Pesci a teatro. Sardine protagoniste anche in “Rumori fuori scena”

Sono ormai parecchi giorni che le sardine crescono e passano di bocca in bocca. Sardine a Modena. Sardine in Puglia e in Sicilia. Ma chi conserva un po’ di memoria storica, sa che le sardine sono tra noi già da parecchio tempo. Almeno dal 1983, quando anche in Italia andò in scena Rumori fuori scena, irrefrenabile testo teatrale dell’inglese Michael Fryan. Nel quale le sardine sono protagoniste. O quasi.

Entrano ed escono dalla cucina, si spalmano sui divani, sguazzano sul pavimento. “Sardine di qua, sardine di là. Sardine, sardine!” sbotta la signora Clackett, governante della casa di campagna in cui è ambientato Rumori fuori scena.

Nei formidabili anni Ottanta, quando per la prima volta i socialisti (per meglio dire, Craxi) arrivò al governo, in Italia le sardine fecero esplodere di risate le platee dei teatri. Le aveva portate in scena la compagnia Attori&Tecnici. Da allora, ininterrottamente, tutti i pubblici se lo sono godute ridendo. E se le sono fatte amiche. Trentasei anni di repliche, buona parte dei quali al Teatro Vittoria, a Roma. La sala più amata del rione Testaccio, quello cantato da Pasolini.

“Sardine, sardine!”. Viviana Toniolo, capitana di Attori&Tecnici, e ancora inossidabile con la vestaglia e il turbante colorato della signora Clakett, continua a portare avanti e indietro i suoi piatti di pesce e attende che il televisore trasmetta in diretta la corsa dei cavalli a Ascot con la Royal Family. Anche se non c’è più con loro Attilio Corsini, che di quello spettacolo era il regista.

Viviana Toniolo
Viviana Toniolo è la signora Clackett in “Rumori fuori scena” di Attori&Tecnici, regia Attilio Corsini

Nel tempo in cui le sardine crescono e passano di bocca in bocca, nuove sardine entusiasmano gli spettatori. Stavolta a metterle in piatto è Milvia Marigliano, sempre con l’abituccio della signora Clackett, in un’altra, nuova produzione di Rumori fuori scena.

È quella del Teatro Stabile di Torino, che ha per regista stavolta, Valerio Binasco, anche lui in scena, com’è giusto, nella parte che il copione assegna al regista.

Milvia Marigliano è la signora Clackett in Rumori fuori scena, nuova versione, regia di Valerio Binasco

Si ride anche qui di gusto, perché l’allestimento è ben fatto e gli attori sono bravi e puntuali (è proprio il caso di dirlo, visto il meccanismo). Cioè sanno far andare avanti la commedia con il ritmo giusto.

Se a 36 anni dal debutto, qualcuno non avesse ancora visto Rumori fuori scena, deve farlo subito. Se invece ci siete già stati, vi farà bene rivederlo. Le sardine tornano, sono sempre saporite, mettono allegria e speranza.

Rumori fuori scena, produzione 2019 del Teatro Stabile di Torino

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RUMORI FUORI SCENA
di Michael Frayn
traduzione Filippo Ottoni
regia Valerio Binasco
con (in ordine alfabetico):
Francesca Agostini, Valerio Binasco, Fabrizio Contri, Andrea Di Casa, Giordana
Faggiano, Elena Gigliotti, Milvia Marigliano, Nicola Pannelli, Ivan Zerbinati
scene Margherita Palli
costumi Sandra Cardini
luci Pasquale Mari
Produzione Teatro Stabile Torino – Teatro Nazionale


Questa sera ci vediamo al bar. Offre Harold Pinter

Non mi era mai capitata un’edizione così. Un’edizione così alcolica, così sbandata, di Notte, gioiello in miniatura fra la cinquantina di testi che Harold Pinter ha scritto per il teatro. Assieme a Il calapranzi e a altri piccoli episodi di scrittura, Notte fa parte di una breve playlist firmata Pinter che Valerio Binasco ha allestito per il Teatro Metastasio di Prato e lo Stabile di Genova. Titolo complessivo Night Bar. Un’intuizione personale e originale, che ha spinto il regista a raccogliere sotto le insegne di un locale aperto fino a tardi alcuni temi ricorrenti dell’autore inglese scomparso dieci anni fa.

Di Harold Pinter credo di conoscere tutti i testi, i collegamenti più intimi tra i diversi lavori, persino quel nucleo aurorale da cui ciascuno dei suoi titoli è nato. Nei tanti incontri e nelle tante interviste con lui – raccolte in quasi quindici anni e nel libro che lo racconta  – era ogni volta possibile strappargli un dettaglio, un’immagine, forse un segreto, che illumina meglio la sua elusiva drammaturgia.

RobertoCanziani, Gianfraco Capitta, Harold Pinter. Scena e potere, Garzanti 2005

Elusiva solo in apparenza. E per niente enigmatica, come vuole l’opinione comune e la storia del teatro. In realtà, il rapporto tra Pinter e le sue storie e i suoi personaggi assomiglia molto al rapporto che intratteniamo con la realtà. Che non conosciamo mai completamente. Che non possiamo ricondurre sempre a una logica. Che ci sorprende con svolte inaspettate e gioca con la nostra memoria, approssimativa, labile. “Io ricordo cose che possono non essere mai accadute ma, poiché le ricordo, sono accadute” dice uno dei personaggi di Vecchi tempi. Credo che sia una buona chiave per fare chiarezza sull’apparente mistero dei suoi lavori.

La memoria ubriaca

Notte, scritto nel 1969, racchiude in poche pagine questo tema. E’ così limpido e così compatto che tornerei a vederlo sempre. Per questo sono andato al Metastasio di Prato. Perché Notte concludeva con una nota superalcolica, la selezione dei quattro testi scelti da Binasco. E a questa nota ubriaca, che nella vicenda rende protagonisti anche il gin e la vodka, non avevo mai pensato. Cioè che Notte, non sia solo dimostrazione della volatilità della memoria, ma abbia anche a che fare con quel filone di bottiglie e bicchieri che sono una costante della drammaturgia anglosassone. Poi si sa: il vino bianco, secco, ghiacciato, Pinter lo apprezzava sempre.

In Notte, che dura meno di dieci minuti, ho trovato perfetti Arianna Scommegna e Nicola Pannelli. Interpretano due coniugi quarantenni, intenti a rievocare il loro primo incontro, decenni prima. Era successo sul ponte. No, sulla cancellata. Eravamo a un festa. Non ricordo bene. Faceva freddo. Sì, ti avevo messo le mani sotto il maglione. Davvero? Le mie mani sul tuo seno. Forse non ero io, era un’altra. Insomma non se lo ricordano proprio l’incipit della loro storia, brilli come sono, ma molto convincenti. E tutto quell’alcool li aiuta a confondere meglio le cose, che sembrano dissolversi in una nebbia lattiginosa. La stessa che mi accoglieva a Prato quella sera, infatti.

Interpretare Pinter

Di Arianna Scommegna (alle prese con Pinter anche in Il ritorno a casa di qualche anno fa, regia di Peter Stein) potevo già anticipare la bravura. Nicola Pannelli, per me, è ogni volta una rivelazione. Provate a guardarlo nella foto qui sopra (credo Binasco avesse in mente Marlon Brando e quel suo Ultimo tango). Non capisco perché il suo stesso teatro, lo Stabile di Genova che se li tiene sempre stretti i propri attori, non valorizzi di più Pannelli. O perché lui stesso, liberandosi, non provi a bucare la rete che lo tiene legato a personaggi di spalla.

Con Sergio Romano, che è il terzo interprete di Night Bar, aveva provato a farlo nella messa in scena di un testo di Agota Kristof (un’altra regia di Binasco, ne ho scritto qui). Ora, in questo spettacolo pinteriano, anche Romano ha i suoi spazi, ma nella riuscita della serata, nelle figure che tratteggia, a volte al limite del caricaturale, a me è sembrato meno interessante.

Anche perché il Calapranzi, in cui Romano interpreta un killer un po’ sopra le righe, non si inquadra perfettamente nel mondo di quel bar notturno. Mentre lo fanno bene Tess, monologo disinvolto e un po’ puttanesco di Scommegna, e L’ultimo ad andarsene, con quei due tipi che discorrono di giornali e buttano giù il bicchiere della staffa. Ma è un episodio minore della drammaturgia pinteriana. Che la colonna sonora disco anni ’70 però rafforza. Voulez-vous, un rendez-vous? Tomorrow…

 

Night Bar, con Nicola Pannelli, Sergio  Romano, Arianna Scommegna e la regia di Valerio Binasco, è in scena fino al 4 marzo al Teatro Duse di Genova. Versione italiana di Alessandra Serra. Scene Lorenzo Banci, musiche Arturo Annecchino, costumi Sandra Cardini, luci Roberto Innocenti.

Le fotografie sono di Duccio Burberi.