Vlora, la famosa invasione degli albanesi in Puglia

Massimiliano Di Corato, attore barese, racconta l’approdo, nel porto della sua città, della nave Vlora con il suo carico: ventimila giovani albanesi. È il 1991. Lo sbarco dal Vlora su quella banchina inaugura, in Italia, il capitolo immigrazione. 

Il Vlora nel porto di Bari
Lo sbarco dell’8 agosto 1991

… e d’improvviso, come un’apparizione, la nave si presentò di fronte al porto di Brindisi, tutta storta da un lato. Poi, con il suo carico sognante, fece rotta per Bari. Da quel giorno l’Italia, paese d’emigrazione, cominciò a essere terra per immigrati.

Giovane attore pugliese, Massimiliano Di Corato sa che per raccontare i fatti, devi averli vissuti, o almeno stretto con loro un rapporto forte, fortissimo.

Lui, nel 1991, non era ancora nato. Ma quello sbarco inaspettato dettò le prime righe di un tema che è sempre più vivo e muove il dibattito politico e la sensibilità degli italiani, anche se sono cambiati personaggi, provenienze, reazioni. Quel tema Di Corato lo sente suo, perché lui barese, lo percepisce nella sua città, lo tocca ancora con mano.

Massimiliano Di Corato in La dolce nave
La nave dolce – Massimiliano Di Corato (ph. Maurizio Anderlini)

E lo fa toccare allo spettatore. Prendi un taxi oggi a Bari, e il taxista potrebbe essere uno di quelli scaricati trent’anni fa dal Vlora. Anzi, è proprio uno di loro. ‘Barese‘ oramai integrato, naturalizzato.

La nave dolce, da Belluno a Bari

Cambiamo per un momento panorama. Belluno è il luogo di nascita di Dino Buzzati, l’autore di La famosa invasione degli orsi in Sicilia. A Belluno, nel Teatro Comunale, opera il Tib, compagnia al cui timone c’è la regista Daniela Nicosia. È lei che ha pensato di dare a Di Corato la possibilità di rievocare, nei modi del teatro di narrazione, la vicenda del Vlora.

Disperso tra tanti che caratterizzarono l’Italia dei primi anni ’90, quell’episodio ha tuttavia la forza di un emblema, il peso di un incipit storico. Basta avere la voglia di riprenderlo dalla superficie delle cronache e raccontare, a Belluno, e tra qualche giorno anche a Bari, al Teatro Piccinni, la famosa invasione degli albanesi in Puglia.

Il Vlora era un nave mercantile, adibita al trasporto di canna da zucchero da Cuba verso l’Albania. Il 7 agosto 1991, la nave è attraccata nel porto di Durazzo. Quel giorno la storia fa uno dei suoi salti. Il molo e il cargo vengono presi d’assalto da una giovane folla che vede in quello scafo, in quella rotta che taglia l’Adriatico, l’alternativa al proprio destino. Quella nave dolce è una promessa di libertà (il regime del partito comunista albanese era agli sgoccioli). È una speranza di benessere (le trasmissioni televisive avevano alimentato l’italian dream di una intera generazione). È la possibilità di realizzare il sogno.

Alle 4 del mattino dell’8 agosto la nave si materializza davanti al porto di Brindisi. Stracarica (20.000 sono una città italiana di media grandezza), tutta piegata da un lato (perché i ventimila si sporgono verso la terraferma) . La capitaneria intuisce che le strutture portuali non sarebbero in grado di arginare quella folla e dirotta la nave verso Bari. Dopo sette ore il Vlora forza l’ingresso nel porto barese. Momenti che rivivremo anche noi, quando la Sea Watch di Carola Rackete attraccherà, 28 anni più tardi, nel 2019, a Lampedusa. Molti si tuffano e raggiungono a nuoto la banchina. In ventimila si riversano sul molo.

Il Vlora nel porto di Bari

Ci sono diversi modi per raccontare quei momenti. Uno è sentirli attraverso la viva voce di Di Corato, che nella semplicità di un impianto scenografico segnato solo da qualche gomena, si slancia in una triangolazione narrativa. Nelle sue tre voci, che sono altrettanti punti di vista (quello di chi sta sulla nave, quello dei cittadini baresi, quello di un ragazzino testimone oculare dell’evento), il famoso sbarco degli albanesi in Puglia acquista la drammaticità di episodio della Bibbia (l’intervista a Halim Milaqi, il comandante del Vlora).

Volendo essere precisi, La nave dolce è anche il titolo del film documentario che Daniele Vicari (regista pure di Diaz, resoconto del massacro del 2001 nella caserma genovese) ha realizzato su quello sbarco e sul suo esito. Di quelle interviste e in quel titolo, oltre che in un lavoro accurato di documentazione, Daniela Nicosia e Massimiliano Di Corato hanno fermato cronaca e immagini, trasformate poi nel loro racconto.

Guarda il trailer di La nave dolce (2012) di Daniele Vicari.

Lo stadio lager e le focacce

Scortati dalle camionette della polizia, i ventimila vengono istradati verso lo stadio della Vittoria. Sono 12 chilometri di strada. Gli stadi lager sono posti ben noti nella storia delle immigrazioni e delle lotte civili. Chissà se per prevenire un contagio (etnico, allora come oggi) lo stadio viene blindato e viveri elementari vengono poi paracadutati da elicotteri, tra le inevitabili risse per la sopravvivenza. Ai pochi che sono riusciti a dileguarsi, o a rifugiarsi, decine e decine di cittadini baresi offrono però ospitalità e focacce.

La tensione cresce. La situazione sfugge al controllo. Tutti sembrano perdere la testa, governo italiano compreso. L’unico a fare bella figura è il sindaco di Bari, Enrico Dalfino, oltre la cui immagine si intravede oggi uno come Mimmo Lucano.

Andò subito al porto, prima ancora che il Vlora sbarcasse. A Bari non c’era nessuno del mondo istituzionale, erano tutti in vacanza, il prefetto, il comandante della polizia municipale, persino il vescovo era fuori. Quando uscì di casa però non immaginava quello a cui stava andando incontro. Dopo qualche ora mi telefonò dicendomi che c’era una marea di disperati, assetati, disidratati, e aveva una voce così commossa che non riusciva a terminare le frasi. Non dimenticherò mai l’espressione che aveva quando tornò a casa, alle 3 del mattino dopo. ‘Sono persone – ripeteva – persone disperate. Non possono essere rispedite indietro, noi siamo la loro ultima speranza’”. Così racconta la moglie di Dalfino.

Francesco Cossiga, allora presidente della Repubblica, disse pubblicamente che quel sindaco era “un cretino“.

Massimiliano Di Corato in La dolce nave

Non si può raccontare un racconto, bisogna sentirlo. Bisogna sentire il bravo Di Corato mentre alterna le lingue, i dialetti, i registri. Bisogna vederli i piccoli paracadute che dall’alto del teatro spiaggiano sul palco centinaia di bottigliette d’acqua, mentre le italianissime canzoni di Toto Cotugno (e anche di De Gregori) diventano il controcanto di quella prima invasione.

Un’espressione che, come tante volte succede, la Storia ha ridimensionato, confutando l’informazione gridata esasperata. L’informazione che pesca e alimenta paure. L’informazione di oggi, che è il lato peggiore della Cronaca.

Sabato 15 febbraio, La dolce nave debutta al Teatro Piccinni di Bari.

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LA NAVE DOLCE
drammaturgia e regia Daniela Nicosia
con Massimiliano Di Corato
scene Bruno Soriato
luci e suono Paolo Pellicciari
aiuto regia Vassilij Gianmaria Mangheras
produzione Tib Teatro Belluno

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