FESTIVAL 2026. L’estate sta finendo. E lo spettacolo respira

La lunga ondata calda si va piano piano esaurendo e lo spettacolo dal vivo torna a respirare. Finalmente. Ma le differenze ci sono. Eccome.

In qualche località resistono ancora i palcoscenici all’aperto, pochi, però sotto le stelle: per il concerto, per la chiacchiera di una qualsiasi star della tv o del giornalismo, per la commedia balneare. Una boccata d’aria dopo il sudore della giornata.

In altri luoghi, trovano invece posto gli spettacoli di rilievo che, essendo appunto di rilevo, hanno bisogno di spazi e di un’attrezzatura tecnica quale soltanto un teatro può offrire. Nessuna stella, quindi, ma poltrone comode e aria condizionata, quella almeno sì, ci vuole.


Deep are the Woods al Festival Bmotion 2026
Deep are the Woods a Bmotion 2026

Settembre annuncia dunque una nuova ondata. Non di calore – si spera – ma di festival. Da martedì 8, prenderà il via, a Roma, la lunga agenda di Romaeuropa Festival, che per titoli e artisti, qualità e quantità, internazionalità, è oramai la manifestazione post-estiva di maggior respiro in Italia. Clicca qui per il programma completo.

Romaeuropa Festival 2026

Anticipando quella data di apertura – da osservatore trottatore quale io sono – voglio però segnalare altre due manifestazioni che, collocate rispettivamente a Nordest e Nordovest, rappresentano tappe imprescindibili – ai miei occhi almeno – per tastare il polso allo spettacolo contemporaneo del nostro Paese. Personalmente, ho già le valigie pronte e sto per partire.

A Bassano: BMotion

La prima delle due manifestazioni si è oramai avviata: proprio ieri sera. Si tratta della tornata finale di OperaEstate Festival, che nella sezione BMotion guarda elettivamente al contemporaneo, di cui mette assieme teatro, musica, danza.

OperaEstate Festival 2026

Basta un altro clic per sfogliare il programma, congegnato da Michele Mele e Rosa Scapin, dentro al quale, per gusto personale, evidenzierei già la giornata di domani, domenica 22. Quando Sara Sguotti, danzatrice, coreografa, e da poco anche mamma, debutta con un nuovo lavoro Rossocrepa, tematizzato proprio su questa sua esperienza.

Tra le molte cose che mi riprometto di vedere o rivedere ci sono anche il ritorno di Federica Rosellini (Ivan e i cani) e Hamlet di Pasquale Stanziale reinventato da Leda Kreider. Più un’agguerrita compagine di drammaturghi e performer recenti: Jacopo Giacomoni, Caterina Carpio, Domenico Ingenito, Matthieu Pastore.

Federica Rosellini - Ivan e i cani
Federica Rosellini in Ivan e i cani

Mi incuriosisce alquanto il fuori formato del belga Eric Arnal-Burtschy, che ha creato una coreografia di luce, senza performer (Deep are the Woods). Ma anche la bachiana Fuga BWV 565 del duo Michele Petrosino/ Gaetano Palermo, costruita sul gesto liberante della fuga. Però correndo.

Ma che ve lo sto a dire, guardate voi stessi il programma, che si inoltra fino a domenica 30.

Michele Petrosino - Fuga BWV 565
Michele Petrosino in Fuga BWV 565

A Torino: NID

Sull’altro versante italiano, quello occidentale, spiccano a partire già da martedi 1 settembre le cinque giornate di NID 2026: nuova piattaforma della danza italiana che, prima ogni due anni, e da tre edizioni annualmente, fa il punto su ciò che muove i corpi attuali: coreografi e performer, pratiche e idee. Anche in questo caso, un clic vi porta al programma 2026.

NID 2026 a Torino

Come si può notare, è un atlante ampio della coreografia italiana. Diciotto titoli tra creazioni già viste altrove e qui chiamate a raccolta. Ma anche alcune sorprese al debutto, e soprattutto i 4 lavori “in sviluppo” della sezione Open Studios, che da sempre costituisce un’offerta privilegiata a NID.

Le palestriti - coreografia di Simona Bertozzi - ph Luca Del Pia
Le palestriti – coreografia di Simona Bertozzi – ph Luca Del Pia

La cosa che soprattutto mi acchiappa è quella che concluderà questa decima edizione, e sarà allestita outdoor nello spazio emblematico della Reggia di Venaria. Il lentissimo attraversamento spaziale di un’astronauta camminatrice in slow motion, che “si prende il tempo di far virare un’azione altrove”. Così la anticipano la coreografa Elisabetta Consonni e la camminatrice Sara Catellani: che l’hanno ideata già dieci anni fa: “la presa di coscienza che anche un movimento lentissimo può portare ad un traguardo”.

Il che giustifica il titolo: Il secondo paradosso di Zenone: proprio quello di Achille pie’ veloce che insegue la tartaruga senza acchiapparla mai. Un manifesto per la decelerazione, insomma.

Il secondo paradosso di Zenone -  Elisabetta Consonni
Il secondo paradosso di Zenone

Nel tempo dei festival

Di festival, e non solo di festival, ma anche di condizioni di lavoro, di retribuzioni, di fragilità e di dignità delle professioni dello spettacolo, ha parlato ieri Alessandro Toppi, in un post suo Facebook. Che nel giro di poche ore ha raccolto decine e decine di adesioni e commenti.

Fossi in voi, me lo andrei a leggere, anche perché proietta una luce diversa e problematica, sul tempo solo apparentemente festivo che è il tempo dei festival. Purtroppo, non solo dei festival.

Piattaforma NID 2025. Quanto pesa la danza?

Quattro giorni a Civitanova Marche e dintorni, per NID 2025, nona edizione della nuova piattaforma italiana di danza. Il titolo, questa volta, era Dance, singular plural.

Quanto pesa la testa?

Con lo scanzonato piglio che l’ha resa famosa, Silvia Gribaudi, coreografa e danzatrice, si rivolge agli spettatori dal palco: “Secondo voi quanto pesa una mano?” E ancora, incalzante: “Secondo voi, quanto pesa il bacino? e la testa? quanto pesa la vostra testa?”.

Risposte spassose dalla platea, alcune sconcertanti. A meno di non staccarla dal resto del corpo, la testa non si può pesare. Per dimostrare che è proprio così, Gribaudi prende la rincorsa e si butta a pesce. In mezzo al pubblico.

NID 2025 - Silvia Gribaudi - Luigi Gasparroni
Silvia Gribaudi – ph Luigi Gasparroni

Io mi diverto a osservare la baraonda e la domanda me ne suscita un’altra. “Quanto pesa, in Italia, la danza?” Ci penso. Concludo che nemmeno la danza si può pesare. 

Quella almeno che ho visto passare in questa NID 2025, piattaforma del made in Italy coreografico, e idealmente orientata al nuovo. Scrivo idealmente, perché tra la ventina di titoli che ho visto a Civitanova Marche, a Fermo, a Sant’Elpidio, mica tutto profumava di nuovo. Anzi.

Quanto pesa la danza? 

Sembra di piombo, a volte, certa danza italiana. Ripetitiva, vestita con un linguaggio logoro, estenuata e autoreferenziale. Con creatori e performer che si prendono molto, troppo sul serio. E fanno ordinaria amministrazione.

In qualche caso però, la danza vola. Leggera, spigliata, quel tanto di ironia, autoironia, soprattutto, che rende le cose più accettabili e più grate.

Gribaudi è un esempio di come una performer, a cinquant’anni suonati (si può dire, credo, di una signora ironica come lei) e un corpo non proprio da ballerina (lo sottolinea lei stessa, del resto) possa tenere in pugno la platea.

Con centellinate citazioni di classica (ha lavorato alla Fenice di Venezia e al Regio di Torino), ma soprattutto con l’understatement di un’artista che sa bene che sono proprio le nostre fragilità, chiamiamoli difetti, a mobilitare empatia, a scatenare l’applauso.

NID 2025 - Superstella - Vittorio Pagani - ph Luigi Gasparroni
Superstella – Vittorio Pagani – ph Luigi Gasparroni

Faccio un secondo esempio. In Superstella, Vittorio Pagani, classe 2000, con studi e eccellente tecnica accademica, finge di interrogare le intelligenze artificiali, o stellari chissà, per capire come si fa a creare uno spettacolo contemporaneo. Lo vuole di successo, tra i propri idoli e le richieste del mercato. Lo vuole alluring e charismatic, né troppo glitch né troppo glamour. Non popolare certo, ma neanche pretenzioso.

E quelle, le stellari intelligenze, gli suggeriscono un ventaglio di opzioni. Lui le attraversa, strizzando l’occhio, con ritmo invidiabile e smagliante parlato (la drammaturgia è di Pietro Angelini). Soprattutto si colloca, croquant, nel presente di un sistema italiano di performing art, dove la danza effettivamente pesa poco. Con questa leggerezza, lui ci gioca.

Smoke gets in your eyes

Non allo stesso modo creano coloro che vanno giù pesanti con fondali, quinte, costumi, accessori, tutto rigorosamente black (la spiegazione, discutibile, è che così si valorizza il corpo) e tutto rigorosamente banale. Non contenti, ci mettono pure sbuffi di fumo a ripetizione (per creare atmosfera, suppongo) che saturano il palcoscenico e a volte anche la platea. Ne sono passati parecchi, qui a NID 2025, di titoli fumiganti. Che infatti annebbiano una certa mancanza di idee.

Chiedo scusa. Buona parte delle reazioni che il pubblico degli spettatori (e mi metto tra questi) riposa su questioni di gusto e di esperienza. Soggettive, spesso. E poi noi, i pubblici, siamo molteplici. 

Ballettoni e pattini a rotelle

Piace magari a un pubblico poco abituato al nuovo, il ballettone con sedici interpreti in scena che accompagnano lo Stabat Mater di Rossini (coreografia di Monica Casadei). Ma anche la dedica di nove danzatrici a Eleonora Duse, con tanto di omaggio finale di rose rosse (La Duse, nessuna opera, coreografia di Adriano Bolognino). 

NID 2025 - La Duse - Adriano Bolognino- ph Luigi Gasparroni
La Duse. Nessuna opera – coreografia Adriano Bolognino – ph Luigi

A un altro pubblico, piace invece il frizzante solo di una performer-cigno che ascolta musica in cuffia e volteggia sui pattini a rotelle, in giardino, mentre si scatta selfie. Sarà impallinata da un franco tiratore appostato sui tetti. Più sport o più tragedia?

Chissà se tutti ci leggono dentro la parodia della Morte del cigno coreografata nel 1901 da Michel Fokine per Anna Pavlova. O magari il mancato attentato a Trump. Poco importa. Gaetano Palermo (che ha ideato questo Swan) ha un sacco di estimatori.

NID 2025 - Swan - Rita Di Leo - ideazione Gaetano Palermo - ph Luigi Gasparroni
Swan – Rita Di Leo – ideazione Gaetano Palermo – ph Luigi Gasparroni

Open studios, chissà che l’aria fresca…

La mia impressione è che NID, da qualche tempo a cadenza annuale, sia diventato l’appuntamento italiano maggiore per gli operatori di settore (a cui si aggiungono quelli stranieri). Ma che , proprio per questo, nelle scelte di programma, si costringe ad abdicare al nuovo.

Si salva la sezione curata da Paolo Brancalion, intitolata Open Studios. Là sì che tra salutari incertezze e inaspettate illuminazioni, si intravede ciò che si sta muovendo. A volte abbozzato appena, a volte già definito. Embrione magari, ma un segno, una ventata, un po’ di aria fresca.

Tra le sei proposte di quest’anno, ho preferito E la bella stanza è vuota, progetto coreografico di Gianmaria Borzillo, che riportava in scena Antonio Tagliarini, dopo gli anni passati nel duo teatrale con Daria Deflorian. 

Forse era proprio quell’aria di teatro, lo spirito cross-dressed dell’album di Cindy Lee / Patrick Flegel da cui il progetto ha preso le mosse, o forse il cagnolino quieto di Nicole De Leo, a farmelo piacere. In soggettiva.

Eccellenze a NID 2025

Volendo parlare poi di eccellenze, ebbene sì: ci sono. Me ne sono passate davanti agli occhi, in questa NID 2025, almeno due. Bei punti di riferimento, oggi.

Una è Marta Ciappina, di cui altre volte QuanteScene! ha parlato. Imperscrutabile, rigorosa, Ciappina ipnotizza chi la osserva nell’assolo-geroglifico costruito per lei da Alessandro Sciarroni, sulle note finlandesi di Sibelius (il titolo è Op.22 n.2). Un origami silenzioso di gesti dentro al perimetro di una chiesa.

Marta Ciappina - Op.22 n.2
Marta Ciappina – Op.22 n.2

In seconda battuta, Ciappina è anche nella nuova creazione Sista (sta per sisters, suppongo) di Simona Bertozzi. Qui, lei e Viola Scaglione indagano temi di sorellanza, attingendo anche a voci e materiali biografici. Ne scaturisce un lavoro sincero. E coinvolgente.

NID 2025 - Marta Ciappina e Viola Scaglione - Sista - ph Luigi Gasparroni
Marta Ciappina e Viola Scaglione – Sista – ph Luigi Gasparroni

Altra performer di cui continuo ad apprezzare impegno e duttilità è Alice Raffaelli. Di lei mi tornano in mente precise immagini, viste magari altrove (nei lavori teatrali di Liv Ferracchiati: uno recente, Morte a Venezia, oppure in Stuporosa di Francesco Marilungo). Ineccepibile quando si muove, Raffaelli sorride poco e si compiace poco. Un segnale di forza.

NID 2025 - Alice Raffaelli - Venere vs Adone
Alice Raffaelli – Venere vs Adone

Per Raffaelli, il raddoppio a NID 2025 si è manifestato prima in una composizione di Enzo Cosimi: un Venere vs Adone di impronta un po’ kitch, se vogliamo, ma senz’altro autoriale, com’è oramai abitudine aggettivare. Poi nel duetto austero e sofferto di Se domani (insieme a Lorenzo De Simone, coreografia di Elisa Sbaragli).

Lorenzo De Simone Alice Raffaelli - Se domani - ph Luigi Gasparroni
Lorenzo De Simone Alice Raffaelli – Se domani – ph Luigi Gasparroni

No frills

Avete insomma capito che a me la danza piace quando si allontana dalla danza. Oppure quando punta alla propria essenza. Pulita, inoppugnabile, senza fronzoli. No frills, nel gergo delle compagnie aeree.

Quando accende una luce in mezzo al fumo e alle solite nebbie. Nonostante le quali, vale la pena esserci, osservare con attenzione, disperdendo abitudini e pregiudizi. Per scoprire se, in Italia, la danza possa davvero pesare di più.

In senso buono, intendo.

NID 2025 Platform

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NID 2025 PLATFORM. Dance, singular, plural
Civitanova Marche, 1-4 ottobre 2025
coordinamento AMAT Associazione Marchigiana Attività Teatrali
direzione: Gilberto Santini
commissione artistica: Alessandro Bevilacqua, Cristiana Camba, Enrico Coffetti, Marzia D’Alesio, Elena Ormezzano
per Open Studios: Paolo Brancalion

Get back to dance. Lo grida NID 2024 da Vicenza. Ci dobbiamo credere?

Con cadenza oramai annuale, anche NID 2024 – New Italian Dance Platform – registra le tensioni, i picchi e le cadute della coreografia italiana contemporanea. L’esortazione di quest’anno è Get Back to Dance. Chissà se dobbiamo crederci.

Nid 2024 - A human song - Chiara Frigo - ph. Roberto Di Biasio
A human song – Chiara Frigo – ph. Roberto Di Biasio

Palladio e il Leone

Esitanti, un po’ in soggezione, siamo entrati nella Basilica. L’ambiente è smisurato, immenso, palladiano. Il silenzio ci inquieta per qualche minuto, quando le luci si abbassano. Sotto le alte volte, dorato e silenzioso, il leone di san Marco ci scruta. Lo sguardo punta in basso.

Chissà che animale sarà – sembra dire – quello là che si muove al suolo. Sono gesti rallentati e felini, quelli: forse un ghepardo, un puma. A tratti però la bestia esibisce movenze scimmiesche: sì, è un animale umano.

La maschera, dorata anch’essa, gli nasconde il volto. E luccicano come pietre preziose, nel mezzo, i due occhi. Sono proprio pietre preziose, anzi. Brillano nella penombra.

Nid 2024 - Un mondo altrove  - Nicola Galli -  ph. Roberto Di Biasio
Un mondo altrove – Nicola Galli – ph. Roberto Di Biasio

Geografie dell’altrove

Il lavoro che più mi ha colpito nel cartellone di questa NID 2024 (l’ottava edizione della piattaforma italiana della danza contemporanea) è stato Un mondo altrove: coreografia non recente (2020) di Nicola Galli

Nella maestosità della Basilica Palladiana di Vicenza lo stesso titolo ha però una conformazione diversa. Dei quattro interpreti dell’originale, resta solo l’autore, misteriosa creatura che si incammina nelle geografie dell’altrove, solitario, in spazi esotici.

Dall’America azteca o inca evocata da quella maschera, ai gesti che sposano le favole della narrazione danzata indiana, il bharatanatyam, per dirne una. E il puzzle dei piccoli pezzi di legno, sopra i quali il performer si muoverà, ritualmente, come un felino, hanno il colore delle essenze africane. Il loro odore forse. E poi c’è Bali, c’è il Giappone. C’è, a riconoscerla, perfino qualche eco estrusca.

Uno sciamano a NID 2024

A supportare la vista, esplode a un certo punto la potenza orchestrale di uno dei Pezzi su una nota sola di Giacinto Sclesi (1905-1988). Compositore ombreggiato dallo svilupparsi del secolo, musicista di nicchia, ma possente, spirituale, cosmopolita. E vibrano mossi dalla quella autorità timbrica i mattoni rustici e rossi che Palladio imbozzolò nel rigore architettonico di un Rinascimento tutto bianco.

Nid 2024 - Un mondo altrove  - Nicola Galli -  ph. Roberto Di Biasio
Un mondo altrove – Nicola Galli – ph. Roberto Di Biasio

La Basilica risuona come un corpo unico, mentre la bestia, danzatore oramai sciamano, geroglifico, indigeno santo, si aggira alla ricerca, forse, della via di fuga. Dalla mediocrità del presente.

Ciò che invece mi annoia

Ecco, questa, nei luoghi, collocata in situ, ogni volta diversa, è la danza che più mi piace. L’altra, quella da palcoscenico, con luci radenti e leccatissime, con movimenti che si assomigliano tutti, con estenuate sequenze, che per necessità di mercato durano 50 minuti, ma hanno già perso forza dopo un quarto d’ora, ecco, francamente, quella danza là, mi annoia.

Parecchia ne ho vista, in questa nuova puntata di NID 2024, che ha assunto cadenza annuale, e forse per questo tende a confondere l’eccellenza, con la smania iper-produttiva, che contraddistingue oramai lo spettacolo dal vivo in Italia. 

Mi viene da dire che sono più vivi, per quanto acerbi, magari pasticciati, certi Open Studios di corta durata (se ne sono visti 6, alcuni molto interessanti), se confrontati con gli spettacoli da serata piena, di nomi affermati. Quelli con drammaturgie pretenziose (e sbilenche), tute aderentissime e glitter (per mettere in mostra i glutei), e gli sbuffi di fumo (che fanno sempre effetto).

Nid 2024 - Alce  - Fabrizio Favale -  ph. Roberto Di Biasio
Alce – Fabrizio Favale – ph Roberto di Biasio

Tappeti e piumaggi

Ci si inventa di tutto, poi. Tappeti da judo su cui placcare gli/le avversari/e (Sport, di Salvo Lombardo). Pelliccioni da bestia preistorica e lunghi piumaggi avicoli come copricapo (Alce, di Fabrizio Favale). Il gioco degli scacchi (Zugzwang, dei fratelli Lauro). Corpi scultorei e nudi che solleticano la platea (That’s all folks, di Bigi-Paoletti). Sì, ma poi, come nel post-coitum, prosaicamente e a vista, tocca rimettersi le mutande.

Bisogna però dire che, se c’è bravura e se ci sono anche le idee, l’eccellenza alla fine si manifesta.

Correre per la vita

Nella serata finale ha strappato consensi e emozioni a tutto il pubblico, Samia di Adriano Bolognino. Anche perché, con quel nome, il pensiero va alla giovane velocista somala Samia Yusuf Omar, scomparsa a 21 anni, su un barcone al largo di Lampedusa, mentre tentava la traversata per qualificarsi alle Olimpiadi di Londra del 2012

Samia - Adriano Bolognino - ph Roberto Di Biasio
Samia – Adriano Bolognino – ph Roberto Di Biasio

Un ribaltamento del destino che si manifesta in una creazione fluida e millimetrica, sportiva e tragica, perfettamente eseguita in sincronie perfette dalle sei interpreti.

Che nelle forti bracciate svelano la ostinazione disperata di chi nello sport, come nella danza, sta tentando la propria via di fuga da un presente insopportabile.

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UN MONDO ALTROVE
coreografia, danza, maschera Nicola Galli
produzione TIR Danza, stereopsis, co-produzione Marche Teatro /Inteatro Festival, Oriente Occidente
residenze artistiche DID Studio /Ariella Vidach, Centro di Residenza della Toscana (Armunia – CapoTrave / Kilowatt), Oriente Occidente Studio_Passo Nord, con il supporto di Rete Almagià

SAMIA
coreografia Adriano Bolognino
musiche originali di Vito Pizzo
musiche A Winged Victory for the Sullen
interpreti Rosaria Di Maro, Laura Miotti, Serena Pomer, Roberta Fanzini, Noemi Caricchia, Ines Giorgiutti
costumi Rosaria Di Maro con lavori di Andrea Bolognino
produzione Körper | Centro Nazionale di Produzione della Danza, Rum för Dans, Orsolina28
con il supporto di MiC – Ministero della Cultura, Regione Campania, IIC Colonia, Staatstheater Darmstadt – Hessisches Staatsballett, NID 2024 Platform

Tre dritte per la danza. Inquieta, innovativa, indisciplinata

Tre dritte stimolanti, che lancio a chi apprezza la coreografia contemporanea. Cioè la coreografia che piace a me. Quella inquieta, innovativa, indisciplinata. A volte turbolenta, anche estrema. A volte divertente. 

Sabato è il giorno nel quale, con più frequenza, i lettori di QuanteScene! approdano su queste pagine. Così ho pensato di pubblicarle proprio oggi, queste tre brevi segnalazioni. E se anche a voi andasse di leggerle….

Alexander Whitley Dance Company, Anti-Body, ph Sodium Bullet
Alexander Whitley Dance Company, Anti-Body – ph. Sodium Bullet

La danza estesa

Per cominciare, potreste dare un’occhiata a una recente uscita della rivista online Critical Stages/Scènes critiques, espressione internazionale dello IATC (in inglese) o AICT (in francese). E per dirlo infine all’italiana, dell’Associazione Internazionale dei Critici di Teatro.

Il dossier che apre ogni numero della pubblicazione, come sempre molto accurato e sempre molto ampio, in questo caso è dedicato ai margini più interessanti della danza contemporanea. Se ne parla approfittando di un titolo ammiccante: Extended Dance Territories.

Le due curatrici – la svedese Margareta Sörenson, la greca Steriani Tsintziloni – nel loro editoriale spiegano che:

Lo spazio pubblico, l’intelligenza artificiale, le componenti non umane incidono sulle attuali pratiche di danza, sollevano questioni su come il corpo viene concettualizzato, e inaugurano pratiche di danza ampliate, fino a produrre una nuova serie di domande. In questo numero speciale abbiamo fatto ogni sforzo per includere un’ampia gamma di articoli, recensioni e resoconti sulla danza come forma d’arte contemporanea saldamente radicata nel presente”.

Trees - ph Håkan Larsson
Trees – ph Håkan Larsson

Potrete perciò trovare articoli, addirittura saggi, sui rapporti tra corpo danzante e strumentazione tecnologica. Quello ad esempio di Johaness Birringer, intitolato Connecting and Disconnecting Bodies, in cui si introduce il tema, a me molto caro, della post-coreografia.

Oppure, in altre pagine, alcune riflessione sul ruolo delle intelligenze artificiali (ChatGPT in particolare) nella definizione di nuove modalità della critica (l’articolo è di Deanne Kearney).

Potrete incuriosirvi anche per le considerazioni che Susanne Foellmer, docente della Coventry University, sviluppa attorno alle azioni pubbliche di ribellione ambientalista, portate avanti in tutta Europa dai collettivi di Ultima generazione. La spinta all’ecoattivismo e alla disobbedienza civile, combinate assieme alla passività non violenta (dei blocchi stradali, ad esempio) genera inediti punti di vista.

Lezte Generation - ph Susanne Foellmer
ph Susanne Foellmer

Insomma, vi basta essere un po’ intraprendenti e un po’ curiosi – come del resto sono molti dei coreografi di nuova generazione – per andare subito a sfogliare questo numero di Critical Stages/Scènes critiques. Vi posto di nuovo il link.

NID, piattaforma italiana per la nuova danza

L’invito mi permette anche di introdurre la seconda segnalazione. Lunedì scorso è stato presentato a Roma il programma della ottava edizione di NID (New Italian Dance Platform), il più significativo appuntamento italiano per chi si occupa, come artista, come produttore, come programmatore, come osservatore, ma anche e soprattutto come appassionato spettatore, di questo specifico genere dello spettacolo dal vivo.

Ne ho parlato anche altre volte (qui un reportage da Cagliari 2023). Da questa edizione, messa da parte la frequenza biennale, NID che era nata nel 2012 assume un passo annuale.

NID Platform 2024

La nuova edizione si svolgerà a Vicenza, tra il 9 e il 12 ottobre 2024. E quando verrà il momento, su QuanteScene! ne parlerò di nuovo, più ampiamente. Per ora, chi volesse avere un’idea complessiva del programma, può sfogliarlosul sito ufficiale di NID. Si sa che chi gioca d’anticipo ha chance migliori.

La danza trans-frontaliera

Passeranno solo pochi giorni e si inaugurerà, già il 16 ottobre, un’altra manifestazione che in cinque edizioni (la prima si è svolta nel 2020) è cresciuta parecchio. E si avvia adesso a un passo importante.

Siamo alla terza segnalazione e parlo di Visavì, Gorizia Dance Festival. Tra una manciata di mesi, nel 2025, l’italiana Gorizia e la dirimpettaia slovena Nova Gorica diventeranno insieme, gemelle, Capitale Europa della Cultura, e Visavì starà cuore degli eventi. 

La sua caratteristica (intuìta dall’ideatore Walter Mramor e dai progettisti di Artisti.Associati ben prima che le due città conquistassero quel titolo europeo) è infatti lo spirito trans-frontaliero. Parola difficile, ma di attualità, adesso che un patriottismo nazionale, anzi nazionalista e miope, tende a riaffacciarsi sulle scene, anche su quelle culturali.

Visavì 2024

Visavì – che altro non vuol dire se non “dirimpetto” – punta invece sulla mobilità internazionale del pubblico e degli artisti, sulla promozione territoriale al di qua e al di là del confine italo-sloveno, sulla vivacità di due culture, per le quali, trattandosi di danza, la lingua non rappresenta affatto un problema.

Anche di questo festival, che ho seguito in tutte le edizioni precedenti (leggi ad esempio qualcosa su quella del 2023), parlerò quando verrà il momento, e cioè tra il 16 e il 20 ottobre. Intanto provate a dare un’occhiata al programma, che si svilupperà di qua e di là della antica frontiera con la Jugoslavia, ma decentrato anche in parecchi luoghi iconici (castelli, ville, parchi) e ricco di incontri, workshop e sharing.

Ci troverete certo qualcosa capace di catturarvi. A me il lavoro che Silvia Gribaudi presenterà in prima nazionale, Amateur Smugglers, cioè contrabbandieri dilettanti, ispirato tra le altre cose allo storico evento del 1947, quando venne tracciata la linea separazione tra Italia e Jugoslavia e costruito il “muro di Gorizia), proprio quel lavoro interessa fin da ora.

NID 2023, la nuova danza italiana. Il resto è chiacchiera

Artisti molti. Ma moltissimi (e internazionali) i direttori di festival, di teatri, di circuiti, gli operatori dello spettacolo, i programmatori, gli studiosi, i giornalisti. E anche i social media manager, i video-maker, i curiosi.

Quasi quattrocentocinquanta osservatori erano la scorsa settimana a Cagliari, la città che ha ospitato la settima sessione della New Italian Dance Platform – NID 2023. Appuntamento biennale durante il quale la coreografia italiana fa il punto su se stessa e – soprattutto – si presenta ai compratori stranieri.

Un’expò muscoloso. Con le parole dell’economia della cultura, un simposio importante (vedi cosa scrivevo qui). Per gli artisti. Per i produttori. Per i pubblici futuri.

Premiére -  Andrea Costanzo Martini -  Nid 2023 - Cagliari
Premiére – Andrea Costanzo Martini

Qualche colpo d’occhio

Primo colpo d’occhio. Davanti al sipario incendiato di luce, una figura si muove a carponi. Chissà se è un uomo, o un ominide piuttosto, creatura ancora animale. Tasta il terreno con gli arti, si inoltra con cautela in quel deserto infuocato, disabitato. Per lui è una terra sconosciuta. Certo pericolosa. E la esplora. (Deserto tattile, di Nicola Galli)

Secondo colpo d’occhio. Due scattanti figure femminili saltano con la corda. Come facevano da bambine. Vanno avanti per un quarto d’ora. Senza sbagliare un colpo. Movimenti identici e coordinati. Battito regolare. Poi, impercettibilmente, il ritmo si sfasa, però resta controllato, impeccabile, esatto. Fase e controfase. Danza e contraddanza. Corpi e corde diventano una tecnologia sonora. (Do-around-the-world, coreografia di Parini Secondo).

Do-around-the-world - Parini Secondo - NID 2023 - Cagliari
Do-around-the-world – Parini Secondo

Terzo flash. Come se fossimo in sala prove, il coreografo Fabrizio Favale presenta alcuni momenti del suo training. Ciascuno è dedicato a un nome magistrale della danza del secolo scorso: José Limón, Merce Cunningham, Trisha Brown. Nessuna esigenza spettacolare, solo la volontà di dimostrare che lo studio implica progressione e evoluzione. E consente derive fortunate (Danze americane, danza di Fabrizio Favale).

Torte, oppure calze a rete

Quarta visione, con ricetta inclusa. Anna Pavlova è stata una ballerina russa, tra le più famose degli inizi del XX secolo. La Pavlova è anche un dessert, molto iconico: “torta di meringhe, farcita di panna montata, con una cascata di frutta fresca” spiega il tutorial che scorre in sovraimpressione, mentre la voce del perfomer intona al microfono canti piuttosto arrugginiti. Con grazia, la sua partner serve fette di dolce al pubblico in prima fila (Umlaut, ideazione e coreografia di Giuseppe Vincent Giampino).

Quinta e ultima immagine, scollacciata. Una decina di palloncini neri nuotano sul palcoscenico. Sei gambe tornite, avvolte nelle calze a rete dei porno fetish, si aprono e si chiudono come compassi. Davanti a loro, ci siamo noi, voyeur discreti di un ballo di un secolo e mezzo fa: il cancan. Che in questo frangente ammicca a un eros contemporaneo, malizioso, fluido. I maschi sono due, la donna è una. Noi vediamo però solo sei gambe, potenti. (Cancan, coreografia di Fabritia d’Intino).

Cancan - Fabritia d'Intino - Nid 2023
Cancan – Fabritia d’Intino

Pensata e praticata

Progetti, percorsi e traguardi diversi. Questi, e molti altri ancora, si offrivano agli occhi degli ospiti della settima sessione di NID 2023, la piattaforma che ogni due anni chiama a raccolta, seleziona e presenta a una platea internazionale la nuova danza del nostro Paese. In altri termini, più aziendali, la promozione all’estero del made in Italy.

A Cagliari, sede di questa edizione, molte erano le creazioni recenti, recentissime, come quelle a cui ho appena accennato. Alcune ancora in gestazione, altre già solide: insieme andavano a formare la sezione Open Studios, ventaglio aperto nel quale registrare il movimento veloce di un settore in continua crescita. Almeno dal punto di vista artistico, perché le risorse economiche sembrano sempre mancare.

Tra i molti tentativi – alcuni fragili, approssimativi, incespicanti – si potevano però distinguere lavori di un’originalità e di un intuito che parlano una una lingua d’arte pensata e praticata, con sicurezza e determinazione

Penso a CrePa, per esempio, miscela di movimento, gesto, testo, nella quale i tanti significati del titolo, riescono davvero a prendere corpo, anzi i corpi, quelli di Sara Sguotti e Arianna Ulian (autrice del mordace testo in versi). Succedeva nello slargo all’aperto dell’Exma, il fabbricato del dismesso macello cagliaritano, che ora è un centro culturale e uno snodo di iniziative. 

CrePa - Sara Sguotti e Arianna Ulian - NID 2023
CrePa – Sara Sguotti e Arianna Ulian

Così come nel piccolo e raccolto Teatro Doglio, un titolo già presentato negli Open Studios 2021 e ripreso quest’anno, confermava la personalità coreografica di Damiano Ottavio Bigi, già interprete per Pina Bausch e Dimitris Papaioannou. Un discreto protagonista è un duetto maschile, leggero, senza fronzoli. Con quel titolo low profile che dall’inizio alla fine tiene sospesa l’attenzione. E con l’attitudine di Bigi per un narrare volatile, senza spiegoni, senza giustificazioni.

Le tante anime di NID 2023 

Muscolo cardiaco vivace della quattro giorni cagliaritana è stata Sa Manifattura, il complesso di edifici della antica Manifattura Tabacchi, in pieno centro, con i suoi spazi ristrutturati e accoglienti, ideali per incrociare le tante anime di questa NID 2023.

Anime e storie analizzate e ripercorse in panel e tavole rotonde (con esperti italiani – Fabio Acca, Elisa Guzzo Vaccarino, Rossella Battisti – pronti a sollecitarne le diverse voci) e in applaudite escursioni (di Carmelo Zapparata) fra i banchetti allestiti dalle compagnie per presentarsi, col giusto piglio mercantile, agli operatori.

Greta on the beach - Francesca Foscarini, Cosimo Lopalco - NID 2023
Greta on the beach – Francesca Foscarini, Cosimo Lopalco

Pullman scattanti erano poi pronti per trasportare tutti al Massimo oppure al Doglio, le due sale che ospitavano la programmazione vera e propria. Daniele Ninarello (con Nobody, Nobody, Nobody), Francesca Foscarini (con Greta on the beach), Roberto Castello (con Inferno), Luna Cenere (Shoes on, per Michele Scappa e Davide Tagliavini, vestiti solo delle proprie scarpe) sono alcuni dei nomi che chi segue la recente coreografia in Italia ha già avuto modo di conoscere e di apprezzare.

Shoes on - Luna Cenere - Davide Tagliavini e Michele Scappa - NID 2023 - Cagliari
Shoes on – Luna Cenere

Da un bastione panoramico

Così come apprezzato e conosciuto è Michele Di Stefano con la sua Mk Company, cui NID 2023 ha affidato il titolo di chiusura. Atmosferologia, spettacolare evento site-specific e fuori formato, ha richiamato tutti sulle terrazze panoramiche di Saint Remy, il bastione prospettico che domina l’intera città di Cagliari. Qui, sulla spianata, corse a perdifiato, tracce sonore in cuffia, vedute urbane in lontananza, casualità di incontri tra vita quotidiana e progetto d’arte.

Per ricordare, a chi non lo avesse ancora capito, che la danza italiana cambia, si dota di strumenti nuovi, conquista nuovi spazi, taglia e ritaglia ulteriori traguardi. Così facendo, lascia molti spiazzati. Amen. Resteranno indietro. Tutto il resto, è chiacchiera.

Atmosferologia - Michele Di Stefano - NID 2023
Atmosferologia – concept Michele Di Stefano

NID 2023 – New Italian Dance Platform – Fluidity

Comissione artistica

Coordinamento organizzativo

I luoghi di NID 2023

Platform or what? – panel internazionale moderato da Elisa Guzzo Vaccarino

Tutte le immagini sono di Agostino Mela e Sara Deidda McLeod

Festival Italia. Gli ultimi fuochi, il fresco, la piccola estate

Chissà se, quando leggerete questo post, il Grande Caldo sarà già passato. Certo sarà passato il momento della Grande Fuga: quei pochi giorni via dalle città e dagli impegni, che ci ritagliamo ogni anno per dare soddisfazione alla voglia di vacanza che preme dentro. Bene o male, sarà quindi finita anche la Grande Estate

Adesso, finalmente, viene il bello. 

Festival Italia

La piccola estate

Gli ultimi giorni di agosto. Quasi tutto settembre. Le settimane in cui tutto sembra rientrare nell’abitudine, ma non rientra ancora. Il tempo ibrido, che fino a un certo punto ci impegna, ma ci lascia ancora un senso residuo di libertà. Io lo chiamo, la piccola estate.

Per chi si interessa di teatro e di spettacolo dal vivo, la piccola estate è uno dei periodi migliori. Un fine settimana, meglio se lungo, e ci prendiamo un treno, l’auto, la moto, e ci fermiamo una o due notti altrove. Nell’Italia dei festival, per esempio, che in questo periodo spuntano come i famosi, proverbiali funghi. Fresche specialità della piccola estate.

Scrivo questo post veloce, e ve lo lascio come una nota. Se avete voglia e curiosità di vedere cose che non siano le solite cose, trovatevi un festival. Teatro, danza, musica, letteratura, cinema, arte. Meglio se in sintonia con i vostri interessi. Avete bambini? Vi piace la montagna? Vi distinguete per impegno civile e multiculturale? O in voi alita lo spirito della eco-sostenibilità? Di festival, ne trovate per ogni indole. Nei dintorni di casa vostra, o un po’ più lontano. Tanto per respirare un’aria diversa, per ricalibrare lo sguardo.

Festival: consigli, segnalazioni, soffiate

In un post dello scorso giugno avevo già raccomandato il portale Trovafestival.it. Un comodo utensile web, che mette in fila la maggior parte dei festival italiani, li localizza su una mappa, vi ricorda il periodo in cui si svolgono, vi indirizza al loro sito o alla pagina Facebook. Ve lo segnalo di nuovo. Metteteci dentro le mani. Approfittate dei tanti filtri.

Trovafestival.it

Più sotto, invece, vi segnalo quella manciata di festival che – a mio modo di vedere, secondo il mio gusto, e in ragione delle geografie, che per ciascuno di noi sono diverse – potreste anche voi mettere nel carnet della vostra piccola estate.

Cominciamo dal Veneto. Finiamo in Sicilia

Per esempio: appena cominciata, a Bassano del Grappa, la sezione BMotion di Opera Estate, con lo sguardo attento sulla più recente scena italiana (fino al 2 settembre), cui si aggiunge quest’anno uno specifico focus dedicato alla drammaturgia tedesca.

BMotion Opera Esate Bassano 2023

Anche a Grado, “l’isola del sole” che regala il mare alla provincia di Gorizia, è in corso e durerà fino a ottobre Alpe Adria Puppet Festival. Come dice il titolo, la manifestazione privilegia il teatro di figura, quello di animazione e degli oggetti. Lo fa da oltre 30 anni e significativamente promuove spettacoli per famiglia.

Prende intanto il via proprio oggi, da Lecco, cioè dal più famoso dei rami dei laghi lombardi, il festival che, con perfetto tempismo, si intitola L’ultima luna d’estate e porta i suoi spettatori nelle ville e nei parchi più belli della Brianza.

Fossi poi in voi, che siete appassionati di danza contemporanea, non perderei un solo minuto e raggiungerei in volo Cagliari, dove dal 30 agosto al 2 settembre si tiene la settima sessione della New Italian Dance Platform NID. Occasione unica per capire che cosa succede nell’attuale giovane coreografia italiana e per scoprirne, in anticipo, i nuovi talenti.

Nid Platform 2023

Tra i festival con una lunga e nobile storia c’è Fabbrica Europa. Dall’8 settembre e per tutto il mese, in diversi spazi a Firenze, ma non più nella iconica Stazione Leopolda, un calendario assai fitto distende un sacco di eventi. Si parte con Domani, i profetici venti minuti di Romeo Castellucci di cui vi ho già parlato

Storia nobile e avventurosa è anche quella di Oriente Occidente ,43 edizioni e tante trasformazioni per il festival che negli anni ’90, aveva portato in Trentino, a Rovereto, i nomi più in vista della coreografia internazionale. “Le emergenze sociali e climatiche saranno al centro del programma 2023” anticipa quest’anno il direttore artistico Lanfranco Cis, che lo ha collocato tra il 2 e il 10 ottobre. Marcus Morau e La Veronal lo inaugurano.

È invece solo alla seconda edizione, ma esibisce già numeri di forte richiamo Hystrio Festival (dal 13 al 18 settembre). Milano e le sale del Teatro dell’Elfo, sono la cassa di risonanza migliore per una manifestazione che mette al centro il teatro italiano under 35, e lo sostiene anche attraverso audizioni, mise en lecture, selezione di testi, premiazioni.

Hystrio Festival

Migranti e accoglienza sono un tema ineludibile, sensibile, sempre più discusso. Se ne occupa appunto il Festival delle Migrazioni, che a Torino, tra il 20 e il 24 settembre, prova quest’anno a far riflettere su stereotipi e paure.

Da Nord a Sud

Dal Piemonte alla Puglia non c’è che un salto, si fa per dire. E in Salento di occasioni insolite ne trovate tante.

Una che attirato la mia attenzione è Klohi Fest, sottotitolo L’arte dell’ascolto, ambientata nel Parco archeologico e naturale di Santa Maria di Agnano, nei pressi di Ostuni. Tre serate, dal 31 agosto al 1 settembre, in cui poeti e musicisti si alterneranno in spettacoli di poesia performativa, spoken music e chissà che altro. Oltre ai famosi poetry slam, la cosa che mi intriga è che ci si può sistemare in tenda, perché il Klohi Camp è li a pochi passi, tra il mare e i pini d’Aleppo.

Ancora più a Sud, per chi non li avesse mai visitati, i Cantieri della Zisa, sono una delle cose da vedere a Palermo. Da oramai cinque anni, i Cantieri sono lo spazio dove trova posto Mercurio Festival. Il programma non è stato ancora ufficializzato, ma se andate sul sito, un’idea sugli artisti che saranno presenti quest’anno già ve la fate. Si parte il 20 settembre.

Mercurio Festival 2023

E se davvero Palermo è una vostra destinazione, non trascurerei La macchina dei sogni che tra il 21 al 24 settembre, sotto lo sguardo severo di Mimmo Cuticchio, fa sfilare i cuntisti della narrazione orale, il teatro dei pupi, il teatro da strada e anche il teatro senza distinzioni di genere. Sono già quaranta edizioni, un record, e per giunta quest’anno il suo Teatrino di via Bara all’Olivella compie 50 anni di attività. Davvero volete non vederlo?

Non immaginavo di mettere insieme un atlante. In fondo, questo che avete letto è solo un elenco di suggerimenti. Dieci freccette sulla mappa, dieci soffiate, direi.

Ma con il caldo che mi assale anche stasera, mentre finisco di scrivere questo pezzo, una soffiata, dieci soffiate, sono assai meglio di una bibita con ghiaccio. Sarete d’accordo.

Seguite le bussole. Buone pratiche a NID 2019, un expo per ripensare la danza

(RE)Think Dance. Ripensare la danza. Lo raccomanda il titolo scelto per la quinta edizione di NID – New Italian Dance Platform, che si è tenuta appunto a RE, Reggio Emilia, nello scorso fine settimana.

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Harleking (ph. Andrea_Macchia)

È un invito ottimistico, certo. Ripensare la danza. Fosse per me, sarei anche più autoritario. Ripensate sì la danza. Quella contemporanea. Ma fate presto. Prima che la visibilità che si è conquistata in questi venti o trent’anni nel panorama italiano di spettacolo dal vivo non si riduca di nuovo. Per ripetitività, per egocentrismo, per noia, per quel danzare attorno a proprio l’ombelico, che è tipico di chi abita le nicchie.

E non raccontiamoci storie: la danza contemporanea italiana è nicchia.

Una crescita di rispetto

Rispetto a questa affermazione, NID – New Italian Dance Platform 2019 è un’iniziativa che procede in senso inverso. Nata nel 2012, sostenuta dal MinisteroBACT, affidata ai principali enti che si occupano della programmazione di settore e scandita da appuntamenti ogni due anni, NID è cresciuta un sacco negli scorsi bienni. Prima la Puglia, poi Pisa, Brescia, Gorizia (ne ho scritto su questo blog nel 2017), e adesso, tra i 10 e il 13 ottobre, Reggio Emilia, hanno trasformato un’idea in uno snodo indispensabile.Se dico hub va bene? Perché a Reggio Emilia, c’erano tutti. La Fondazione I Teatri, il circuito Ater, Aterballetto, insieme alla Regione Emilia Romagna, hanno fatto del loro meglio per dare loro accoglienza, assieme a rilievo e visibilità per questa quinta edizione.

Certo, diverso da un festival, NID 2019 è un expo. Dove gli artisti e le compagnie italiane, selezionate da una commissione, espongono le loro opere più o meno recenti. Così che tutti, i colleghi artisti, i programmatori, gli operatori, i direttori di festival o di circuiti, i giornalisti, e anche un po’ (un po’) di pubblico, possano vederli, giudicarli, se è il caso (molte volte lo è) criticarli. In definitiva, l’hub dove tutti – dicevo sopra – possano ripensarsi.

Non sono un critico di danza. Penso che di critica, in generale, ce ne sia anche troppa. E che sul contemporaneo ci vorrebbe un occhio diverso da quello che da più di un secolo ha definito le regole di questa professione. Se professione è rimasta.

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Masako Matsushita Dress/Undress (ph. Kylestevenson.com)

Territori nuovi. Dove avventurarsi

Ma a un appuntamento come NID ci vado volentieri. Perché rappresenta un termometro del presente. La bussola per avventurarsi in territori nuovi, che si stanno aprendo. Trasformarsi è nella natura delle cose.

Inoltre, se lo sguardo è lucido e – aggiungo – curioso e attento, un expo come NID aiuta a mettere da parte punti di vista preconfezionati, antiche convinzioni, spesso pregiudizi, che inevitabilmente ci si porta dentro.

Non mi stancherò ripetere che Chiara Bersani (a NID 2019 con Seeking Unicorns), Silvia Gribaudi (con Graces), Daniele Nianarello (con Pastorale), Alessandro Sciarroni e Francesca Pennini (che a Reggio Emilia però non c’erano), assieme ai più maturi Virgilio Sieni (Metamorphosis) e Bertoni/Abbondanza (La morte e la fanciulla) sono coloro che in questo decennio ci hanno fatto intravedere quei nuovi territori. Ma il bello, almeno per me, sta soprattutto negli altri. Quelli che conosco di meno, o proprio non conosco. Anche se di spettacoli abbastanza rodati si tratta.

E sui quali, solo con il mettermi dalla parte del pubblico, quel pubblico che dovrebbe crescere e non diminuire, provo a fare qualche osservazione. Che si può prendere come un invito a ripensamenti. Anche senza stare a citare maestri tipo Bausch, tipo Forsythe che, quelli sì, la danza l’hanno ripensata.

Allora, per non deludere il pubblico. Lavorate sui formati. Costruite drammaturgie. Provate un po’ a sorprenderci. Ma non siate provocatori a tutti i costi.
Faccio minuscoli esempi.

Lavorate sui formati

Si muovono molto bene Ginevra Panzetti e Enrico Ticconi. Se con movenze gattesche e demoniache la loro pantomima (Harleking) richiama la Commedia dell’arte, ci si legge entro anche l’attuale dinamica del potere e degli sgambetti politici. E funziona, tra raffinate citazioni dei Balli di Sfessania disegnati nel 1600 da Jacques Callot. Ma funziona sulla lunghezza dei 20-25 minuti. Se diventano il doppio, e qui succede, risultano stiracchiati e stufano.

Costruite drammaturgie

Parlano tanto Marco d’Agostin e Teresa Silva in Avalanche. Parlano cinque lingue, parlano a valanga appunto. E pur ammettendo che il linguaggio verbale sia quello più adatto a interpretare il mondo, alla fine dei loro 55 minuti, si resta indecisi su cosa portarsi a casa di questa performance, su cosa dire a chi vorrebbe che gliela raccontassimo.

Nella danza, la drammaturgia (il lavoro di senso delle azioni, potrebbe essere una veloce definizione) non è un’opzione e serve al pubblico per capire qual è il misterioso bisogno espressivo dell’artista. Così, nonostante abbia alle spalle un eccellente drammaturgo come il poeta latino Lucrezio, il De Rerum Natura del giovane e stimato Nicola Galli si avvantaggerebbe se qualcuno piegasse un po’ il suo bell’intuito coreografico a un più preciso orizzonte di senso.

Provate un po’ a sorprenderci

In Dress/Undress (vèstiti e spògliati) l’italo-giapponese Masako Matsushita, prodotta da Nanou, dispone a terra, in fila, quattordici reggiseni. Li indosserà uno a uno, in una maniera tutta sua, sempre la stessa, muovendosi a ginocchioni, lentamente. Così che già al terzo indumento sappiamo di dover arrivare, senza alcun terremoto emotivo, fino al 14esimo. Lo stesso succederà nel girone di ritorno, quando per togliersi le ventidue mutandine che indossa, la bella Masako ci farà pazientemente aspettare che si sfili anche l’ultima. Sorprese nessuna. Nostra pazienza tanta. Inoltre, 20 anni fa Jerôme Bell, che faceva indossare una sopra l’altra decine di t-shirt nella sua Shirtology, ci aveva già consegnato la ricetta.

NID 2019 Masako Matsushita Dress/Undress (ph. Kylestevenson.com)
Masako Matsushita Dress/Undress (ph. Kylestevenson.com)

Però non siate provocatori a tutti costi

Un filmetto porno, come quello proposto da Salvo Lombardo in Opacity #5, sta bene nella privacy del vostro computer. Ma se lo proiettate in pubblico e lo presentate come “critica all’emanazione di un sapere dominante e etnocentrico che identifica l’Occidente come unica fonte di narrazione e come origine nella produzione di significato” (trascrivo le note d’autore), sappiate che nessuno capirà che cosa abbia che fare quel coito esplicito con la critica del post-colonialismo.

E molte signore, del pubblico e della critica, si adombreranno.