STORIE – 1987. Wim Vandekeybus e il decennio d’oro. Formidabili quegli anni

Per Romaeuropa Festival, al Teatro di Roma, la ripresa di un titolo che mi esplose addosso nel 1987: What the body does not remember, di Wim Vandekeybus.

Wim Vandekeybus - What the body do not remermber - ph Danny Willems
What the body do not remermber – ph Danny Willems

Che anno, quell’anno. Per molte buone ragioni, a me resta impresso nella memoria. Non so a voi, che magari siete nati dopo. Ma a ricordarmi il 1987 c’era, qualche sera fa, al Teatro Argentina a Roma, uno spettacolo che da allora vive, o sopravvive, ancora.

Nel 1987 Wim Vandekeybus, 24 anni, belga, fondava Ultima Vez, compagnia di danza contemporanea. E si faceva conoscere con il suo primo titolo, What the body does not remember.

Che si affermò, allora, come un manifesto: non ciò che il corpo ricorda – perché anche il corpo studia a memoria, anche il corpo apprende – ma ciò che corpi senza memoria possono manifestare una volta sliti sul palco. Là dove si incontrano, si intercettano, si scontrano, si perquisiscono. Energia che esplode.

Volevo emozioni crude

“All’epoca ero davvero stufo di tutte quelle cose legate all’estetica, tutto quel fingere” dice Vandekeybus ora. “Volevo emozioni crude, potenza fisica, soprattutto istinto”.

Wim Vandekeybus - What the body do not remermber - ph Danny Willems
ph Danny Willems

È ancora quella l’impressione che il titolo produce adesso, in una ripresa che Romaeuropa Festival e Teatro di Roma, assieme a Ultima Vez hanno deciso di ripresentare a quarant’anni di distanza. Per il pubblico di un’altra generazione. Ma anche per chi ha qualche anno di più di allora. Quaranta.

A me, What the body does not remember aveva fatto un’impressione forte, in quegli anni Ottanta gloriosi, quando una libertà di viaggio e di pensiero, preparata e attesa, mi faceva girare su e giù per l’Italia, al volante di una Fiat Ritmo piuttosto precaria.

Quando la stagione dei festival diffusi era ancora all’inizio. Quando Polverigi, piccolissimo borgo nell’entroterra delle Marche, diventava punto di riferimento, assieme a Santarcangelo, per teatro e danza contemporanei.

Vandekeybus a Polverigi


Infatti, a un mese esatto dal debutto al Toneelschuur di Harlem (PaesiBassi), What the body does not remember arrivò là, negli spazi di Polverigi, attorno a Villa Nappi. Grazie a Velia Papa e Roberto Cimetta che quel festival, Inteatro, avevano inventato e fatto crescere. Cimetta ci avrebbe purtroppo lasciati l’anno dopo, consegnando in eredità quell’iniziativa. Ma anche un’intuizione curiosa, che allora furono I Gemelli Ruggeri e la spavalda banda di Gran Pavese Varietà, quella di Patrizio Roversi, Syusy Bladi, Vito.

Che impressione infatti – tornando alla compagnia Ultima vez sul palco di Polverigi – tutto quel correre, saltare, scatenarsi, giocare a rischio, quell’azzardo che attraverso i corpi prorompeva in palcoscenico. Lanciarsi pesanti mattoni, acchiapparli al volo e su quei mattoni mettersi in equilibrio, su una gamba sola, abbracciarsi e respingersi violentemente, zomparsi addosso. Stimolo vs risposta. Rischio vs pericolo. Caduta vs urto.

Brussel Wim Vandekeybus - What the body do not remermber - ph Danny Willems
ph Danny Willems

Ora che gli anni, i decenni anzi, sono passati What the body does not remember, è rimasto esattamente lo stesso. Ma di strada, danza e coreografia ne hanno fatta parecchia. E anche se oggi viene venduto come un classico contemporaneo, più che apprezzarne la classicità – che è un concetto complicato e discutibile – o la contemporaneità – che si è estinta – il segno che quel titolo lascia è una malinconia per ciò che lo spettacolo dal vivo allora era. Ribaltamento del canone, scoperta che entusiasmava, libertà. The way we were.

17 minuti nuovi

Oggi, non aiutano certo i 17 nuovi minuti finali, aggiunti chissà perché al classico, forse per renderlo contemporaneo. Però ripetitivi e stancanti. Una suite che annacqua una storia.

La ragione profonda mi pare comunque essere un’altra. Il fatto che Vandekeybus (e le sue coreografie successive) non abbiano lasciato il segno preciso e inconfondibile che, in quegli anni, altri artisti hanno saputo marcare.

Brussel 2026 - What the body do not remermber - ph Danny Willems
La replica di Brussel 2026 – ph Danny Willems

Dal magistero di Pina Bausch che proprio nel 1980 (era una creazione titolo, ed era l’anno del debutto) apriva un grande decennio (Nelken, Viktor, Palermo Palermo…) alla fortuna duratura di Maguy Marin (il sempiterno Maybe è del 1981) Da William Forsythe (che allora assumeva la direzione del Ballett di Francoforte) alle provocazioni ardite di Jan Fabre (nella cui compagnia Vandekeybus era cresciuto). Fino al diffondersi, nel nostro Paese, di fenomeni singolari e di spicco quali sono stati la nouvelle dance francese, il butho giapponese, i canadesi. In questo caso il merito va soprattutto a Lanfranco Cis e Paolo Manfrini, che furono le anime di Oriente e Occidente a Rovereto.

Brussel 2026 - What the body do not remermber - ph Danny Willems
La replica di Brussel 2026 – ph Danny Willems

Anni d’oro

Vabbè, perdonerete questo tono malinconico. Ma se una cosa ti ripiomba addosso quarant’anni dopo quel decennio dorato, un po’ di malinconia ci sta. Meno clamorosa, magari, di quegli applausi sbracciati che all’Argentina, l’altro ieri, hanno concluso What the body does not remember.

Ma in quell’anno, il pubblico d’oggi di Romaeuropa non era ancora nato. O se lo era, era distratto da altro. Nel 1987 c’erano Handke e Wenders con Il cielo sopra Berlino, c’erano Dirty Dancing e Bad di Michael Jackson. E Morandi, Tozzi, Ruggeri vincevano Sanremo. Insomma, anni d’oro. 🙂

– – – – – –
WHAT THE BODY DOES NOT REMEMBER (revival 2026)
direzione e coreografia Wim Vandekeybus
interpreti: Cola Ho Lok Yee, Paola Taddeo, Adrian Thömmes, Hakim Abdou Mlanao, Lotta Sandborgh, Alessia Lanotte, Cory Hugo Milan, Faustino Blanchut, Koen Kaya Eye, Nikoletta Polyzoi
musiche originali Thierry De Mey e Peter Vermeersch
concept e realizzazione musiche Tablemusic (BIS) Thierry De Mey
costumi Isabelle Lhoa
produzione UltimaVez
con il sostegno di Dance Reflections by Van Cleef & Arpels
Teatro di Roma – Teatro Nazionale in corealizzazione con Romaeuropa Festival 2026

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.