La lunga ondata calda si va piano piano esaurendo e lo spettacolo dal vivo torna a respirare. Finalmente. Ma le differenze ci sono. Eccome.
In qualche località resistono ancora i palcoscenici all’aperto, pochi, però sotto le stelle: per il concerto, per la chiacchiera di una qualsiasi star della tv o del giornalismo, per la commedia balneare. Una boccata d’aria dopo il sudore della giornata.
In altri luoghi, trovano invece posto gli spettacoli di rilievo che, essendo appunto di rilevo, hanno bisogno di spazi e di un’attrezzatura tecnica quale soltanto un teatro può offrire. Nessuna stella, quindi, ma poltrone comode e aria condizionata, quella almeno sì, ci vuole.

Settembre annuncia dunque una nuova ondata. Non di calore – si spera – ma di festival. Da martedì 8, prenderà il via, a Roma, la lunga agenda di Romaeuropa Festival, che per titoli e artisti, qualità e quantità, internazionalità, è oramai la manifestazione post-estiva di maggior respiro in Italia. Clicca qui per il programma completo.

Anticipando quella data di apertura – da osservatore trottatore quale io sono – voglio però segnalare altre due manifestazioni che, collocate rispettivamente a Nordest e Nordovest, rappresentano tappe imprescindibili – ai miei occhi almeno – per tastare il polso allo spettacolo contemporaneo del nostro Paese. Personalmente, ho già le valigie pronte e sto per partire.
A Bassano: BMotion
La prima delle due manifestazioni si è oramai avviata: proprio ieri sera. Si tratta della tornata finale di OperaEstate Festival, che nella sezione BMotion guarda elettivamente al contemporaneo, di cui mette assieme teatro, musica, danza.

Basta un altro clic per sfogliare il programma, congegnato da Michele Mele e Rosa Scapin, dentro al quale, per gusto personale, evidenzierei già la giornata di domani, domenica 22. Quando Sara Sguotti, danzatrice, coreografa, e da poco anche mamma, debutta con un nuovo lavoro Rossocrepa, tematizzato proprio su questa sua esperienza.
Tra le molte cose che mi riprometto di vedere o rivedere ci sono anche il ritorno di Federica Rosellini (Ivan e i cani) e Hamlet di Pasquale Stanziale reinventato da Leda Kreider. Più un’agguerrita compagine di drammaturghi e performer recenti: Jacopo Giacomoni, Caterina Carpio, Domenico Ingenito, Matthieu Pastore.

Mi incuriosisce alquanto il fuori formato del belga Eric Arnal-Burtschy, che ha creato una coreografia di luce, senza performer (Deep are the Woods). Ma anche la bachiana Fuga BWV 565 del duo Michele Petrosino/ Gaetano Palermo, costruita sul gesto liberante della fuga. Però correndo.
Ma che ve lo sto a dire, guardate voi stessi il programma, che si inoltra fino a domenica 30.

A Torino: NID
Sull’altro versante italiano, quello occidentale, spiccano a partire già da martedi 1 settembre le cinque giornate di NID 2026: nuova piattaforma della danza italiana che, prima ogni due anni, e da tre edizioni annualmente, fa il punto su ciò che muove i corpi attuali: coreografi e performer, pratiche e idee. Anche in questo caso, un clic vi porta al programma 2026.

Come si può notare, è un atlante ampio della coreografia italiana. Diciotto titoli tra creazioni già viste altrove e qui chiamate a raccolta. Ma anche alcune sorprese al debutto, e soprattutto i 4 lavori “in sviluppo” della sezione Open Studios, che da sempre costituisce un’offerta privilegiata a NID.

La cosa che soprattutto mi acchiappa è quella che concluderà questa decima edizione, e sarà allestita outdoor nello spazio emblematico della Reggia di Venaria. Il lentissimo attraversamento spaziale di un’astronauta camminatrice in slow motion, che “si prende il tempo di far virare un’azione altrove”. Così la anticipano la coreografa Elisabetta Consonni e la camminatrice Sara Catellani: che l’hanno ideata già dieci anni fa: “la presa di coscienza che anche un movimento lentissimo può portare ad un traguardo”.
Il che giustifica il titolo: Il secondo paradosso di Zenone: proprio quello di Achille pie’ veloce che insegue la tartaruga senza acchiapparla mai. Un manifesto per la decelerazione, insomma.

Nel tempo dei festival
Di festival, e non solo di festival, ma anche di condizioni di lavoro, di retribuzioni, di fragilità e di dignità delle professioni dello spettacolo, ha parlato ieri Alessandro Toppi, in un post suo Facebook. Che nel giro di poche ore ha raccolto decine e decine di adesioni e commenti.
Fossi in voi, me lo andrei a leggere, anche perché proietta una luce diversa e problematica, sul tempo solo apparentemente festivo che è il tempo dei festival. Purtroppo, non solo dei festival.








































