Rimini Protokoll, in cuffia a Mittelfest. Appuntamento al cimitero

C’è tempo fino a domenica 5 settembre per partecipare a Remote Cividale del Friuli: un format che il gruppo teatrale tedesco Rimini Protokoll (uno dei suoi fondatori, in particolare, Stefan Kaegi) ha realizzato in molte città del mondo, e proposto adesso anche a Mittelfest, quassù ai confini d’Italia. Ho partecipato. Potreste farlo anche voi. Vi dico perché.

Rimini Protokoll - Remote Cividale del Friuli
Tutte le immagini di questo post sono di Luca A. d’Agostino / Phocus Agency

L’appuntamento è al cimitero, un po’ fuori mano. Hai deciso di partecipare a Remote Cividale del Friuli dei Rimini Protokoll, e qui sei stato convocato, alle 17.30 di un sabato pomeriggio.

Non è per un malinteso senso del macabro che ti hanno convocato proprio qui. Ma perché i cimiteri – che probabilmente frequenti poco – sono i soli luoghi dove si può avviare una riflessione non banale su ciò che separa i vivi (che ti stanno attorno) dai morti (che invece stanno là sepolti dalla terra). E riflessioni così, probabilmente, non ne fai molto spesso. 

Siete già in dieci, convocati qua, e altri via via si aggiungono. All’ora fissata, siete una trentina. Vi hanno dotati di cuffie per l’ascolto individuale e vi stanno dando delle istruzioni. Da remoto. È per questo che Remote Cividale del Friuli si chiama così.

“Lei è in attesa di Remote Cividale del Friuli. Si metta comodo. Può sedersi sui gradini, o sul marciapiede, lungo la ringhiera. Cerchi un posto all’ombra. Ma non vada lontano. Se il volume è troppo alto o troppo basso, lo sistemi nel suo ricevitore. E per cortesia, indossi la mascherina non appena si avvicina agli altri. Remote Cividale del Friuli inizierà tra pochi minuti. Riceverà un segnale. Si prenda il suo tempo. Si rilassi”. 

Rimini Protokoll - Remote Cividale del Friuli

Possiamo cominciare 

Scarpe comode, ti avevano detto, e così hai fatto. Una bottiglietta d’acqua. E un abbigliamento leggero. Attento che potrebbe piovere. Bene, sei a posto. Una volta pronto , in cuffia, sentirai una voce femminile che si presenta.

“Il mio nome è Fabiana. È un piacere conoscerLa. Posso darle del tu?
Immagini un viso mentre mi ascolti? Come sono i miei occhi? Come sono le mie labbra? La mia voce ti sembra strana? Suona un po’ artificiale, vero? Le mie parole sono composte da sillabe. E queste sillabe creano la mia identità. Ecco perché a volte suono strana. Credi che io abbia una strana identità? In futuro sarà sempre più difficile distinguere tra umani e umanoidi. Distinguere tra ciò che è ancora vivo e ciò che è già morto. Ma questa distinzione sarà ancora necessaria in futuro? Proverò ad aiutarti a trascendere queste distinzioni. Ti fiderai di me?”.

Seguendo le indicazioni di Fabiana, ti muoverai dentro al cimitero, sosterai davanti alle tombe, percorrerai i viali. Fabiana ti inviterà a camminare, a stare fermo, a guardare, a pensare. Ai vivi e ai morti. Questo, il navigatore che hai in macchina non lo sa fare. Eppure, proprio come lui, Fabiana non ha un corpo. Ha solo la voce. Perciò entrambi amano molto lavorare con gli umani.

Sarà un piccolo rito, questo che fate al cimitero. Potrai riflettere sul tuo corpo, che un giorno sarà qui, sotto la terra, o in qualche altro posto simile. Potrai pensare alla sua decomposizione. Non solo della carne, ma anche del ricordo che gli altri avranno di te. Perché anche i ricordi si decompongono. Proprio come i corpi.

Rimini Protokoll - Remote Cividale del Friuli

A questo punto Fabiana ti inviterà a uscire dal cimitero, a prendere la via della città. Ma non quella abituale. Non sempre la via più corta è la migliore. A volte ti avvicini di più all’obiettivo se prendi una deviazione. Così comincerai a camminare insieme agli altri. Trenta camminatori. Un gruppo. Una comunità. Un’orda, secondo il lessico di Fabiana.

A dire il vero, in mezzo a quella piccola società, sarai solo. Solo con quella voce, che ti si infila nelle cuffie. Fabiana vi guiderà per strade a te sconosciute, per viottoli al margine della città, tra filari di viti, campi di ulivi, terreni falciati. E vi farà riflettere per esempio sul fatto che ciò che ti sembra natura, è invece paesaggio agricolo, artificialmente modellato. Che ogni frutto di quegli alberi diventerà oggetto di consumo. Prodotto per un mercato. Natura uguale denaro. Sempre più spesso.

Rimini Protokoll - Remote Cividale del Friuli

Non ha esperienza del mondo, ma lo comprende grazie a te

Mentre cammini, oppure mentre sei fermo al passaggio a livello, la voce ti svelerà la propria natura. Digitale, sintetica, un algoritmo che non ha esperienza del mondo, ma lo comprende grazie alle tue azioni. E alle tue reazioni. È un umanoide. Fabiana fa parte di quelle cose che tu chiami intelligenza artificiale.

A volte ti sembrerà ironica, spiritosa. A volte ti infastidiranno i suoi comandi. Svolta a destra. Segui il marciapiede. Adesso a sinistra. Attraversa la strada. Attento alle macchine. Cammina un po’ più veloce. 

“In che modo gli altri influenzano la tua velocità? e in che modo tu influisci sulla velocità degli altri? Puoi farli andare più veloci? Prova a sorpassare la persona che hai davanti. Dai, prova! Quelli in cima al gruppo rimarranno sempre lì? Chi sta rimanendo indietro di proposito? Proverò ad essere un buon pastore. Ma alcuni saranno sempre troppo pigri per me. Cerca almeno di non restare troppo indietro”. 

Rimini Protokoll - Remote Cividale del Friuli

Fabiana, quando fai così, mi stai proprio antipatica. Eppure la seguirai, la asseconderai. Proprio come faranno i tuoi compagni di avventura, i trenta camminatori. Fabiana vi guiderà verso non-luoghi, i templi della periferia. Poi vi avvicinerete al centro, e anche là, altri luoghi, altre strade, altri edifici: un paesaggio urbano da esplorare assieme, da conoscere, da mettere in cima alle tue riflessioni. Per un momento. Per poi concentrarsi sulla prossima tappa.

Rimini Protokoll - Remote Cividale del Friuli

Da remoto

Non voglio svelarti altro. Come la maggior parte delle creazioni di Rimini Protokoll (vedi qui il loro sito), Remote Cividale del Friuli non è uno spettacolo. È un’esperienza 

Come 100% City, come in Home visit Europe, anche le diverse declinazioni geografiche di Remote si collocano in un filone di creazioni teatrali, che conta sempre più esempi nel mondo. Un teatro che prescinde da personaggi, interpreti, vicende. E forse anche dagli spettatori. Perché in Remote tu sei un camminatore. Come in Home Visit Europe sei un giocatore. Come in 100% City, un soggetto percentuale in un giocoso esperimento di statistica. 

Remote è un esercizio sull’esperienza sul camminare, sul quotidiano urbano, sul vivere la città, che osservata in questo modo, assume significati diversi. O addirittura li assume per la prima volta. Perché camminiamo in un certo modo? Perché scegliamo sempre certi percorsi? Ci avevi mai pensato? Hai avuto bisogno di qualcuno che ti ci faccia pensare da remoto.

Rimini Protokoll - Remote Cividale del Friuli

“Per andare avanti devi costantemente lasciare delle cose indietro. Per andare avanti, devi dimenticare, e dimenticare, e dimenticare…. Io non dimentico mai. Fermati un attimo e goditi il silenzio. Adesso girati e cammina. Guarda come camminano. In modo strano vero? Come se qualcuno li stesse controllando da remoto. Non ne hanno idea. Ti senti preso in giro essendo controllato da remoto da una strana voce? O invece ti piace, se qualcuno ti dice cosa fare, e non devi prendere decisioni?”. 

Alla fine, dopo 100 minuti di Remote Cividale del Friuli scoprirai di essere un po’ cambiato – come sono cambiato io – almeno nel modo di vedere certe cose, magari piccole, ma è il modo di pensarle che conta. E questo, per il teatro, benché da remoto, è un bel traguardo.

Rimini Protokoll - Remote Cividale del Friuli

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Per approfondire un po’, vedi qui sotto l’intervista a Stefan Kaegi realizzata da Renzo Francabandera per Remote Milano.

Oppure vedi qui, attraverso gli occhi di questo blog, un altro spettacolo di Rimini Protokoll.

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REMOTE CIVIDALE DEL FRIULI
di Rimini Protokoll (Stefan Kaegi / Jörg Karrenbauer)
Idea, testo e regia Stefan Kaegi
Ricerca, testo e regia di Cividale del Friuli Jörg Karrenbauer
Sound design Nikolas Neecke
Sound design di Cividale del Friuli Peter Breitenbach, Karolin Killig
Drammaturgia Aljoscha Begrich
Direzione di produzione Monica Ferrari

“Remote X” è una produzione di Rimini Apparat
In coproduzione con HAU Hebbel am Ufer Berlin, Maria Matos Teatro Municipal e Goethe-Institute Portugal, Festival Theaterformen Hannover/Braunschweig, Festival d’Avignon, Zürcher Theater Spektakel, Kaserne Basel
Con il sostegno di Capital Cultural Fund Berlin, Swiss Arts Council Pro Helvetia e Fachausschuss Tanz und Theater Kanton Basel-Stadt.
Una coproduzione Rimini Protokoll / House on Fire con il sostegno del Programma Culturale dell’Unione Europea

Tutte le foto © Luca A. d’Agostino / Phocus Agency

Quattro nonni, quattro nipoti. Così Rimini Protokoll racconta sogni, speranze, illusioni a Cuba

Granma. Metales de Cuba. Per due serate in scena a Bologna, la più recente creazione del gruppo tedesco Rimini Protokoll, coproduzione di nove istituzioni internazionali, tra cui Emilia Romagna Teatro Fondazione.

Trombones en La Habana (ph. Mikko Gaestel Expander)

Mi è piaciuto subito, il titolo. Ma solo alla fine ho capito perché. Perché in tre parole riassume ed esaurisce uno spettacolo e un progetto, i più recenti tra quelli di Rimini Protokoll. Granma. Metales de Cuba è la creazione che nel corso di tre anni ha portato Stefan Kaegi e il suo gruppo di lavoro a Cuba.

Granma è il nome del piroscafo con il quale, nel 1956, partiti dal Messico, Fidel Castro e un’ottantina di esuli cubani raggiunsero una spiaggia dell’isola. E da là diedero il via a una tra le più longeve rivoluzioni del secolo passato.

Lo sbarco dei rivoluzionari cubani sulla spiaggia di Las Coloradas, 2 dicembre 1956

Ma Granma, in quell’inglese che anche a Cuba si mastica volentieri, vuol anche dire grandmother, nonna. E di nonne e nonni cubani parla lo spettacolo che nel titolo contiene ancora un’altra cosa: los metales, cioè gli ottoni: quattro sontuosi tromboni.

Nonni e nipoti

Milagro, Daniel, Christian e Diana sono quattro giovani cubani, tra i 24 e i 34 anni. Ciascuno di loro ha avuto un nonno o una nonna che ha dato il proprio sostegno alla rivoluzione castrista. Chi nei modi più semplici e quotidiani, cucendo vestiti, o suonando in un’orchestra. Chi investito di un ruolo politico e ufficiale. Quattro nipoti, perciò, raccontano quattro nonni. Ne ripercorrono la storia e gli ideali. Li confrontano con la propria storia e i propri ideali. Sempre che esistano ancora, gli ideali.

Granma (ph. Dorotea Tuch)

Sulla sinistra, in palcoscenico, un podio. Come quello dei discorsi ufficiali, pronunciati al microfono davanti a migliaia di persone. Ce ne sono infinti, trascritti negli annali della storia di Cuba. A destra, una macchina da cucire, di quelle di un tempo, a pedale. A turno i quattro nipoti si danno da fare e cuciono il lungo nastro di stoffa che dal 1956, l’anno che diede il via alla Rivoluzione, si estende fino al nostro decennio, nel quale, la rivoluzione a Cuba, è sopratutto quella turistica.

Su tre schermi, si srotolano intanto fotografie e filmati, grazie ai quali conoscere i quattro vecchi e al tempo stesso la storia e la rivoluzione di Cuba viste con gli occhi di chi le ha fatte, credendoci fino in fondo. Quello sguardo che Carlo Ginzburg e gli storici francesi ci hanno insegnato a definire microstoria, piena di indizi oltre che di documenti ufficiali.

Granma (ph. Ute Langkafel)

Le microbigradas

Grazie a Diana, che aveva il nonno musicista, i quattro hanno formato una microbrigada, formula che per cinque decenni è stata il modello di lavoro cooperativo a Cuba. Sotto la guida di un professionista, chi non è affatto esperto comincia, esegue e porta a termine un lavoro. Grazie alle microbrigadas, a L’Avana si sono costruite case, palazzi, strade. Si sono portate quasi ovunque acqua ed elettricità. Si sono avviate aziende e ospedali. Loro, i quattro nipoti, una microbrigada, hanno imparato a suonare uno strumento: il trombone.

E della musica di questi ottoni, los metales, e di canzoni, si riempie via via lo spettacolo. Oltre che di frequenti lanci di baseball, il più diffuso sport cubano. In cui si impegnano però gli spettatori, che tirano in palcoscenico palle fatte di stracci, come quelle con cui si sono divertite generazioni di ragazzini sull’isola. E la mazza è una bottiglia di plastica.

Granma (ph. Dorotea Tuch)

Gli esperti del quotidiano

Con Granma, Kaegi e il suo team tornano a quel prototipo di lavoro teatrale che ha fatto conoscere Rimini Protokoll, e li ha fatti diventare campioni di un teatro post-drammatico. Il portare in scena non interpreti, ma Experten des Alltags, esperti del quotidiano. Persone che possano restituire al pubblico la propria esperienza in un particolare campo, settore, nicchia del mondo, nella quale è stato pensato il progetto.

Meno clamoroso di Shooting Boubaki (2002, cinque tredicenni con la pistola in mano), meno estremo di Nachlass (2016, dove lo spettatore si confrontava direttamente con l’avvicinarsi della morte), Grandma mette però in primo piano e delicatamente ritraccia il solco che c’è tra l’utopia e la vita. Tra l’ideale e la pratica, tra la speranza e la sua realizzazione: l’immaginario ideale democratico che l’Europa progressista riconobbe nella rivoluzione cubana: una delle più iconiche del ‘900, con i suoi eroi mediatici (Fidel e “Che” Guevara), ma soprattutto con i suoi working class heroes.

Cioè sarte, suonatori di trombone, donne e uomini che presero in mano le armi, tagliarono la canna da zucchero, soffrirono, si sacrificarono. Motivati e fiduciosi. Sognatori. Forse non con lo stesso sogno che porta oggi, sul bellissimo lungomare di L’Avana – il Malecón, spazzato dalle onde – le orde del turismo globale. Meglio o peggio di ieri, chissà, sembra sottolineare lo struggimento dell’ultimo filmato di Granma.

Il filmato di una storia scritta nei libri, tanti, ma riscritta da questi nipoti. Perché le leggi dell’ereditarietà insegnano che è tra la loro generazione e quella dei nonni – non quella dei genitori – che si stabiliscono le affinità più forti.

Se vuoi vedere com’è stato costruito Granma, metales de Cuba, vai qui.

Granma Rimini Protokoll 2.jpg
Granma (ph. Dorotea Tuch)

Granma. Metales de Cuba
un progetto di Rimini Protokoll, concept e regia Stefan Kaegi, drammaturgia Yohayna Hernández e Ricardo Sarmiento
con Milagro Álvarez Leliebre, Daniel Cruces-Pérez, Christian Paneque Moreda, Diana Sainz Mena
ricerca a Cuba Residencia Documenta Sur, coordinata da Laboratorio Escénico de Experimentación
produzione Rimini Apparat e Maxim Gorki Theater Berlin, in coproduzione con Emilia Romagna Teatro Fondazione, Festival d’Avignon, Festival TransAmériques, Kaserne Basel, Onassis Cultural Centre-Athens, Théatre Vidy-Lausanne, LuganoInscena-Lac, Zürcher Theaterspektakel, con il contributo di German Federal Cultural Foundation, Swiss Arts Council Pro Helvetia e Senate Department for Culture and Europe in collaborazione con Goethe Institut Havanna.

Spettacolo in lingua spagnola sopratitolato in italiano (135 minuti)