993, il festival che allora si ispirava alle culture dei paesi della Mitteleuropa venne sospeso. Era nato due anni prima: voleva essere uno dei segnali del futuro europeo, dopo il crollo del Muro. Ma si inaugurò proprio nei giorni in cui anche la Jugoslavia cominciava a crollare. Fino a esplodere.

1991, blindati dell’esercito jugoslavo al valico italo-sloveno di Casa Rossa – Gorizia

Il manifesto di Mittelfest 1994, l’anno dopo, quando il festival scelse il tema della guerra e della pace, era segnato da una striscia rossa di sangue

Trent’anni fa. Oggi quel sangue è rappreso, chissà se lo è anche la sua memoria.

Sarajevo è una città molto cambiata, di nuovo in espansione. Ricostruita, ma non so quanto pacificata. Tra qualche giorno (dall’11 agosto) si inaugura il suo festival cinematografico internazionale, dedicato tra l’altro ai diritti umani. Il 9 settembre, la città dell’assedio più lungo ospiterà le semifinali delle Red Bull Cliff Diving World Series, con gli spettacolari e mondiali tuffi dal ponte sulla Neretva. Giustamente, i tempi cambiano.

Nel tempo delle walk experience

Anche Mittelfest è molto cambiato. Al pubblico propone spettacoli che esorbitano dalle sale e dai palcoscenici e si disperdono nella città, con formule ormai consolidate come le walk experience.

Se camminando incroci qualcuno con una cuffia in testa, e lo sguardo fisso sul telefonino o sul tablet, stai sicuro che è uno spettatore partecipante, concentrato nel suo walkabout.

Mittelfest 2023 - Tempo rubato - - ph Luca Valenta
Mittelfest 2023 – Tempo rubato – ph Luca Valenta

Sono cambiati gli stili di vita, anche il teatro è cambiato molto.

Nel verde parco alberato del Convitto Paolo Diacono, dove, sempre trent’anni fa, era scaturito Danubio, lo spettacolo tratto dal libro di Claudio Magris, oggi si erge un colorato tendone da circo, con nuovi acrobati e prove di coraggio su pali cinesi alti sei metri.

Mittelfest 2023 - Drunken Master - ph Luca A. d'Agostino
Mittelfest 2023 – Drunken Master – ph Luca A. d’Agostino

Un titolo del programma 2023 ci ricorda inoltre chi era Nikola Tesla, beautiful mind serbo-statunitense a cui dobbiamo, non solo il grande affare della corrente alternata, ma anche le idee che stanno alla base, oggi, di tutto il mondo wireless (oltre a un sacco di altre cose, compresa l’omonima vettura e il lifestyle del suo Ceo, Elon Musk).

Mittelfest 2033- Tesla di Ksenija Martinovic e Federico Bellini - ph Luca A. d'Agostino
Mittelfest 2033 – Tesla di Ksenija Martinovic e Federico Bellini – ph Luca A. d’Agostino

Mittelfest 2023

Il festival di Cividale, insomma, parla adesso altre lingue (benché a prevalere sia l’inglese).

Si concentra sulla parola “inevitabile” (è il titolo-guida che il direttore Giacomo Pedini ha scelto quest’anno).

Punta ai concerti e al cross-over musicale (sì, i Fast Animal and Slow Kids possono suonare anche assieme ai fiati e agli archi dell’Orchestra Arcangelo Corelli, e un nuovo pubblico accorre).

Ma restano anche spazi per una storia, nemmeno troppo recente, che nella mia memoria almeno, associa i due arditi ponti: quello di Cividale, il Ponte del Diavolo, sul fiume Natisone e il Ponte Vecchio di Mostar, sulla Neretva

E assieme a loro, due figure imprescindibili per la complessa evoluzione delle culture dell’Europa. Giorgio Pressburger, che il Mittelfest l’aveva progettato (ed è stato ricordato quest’anno in una mostra) e Predrag Matvejevic, che con i suoi libri (primo fra tutti Breviario mediterraneo) ci ha spiegato che confini e istituzioni politiche, dopo tutto, passano velocemente.

La geografia e l’architettura dei popoli, quelle invece no. Ci vogliono secoli e secoli per trasformarle.

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Mittelbabel

La storia, gli artisti, le immagini di 32 edizioni di Mittelfest si trovano tutte raccolte in Mittelbabel, archivio digitale del festival, di cui vi ho parlato in un precedente post di QuanteScene!

Mittelbabel. Un archivio digitale online per il festival della Mitteleuropa. E non solo

Come i maggiori festival internazionali anche Mittelfest, da ieri, ha il proprio archivio digitale in rete. Si intitola Mittelbabel.

Ospita la memoria di trentatré anni di festival. Elenca più di mille spettacoli provenienti da una ventina di Paesi diversi. Conta su una base di quindicimila documenti di varia natura (immagini fotografiche, riprese video, registrazioni sonore, materiali cartacei, …). Tra questi, per la prima fase di archiviazione, sono stati selezionati i millecinquecento più rappresentativi, disponibili ora online. 

Passo passo, in digitale, Mittelbabel racconta la storia di un Festival fra i più longevi, in Italia.

Mittelbabel.org - Home page

Mittelbabel: tracciare la storia

Ce l’abbiamo fatta. Circa un anno fa, Mittelfest mi aveva incaricato di mettere mano al cospicuo archivio documentale del festival e di ricavarne un prodotto digitale, da attivare in Rete, affinché non andasse persa la memoria di una manifestazione che da trentatré anni lavora sulle relazioni artistiche internazionali. 

Il teatro, la musica, la danza, affiancate in questi decenni da teatro di figura, poesia, cinema, circo, spettacoli in realtà aumentata e virtuale, performance di urban walkabout, sono stati gli ingredienti di un progetto di festival, nato ancora nel 1991, che ha fatto di Cividale del Friuli, al margine orientale dell’Italia, uno snodo unico e originale per lo spettacolo dal vivo dell’Europa Centrale (la storica Mitteleuropa), dei Balcani (l’irrequieto sud del continente) e dell’area Mediterranea.

Snodo non solo artistico, anche geopolitico, se si sfogliano in parallelo storie e geografie dell’Europa in questi passati 30 anni.

Mittelbabel.org - Splash page

Mittelbabel: riattivare la memoria

Ce l’abbiamo fatta, quindi. Grazie alla determinazione, al lavoro, alla disponibilità di molte persone (le elenco alla fine) Mittelbabel.org è ora un sito che – come accade ai grandi festival internazionali e a molti importanti teatri di produzione, italiani ed esteri – svolge funzioni di centro di documentazione online

Chiunque può visitarlo e utilizzarlo. Gli artisti, per ritrovare traccia e testimonianza del proprio lavoro. Gli spettatori, per riattivare la memoria di ciò che hanno visto, fosse anche molto tempo fa. Gli operatori di settore e tutti coloro che si occupano o studiano le spettacolo dal vivo, per sfogliare e raccogliere materiale utile ai propri progetti.

Ma Mittelbabel è stato pensato anche per chi è solamente curioso.

Archivio Mittelbabel – Mittelfest 2006 – Storie di lavoro – ph Luca A. d’Agostino

Una babele di linguaggi

Quando ci siamo messi a riflettere sul nome da dare a questo progetto digitale, ci è apparsa subito invitante l’immagine biblica della Torre di Babele. Perché di lingue, soprattutto quelle del CentroEuropa, Mittelfest ne ha accolte davvero tante (quasi venti, le lingue nazionali parlate in qualche memorabile edizione). E anche perché la varietà dei linguaggi artistici (dalla prosa classica in palcoscenico alla fruizione di progetti che richiedano visori di realtà virtuale) è stata ogni anno una caratteristica dei cartelloni degli spettacoli.

Ora che Mittelbabel è diventato realtà, abbiamo scoperto, paradossalmente, che le lingue parlate in questa nostra Babele, sono in realtà una lingua sola. Quella dei bit, dei byte, dei gigabyte. Quella digitale.

Partiture musicali, testi in lingua originale, traduzioni, fotografie stampate su carta e diapositive, jpg e tiff, registrazioni audio su nastro, cassette o cd, mp3, mp4, filmati in pellicola, in betamax, in vhs, e naturalmente dvd, e inoltre documenti amministrativi e corrispondenza in carta o digitale, materiali di pubblicità, comunicazione, promozione nei supporti più vari: anche carriole, orologi, girandole, vasi con semi, segnaletica urbana.

Trasportata in rete, questa babele di lingue, segni, oggetti, icone, parla una lingua sola. Quella della Rete, appunto.

Curioso, no? Paradossale. Se me lo lasciate dire, pure simpatico.

Mittelbabel.org - Bolla edizioni

Babel come bubble

Così com’è simpatica – spero – l’idea di leggere Mittelbabel ad alta voce, e farlo suonare Mittelbubble. Una babele di bolle. Grazie alla suggestione delle bubble, bolle piene di contenuti, ci è infatti venuta l’ispirazione di disegnare l’architettura del sito attraverso una grafica a bolle. Visitatelo. Giocate un po’ con quegli oggetti fluttuanti. E raccontatemi poi la vostra esperienza.

Non occorre che vi dica altro su questo progetto, che mi ha impegnato fino a l’altro ieri. E mi impegnerà magari in futuro, per assicurare completezza all’archivio. Bisognerà ad esempio dare nome e cognome, a tutti gli artisti e le artiste che appaiano nelle immagini. Ma proprio tutti. E sono tanti, ve lo assicuro. C’è un sostanzioso lavoro da fare ancora.

Per voi invece, la comodità e la facilità di entrare in Mittelbabel con pochi clic, e scoprirvi forse perfomer o forse spettatori. Magari in un lontano filmato del 1992 (quell’anno Mittelfest era dedicato a Franz Kafka). Documento che a più di trent’anni di distanza, conserva l’immediatezza e la verità di allora. Clicca qui, per vederlo.

Mittelfest 1992 - Dedicato a Kafka

Insomma, entrate pure in Mittelbabel.org e buona esplorazione.

L’ultima cosa: Chrome, da desktop o da mobile, è il browser migliore per visitarlo. 🙂

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MITTELBABEL

archivio digitale online di Mittelfest, festival internazionale a Cividale del Friuli

progettazione, organizzazione, contenuti sito Roberto Canziani
su invito di Roberto Corciulo (già presidente Mittelfest) e Giacomo Pedini (direttore artistico Mittelfest)

creazione e gestione archivio Nadia Cijan
realizzazione digitale Studio Zeranta

hanno collaborato all’implementazione dei dati Marianna Iob, Gabriele Buttera, Isabella Pellegrini

con il contributo di Phocus Agency (Luca d’Agostino, Alice Durigatto, …) e di tutti i fotografi che in trent’anni di scatti e di riprese hanno permesso di documentare la manifestazione. Tra di loro: Stefano Bergomas, Sabrina Borgù, Pierluigi Bumbaca, Alberto Cappellani, Cannone & Ulisse, Agnese Divo, Elia Falaschi, Massimiliano Mastellone, Eugenio Novajra, Enrico Peressini, Matteo Trevisan, Henry Triplette, Luigina Tusini.

www. mittelbabel.org

Inevitabile: il festival più under 30 d’Europa incontra Rete Critica

Forse davvero è il più young d’Europa. Del resto, giovane mi sento anch’io. Nonostante i numeri.

In realtà Mittelyoung, cioè l’anticipo generazionale del più maturo Mittelfest (quest’anno alla 32esima edizione, a Cividale del Friuli), i numeri li tratta bene. E anche le lingue. Terza edizione, 169 candidature da 22 Paesi europei diversi, 9 spettacoli selezionati da un panel internazionale di 41 osservatori. Doverosamente under 30.

Numeri e lingue

La macchina organizzativa e artistica si è avviata questo inverno. Una chiamata rivolta a tutta l’Europa ha mobilitato 169 concorrenti. Tra questi, una giuria internazionale formata da una quarantina di giovani specialisti, i curatores, ha selezionato 9 spettacoli. Sono allestimenti di teatro, di danza, di musica e di circo, individuati seguendo anche il tema che si è dato quest’anno Mittelfest: Inevitabile.

Adesso, a partire da giovedì 18 maggio in Slovenia a Nova Gorica (prossima capitale europea della Cultura nel 2025, assieme a Gorizia) e poi venerdì 19, sabato 20 e domenica 21 maggio in Italia a Cividale del Friuli, Mittelyoung condividerà per il terzo anno consecutivo le sue scoperte. 

Nove, i selezionati

Scoperte che potete conoscere in anticipo scorrendo il programma della manifestazione (lo si può sfogliare qui, compresi i teaser e un sacco di altre notizie.)

Per fare un esempio: Quieto parado dell’italiano Pietro Barilli (nel filmato qui sotto), è il primo degli appuntamenti, previsto appunto venerdì 18 (durata 35 minuti) al SNG di Nova Gorica .

Dopo ogni spettacolo, gli artisti incontreranno il pubblico. A Cividale, il punto di incontro per queste vivaci chiacchierate multilingue sarà il cortile del bar Da Giordano.

Tra i nove spettacoli del cartellone Mittelyoung e dopo le necessarie riflessioni, i curatores ne sceglieranno tre, che saranno poi presenti del cartellone principale di Mittelfest (previsto tra il 22 e il 30 luglio 2023).

Una mappa della next generation

La cosa che mi fa piacere è che anche quest’anno si rinnova la partnership tra Mittelfest e Rete Critica. Il gruppo che riunisce testate, siti, portali e blog di cultura teatrale online, già lo scorso anno aveva lanciato la sua proposta. Condividere con il “festival più under 30 di Europa” una delle proprie missioni: l’esplorazione e la mappatura del territorio teatrale italiano.

Con il compito di portare alla luce quegli artisti, quelle compagnie, quegli eventi che per diverse ragioni (collocazione geografica, fondazione recente, acerbità organizzativa, ridotto budget di comunicazione, ecc..) non hanno ancora una visibilità sufficiente. Però meritano di essere conosciuti.

Carla Vukmirovic  Piango in lingua originale - Mittelyoung 2023
Carla Vukmirovic è tra le nove proposte di Mittelyoung con Piango in lingua originale

Così anche nel 2023, durante Mittelyoung, alcuni membri di Rete Critica si faranno garanti di questi artisti, poco visibili ancora, e con l’aiuto di documenti video preparati per l’occasione, li porteranno all’attenzione di giornalisti e operatori interessanti alla next generation

Intitolato Panorami teatrali, l’incontro si svolgerà tra le 13.00 e le 17.00 di sabato 20 maggio (per aderire, scrivere a questo link).

Lavish Trio - What if... - Mittelyoung 2023
Lavish Trio è tra le nove proposte di Mittelyoung con What if…

Dodici, da scoprire

Dodici sono le esperienze che verranno presentate in Panorami teatrali. Per ognuna, qui sotto è possibile seguire il link che vi porta alla loro pagina.

L’attrice Chiara Verzola, il Teatro della Contraddizione di Milano, le compagnie Teatro delle Bambole di Bari, Farmacia Zooè di Mestre, La Fabbrica dello Zucchero di Rovigo, ArtiFragili di Trieste, QuattroxQuattro, Domesticaalchimia e Usine Baug tutti e tre di Milano.

Infine tre festival: Ragazzi Medfest di Reggio Calabria, Gea – Gioiosa et amorosa di Treviso, e BTTF Festival che si svolge al Quartiere Adriano a Milano.

Come ho fatto lo scorso anno, nei prossimi giorni QuanteScene! seguirà Mittelyoung e l’attività di Rete Critica. E naturalmente vi terrà informati.

Europeana. Lino Guanciale e un continente diverso, scontroso

Torna in scena Europeana, il reading che Lino Guanciale ha tratto da un libro pubblicato nel 2001 dallo scrittore praghese Patrik Ourednik. Nel luglio 2021 lo spettacolo era al debutto al Mittelfest di Cividale del Friuli. Riprende ora il proprio percorso, con repliche in Friuli Venezia Giulia (13 gennaio al Verdi di Gorizia, 14 e 15 al Rossetti a Trieste) per approdare poi a marzo 2023 al Piccolo di Milano.

Lino Guanciale in Europeana al debutto a Mittelfest
Lino Guanciale in Europeana

Come eravamo: diversi

In questo anno e mezzo, l’Europa è cambiata. È una diversa Europa. Il perdurare dell’emergenza sanitaria e il prolungarsi del conflitto ai suoi confini orientali sono i motivi più espliciti. Quelli più visibili. Ma tanti altri elementi, tanti comportamenti, anche individuali, ci fanno diversi da come eravamo. Prime fra tutti, la polarizzazione delle opinioni e la semplificazione dei ragionamenti. Che ci fanno più scontrosi. Letteralmente.

In questo senso, rileggere assieme a Lino Guanciale Europeana – libro che mette nel frullatore la storia europea del XX secolo – può aiutarci a mantenere una distanza sana dal presente, a non drammatizzarlo. A capire che l’ironia è uno dei tanti modi, uno dei tanti filtri che abbiamo a disposizione.

Patrick Ourednik - Europeana

Ho pensato: posso dare un contorno agli appuntamenti di questo gennaio, in cui Guanciale è tornato a fare strage di spettatori con una nuova stagione di La Porta Rossa e un’altra di Il commissario Ricciardi. E nella vita reale – che è quel che più conta – dallo scorso novembre nel ruolo di padre.

Vi propongo perciò qui sotto un’intervista a tutto campo fatta allora e pubblicata sulla rivista Hystrio. Anche per le considerazioni che Guanciale fa a proposito della serialità televisiva, quella nostra conversazione mantiene una autorevole attualità. 🙂

Lino Guanciale

L’intervista

È uno degli attori a più alta visibilità seriale. Dodici serie tv negli ultimi dieci anni. Di quelle importanti, e per lo più da protagonista. Poi cinema, corti, radio, spot, libri, clip musicali.

Eppure, nato 42 anni fa [ndr: 44 il prossimo maggio] , tra Toro e Gemelli, in Abruzzo, Lino Guanciale non si è mai sottratto al teatro.

In palcoscenico ci torna ogni volta volentieri. Con fiducia inflessibile in ogni declinazione teatrale. Dai titoloni (esordio in Romeo e Giulietta, regia di Proietti) alle variazioni enigmatiche del post-drammatico (La classe operaia va in Paradiso e molti altri titoli sollecitati da Claudio Longhi) a monologhi e reading che lui stesso confeziona (tra i più recenti quello di devozione al corregionale Ennio Flaiano: Non svegliate lo spettatore).

Chiunque scorra la vasta costellazione web che lo ritrae in forma di interviste, fotografie, backstage, news, curiosità, indiscrezioni, scoprirà però che la definizione che ricorre più spesso è quella di sex simbol. 

“Mammamia – mi dice – mi ha fatto sempre paura essere identificato come sex symbol. Ma mi diverte pure, perché quella ‘qualifica’ l’ho guardata sempre dall’esterno e so che non mi riguarda da un punto di vista personale. Riguarda l’immagine dei personaggi che ho interpretato. L’ho capito leggendo Walter Benjamin: nel prodotto che va finire sullo schermo, l’immagine subisce tante di quelle manipolazioni che alla fine non ci si siamo più noi, gli interpreti. All’inverso, ciò che un attore fa su un palcoscenico è sempre e soltanto suo, e dei colleghi con cui a lavora assieme. Per questo il teatro è la vera casa degli attori”.

Però essere sex symbol aiuta.

“La storia dello spettacolo ci parla di attori o attrici sex symbol anche un po’ improbabili. Io sono convinto che la seduttività sia uno strumento tra gli altri per costruire relazioni con il pubblico. Ma bisogna aggiungervi un erotismo un po’ più raffinato, che passi attraverso il canale intellettuale, o una specifica grammatica d’attore, o la proposta di progetti interessanti. Insomma, da sola, la seduttività non basta per aprire le porte della storia del teatro. Tutt’al più si diventa fenomeni pop, nel Settecento come nel Duemila”.

Lino Guanciale set camerino
Guanciale sul set

Tanto per capire: il pubblico viene a teatro per vedere Guanciale, o per sentire ciò che Guanciale dice?

“Magari viene per me. Ma poi si appassiona a ciò che interpreto o leggo. Il mio tentativo è sempre quello di mettermi al servizio del testo”.

Nei fan e nelle fan, quelle che seguono il loro beniamino ovunque, c’è anche un surplus di innamoramento.

“Credo sia un problema di tutti quegli attori e attrici a cui è capitato di avere un largo seguito. Il lavoro nel cinema e in televisione accelera il rapporto di fidelizzazione, che magari ricade poi sul teatro, se uno lo fa. Ed è una specie di doping. Ma io non considero la popolarità come un fine. Per me è un mezzo per portare più gente a teatro, per farlo diventare, quello sì, popolare. Non nel senso di commerciale, ma nel senso nobile che a questa parola dava Jean Vilar, colui che aveva ideato il Festival di Avignone”. 

Con la recente moltiplicazione dei festival, che coprono oramai ogni forma di scibile umano, la formula dei reading e delle performance al leggio sta diventando infatti sempre più frequente.

“Più che un genere lo considero una dimensione interpretativa. È una formula che amo molto. Ha una sua lunga tradizione. Karl Kraus, per esempio, ci ha costruito sopra la propria fortuna. A me piace il leggio in scena, serve a mettere in evidenza la letterarietà di un libro. È un corpo a corpo con la carta, e provo un vero piacere nel lavorare con i fogli in scena. Alcune pagine invece le gestisco a memoria, impegnato in un altro corpo a corpo, quello con la musica”.

Lino Guanciale

A teatro, Guanciale lavora spesso con i musicisti, i compositori, gli ingegneri del suono. Meglio se dal vivo. 

“L’esperienza mi ha insegnato che la musica dal vivo è uno dei mezzi più potenti per mettersi in relazione con il pubblico. Certo non la devi trattare come un tappeto sonoro. Devi farne un impulso per arrivare più a fondo possibile nelle parole che porti sulla scena. Grazie alla musica, anche gli attori, oltre che il pubblico, possono sprofondare nelle parole. Per me è una specie di invasamento”.

Davide Cavuti, musicista e regista, ideatore di suoni, è sempre più spesso un compagno di scena, per esempio nel recente lavoro sulle pagine di Flaiano.

“Nel lavoro con i musicisti dal vivo, specie se improvvisano, ad emergere sono i contenuti tematici dello spettacolo. Lo spettatore è invitato a cogliere non la singola battuta, ma la struttura generativa di ciò che sta ascoltando”.

Vero. Ma poi finito lo spettacolo, uscendo da teatro, quegli stessi spettatori sono là a chiedere l’autografo non al Guanciale che si è impegnato sulle pagine di Lo spettatore addormentato, ma al protagonista di La porta rossa. Con questa serie tv, di grande successo peraltro, saremo alla terza stagione.

“Mi pare che la serialità televisiva sia un fenomeno destinato a perdurare. In fondo è l’erede di tradizioni di storytelling che risalgono all’epica più nobile, al feuilleton ottocentesco. Generi che hanno da sempre catalizzato l’attenzione del pubblico, con la messa in opera di elementi di suspence tra una puntata e l’altra”. 

Eggià, con ciò che oggi chiamiamo cliff hanger, Sherazade incantava il sultano delle Mille e una notte e così si salvava la vita.

“Grazie alla serialità, non solo televisiva, l’attenzione dello spettatore viene modulata diversamente. A teatro non è più necessario limitarsi al perimetro canonico dei 90-120 minuti. Ronconi, ma anche Fabre o Latella, sanno bene che l’attenzione non è un fatto legato al tempo, ma a come viene gestito il tempo”.

Però il binge watching, l’abbuffata di serie, il restare per ore e ore, giornate intere, incollati sugli schermi, sciroppando episodio dopo episodio, è devastante. Dal punto di vista della salute, dico.

“Concordo. Ma è una cosa sulla quale andrebbe fatta una riflessione più approfondita, e non solo in negativo. Certe forme di espansione dell’attenzione sono un orizzonte da raggiungere. Non c’è solo chi se ne sta rattrappito per un giorno a letto, c’è anche chi è capace di sprofondare dentro la narrazione, cullandosi in un altro mondo. È un nuovo stato di disposizione all’ascolto che andrebbe studiato. Perché è proprio là dentro che si nasconde il segreto millenario della narrazione”.

[intervista pubblicata sul numero 4/2021 del trimestrale Hystrio]

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EUROPEANA. BREVE STORIA DEL XX SECOLO

di Patrik Ouredik © 2001 Patrik Ourednik
traduzione Andrea Libero Carbone © 2017 Quodlibet srl
diretto e interpretato da Lino Guanciale
regia Lino Guanciale
costumi ed elementi di scena Gianluca Sbicca
musiche eseguite dal vivo da Marko Hatlak, fisarmonica
luci Carlo Pediani
co-produzione Wrong Child Production e Mittelfest2021
in collaborazione con Ljubljana Festival

Premio Rete Critica 2022. Il momento magico.

Le 23.59 di questa sera sono il termine ultimo per votare. Con le loro preferenze, le testate che aderiscono a Rete Critica decidono oggi quali saranno gli artisti, le compagnie, i progetti che tra qualche mese, al Teatro Bellini a Napoli, concorreranno, da finalisti, all’assegnazione del Premio Rete Critica 2022.

I selezionati Premio Rete Critica 2022

Undicesima edizione

Di Rete Critica ho già parlato altre volte su QuanteScene! Anche perché QuanteScene! fa parte di Rete Critica. Che è un gruppo informale (parecchio informale) di persone che scrivono online, sulle quelle testate e quei blog che negli ultimi 20 hanno trasformato il modo di pensare il teatro. Il digitale modifica il pensiero. Il pensare modifica lo scrivere. La scrittura sul teatro modifica il teatro. A cascata.

Da più di dieci dieci anni, Rete Critica incarna questa trasformazione, e prova a raccontarla, attraverso la scrittura, e non solo. Anche con il suo Premio, che ogni anno, alla fine dell’autunno, ridisegna il panorama annuale del teatro più interessante, e indica, nel corso di una discussione collettiva, anch’essa parecchio informale, il nome di un artista, di una compagnia, di un progetto che, per quell’anno, sembra o sembrano, rappresentare una tensione al nuovo, ricercata e espressa nel territorio del teatro italiano.

Un territorio mobile

O fluttuante se preferite. Fatto di formazioni in crescita, compagnie che hanno investito su se stesse e ce l’hanno fatta, artisti solitari che ci provano, esordienti e generosi tentativi di esserci, magari qualche affondamento. Un mondo comunque da osservare e da valorizzare.

Con un lavoro attento, spesso molto accurato, le testate di Rete Critica si sono date da fare in questi mesi. Dopo incontri (quello avvenuto a luglio al Mittelfest di Cividale, per esempio), dopo discussioni (su Whatsapp, ma anche dal vivo), dopo segnalazioni, proposte e ripensamenti, insieme, sono arrivate a disegnare il panorama teatrale di quest’anno. Parziale, ovviamente, come parziale è ogni sguardo. Particolare, perché ogni scelta, in ogni testa, è il frutto di una diversa enciclopedia. Interessante, perché il nuovo potrà anche essere fragile, ma non è mai banale.

Insomma, abbiamo fatto un bel lavoro di esplorazione, e ora ci rimbocchiamo le maniche per mostrarvelo.

anticipazioni dal Premio Rete Critica 2022

Motivi e scelte

In questa tabella trovate le scelte fatte da ogni testata e le motivazioni che hanno portato a quelle preferenze. Tutti gli artisti e i gruppi che hanno ottenuto due preferenze sono passati alla seconda fase, quella della selezione.

I selezionati, i preferiti – chiamiamoli così – cioè quelli con almeno due segnalazioni, sono i seguenti (in ordine alfabetico).

Seconda fase
Premio Rete Critica 2022

Carrozzerie N.O.T

Chille de Balanza

Collettivo MINE

Collettivo Onar

Compagnia Fettarappa/Guerrieri

Controcanto Collettivo

Dance Well – movement research for Parkinson

Malmadur

Nessuno Resti Fuori Festival

Spettatoreprofessionista

Teatro 19

Teatro dei Borgia

Tovaglia a Quadri

A questo punto, tra questi tredici, bisogna andare a scegliere i tre che arriveranno alla finale del 5 e 6 novembre, a Napoli. 

Ecco perché oggi, adesso, le poche ore che ci separano dalle 23.59, sono il momento magico. Quello in cui si forma la rosa – voi la chiamate short list? – dei finalisti. 

Li incontreremo, tutti e tre, al Teatro Bellini, che quest’anno ospita il Premio. E discutendo, nella seconda serata, decideremo chi sarà il vincitore 2022.

Il tempo stringe

Il momento è magico proprio per questo: il tempo stringe, la short list pure, e l’appuntamento finale si avvicina. Se coinvolge magari anche voi, o vi appassiona, o semplicemente vi interessa, sappiate che QuanteScene! starà sul pezzo – piace tanto questa espressione ai giornalisti – e vi racconterà sviluppi e esiti del Premio Rete Critica 2022.

Appuntamento ai prossimi post.

Con la coda dell’occhio. Se Spregelburd mi avesse accompagnato a Mittelfest 

Con il concerto dei La Rappresentante di Lista, affiancati dell’Orchestra Arcangelo Corelli di Ravenna, si conclude oggi, domenica 31 luglio, l’edizione di Mittelfest 2022. Titolo e tema conduttore erano gli Imprevisti.

Mittelfest 2022  - Imprevisti
(ph Focus Agency)

Uno dei più interessanti teatristi della scena internazionale – l’argentino Rafael Spregelburd – mi aveva un giorno illustrato un suo personale punto di vista sulla realtà. Ma anche sul teatro. Lui la chiamava la teoria della coda dell’occhio.

Sosteneva Spregelburd (autore, attore, regista, teatrale e televisivo) che la vista è senza dubbio alcuno il nostro senso più importante. Fin qua nulla di nuovo.

Ma per lui, interessante non era solo quella porzione di realtà che l’occhio mette a fuoco, quel 8% del campo visivo su cui si concentra la nostra attenzione. Importante, anzi importantissimo diceva, è ciò che c’è intorno. La circostante realtà, quella che noi vediamo con la coda dell’occhio.

Volendo usare un’espressione un po’ più scientifica: la visione periferica. Il contesto più ampio dentro al quale si colloca la figura su cui ci concentriamo. Un campo largo che il nostro occhio percepisce in maniera indistinta. 

Non occorre aggiungere altro. Sappiamo bene che cosa vuol dire “aver visto con la coda dell’occhio”.

Ciò che ci tocca

Non so se fosse proprio un’idea di Spregelburd, o l’avesse tratta da qualche testo scientifico (sono una sua passione, quei testi). Io, per esempio, l’avevo incontrata in una pagina di Alan Bennett (lo scrittore inglese) che la attribuiva al suo connazionale E. M. Forster (altro gigante della letteratura, quello di Camera con vista): “Solo quel che vedi con la coda dell’occhio ti tocca nel profondo“.

Che ha a che fare con Mittelfest 2022, il festival che oggi si conclude a Cividale del Friuli? Non saprei dirlo in maniera preciso. Come ciò che si vede con la coda dell’occhio, la mia non è una sensazione distinta, messa precisamente a fuoco.

Ho seguito la manifestazione in tutti i giorni precedenti, e alla fine posso dire che, oltre aver guardato con attenzione i principali spettacoli in cartellone, oltre ad averne apprezzati alcuni di più e altri di meno, a colpirmi in maniera più profonda, a toccarmi con un impatto davvero forte, è stato ciò che rispetto al progetto principale del festival (che ruota attorno a spettacoli di musica, di teatro e di danza) pareva all’inizio più laterale, accessorio. Periferico appunto. 

Il privilegio del singolo

Si trattava dii appuntamenti che sarebbe difficile inserire nelle consuete classificazioni dello spettacolo dal vivo.

Mittelfest 2022  - Imprevisti -  Déjà Walk
(ph Luca A. d’Agostino Focus Agency)

Poteva essere un passeggiata urbana per singolo passeggiatore, guidato in cuffia (Déjà Walk, era un sovrapporsi di voci di cittadini che mi raccontavano la storia della città mentre la attraversavo). Potevano essere le Consultazioni poetiche (che prevedevano un momento di scambio individuale tra alcune performer e i loro “pazienti”, ai quali veniva alla fine consegnata una “prescrizione” artistica, poesia o canzone).

Potevano anche essere le onde e le perturbazioni sonore di Ops! (che in lingue diverse mi hanno accompagnato, sbucando dagli altoparlanti distribuiti in alcuni angoli del centro storico). Esperienze che si pongono tutte di lato, rispetto a teatro, danza, musica. Fuori fuoco. Creazioni che privilegiano il rapporto con il singolo. 

La mia nascita, la mia morte

A toccarmi nel profondo, davvero in profondo, è stata infine la proposta di Mats Staub, progettista svizzero, intitolata Death and Birth in my Life. Senza un intento spettacolare, in un ambiente raccolto del Museo Archeologico Nazionale di Cividale, Staub proponeva la visione e l’ascolto delle conversazioni (registrate) di coppie di persone che parlano del loro particolare, individualissimo, rapporto con la nascita e con la morte.

Due temi che letteratura, teatro, cinema hanno esplorato da sempre. Ma che con la viva esperienza di coloro che ne parlavano, lì davanti a me, seduto, come se fossi tra loro, arrivano a scatenare emozioni e commozioni fortissime. Le mie e quelle di chi era accanto a me. Perché potenti, potentissimi sono quei due momenti della vita, nascita e morte, parti, gestazioni, assenze, funerali, su cui non sempre ci capita di riflettere (perché di entrambi, in modo diverso, abbiamo timore e paura).

Mittelfest 2022  - Imprevisti - Death and Birth in my Life - Mats Staub
(ph Focus Agency)

Inizialmente, Death and Birth in my Life, mi era sembrato un appuntamento laterale del festival, un’esperienza accessoria, rispetto ai titoli a cui tenevo maggiormente. Stava nella mia coda dell’occhio. È stato invece l’evento che più mi ha investito, di questo Mittelfest 2022.

E mi è tornata in mente proprio quella frase di Bennett. O di Forster. “Solo quel che vedi con la coda dell’occhio ti tocca nel profondo“. Sono sicuro che anche Spregelburd, teorico della percezione periferica, sarebbe d’accordo con me e con loro.

[qui la locandina completa di Death and Birth in my Life (Mats Staub) a Mittelfest 2022]

[qui la locandina completa di Déjà Walk (aquasumARTE Visual and Perfotming Art) a Mittelfest 2022]