Biennale dal vivo. Tre mesi, tre festival, seicento leoni

Si distenderà comodamente sopra i tre mesi dell’estate, l’edizione 2022 della Biennale delle Arti dal vivo. Nei suoi luoghi di spettacolo, Venezia alternerà dal 24 giugno al 25 settembre il Festival Internazionale di Teatro (giugno), quello di Danza (luglio) e quello di Musica (settembre).

Il programma delle tre manifestazioni è stato presentato oggi, dal presidente Roberto Cicutto e dai direttori delle sezioni: ricci/forte, Wayne McGregor, Lucia Ronchetti.

Katharina Fritsch,  Rattenkönig (59a Biennale Arte, 23 aprile > 27 novembre 2022)
Katharina Fritsch, Rattenkönig (59a Biennale Arte, 23 aprile > 27 novembre 2022)

Figlio più giovane della storica Esposizione Internazionale d’Arte (che tradizionalmente occupa l’Arsenale e i padiglioni dei Giardini) e della Mostra internazionale d’Arte Cinematografica (con le sue sale al Lido), il settore Arti dal Vivo della Biennale si riprende i propri spazi, i propri tempi, la propria programmazione. Dopo due anni di incertezze e restrizioni pandemiche. 

Già lo scorso gennaio erano stati comunicati i nomi degli artisti a cui, nel corso delle tre manifestazioni, verranno assegnati i Leoni alla carriera. Leoni d’oro e Leoni d’argento.

Oggi, dalla location istituzionale di Palazzo Giustinian in streaming, e questa volta anche in presenza, presidente e direttori hanno scandagliato e presentato gli oltre 170 appuntamenti del programma 2002. A tanto ammontano gli spettacoli che – volendo restare sui numeri – vedranno ospiti a Venezia 600 artisti provenienti da tutte le parti del mondo.

In questo video, la presentazione ufficiale dalla Sala delle Colonne a Ca’ Giustinian:

Il Teatro 

Dopo il blu dello scorso anno è rosso, anzi il tedesco Rot, il titolo scelto ora per la sezione teatro.

Rot ha un suono duro, è un graffio, una lacerazione che racconta uno sforzo, è il rumore dei denti nello sforzo. E’ il rosso che acceca, la metamorfosi della passione, furia che avvampa, iconoclastia; è il sangue che irradia i nostri cuori o il marchio della violenza dei crimini perpetrati… ma è anche il linguaggio del perdono e delle emozioni; è il colore ancestrale dell’Eros“. Lo hanno spiegato, con metaforica volatilità, i direttori Stefano Ricci e Gianni Forte, al secondo anno del loro mandato.

Triptych - Peeping Tom (ph Virginia Rota)- Biennale dal vivo 2022
Triptych – Peeping Tom (ph Virginia Rota)

Il programma (dal 24 giugno al 3 luglio)

Ricci/forte hanno annunciato che saranno in scena: Christiane Jatahy (premiata anche con il Leone d’oro 2022) con l’odissea dei migranti di The Lingering Now; Samira Elagoz (Leone d’argento) e il suo personale migrare del corpo in Seek BromanceBig Art Group di Caden Manson e Jemma Nelson che in Broke House incrociano Cechov con l’Occupy Movement; Yana Ross e la mascolinità tossica di Brevi interviste con uomini schifosi di D. F. Wallace; il duo Natacha Belova e Tita Icobelli e la loro specialissima arte dei burattini che in Loco fa interagire corpo artificiale e corpo organico; Milo Rau, a Venezia con uno spettacolo – La reprise, che scardina la nostra percezione sul mondo della violenza – e un ciclo di film (The New Gospel, The Congo Tribunal, Orestes in Mosul: the Making of, Familie).

Ma ci saranno pure il mondo onirico di Peeping Tom con Triptychla coppia Daria Deflorian e Antonio Tagliarini con Sovrimpressioni che tocca tangenzialmente il film di Fellini Ginger e FredOlmo Missaglia, vincitore del bando Biennale College Registi, che in Una foresta metaforica e reale inscrive le vite di tre millennial; Antoine Neufmars Aine E. Nakamura, vincitori del bando performance site specific, in scena rispettivamente con Odorama e Under an Unnamed Flower; inoltre, la mise en lecture di En Abyme di Tolja Djokovic e Veronica di Giacomo Garaffoni, testi vincitori del bando per autori di Biennale College”.

La Danza

I lavori e gli artisti di questo secondo anno non sono catalogabili – ha detto il direttore di sezione, Wayne McGregorsfuggono alla singola definizione, in quanto trascendono il genere e il mezzo espressivo con cui lavorano. Il loro essere senza confini apre nuove strade al fare arte e offre al pubblico sfide inedite in materia di percezione e interpretazione”. Per questo il titolo scelto quest’anno è Boundary-Less.

Rocío Molina (ph Simone Fratini) - Biennale del vivo 2022
Rocío Molina (ph Simone Fratini)

Il programma (dal 22 al 31 luglio)

Concorrono a infatti a formare “ecosistemi artistici” le diverse discipline di cui si avvale Saburo Teshigawara (Leone d’oro) re-immaginando un’opera seminale come Petrouchka. Mentre la mercuriale danzatrice di flamenco contemporaneo Rocío Molina (Leone d’argento) mette in scena una battaglia fra il suo corpo vulcanico e cinque musicisti dal vivo. A guidare invece in un viaggio attraverso il corpo, a partire dalla gola, è Diego Tortelli (vincitore del bando per una nuova coreografia italiana) con il suo Fo:NO, un esperimento sonoro e viscerale che vede in scena un beatboxer e tre danzatori.

Riunisce sullo stesso palco sette coreografi di prima grandezza, sette diversi mondi artistici per i sette peccati capitali laGauthier Dance Company di Eric Gauthier – con Aszure Barton, Sidi Larbi Cherkaoui, Sharon Eyal, Marco Goecke, Marcos Morau, Hofesh Shechter e Sasha Waltz

Sono confini e barriere reali quelle infrante da Marrugeku, compagnia interculturale di artisti indigeni e non, unica nel suo genere in Australia, sotto la guida della coreografa Dalisa Pigram e la regista Rachel SwainStraight Talk è un grido di libertà per l’abolizione di tutte le forme di violenza, oppressione, confinamento. 

Con potere sciamanico Rudi Cole Júlia Robert di Humanhood fondono nel linguaggio del corpo fisica moderna e misticismo orientale offrendo in Infinite uno spettacolo che è anche meditazione. A.I.M di Kyle Abraham, voce potente di una visione politica della danza che programmaticamente si impegna a nutrire della storia e della cultura Black, sarà a Venezia con Requiem: Fire in the Air of the Earth; mentre la danza espansa di Trajal Harrell, che metabolizza Vogue dance, postmodern, butoh, ricerca e cultura pop, arriva alla Biennale con Maggie the Cat, dal testo di Tennessee Williams, per interrogarsi su potere, gender, intolleranza, inclusione. 

Si spingono infine oltre i limiti dello spazio reale rendendo visibile l’invisibile Tobias Gremmler con l’installazione scenica digitale di Collisions e Blanca Li con la danza in V/R di Le bal de Paris, dove reale e virtuale si confondono.

La Musica

Tutti artisti invitati per il Festival di Musica – sono parole di Lucia Ronchetti, direttrice di sezione – ci restituiscono in forme mutuate dalla creazione musicale pop e dalla ricerca compositiva non-accademica, la denuncia di spoliazioni, di soprusi, di negazione dei diritti, di mancato riconoscimento e rispetto dell’identità sessuale, che sono tuttora sotto i nostri occhi. Il festival di settembre tratteggia una larga prospettiva del teatro musicale contemporaneo e del ruolo delle nuove tecnologie, della multimedialità, con programmazione di realtà virtuale e realtà aumentata applicata al suono, secondo forme e generi nuovi, codificati dai compositori coinvolti nel festival”.

Ars Ludi (ph Leonardo Puccini) Biennale dal vivo 2022
Ars Ludi (ph Leonardo Puccini)

Il programma (dal 14 al 25 settembre)

Intitolata Out of Stage, la Biennale Musica 2022 presenterà nuovi lavori di teatro musicale sperimentale commissionati a Simon Steen-AndersenHelena TulveMichel van der AaPaolo Buonvino e Annelies Van Parys, oltre a prime italiane di nuovi progetti di Alexander SchubertRino Murakami e Ondřej Adámek co-prodotti con altre istituzioni europee. Di Giorgio Battistelli, Leone d’oro alla carriera del 2022, sarà realizzata una nuova produzione di Jules Verne eseguita dai performer di Ars Ludi, Leone d’argento 2022, nella serata inaugurale del festival al Teatro la Fenice. Battistelli, autore di questa fantasia da camera in forma di spettacolo sarà impegnato anche nella inedita veste di regista.

Il programma del festival prevede inoltre alcuni classici del “teatro strumentale” di Mauricio Kagel, Georges Aperghis e lavori di compositori riconosciuti in questo ambito come Carola Bauckholt e François Sarhan.

Ci saranno le voci del compositore curdo-iraniano Mehdi Jalali, della statunitense di origine africana Yvette Janine Jackson, di Klein, performer nigeriana attiva a Londra, del compositore e producer americano di origini taiwanesi X. Lee, del compositore di musica elettronica fiorentino Daniele Carcassi e del gruppo di compositori nativi americani messo in luce dal progetto collettivo dello Shenandoah Conservatory.

Biennale College

Il programma di Biennale College – progetto della Biennale di Venezia dedicato alla formazione dei giovani – si interseca ai tre festival con un ciclo di masterclass destinato ad attori, performer, danzatori, drammaturghi, cantanti, video artisti, registi, giornalisti, scrittori, studiosi. 

Big Art Group - Broke House (ph Ves Pitts) - Biennale dal vivo 2022
Big Art Group – Broke House (ph Ves Pitts)

Per informazioni sui programmi e sulle candidature di Biennale College, si può aprire la pagina relativa a formazione artistica e stage.

Tutti i programmi

È invece la pagina ufficiale della Biennale di Venezia, quella da raggiungere per avere il quadro completo della programmazione dei tre festival, oltre che delle altre sezioni.

Non più triste Venezia. La Biennale dal vivo 2021 è fatta di corpi, che tornano in presenza

Annunciati questa mattina in una stream-conferenza stampa da palazzo Giustinian i programmi dei tre festival della Biennale di Venezia (Teatro, Danza, Musica). Prenderanno il via il 2 luglio, quando i teatri potranno accogliere il loro interlocutore principe: il pubblico. 

Viene in mente Charles Aznavour. Viene in mente una vecchia canzone. Tutti però vogliamo credere che non sarà triste Venezia la prossima estate, quando una nuova edizione della Biennale da vivo – Teatro, Danza, Musica – tornerà a fare da punto di attrazione. Soprattutto per chi del digitale non ne può proprio più. E alle zoomate, alle call, agli stream, vorrebbe sostituire da subito il tattile.

Wyjezdzamy, regia di Krzysztof Warlikowski (ph. Magda Hueckel), uno degli spettacoli della Biennale Teatro 2021

Il primo senso

Che cosa c’è di più tattile del corpo? Il tatto è First sense, il primo senso, proprio come Wayne McGregor, coreografo britannico, direttore della sezione Danza, ha deciso di intitolare il suo programma 2021.

Mentre intitolavano Blue il loro, Stefano Ricci e Gianni Forte, direttori per il Teatro, hanno pensato che di quel colore è il pigmento della speranza.

E Lucia Ronchetti, alla guida della Musica, ha capito subito che una processione – Moving still processional crossings – poteva essere l’idea più adatta per dare forma corale all’aspettativa di tutti.

Così ha previsto un muoversi assieme di tante persone, un corteo, perché un corteo è insieme rito religioso, gesto di protesta, fenomeno migratorio, e lo farà sfilare in tutta la città, a settembre, riportando l’attenzione“sul dovere e sul potere di andare altrove”.

Infatti: avanti e altrove dobbiamo andare. Consapevoli che questo anno e mezzo di transizione epidemica, è stato anche un salto di specie performativa. Un lungo evento, che dopo aver devastato il settore dello spettacolo, sta contribuendo anche alla sua evoluzione. Ci stiamo trasformando, perché così vanno le cose del mondo. Con buona pace dei nostalgici.

il set della conferenza stampa di presentazione della Biennale 2021 dal vivo
il set della conferenza stampa di presentazione della Biennale 2021 dal vivo

Le pepite della Biennale

Quelli appena illustrati sono solo segnali, ben più solidi sono i programmi che i quattro direttori hanno congegnato, e com’è nella mission della Biennale, mettono in primo piano l’innovazione, rapportandola a ciò che in anni recenti si è consolidato.

Così, nel cartellone di Teatro, che prenderà avvio il 2 luglio, un ampio sguardo internazionale metterà in sintonia i nomi importanti della regia contemporanea. Dal polacco Krzysztof Warlikowski, Leone d’oro 2021, all’ungherese Kornél Mundruczó, a altre presenze costanti delle passate Biennali: il tedesco Thomas Ostermeier e i catalani dell’Agrupación Señor Serrano.

Biennale 2021 - Agrupación Señor Serrano The Mountain / ©Jordi Soler
Agrupación Señor Serrano ( ©Jordi Soler)

Mettendo però loro accanto certe “pepite” (copyright Gianni Forte) che i due direttori sono riusciti a setacciare con l’accuratezza di uno sguardo che punta una generazione che negli anni scorsi si è allenata proprio nei College della Biennale.

Paolo Costantini, regista 25enne, è una delle figure da seguire con attenzione, e Filippo Andreatta, architetto convertito al teatro, è davvero uno che c’ha una marcia in più. Se, senza pudore alcuno, non si fa problemi a intitolare il suo futuro debutto in Biennale Un teatro è un teatro è un teatro è un teatro.

Non mancano alcuni ritorni italiani (Roberto Latini, Danio Manfredini, Lenz Rifrazioni) con spettacoli che l’epidemia avrebbe destinato all’estinzione, ma che ritrovano visibilità su un palcoscenico d’onore, come quello veneziano.

Filippo Andreatta - OHT
Filippo Andreatta – OHT

Rime taglienti e ibridazioni hip hop

L’attesa maggiore – o almeno la mia attesa maggiore – è però per Kae Tempest cui gli stessi ricci/forte hanno voluto attribuire il Leone d’argento 2021. Lo hanno fatto “per l’audacia luminosa nel posizionare deflagranti inneschi riflessivi – si legge nella motivazione del premio – e per voler ancora sperimentare in un genere definito di nicchia, come la poesia, mescolando l’aulico con il basso, la rabbia con la dolcezza degli affetti, tra versi e rime taglienti di shakespeariana memoria e dal forte contenuto sociale, miti classici e ibridazioni hip hop”.

Biennale 2021 - Kae Tempest
Kae Tempest

Insomma da questo/a perfomer e dal suo/a reading poetico e musicale The Book of Traps & Lessons, mi aspetto una grande esperienza.

In proposito leggi un mio precedente post dedicato ai Leoni d’oro e d’argento di questa Biennale 2021.

Danza e Musica per Biennale 2021

Concepito in senso radicalmente fisico è il cartellone di Danza (a partire dal 23 luglio) presentato dal coreografo Wayne McGregor.

ritratto di Mikhail Baryshnikov e Jan Fabre ©Phil Griffin
Mikhail Baryshnikov e Jan Fabre (©Phil Griffin)

First touch – dicevamo – è il titolo che a star di forte impatto mediatico (Michail Baryshnikov danzerà su una partitura verbale congegnata da Jan Fabre) interseca sguardi aperti verso l’odierna danza africana (Germaine Acogny è famosa per la sua Scuola di sabbia, in Senegal), verso la Cina (Xie Xin e Yin Fang) e naturalmente l’Italia (Marco D’Agostin ha dedicato Best Regards, allo scomparso Nigel Charnock, dei DV8 Physical Theatre)

Best Regards, la coreografia di Marco D'Agostin (ph.© Roberta Segata)
Best Regards, la coreografia di Marco D’Agostin (ph.© Roberta Segata)

Molto focalizzato sarà invece il programma della sezione Musica (che parte il 17 settembre). La compositrice Lucia Ronchetti lo ha intitolato Choruses, drammaturgie vocali e costruito come un “pellegrinaggio dell’ascoltatore”, in una selezione della scrittura corale a cappella nei suoi sviluppi di questi ultimi 20 anni, che tuttavia non esclude le live-electronics. Per esempio nelle proposte di Christina Kubitsch per la Cappella Marciana della Basilica di S. Marco.

Informazioni più approfondite si possono ricavare dai tre calendari ospitati sul sito ufficiale della Biennale, ma un viaggio a Venezia – e io ve lo raccomando – andrebbe comunque messo in programma.

Perché la presenza – come tutte le cose – si apprezza solo dopo che è venuta a mancare. 

Lo sapeva anche Charles Aznavour, del resto.

Annunciati a Venezia i Leoni 2021 della Biennale Teatro. Scopriamoli assieme

La notizia è di pochi minuti fa e ve la giro subito. Viene da Venezia, da Palazzo Giustinian, dai saloni in cui si progetta il presente e anche il futuro della Biennale.

Krzysztof Warlikowski nel film a lui dedicato: Nowy Sen, New Dream

Accogliendo la proposta di Stefano Ricci e Gianni Forte (ricci/forte), direttori del settore Teatro, il Consiglio di Amministrazione dell’Ente ha individuato gli artisti cui assegnare, nel prossimo mese di luglio, il Leone d’oro e il Leone d’argento per il Teatro della Biennale di Venezia.

Riprendo pari pari il comunicato ufficiale.

È il regista polacco Krzysztof Warlikowski, figura emblematica del teatro post-comunista che ha marcato la scena internazionale creando visioni memorabili, il Leone d’oro alla carriera per il Teatro 2021. 

Il Leone d’argento viene tributato all’inglese Kae Tempest, insieme poeta, autore per il teatro e di testi narrativi, rapper e performer di travolgenti e affollatissimi reading”.

La premiazione avrà luogo nel corso del 49. Festival Internazionale del Teatro, prevista dal 2 al 11 luglio 2021. Queste le motivazioni:

Krzysztof Warlikowski 

Da più di vent’anni Krzysztof Warlikowski così la motivazione – è fautore di un profondo rinnovamento del linguaggio teatrale europeo.

Utilizzando anche riferimenti cinematografici, un uso originale del video e inventando nuove forme di spettacolo atte a ristabilire il legame tra l’opera teatrale e il pubblico, Warlikowski sprona quest’ultimo a strappare il fondale di carta della propria vita e scoprire cosa nasconde realmente

Presente con le sue regie teatrali nei maggiori festival di tutto il mondo – dall’Europa alle Americhe – e con i suoi allestimenti lirici nei più importanti teatri d’opera – da Parigi a Londra e Salisburgo – Krzysztof Warlikowski è “un artista libero – scrivono ricci/forte – che apre brecce poetiche illuminando con un fascio di luce cruda il rovescio della medaglia; che rompe la crosta delle cose toccando le coscienze; che scende nelle viscere del dolore e mette in discussione con ironia le ambiguità sia della Storia con la “s” maiuscola sia quelle della nostra esistenza individuale, offrendoci la visione di una società minacciata da cambiamenti radicali e sempre più assediata da una tentacolare classe dirigente di predatori famelici, evidenziando la violenza nei rapporti sociali e familiari e il bisogno urgente che l’emozione di un puro e semplice desiderio d’amore ci può donare“.

Krzysztof Warlikowski
Warlikowski in una foto Maurycy Stankiewicz

Kae Tempest

Kae Tempest è “la voce poetica più potente e innovativa emersa nella Spoken Word Poetry degli ultimi anni – recita la motivazione – capace di scalare le classifiche editoriali inglesi e raccogliere consensi al di fuori dei confini nazionali per il coraggio ardimentoso nel dissezionare e raccontare con sguardo lucido angosce, solitudine, paure e precarietà di vivere, i più invisibili eppure concreti compagni di vita della nostra epoca – tra identità, ipocrisie e marginalità vissute anche sulla sua pelle – scaraventandosi contro l’odierna morale imperante e opprimente”.

A Kae Tempest, con una candidatura ai Brit Awards 2018 e riconoscimenti intitolati a Ted Hughes e T. S. Eliot, è ora attribuito il Leone d’argento per il Teatro 2021 – scrivono ricci/forte – “per l’audacia luminosa nel posizionare deflagranti inneschi riflessivi e per voler ancora sperimentare in un genere definito di nicchia, come la poesia, mescolando l’aulico con il basso, la rabbia con la dolcezza degli affetti – tra versi e rime taglienti di shakespeariana memoria e dal forte contenuto sociale, miti classici e ibridazioni hip hop – arrivando a parlare col cuore a un pubblico sempre più vasto, entrandoti fin dentro le ossa, costringendoti a specchiarti nella tua dolorosa intimità”.

The Book of Traps & Lessons è il più recente dei reading di Kae Tempest e verrà presentato in prima esecuzione per l’Italia al 49. Festival Internazionale del Teatro.

Kae Tempest
Tempest in una foto di Julian Broad

I Leoni del passato

Varrà la pena, inoltre, ricordare che in passato il Leone d’oro alla carriera per il Teatro è andato a Ferruccio Soleri (2006), Ariane Mnouschkine (2007), Roger Assaf (2008), Irene Papas (2009), Thomas Ostermeier (2011), Luca Ronconi (2012), Romeo Castellucci (2013), Jan Lauwers (2014), Christoph Marthaler (2015), Declan Donnellan (2016), Katrin Brack (2017), Antonio Rezza e Flavia Mastrella (2018), Jens Hillje (2019), Franco Visioli (2020).

Il Leone d’argento, riservato al teatro del futuro o a quelle istituzioni che si sono distinte nel dare spazio a nuovi talenti, è stato attribuito a Rimini Protokoll (2011), Angélica Liddell (2013), Fabrice Murgia (2014), Agrupación Señor Serrano (2015), Babilonia Teatri (2016), Maja Kleczewska (2017), Anagoor (2018), Jetse Batelaan (2019), Alessio Maria Romano (2020).

Dei festival della Biennale Teatro, fino allo scorso anno guidata da Antonio Latella, QuanteScene! si è occupata in parecchie occasioni.

E non solo del teatro. In questo post di qualche mese fa, per esempio parlo del libro Le muse inquiete. La Biennale di Venezia di fronte alla storia: l’incessante rapporto di stimolo e reazione tra La Biennale Arte e la Storia, quella con la esse maiuscola.

Le muse inquiete